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Il mio Piemonte: Pozzolo Formigaro

Martedì 17 Settembre 2019 10:04
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Pozzolo FormigaroEccolo il sole e con lui il caldo, finalmente l'estate è alle porte. Il verde dei campi, degli alberi, il cielo azzurro, il profumo dei fiori della campagna riescono a rendermi la giornata lieta e a farmi sorridere. Con l'auto non vado tanto lontano da casa, raggiungo i confini a sud della Fraschetta. Parcheggio proprio sotto i bastioni del vecchio castello e munito di macchina fotografica inizio ad aggirarmi per Pozzolo Formigaro.
Il borgo situato nella pianura alessandrina è posto in un area che con l'arrivo dei romani si trasformò in una centuriazione romana. La cittadina non è infatti lontano da importanti strade consolari costruite dai romani subito dopo la conquista del territorio abitato da Dectunim della tribù degli Irieti e degli Statielli della Val Bormida. Le strade consolari di cui oggi ancora è facile comprendere il tracciato sono la via Postumia del 148 a.C. che nel tratto che collegava Derthona (Tortona) a Libarna si divideva in due percorsi costeggiando le rive del torrente Scrivia. Sul lato sinistro è ancora identificabile oggi con la strada comunemente chiamata "Strada dell'Imperatore" che qualcuno chiama erroneamente "strada di Napoleone". Lungo questa strada vi sono stati diversi ritrovamenti di tombe romane.
L'altra importante via consolare è la Aemilia Scauri o Levata del 109 a.C. che univa Derthona a Vada Sabatia (Savona) passando per Aquae Statielle ossia Acqui Terme. La strada dopo i restauri di Augusto fu ribattezzata Italia Augusta. Dialettalmente è indicata come "strà du diau". Alcuni reperti romani sono rimasti a Pozzolo Formigaro, dove nella biblioteca comunale è conservato una tomba romana, detta di Zinzini, ritrovata nei campi presso la via romana Emilia Scauri. La tomba a pozzetto, di un importante personaggio romano non identificato, prende il nome dalla località in cui è stata ritrovata una stele funeraria. Un altro reperto è invece parte della muratura della chiesa di San Nicolò. Anche nella toponomastica locale, nel centro del borgo vi è via Quintana, ossia il decumano della centuriazione romana nell'agro della Fraschetta.
Il toponimo "puzolo" compare circa 1000 anni fa nei diplomi di Ottone I e della moglie, l'imperatrice Adelaide e che lo citano come "curtis".
I longobardi ne fanno una zona di attività venatoria mentre i saraceni ci fanno frequenti scorrerie.
Nel Medioevo, ormai quando il bosco si era ripreso il territorio, tanto da definire la zona "Silva densissima spinarum", il borgo venne citato come Puteulus Furnuce. I luoghi denominati Pozzoli sono centri abitati lontani da corsi d'acqua ma che sopravvivono grazie ai pozzi. Pare che già nel XI secolo vi fosse un castello, costruito dai Tortonesi per controllare il territorio, nel 1165 viene espugnato da Enobardo e presidiato dai pavesi che lo resero ai tortonesi con la pace del 1165. Nel 1155, dopo la distruzione di Tortona da parte di Federico Barbarossa, anche il castello viene espugnato, Aizzo Malaspina lo riconquista con l'aiuto dei Milanesi e lo restituisce ai tortonesi. In seguito passa ai Visconti e agli Sforza. Nel 1452 il marchese del Monferrato occupa il castello ben munito d'armi, tanto da essere considerato piazzaforte, ma Bartolomeo Colleoni, al servizio di Francesco Sforza a colpi di cannone smantella la rocca e occupa il borgo. Per volontà del Duca, il Colleoni ricostruisce il castello secondo più moderne tecniche difensive. Nel 1470 Galeazzo Maria Sforza Visconti Duca di Milano investì i Fratelli Piero Antonio e Giacomo degli Attendoli, figli del suo fidato capitano Michele, in premio del loro valore, del castello e Villa di Pozzolo a titolo di Feudo, poi nel 1527 ne fu data l'investitura del Feudo di Pozzolo ad Antonio Sauli Genovese, padre del più famoso barnabita Sant'Alessandro Sauli. Investitura che durò nonostante i contrasti del Senato di Milano nella suddetta linea dinastica fino alla morte di Maria Brigitta Sauli. Con la morte dell'ultima erede i beni furono incamerati dal Re di Sardegna, ed ai suoi eredi e successori altro non restarono che i beni allodiali, cioè il castello con ampi possessi. Quando nel 1730 la famiglia si estingue il feudo passa agli Scaglia e poi è incorporato dai Savoia.
