Blog di Dante Paolo Ferraris

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Alessandria 850 - Omaggio alla mia città

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AlessandriaRicorre quest'anno l'850° anniversario di fondazione della città di Alessandria. È una data ingannevole, sia perché ove esiste la città ora, all'epoca insisteva già un insediamento, sia perché il 3 maggio è la data in cui nel 1168 tre consoli delegati, ossia Rodolfo Nebia, Aleramo da Marengo e Oberto di Foro si recarono a Lodi, dai rettori della Lega Lombarda ivi riunita, per dare l'adesione della nuova città alla alleanza militare.6 Ed è allora che per la prima volta il nome Alessandria compare nella storia scritta.
La città fu così chiamata in onore di papa Alessandro III che appoggiava i Comuni ribelli all'Imperatore.
Di certo la città di ieri, come oggi appare misteriosa, avvolta da grigie ed umide nebbie per il lungo periodo autunnale e invernali e soffocata dal sole in estate.
Una città con molta arte nascosta dietro alti muri e contenuta dietro le inferiate di strette finestre o addirittura interrata.
Una città dagli scorci stupefacenti, con angoli suggestivi che la maggioranza dei suoi cittadini non coglie, sempre impegnati ad attraversarla frettolosamente con gli occhi mai rivolti all'insù. I suoi monumenti, antiche glorie cittadine sono perlopiù dimenticati se non sconosciuti, mentre i suoi cittadini più famosi sono noti più all'esterno della città che dai suoi abitanti.
Ma questa è una città che nonostante tutto, ha una storia da raccontare.
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Il mio Piemonte: Abbazia di Rivalta Scrivia

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Il pomeriggio è caldo ed il sole già alto. Con amici e famigliari ci siamo ritrovati e riuniti a festeggiare il "il dopo", ossia la fine di una spiacevole avventura in cui ero stato coinvolto e che con questo incontro a pranzo ho voluto considerare conclusa, tirando così una linea su una pagina di storia della mia vita e ricominciare, quasi fosse l'alba di un nuovo giorno.
Dopo il pranzo, qualcuno si deve purtroppo allontanare, ma con Paoletta, Marco, Gian e Lele, Alessandro e Paola ci rechiamo a Rivalta Scrivia. Voglio portare questi miei amici torinesi, biellesi e lombardi a visitare una piccola perla della marca Obertenga.
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Il paese dei gamberi

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GamberoLeggo i quotidiani della mattina e non posso non commentare e sfogare la mia rabbia con poche e semplici considerazioni su un sistema di Protezione civile che era un fulgido esempio di buona legge, sicuramente mal applicata ma comunque sempre funzionale.
In un paese nel quale si occupano di prevenzione a vario titolo 3.600 enti, e che conta per la definizione dei procedimenti ambientali circa 1.200 norme, parlare di protezione civile e francamente difficile.
Infatti non voglio nemmeno accennare al problema ricostruzione di un territorio sia sotto l'aspetto urbanistico che antropologico post evento calamitoso, voglio soltanto parlare di come e soprattutto di chi è titolato oggi a mitigare il danno atteso, fare prevenzione e gestire un emergenza.
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A zonzo con il calessino (VII parte)

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CalessinoIl rosso calessino ha voglia di arrivare presto a Biella Piazzo e corre sul nastro d'asfalto sulla lunga e trafficata strada sotto lo sguardo stupefatto di automobilisti e camionisti. Attraversata la parte più moderna di Biella Piano, il calessino inizia ad arrampicarsi verso Biella Piazzo e dalla fontana del "Bottalino" l'atmosfera cambia. La strada poco dopo diventa in ciottolato e le case che si affacciano ricordano epoche antiche.
La fontana del "Bottalino", è a forma di botte e da anche il nome al quadrivio. Questa fontana fu voluta dalla famiglia La Marmora, affinché gli animali destinati al "mercato delle vacche" del Piazzo potessero abbeverarsi. Sempre sul quadrivio, protetta da una grata metallica vi è l'immagine della Madonna di Oropa, del beato De Fango e di San Giacomo.
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Red il selvatico di casa

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RedHa accompagnato la vecchiaia dei miei genitori, fin da piccolo è stato ribelle e scontroso, mio padre benevolmente lo chiamava "selvatico" ma il suo nome era Red, ed a quel nome affibbiatole da Amedeo quando l'ha portato a casa dei nonni, rispondeva ogni qualvolta che scuotevi la sua ciotolina nell'orario dei pasti.
Amava nascondersi nei posti più bui e impervi della casa dove spesso si rannicchiava per dormire per molte ore, di notte invece si sentiva il padrone di casa, annusa, controllava, giocava e faceva i suoi piccoli danni domestici.
Il suo colore rosso del manto lo ha reso da subito il sovrano di casa, spesso imponendosi anche su sua sorella molto più sorniona e coccolosa. Il colore del pelo lo ha sempre distinto quale il furbetto di casa, ma lui lo sapeva bene che, anche se sovrani, è necessario farsi amare dagli umani di famiglia, quindi eccolo ammiccare, fare le fusa e strusciarsi per farti sentire "unico" soprattutto quando era necessario farsi perdonare qualche marachella o serviva per ottenere qualche boccone privilegiato.
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Educazione

