Blog di Dante Paolo Ferraris

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A zonzo con il calessino (XXXV parte)

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CalessinoI nostri calessini entrano chiassosi nell’abitato di Semiana. Dovremo attraversare per intero il piccolo borgo, fatto di basse case, per lo più dotate di ampi cortili e giardini. Le insegne ormai consunte, su saracinesche ormai chiuse segnala che un tempo vi fosse una florida attività commerciale. Il paese è attraversato dalla Strada Provinciale pavese n. 5 possiede le caratteristiche dei piccoli centri agricoli della Lomellina che hanno visto diminuire drasticamente la propria popolazione nel corso della seconda metà del secolo scorso. L’attività economica principale è comunque di tipo agricola, principalmente dedicata alla coltivazione del riso.
Il toponimo di questa località è di etimologia molto incerta. Alcuni lo fanno derivare da un luogo appartenente alla romana “Gens Salvia”, altri forse dal nome proprio latino Similius da cui l'aggettivo Similiamus, altri ancora dall'antica Salvania, fondata dai Salvi, popolazione proveniente dalla Provenza. Sta di fatto che il primo nome che compare su un atto del XII secolo, vede il borgo indicato come Samignana e manterrà lo stesso nome fino al XVIII secolo. Il luogo fu comunque abitata da tempi molto lontani, visti i ritrovamenti in bronzo risalenti al XII - X secolo a.C. Sicuramente fu abitata dai romani, come tutta la Lomellina e poi con la caduta dell’Impero Romano, fu invasa dalle diverse tribù barbare.
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Diversamente giovane

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Giovani e anzianiVoglio tentare di affrontare con Voi il tema dell'adolescenza e del disagio adolescenziale, lungo un percorso che va dai comportamenti a rischio, tipici dell'età, ai comportamenti devianti. Lo faccio come mero osservatore e senza nessuna base scientifica se non quella della cronaca e di qualche articolo specializzato, fatta da uno spettatore occasionale che a voce alta esprime il suo pensiero, proprio perché vede ancora un'Italia con un cuore giovane.
Particolare attenzione è da sempre prestata all'abuso di sostanze psicoattive nei più giovani, ma ritengo che anche altre forme di devianze quali bullismo e altro siano da considerare.
Permettetemi pertanto di fare dei paragoni, cosa forse sbagliata, con i giovani di ieri, un'osservazione quindi antropologicamente personale, ma che potrebbe aprire una discussione.
Molte volte ho sentito dire: "i giovani sono il nostro domani", quindi mi sembra ovvio pensare che i giovani hanno un cammino davanti più lungo del nostro, ma solo perché l'abbiamo già percorso, oppure sono il Futuro? La domanda è banale ed è facile rispondere con un'altra banalità "sono il presente", mi pare naturale che sono al presente, cioè ad oggi, ma ciò non risolve il problema delle problematiche comportamentali
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Il mio Piemonte : Androno Micca

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Andorno MiccaL’alba stamattina aveva dei colori splendidi, la giornata si annuncia serena, poche nuvole in cielo che si rincorrono ma, lasciano dietro di se un tappeto azzurro.
Con l’auto raggiungo velocemente il Borgo del biellese che intendo scoprire.
Questo Borgo è abitato da moltissimo tempo, il suo nome ha forse origine medioevale e compare sotto forma di Andurnum o Andornum in un atto di donazione del 962, quando il luogo venne donato dall’Imperatore Ottone I al conte Aimone di Vercelli.
Dopo pochi anni, nell’Anno Mille, Andorno passò ai Vescovi di Vercelli, che ne mantennero il possesso fino al 1377, anno in cui gli andornesi si ribellarono al Vescovo Giovanni Fieschi, che nel 1351 aveva fatto erigere un castello sul luogo dove, da circa due secoli, si innalzava una munitissima torre segno di difesa dei borghigiani.
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Zurigo

