Blog di Dante Paolo Ferraris

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A zonzo con il calessino (XXXIV parte)

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CalessinoLa mattina splende, il risveglio è stato dolce, la colazione abbondante, i calessini sono pronti a partire. Gian è alla guida, le ragazze sono dietro al nostro rosso ape-calessino che già corre verso sud, lungo la ex statale 31 del Monferrato che unisce Vercelli ad Alessandria.
Lasciamo sulla nostra destra l'abitato di Stroppiana di cui da lontano fatico a riconoscere i campanili della Chiesa Parrocchiale di San Michele, risalente al 1760, e della Chiesa di Santa Marta che custodisce la Cappella del Santo Sepolcro ed una Deposizione in terracotta; è meta di grande devozione popolare.
Stroppiana è citato per la prima volta in un diploma imperiale del 1014 con il nome di Stirpiana, il paese fu feudo del vescovo di Vercelli, poi proprietà di varie famiglie nobili, tra cui i conti di Biandrate, il Marchese del Monferrato, i Langosco di Stroppiana, i Langosco della Motta e i Vialardi.
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Zurigo

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La ghiotta occasione di visitare Zurigo me la offre mio nipote Amedeo; in treno raggiungiamo Zurigo, luogo dove abita e lavora. Il primo impatto con la Svizzera non è stato certamente confortante. Infatti appena superato il confine italiano e sul treno vi è stato il cambio macchinisti da italiani a svizzeri, questi ultimi si sono sbrigati ad annunciare dagli altoparlanti posizionati su tutte le carrozze che il ritardo di 5 minuti era colpa delle ferrovie italiane.
Proseguiamo così il viaggio, tra i bellissimi paesaggi ammirabili dai finestrini del treno, intercalati da un pedante turista colombiano che si reca in visita al fratello che abita in un paesino del cantone di Zurigo.
All'arrivo alla stazione di Zurigo o come la chiamano gli svizzeri Zu Raic ossia "troppo ricca", mi accoglie una bellissima installazione "L'ange protecteur", sospesa sopra i passanti. L'opera è stata un regalo dell'azienda Securitas in occasione dei 150 anni delle Ferrovie Svizzere ed è stata trasportata a Zurigo dagli Stati Uniti, opera dell'artista francese Niki de Saint Phalle. L'angelo dalle notevoli dimensioni, alto 11 metri e pesa 1,2 tonnellate, ha un vestito colorato e le ali dorate. Niki de Saint Phalle divenne famosa in tutto il mondo per le sue voluminose "Nana" quali espressione di donne libere, sicure di sé, piene di gioia di vivere.
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Il mio Piemonte: Azeglio

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AzeglioLa giornata si è fatta improvvisamente calda, il vento ha sbuffato le nuvole che velavano il cielo e il sole ha avuto la sua rivincita. La Primavera è anche la vittoria dei colori pastello e vivaci sulla monotonia di quelli invernali. Azeglio mi si prospetta davanti con il suo castello, quasi a volersi ergersi su tutto ciò che circonda la Serra morenica eporediese.
Sono tante le curiosità che mi hanno spinto a visitare questo piccolo borgo piemontese. Non solo il nome del loro più illustre concittadino, nonché le sue tradizioni, ma anche il castello che ho sempre visto mentre percorrevo l'autostrada.
Mentre raggiungo la Piazza principale del borgo, ripercorro la sua storia.
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Il mio Piemonte: Alice Castello

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Alice CastelloLa giornata è splendida e raggiungere Alice Castello è stato un bel viaggio, soprattutto giungendo dopo aver costeggiato il lago di Viverone ed essersi immersi nelle strade che attraversano splendidi vigneti.
Il borgo, un tempo denominata Alice Inferiore, deve il suo nome probabilmente da patronimico latino Allicus nella forma di ablativo plurale Allicicis e la specificazione della presenza di un castello che domina l'abitato.
Sul suo territorio ci sono stati dei rinvenimenti di epoca longobarda, ma i primi cenni storici del borgo risalgono al X secolo. Infatti nel 963 l'Imperatore Ottone I concesse Alice al conte Aimone di Vercelli. Nell'anno 1000 l'Imperatore Ottone III, invece, concede l'investitura di Alice alla chiesa Vercellese.
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Il mio Piemonte : Piverone

