Blog di Dante Paolo Ferraris

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Capodanno

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Fanculo 2020Siamo finalmente arrivati alla fine di questo anno terribile, da dimenticare. L'anno che è appena passato non lo voglio dimenticare solo perché possa essere di monito per il futuro.
Tutto iniziò con l'oroscopo di Fox che annunciava un anno straordinario con molti cambiamenti. In effetti i cambiamenti ci sono stati, tutti in peggio. Anche il detto "Anno bisesto anno funesto" ha confermato le vecchie dicerie. Abbiamo visto un anno terribile, tanto da farci sembrare le antiche epidemie cose molto più vicine al nostro quotidiano. La memoria torna quasi subito, alla peste "manzoniana" che colpì anche nel territorio di Alessandria. A rileggere i vecchi scritti ritrovi l'antesignana "zona rossa" con l'isolamento della città. L'unico sistema per difendere la città dal contagio era presidiarne le porte incaricando cittadini "in arme" di farvi accedere soltanto individui muniti di apposita "bulletta" attestante la provenienza da città libere dalla peste. Erano i cittadini stessi a dover fare da guardiani alla sicurezza sanitaria della città e se tali cittadini si rifiutavano di prestare servizio erano puniti con il carcere. Infatti all'archivio di Stato cittadino, in un documento del 14 agosto 1630, riporta che è stato segnalato da Bernardo Guasco, capo del quartiere di Borgoglio, che alcuni non si erano presentati a svolgere il servizio di presidio delle porte, la Congregazione ordina che «li signori capi di Milizia possano far dettenere in prigione chiunque ricuserà obedire essendo comandato ad andare di guardia con le armi alle porte per servizio della Sanità ne possa essere rilasciato senza spezial consesso di detto officiale».
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Natale al tempo del CoViD

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CoViDIl Natale di quest'anno è diverso da tutti quelli che ho finora vissuto. Il mio Natale è sempre stato fatto in famiglia, dapprima con i miei genitori e poi a casa di mia sorella. Una famiglia che si è ristretta numericamente, ma che non ha perso le tradizioni. L'albero si è sempre fatto l'8 dicembre, giorno della Immacolata Concezione che unitamente con il presepe accompagna le mie festività fino al 6 gennaio. Il presepe dapprima era realizzato con le statuine, la capanna, il muschio ecc… che creavano a casa dei nostri genitori. Oggi, il mio presepe è il solo gruppo della Sacra Famiglia realizzato in ceramica, ma mi perdo volentieri ad osservare quelli che sono realizzati nelle vetrine dei negozi o nelle chiese. D'altra parte le abitudini non si perdono facilmente ed in questo caso meno male.
Mi è capitato così di fermarmi davanti ad un bel presepio, con tante statuine di personaggi della cultura contadina, impegnati nei loro modesti lavori, con le tradizionali pecorelle ed agnellini oltre al bue ed all'asino nella stalla. Molte le casette, mulini e locande, tutto ben illuminato e con ruscelli d'acqua e il verde del muschio naturale.
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Santa Lucia e i Lecabòn

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lecabonDa bimbo attendevo con ansia il giorno della festa di Santa Lucia, non capivo il perché di quella ricorrenza, forse non me lo sono nemmeno mai chiesto, ma aspettavo che mia madre mi portasse a casa il Lecabòn. Questo è un dolce tipico alessandrino che si distribuisce solo il 13 dicembre e per qualche giorno a seguire.
Santa Lucia è un ricordo prezioso, mi riporta tutti gli anni alla mia infanzia e se sono in città non mi faccio mancare una capatina in piazzetta Santa Lucia a comprare il piccolo e goloso dolce. La piccola piazzetta, oggi come ieri, si riempie di luci e di colori, le bancarelle che vendono dolci sono sempre presenti a commerciare torroni e Lecabòn.
Sicuramente a Siracusa, dove la Santa è nata, la partecipazione popolare sarà molta, ma anche ad Alessandria vi è una discreta adesione. Da poco tempo ho apprese che anche a Verona si festeggia questa ricorrenza con un bellissimo mercatino che occupa le vie del centro cittadino. La festa veronese è dovuta a un fatto che accade nel XII secolo, quando una grave e incurabile malattia colpì gli occhi di molti bambini rendendoli ciechi. Gli abitanti organizzarono una processione e a piedi nudi si recarono nella chiesa dedicata alla Santa per chiedere l'intercessione e la guarigione. Così, vuole la tradizione, l'epidemia cessò. Infatti Santa Lucia è la Santa della luce, anche se è rappresentata sempre cieca, simbolo del suo martirio.
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Il mio Piemonte: Verrone

