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A zonzo con il calessino (XXVI parte)

Venerdì 01 Novembre 2019 07:31
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CalessinoRaggiungiamo così Campiglia Cervo, posto al centro del fondovalle del torrente Cervo che lo percorrere. È uno dei principali centri turistici della vallata che nasconde molte bellezze e tra queste anche curiosità e leggende.
Le prime notizie di Campiglia risalgono al 1207, quando in una bolla del Papa Innocenzo III, si cita l'esistenza di una chiesa dedicata a San Martino. La stessa chiesa, all'epoca rettoria, fu tra le prime nel 1575 a staccarsi dalla chiesa matrice di San Lorenzo di Cacciorna. Già nel 1580, l'originaria chiesa, viene nel frattempo dedicata a San Bernardo da Mentone e a San Tommaso Apostolo, e più tardi ai Santi Bernardo e Giuseppe.
L'attuale chiesa parrocchiale fu consacrata nel 1662, ricostruita sulle preesistenti fondamenta. Questo edificio presenta una facciata arricchita con lesene e cornici del 1866; l'interno è a tre navate e custodisce un polittico del 1565 di Bernardino Lanino. Un'altra tela importante è il Crocefisso con le Pie Donne di Giovanni Antonio Cucchi. Costui, campigliese di nascita, in frazione Ondini nel 1690, è considerato uno dei più prolifici pittori decorativi attivi in Lombardia e nel Biellese, sembra essere stato tra i più richiesti cantori delle glorie delle famiglie patrizie milanesi.
Vicino alla chiesa c'è il campanile, un imponente e slanciata torre a pianta quadrata; sull'architrave di una apertura vi è inciso 1653 indicandoci quando il campanile in pietra fu ultimato.
Degno di una visita è anche l'antica Chiesa dedicata a Santa Maria di Pediclosso, posta in località Oretto, una delle più antiche chiese della vallata.
Caratteristica e curiosa per gli automobilisti è l'attraversamento del porticato della cappella Ritert, dedicata alla Madonna Addolorata e a San Rocco, costruita dalla popolazione nel 1641 in ringraziamento per il cessato pericolo della peste, propagatasi a partire dal 1629. Anche nel nostro splendido rosso calessino a tre ruote, siamo transitati obbligatoriamente sotto il suo porticato che sovrasta la strada provinciale.
Attiguo alla chiesa parrocchiale è possibile visitare un edificio che ospitava le scuole Tecniche Professionali di Costruzioni Edili e Stradali, istituzione scolastica che ebbe grande importanza per l'intera vallata, per circa 100 anni. Infatti da questa scuola, edificata da Alessandro Mazzucchetti tra il 1860 e il 1870, uscirono moltissimi "scalpellini", ricercati in tutto il mondo per la lavorazione della pietra, soprattutto la sienite, pietra locale molto resistente.
Il palazzo comunale è un piccolo edificio, sulla cui facciata sono dipinti alcuni importanti stemmi. La storia del Comune inizia nell'agosto del 1694, quando i capi famiglia di tutte le borgate decisero il distacco dal Comune di Andorno, eleggendo i propri rappresentanti. Nel 2016 i vicini Comuni di Quittengo e San Paolo Cervo si sono fusi con Campiglia Cervo.
Il toponimo Campiglia deriva dal toponimo Campus, ossia terra adatta alla coltivazione. Sulla sinistra orografica della valle che gode di maggiore esposizione solare, detta "banda sulia", vi sono diverse frazioni, tra queste Forgnengo. Questo è un borgo in pietra, assai caratteristico, luogo oggi di villeggiatura, ma ricco di fascino e di leggendarie storie. Una è raccontata nelle pietre sparse per il borgo. Su muretti e panche, sono incise nella dura pietra gli antichi giochi. Uno dei quali è stato recentemente riscoperto. Il gioco dell'Orso mi è descritto da Gian, mentre il calessino corre verso Biella.
Dietro di noi, l'auto di "Viaggia e scopri" con a bordo Lele che ci rincorre come un segugio segue la sua preda.
