Blog di Dante Paolo Ferraris

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Un uomo deve saper piangere

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pierrotUn detto popolare dice che un uomo non piange mai. Ma non è vero: anche gli uomini piangono. Piangere non è un male, non è un atto di debolezza, non è da considerare un peccato o espressione di paura. Il corpo umano ha bisogno di piangere, perché piangere aiuta a scaricare la tensione nervosa e lo stress. Aiuta a riflettere, a ritrovare se stessi ed ha un effetto sedativo dopo aver subito momenti di tensione emotiva.
Le ragioni del perché un uomo pianga sono molteplici, le più comuni sono la tristezza, la rabbia, la frustrazione, ma è anche espressione di gioia ed allegria.
D'altra parte se ci pensiamo, quando siamo nati la prima cosa che facciamo è urlare e piangere, è un modo di comunicare che non va represso. Poi da bambini, qualcuno mi raccontava che gli uomini non devevano piangere, che il pianto è associato alla debolezza.
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Pina, la mia lucertolina

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lucertola pinaAncora intorpidita, Pina, così ho chiamato la mia lucertolina, esce da chissà quale buco dove è rimasta nascosta dormendo tutto l'inverno. Mi soffermo a guardarla, mi aveva tenuto compagnia tutta l'estate precedente sul piccolo balconcino che si affaccia sulla cucina. Le piaceva prendere il sole tra i vasi delle piante aromatiche, ma non disdegnava nemmeno una passeggiata tra i vasi dei gerani. Quante volte, annaffiando i vasi, le ho fatto il bagno, facendola scappare quando si mimetizzava tra le alte foglie della menta o si nascondeva sotto i grandi fiori delle zinnie. Era l'unico momento che la vedevo scappare, per il resto, la mia presenza anche se rumorosa sul balcone non la spaventava. Sono contento di rivederla, ha messo fuori la testolina e la muove da tutte le parti, come a voler riconoscere il luogo che la ospita. Ogni tanta la linguetta biforcuta guizza svelta dalla bocca.
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Il mio Piemonte: Piedicavallo

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Piedicavallo (Valle Cervo)È una bella giornata di sole e con Lele e Gian decidiamo di andare a fare un tour in Valle Cervo, ed esattamente a Piedicavallo.
Mentre ci inerpichiamo sulle strette e tortuose strade di montagna, Lele mi racconta alcune leggende che la riguardano. Tra esse mi ha particolarmente interessato quella de l'Òm Salvè perché è legata alla storia del Maccagno, un formaggio a pasta semicotta, tipico delle valli biellesi e della Val Sesia. Il nome dovrebbe derivare dall'alpe Maccagno, alpeggio valsesiano. Altre persone credono, invece, che il nome derivi da Maco antico capo di qualche locale tribù. Il Maccagno ha una forma cilindrica e una crosta di color paglierino, mentre la pasta è bianco-paglierino, il suo sapore è dolce con un aroma che ricorda il burro. Il latte è rigorosamente di vacca di razza Bruna o Pezzata Rossa d'Oropa.
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Luci ed ombre a Torino (LIV parte)

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Dudley DursleyCi gustiamo lentamente le nostre coppette di gelato, mentre guardiamo transitare i passanti nella via dedicata allo "struscio" cittadino. Non posso percorre tutta via Garibaldi, devo raggiungere il luogo di appuntamento con Ron ed Hermione. Lascio Remus Lupin con un caloroso saluto, speranzoso che i nostri rapporti tornino un giorno ad essere sorridenti come un tempo.
Percorrendo via San Tommaso e via Monte di Pietà, mi viene in mente che nel tratto finale di via Garibaldi vi siano ancora lapidi che ricordano illustri personaggi come per esempio Nino Oxilia (1889 – 1917), poeta torinese vissuto a cavallo fra Crepuscolarismo e Futurismo, la sua lapide è posta vicino al civico 9. Costui, già giornalista, a soli ventidue anni raggiunse la fama nel 1911 con la commedia a tema studentesco "Addio giovinezza!" (scritta con l'amico Sandro Camasio) poi trasformata in operetta nel 1915.
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Zia Pina e il voto

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Referendum 2 giugno 1946Il sole si è alzato da diverse ore ma continua a combattere con le nuvole. Le campane della vicina chiesa battono a festa per annunciare il prossimo inizio delle messe domenicali. Io e mia zia Pina, come in ogni giornata di sole, facciamo una passeggiata nel piccolo giardino della casa di riposo di Lobbi. I miei passi sono corti per aiutarla e offrirle il braccio. Infatti, zia Pina dopo una terribile caduta dalle scale di casa e un lungo ricovero ospedaliero deve aiutarsi con un bastone nelle sue brevi passeggiate. Dopo questo incidente, frequento settimanalmente, la casa di riposo dove zia Pina ormai alloggia non potendo più abitare da sola.
Le rose sono ormai fiorite, il piccolo vialetto è colorato e aggraziato da una moltitudine di fiori. Ci sediamo sulla panchina, sempre la stessa, dalla quale possiamo guardare la piccola struttura della casa di riposo. Questa è stata ricavata da una villa ottocentesca, ampliata negli anni ma senza modificare l'austero aspetto. La villa è stata donata da un conte alla piccola comunità locale.
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Il mondo Twee