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La giornata è soleggiata, con l'auto corro su un nastro d'asfalto baluginante, i colori della primavera rendono ancor più luminoso il mio viaggio.
Raggiungo così il Comune di Verrone, il suo toponimo segnalerebbe origini antiche. Secondo alcuni studiosi deriverebbe dal termine latino vetus'– eris cioè vecchio, secondo altri è di derivazione celtica da uer, ossia sopra, per cui si tratterebbe di un luogo posto sopra qualcosa, oppure da viro-, sempre di origine celtica che significherebbe saldo, oppure vigoroso
Anche se il ritrovamento di lucerne e cinerari romani fa pensare ad insediamenti precedenti, oggi la storia documentata di Verrone risale ai secoli XI-XII.
La storia del Borgo è legata in modo indissolubile a quella della famiglia che l'ebbe in feudo, ossia i Vialardi. Lo testimoniano il Castello e la Chiesa di San Lorenzo sulla quale i feudatari esercitavano diritto di patronato.
Le origini della famiglia dei Vialardi, è tanto antica da perdersi nella leggenda e sono da ricondursi al periodo longobardo. Infatti, Widalardo ossia Wied der Hard, Guido (il coraggioso) il capostipite, sarebbe vissuto tra il IX e il X secolo, con la sua famiglia già da tempo si era insediato sul territorio biellese diventandone un riferimento politico ed economico.
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Il mio Piemonte: Castelspina

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CastelspinaIl sole è già alto, ma oggi non devo andare tanto lontano, pertanto posso prendermela con calma ed assaporare i profumi e i colori della primavera che stanno arrivando.
Sono poche le decine di chilometri che devo percorrere per raggiungere il piccolo Borgo di Castelspina e lo faccio agevolmente. Il Borgo è tanto minuto che decido di parcheggiare nella piazza antistante il Palazzo Comunale e girare l'intero abitato a piedi.
Le origini di questo piccolo Borgo della pianura alessandrina, sembrano risalire al periodo medievale, tra il XII e il XIII secolo. Dai primi documenti il territorio risulta appartenere al vicino comune di Gamondium, ossia all'odierno Castellazzo Bormida. Il primo atto ufficiale che lo cita risale al 1367 e i primi signori furono probabilmente i Malvicini. Ma la sua storia è strettamente legata al Castello degli Spina che, secondo alcuni studiosi, venne costruito verso l'anno 1100 in una zona detta Pian Castello, di cui oggi vi sono poche tracce.
Nel XIV secolo nell'ambito delle lotte interne tra Guelfi e Ghibellini passò sotto il dominio dei Visconti. Alla morte di Gian Galeazzo Visconti, sopraggiunta nel 1402 e dopo le distruzioni e i saccheggi del condottiero Facino Cane, subentrarono gli Sforza e poi i Marchesi del Monferrato. Questi ultimi lo cedettero in feudo ai fratelli Feruffini. Tra i diversi feudatati troviamo anche i Visconti e i Guasco.
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Il mio Piemonte: Salasco

