Blog di Dante Paolo Ferraris

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All'ombra di Napoleone (III parte)

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ParigiPasseggiare per le vie di Parigi è come sfogliare un libro di storia, anche senza una guida turistica riesci a rivedere con l'immaginazione molte pagine lette e studiate durante il periodo scolastico, soprattutto per chi si è interessato di determinati periodi storici.
Nel mio percorso tra i viali e le arterie dagli altisonanti nomi, non posso non soffermarmi a richiamare alla mente le vie che portano i nomi delle grandi battaglie napoleoniche e dei suoi generali.
E dietro ad ogni angolo di strada mi aspetto di sentire un rullo di tamburi e di vedere lo sventolio dei vessilli francesi con a capo uno dei tanti generali napoleonici a me noti.
Quando si nomina o semplicemente si pensa a Napoleone la nostra mente lo identifica nell'ideale del condottiero, ma non posso non ricordare anche le grandi opere civili che compì nell'Europa conquistata.
Se la Francia ed altri Stati conquistati fecero progressi nell'industria, nel commercio nell'agricoltura lo si deve sopratutto a Napoleone Bonaparte e alle sue straordinarie idee che cambiarono il volto della Francia. Amava ripetere che erano i suoi tesori i lavori pubblici che aveva fatto compiere anche nel campo urbanistico e delle comunicazioni.
Infatti dal tempo dei Romani non vi era stata nessuna grande strada costruita, anzi molte strade e valichi alpini realizzati da romani erano ormai impraticabili, poco più che mulattiere, al che Napoleone le fece sistemare ed ampliare come quelle del Sempione, il colle di tenda, e del Moncenisio, sulla cui vetta fece costruire un ospizio.
Ma si preoccupo anche di migliorare la navigazione fluviale con la costruzioni di diversi canali come quello di San Quintino che mette in comunicazione i fiumi la Somme con la Schelda. Ma anche quello che unisce il Rodano al Reno trasformandoli in importanti vie commerciali.
In Renania fu dato via al più grande insediamento industriale dell'epoca ancora oggi tra le più grandi d'Europa, anche l'Italia godette delle opere finanziate da Napoleone come il Cavo Napoleonico o Scolmatore del Reno è un canale artificiale multifunzione della pianura emiliana che collega i fiumi Reno e Po.
A seguito delle prime forme d'embargo sui prodotti agricoli, messe in atto dalle Nazioni nemiche, Napoleone incentivò la coltivazione della barbabietola per ricavarne lo zucchero, della cicoria, sostitutiva del caffè e della patata dopo il fermo posto al grano. Incentivò le grandi esposizioni o fiere di prodotti agricoli per favorirne la produzione e la commercializzazione.
Ma la Francia e l'impero si dotarono altresì di un moderno codice civile chiamato anche codice napoleonico.
Una delle tappe fondamentali del nostro percorso furono le chiese tra le quali posso annoverare, tra quelle "obbligatorie", la Chiesa della Santa Trinità posta in place d'Estienned'Orves, voluta da Napoleone III e realizzata da Theodore Ballu, su indicazione del geniale barone Haussmann. La nostra visita è veloce anche se impegnativa, alcuni lavori di rifacimento della piazza antistante ti obbligano ad entrare da delle porticine laterali, presidiate da mendicanti con i loro immancabili cani sonnacchiosi e dagli occhi languidi.
Non posso non dirigermi alla ricerca della cappella dedicata a San Denis (primo vescovo di Parigi). La leggenda racconta che costui, insieme a sue due compagni, mentre erano intenti ad evangelizzare la Gallia, catturati, non vollero rinnegare la loro fede. Furono poi torturati e decapitati sulla collina di Montmartre, vicino ove noi alloggiamo.
Ma anche alla cappella dedicata a Santa Geneviève pongo particolare attenzione per diversi motivi.
