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Il mio Piemonte: Boca

Lunedì 09 Dicembre 2019 10:33
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BocaRaggiungo Boca dopo aver percorso strade onduleggianti tra verdi campi fioriti.
Il borgo di Boca è posto sulle rive del torrente Strona, si adagia dolcemente su colline non troppo elevate.
La storia del borgo si perde nella "notte dei tempi" ma poco o nulla si è conservato.
Di certo i primi abitanti della zona sono stati i liguri, poi arrivarono i celti che furono soggiogati dalle legioni romane del console Marco Claudio Marcello nel 222 a.C.
Vi passarono anche i Cimbri, popolazione barbarica di origine germanica. Vi transitarono tutte le orde barbariche che occuparono la pianura padana.
Se un periodo di pace arriva nell'Italia settentrionale con i Longobardi è anche vero che del periodo medioevale si sa ben poco di Boca. Probabilmente faceva parte del comitato di Pombia durante la signoria di Ildebrando di Lumellogno.
Entrato nei domini dell'Imperatore Enrico I, fu poi donato da Corrado I al Vescovo di Novara.
Boca era compresa nella comunità di Muzono, attualmente un piccolo borgo dipendente dal Comune di Maggiora, quando passò ai conti di Biandrate che nel 1217 la cedettero al Comune di Vercelli.
Nel 1311 il suo castello fu distrutto dai ghibellini.
Venuto in possesso di Galeazzo Maria Visconti, fu dato in feudo nel 1402 a Francesco Barbavara e successivamente ad altre famiglie fino al 1610, quando fu infeudato al Marchese Ferdinando Rovida, la cui famiglia lo tenne in feudo per tutto il XVIII secolo.
In ricordo di questo periodo feudale lo stemma del Comune è composto da tre ruote, emblema del casato.
Boca come tutto il territorio subì la dominazione spagnola, austriaca prima di entrare in possesso dei Savoia, fatto salvo il breve periodo di dominio Napoleonico.
Trovo parcheggio per la mia auto, proprio davanti alla chiesa parrocchiale di San Gaudenzio.
Lo slargo davanti alla chiesa un tempo era denominato Piazza degli Incanti, centro della vita commerciale di Boca.
Non ho molto tempo per visitare il borgo, sono in attesa di Francesca e Mattia, due amici con cui passerò il resto della giornata, pertanto inizio la mia visita proprio dalla chiesa parrocchiale.
Accedo alla chiesa attraverso una lunga scala a doppia rampa in granito.
La facciata, imponente, risale agli anni sessanta del XX secolo. Infatti per pericolo di crollo la chiesa dovette subire la demolizione delle navate e della facciata.
Anticamente su questo sito, esisteva un oratorio dedicato allo Spirito Santo che diventerà chiesa parrocchiale nel XIV secolo; da allora subì diversi rimaneggiamenti e ingrandimenti.
Accedo alla chiesa e subito si nota la porta della chiesa antica, rimasta intatta dopo le demolizioni e la nuova porta ricostruita.
L'altare maggiore, realizzato in marmi pregiati, è sormontato da un bel e leggero tempietto ed è datato 1786.
Interessante l'affresco raffigurante "Maria Ausiliatrice" e la tela raffigurante "Sant'Anna con la Madonna bambina" e il "Transito di San Giuseppe".
Presente in chiesa delle antiche tele raffiguranti "San Francesca da Paola" e "San Francesco Saverio".
Uscito dalla chiesa, trovo una lapide murata sul lato destro parte dell'edificio più antico che ricorda che nel piccolo spazio, ora occupato da una piccola piazzetta, vi era un cimitero dei bambini.
Sempre su via Senato sulla quale si affaccia la chiesa parrocchiale, esiste Casa Cobianchi, un edificio del XVII – XVIII secolo, residenza della famiglia di Intra, i Cobianchi, che ne aveva fatto la loro residenza estiva.
La famiglia Cobianchi, diede al Regno importanti personaggi, come Vittore che ne fu ambasciatore in Argentina. Il padre di Vittore fu Cesare Cobianchi che in qualità di comandante della Guardia Nazionale di Casale Monferrato, guidò la resistenza della città monferrina durante l'assedio del 23-25 marzo 1849 da parte delle truppe austriache, senza mai arrendersi.
Sempre su via Senato esiste Casa Rezzi, un settecentesco edificio, dove al suo interno mi dicono vi sono pregevoli soffitti a cassettoni e bei camini. Una residenza riccamente decorata che appartenne a Don Andrea Rezzi, parroco di Boca, originario di una famiglia benestante di Crusinallo.
Raggiunta la strada principale trovo, quasi nascosta, in piazza Matteotti tempo Piazza Vittorio Emanuele II, la cappella di Santa Maria e di San Sebastiano.
La cappella, già presente nel 1545, come scritto nel censimento dei "Beni ecclesiastici" voluto da Carlo V, mantiene ancora oggi il suo fascino, benché ormai incorporato all'interno di un edificio. Ben visibile, sopra l'altare, il dipinto della "Madonna con bambino" mentre ormai è scomparso l'affresco di San Sebastiano, pare coperto da più recenti intonaci.
Riprendo l'auto per raggiungere il cimitero, dentro il quale è presente la più antica chiesa di San Gaudenzio, denominata al cimitero per distinguerla dalla parrocchiale. La Chiesa, di semplici forme romaniche, è il più antico edificio religioso presente in zona. La chiesetta è chiusa, ma dalle finestre laterali alla porta d'accesso posso ammirare in lontananza antichi affreschi e un bell'altare ligneo.
