Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Quinto Vercellese

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Quinto VercelleseMi sono svegliato e sceso in strada ho trovato sul cristallo dell'auto un lucido piano del ghiaccio, non ho il tempo di attendere che sia il sole a scaldarlo, un altro breve giro per il Piemonte mi attende e devo pertanto darmi da fare a sghiacciare il lunotto.
La strada che mi conduce nel vercellese è poco trafficata stamattina, forse, sarà che il sole fa fatica a far capolino da dietro le nuvole e conseguentemente così la maggioranza delle persone faticano a trovare la via d'uscita da sotto il piumone.
Raggiungo Quinto vercellese, adagiato sulla pianura padana e quasi incorniciato da campi coltivati a riso. Il borgo, forse di origine romana si trova sul versante destro del torrente Cervo poco distante dalla confluenza con il torrente Elvo. La toponomastica ci indica chiaramente che il borgo si trova "Ad quintum lapidem" da Vercelli ossia a cinque miglia da Vercelli, circa sette chilometri. Della storia di Quinto Vercellese ho trovato veramente poco se non alcuni dati, comunque importanti; infatti le prime notizie certe del borgo risalgono al 964 e sono citazioni di un frammento del sinodo diocesano di Vercelli del vescovo Ingone.
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A zonzo con il calessino (XVI parte)

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CalessinoSuperiamo il dosso montonato su cui si erge il forte di Bard che blocca strategicamente la vallata. Fermiamo i nostri calessini su un parcheggio posto lungo la strada statale 26 per poter meglio ammirare sia l'abitato di Bard che l'imponente fortezza. Infatti questo abitato, serrato lungo la strada che conduce ad Aosta che ricalca l'antica strada romana, è ai piedi e vegliato dal forte.
Il toponimo Bard può essere un riflesso di un personale medioevale Bardus, di origine germanica o longobarda da Bardi.
Bard, oltre allo storico forte, presenta un assetto urbanistico tipico medioevale. Vi sono presenti edifici risalenti al XV-XVI secolo, fra cui la Casa Valpergo, Casa del Vescovo, Casa Ciucca e Casa della Meridiana. Particolarmente importante è il Palazzo dei Conti Nicole. Questi ultimi furono gli ultimi conti di Bard. Sulla Piazza del Municipio sorge la parrocchiale dedicata all'Assunzione di Maria, chiesa a navata unica, ricostruita nel XIX secolo. Il suo campanile ha invece mantenuto le forme romaniche ad impianto quadrato con monofore e bifore. Lo sguardo non può non correre sull'imponente forte. Già in epoca romana, nel VI secolo d.c. qui esisteva una guarnigione militare di difesa "Clausurae Augustae" a protezione dei confini dell'impero. Tale sistema difensivo nel 1034 fu definito "inespugnabile oppidum".
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Faccialibro e i miei pensieri

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pesceOgni tanto leggendo su faccialibro alcuni post, ahimè tanti, mi viene la tentazione di cancellarmi. Troppe sono le fake news e/o notizie parziali tendenti a nascondere la verità che vengono pubblicate. Troppi sono coloro che movimentano il ditino sulla tastiera per dimostrare la loro demoralizzazione. Gli argomenti sono sempre politici e partitici e comunque verso coloro che non hanno un pensiero egemone benché frustrato. Persino i mondiali di calcio, pallacanestro, pallavolo sono stati oggetto di stolti commenti e inutili confronti. Se questo tempo perso a sentirsi appagato da qualche like messo da qualche altro compiacente frustrato, fosse impiegato in attività di volontariato o svolgendo azioni socialmente utili staremmo tutti meglio.
Purtroppo politici senza scrupoli, i colori politici non contano, cavalcano queste stupidità mettendoci del loro.
Media tradizionali hanno imparato che per vendere devono adattarsi a questa tragica usanza. Risultato finale: imbarbarimento di costumi, atteggiamenti spocchiosi e aumento di vendite di antidepressivi.
Ognuno di noi è uno e non è nemmeno al centro del mondo e neppure bocca della verità; eppure ci comportiamo come se lo fossimo.
Non vedo soluzioni diverse se non tragiche. E visto che il mondo gira dovrà girarsi anche questa società per ricominciare da capo. Non mi cancello da faccialibro perché costoro sono tanto ridicoli nella loro stupidità che mi divertono ancora, e quando ho occasione di incontrarli per strada posso ancora rivolgermi loro con atteggiamenti che mi permettono di vivere momenti fantastici di ilarità.
PS: Io sono il pesce che va in controtendenza alla massa.
 