Il borgo e il suo castello diventano ancora importanti nel 1799. Nel 1796 Napoleone Bonaparte era sceso in Italia e l'aveva affrancata alla Francia. Se dapprima i pozzolesi erano convinti che l'ondata di libertè portata dai francesi permettesse migliori condizioni di vita, ben presto si accorsero che questi liberatori continuavano a requisire e saccheggiare il territorio, oltre ad appoggiarsi al patriziato locale. Così il motto "Libertè-Egalitè-Faternitè" fu trasformato in "i franseis en carosa e nui pè".
Nel 1799 la coalizione Austro-Russa era impegnata a cacciare i francesi sotto il comando dei generali Melas, Suvarov e dopo essere entrati a Tortona crearono una linea per affrontare il Generale Joubert che presidiava Novi. Il generale Suvarov pose il suo comando nel castello di Pozzolo Formigaro, il generale Karatzhaij si stanziò in municipio, ove bruciò anche tutto l'archivio, mentre il principe russo Bragatian pose il comando presso la cascina "i confini".
La battaglia di Novi, che fu vinta dalla coalizione Austro-Russa, fu combattuta aspramente e con reciproche vittorie e sconfitte. Il generale Joubert, rimasto ferito morirà a Novi a palazzo Durazzo. Mentre il generale francese Massena distrusse a colpi di cannone il convento di San Marziano di Pozzolo. La conseguenza di questa battaglia fu la cacciata dal Piemonte dei francesi che si rinchiusero a Genova assediati. Occorre ricordare che il confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Genova passava poco distante da Pozzolo Formigaro. Infatti da epoca assai remota le guerre tra Pozzolaschi e Novesi durarono per secoli e ancora oggi si conservarono l'antipatia, e la disunione fra queste due popolazioni anche se in forma di scherno.
Finalmente riesco ad entrare sulla corte interna del castello, oggi sede del Municipio, che è un pregevole esempio di rocca difensiva. Il primitivo edificio fortificato è stato inglobato nella costruzione quattrocentesca che si presenta coronata da merli su beccatelli. Il portone d'ingresso carraio è ad arco acuto con posterla e conserva la scanalatura per i bolzoni del ponte levatoio. La sua corte è stata trasformata in un elegante giardino, arricchito dalla presenza di un vecchio pozzo. Nelle sue sale sono conservate diverse opere d'arte provenienti dalle chiese del territorio, tra le quali una bellissima scultura in legno policromo, Madonna col Bambino del XVI secolo e alcuni affreschi della scuola di Franceschino Boxilio del XV secolo provenienti anch'essi dalla chiesa delle Ghiare.
Proseguo la mia passeggiata e dopo alcuni minuti mi trovo di fronte all'oratorio della Santissima Trinità e di San Bartolomeo detto anche dei Battuti Rossi. La chiesa ovviamente la trovo chiusa e per il suo interno mi devo accontentare di alcuni racconti: la chiesa è a navata unica con due cappelle, le pareti sono impreziosite da paraste in finto marmo rosso. Curiosi gli accessi alla chiesa, due portali che si fronteggiano all'inizio del lato lungo della navata. L'altare, mi si dice sia in stile barocco in finto marmo colorato come le balaustre. Un tempo l'altare era sormontato da un crocifisso. L'abside è arricchito dal seicentesco coro mentre alcune delle tele che erano presenti in chiesa "Martirio di San Bartolomeo", "Madonna col Bambino" e "Sant'Antonio de Paola" sono conservate nella chiesa parrocchiale di San Martino. Un tempo vi era anche un prezioso trittico di Franceschino Bauxillo del 1507 che fu venduto nel 1894 per acquistare un baldacchino, ritrovato fu acquistato dalla Provincia di Alessandria ed ora orna la sala del consiglio provinciale.
Della chiesa, anche se ha fattezze seicentesche si ha notizia fin dal XV secolo, quando era sede della Confraternita di San Bartolomeo, nota anche come compagnia della S.S. Trinità. I suoi membri indossavano una cappa rossa senza cappuccio e stretta ai fianchi da una bianca corda. I dignitari della confraternita portavano anche un mantello di velluto verde scuro. La confraternita inizialmente si occupava delle processioni e delle penitenze che avvenivano anche con flagellazioni a sangue.