La storia del gioco è ambientata a Forgnengo: un bambino viene svegliato in piena notte dal trambusto fatto da suo padre e da due suoi amici. Si stanno preparando ad andare a catturare un Orso che si era fatto pericoloso. Quando si fece giorno e il bambino scese in cucina, vide disegnato sul pavimento il progetto di cattura dell'animale. Due cerchi concentrici, sbarrati da due diagonali, rafforzate da quattro lunette alle intersezioni con il cerchio esterno. Prese tre fagioli e una fava, i primi rappresentavano i cacciatori e la fava l'Orso. Il bimbo cominciò a giocare, una mossa all'Orso e una mossa ai cacciatori. Con uno scalpellino e una mazzetta incise il tavolo da gioco su una pietra. Da allora il gioco si diffuse in tutta la valle. Da quando questo gioco fu riscoperto, è oggetto di una vera gara con tanto di campionati. Il racconto è affascinante come lo è l'ambientazione e i 13 chilometri che distano tra Campiglia e Biella scorrono velocemente.
Prima di lasciare la "Bűrsch, come i valligiani chiamano la loro vallata, che tradotto potrebbe significare Casa o piccola vallata, raggiungiamo Sagliano Micca.
Sulla Piazza si innalza il monumento dedicato al più illustre personaggio di Sagliano, ossia Pietro Micca. Solo oltre un secolo dopo il suo atto eroico, il suo paese natale decise di ricordarlo con un monumento; fu scelto il progetto presentato da Giuseppe Maffei di Graglia, presentato nel 1878. Il progetto fu appoggiato dal senatore Rosazza, che si rese disponibile a coprire il forte disavanzo tra le spese della realizzazione e l'introito della sottoscrizione. Sopra gli alti gradoni in sienite fu realizzato un finto bastione sbrecciato, a pianta triangolare, raffigurante quello della cittadella di Torino, dentro allo stesso, un altorilievo in marmo bianco, opera della scultore Luigi Vimercati di Milano, raffigura l'eroe durante il suo gesto estremo. Dal basamento si eleva una alta colonna in sienite scanalata e affiancata da cannoni provenienti dall'arsenale di Torino e da sculture in pietra di antichi soldati con elmi, corazza, fasci di lance e lo stemma dei Savoia. La colonna termina con un capitello turrito e una stella a cinque punte. Fu lo stesso Re Umberto, nel 1880 a inaugurare il monumento.
Il territorio di Sagliano Micca si stende lungo il corso del torrente Cervo e lungo i contrafforti montani di Cima Cucco. L'intero territorio ha poco più di millecinquecento abitanti. Diverse sono le ipotesi sul toponimo, alcuni affermano che deriverebbe dal nome proprio latino Sallius o Salis, con l'aggiunta del suffisso - anus, altri fanno risalire il nome alle popolazioni celtiche. Di certo c'è che nel 1346 era attestato come Saglano. La specifica Micca si riferisce a Pietro Micca e venne aggiunta nel 1864.
La storia del borgo che solo nel 1699 divenne autonomo, infatti ad allora era facente parte del comune di Andorno. La sua autonomia fu nuovamente soppressa nel 1929 durante il periodo di governo fascista, poi la riottenne nel 1948. Il borgo appartenne nel Medioevo al marchese Arduino fu poi infeudato dall'imperatore Ottone III a Leone, Vescovo di Vercelli.
Nel 1722 Vittorio Amedeo II separando Sagliano da Andorno lo infeudò al conte Benedetto Agostino Cusani di Vercelli che pagò al sovrano 6500 lire per ottenere il titolo nobiliare.
La storia del borgo, oltre a Pietro Micca, è strettamente legata alla famiglia Serpentiere, che diede importanti artisti della scultura e dell'intaglio.
La seicentesca parrocchiale è dedicata ai Santissimi Giacomo maggiore apostolo e Stefano e venne consacrata nel 1614. La sua primitiva facciata fu nel 1702 arricchita con statue in terracotta dipinte dei Santi titolari, opera di Giovanni Battista Carlo Serpentiere. Ancora nel 1831, viene aggiunto il portico alla facciata, mentre il massiccio campanile è del XVII secolo.