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ZurigoLa ghiotta occasione di visitare Zurigo me la offre mio nipote Amedeo; in treno raggiungiamo Zurigo, luogo dove abita e lavora. Il primo impatto con la Svizzera non è stato certamente confortante. Infatti appena superato il confine italiano e sul treno vi è stato il cambio macchinisti da italiani a svizzeri, questi ultimi si sono sbrigati ad annunciare dagli altoparlanti posizionati su tutte le carrozze che il ritardo di 5 minuti era colpa delle ferrovie italiane.
Proseguiamo così il viaggio, tra i bellissimi paesaggi ammirabili dai finestrini del treno, intercalati da un pedante turista colombiano che si reca in visita al fratello che abita in un paesino del cantone di Zurigo.
All'arrivo alla stazione di Zurigo o come la chiamano gli svizzeri Zu Raic ossia "troppo ricca", mi accoglie una bellissima installazione "L'ange protecteur", sospesa sopra i passanti. L'opera è stata un regalo dell'azienda Securitas in occasione dei 150 anni delle Ferrovie Svizzere ed è stata trasportata a Zurigo dagli Stati Uniti, opera dell'artista francese Niki de Saint Phalle. L'angelo dalle notevoli dimensioni, alto 11 metri e pesa 1,2 tonnellate, ha un vestito colorato e le ali dorate. Niki de Saint Phalle divenne famosa in tutto il mondo per le sue voluminose "Nana" quali espressione di donne libere, sicure di sé, piene di gioia di vivere.
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Il mio Piemonte: Azeglio

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AzeglioLa giornata si è fatta improvvisamente calda, il vento ha sbuffato le nuvole che velavano il cielo e il sole ha avuto la sua rivincita. La Primavera è anche la vittoria dei colori pastello e vivaci sulla monotonia di quelli invernali. Azeglio mi si prospetta davanti con il suo castello, quasi a volersi ergersi su tutto ciò che circonda la Serra morenica eporediese.
Sono tante le curiosità che mi hanno spinto a visitare questo piccolo borgo piemontese. Non solo il nome del loro più illustre concittadino, nonché le sue tradizioni, ma anche il castello che ho sempre visto mentre percorrevo l'autostrada.
Mentre raggiungo la Piazza principale del borgo, ripercorro la sua storia.
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Il mio Piemonte: Alice Castello

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Alice CastelloLa giornata è splendida e raggiungere Alice Castello è stato un bel viaggio, soprattutto giungendo dopo aver costeggiato il lago di Viverone ed essersi immersi nelle strade che attraversano splendidi vigneti.
Il borgo, un tempo denominata Alice Inferiore, deve il suo nome probabilmente da patronimico latino Allicus nella forma di ablativo plurale Allicicis e la specificazione della presenza di un castello che domina l'abitato.
Sul suo territorio ci sono stati dei rinvenimenti di epoca longobarda, ma i primi cenni storici del borgo risalgono al X secolo. Infatti nel 963 l'Imperatore Ottone I concesse Alice al conte Aimone di Vercelli. Nell'anno 1000 l'Imperatore Ottone III, invece, concede l'investitura di Alice alla chiesa Vercellese.
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Il mio Piemonte: Canelli

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CanelliIl sole si è stancato di sfilare nel cielo e oggi starà dietro le quinte, tra fastidiosi cuscini di nuvole e il mio breve viaggio in auto sarà comunque tranquillo, infatti le nuvole che i accompagneranno non sono cariche di pioggia.
Il mio vagare oggi mi porterà a Canelli. Il suo territorio in antichità fu sede di insediamenti dei Liguri Statielli e successivamente in epoca romana si svilupparono diversi fondi rustici dove già si coltivava la vite. A sua testimonianza vi furono numerosi ritrovamenti di epoca romana tra cui quattro stele incise oggi ospitate nel lapidarium, creato presso la chiesa di San Rocco.
Si sentirà parlare di Canelli solo a partire dall'Alto Medioevo già nell'anno 961, quando compare per la prima volta nell'elenco delle Corti Regie esistenti in Piemonte con l'appellativo "civitas" e come centro di un sistema di sfruttamento fondiario.
Le origini del toponimo sono incerte e si fanno risalire al termine latino locus canellarum (terra, zona ingombra di canne), riferito al territorio che all'epoca era acquitrinoso per gli straripamenti del Belbo.
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A zonzo con il calessino (XXXIV parte)

