Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Casapinta

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La mattinata è splendida, il sole si erge alto e la strada che devo percorrere è assai lunga. Devo raggiungere il biellese e un piccolo Borgo che ha un territorio poco esteso immerso nel verde, incuneato tra Masserano e Strona e la sua valle. Ad attendermi due amici che mi faranno da guida per Casapinta e il suo territorio.
Il Comune di Casapinta, il cui toponimo deriva dal latino domo picta, ovvero casa dipinta, ha anche il territorio poco esteso, infatti è meno di 3 km², ma i suoi abitanti, oltreché nel capoluogo, si distribuiscono in varie frazioni e cantoni, quali: Benzio, Bassetti, Guardia, Riva, Bosco, Scalabrino, Nicola, Rondo e Fantone, Campalvero, Broglio, Brovetto, Gallo.
Trovo le mie guide nella Piazza centrale di Casapinta, ove si erge maestosa la Chiesa Parrocchiale e il Monumento ai Caduti.
La Chiesa è assai particolare come la storia del Borgo. Infatti Casapinta fino al 1627 era parte del Comune di Mortigliengo, insieme a Mezzana, Strona, Crosa e Soprana, seguendone la sua storia. Il Mortigliengo restò sotto la giurisdizione dei Vescovi di Vercelli fino al 1243, data in cui divenne territorio del Comune di Vercelli, passò poi dal 1351 al 1373 sotto la Signoria dei Visconti di Milano.
Tutto il territorio di Mortigliengo e quindi anche Casapinta nel 1379 passò sotto il dominio dei Savoia. Ancora nel 1619, il Duca Emanuele I, elevò Mortigliengo insieme a Trivero a Marchesato, che durò solo un secolo, diventando in seguito Contea a favore di Gian Giacomo Audiffredi di Torino, direttore generale della Gabella.
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Il mio Piemonte: Argentera

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L'estate è tornata, il sole scalda la mattinata e in auto, accompagnato dalle musiche dei 2Cellos mi dirigo nel cuneese lungo la Strada Statale 21 del Colle Maddalena, stamattina mi pare lunga, ma sono accompagnato da uno splendido panorama che man mano che salgo verso i 1996 metri s.l.m. cambia sempre colori, tutti splendidi.
Di questo Comune abbiamo scarse notizie storiche, anche se vi sono testimonianze di epoca romana quando in questa vallata scorreva una via militare. Infatti, sono stati ritrovati nei pressi dell'abitato di Argentera un tratto di antica strada romana, ma furono ritrovate sul territorio, mi hanno raccontato, anche un'iscrizione riguardante una statua eretta in onore dell'imperatore Antonino Pio e una lapide di un prefetto delle Alpi Marittime che accenna agli effetti curativi delle acque della zona.
Argentera e la sua vallata sono state teatro nella storia di diverse battaglie proprio per la presenza del valico alpino, nonché di noti attraversamenti dello stesso Colle della Maddalena. Fu in quest'area che il console romano Marco Fulvio Flacco sconfisse i Vagienni nel 125 a.C. e pochi anni dopo, nel 76 a.C. Pompeo il Grande o Magno, passò da questo valico per recarsi in Spagna a combattere il ribelle Sartorio.
Argentera è citata per la prima volta in un documento del settembre 1204 in riferimento al collum Argenteriae. Il suo territorio fu sotto il dominio dei Marchesi di Saluzzo fino al 1267, quando passò sotto il controllo degli angioini per poi finire sotto il dominio sabaudo nel 1388.
Il toponimo dell'abitato mi induce a pensare che in passato, nella zona vi fossero delle cave d'argento.
Raggiungo così questo territorio molto vasto, occupato da boschi di conifere, larici e pino montano, con moltissimi pascoli ed è coltivato a prato stabile ed a orti. I monti che circondano gli abitati hanno alte cime, tra le quali l'Oserot con i suoi metri 2860, l'Enchestraye che raggiunge i 2995 metri e la Rocca dei Tre Vescovi con i suoi 2867 metri.
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Bergamo (V parte)

