Parcheggio in piazza del mercato, nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Susa, capolinea della diramazione che si stacca dalla ferrovia del Frejus presso Bussoleno, si trova un parcheggio. La stazione di Susa, attivata il 25 maggio 1854 come capolinea della ferrovia Torino-Susa, nel 1868 divenne capolinea della nuova ferrovia del Moncenisio. Questo ardito tracciato, che valicava l'omonimo passo, chiuse il 19 settembre 1871. Nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Susa, capolinea della diramazione che si stacca dalla ferrovia del Frejus presso Bussoleno, si trova un parcheggio.La stazione di Susa, attivata il 25 maggio 1854 come capolinea della ferrovia Torino-Susa, nel 1868 divenne capolinea della nuova ferrovia del Moncenisio. Questo ardito tracciato, che valicava l'omonimo passo, chiuse il 19 settembre 1871.
Attraversato corso Inghilterra, mi avvio per via Roma, la via commerciale di Susa, animata dalle vetrine delle attività. Lasciata la via Roma lastricata, mi ritrovo in via Mazzini, dove si erge la chiesa della Madonna della Pace, posta lungo la sponda sinistra della Dora Riparia, a ridosso del ponte che introduce nel centro storico. La facciata della chiesa è a capanna, con un coronamento a timpano triangolare e un oculo centrale. Ai lati del portale d'ingresso sono poste due nicchie con statue, e sopra di esse due finestre polilobate, divise da un affresco con cornice in stucco. Adiacente alla chiesa c'è il Museo Diocesano d'Arte Sacra. All'interno, la chiesa ha una navata unica che termina con un presbiterio e abside semicircolare. Edificata alla fine del XVI secolo su un precedente edificio religioso del XIII secolo, la chiesa fu intitolata alla Madonna della Pace in ringraziamento per la Pace di Vervins. Siglata il 2 maggio 1598 fra il sovrano spagnolo Filippo II e il nuovo re di Francia, Enrico IV, a Vervins in Piccardia, questa pace pose fine a un conflitto che aveva causato tragedie anche nel territorio segusino.
Superato il ponte mi ritrovo nella piccola ma graziosa piazza IV Novembre, luogo di ritrovo per gli anziani che chiacchierano seduti sulle panchine. Dopo aver percorso un tratto di strada, raggiungo piazza Trento, dove si erge la torre civica affiancata da Casa de' Bartolomei del XIII secolo. Qui nacque il Cardinale Arrigo De' Bartolomei (detto il Cardinale Ostiense), uno dei più importanti giureconsulti medievali, citato da Dante nel XII canto del Paradiso. Arrigo o Enrico De Bartolomei, nato intorno al 1200 da una nobile famiglia, insegnò diritto canonico all'Università di Bologna e a Parigi. Fu nominato Cardinale e Vescovo di Ostia nel 1262. I suoi testi gli diedero grande fama e furono fondamentali nelle scuole di diritto. Il palazzo presenta grandi finestre e bifore a tre lobi intagliate nella pietra, incorniciate da grandi archi a tutto sesto. Sull'edificio, oltre alla lapide dedicata ad Arrigo De' Bartolomei, un'altra ricorda Norberto Rosa di Avigliana.
Proseguo per via Palazzo di Città, un tempo chiamata via Littorio in epoca fascista, affiancata da portici con archi a sesto acuto. Lungo questa strada si trovano diversi edifici importanti, come Palazzo Buttis, che in origine era della famiglia Buttis e ora è il Municipio. Il palazzo ospitò la corte sabauda nel 1724 e, dal 1748, divenne sede municipale. L'edificio ha subito numerosi restauri fino all'epoca fascista e nel cortile interno si trova il teatro civico. Nell'androne del Palazzo vi sono diverse lapidi, tra cui una targa in bronzo che ricorda l'unione tra Francia e Italia, e altre che celebrano il passaggio delle truppe francesi che nel 1859 passarono da Susa per aiutare l'esercito Sardo a raggiungere l'Unità nazionale. Si trovano anche lapidi dei militari della Val Susa caduti nelle guerre d'Indipendenza e altre che ricordano re Vittorio Emanuele II e re Umberto I. Altre ancora celebrano la battaglia condotta dai partigiani della formazione “Stellina” della IV Divisione Alpina Giustizia e Libertà alle grange Sevine. Infine, una lapide ricorda l'apertura della linea ferroviaria FELL che collegò Susa con Saint-Michel-de-Maurienne attraverso il valico del Moncenisio, il 15 giugno 1868.