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CalessinoLa mattina splende, il risveglio è stato dolce, la colazione abbondante, i calessini sono pronti a partire. Gian è alla guida, le ragazze sono dietro al nostro rosso ape-calessino che già corre verso sud, lungo la ex statale 31 del Monferrato che unisce Vercelli ad Alessandria.
Lasciamo sulla nostra destra l'abitato di Stroppiana di cui da lontano fatico a riconoscere i campanili della Chiesa Parrocchiale di San Michele, risalente al 1760, e della Chiesa di Santa Marta che custodisce la Cappella del Santo Sepolcro ed una Deposizione in terracotta; è meta di grande devozione popolare.
Stroppiana è citato per la prima volta in un diploma imperiale del 1014 con il nome di Stirpiana, il paese fu feudo del vescovo di Vercelli, poi proprietà di varie famiglie nobili, tra cui i conti di Biandrate, il Marchese del Monferrato, i Langosco di Stroppiana, i Langosco della Motta e i Vialardi.
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Il mio Piemonte: Ghiffa

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GhiffaLa giornata è calda e afosa, il caldo torrido mi ha accompagnato per tutto il viaggio. Solo alla vista del lago, all'improvviso l'aria si rinfresca. Costeggio per un lungo tratto il Lago Maggiore prima di arrivare a Ghiffa.
Difficile raccontare la storia di questo borgo costituito da 14 piccoli centri abitati. La stessa Ghiffa, attualmente sede del Palazzo Municipale, è stata una frazione di San Maurizio della Costa sino al 1862, quando si decise di usare il suo nome per tutto il comune.
Tra le altre frazioni, sicuramente le più importanti per la storia del luogo è quello di Frino, già sede del Castello dei Moriggia, fondatori del paese. Frino, dal 1447 e per trecento anni, fu il centro amministrativo e religioso delle degagne di San Maurizio e San Martino. Le degagne di San Maurizio, come quelle di San Martino, erano delle antiche circoscrizioni amministrative ed ecclesiastiche in cui era divisa l'area costiera del lago e la valle Intrasca.
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A zonzo con il calessino (XXXIII parte)

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CalessinoIl calessino ormai corre a folle velocità verso Vercelli, ha superato il Borgo di Larizzate senza quasi osservarlo. L'antico Borgo, ormai quasi dimenticato e con pochi abitanti, ha tanta storia da raccontarci: castello, chiesa e le tante aziende agricole che lo compongono.
Vercelli è una città tranquilla piacevole a misura d'uomo, apparentemente senza particolari pretese in fatto di vita mondana.
Avvicinandoci al centro, dove comincia Corso Libertà, troviamo ad accoglierci la bella Piazza Pietro Pajetta, "Nedo", il famoso comandante garibaldino, medaglia d'oro della resistenza, morto in circostanze misteriose sul Monte Casto, al centro della quale svetta la statua di Vittorio Emanuele II, primo Re d'Italia, ritratto in uniforme come al tempo della battaglia Risorgimentali. Il monumento di bronzo di Vittorio Emanuele II è posto sulla cima di un'alta colonna, alla cui base si trovano sulle sue facce, tre scudi, dedicate alle vittorie del Regno di Sardegna, precisamente Goito, Palestro e San Martino. Il Re pare guardare con fierezza la città, in compagnia di tre statue femminili, che rappresentano l'Italia in tre momenti del Risorgimento: l'Italia sconfitta nella Prima Guerra d'Indipendenza (1849), quella vittoriosa e battagliera della Seconda (1859), e quella padrona di Roma dopo la breccia di Porta Pia (1870).
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Il mio Piemonte: Viverone

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La giornata è luminosa e un giro sul lago e sui colli su cui si erge Viverone si prospetta particolarmente interessante. La zona costiera del lago era abitata già ai tempi dell'età del bronzo.
Infatti insieme al ritrovamento di armi da caccia furono ritrovate intere palificazioni che sostenevano le capanne posizionate su palafitte poste sul lago. Furono ritrovate anche due imbarcazioni preistoriche ricavate da un unico tronco, denominate piroghe. Attualmente queste due imbarcazioni ritrovate nel lago di Bertignano sono conservate al museo d'antichità di Torino.
Il toponimo di Viverone non ha un significato certo. Una teoria lo fa derivare dalla coltivazione della vite, infatti due grappoli d'uva sono rappresentati sullo stemma comunale, intorno allo stemma vi è scritto "vitis viva" ma si presume che derivi da "vitis vivax" ossia "il vigore dalla vita".
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