Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Barbaresco

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BarbarescoAnche se uscire di casa al mattino provoca ancora un sussulto per il freddo tutte le mie titubanze per il clima si sciolgono con il raggiungere mano a mano che mi avvicino alle dolci colline delle Langhe, timidamente baciate da un sole invernale.
L'invermo è arrivato all'improvviso ed ha imbiancato le colline rendendo più suggestiva la mia visita a Barbaresco con il mio amico Matteo.
Barbaresco è un paesello abbarbicato su un dolce rilievo sulla sponda destra del fiume Tanaro. Posto a pochi chilometri da Alba, il borgo si profila come uno sperone che controlla da lontano il Monferrato astigiano. Già da lontano, la sua solida torre quadrata di avvistamento, simbolo di Barbaresco pare protesa quale inespugnabile baluardo sulla valle del Tanaro. Alcuni studiosi indicano che il toponimo del borgo derivi dalle frequenti scorribande dei saraceni o "barbareschi" che invasero ripetutamente le Langhe, altri invece ritengono che il nome derivi da barbarica sylva dove le antiche tribù celtiche si ritiravano per adorare il dio Tanaro.
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A zonzo con il calessino (XIV parte)

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CalessinoMentre i calessini affrontano impavidi le lunghe e tortuose discese, commento con Gian come il piccolo borgo abbia saputo costruire un percorso ecomuseale legato alla castagna, con tanto di mulino per la macina delle castagne essiccate e delle granaglie, ma anche antichi essiccatoi per poter raccontare alle giovani generazioni che del castagno non si gettava nulla. Come ad esempio le foglie che rastrellate nei boschi quando erano secche, venivano conservate in un luogo asciutto e arieggiato. Le foglie erano poi utilizzate come lettiera nelle stalle.
Raggiungiamo così Settimo Vittore, il caos del traffico dell'importante Strada Statale che l'attraversa ci ricorda come è la frenetica vita di oggigiorno. L'antico borgo di Settimo Vittone si estende sulle riva sinistra della Dora Baltea. Il suo paesaggio presenta una grande varietà di panorami agresti. Si può passare dai pascoli montani ai boschi di faggi, betulle, castagni, ai coltivati terrazzamenti a secco. Il lavoro secolare di costruzione di questi terrazzamenti strappati alla montagna, permette la coltivazione dell'uva nebbiolo. Gli impianti di questi vigneti, coltivati a pergolati e sostenuti dai caratteristici tupiun, colonnette in pietra imbiancate con la calce che trattengono il calore dei raggi del sole di giorno per restituirlo la notte, rendono uniche queste montagne. Dal fondo valle si inerpicano strette stradine e mulattiere selciate per raggiungere case isolate e frazioni.
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Il mio Piemonte: Masserano

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MasseranoL'autunno è quella stagione in cui esci di casa freddoloso e ci torni quasi in maniche corte, ma sfrutto gli ultimi scampoli dell'estate e anche oggi la mia auto corre già sull'autostrada fino a inerpicarsi sulle prealpi biellesi.
Giunto in piazza del mercato non posso che attendere degli amici che oggi mi faranno da guida turistica. L'arrivo di Gian e Lele con la loro auto Kia con tutte le scritte pubblicitarie della loro società "Viaggia e Scopri" è facile da riconoscere. Subito dopo, viaggia Stefano che di Masserano è originario.
Dopo qualche convenevole mi faccio da loro condurre per la visita del borgo di Masserano. Il paese si sviluppa sulla cresta di una collina, il suo territorio è bagnato dal torrente Ostala che al confine con i comuni di Casapinta e Curino forma il lago delle Piane. E se la zona nord è collinare, a pochi chilometri dal centro abitato a sud troviamo un area di brughiera alternata a pianura risicola.
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Bussano alla porta, è il domani