È ipotizzabile la presenza di insediamenti pre-romani, ma la fondazione della città, la romana Segusium, risale all'età augustea, tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo d.C. La sua nascita si deve alla posizione strategica e di controllo della via che saliva al Monginevro. Il re celtico Donno, che aveva stabilito a Susa la sua piccola capitale, si rese conto che qualsiasi resistenza ai romani sarebbe stata inutile e scelse di stringere una forte amicizia con Roma, entrando di fatto nella classe dirigente romana. Suo figlio Cozio mantenne questi rapporti e nel III secolo d.C. la città si dotò di una cinta muraria che ridusse l'abitato e disegnò un'insolita forma urbana triangolare. Nel 312 d.C., tuttavia, la cinta muraria non impedì che la città fosse assediata e poi incendiata dalle truppe di Costantino. Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), anche per Susa iniziò un periodo di decadenza, che però non causò la scomparsa del centro abitato.
Nel 1027, Olderico Manfredi, Marchese di Torino, avviò la costruzione della Cattedrale di San Giusto. La contessa Adelaide, sposatasi con Oddone di Savoia, portò la città di Susa in dote. Dalla fine dell'XI secolo, la città divenne sede della zecca sabauda, e le monete con la scritta "Secusia" continuarono a circolare fino al XV secolo. Nel XVIII secolo fu edificato a protezione dell'abitato il forte della Brunetta, distrutto poi da Napoleone. Essere sulla direttrice di maggior passaggio e collegamento con la Francia, se da un lato creò benessere, dall'altro causò alla città frequenti devastazioni a causa delle guerre. Per la sua posizione, Susa fu detta "chiave d'Italia", ma anche "porta della guerra".
Alla fine del XVIII secolo la città fu travolta dalla rivoluzione e annessa alla Francia. Nel 1809, Napoleone avviò la costruzione della carrozzabile del Moncenisio. Dopo il Congresso di Vienna, Susa tornò ai Savoia e nel 1854 vide l'inaugurazione della linea ferroviaria che la collegava a Torino. Alcuni anni dopo fu messa in funzione la ferrovia Fell, adatta alle alte pendenze, che la collegava a Saint Michel de Maurienne attraverso il valico del Moncenisio. Questo permise a Susa, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, il fiorire di diversi insediamenti industriali.
Di fronte a Palazzo di Città, sotto il breve tratto di portici, avevano sede la pretura e la sottoprefettura. Affiancata al Palazzo municipale vi è la chiesa di San Carlo. Questa chiesa ha una facciata piuttosto particolare, dominata da un'alta trabeazione "dorica", elevata da due grandi lesene che vogliono rappresentare due imponenti colonne. Sulla trabeazione è inserito un elaborato fastigio, sopra al quale si eleva una elaborata modanatura contenente al centro il simbolo gesuitico, accompagnato da quattro candelabri. Il portale è ricco di decorazioni in stucco a bassorilievo, sormontato da una finestra lobata, ora occlusa, con al centro un'apertura vetrata. La facciata è interamente intonacata. La chiesa di San Carlo fu costruita nel 1625-26 per volere della Confraternita del SS. Nome di Gesù, modificando una casa civile acquistata dai confratelli nel 1618.
Su questa via si trovano alcune lapidi, tra cui quella a Carlo Andrea Rana, nato qui nel 1715 e morto nel 1804. Fu un importante matematico e architetto, nominato Regio Architetto Civile e Militare. A Susa realizzò la cappella della Madonna delle Grazie, ricostruendola su rovine del XIV secolo. Un'altra lapide ricorda Emilio De Giorgis, nato a Susa nel 1844, un generale italiano che, dal 1904 al 1908, fu comandante della commissione militare incaricata di riformare la gendarmeria ottomana in Macedonia. Percorro via al Castello, fino a raggiungerlo. Il Castello di Adelaide sorge su un'altura rocciosa che domina la città. Qui nacque Adelaide, figlia del Marchese di Torino Olderico Manfredi.
