Messaggio

A zonzo con il calessino (XXIV parte)

Domenica 01 Settembre 2019 07:31
Stampa
Ascolta questo articolo
CalessinoTorniamo lentamente dove abbiamo lasciato il nostro Ape calessino per riprendere il viaggio. Siamo notevolmente appesantiti dal lauto pranzo e mentre il calessino arranca ancora in salita, transitiamo davanti alla stazione di partenza delle funivie di Oropa.
Questo impianto di risalita, utilizzato l'ultima volta dal sottoscritto in compagnia dell'amico Stefano, mi permise di raggiungere comodamente il Lago del Mucrone. L'impianto risale al 1926 e collega la zona del Santuario con la stazione di Oropa Sport con un dislivello di 654 metri. Da questa stazione si può raggiungere il Monte Camino, dove vi sono nei dintorni degli impianti sciistici accessibili anche con una cestovia. In questo ultimo tratto il dislivello è di circa 500 metri. Il Lago del Mucrone è un piccolo bacino posto nella conca di Oropa a 1894 metri slm. Da questo Lago nasce il torrente Oropa poi affluente del torrente Cervo. Il piccolo Lago che nasce su un gradino glaciale, lo ricordo immortalato in molti dipinti del pittore biellese Lorenzo Delleani.
Poco sopra la stazione di partenza della funivia, vi è anche un piccolo giardino botanico. Posto a 1200 metri, qui avevo trovato una ampia collezione botanica autoctona, ma anche una sezione di piante ornamentali.
Il calessino corre sempre in salita, offrendoci prospettive e belvedere particolarmente suggestivi da definire mozzafiato. Le faggete costeggiano la strada, le felci tentano di invadere il nastro d'asfalto, ma il nostro potente mezzo di trasporto non si arrende davanti ad ogni tipo di difficoltà si presenti sulla strada. Vedere dall'alto il panorama del biellese, il Santuario di Oropa in tutta la sua maestosità è veramente emozionante. Ma è altresì emozionante anche il nostro prossimo obiettivo: la galleria Rosazza.
Appena raggiunta dobbiamo assolutamente fermarci per guardare il suo ingresso e ricordarne la particolare storia. Questa galleria collega la Valle Cervo alla Valle Oropa ed è intitolata a colui che nonostante molte proteste la volle realizzare, il senatore Federico Rosazza Pistolet. Infatti molti imprenditori di San Paolo Cervo preferivano realizzare un tracciato stradale a più basse quote. La realizzazione fu guidata da Giorgio Maffei, fedele collaboratore del senatore ed esperto di occultismo. Si racconta infatti che il senatore Rosazza decise di finanziare l'opera su indicazione dello spirito guida di sua figlia, evocata dal Maffei in una seduta spiritica. Insieme alla galleria il senatore finanziò direttamente anche un albergo-ristorante, diverse cappelle votive come quella di San Esuspio, del Riposo ed altre.
La galleria è a corsia unica, non asfaltata ma con ancora le guide realizzate in pietra, priva di illuminazione e lunga 367 metri. Fu inaugurata il 17 luglio 1897. Gli accessi sono realizzati con grossi blocchi di pietra scolpita, rendendo imponenti i due portali: nel versante di Oropa due torrette danno l'impressione dell'ingresso in un antico maniero. Dopo aver scattato diverse fotografie, tutti e tre risali sul nostro Ape Calessino, entriamo in galleria. Il suo interno è molto umido e il nostro tre ruote, al buio, non può evitare i buchi creatisi sul pavimento e colmi d'acqua. Giunti fuori dalla galleria il panorama che ci si prospetta è magnifico. La Valle Cervo si estende sotto di noi e il suo verde ci pare irreale. Un gatto ci attraversa la strada e dietro di lui un bambino che lo rincorre, ma noi siamo ormai fermi ad ammirare il paesaggio. Il bimbo è meravigliato ed affascinato dal tre ruote rosso senza vetri e con le porte e tettuccio in tela. Mentre i genitori si fermano a chiacchierare con Gian e Stefano, io osservo perplesso la struttura di questa trattoria, così come fu voluta dal senatore Rosazza: assomiglia, a un piccolo castello in pietra. l'edificio è realizzato in pietra grigio-verde, un colore che la fanno apparire lugubre, ma ad alleggerire l'aspetto ci pensano dei colorati fiori che addobbano le piccole finestre la ingentiliscono.