Farinata

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farinataOggi il cielo non si è svegliato, ha tirato a se la coperta di nuvole fino a coprire testa. Non ho nessuna speranza che la musica della mia radio preferita possano scuoterlo. Perciò devo pertanto aspettarmi un viaggio accompagnato da un cielo grigio e uggioso, ma voglio affrontarlo con il sorriso e con quella allegria che mi porto dietro da una bella stagione estiva.
La strada non è lunga per raggiungere Ovada, città natale di mia madre, in cui ritorno volentieri quando posso, anche solo per fare due passi tra le antiche strade del centro storico. Ma oggi il viaggio è riservato solo ad una personale golosità, voglio tornare a mangiare la farinata di ceci nei luoghi che frequentavo con i miei genitori. Non tutti i locali di un tempo esistono ancora, ma alcuni sono rimasti tali e quali.
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Inquinamento: Casale Monferrato 1986

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Casale Monferrato 1986Lo scopo delle foto è il ricordo ed è stato quando ho avuto modo di vedere delle foto, rigorosamente in bianco e nero, del 1986 che i miei ricordi si sono trasformati in immagini a colori. Le foto ricordavano un periodo giovanile in cui prestavo opera di volontariato. Non ero uno dei soggetti ripresi dallo scatto del fotografo ma ricordavo l'evento e il contesto.
L'evento riguardava la città di Casale Monferrato che a causa dell'inquinamento di alcuni pozzi dell'acquedotto municipale, la città di oltre 40 mila abitanti entrò in emergenza. L'inquinamento era avvenuto nella zona di Santa Maria del Tempio dove esistevano i pozzi di attingimento dell'acqua potabile per la città, vicino ai quali fu ritrovata una discarica abusiva che aveva inquinato la falda acquifera. Tale tragico evento, non accadde per cause naturali ma per mano dell'uomo. Il 24 maggio 1986 il Sindaco di Casale Monferrato, Riccardo Coppa fu costretto a firmare un ordinanza in cui vietava a tutta la popolazione l'uso dell'acqua potabile. I cittadini potevano vedere l'acqua scendere dai rubinetti, ma non potevano né berla, né usarla per lavarsi, cucinare e nemmeno fare il bucato.
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Il mio Piemonte: Novalesa

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NovalesaColgo l'occasione di un viaggio in Val Susa per chiedere al mio collega Andrea, una breve deviazione per raggiungere un borgo situato nella val Cenischia, il cui nome Novalesa compare per la prima volta nel 726 nell'atto di fondazione della celebre abbazia. I primi secoli di vita del borgo si svolsero all'ombra di questo monastero, ma già nel 1279 gli abitanti di Novalesa ottenevano dal priore Amedeo una lunga serie di franchigie con quell'atto li rendeva di fatto padroni dei loro beni privati.
La storia e lo sviluppo del borgo sono legati alla presenza della strada reale che risalendo il corso del fiume Doria Riparia e poi del Cenischia permetteva di varcare le Alpi sul Colle del Moncenisio, uno degli itinerari più frequentati per raggiungere la Francia.
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Birba di nome e di fatto

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BirbaNon si è mai pronti per gli addii, te ne sei andata dopo una lunga carezza, sembrava che mi aspettassi e che volessi quell'ultimo segno d'amore.
Sapevo che sarebbe successo ma mentivo a me stesso sapendo di farlo. Dentro di me sapevo che non ci saremo mai più scambiati quegli sguardi di complicità.
Hai riempito la mia vita e prima quella dei miei genitori.
Nome più adatto non poteva esserti dato, sei rimasta una Birba fino all'ultimo.
Ho visto i tuoi occhi perdere la lucentezza, perdere il tuo sguardo fiero e vagare negli angoli più remoti dello spazio, estranei a tutto ciò ti circonda.
Il tuo pelo soffice si è fatto ispido; nonostante perdessi peso quotidianamente, come una candela consuma la sua cera, non volevo ammetterlo.
Da piccola amavi giocare con tutto ciò che poteva rotolare, non passava giorno che un dispetto non ti facesse curriculum.
Sei stata istigatrice e complice di tutto ciò che tuo fratello combinava, quasi una mandante, eppure sei sempre stata la regina della casa vincendo qualsiasi battaglia vi si svolgesse.
Voglio ricordarti, mentre furtivamente occupavi con astuzia la poltrona di casa dei miei genitori, dove dopo qualche rimbrotto, erano lì a coccolarti.
Sei stata per loro accolta come una compagna di vita e gli hai accompagnati fino ai loro ultimi giorni.
Te ne sei andata come volevi tu, senza disturbare nessuno. Hai vissuto da leonessa, con il tuo spirito fiero da padrona di casa, il tuo entusiasmo di vivere che nonostante la malattia era contagioso.
Ancora oggi, ogni tanto, mi volto a cercarti sapendo che non ci sei più a osservare tutto ciò che accade.
Anche se lo sapevo, tutto era annunciato, niente e nessuno ci prepara a vedere come lenta e inesorabile si spegne la candela di chi ti ha accompagnato per un tratto della vita.
Anche stasera ho guardato una stella e le ho detto di accompagnarti per il resto dell'eternità.
 