Lasciato il castello alle spalle, mi inoltro attraverso uno stretto viottolo in ciottolato, costeggiato da alti muri in pietra, raggiungendo la chiesa di Santa Maria delle Grazie (XVIII secolo). Questa piccola chiesa, gioiello barocco, fu ricostruita su rovine del XIV secolo da Carlo Andrea Rana. Ha un disegno planimetrico non rettilineo e una facciata del porticato profilata a capanna. Nel registro inferiore si apre con un'arcata frontale e altre due sui lati, coronata da un timpano triangolare. Il campanile, a pianta quadrata, termina con una copertura a cipolla. La cappella è attualmente adibita a sacrario dei caduti. L'edificio è fuori dal centro abitato, immerso nella campagna.
Poco lontano, seguendo sempre uno stretto viottolo, raggiungo la chiesetta della Consolata, posta all'incrocio con la SS 24. La chiesetta risulta già esistente nel 1782. La facciata ha un tetto a capanna, con lesene tuscaniche agli spigoli che sorreggono un'alta trabeazione, coronata da un timpano triangolare. La porta d'ingresso, affiancata da due finestrine quadrate, è sormontata da un timpano decorato a modiglioni che contiene al centro un ovale con affresco. Una finestra mistilinea arcelliforme la sovrasta.
Sempre attraverso viottoli raggiungo l'anfiteatro romano, costruito in un avvallamento naturale appena fuori dal centro abitato. Non è di grandi dimensioni e ha una forma ellissoidale, con una lunghezza di circa cinquanta metri, circondato da un podium che sostiene la gradinata, disposta su tre file. Al suo interno, una stretta galleria immetteva nelle quattro "carceres", le piccole stanze dove sostavano i gladiatori prima degli spettacoli. Sotto le gradinate si può vedere anche una stanza adibita a stalla per gli animali.
Giunto in piazza Conte Oddone di Savoia, dove trovo un grande parcheggio, mi inoltro verso via San Francesco, superando un grande edificio adibito a residenza per anziani intitolato a Mons. Beato Rosaz, con la sua chiesa dal moderno e bel prospetto sulla strada. Raggiungo così il convento dei Frati Minori di Susa, un complesso francescano fondato nel primo quarto del XIII secolo all'esterno delle mura. Le prime attestazioni documentali del convento risalgono al 1250. Secondo la leggenda, il convento sarebbe stato fondato dallo stesso San Francesco durante il suo passaggio a Susa nel 1214. La chiesa ha la facciata a salienti, tripartita da lesene e interamente intonacata. Un elemento caratteristico è la ghimberga, il frontone a forma triangolare che ingloba il portale. Una finestra rotonda è posta sopra la ghimberga e altre due ai lati. Una serie di archetti corre per tutta la facciata sotto il culmine del tetto.
L'interno presenta una pianta a tre navate con transetto, ora chiuso per ricavarne cappelle e sacrestia. I due chiostri adiacenti alla chiesa sono di epoca diversa. Durante la soppressione napoleonica furono utilizzati come abitazioni e per usi agricoli. Il chiostro meridionale, più antico, presenta un loggiato al secondo piano detto "loggia di frate Elia". Il porticato al piano terreno, denominato di Sant'Antonio, è suddiviso in campate con volte a crociera di fattura settecentesca. Sulle lunette sono visibili alcuni affreschi raffiguranti la vita di Sant'Antonio. Nel chiostro di San Francesco, sulle pareti sono dipinte scene della vita del Santo. Anche gli affreschi all'interno della chiesa sono molto belli e interessanti.
Attraverso via Rosaz per tornare in via Palazzo di Città, allungo il passo per vedere via delle Carceri, proprio sotto il castello, e attraverso via degli Archi, un'antica strada a scalinata, raggiungo l'altare celtico, situato sull'altura segusina nei pressi dell'acquedotto romano. Sulle rocce adiacenti si possono ancora vedere delle coppelle, incisioni a forma di coppa, alcune tonde, altre quadrate, collegate da canaletti. Il loro scopo non è ancora chiaro, ma gli studiosi propendono a credere che fossero altari sacrificali dove i druidi celti immolavano gli animali.