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educazioneQuante volte mi è capitato di ascoltare commenti sui giovani per qualche comportamento sconsiderato! L'espressione generalmente usata è: "È questa l'educazione che vi insegnano a scuola?", attribuendo di fatto alla scuola un compito non proprio, o meglio non esclusivo della insegnamento scolastico.
Infatti la scuola non può essere considerata l'unica responsabile dei comportamento incivile dei "nostri" figli. L'educazione non va circoscritta in limiti di età, tempo o spazio ma tutti giocano una parte rilevante nell'educazione delle giovani generazioni.
La famiglia, il luogo e l'ambiente in cui vivono i fanciulli, i giochi e le amicizie e compagnie che si frequentano sono l'imprinting della nostra gioventù.
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A zonzo con il calessino (VIII parte)

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CalessinoAll'angolo sud–est si apre una irregolare piazzetta sulla quale si prospetta la chiesa di San Giacomo. La costruzione è del XIII secolo con facciata del XVI secolo nella quale compaiono elementi gotici. Di forme gotiche anche il trecentesco campanile, la cui eleganza e leggerezza è affidata al sapiente alternarsi di alte bifore con colonne e capitelli che creano un bel gioco di pieni e vuoti, mentre il protiro della chiesa è del XVII secolo. La posizione della piazzetta con la chiesa, gli importanti palazzi che la coronano e la stretta via che ne diparte, conferiscono a questo scorcio di Biella Piazzo un aspetto medioevale. Hai quasi l'impressione di attendere l'arrivo di Dame e Cavalieri, sentire arrivare gruppi di armati a cavallo con lo sbandierio dei loro stendardi, attesi dal parroco con i chierichetto sul sagrato della chiesa pronti ad officiare la solenne funzione.
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Il mio Piemonte: Santuario Graglia e dintorni

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Santuario di GragliaAppena alzato da un profondo sonno notturno, la mattinata si prospetta con un bel cielo limpido. Giusto il il clima per un viaggio alla scoperta del mio Piemonte; passa poco tempo e sono in automobile sull'autostrada che mi conduce in prossimità del biellese. Ormai su strade provinciali circondato da campi allagati per la coltura del riso, vedo in lontananza il prospetto scenografico delle Alpi. La in fondo da qualche parte c'è il Santuario della Madonna di Loreto di Graglia.
Il Santuario è in una rinomata località di villeggiatura: intorno ad esso vi è la possibilità di brevi passeggiate ma anche impegnative escursioni, per gli sportivi vi sono a disposizione diverse impianti; dal semplice gioco di bocce al campo di pallavolo, basket e calcetto. Ma io sono più interessato alle scoperte culturali e storiche del luogo, magari arricchiti da buoni prodotti tipici locali da degustare.
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Il mio Piemonte: Barolo

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BaroloL'autunno è quella stagione in cui non sai mai quanto coprirti; esci di casa battendo i denti dal freddo e torni a casa semisvestito, soprattutto se l'estate è stata generosa con il sole.
Oggi il fresco della mattinata tenta di rubare spazio e calore al sole che ormai è alto. Il volo degli uccelli in cielo, sembra disegnato su una lavagna da quanto è limpido.
Con Matteo mi reco nelle Langhe, viaggio che faccio tutti gli anni per acquistare del buon vino Nebbiolo a Castiglione Falletto.
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A zonzo con il calessino (VI parte)

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CalessinoRaggiungiamo così Ghislarengo e subito ci accoglie prima di entrare nel centro del piccolo borgo, la casa del Bordonale con i suoi affreschi sulla facciata, purtroppo non troppo ben conservati. Raggiunto rapidamente la piazza dove si erge la parrocchiale dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta, ci fermiamo per un attimo ad attendere il Calessino con le due ragazze che si sono fermate a fotografare qualche particolare del borgo. Colgo l'occasione per scrutare meglio piazza Umberto I, non vi sono case di particolare pregio, ma sono ordinate e pulite, segno di una comunità prospera e ordinata. La facciata della chiesa parrocchiale non è particolarmente attraente, ovviamente dal mio punto di vista estetico. Sulla piazza, proprio di fianco la parrocchiale si erge la piccola e anonima chiesetta dedicata a San Rocco.
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Il mio Piemonte: Moncenisio

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MoncenisioStamattina lo sguardo scivola lontano, mentre il sole sbarazzino si veste di nuvoloni che pare vogliano giocare a nascondino con il sole. La luce rimbalza sui tetti di losa e si perde tra le cime dei monti e le rare chiome degli alberi che esplodono di verde. Abbiamo appena varcato il colle del Moncenisio, è un valico alpino che separa le Alpi Cozie dalle Graie e che unisce la val di Susa, con la regione dell'alta Moriana, compresa nel dipartimento francese della Savoia. Questo territorio era storicamente afferente al ducato di Savoia prima dell'annessione della Savoia alla Francia nel 1860, sembra che il termine Moncenisio derivi secondo la tradizione locale da Monte delle ceneri, a seguito di un incendio boschivo.
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