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BergamoPosso così girare intorno alla Basilica di Santa Maria Maggiore, soffermarmi a osservare un tondo scolpito tra i tanti fregi presenti posto sull'abside principale. Si narra che il volto barbuto rappresentato sia quello del Magister Fredo o Frodo, progettista e architetto. Non si ha certezza di nulla, tanto meno si conosce l'origine di questo Magister, si ipotizza fosse un maestro comacino.
Prima di iniziare la mia passeggiata su Via Arena, sosto un attimo davanti alla fontana di Antescolis che si trova vicino alla porta posteriore della Basilica, detta appunto della Fontana, posta in Via Arena. Questa era uno degli antichi lavatoi risalente probabilmente al XII secolo. Importante sapere che un tempo le fontane cittadine erano chiuse da una cancellata ed avevano precisi regolamenti d'uso. Ad esempio era vietato l'utilizzo di secchi che non fossero di rame, dovevano rimanere chiuse negli orari notturni ed erano protette da grate. Questo perché un tempo le città erano sovente infettate dalla peste e da altre forme virali mortali, le sorgenti e le fonti andavano protette per limitare i contagi, per questo motivo era vietato svolgere attività nelle vicinanze che potessero inquinarne l'acqua.
Inizio a percorrere Via Arena, già contrada di Santa Grata, questa è una strada di Bergamo che unisce Piazza Padre Reginaldo Giuliani, ossia la piazza posta sul retro della Basilica di Santa Maria Maggiore con il Vicolo muro di Santa Grata ove termina davanti al seminario vescovile. Questa strada ha la pavimentazione in ciottolato con marciapiedi pedonali in pietra posti su entrambi i lati ed è chiusa al traffico automobilistico se non per i residenti.
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A zonzo per Pisino

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Pisino-PazinEssere in Istria e non andare a visitare il cuore di questa regione è impossibile per chi come il sottoscritto ha una curiosità esuberante. Mentre percorro le belle strade che questa regione offre, sempre costeggiate da verdi prati e da lussureggianti colture agricole o da boschi, ripercorro sommariamente la storia di Pisino o Pazin in croato. Questa cittadina la si trova menzionata per la prima volta nel 983 come fortezza di Pisino "castrum Pisinum", anche se sicuramente come insediamento esisteva già molto prima.
In questo documento, l'Imperatore Ottone afferma la donazione della fortificazione Castrum Pisinum ai vescovi di Parenzo. Costoro cedettero il borgo e la fortezza nel XII secolo al loro conte advocatus Majnard von Schwarzenburg. Fino ad allora intorno al castello vi era un fossato a protezione del Borgo fortificato, al quale si accedeva attraverso cinque porte con ponti levatoi. Alla morte di Majnard, per un breve periodo amministrò il feudo sua figlia Matilde che era soprannominata la contessa di Pisino, per poi passare, con il matrimonio con il conte Engelbert, ai conti di Gorizia. I conti di Gorizia da allora furono indicati come i conti di Gorizia e d'Istria e per un certo periodo risiedettero a Pisino dove ebbero il proprio palazzo.
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Bergamo (IV parte)

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BergamoLa Basilica di Santa Maria Maggiore fu edificata nella seconda metà del XII secolo, l'esterno conserva le linee architettoniche romanico-lombarde originarie, mentre l'interno è decorato in stile Barocco (tra 1600 e 1700). Era in origine la Chiesa battesimale della Cattedrale di San Vincenzo, sorta accanto al complesso della curia vescovile di Bergamo. I bergamaschi sono particolarmente legati a questa Basilica, sicuramente anche perché legati alla storia della sua edificazione. Infatti si narra che nel 1133 tutto il territorio orobico fu colpite da una grave siccità, ne seguì dapprima la carestia e poi la peste. La popolazione di Bergamo rivolse le proprie preghiere alla Vergine a chiederne la sua intercessione per dar fine a questa martoriata terra. Conclusa l'epidemia venne deliberata nel 1135 l'erezione di una chiesa quale voto di ringraziamento. Raccolti gli oboli dei cittadini, il 15 agosto 1137 il Vescovo di Bergamo Gregorio benedisse la prima pietra della Basilica di Santa Maria Maggiore. Il nuovo edificio religioso fu eretto sul sito di una preesistente chiesa dell'VIII secolo dedicata alla Vergine. La chiesa inizialmente fu progettata in stile Romanico dell'epoca, ma arricchito di influssi con provenienza architettonica diverse, come quella renana. In origine disponeva di cinque absidi, oggi di quelle originarie possiamo contarne due, quella centrale e quella a sud-ovest. Una fu demolita nel 1472 da Bartolomeo Colleoni, per far posto alla Cappella della propria sepoltura, un'altra fu parzialmente abbattuta per far posto al campanile edificato tra il 1436 e il 1459 e la terza nel 1485 fu sostituita con una Sacrestia. Ma è proprio in quelle superstiti che si notano la presenza di due ordini architettonici: uno a finestre strombate e un secondo, il superiore, realizzato come una galleria a giorno.
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Il mio Piemonte: Staffarda