Riprendiamo il viaggio, ora il nostro ape Calessino, corre disinvolto lunga la strada in discesa, piena di stretti tornanti, chiedo a Gian di fare una breve sosta al Santuario di San Giovanni Battista che troveremo sulla strada. Ma prima di raggiungerlo, la lunga e tortuosa strada ci offre degli spaccati bellissimi di panorami sulla valle, grazie a delle aperture tra la verde e splendida vegetazione.
L'ape calessino è veramente un mezzo incredibile, abbiamo finora superato grandi distanze, ardue salite, difficili e tortuose strade in discesa senza che mostrasse un minimo segno di cedimento.
Prima di raggiungere l'importante Santuario della Valle Cervo, transitiamo vicino al piccolo centro abitato di Alpe di Bele, colgo così l'occasione per farmi raccontare da Gian la leggenda di Bele e l'Òm Salvè (uomo selvatico). Gian mi racconta che un tempo, nella località di Bele viveva in una caverna un uomo selvaggio che non si sapeva da dove fosse arrivato. Era piccolo, magro ma muscoloso ricoperto da lunghi e folti peli, vestito di stracci e pelli, con barba e capelli lunghi disordinati e ispidi. Talvolta scendeva in paese e insegnava molte ricette alle donne che lo ringraziavano con una coppa di vino, un pezzo di lardo, un sacchetto di farina o un pezzo di stoffa. Un giorno L'Òm Salvè s'innamorò di una fanciulla e la rapì. Il fidanzato con un gruppo di giovani partirono per andare a cercarla. Nella notte trovarono la grotta in cui abitava l'Òm Salvè e riuscirono a portare in salvo la ragazza senza svegliare né far del male all'uomo di Bele. Infatti una superstizione locale afferma che chi avesse ucciso l'Òm Salvè senza essere stato assalito, si sarebbe procurato ogni sorta di sventura. L'Òm Salvè si adirò molto e giurò che non sarebbe più sceso nella vallata.
Raggiungiamo così il Santuario e attraversiamo con il calessino l'ingresso del cortile inferiore che ospita l'ospizio di San Giovanni d'Andorno. La prima costruzione del Santuario avvenne grazie alle donazioni dei fedeli e risale al 1605, come è scritto sul frontone del portale rinascimentale d'ingresso: Humiles non elati replebunt templum DXX.M.IV.1605.
Il Santuario dedicato a San Giovanni Battista è l'unico presente sul territorio italiano e deve la sua origine alla devozione verso questo Santo tra la popolazione della vallata. La tradizione popolare vuole che alcuni pastori rinvenissero la statua del Santo in una grotta. Decisero di portarla con loro negli alpeggi, però la statua durante la notte scompariva e riappariva nella sua grotta. La cosa si ripeté diverse volte, fintanto che si riconobbe il carattere miracoloso dell'evento e costruirono intorno alla grotta una cappella che ospitasse la statua. L'afflusso dei fedeli fu talmente numeroso che si dovette ampliare ripetutamente il santuario.
L'attuale complesso è frutto di un terzo ampliamento. Fra il 1608 e il 1776 sorgono altri edifici, quali alloggi per i pellegrini, posti di ristoro, bar e scuole, oltre ad aver ingrandito la sagrestia e la chiesa.
Il Santuario situato sul versante sinistro del Monte Tovo è formato da tre edifici posti su tre lati intorno ad un ampio piazzale. L'ampia corte è suddivisa in due parti, una inferire e una superiore. Una grande scalinata le divide con una balaustra in marmo che ne fa cornice su due lati.
