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Libertà di comunicare

Venerdì 08 Gennaio 2010 16:01
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comunicareTra quanto necessario per la libera circolazione delle idee e delle opinioni, cioè la libertà di comunicare, tre sono gli elementi caratterizzanti di analisi: la libertà di essere informati, la libertà di informare e la libertà dalla paura delle conseguenze spiacevoli per essersi liberamente espressi.
I sistemi di comunicazione di massa del XX secolo dovettero continuamente combattere per ottenere e garantirsi tali libertà e in alcuni paesi, anche industrializzati, ancora oggi è difficile poter comunicare.
Le più ovvie limitazioni stanno nel controllo dei mezzi di comunicazione da parte di un numero ristretto di individui o gruppi, ponendosi nella terza condizione cioè di essere perseguiti e forse perseguitati per le proprie opinioni.
Io sostengo Voltaire, che pare disse di un suo avversario (mai fu accertato che lo disse davvero): non condivido le sue idee, ma le difenderò fino alla morte per il suo diritto di esprimerle.
Uno stimolo meno evidente ma non per questo meno tangibile, è quello sociale al conformismo, mettendo in evidenza ciò che è moda o in voga (mi scuso verso i più giovani perché non uso termini moderni come very cool, trendy) o ghettizzando chi è “fuori” o non è in massa. L’affermazione di Voltaire definisce meglio di qualunque altra cosa lo spirito di tolleranza necessario a una società che rispetta il diritto di avere opinioni diverse.
Ma perché questa mia sulle libertà di espressione e sul conformismo?
Oggi intravedo, nei nuovi sistemi di comunicazione di massa, o meglio, di socializzazione, alcuni spunti di riflessione che voglio condividere con voi, utilizzando il vecchio sistema della scrittura; non più oramai con carta e penna che ancora amo utilizzare per fissare parole e frasi, pensieri e sentimenti, ma attraverso quello un po’ più “freddino” del computer.
Fino a ieri la comunicazione di “massa” era mono direzionale: il giornale, la radio, la televisione, fornivano informazioni più o meno libere o volutamente condizionate per creare un’opinione pubblica omogenea.
Oggi l’avvento fortunoso di sistemi di comunicazione interattivi come i giornali on line, con la possibilità di lasciare un commento o un voto del lettore, permette di esprime un parere, una condivisione di idee o una contrarietà.
Ma anche i blog e tutti i social network (face book, my space, ecc…) permettono una comunicazione più rapida, difficilmente condizionabile, largamente usata dalle fasce giovani e giovanili e comunque di alta, media cultura.
Tutto questo non è scappato alla visione calcolatrice di aziende commerciali e di Stakeholder o come le campagne elettorali di Obama e del Presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, in cui Face book ha fatto da padrone, o ancora nel mondo dei personaggi pubblici importanti (V.I.P), che aprono intere pagine con i loro profili, attraverso i Fans club per acquistare consensi e calcolarli, facendosi vedere più vicino all’uomo di “strada”.
Ma su questa via sono molte anche le Pubbliche Amministrazioni e il mondo del terzo settore che ormai utilizzano questi social network come strumenti per raggiungere casa di migliaia di cittadini, stingendo amicizie e promuovendo se stessi. La comunicazione on line è parte integrante della comunicazione pubblica.
Molte sono le pubbliche amministrazioni che considerano la comunicazione online strumento strategico per migliorare i rapporti con il cittadino: ad esempio il Comune di Genova ha aperto uno spazio su MySpace e la Regione Puglia, la Provincia di Vicenza, il Comune di Torino e Bergamo su Face book, dove ai propri utenti offrono informazioni immediate e mirate; grazie ai propri profili suggeriscono link, pubblicano foto e video, raggiungendo un vasto pubblico giovanile.
Oggi molte pubbliche amministrazioni puntano su queste nuove potenzialità offerte dal web di seconda generazione, anche attraverso l’utilizzo di canali di comunicazione alternativi: web tv, condivisione materiale video con il sito Youtube, ambienti virtuali come Second life e le piattaforme di social network. Una giovane filosofia che in Gran Bretagna è stata utilizzata anche dalle forze dell’ordine (polizia) come quella di Manchester che ha sviluppato un’applicazione per Face book, consentendo ai cittadini di essere informati sulla sicurezza del proprio distretto e quartiere, raccogliendo così molte informazioni utili al proprio lavoro.
È il segno dei tempi che cambiano e che oggi l’evoluzione tecnologica è talmente rapida che non riusciamo a starci dietro, tanta è la differenza generazionale da chi, in un tempo neanche troppo lontano, utilizzava appunto carta e penna per comunicare, o una semplice macchina da scrivere.
Dobbiamo affrontare e confrontarci con questo nuovo modo di comunicare, evitando cadute repentine e non facendoci assorbire troppo dalla tecnologia informatica, per usare ancora il nostro cervello in maniera propria e non quale dépendance del cervello elettronico.
Questa mia non è un atto di accusa nei confronti dei nuovi modi di comunicare, né tanto meno vuole essere un invito a loggarci tutti o a far parte di comunità virtuali: anzi, è un invito ad un confronto affinché davvero questi nuovi sistemi favoriscano la crescita delle nuove generazioni, senza tralasciare quei principi di rispetto, dignità e tolleranza che sono propri nell’educazione.