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SalascoL'auto corre tra le risaie, sono un continuo alternarsi di laghetti quadrati pieni d'acqua dove le piantine di riso sembrano galleggiare; qui e là ogni tanto una bianca garzetta o un airone cinerino sono in attesa della loro preda.
Il Borgo è tipicamente agricolo, poco distante da Vercelli. Il suo toponimo con il suo suffisso - asco richiama gli insediamenti delle tribù liguri, mentre Sala potrebbe essere di origine longobarda ad indicare un magazzino annesso ad un castello ove la popolazione ammassava i propri prodotti agricoli.
Prima di entrare a Salasco mi soffermo davanti ad un enorme cascina, una parte ancora fortificata. Infatti nella frazione Selve, anticamente sorgeva l'Abbazia fortificata dei Santi Pietro e Benedetto, fondata nel 1101 dal Vescovo di Vercelli. I monaci, che da prima furono chiamati ad abitare il monastero di Selve, furono i benedettini, ai quali nel 1253 succedettero i vallombrosani.
L'attuale chiesa, dedicata alla Santissima Vergine Assunta in Selve, risalente al XVIII secolo, nelle sue forme barocche è, insieme al quattrocentesco complesso del castello a pianta rettangolare con cortile interno, torre quadrata con porta carraia e pusterla, un tempo munita di ponte levatoio, parte di una grande azienda agricola.
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Il mio Piemonte: Villanova Monferrato

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La sveglia ha tardato a suonare, ma il mio viaggio oggi non è molto lungo, pertanto posso prendermela con comodo. Raggiungo Villanova Monferrato, senza nemmeno usare l'autostrada per arrivare a questo grosso Borgo posto sulla sinistra del fiume Po. Un tempo era una zona con molteplici tipologie di colture, oggi sostituite con la coltivazione del riso. Oggi Villanova Monferrato ha anche una discreta zona industriale e un area commerciale di tutto rispetto.
Entrando in Villanova trovo in Via Ing Pietro Bosso, la Chiesetta della Madonna della Neve. Questa Chiesetta che trovo chiusa è di semplice fattura con tetto a capanna e ampio frontone. La chiesa è del XVI secolo e presenta una porta d'accesso con ai lati due ampie finestre ovali, protette da una grata. Sopra la porta vi è un ampio affresco rappresentante la Madonna con Bambino che necessita un restauro. Sopra di essa un ampia lunetta completa la facciata. Questa strada, ossia Via ing. Pietro Bosso, ricorda il patriota che nacque a Vercelli, 1799 e morì a Torino nel 1857. Costui partecipò ai moti del 1821 e fu esule dopo la repressione dei moti mazziniani del 1833, stabilendosi dall'autunno a Bruxelles. Fu proprio l'ing Bosso a convincere Gioberti, di cui era amico, a raggiungerlo da Parigi a Bruxelles. Nel 1838 il Bosso rientrò in Italia, riprendendo la sua attività professionale di ingegnere, soprattutto dedicandosi alla realizzazione delle strade ferrate piemontesi, ma s'impegno anche nel marzo del 1849 a dirigere le opere di difesa di Casale dall'assalto degli austriaci.
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A zonzo con il calessino (XXXIX parte)

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CalessinoLa statua della Minerva accoglie i visitatori ed è un simbolo della città di Pavia. È un opera imponente e fu realizzata dallo scultore Francesco Messina nel 1938.
La Minerva, secondo la mitologia greca era la Dea della sapienza, della saggezza e della guerra; virtù proprie della città con la sua prestigiosa Università e la difesa dell'autonomia della città. Infatti ci sono degli aneddoti su questa statua, tra i quali: la Dea tiene la lancia rivolta verso il terreno in segno di eccellenza della cultura a discapito delle armi, anziché verso l'alto quale indicazione di trionfo. Vige negli studenti universitari, quali segno scaramantico evitare di guardare la Minerva negli occhi, pena la mancata conclusione degli studi universitari.
In origine la statua della Dea aveva i seni scoperti, ma la pudicizia di un tempo avevano obbligato lo scultore a coprirla con una placca leggera a forma di mantellina. Infatti il corpo della statua della Minerva è visibile solo nelle braccia e nel viso che è di bronzo, mentre il vestito è di marmo.
La rivalità con la città di Milano è ricordata voltando le spalle alla città meneghina e la presenza dello scudo e della lancia sembra voler controllare e difendere la città.
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Il mio Piemonte: Fossano