All'interno si trovano diverse opere della famiglia Serpentiere, tra i quali sicuramente degni di nota la Via Crucis in legno scolpita, dipinta e dorata del 1785 da Pietro Antonio, mentre di Pietro Antonio senior del 1708 c'è il bel pulpito scolpito. Sempre di quest'ultimo vi è l'ancona di legno dell'altare di Sant'Antonio da Padova e l'ancona dell'altare della Madonna del Carmine, mentre la statua dello stesso altare è scolpita nel 1939 da Giacomo Serpentiere. Molte altre sono le opere presenti in chiesa, di questa famiglia.
Lungo il torrente Cervo vi è la casa dei Turchi che conserva un pregevole affresco del XVIII secolo. Vicino al ponte della Trinità, antichissima e originale costruzione formata da due ponti, uno sul torrente Moresco in pietra e l'altro in ferro sul torrente Cervo, vi è il settecentesco oratorio della Santissima Trinità. Caratteristica la sua forma ottagonale, nata incorporando un'antica cappella del XVI secolo. Contiene un interessante paliotto di legno intarsiato con tre pannelli rappresentanti "L'assunzione della Madonna", la "Deposizione della croce" e la "Discesa dello Spirito Santo" opera anch'essa di un Serpentiere, forse Gaspare nel 1716.
La casa natale di Pietro Micca dove vi nacque il 5 maggio 1677, e dove imparò giovanissimo a lavorare la pietra diventando scalpellino e minatore è in pieno centro del vecchio borgo. Nel luglio 1703, Vittorio Amedeo II aveva reclutato Pietro, insieme ad altri 20mila giovani, in quanto il suo esercito era stato disarmato nella piana di San Benedetto Po dal duca di Vendome, con l'inganno, su ordine del Re di Francia, Luigi XIV. Tra i 20mila uomini reclutati, aveva reclutato 50 bravi minatori, tra cui Pietro Micca, sapendo che gli sarebbero serviti per costruire gallerie di difesa per la cittadella di Torino. A Pietro Micca fu assegnato il soprannome di "Passepertutt".
Nel 1706, Pietro Micca era a Torino come soldato minatore a difesa della città e riuscì a contrastare un manipolo di soldati francesi che erano riusciti ad entrare in una galleria di difesa della cittadella sacrificando la propria vita.
Nel cortile della sua casa molte lapidi ricordano gli illustri visitatori, tra i personaggi più famosi, ricordo Giuseppe Garibaldi, il Re Umberto I con la consorte Regina Margherita di Savoia, il Duca di Aosta Amedeo Maria di Savoia nel 1864.
Altri edifici importanti a Sagliano sicuramente la chiesa dei Santissimi Fabiano e Sebastiano, del XVI secolo, ma rimaneggiata nel Seicento. Poco distante dalla casa natale di Pietro Micca e sempre sulla via principale si trova la chiesa del Gesù, del XVI secolo.
Ogni piccola frazione, o meglio cantoni, di Sagliano possiede piccoli scrigni di religiosità come nel cantone Passo Breve dove c'è l'Oratorio dei Santissimi Defendente e Lorenzo del XVII secolo che conserva preziosi dipinti di artisti come Rapa e Lace di Andorno e ovviamente manufatti di Pietro Antonio Serpentiere. Anche nel cantone Casale, nell'Oratorio dei Santi Giuseppe, Giovanni Battista e Silvestro vi sono importanti opere lignee. Nel cantone Falletti, l'Oratorio dedicato a San Rocco, mi porta alla memoria la pestilenza che colpì la vallata alla fine del XVI secolo, anche qui vi sono importanti opere di Giovanni Battista Serpentiere. Invece l'Oratorio di Sant'Andrea che si trova nel cantone Oneglia, vi sono conserva dei candelieri e altre opere dell'ultimo Serpentiere.
