Blog di Dante Paolo Ferraris

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A zonzo con il calessino (XI parte)

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CalessinoEntriamo strombazzando con il clacson in Candelo, un centro agricolo e industriale posto in una vasta area su un terrazzamento pianeggiante che prende il nome di Baraggia o Baraggione. Alcune case poste in via Santa Croce, Mazzini e San Sebastiano conservano sulle facciate notevoli affreschi. La chiesa, dedicata a Santa Maria Maggiore, già attestata nel 1182 e poi trasformata nei secoli, dimostra l'antica storia del borgo.
Lo dimostrano anche gli antichi affreschi quattrocenteschi, i capitelli gotici e il notevole pulpito seicentesco. Mentre la chiesa rettoria di San Lorenzo è stata realizzata tra il 1675 e il 1696, contenente una grande icona in legno scolpito raffigurante il martirio di san Lorenzo del XVI – XVII secolo. La chiesa è stata interamente ricostruita su una precedente chiesa edificata intorno all'anno 1000. Anche la chiesa di San Pietro crollò a fine seicento; la sua ricostruzione si protrasse praticamente fino al XX secolo.
Lungo l'antica strada che da Candelo conduceva a Biella si trova l'Oratorio di Santa Croce, anch'esso ricostruito a partire dal 1640. Il borgo ha origini molto antiche, il toponimo potrebbe richiamare da latino Cannellus o Cannarium, collegato alla canna, pianta assai presente lungo il corso del torrente Cervo e nella Baraggia. Un'altra ricerca etimologica vuole che il suo nome possa risalire alla popolazione Ligure, che si stabilirono prima di quella dei Celti, ossia, cand/t, pietra ed –elu, suffisso che indica una località presso alture o acque.
Il borgo di Candelo è già menzionato in un documento del 22 ottobre 988 quando l'imperatore Ottone III conferma al conte Manfredo i beni già concessi al padre.
Sulla triangolare Piazza Castello, posta al centro dell'abitato si prospetta da un lato, una costruzione posta in posizione elevata, rispetto al piano di campagna, realizzata in stile neoclassico con il timpano in facciata privo di decorazioni. Per costruire questo edificio, a fine XIX secolo, che ospita il palazzo del Municipio, si dovette procedere alla demolizione delle antiche mura e di alcune case del ricetto.
Dall'altro lato si erge un torrione, porta d'accesso dell'antico ricetto; sopra alla porta ad arco ogivale ribassato, sono ancora presenti le strette e lunghe fenditure che permettevano il movimento dei ponti levatoi. I ponti levatoi erano mossi mediante i bolzoni, ossia travi di legno che permettevano, attraverso un sistema di carrucole, la movimentazione del ponte carraio e della pusterla.
Varchiamo l'antico ingresso con i nostri calessini e sostiamo nella piazzetta interna. Su questo slargo si affaccia il Palazzo del Principe, quasi una casa-forte costruita da Sebastiano Ferrero Fieschi a fine Quattrocento, molto probabilmente su una costruzione precedente.
Il ricetto fu edificato intorno al XIII-XIV secolo dalla comunità contadina locale, come insediamento per abitazioni e deposito per le scorte alimentari per la popolazione in momenti di guerra, calamità e carestie. Il complesso fortificato è posto su una terrazza fronte la piana del torrente Cervo. La cinta muraris è costruita con ciottoli di fiume, e posti a spina di pesce e con coronamento in cotto. Quattro torri rotonde, agevolavano la difesa del ricetto; una di queste nel XVI secolo fu modificata per essere utilizzata come prigione, molto probabilmente è quella detta "della gogna" o "della berlina" in cui sotto venivano esposti i prigionieri al pubblico ludibrio, un'altra è denominata torre di vedetta.
La cinta muraria ha una forma pseudo pentagonale e presenta ancora delle mensole, rozzamente squadrate, che sostenevano il cammino di ronda. Il ricetto è costruito leggermente in pendenza verso il terrazzamento, affinché la pendenza delle strade interne, chiamate "rue" permettesse il deflusso delle acque e dei liquami fuori le mura, attraverso delle feritoie poste alla base di una torre quadrata di cortina, situata al centro del lato nord. Sulle mura spiccano ancora le antiche merlature guelfe.
Tutt'intorno vi era da un lato un ripido pendio degradante, che unitamente ai terreni paludosi sugli altri tre lati ne garantivano la difesa. Solo dal lato della porta d'accesso, dove ora c'è il Municipio, vi era un profondo canale, colmo di pali appuntiti conficcati nel terreno e fascine di rovi che potevano essere incendiate all'occorrenza.
Lungo le mura interne del ricetto, un tempo correva una strada chiamata "via di lizza", oggi per lo più scomparsa per gli ampliamenti di alcune case fatte nel XIX secolo. Le tentazioni di sfrecciare su e giù per le "rue" con il calessino è forte. Le piccole ruote dei nostri mezzi corrono così sul ciottolato di questo antichissimo centro abitato. Il ricetto è composto da decine di edifici denominati "cellule", che occupano un'area di circa 13.000 metri quadrati.
Le "cellule" sono affacciate alle cinque "rue" parallele e alle due perpendicolari. La "rue"centrale parallela è più larga, affinché i carriaggi potessero percorrerla in ambo i sensi di marcia. L'intera struttura si è conservata grazie alla sua matrice contadina, infatti fino a qualche tempo fa all'interno del ricetto erano conservati i prodotti della terra e si produceva il vino, oggi per lo più vi sono attività artigianali e commerciali di ristorazione.
Sostiamo qualche minuto, il tempo di scattare alcune foto e osservare da vicino le case che sono molto semplici. Infatti sono costruite anch'esse in ciottoli di fiume e in laterizio, solitamente hanno due piani e senza piani interrati. I tetti sono tutti a doppio spiovente. Al piano inferiore i pavimenti erano in terra battuta e molti hanno mantenuto queste caratteristiche. Una porta a doppio battente vi permetteva l'accesso. Raramente vi erano finestre al piano inferiore e in tal caso erano poste molto in alto, protette da grandi grate metalliche. Al piano superiore, si accedeva attraverso una scala esterna che spesso era in legno e vi veniva appoggiata per l'occasione. Anche l'interno del piano terreno, l'accesso al piano superiore avveniva attraverso una scala di legno che veniva calata dall'alto attraverso una botola. Il piano superiore poteva essere dotato anche di balconate in legno, chiamate lobbia, coperte da una gronda sporgente.
Proprio per la sua originalità e caratteristica, il ricetto di Candelo è stato scelto più volte come set per sceneggiature di film in costume d'epoca. Tra i film girati ricordo innanzitutto la "Freccia nera" del 1968 con Loretta Goggi che da bambino mi teneva come incollato davanti al televisore di casa. Ma anche il suo remake di Mediaset del 2005/2006. Ancora "Virginia la monaca di Monza" del 2004 di Rai2, e i "Promessi Sposi" in chiave comica del trio Marchesini, Solenghi e Lopez. Ovviamente ad innumerevoli trasmissioni a carattere culturale e turistico.
Dopo aver sorseggiato un buon caffè e un dolcino al caffè bar "la Torre", riprendiamo la corsa sul nastro d'asfalto con i nostri Calessini; la tappa della giornata è Aosta.



Fine XI parte.