Il mio Piemonte: Barbaresco

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BarbarescoAnche se uscire di casa al mattino provoca ancora un sussulto per il freddo, tutte le mie titubanze per il clima si sciolgono con il raggiungere mano a mano che mi avvicino alle dolci colline delle Langhe, timidamente baciate da un sole invernale.
L'inverno è arrivato all'improvviso ed ha imbiancato le colline rendendo più suggestiva la mia visita a Barbaresco con il mio amico Matteo.
Barbaresco è un paesello abbarbicato su un dolce rilievo sulla sponda destra del fiume Tanaro. Posto a pochi chilometri da Alba, il borgo si profila come uno sperone che controlla da lontano il Monferrato astigiano. Già da lontano, la sua solida torre quadrata di avvistamento, simbolo di Barbaresco pare protesa quale inespugnabile baluardo sulla valle del Tanaro. Alcuni studiosi indicano che il toponimo del borgo derivi dalle frequenti scorribande dei saraceni o "barbareschi" che invasero ripetutamente le Langhe, altri invece ritengono che il nome derivi da barbarica sylva dove le antiche tribù celtiche si ritiravano per adorare il dio Tanaro.
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A zonzo con il calessino (XV parte)

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CalessinoSale l'aria pungente, siamo costretti a mettere il k-way per proteggerci dall'aria che si sta raffreddando e un leggero venticello inizia a circolare, rendendo la parte posteriore del calessino più in corrente d'aria perchè non è protetto dal parabrezza anteriore.
Raggiungiamo così Pont-Saint-Martin, primo Comune della regione Valle d'Aosta. Posto alla Valle del Lys è attraversato dalla Dora Baltea, nel Medioevo fu amministrato dalla signoria locale, i Signori di Bard, che fecero erigere nel 1200 il castello che sovrasta il Paese. Secondo la leggenda, San Martino, di passaggio sulla Via delle Gallie e successivamente Via Francigena, dovendo superare un corso d'acqua del Lys, per tornare alla sua diocesi, si trovò bloccato perché la piena del fiume ne aveva travolto la passerella. Fece allora un patto con il diavolo, questi si impegnò a costruire un ponte sul Lys in una notte, in cambio dell'anima del primo essere vivente che ci sarebbe passato.
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A zonzo con il calessino (XIV parte)

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CalessinoMentre i calessini affrontano impavidi le lunghe e tortuose discese, commento con Gian come il piccolo borgo abbia saputo costruire un percorso ecomuseale legato alla castagna, con tanto di mulino per la macina delle castagne essiccate e delle granaglie, ma anche antichi essiccatoi per poter raccontare alle giovani generazioni che del castagno non si gettava nulla. Come ad esempio le foglie che rastrellate nei boschi quando erano secche, venivano conservate in un luogo asciutto e arieggiato. Le foglie erano poi utilizzate come lettiera nelle stalle.
Raggiungiamo così Settimo Vittore, il caos del traffico dell'importante Strada Statale che l'attraversa ci ricorda come è la frenetica vita di oggigiorno. L'antico borgo di Settimo Vittone si estende sulle riva sinistra della Dora Baltea. Il suo paesaggio presenta una grande varietà di panorami agresti. Si può passare dai pascoli montani ai boschi di faggi, betulle, castagni, ai coltivati terrazzamenti a secco. Il lavoro secolare di costruzione di questi terrazzamenti strappati alla montagna, permette la coltivazione dell'uva nebbiolo. Gli impianti di questi vigneti, coltivati a pergolati e sostenuti dai caratteristici tupiun, colonnette in pietra imbiancate con la calce che trattengono il calore dei raggi del sole di giorno per restituirlo la notte, rendono uniche queste montagne. Dal fondo valle si inerpicano strette stradine e mulattiere selciate per raggiungere case isolate e frazioni.
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Il mio Piemonte: Masserano

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MasseranoL'autunno è quella stagione in cui esci di casa freddoloso e ci torni quasi in maniche corte, ma sfrutto gli ultimi scampoli dell'estate e anche oggi la mia auto corre già sull'autostrada fino a inerpicarsi sulle prealpi biellesi.
Giunto in piazza del mercato non posso che attendere degli amici che oggi mi faranno da guida turistica. L'arrivo di Gian e Lele con la loro auto Kia con tutte le scritte pubblicitarie della loro società "Viaggia e Scopri" è facile da riconoscere. Subito dopo, arriva Stefano che di Masserano è originario.
Dopo qualche convenevole mi faccio da loro condurre per la visita del borgo di Masserano. Il paese si sviluppa sulla cresta di una collina, il suo territorio è bagnato dal torrente Ostala che al confine con i Comuni di Casapinta e Curino forma il lago delle Piane. E se la zona nord è collinare, a pochi chilometri dal centro abitato a sud troviamo un area di brughiera alternata a pianura risicola.
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