Dell'antica linea ferroviaria Biella-Balma funzionante tra il 1891-1958 non vi è più traccia. La linea ferroviaria serviva anche il Cotonificio Barbisio e molte altre aziende ormai scomparse.
Fino al 1790 a Sagliano funzionava una miniera di rame, piombo e argento. Dell'antica storia industriale di Sagliano è rimasto solo il cappellificio Cervo, fondato nel 1897. Infatti molti erano i cappellifici che lavoravano "cappelli di pelo fino e ordinario", ma con il decadimento dell'uso del cappello e l'acerrima concorrenza di stabilimenti più moderni, molti furono costretti alla chiusura.
Raggiungiamo velocemente il territorio del Comune di Andorno Micca, sempre seguiti dall'auto di Lele.
Questo borgo è abitato da moltissimo tempo, il suo nome ha forse origine medioevale e compare sotto forma di Andurnum o Andornum in un atto di donazione del 963, quando il luogo venne donato dall'Imperatore Ottone I al conte Aimone di Cavaglià.
Furono molti gli avvicendamenti dei feudatari dell'antico borgo di Adorno Cacciorno. Rimangono famose le vessazioni del comune di Biella, sfociate in una guerra per poter avere anche ad Andorno un mercato. Oggi, il mercato si svolge con cadenza settimanale, il lunedì ed ha luogo nella piazzetta vicino alla chiesa di San Lorenzo. Tale mercato ha una storia molto antica e risale al 10 febbraio1488, quando il Duca Carlo Emanuele lo autorizzava dopo tanto spargimento di sangue tra soldati e popolazione e dopo aver pagato un esosa multa.
Il 18 maggio 1621, il territorio di Andorno viene elevato al rango di marchesato, in favore di Emanuele di Savoia, figlio illegittimo di Carlo Emanuele I. Il marchesato fu soppresso nel 1720.
Il borgo subì il saccheggio di molte truppe e soldataglia che transitavano o occupavano il Piemonte, come quello subito dagli spagnoli nel 1649 che portò morte e distruzione.
Il nome di Andorno Cacciorna fu sostituito in Andorno Micca, con il nome dell'eroe di Sagliano, Pietro Micca, nel 1929.
Il paese è famoso per la produzione del Ratafià, liquore a base di ciliegie. Questo liquore, nel 1600 era prodotto dai monaci cistercensi di Santa Maria in Sala di Andorno. Giovanni Rapa, fondatore dell'omonimo liquorificio, nel 1880 ne raccolse la tradizione e ne iniziò la produzione industriale. La storia di questo liquore affonda le sue origini in una leggenda, che Gian ha cura di raccontarmi. Alcuni secoli or sono, fu imprigionata una giovane ragazza, accusata di stregoneria perché curava le persone e gli animali con le erbe. Fu accusata di aver raccolta a fini malefici alcune erbe come la mandrogora, lavanda ed aglio, che si narra che se raccolte con la rugiada, avevano il potere di moltiplicare i poteri magici.
Durante una pestilenza, un suo carceriere gli chiese aiuto per curare il proprio figlio. Ella accettò, dovette affrontare coloro che credevano nella sua magia maligna, ma alla fine se ne convinsero. Si fece portare delle ciliegie nere e con quelle produsse la medicine per salvare le persone. Fu alla fine rilasciata e da quella mistura si racconta che sia nato il Ratafià.
La parrocchiale di San Lorenzo, costruita nel XV secolo su una chiesa preesistente sorta intorno all'anno mille, fu oggetto di pesanti modifiche nel XVIII secolo, quando il suo ingresso fu ruotato di 180 gradi. Infatti, ancora oggi, la chiesa stupisce il turista perché appena raggiungi il centro del paese, ti trovi una chiesa con la porta mutata. Ma è l'antica porta prima che ne fosse invertito l'orientamento. Modifica dovuta al fatto che la chiesa anticamente non si prospettava verso il centro del borgo, ma le offriva le "spalle". Le tracce di quell'antico passato sono nelle terrecotte, alcune addirittura invetriate che adornano certe finestre e l'antico rosone. Oggi alla chiesa si accede da una piccola piazza, sulla quale si prospetta una facciata neoclassica della chiesa. Al suo interno sono conservate le spoglie del pittore e scenografo Bernardino Galliari, uno dei tre fratelli originari di Andorno che si distinsero per le pregevoli opere sacre da loro prodotte, nella seconda metà del XVIII secolo.