Subito dopo mi ritrovo davanti all'oratorio dell'Assunta anche chiamata dei Battuti Bianchi, anch'esso lo trovo chiuso. Il suo nome è dovuto alle cappe di color bianco dei propri aderenti. Sulla piazza nella quale si affaccia l'oratorio di Maria Assunta un tempo vi dominava la torre della Barlocca. Sempre vicino all'oratorio, nell'adiacente piazza Italia vi è Palazzo Morando. Le origini di questo edificio sono molto antiche, anche se le sue attuali fattezze sono settecentesche e ottocentesche. Fu la residenza della famiglia Leardi, nel 1846 Maria Teresa Colombo, nipote del notaio Pietro Paolo Leardi, già segretario dell'uffici Giudiziario durante il periodo napoleonico, va in sposa al marchese Vittorio Morando. Gli sposi si spostano dalla residenza del castello a questo palazzo che ne assunse anche il nome. Nella seconda metà dell'ottocento fu trasformato in palazzo signorile. La figlia del marchese, Leonilde, andò in sposa al cavaliere Giuseppe Bottazzi, pur risiedendo a Genova tornava spesso a Pozzolo e concedeva spesso il suo palazzo per feste danzanti e diede ospitalità alla Società Operaia femminile di cui fu fondatrice e Presidente.
Già nel seicento, Pozzolo seguì l'esempio Genovese di arricchire le facciate dei palazzi con finte architetture a "trompe l'oeil". Palazzo Morando, ritrova il suo nobile aspetto, dopo tanti anni di abbandono e il suo nobiliare aspetto con il suo elegante e severo portale a bugnato liscio, con lo stemma dei Morando. Gli elementi prospettici dipinti come lesene, la fascia marcopiana, le decorazioni vegetali, fanno della facciata un imponente edificio quasi rinascimentale. Il grande torrione, con quattro finestre per lato che interrompe e irrompe nella severa facciata, vuol ricordare il predominio aristocratico e il loro dominio sul borgo.
Poco distante vi è la parrocchiale di San Martino; dell'antica chiesa è rimasto ben poco, si sa solo che la facciata era rivolta verso il castello e che la sua fondazione è sicuramente anteriore al 1196 quando viene citato da un documento di Papa Celestino III. L'attuale chiesa è invece stata edificata a partire dal 1904 sopra la demolita vecchia chiesa. La facciata in mattoni è tripartita, la parte centrale è più alta e con tetto a capanna, decorata con archetti pensili, quelle laterali sono invece a spiovente. Ogni sezione ha una porta d'accesso, quella centrale è munita di protiro. La chiesa è a tre navate, quella laterale dispongono di cinque cappelle affrescate. Sul catino absidale sono affrescati scene con la vita di San Martino. Nella chiesa sono conservate le due tele restaurate Madonna col Bambino e Martirio di San Bartolomeo provenienti dall'oratorio della Santissima Trinità o dei Battuti Rossi. Ma vi sono presenti anche altre pregevoli settecentesche pitture su legno come quella raffigurante San Paolo e quella di San Giovanni Battista.
In chiesa stanno entrando diversi fedeli, segno che tra poco vi sarà effettuata la Santa Messa, motivo per il quale decido di andare a vedere l'altra chiesa parrocchiale dedicata a San Nicolò.
Raggiunto il sagrato della chiesa composto da un bel ciottolato, noto che non vi sono ancora fedeli, ciò mi permette una rapida visita. Di questa chiesa si hanno già notizie dal XVI secolo, ma è sicuramente anteriore la sua storia, di certo è stata ricostruita integralmente nel 1725, la facciata è stata rivestita di marmo travertino nel 1960 circa. Ai lati del portale due recenti affreschi raffigurano San Nicolò nell'atto di resuscitare tre fanciulli e San Marziano, primo vescovo di Tortona. Anche il campanile fu rialzato a inizi del XX secolo. L'interno è interamente affrescato sempre a inizio XX secolo, ma conserva anche due preziose tele di metà XVIII secolo. Nell'abside il pittore Paolo Borroni (1749-1820) dipinge San Nicolò in gloria.