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FossanoSituata sull'altopiano Famolasco è come un grande terrazzo che si affaccia sul profondo incassato corso della Stura di Demonte. Fossano fu fondata il 7 dicembre 1236 come presidio contro Asti, da una Lega di città guelfe e divenne presto un libero Comune. Nel 1238, Fossano si dichiara ghibellina, sotto l'egida imperiale di Federico II, fino al 1250 quando perse l'appoggio imperiale ed iniziò un periodo conflittuale ed instabile. Partecipando alla guerra contro Carlo I d'Angiò subì una breve occupazione angioina.
Nel 1304 la popolazione giurò fedeltà ai Marchesi di Saluzzo e passò nel 1314 nei domini dei principi d'Acaja con Filippo I d'Acaja. Nel 1365, Fossano è coinvolta nel conflitto tra Giacomo d'Acaia e il marchese Federico di Saluzzo. Nel 1418, estintasi questa casata degli Acaja, Fossano entrò definitivamente nei possedimenti sabaudi. Nel 1521, Fossano fu colpita da una terribile pestilenza.
Nel 1566, il duca Emanuele Filiberto la eleva al rango di città, a riconoscimento della fedeltà durante le invasioni francesi del XV secolo; infatti il motto della città è Fidelitatis in signia e nel 1536, anche se Fossano è occupata dai francesi, questi non riescono a conquistare il castello.
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A zonzo con il calessino (XXXVIII parte)

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CalessinoAttraversiamo l'abitato di Pieve Albignola. Un piccolo Borgo della campagna pavese che si sviluppa prevalentemente lungo la strada che conduce a Pavia.
Il sole è alto e abbiamo premura di arrivare nel capoluogo pavese. Le case non sono alte e hanno le fattezze caratteristiche delle zone: cascine e case di campagna. Il Borgo noto come Plebs Albignole risale a prima dell'Anno Mille, ed era ubicato sull'argine del Po, ma fu poi travolto da una piena e ricostruito nel posto attuale. Certo è che nel 1181 i suoi capifamiglia pagavano le tasse del "giogatico" ai signori di Pavia.
Pieve Albignola seguì sempre le vicende storiche della Lomellina ed in particolare di Sannazzaro de' Burgondi e quindi nel feudo dei Malaspina di Sannazzaro, fino all'abolizione del feudalesimo nel 1797.
L'etimologia del nome "Pieve" indica l'antica presenza di una Pieve, una Chiesa con fonte battesimale ormai scomparsa. Invece"Albignola" deriva dal latino "alboneae", l'odierna Erbognetta, un corso d'acqua un tempo ricco di risorgive ormai ridotto a semplice roggia.
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Il mio Piemonte: Carbonara Scrivia

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Carboonara ScriviaLa giornata è calda e afosa, il sole con i suoi raggi sembra voglia bruciare tutto ciò che mi circonda, in cielo nessuna nuvola, l'aria sembra rarefatta e anche i passerotti hanno deciso di non uscire dal nido.
In auto mi avventuro tra i colli del tortonese in cerca di fresco. Raggiungo così Carbonara Scrivia, un piccolo Borgo a pochi chilometri da Tortona. Anche qui non trovo la frescura che cercavo, ma decido comunque di fare due passi per il suo centro.
La piccola piazza intitolata monsignor Clelio Goggi in cui parcheggio è già il centro storico del borgo. Su questa ci si affaccia l'austero e magnifico dongione, oltre al moderno edificio comunale, l'ufficio postale, la sede della pro loco e la chiesa parrocchiale di San Martino.
Si hanno poche notizie circa l'origine del toponimo, probabilmente deriva dal fatto che un tempo si producesse carbone, forse già in epoca romana. Più fantasiosa, ma piace di più ai carbonaresi, è l'ipotesi che Carbonara derivi dal francese cher, bon air - cara, buona aria – vicino alla forma dialettale. Il determinante Scrivia che si riferisce al fiume lungo il quale è adagiato il Paese venne assunta dopo l'unificazione italiana.
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