Supero gli archi dell'acquedotto romano del IV secolo, con i suoi maestosi pilastri da cui si dipartono le arcate che poggiano proprio sull'altare di origine celtica. Nel Medioevo, le due arcate furono inglobate nelle strutture difensive e collegate a una delle torri della cinta muraria. Tra gli archi dell'acquedotto e l'Arco di Augusto c'è l'ingresso del castello, una fortezza del XI secolo che reca tracce dei lavori compiuti in epoche successive. Oggi ospita il museo civico e il museo archeologico. È comunemente chiamato castello di Adelaide, figlia del marchese di Torino Olderico Manfredi e moglie di Oddone, figlio di Umberto Biancamano, conte di Moriana e di Savoia. Adelaide fu poi suocera dell'imperatore Enrico IV, a cui aveva dato in sposa la figlia Berta. L'edificio, oltre a essere stato la dimora dei marchesi di Torino, tra il 1213 e il 1214 vide la presenza di San Francesco d'Assisi, in viaggio verso la Francia. Nel 1629 ospitò Luigi XIII e il cardinale Richelieu. L'aspetto attuale gli deriva dalla ristrutturazione effettuata nel 1750 in occasione delle nozze tra Carlo Emanuele III e l'infanta Maria Antonia. Caduto progressivamente in abbandono, il Castello fu affidato alla municipalità, con l'obbligo di aprire al suo interno delle scuole, e dopo il 1814 divenne sede del supremo comando militare e politico della città e della valle.
Passo sotto l'Arco di Augusto segusino, costruito nel 9-8 a.C. per suggellare il patto di alleanza con Roma. È dedicato ad Augusto da Marco Giulio Cozio, figlio del re Donno. L'Arco di Augusto è composto da un solo fornice con semicolonne che reggono un architrave con fregio figurato e un attico con iscrizione che ricorda il "foedus" tra Cozio e Cesare Ottaviano Augusto. L'arco fu costruito lungo l'antica strada delle Gallie, accanto alle rovine del "castrum".
Percorro Via dell'Impero Romano fino a raggiungere il parco della Rimembranza, dove trovo diversi monumenti: dal cippo che ricorda tutti i militari caduti ai "caduti senza croce". Nel vicino giardino di Augusto, dove si erge il monumento a questo imperatore, si trova anche il monumento ai carristi caduti sul Moncenisio nella guerra del 1940-1945. La statua di Cesare Ottaviano Augusto, una copia in bronzo di un'opera conservata nei Musei Vaticani, è posta dove un tempo si trovava il foro. Dal parco è visibile la chiesa di Santa Maria Maggiore del X secolo, la più antica di Susa.
Dal 1749 è chiusa al culto e oggi è adibita ad abitazione civile. La facciata attuale è del XV secolo, con un campanile in stile romanico. La chiesa fu dedicata fin dalle origini alla Vergine, e l'epiteto "maggiore" ne indica l'importanza nella gerarchia religiosa della città. Una leggenda popolare racconta che risalga al I secolo dell'era cristiana, quando un gruppo di cristiani, per sfuggire alle persecuzione, si diressero verso nord, giungendo fino a Susa, dove furono accolte dall'allora prefetto di Susa, già convertito al cristianesimo che fondò per loro la chiesa.
Un'altra leggenda vuole che la costruzione fosse, precedentemente, un tempio dedicato a Nettuno, perché sul campanile si vede un ferro a forma di bidente che inoltre diede il nome popolare di "campanile della forchetta" quel ferro, ritenuto in origine un tridente e creduto il simbolo del dio del mare. Invece è certo che la chiesa fu ricostruita intorno all’anno mille dopo le distruzioni dei saraceni. L'antica facciata, a capanna, è illuminata da una finestra a croce, da un rosone e da una piccola monofora. Non c'è traccia di porta d'entrata, poiché l'ingresso era laterale, in pietra.