Nel piazzale inferiore, dove abbiamo parcheggiato il calessino campeggia il "burnell", fontana settecentesca realizzata in pietra locale e simile a quella presente nel santuario di Oropa e di Graglia.
Nel piazzale superiore insiste la Chiesa di cui varco l'ingresso. All'interno vi sono due suore che sono intente a pregare e che cerco di non disturbare. La chiesa è in stile Barocco a navata unica con volta a botte. Su ogni lato si prospettano due cappelle. Due di queste sono dedicate ai genitori di San Giovanni Battista, San Zaccaria suo padre putativo e Santa Elisabetta. Le altre due cappelle sono dedicate a Maria Santissima Immacolata e San Giuseppe. Mi soffermo a osservare una bellissima pala d'altare, raffigurante lo sposalizio mistico di Santa Caterina, dipinto che mi diranno poi, sia stato realizzato dal pittore valligiano Giovanni Antonio Cucchi. Molto bella anche la scultura lignea presente nell'ingresso della chiesa raffigurante il battesimo di Cristo.
Accedo silenziosamente e in punta di piedi nella grotta, L'ambiente è semioscuro, anche scure sono le lastre di pietra grezza che costituiscono la pavimentazione. La grotta, dalle pareti irregolari è illuminata soltanto da lumini di cera racchiusi in contenitori plastici rossi. I riflessi dei lumini sulle scure pareti rendono la grotta un luogo di raccoglimento suggestivo. La grotta conserva l'antica statua del Santo. Si racconta delle qualità taumaturgiche dell'acqua che filtra dalle pareti della grotta, ritenuta miracolosa per le malattie degli occhi.
Esco dalla chiesa e raggiungo Gian e Stefano, ripartiamo in direzione Rosazza, non senza aver visto, almeno da lontano il "campanone". La torre campanaria, così denominata, è staccata dalla chiesa ed è posta su un altura sovrastante il cimitero e il parco della Rimembranza. Il campanile pare sia dotato della campana più grande del biellese e che sia stata ivi posta per essere meglio udita da tutti i borghi della Valle Cervo.
Mentre il calessino corre verso Rosazza dove ci attende Lele, che nel frattempo avrà terminato il suo turno in farmacia, la discussione tra noi verte sul Sacro Monte di San Giovanni Battista. Infatti anche nei pressi di questo santuario si volle realizzare un percorso devozionale che parte da una cappelletta che ricorda la Peregrinatio Mariae a Campiglia Cervo e raggiunge il Santuario attraverso una mulattiera che si snoda tra gli alti alberi.
Mulattiera a tratti gradonata e acciottolata, detta anche "Urtusc". Il Sacro Monte era dotato di sette cappelle, ora ne rimangono cinque, purtroppo anche in cattivo stato di manutenzione, spesso oggetto di visite di vandali che ne hanno compromesso pitture e impianti statuari, capitozzando anche le teste delle statue lignee. Le cinque cappelle rimanenti sono tutte dedicate a Santi anacoreti, ossia asceti che praticavano le penitenze in luoghi solitari.
Le cappelle sono quelle di Paolo Eremita Sant'Antonio Abate, quella dedicata a Sant'Ilarione, quella dedicata a San Gerolamo, ancora quella dedicata a Sant'Onofrio e per ultima quella dedicata a Maria Maddalena che vuole ricordare la sua penitenza nel deserto.
Le cappelle scomparse erano dedicate alla Visitazione e all'Annuncio dell'Angelo a Zaccaria. Queste cappelle furono demolite a inizio del XX secolo per allargare la strada carrozzabile nei pressi del Santuario. Purtroppo questo Sacro Monte non è entrato nei percorsi dei Sacri Monti piemontesi e lombardi considerati patrimonio dell'umanità dell'UNESCO e ciò ne ha portato un lento ma costante declino.



Fine XXIV parte.