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StaffardaStaffarda è una frazione del comune Revello, in provincia di Cuneo ed è conosciuta per la Abbazia di Santa Maria, fondata dai monaci Cistercensi sui terreni pianeggianti vicino al fiume Po, donati dal Marchese di Saluzzo nel 1135, per migliora la produzione agricola e così ed onorare il Signore, come si usava un tempo dire e scrivere. I monaci cistercensi, provenivano dall'Abbazia ligure di Tiglieto, una dei primi insediamenti cistercensi della penisola. Il complesso monastico fu edificato, forse, sopra o nei pressi di precedenti costruzioni, risalenti ad epoca romana e poi longobarda. Ciò è testimoniato da un epigrafe sepolcrale che venne dissotterrata nel 1811 a Staffarda sotto il pavimento di una stalla e recita:
[Hi]c requiescit [in] sonno pacis b(onae) m(emoriae) [Ho]norata qui vix[it]
in speculo a[nnos]
pl(us) m(inus) XL defunct[a]
sub rege Adlowa[ldo]
anno XVIII regni e[ius]
indic(tione) VIII VIII idus f[ebruariuas]
die mer si quis hunf[c tu]
molum violare tem[ta]
verit iram D(e)ii incul[rat]
et anathematus [set].

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Pizzighettone: il luogo natio di mio padre

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Finalmente dopo tanti anni riesco ad andare a Pizzighettone, era un desiderio di mio padre tornare a vedere il suo luogo natio. Vi era nato ma non l'aveva mai vissuta o vista; i suoi genitori si erano trasferiti in questa cittadina per motivi di lavoro e dopo la nascita di mio padre erano rientrati a Castelceriolo. Solo mia zia Mirella, la sorella maggiore si ricordava di Pizzighettone ed ogni tanto mi raccontava qualcosa. Negli ultimi anni della sua vita, più volte mio padre mi chiedeva di portarlo a Pizzighettone, ma ogni volta che si poteva andare, il giorno prima rimandava il viaggio. Posso così oggi andare a visitare questa cittadina, anche in memoria di mio padre.
Prima del viaggio di poche ore, mi leggo un po' di storia di Pizzighettone, proprio per comprendere le tradizioni e cosa potrò andare a visitare.
Pizzighettone è attraversata dal fiume Adda, che divide i quartiere di Gera dal centro storico. La sua storia è strettamente legata alle sue mura difensive. La cittadina di qualche migliaio di abitanti presenta infatti l'unica cerchia di mura pressoché integra in provincia di Cremona. Questo è un raro esempio d'architettura militare degli inizi del Rinascimento e successivamente modificato per adeguarla ai più moderni sistemi di difesa.
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Il mio Piemonte: Castelletto d'Orba

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Montagne di morbide nuvole bianche sembrano passeggiare davanti ai miei occhi e superare la mia auto che corre tra le colline dell'Alto Monferrato. Il sole intanto distende i suoi raggi tra le foglie degli alberi che costeggiano la boscosa strada. Raggiungo così Castelletto d'Orba.
Il Borgo ha occupato un posto di rilievo per l'interesse turistico e naturalistico per molti decenni.
Castelletto d'Orba è uno dei più ridenti paesi dell'Alto Monferrato ovadese e della Valle Orba; situato su un alto colle è posto abbastanza lontano dalle strade di grande comunicazioni, ma comunque ben collegato, sia con il resto del Piemonte, che con la Liguria, preservandola così da una eccessiva urbanizzazione.
La sua posizione collinare, degradante verso la Valle del torrente Orba e del torrente Albedosa è da sempre un importante centro agricolo, soprattutto vitivinicolo ma anche termale.
La località, fino a qualche decennio fa era assai conosciuta quale centro di villeggiatura estivo-invernale, grazie al clima fresco e ventilato, immerso nel verde e ricca di fonti di acque curative e da tavola. Erano molti, ormai scomparsi, gli alberghi che ospitavano una moltitudine di turisti che venivano a Castelletto d'Orba a fare “la cura delle acque”.
Le diverse sorgenti erano particolarmente indicate per la cura delle malattie dello stomaco, del fegato, dell'apparato digerente, dei reni e per altre diverse virtù terapeutiche.
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Un viaggio a Ozalj

