Blog di Dante Paolo Ferraris

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Un passo indietro

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VolontariatoÈ mattino presto, il giornale-radio narra di eventi calamitosi italiani e all'estero. Partono così le mie riflessioni poco piacevoli e ancor meno condivisibili da chi vive o vorrebbe vivere su un altro pianeta. Terremoti, alluvioni, incendi, insieme a carestie, migrazioni e guerre vi sono sempre state e purtroppo sempre vi saranno. Utopia pensare un mondo senza guerre. Se così fosse vorrebbe dire che dovremmo considerarci tutti uguali, ma uguali non siamo proprio, perché c'è qualcuno che si sente più uguale degli altri. Non dovrebbero esserci i mercanti di morte eppure sono fiorentemente pagati. Non dovrebbero esserci fame, carestie e povertà ma ci permettiamo le multinazionali del benessere e del lusso per una élite. Dopo e talvolta durante questi eventi calamitosi, annunciati dal giornale-radio, si mette in moto la macchina di soccorsi per dare aiuto e conforto alla popolazione. Al fianco dei tecnici e ai professionisti s'affiancano i volontari organizzati in associazioni, formate ed addestrate. Ma chi fa la differenza sono i volontari che intervengono spontaneamente. Essi sono il vero volto umano che con donazioni ma anche attivandosi, senza curarsi del tempo, della burocrazia si portano nelle zone di operazioni, a spese proprie, per offrire solidarietà. Armati di badili e di sorrisi, spesso con stivali troppo grandi per i loro piedi. Molti di loro sono studenti ma ci sono persone di tutte le età: giovani e meno giovani. Spesso si accontentano di un bicchiere d'acqua e un panino per lavorare tutto il giorno. La loro paga sarà un grazie, una lacrima di commozione che accolgono come se fosse un grande tesoro. Abbracciano, sostengono, comprendono, accompagnano il pianto degli anziani e di chi la calamità l'ha subita. Queste lacrime formeranno il loro futuro carattere e favoriranno la crescita della società di domani, facendoli uomini e donne migliori.
Questi volontari occasionali sono stati definiti, dopo l'alluvione di Firenze del 1966, "Angeli del fango". Ascoltare, leggere gli encomi e ringraziamenti verso di loro non è solo gratificante e commovente ma evidenzia anche l'idea dell'immaginario collettivo di un volontariato sincero e disinteressato. Invece sentire e leggere che costoro non dovrebbero esistere perché privi di formazione e di copertura assicurativa, che sono d'impaccio ai soccorritori professionisti e non solo, mi fa male e mi fa solo incazzare.
Invece di comprendere il vero significato di volontariato e spontaneismo, aiutando questi giovani a operare in forma coordinata ed organizzata, preferiscono non vederli. Lasciando la disperazione agli stessi disperati. Preferiscono vedere solo divise e mostrine, gradi che tanto fanno di militare e nulla di spontaneista benché volontari. Con quasi quarant'anni di esperienza, sia da volontario organizzato che spontaneo e da professionista, ho da sempre lottato per far capire cosa voglia dire "sentirsi parte attiva". Che l'emergenza, il disastro si riduce, si mitiga con la prevenzione. Ma che i primi attori della prevenzione sono i cittadini, che solo chi abita, risiede nei luoghi soggetti a frane, alluvioni sono le vere sentinelle del territorio. Questi ultimi, sono stati dal sottoscritto, considerati, come operatori di prevenzione e quindi di Protezione Civile. Ho sempre creduto che fosse necessario costruire una cultura di massa, di condivisione, di educazione al rischio partendo dalle scuole, dalle università dai luoghi di lavoro, utilizzando questo spontaneismo, vera e pura energia giovane e dinamica di chi fa senza chiedere, non avendo bisogno di orpelli alAcuno. La loro educazione e formazione ne avrebbero fatto cultori di un sistema di previsione e prevenzione, ma anche strumento di massa operativa in caso di sventurata emergenza. L'accentramento del sistema italiano di Protezione Civile, lasciato in mano a poche persone, spesso incompetenti e di origine borbonica e napoleonica o a "luminari" che non conoscono i calli del manico del badile, che lacrime e disperazioni non l'hanno mai patita perché dai soffici scranni dei palazzi e dalle cattedre universitari non sono mai usciti, se non scortati come novelli principi e re, mi lasciano l'amaro in bocca. Si lascia la responsabilità agli ultimi, mentre risorse e strumenti operativi in mano di pochi. Abbiamo fatto un grande passo indietro nel nostro sistema italico, che ha tanto bisogno di partecipazione e che fino a pochi anni fa era considerato d'esempio da molte nazioni. Caste e lobby in questo Paese sempre ci saranno, oggi mistificate spesso e volentieri da organigrammi, responsabilità fittizie ma sempre al soldo di qualcuno o in qualche interesse, dove hanno trovato nella gestione delle emergenze e nella ricostruzione di un nuovo business.
Questo non è il mio volontariato. Oggi come ieri ci dedichiamo all'improvvisazione e all'italiana benevolenza e capacità di rigenerarsi e ricostruire. Le lacrime di un cittadino del nord, del sud della nostra penisola, sono amare nello stesso modo e copiosamente cadono come quelle da chi scappa a casa nostra da guerra e fame. Purtroppo la rigidità di un sistema ingessato da antichi privilegi e del mondo economico, mi lasciano dopo quarant'anni ancora sognare e con un pugno di "mosche" in mano. Ma voglio essere e continuare ad essere fiducioso, qualcosa prima o poi cambierà. Forse troppo tardi, ma cambierà!
Ho certamente toccato nell'orgoglio qualcuno, ma sono abituato a guardare la realtà e a raccontarla come la vedo e non come vorrebbero farmela vedere gli altri.