Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il paese dei gamberi

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GamberoLeggo i quotidiani della mattina e non posso non commentare e sfogare la mia rabbia con poche e semplici considerazioni su un sistema di Protezione civile che era un fulgido esempio di buona legge, sicuramente mal applicata ma comunque sempre funzionale.
In un paese nel quale si occupano di prevenzione a vario titolo 3.600 enti, e che conta per la definizione dei procedimenti ambientali circa 1.200 norme, parlare di protezione civile e francamente difficile.
Infatti non voglio nemmeno accennare al problema ricostruzione di un territorio sia sotto l'aspetto urbanistico che antropologico post evento calamitoso, voglio soltanto parlare di come e soprattutto di chi è titolato oggi a mitigare il danno atteso, fare prevenzione e gestire un emergenza.
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Il mio Piemonte: Santuario Graglia e dintorni

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Santuario di GragliaAppena alzato da un profondo sonno notturno, la mattinata si prospetta con un bel cielo limpido. Giusto il il clima per un avventura nel biellese; passa poco tempo e sono in automobile sull'autostrada che mi conduce in prossimità del biellese. Ormai su strade provinciali circondato da campi allagati per la coltura del riso, vedo in lontananza il prospetto scenografico delle Alpi. La in fondo da qualche parte c'è il Santuario della Madonna di Loreto di Graglia.
Il Santuario è in una rinomata località di villeggiatura. Intorno ad esso vie è la possibilità di brevi passeggiate ma anche impegnative escursioni, per gli sportivi vi sono a disposizione diverse impianti; dal semplice gioco di bocce al campo di pallavolo, basket e calcetto. Ma io sono più interessato alle scoperta culturale e storica del luogo, magari arricchiti da buoni prodotti tipici locali da degustare.
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Il mio Piemonte: Barolo

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BaroloL'autunno è quella stagione in cui non sai mai quanto coprirti; esci di casa battendo i denti dal freddo e torni a casa semisvestito, soprattutto se l'estate è stata generosa con il sole.
Oggi il fresco della mattinata tenta di rubare spazio e calore al sole che ormai è alto. Il volo degli uccelli in cielo, sembra disegnato su una lavagna da quanto è limpido.
Con Matteo mi reco nelle Langhe, viaggio che faccio tutti gli anni per acquistare del buon vino Nebbiolo a Castiglione Falletto.
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A zonzo con il calessino (VI parte)

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CalessinoRaggiungiamo così Ghislarengo e subito ci accoglie prima di entrare nel centro del piccolo borgo, la casa del Bordonale con i suoi affreschi sulla facciata, purtroppo non troppo ben conservati. Raggiunto rapidamente la piazza dove si erge la parrocchiale dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta, ci fermiamo per un attimo ad attendere il Calessino con le due ragazze che si sono fermate a fotografare qualche particolare del borgo. Colgo l'occasione per scrutare meglio piazza Umberto I, non vi sono case di particolare pregio, ma sono ordinate e pulite, segno di una comunità prospera e ordinata. La facciata della chiesa parrocchiale non è particolarmente attraente, ovviamente dal mio punto di vista estetico. Sulla piazza, proprio di fianco la parrocchiale si erge la piccola e anonima chiesetta dedicata a San Rocco.
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Il mio Piemonte: Moncenisio

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MoncenisioStamattina lo sguardo scivola lontano, mentre il sole sbarazzino si veste di nuvoloni che pare vogliano giocare a nascondino con il sole. La luce rimbalza sui tetti di losa e si perde tra le cime dei monti e le rare chiome degli alberi che esplodono di verde. Abbiamo appena varcato il colle del Moncenisio, è un valico alpino che separa le Alpi Cozie dalle Graie e che unisce la val di Susa, con la regione dell'alta Moriana, compresa nel dipartimento francese della Savoia. Questo territorio era storicamente afferente al ducato di Savoia prima dell'annessione della Savoia alla Francia nel 1860, sembra che il termine Moncenisio derivi secondo la tradizione locale da Monte delle ceneri, a seguito di un incendio boschivo.
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Pronto Soccorso

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Pronto SoccorsoOgni tanto tocca anche al sottoscritto frequentare il pronto soccorso, questa volta non sono io a dover ricorrere alle cure dei sanitari, ma per un amico di famiglia a cui mi sono prestato ad accompagnarlo.
Ogni volta è per me un'esperienza importante, oltre che per l'ovvio coinvolgimento emotivo, per i pensieri e le riflessioni che mi suscita.
In attesa di essere visitati vi è una enorme folla di persone con problemi piccoli o grandi che condividono insieme un lungo, lungo tempo d'attesa.
Noi siamo arrivati alle 10.30 circa, di un giorno infrasettimanale, Federico ha un lungo taglio, sanguinante sulla nuca, causato dalla caduta accidentale, dalla catasta di legna, di un pezzo di tronco da ardere.
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A zonzo con il calessino (VII parte)