La leggenda narra che con le sue preghiere riuscì a deviare le invasioni barbariche di Attila, che minacciavano di arrivare a Parigi. Un quadro posto nella cappella ci racconta come già in avanzata età condusse una spedizione per trovare provviste in Champagne, a seguito di una carestia che aveva colpito la capitale. Ma il più importante per i miei interessi è un quadro che rievoca le processioni che i parigini facevano con le reliquie della Santa, "nei casi di pericolo o di calamità".
Il freddo che accompagna la leggera pioggia comunque non ci ferma e via per via, chiesa per chiesa, monumento per monumento proseguiamo la nostra visita.
Io e S. abbiamo indossato il primo giorno, la stessa maglietta, una combinazione inconsapevole ma assi divertente. Sulle scale di accesso alla basilica du Sacrè Coeur de Montmartre diversi questuanti cercano di fermarci chiamandoci "italiano superman", come poi facciano a capire che siamo italiani in una babele di gente dai mille idiomi e modi di vestire, non l'ho mai compreso.
Dall'alto di Montmartre la sagoma bianca della basilica del Sacro Cuore domina Parigi. Secondo la guida turistica, la chiesa fu costruita all'indomani della sconfitta francese nella guerra franco-prussiana, per ridare alla nazione la fiducia e l'ottimismo necessari ad una nuova rinascita. Dopo la Tour Eiffel, è il luogo più alto della città. Il colore bianco candido è dovuto alla pietra calcarea utilizzata per la sua costruzione che non si vela neanche con il traffico che invade la collina, anzi dopo un acquazzone risulta ancora più splendente.
L'ampio sagrato ci spiega la quantità di fedeli che la chiesa attende di ospitare, così i tantissimi scalini, che benché larghi, ti conducono all'ingresso dando maestosità al complesso, manifestando così la "grandezza francese".
Noi che grandi non siamo, e almeno io non lo voglio essere, ci fermiamo ripetutamente a prendere fiato e a scattarci vicendevolmente qualche foto, visto lo spettacolare panorama che si gode dalla scalinata che conduce alla Basilica. R. da profondo conoscitore della città ci indica i monumenti più importanti che saranno oggetto del nostro tour parigino.
Da non perdere in basilica i diversi elementi simbolici nascosti, tutti con un riferimento all'identità nazionale francese.
Occorre farsi strada tra venditori di souvenir, frotte di turisti in corsa e suonatori di chitarra e mendicanti se vuoi entrare in Basilica, sempre facendo una lunga coda per entrarvi.
All'ingresso, davanti al portico a tre archi, troviamo le statue di Giovanna d'Arco e Re Luigi IX, poi diventato Santo. La guida che accompagna una scolaresca ci ricorda che anche la campana, una delle più grandi del mondo (ci vollero 6 cavalli per trainarla su per la collina di Montmartre) è chiamata Savoiarda, un esplicito riferimento all'annessione della regione del Savoy avvenuta nel 1895. Inoltre una leggenda popolare e mai riconosciuta dalla chiesa ufficiale, ritiene che nella cripta sia custodito il Cuore di Gesù, da cui deriverebbe il nome.
Da sempre luogo di una preghiera senza fine, i pellegrini si alternano notte e giorno davanti all'altare a ringraziare Gesù. I lumini davanti alle cappelle riflettono le loro luci fioche sulle immagini in bronzo di Cristo. Dietro l'altare c'è uno dei mosaici più grandi del mondo che raffigura Cristo mentre spalanca le braccia.
È una visita obbligata per chi viene a Parigi per la prima volta, e sarà anche la tappa finale prima della mia partenza.
L'unica cosa chi mi ha disturbato è stato comunque vedere come in ogni chiesa visitata vi fosse al suo interno un negozio di souvenir ed oggetti religiosi. Ciò, se da un lato è comprensibile per la globalizzazione di tutti i mercati, anche di quelli di oggetti sacri ivi compresa la fede, dall'altra ritengo che di mercanti nel tempio ve ne siano già abbastanza.
La Basilica del sacro cuore,che fu inaugurata in pompa magna, è però snobbata dagli abitanti di Montmartre che continuano ad andare a messa alla chiesa di Saint Pierre, una delle più antiche di Parigi, anch'essa oggetto di una nostra visita.



Fine III parte.