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L'occasione per fare un breve tour sulla Serra morenica eporediese me lo offre Imma, sarà l'occasione per conoscere e visitare Piverone; questo paese è adagiato sopra un altipiano ma con una zona pianeggiante bagnata dal lago di Viverone.
La storia di questo territorio e dei suoi borghi si perde nella notte dei tempi; fu abitata, già da tempi preistorici e vi sono stati trovati resti di insediamenti a ridosso vicino al lago ma altri reperti dell'età del bronzo furono ritrovati nell'entroterra.
Curioso è il toponimo e anche la sua origine che non ha nulla a vedere con l'assonante comune limitrofo di Viverone. Però ci può introdurre all'epoca romana, quando il suo territorio faceva parte di una fattoria forse di proprietà di qualche personaggio dal carattere un po' particolare e quindi è possibile che fosse soprannominato "Pipero" da Pepe. Da questo fatto potrebbe risalire la denominazione territoriale "villa Piperonis" e da questa arrivare a Piverone il passo è breve, così almeno amano raccontare i piveronesi. Ma credo che l'ipotesi più probabile sia quella del nome di un prediale romano.
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Il mio Piemonte: Vogogna

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VogognaIl borgo di Vogogna si adagia lungo la sponda sinistra del fiume Toce, sotto lo sguardo severo dei monti del Parco della Val Grande che lo sovrastano. Era diverso tempo che volevo tornare in Ossola, in particolare a Vogogna, l'occasione per passare una giornata con il mio amico Stefano è giunta. Voglio ripercorrere ciò che ebbi modo di vedere frettolosamente qualche anno or sono e scoprire nuovi luoghi e bellezze artistiche.
Lasciamo l'auto in un parcheggio nei pressi del monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, un angolo del borgo che con i suoi edifici sei-settecenteschi dimostra la sua leggiadria di vecchia signora delle montagne.
Tutto il borgo ha le strade selciate in pietra che lo rendono ancor più caratteristico. Imbocchiamo la vecchia via De Regibus per raggiungere lo slargo dove sorge la chiesa parrocchiale. La chiesa neogotica, dedicata al Sacro Cuore di Gesù fu edificata tra il 1894 e il 1904. Un tempo era affiancata dalla più antica chiesa cinquecentesca dedicata ai Santi Giacomo e Cristoforo che crollò col suo campanile nel 1975.
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Il mio Piemonte: Ghiffa

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GhiffaLa giornata è calda e afosa, il caldo torrido mi ha accompagnato per tutto il viaggio. Solo alla vista del lago, all'improvviso l'aria si rinfresca. Costeggio per un lungo tratto il Lago Maggiore prima di arrivare a Ghiffa.
Difficile raccontare la storia di questo borgo costituito da 14 piccoli centri abitati. La stessa Ghiffa, attualmente sede del Palazzo Municipale, è stata una frazione di San Maurizio della Costa sino al 1862, quando si decise di usare il suo nome per tutto il comune.
Tra le altre frazioni, sicuramente le più importanti per la storia del luogo è quello di Frino, già sede del Castello dei Moriggia, fondatori del paese. Frino, dal 1447 e per trecento anni, fu il centro amministrativo e religioso delle degagne di San Maurizio e San Martino. Le degagne di San Maurizio, come quelle di San Martino, erano delle antiche circoscrizioni amministrative ed ecclesiastiche in cui era divisa l'area costiera del lago e la valle Intrasca.
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A zonzo con il calessino (XXXIII parte)