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CalessinoIl rosso calessino ha voglia di arrivare presto a Biella Piazzo e corre sul nastro d'asfalto sulla lunga e trafficata strada sotto lo sguardo stupefatto di automobilisti e camionisti. Attraversata la parte più moderna di Biella Piano, il calessino inizia ad arrampicarsi verso Biella Piazzo e dalla fontana del "Bottalino" l'atmosfera cambia. La strada poco dopo diventa in ciottolato e le case che si affacciano ricordano epoche antiche.
La fontana del "Bottalino", è a forma di botte e da anche il nome al quadrivio. Questa fontana fu voluta dalla famiglia La Marmora, affinché gli animali destinate al "mercato delle vacche" del Piazzo potessero abbeverarsi. Sempre sul quadrivio, protetta da una grata metallica vi è l'immagine della Madonna di Oropa, del beato De Fango e di San Giacomo.
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Red il selvatico di casa

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RedHa accompagnato la vecchiaia dei miei genitori, fin da piccolo è stato ribelle e scontroso, mio padre benevolmente lo chiamava "selvatico" ma il suo nome era Red, ed a quel nome affibbiatole da Amedeo quando l'ha portato a casa dei nonni, rispondeva ogni qualvolta che scuotevi la sua ciotolina nell'orario dei pasti.
Amava nascondersi nei posti più bui e impervi della casa dove spesso si rannicchiava per dormire per molte ore, di notte invece si sentiva il padrone di casa, annusa, controllava, giocava e faceva i suoi piccoli danni domestici.
Il suo colore rosso del manto lo ha reso da subito il sovrano di casa, spesso imponendosi anche su sua sorella molto più sorniona e coccolosa. Il colore del pelo lo ha sempre distinto quale il furbetto di casa, ma lui lo sapeva bene che, anche se sovrani, è necessario farsi amare dagli umani di famiglia, quindi eccolo ammiccare, fare le fusa e strusciarsi per farti sentire "unico" soprattutto quando era necessario farsi perdonare qualche marachella o serviva per ottenere qualche boccone privilegiato.
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Educazione

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educazioneQuante volte mi è capitato di ascoltare commenti sui giovani per qualche comportamento sconsiderato! L'espressione generalmente usata è: "È questa l'educazione che vi insegnano a scuola?", attribuendo di fatto alla scuola un compito non proprio, o meglio non esclusivo della insegnamento scolastico.
Infatti la scuola non può essere considerata l'unica responsabile dei comportamento incivile dei "nostri" figli. L'educazione non va circoscritta in limiti di età, tempo o spazio ma tutti giocano una parte rilevante nell'educazione delle giovani generazioni.
La famiglia, il luogo e l'ambiente in cui vivono i fanciulli, i giochi e le amicizie e compagnie che si frequentano sono l'imprinting della nostra gioventù.
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A zonzo con il calessino (V parte)

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CalessinoRiprendiamo la nostra "corsa" con i nostri Ape calessino; dopo aver superato il torrente Agogna, transitando per Agnellengo, frazione di Momo e costeggiando l'antico castello con il suo tozzo torrione, che pare ergersi verso il cielo quasi a gareggiare con il campanile della vicina chiesa dedicata ai Santi Nazario e Celso. Ormai i nostri potenti automezzi corrono nelle campagne diretti a Barengo. Da lontano riusciamo a scorgere il centro abitato; il piccolo borgo, sorge a ridosso di una delle dorsali moreniche tra il fiume Sesia e il torrente Agogna, sovrastato dal bel castello quattrocentesco che da lontano riusciamo a scorgere. L'abitato ha sicura origine longobarda, come suggerisce il suffisso -engo, infatti Barengo dall'841 al 969 appartenne al Comitato di Pombia. Il grappolo di case che da lontano sembra coronato da un ampio terreno pianeggiante, è dedito alla coltura del riso, ma si notano anche ampi terreni boscati già sulle prime propaggini collinari. Attraversiamo il borgo che all'inizio del XI secolo è ricordato come abitato da un gruppo di arimanni: si indicava col termine di arimanno (dal germanico Heer - esercito e Mann - uomo), specificamente in ambito longobardo, ogni maschio adulto libero in grado di portare le armi, ammesso per questo a partecipare all'assemblea comunitaria (gairethinx), facendo così coincidere dignità militare e dignità civile.
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Il mio Piemonte: Gavazzana

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GavazzanaLa bellezza della primavera sta nel suo equilibrio e stamattina sta dando il meglio di se. Il fresco venticello accompagna dolcemente la giornata, pare una piacevole carezza e sono sicuro che con il trascorrere del giorno mi offrirà panorami incredibili. Tra sole e nuvole questo giorno sarà luogo di una passeggiata in compagnia di Andrea.
Avevo avuto modo di leggere alcuni appunti e poi un libro di Gian Carlo Vaccari sulla storia del piccolo borgo di Gavazzana, ciò mi spinge a soddisfare alcune mie curiosità, ed eccoci a bordo dell'automobile che ci conduce nel piccolo borgo della marca Obertenga.
Lasciato l'abitato di Cassano Spinola, la strada s'inerpica sui dolci rilievi collinari, e seguito per un tratto il rio Predasso, dove prati e colture collinari s'alternano a ciuffi di alberi che sembrano apparire dal nulla, troviamo ligustri, forsixie e ginestre che colorano le siepi insieme ai primi fiori primaverili che dipingono come una tavolozza i prati. Dopo diverse curve iniziano a vedersi i primi boschi, la strada è costeggiata da case padronali e da sontuose ville con piscine.
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