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OzaljA volte capita che anche il tempo si alzi con la luna storta. Il cielo sbuffa il suo venticello che aggroviglia le foglie sui rami degli alberi in fiore. C'è il sole che vuole scaldare ma che le nuvole zuzzerellone vogliono giocare con lui; ma alla fine vincerà il sole e la giornata sarà splendida.
Passato a prendere in auto, l'amica Edita, costeggiamo il fiume Kupa. Le case dei villaggi sembrano di marzapane con le loro persiane colorate, i giardini frontali con magnifici fiori e le recinzioni in legno dipinto con tinte vivaci.
Le auto per strada non sono molte in queste ore di prima mattina, di un luglio esploso di profumi e colori.
Il sole ha vinto e le nuvole che volevano minacciare qualche scherzo hanno abbandonato il campo di disputa. Lentamente saliamo su per colline tondeggianti, dove qua e là, in cima dominano i campanili delle chiese dalle cuspidi a cipolla, mentre ai lati, quasi come soldatini vi sono lunghe distese di filari di vite e alberi da frutta.
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Il mio Piemonte: Galliate

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GalliateDopo un'oretta di viaggio, in una giornata afosa, dove neanche il vento esce da dietro le nuvole, raggiungo Galliate.
Ad aspettarmi ci sono Francesco e Mattia, due amici di vecchia data con i quali ho passato splendidi momenti. Francesca è magrolino con due occhi castani come i suoi lunghi capelli che tiene sempre raccolti, Mattia che fa l'infermiere è un ragazzo di equilibrata corporatura, i suoi occhi chiari sono incorniciati da una folta e lunga capigliatura e barba lunga di color castano chiaro. Saranno le mie guide nella loro città.
Cominciamo subito con raggiungere a pochi chilometri dal centro cittadino, collegato con una strada costeggiata da un viale di tigli e valicato un canale di derivazione del canale Cavour e denominato "di Vigevano", il Santuario del Varallino come è comunemente chiamata la Chiesa di San Pietro in Vulpiate.
L'attuale edificio che ricorda in scala ridotta il Sacro Monte di Varallo Sesia, sorge ove un tempo si trovava la piccola cappella campestre con l'immagine della "Vergine Maria nell'atto di porgere una pera al Bambino Gesù". Questo affresco, ritenuto miracoloso, è tutt'ora conservato all'interno della chiesa nella zona absidale.
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Il mio Piemonte: Cannero Riviera

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Cannero RivieraLa giornata è propensa per una gita al lago, voglio tornare in un luogo in cui diversi anni addietro passai una bella giornata. Un piccolo Borgo ricco di tradizioni e storia, ma anche con belle spiagge. Un Paese situato tra montagna e lago, da sempre meta turistica anche di importanti personaggi della storia Italiana.
Raggiungo così Cannero Riviera, il cui centro più importante è adagiato alla foce del Rio Cannero.
Trovo rapidamente parcheggio, considerato che oggi è infrasettimanale e non è ancora il momento dell'assalto dei turisti ai luoghi di villeggiatura.
Il suo toponimo è forse legato all'acqua, dal celtico "Cenn in ar" ossia punta sull'acqua, oppure dal latino "Canore o Canerum" ossia canneto. Invece “Riviera" fu aggiunto nel 1947 propri per il suo particolare clima mediterraneo.
Cannero compare per la prima volta in un documento nel 985, quando Aupaldo Vescovo di Novara donò ai canonici della cattedrale novarese la piccola corte di Canore sul lago Maggiore e la "Villa" di Oglon, ossia l'odierna frazione Oggiogno insieme a un vasto territorio agricolo, con annessi servi. I canonici di Novara nel 1211 vendettero le terre ad alcuni acquirenti di Cannero e di Oggiogno, a condizione che venisse data libertà ai servi, detti oldoni.
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