Raggiungo così piazza Savoia, dove si ergono Porta Savoia, il Duomo e il Seminario Vescovile. Porta Savoia, o Porta del Paradiso, risale al III-IV secolo d.C. e, con le sue torri circolari mozzate, costituisce lo stemma della città. È l'unica porta delle mura romane ancora esistente, ed è detta "del Paradiso" per la vicina collocazione del cimitero della Cattedrale. La costruzione si presenta con un paramento rifinito a "lisca di pesce" e finestre a tutto sesto, alternativamente sfalsate. La costruzione ha spesse mura munite di torri circolari e una porta costituita da un solo fornice che in origine era più stretta, proprio per la difesa della città. Appoggiata alla porta romana si trova la Cattedrale di San Giusto del X secolo. Consacrata nel 1027, divenne Abbazia con la fondazione, nel 1029, del monastero annesso, dedicato al martire San Giusto. L'edificio, voluto dal marchese Olderico Manfredi, rispecchia nei suoi interventi architettonici i vari rifacimenti subiti nel corso dei secoli. Fu elevata a Cattedrale nel 1772 con la nascita della Diocesi di Susa. La cattedrale di Susa sorge con la facciata impostata sulle mura della cinta romana e medioevale incorporando nell'angolo sinistro una delle torri romane della porta detta "Savoia".
L'esterno della cattedrale è in stile romanico, con la facciata a capanna e interamente intonacata di bianco. L'interno si presenta a croce latina, con tre navate e transetto. Nelle navate laterali si aprono delle cappelle, tra cui una con una tela del XVIII secolo raffigurante Santa Lucia. Mi soffermo davanti alla statua che ritrarrebbe, secondo la tradizione, la marchesa Adelaide, ma più probabilmente si tratta di una Maddalena pentita. Sul sito del monastero benedettino di San Giusto, nel 1779 fu edificato il Seminario Vescovile. Attualmente l'edificio si sviluppa su tre piani, con una pianta a ferro di cavallo, ed è addossato alla fiancata settentrionale della Cattedrale. All'interno si trova la Cappella edificata nel 1938-1939. Un lato corto di piazza Savoia si prospetta sul torrente Dora e nei suoi pressi si apre una antica porta; si tratta di un arco commemorativo innalzato in ricordo del Principe Carlo Emanuele IV nel 1775.
Tornato su piazza Savoia, passo l'omonima porta e mi ritrovo in piazza San Giusto. Dapprima mi soffermo ad osservare l'alto campanile in stile romanico, la cui cuspide ha un'evoluzione gotica. Il campanile è costruito in pietra, a base quadrata, rinforzato agli spigoli da contrafforti e presenta monofore, bifore trifore. Sul resto della parete laterale della cattedrale vi è una porta d'accesso sormontata da una lunetta con un affresco databile tra il 1125 e il 1130. Davanti a un portale oggi tamponato è collocata una statua in bronzo raffigurante Mons. Edoardo Giuseppe Rosaz, vescovo di Susa e fondatore dell'Istituto suore terziarie di san Francesco, proclamato Beato nel 1991 da Papa Giovanni Paolo II. In piazza si affaccia anche il cortile del Palazzo Vescovile, originariamente una dimora privata nota come palazzo Des Geneys, dove si conserva la camera da letto che ospitò Papa Pio VII e che conserva ancora le decorazioni con cappelli frigi realizzati nel periodo della rivoluzione francese.
Prendo via Francesco Rolando, già via dei Mercanti, dove all'angolo c'è una celebre attività commerciale che produce la focaccia di Susa. Su questo edificio vi è una lastra marmorea che ricorda la fondazione dell'attività di panificazione nel 1870 e il Maggiore dei bersaglieri Francesco Rolando, medaglia d'oro al Valor Militare. Questa fu anche la casa natale del Maggiore dei bersaglieri Francesco Rolando, che persa la vita durante l’evento bellico del 16 novembre 1917, per la difesa del fiume Piave presso il Molino della Sega a Fagarè (TV).
Non posso esimermi dall'assaggiare la famosa focaccia, il cui segreto è custodito da poche persone. La sua storia inizia nel 1870 con Domenico Favro, che rilevò il forno della famiglia Rolando. Questa stretta strada è un susseguirsi di antichi edifici. Alzando la testa, tra le case, posso notare la Torre dei Rotari, antica dimora della nobile famiglia astense, decorata con festoni in terracotta e lo stemma a ruote. Belli anche antichi e prestigiosi edifici, anche affrescati con belle cornici alle finestre, altre con finte finestre contenenti dipinti sacri. Il selciato in pietra, come gli antichi portoni ricordano la storia di Susa. Infatti quando i conti Savoia fissarono nel castello di Susa la loro residenza, molte famiglie nobili della Savoia e del Delfinato, vennero qui a stabilirsi.