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twee fashionSaranno le primavere che scorrono inesorabilmente, sarà che mi inquieto sempre più facilmente, sarà che la mia curiosità è senza limite, ma l'altro giorno, girando per una grande città del nord Italia, ho incontrato giovani ragazzi, ben abbigliati, garbati e curati nell'aspetto da sembrare proprio "carini" e mi sono inizialmente meravigliato.
Ciò perché conosco le tribù giovanili che ultimamente imperversavano per le nostre città: truzzi, gabber, zarri, fighetti, skaters, punkabbestia ecc... Tutti questi movimenti "underground" fanno parte di diverse subculture urbane, che purtroppo sono stati associati all'idea della marginalità, della devianza o "disadattamento sociale". Io però non credo che siano devianti, marginali, nel senso convenzionale oggi corrente, ma che debbano essere esaminati come sottoinsiemi culturali.
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Luci ed ombre a Torino (LV parte)

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Michael CornerOrmai sono in via Monte di Pietà e manca poca strada per raggiungere il luogo d'incontro con i miei amici.
Questa strada prende il nome dall'Istituto che forniva prestiti su pegni, ora sede di una banca. Il Monte dei pegni fu fondato da Claudio di Seyssel, docente all'università di Torino e vescovo di Marsiglia nel 1519. Costui fu giureconsulto e letterato di chiara fama e le sue spoglie furono tumulate nel duomo di Torino. Mori infatti un anno dopo aver istituito il Monte dei Pegni. Questa istituzione ebbe nella sua lunga storia diverse traversie, infatti dopo qualche anno di attività cadde in crisi per colpa delle guerre che tormentarono la seconda metà del 1500. Nel 1579, dopo un periodo di chiusura, fu riaperto per iniziativa dei Gesuiti. Nel 1825 l'amministrazione dell'ente venne affidata alla Compagnia delle Opere Pie di San Paolo, ora è sede di una banca, come ovvio che sia. Molti non lo sanno ma il cosiddetto Monte di Pietà è così chiamato perché il primo e più famoso Banco dei Pegni a Roma si trova a Piazza Monte di Pietà.
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La città ideale

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Città idealeQuando esco a fare due passi o un breve giro in bicicletta nel paesino dove abito o in città, penso inesorabilmente al quadro visto a Urbino, alla Galleria Nazionale delle Marche, intitolato "Veduta da città ideale". Esso è stato dipinto da un anonimo artista dell'Italia Centrale di fine XV secolo. Non vi è nessuna somiglianza tra il quadro e la mia città. Anzi ultimamente è l'antitesi del quadro stesso.
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Mattina d'inverno

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invernoLa sveglia deve ancora suonare che gli occhi si aprono. Dalle tapparelle della finestra non filtra nessuna lama di luce. Il rumore delle auto che sfrecciano nella sottostante strada raccontano che la giornata ha preso vita. Il lamentoso miagolio dei miei due gatti, posizionati dietro la porta della stanza, annunciano che l'ora di lasciare il caldo piumone è ormai giunta. Il freddo rende le coperte più corte e i minuti più brevi. Con pigrizia stendo le stanche gambe, quasi a voler allontanare le lenzuola che per una notte hanno raccolto i sogni.
Dopo una notte che apparentemente sembra lunghissima ma che non ha allontanato la stanchezza accumulata, gli sbadigli si fanno frequenti e come se le gambe fossero estranee al resto del corpo, mi ritrovo seduto sul bordo del letto, pronto a ricominciare un'altra giornata.
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Luci ed ombre a Torino (LIII parte)

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Remus LupinCorre trasversale a via Garibaldi, via delle Orfane da un lato e via san Dalmazzo dall'altro e proprio su via delle Orfane è appoggiata alla chiesa una lapide ricorda Rossi Rizieri, nato in provincia di Pisa il 4 dicembre 1898, caporale autiere della Croce Rossa. Il 27 aprile 1945 mentre con l'autolettiga accorreva a soccorrere dei partigiani feriti, insieme al sergente maggiore Pietro Chiò e il caporale Carlo Scaramussi, all'incrocio tra via Garibaldi e via delle Orfane, l'autolettiga fu bersagliata a colpi di mitra da alcuni cecchini fascisti. Il caporale Rossi Rizieri, colpito da due pallottole moriva sul posto.
Mentre dall'altra parte, all'angolo con via Barbaroux vi è un bellissimo palazzo che mi ha sempre affascinato, con le sue antiche insegne delle botteghe che ospitava e i suoi mascheroni e volute sulle finestre. Palazzo sul quale è posta una targa che ricorda Lucca Liberina. Costei nacque a Torino il 22 giugno 1910 da artigiani di idee socialiste. Sfollata durante la guerra a Castelnuovo Nigra, entrava in contatto con le bande partigiane canavesane, svolgendo funzioni di staffetta tra le bande del canavesane e quelle torinesi, occupandosi anche degli approvvigionamenti.
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Il mio Piemonte: Retorto

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RetortoOggi il sole è baldanzoso nel cielo, è un fine settimana splendente. Già dal mattino nell'aria si sentiva la prima brezza primaverile. La luce è ancora forte quando m'avvio alla scoperta di questo antico borgo, ora rilegato a poco più che una grande cascina.
Ci sono passato davanti tante volte. Dapprima in auto con mio padre, poi, nel mio girovagare adolescenziale, in motorino, e poi ancora in auto. Mio padre la denominava la "Cascina di Fanfani". Egli era un vecchio politico italiano, che nulla aveva a che fare con la mia terra, né credo con questo antico Borgo. Ma quando c'era da definire un luogo o qualcosa che segnasse facili arricchimenti mio padre lo chiamava così...
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