Prima di riprendere l'auto e andare a vedere alcuni edifici fuori dal centro urbano, voglio ricordare la storia dell'asilo infantile "Edilio Raggio". La prima notizia di un istituzione rivolta all'infanzia risalgono al 1860 dove 106 minori sono seguiti dalla pubblica carità. Nell'ultimo ventennio del XIX secolo funziona un asilo a gestione privata, che viene meno a fine secolo. Nel 1895 si costituisce un comitato tra i maggiorenti per fondare un nuovo asilo. Durante una visita a Pozzolo Formigaro dell'industriale novese, conte Edilio Raggio il presidente della S.O.M.S. ne chiede l'aiuto per avviare il progetto. Con il contributo del conte, dei maggiorenti e con una sottoscrizione popolare il 15 maggio 1896 s'inaugura il nuovo asilo che funzionerà fino al 1986.
In auto raggiungo il cimitero dove esiste l'antica chiesa di Santa Maria delle Ghiare. Dei due conventi di Pozzolo Formigaro, quello di San Marziano non rimane che il ricordo, mentre quella di Santa Maria delle Ghiare o di San Sebastiano è la chiesa più antica di Pozzolo. Si narra che l'attuale edificio sorga sopra ad una preesistente chiesa di San Michele Arcangelo. La chiesa era dipendente dai monaci di Sezzadio, come afferma la bolla di Papa Celestino III del 1182, facilmente raggiungibile attraverso la strada Aemilia Scauri e qui vi sorse il monastero femminile di Sancta Maria Vallis Clarae una fondazione monastica cistercense femminile. Le monache lo abitarono per un centinaio di anni, poi a causa delle guerre abbandonarono il convento. Nel quattrocento la chiesa, costruita in terra battuta, è affrescata da Franceschino Boxilio con immagini di Santi ora staccati e collocati in municipio nel castello. La chiesa passata sotto la giurisdizione di San Martino passa agli Agostiniani, sia per officiare le Messe che per gestire l'ospizio adiacente al monastero. Con l'arrivo dei francesi di Napoleone nel 1807, anche gli Agostiniani dovettero abbandonare chiesa e convento. Passata di proprietà al municipio, il complesso monastico decade rapidamente, anche per far spazio al cimitero. Durante la guerra 1915-1918 la chiesa fu ridotta a magazzino, ma oggi ha ripreso le sue antiche funzioni dopo i restauri del 1974.
La breve passeggiata per Pozzolo Formigaro non può terminare se non con il ricordo di alcuni suoi illustri concittadini, come il sacerdote, scrittore e studioso di storia locale Giuseppe Antonio Bottazzi nato nel 1764, costui fu anche nominato Sindaco durante l'occupazione napoleonica oltreché canonico della cattedrale di Tortona, fu altresì nominato antiquario ecclesiastico del re di Sardegna. Tra le sue opere più importanti "Le antichità di Tortona e il suo agro" e "Osservazioni storico critiche sui ruderi di Libarna".
Un altro esimio cittadino fu Placido Lugano natovi nel 1876, abate olivetano. Fondò la rivista "Rivista storica benedettina" e come storico e paleografo scrisse diversi libri e pubblicazioni su Derthona sacra, tra i quali: "L'abbazia di Sant'Alberto di Butrio", "Le Celle di Bobbio", "Libarna e Precipitano", "Origine e vita storica dell'abbazia di San Marziano di Tortona" e "I primordi dell'abbazia Cistercense di Rivalta Scrivia dal 1150 al 1300". Morì a Roma nel 1947 ucciso da malviventi entrati nel monastero di Santa Maria Nova. Per non dimenticare Don Gaspare Goggi, nato il 6 gennaio 1877 nel castello dei Morando a Pozzolo Formigaro, figlio di contadini è il terzo genito di Giuseppe e Angela Borgarelli. Costui dopo aver incontrato Don Orione, oggi San Luigi Orione, ne segue le orme e dopo essersi laureato prende i voti, diventando uomo di fiducia di Don Orione, tanto da assumere importanti responsabilità nell'ordine fondato dal Santo. Morirà in Alessandria il 4 agosto 1908 quando muore di un male "incurabile". È in corso la causa di beatificazione e già qualcuno lo vuole come Santo protettore dei depressi.
Soddisfatto della mia visita a questo antico borgo, rientro così lentamente verso casa pronto a nuove scoperte.