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CalessinoIl calessino ormai corre a folle velocità verso Vercelli, ha superato il Borgo di Larizzate senza quasi osservarlo. L'antico Borgo, ormai quasi dimenticato e con pochi abitanti, ha tanta storia da raccontarci: castello, chiesa e le tante aziende agricole che lo compongono.
Vercelli è una città tranquilla piacevole a misura d'uomo, apparentemente senza particolari pretese in fatto di vita mondana.
Avvicinandoci al centro, dove comincia Corso Libertà, troviamo ad accoglierci la bella Piazza Pietro Pajetta, "Nedo", il famoso comandante garibaldino, medaglia d'oro della resistenza, morto in circostanze misteriose sul Monte Casto, al centro della quale svetta la statua di Vittorio Emanuele II, primo Re d'Italia, ritratto in uniforme come al tempo della battaglia Risorgimentali. Il monumento di bronzo di Vittorio Emanuele II è posto sulla cima di un'alta colonna, alla cui base si trovano sulle sue facce, tre scudi, dedicate alle vittorie del Regno di Sardegna, precisamente Goito, Palestro e San Martino. Il Re pare guardare con fierezza la città, in compagnia di tre statue femminili, che rappresentano l'Italia in tre momenti del Risorgimento: l'Italia sconfitta nella Prima Guerra d'Indipendenza (1849), quella vittoriosa e battagliera della Seconda (1859), e quella padrona di Roma dopo la breccia di Porta Pia (1870).
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Il mio Piemonte: Viverone

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La giornata è luminosa e un giro sul lago e sui colli su cui si erge Viverone si prospetta particolarmente interessante. La zona costiera del lago era abitata già ai tempi dell'età del bronzo.
Infatti insieme al ritrovamento di armi da caccia furono ritrovate intere palificazioni che sostenevano le capanne posizionate su palafitte poste sul lago. Furono ritrovate anche due imbarcazioni preistoriche ricavate da un unico tronco, denominate piroghe. Attualmente queste due imbarcazioni ritrovate nel lago di Bertignano sono conservate al museo d'antichità di Torino.
Il toponimo di Viverone non ha un significato certo. Una teoria lo fa derivare dalla coltivazione della vite, infatti due grappoli d'uva sono rappresentati sullo stemma comunale, intorno allo stemma vi è scritto "vitis viva" ma si presume che derivi da "vitis vivax" ossia "il vigore dalla vita".
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A zonzo con il calessino (XXXII parte)

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CalessinoCon il Calessino ormai si corre in direzione del principato di Lucedio, nella campagna fra Trino e Vercelli. Attualmente il "Principato di Lucedio" è una grande azienda agricola che ingloba i resti dell'antica Abbazia: la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta, il Campanile, la Chiesa del Popolo, la Sala Capitolare, il Chiostro e il Refettorio. Anticamente aveva anche un mulino, ora scomparso.
Fu fondata nel 1123 dai monaci Cistercensi provenienti dalla Borgogna, che bonificarono il territorio che era in gran parte incolto a causa della persistenza di ampie zone paludose e di foreste, introducendo per primi in Italia la coltivazione del riso verso la metà del 1400.
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Pitigliano: un borgo da scoprire

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PitiglianoIl meteo non prometteva niente di buono, ma per fortuna il sole è già alto ed ha scacciato le nubi. La strada è stata lunga ma si annunciano due giorni di scoperte. Risalendo la via che dalla litoranea si dirige verso l'area interna della Maremmana, già si notano le caratteristiche case che sporgono da un grande sperone di tufo, a strapiombo.
Pitigliano è posta sulla rupe ed è circondata su tre lati da altrettanti burroni, pieni di grotte scavate nel tufo; nel fondovalle scorrono le acque dei torrenti Lente, Meleta e Prochio.
Il territorio comunale si eleva a quote collinari che variano tra i 300 e i 663 metri s.l.m. al confine con il Lazio. Il promontorio tufaceo è di suggestiva bellezza, delimitato da valli verdissime.
Pitigliano era un luogo già abitato sin dai tempi degli etruschi, ma vi sono ritrovamenti di insediamenti della tarda età del Bronzo. Non si conosce il nome Etrusco di Pitigliano, forse era Statnes (o Staties) che in epoca romana divenne Prefettura e fu detta Statonia. Mentre il toponimo Pitigliano sembra derivare dalla gens Petilia, importante famiglia romana che dette il proprio nome a diverse località. Invece una leggenda vuole che la fondazione della città sia dovuta a due romani: Petilio e Celiano; dalla fusione dei loro nomi sarebbe derivato Pitigliano.
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