Di Bernardino Galliari, nella chiesa è conservata la Pala d'altare dedicata al martirio di San Lorenzo. Della precedente chiesa del XIV secolo, degna di nota è l'acquasantiera in pietra. Fra le cappelle, quella dedicata a San Giulio spicca all'attenzione con la sua cupola ottagonale, lanterna e affreschi datati 1689. Di certo, il suo alto e imponente campanile non passa inosservato.
Esiste anche una leggenda che interessa il campanile che Gian ha cura di raccontarmi: Pare che tanti anni or sono, un personaggio legato a Casa Savoia, tale marchese Emanuel, vivesse ad Andorno. Costui era un attaccabrighe e mal voluto dalla popolazione. Quando questi morì, nessuno volle officiare il suo funerale e in attesa di una decisione, il corpo venne chiuso in una stanza del campanile. Col passare del tempo, la salma inizio a decomporsi, imputridire ed emanare cattivi odori. Decisi a seppellire definitivamente il cadavere, aperta la stanza, questa fu trovata vuota. Si narra che ancora oggi il suo corpo sia da qualche parte dentro le mura del campanile.
Sulla casa parrocchiale, una lapide, ricorda il passaggio ad Andorno del presbitero e compositore di musica sacra, Lorenzo Perosi, che qui avrebbe scritto una parte dei suoi oratori "La Resurrezione di Cristo".
Vagando per il borgo, notiamo che alcuni edifici recano, sulle loro facciate, affreschi anche databili al XVII secolo.
Altri edifici di rilievo che troviamo ad Andorno sono la Commenda dei cavalieri di Malta. Questo è un edificio turrito, posto in posizione sopraelevata del borgo.
La Commenda di Santa Maria delle Grazie nacque ad Andorno nel 1490 ad opera del fondatore frà Guglielmo Beretta. Mentre le chiese della frazione di San Giuseppe di Casto, precedentemente denominata San Giuseppe e/o Sereno sono una intitolata a San Giuseppe, quella parrocchiale, impreziosita al suo interno da un settecentesco organo e da una pregevole via Crucis e crocifisso ligneo attribuito al famoso intagliatore della vallata, ossia Pietro Serpentiero. Mentre la Cappella o Santuario degli Eremiti, detta anche delle formiche perché i fedeli vi ricorrevano in caso di infestazioni di insetti nelle loro colture. La chiesetta conserva nell'abside dei pregevoli affreschi.
San Giuseppe di Casto, un tempo era Comune autonomo e venne inglobato nel comune di Andorno dal regio decreto numero 609 del 28 marzo 1929. Il nuovo comune di Andorno mutò invece la propria denominazione da Andorno Cacciorna ad Andorno Micca. Per San Giuseppe il termine Casto fu aggiunto dalla municipalità nel 1862 ed indica il Monte Casto che domina il borgo. Comunque San Giuseppe ebbe già in precedenza un tentativo di fusione con Andorno, ed esattamente nel XVIII secolo, ma che comunque fu una breve esperienza. Della chiesa parrocchiale di San Giuseppe è notevole pure il campanile di pietra che sorge davanti ad essa.
Da ricordare anche, che nella frazione di Locato superiore esiste un Oratorio del XVII secolo, dedicato a San Rocco.
È curioso pensare che ad Andorno vi erano ben due stazioni ferroviarie, Andorno Micca e Andorno Bagni, funzionanti fino al 1958. Le stazioni erano sulla linea a scartamento ridotto Biella–Balma (Quittengo) che fu realizzata nel 1891.
Ormai siamo quasi alle porte di Biella, ma il nostro calessino vuole ancora farci scoprire un pezzo di storia biellese.



Fine XXVI parte.