Mi ritrovo davanti alla torre civica e allungo il mio girovagare inoltrandomi in via Fratelli Vallero, fino alla chiesa della Madonna del Suffragio. Questo bell'edificio, progettato nel 1892, ha un gusto eclettico ottocentesco di ispirazione neobramantesca. La facciata è a capanna, con un porticato a tre campate nell'ordine inferiore. Ritorno verso piazza IV Novembre, già piazza del Sole.
Percorro un breve tratto del lungo Dora corso Trento fino a un edificio adibito a scuole elementari, dove una targa ricorda i partigiani trucidati dai nazifascisti il 27 aprile 1945. Procedo a recuperare l'auto per fare un breve giro per alcune frazioni. Prima di inoltrarmi verso le borgate, mi fermo ad ammirare la chiesa di Sant'Evasio, situata nei pressi della stazione ferroviaria. Questa chiesa, citata per la prima volta nel 1065, fu riedificata entro il 1765 e il suo sviluppo fu compromesso dalla sua posizione, addossata a un altro edificio.
Appena fuori Susa, in via Olux, trovo la cappella di San Saturnino, poco distante dalla strada asfaltata e che risale alla prima metà del XIII secolo. L'esterno ha mantenuto i caratteri del romanico, soprattutto nel campanile, stretto e slanciato e decorato da archetti pensili e finestre bifore nei suoi tre piani. Invece la chiesetta intitolata alla Madonna della Misericordia, sorge in via Meana ed è sta edificata in una piccola porzione della cascina di proprietà di don Francesco Ronchail nel 1856. La sua facciata è a capanna, con due lesene tuscaniche agli angoli, sovrapposte nei due registri o ordini di cui si compone la facciata; l'inferiore contiene la porta d'ingresso con timpano triangolare, e affiancata da con due finestre. Il secondo registro presenta una grande finestra ovale, mentre il frontone della cappella è triangolare.
Mi fermo poi lungo la SP 172 per raggiungere la cappella di San Costanzo, che sorge isolata e in posizione dominante su Susa. L’edificio è già citato in un documento del 1065ed ha una facciata è austera con tetto a capanna anticipata da un profondo porticato. La cappella ha un piccolo campanile a pianta quadrata. Nelle borgate si possono trovare diverse cappellette e chiesette antiche. Quella di Traduerivi, intitolata alla Santa Croce, risale alla prima metà del XVIII secolo. La sua facciata è a semplice capanna, e si protende in facciata fino a collegarsi con l'edificio di fronte. In regione Castelpietra c'è la cappella della Consolata, dalla semplice facciata intonacata con il tetto a capanna, edificata nel 1728. In località Cascina della Posta si trova la cappella della Madonna delle Grazie di Foresto del Quattrocento, con importanti affreschi in facciata e all'interno. Un piccolo campanile "a vela" completa la facciata. Mentre la cappella di San Giuliano, edificata nel 1820, sorge nell'omonima frazione. La sua facciata è intonacata è tripartita da lesene e ha un tetto a capanna. Sempre in facciata vi sono le lapidi che ricordano i caduti delle guerre.
In conclusione in località Coldimosso si trova la settecentesca cappella dei Santi Simone e Taddeo, la cui caratteristica è essere priva di una facciata in quanto l'ingresso è posto sul fianco. Solo una croce è posta sul colmo del tetto a due falde identifica il settecentesco edificio. Mi piacerebbe visitare anche il forte della Brunetta, ma il tempo è poco e mi accontento di guardarlo da lontano. Il forte, del XVIII secolo, fu distrutto per volere di Napoleone Bonaparte nel 1796. Carlo Emanuele III di Savoia la chiamava scherzando "la mia aspra verginella" per la sua inviolabilità.
Lascio Susa, culla della dinastia sabauda, posta sul fondo di una conca in cui scorre la Dora Riparia, circondata dai pendii boscosi dei monti che le fanno da corona.