Raggiungo così il maestoso Santuario del Crocifisso, immerso tra ombrosi boschi. Il grande parcheggio antistante rende ancora più scenografico il grande edificio religioso.
Il Santuario trae la sua origine da una piccola cappella detta "delle anime purganti" con un dipinto raffigurante Gesù crocifisso con un angelo che raccoglie in un calice il sangue zampillante del figlio di Dio.
Due i miracoli lì avvenuti, portarono all'edificazione dapprima di una chiesetta, poi il massiccio afflusso di fedeli e il ripetersi di miracoli costrinsero le autorità ad avviare l'edificazione di un grande santuario.
I primi miracoli che portarono all'edificazione di un così imponente santuario furono la guarigione di un fanciullo da un attacco convulsivo e la salvezza di un mercante di lane, tale Giovanni Battista Curione di Gallarate, che assalito dai briganti, invocò la protezione del Santissimo Crocifisso, mettendo in fuga i banditi.
L'attuale Santuario è attribuito al grande architetto Alessandro Antonelli; la prima pietra fu posta nel 1822 ma la chiesa terminò la sua costruzione nel 1917.
Il progetto iniziale fu profondamente modificato per motivi economici, infatti non vi è l'alta guglia, il grande campanile che avrebbe dovuto raggiungere l'altezza di 119 metri previsto dal progetto originale.
Il tempio doveva essere lungo 45 metri a tre navate con 25 colonne. La navata centrale doveva essere alta 51metri. Solo il pronao ha le caratteristiche originali con 16 alte colonne, alte 13metri.
Comunque l'edificio è maestoso e nonostante un crollo avvento il 30 agosto 1907 fu ricostruito e mantenne la sua imponenza. Quando avvenne il crollo vi erano in atto le Grandi Manovre Militari. La storia vuole che l'arrivo delle compagnie militari che dovevano soggiornare quella sera tra le arcate del cantiere del santuario in costruzione, fu inspiegabilmente ritardato e questo evitò una vera e propria strage di soldati.
Partecipo così alla Santa Messa tra i molti fedeli presenti. Dopo la cerimonia faccio un giro intorno all'edificio che è coronato da un bellissimo porticato.
Intorno all'abside un porticato crea un più ampio semicerchio, sulle cui pareti, nel marmo sono incisi un lungo elenco di benefattori.
Sempre nell'interno del semicerchio vi è un'altra chiesa con la cappella che conserva la tela del Santissimo Crocifisso.
Non posso non concentrarmi sul panorama che circonda il Santuario, dove un gorgogliante rigagnolo d'acqua fresca e limpida ospita una moltitudine di fiori sulle sue rive. Un tempo al posto dei frondosi boschi, posti intorno al Santuario vi erano lunghe file di filari di vite di Nebbiolo.
Solo dal dopoguerra la coltivazione della vigna ha ripreso la produzione di vino, su questi territori già vocati alla vite al tempo dei romani.
Il vino prodotto oggi è un D.O.C. dal 1969, in un territorio ben delimitato e non molto ampio.
Il Bocca di denominazione d'origine controllata è composto da 70% al 90% di uve Nebbiolo e il resto di uva Vespolina. Il vino prima di essere messo in commercio deve essere fatto invecchiare per almeno 34 mesi, di cui 18 in botti di legno. La versione "Riserva" deve avere 48 mesi di invecchiamento di cui 24 in legno.
Un vino di sicuro profilo aromatico ed elegante ma il cui elevato costo di vendita al dettaglio me ne ha impedito l'acquisto per una sua degustazione.
Lasciato il santuario, prendo la strada per Maggiora, lungo la quale, in frazione Ronchetto, trovo l'ottocentesca chiesa di San Rocco.
È una chiesetta con tetto a capanna, dalle forme semplici. Un elegante pronao ne anticipa l'ingresso.
Due piccole finestrelle sono poste ai lati della porta di ingresso. Sulla facciata sopra il pronao vi è un affresco raffigurante San Rocco.
Vi sono altri interessanti edifici storici e ecclesiastici a Boca, come la chiesetta dedicata alla Madonna delle Grazie compatrono di Boca, la moderna chiesa della frazione Baraggia dedicata ala Madonna della neve.
Nei pressi della quale vi è un monumento con una bicicletta da corsa; una lapide ricorda due grandi esponenti dello sport di Boca. Si tratta di Ermanno Valazza, nato il 6 maggio 1899 a Boca, che fu campione italiano nel 1923 di ciclismo su strada e concluse per due volte il giro d'Italia al quarto posto nel 1926 e nel 1927, oltre ad altri piazzamenti prestigiosi.
L'altro è Domenico Piemontesi, nato a Boca l'11 gennaio 1903, che vinse undici tappe al giro d'Italia in 12 edizioni, ma anche il giro di Lombardia nel 1930. Passò alla storia come il ciclone di Boca per il suo detto "o la va o la spacca".
Sicuramente l'edificio più rilevante posto sul territorio comunale è in località Montalbano. In questa località vi è un complesso, definito come cascina, ma che un tempo doveva essere una fortificazione. Il complesso presenta ancora oggi due torri quadrate, due corti e sulle pareti delle case possiede antichi affreschi di cavalieri, paggi e soldati in cattivo stato di conservazione.
Mi si racconta che esiste anche una cappella ed edifici con sale affrescate.
Lascio così Boca per raggiungere Francesca e Mattia per trascorrere insieme il resto della giornata che si prospetta bella e interessante come la visita a questo piccolo borgo del novarese.