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ricordiChiuso nei miei pensieri, in una calda giornata d'estate, comodamente seduto sul divano, con il ventilatore acceso che fa girare aria calda, ma sufficiente per far dimenticare un attimo la canicola che stanzia oltre la porta di casa. Luci soffuse dai raggi che penetrano attraverso le tapparelle, un sottofondo musicale, un libro, una bevanda fresca, sono assorto nelle meditazioni e ripercorro nella mia mente, tratti della mia esistenza romanzandola. Favoleggio e ripenso a quante persone, in un momento della vita hanno bussato alla mia porta, sono state persone semplicemente curiose, nuove conoscenze e qualche amico ma anche qualcuno che ambiziosamente cercava di apprendere le mie competenze ed esperienze per seguire le mie orme professionali. Su questo pensiero mi soffermo e cerco di capire cosa intendo per "seguire le mie orme" e forse ricoprire un ruolo professionale come il mio. Non è un ruolo fisico, non è forse un ruolo sociale, ma ognuno comunque il ruolo se lo crea per quello che ognuno offre alla società e che la collettività chiede. Quindi il posto di ognuno è quello che ciascuno si costruisce. Un posto professionale e sociale che non è mai perenne e che è soggetto sempre alla evoluzione naturale delle cose, scelte personali comprese.
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A zonzo con il calessino (XII parte)

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CalessinoLa strada che decidiamo di fare, passa attraverso la Serra Canavese.
Il primo centro abitato che incontriamo è Mongrando, per meglio raggiungerlo abbiamo superato il ponte sul torrente Elvo. Questo torrente nasce dal Monte Mars sulle Prealpi biellesi ed è il principale tributario del torrente Cervo.
Mongrando si sviluppa sulle ultime pendici della collina della Serra, la particolare posizione sull'asse stradale Biella-Ivrea ne fece in passato un luogo di importanza strategica, anche per il controllo dei passi della Serra, ossia la morena che separa il biellese dal canavese.
Il suo nome, può derivare da diverse ipotesi; una prima lo vuole in contrapposizione della borgata Monticello, una delle attuali tredici frazioni o cantoni che compone il Comune di Mongrando. Un'altra teoria vuole che derivi dal celtico magus che vorrebbe significare prato o valle, caratteristica di questo territorio.
La storia di Mongrando segue quella del biellese e del vercellese con tutti i suoi chiaroscuri dei conflitti tra guelfi e ghibellini, tra gli Avogadro e i Tizzani. Passata ai Visconti di Milano nel 1349, fu occupata dal marchese del Monferrato nel 1404 e poi ceduta a Amedeo VIII di Savoia nel 1407.
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La forza dei gemellaggi

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gemellaggioSono stato alcuni giorni a Karlovac, una città gemellata con Alessandria da oltre 55 anni . Giovedì e venerdì scorso si sono svolti i festeggiamenti per il 439 genetliaco della città. Sono tornato fiero di essere cittadino di Alessandria, almeno in questa occasione, perché dopo tanti anni anche alcuni amministratori locali di Alessandria hanno presenziato, rinsaldando dei rapporti che si stavano affievolendo e che soltanto con la costanza e le amicizie personali rimanevano in essere. Tante sono le cose in comune tra le due città e tante potrebbero essere le iniziative che potrebbero rinascere, sia dal punto di vista sportivo che culturale ma soprattutto economico, sociale e turistico.
Gli alessandrini sono ancora ricordati per quanto fecero a favore della loro comunità durante il periodo della guerra ed ancora ringraziano. Le testimonianze di stima e riconoscenza si sentono vivi e sinceri. Occorre talvolta guardare oltre il Tanaro per comprendere quali sono i valori dell'amicizia. Ora spero solo che questo accada anche tra la Provincia di Alessandria e la Zupanja di Karlovac, anch'esse strinsero un rapporto di amicizia, sottoscritto allora da Fabrizio Palenzona e portato avanti per qualche anno da Ennio Negri, poi l'oblio. Oggi sono convinto che il Presidente Baldi Gianfranco saprà rinsaldare i rapporti e che anche l'economia provinciale potrà trovare nuovi stimoli turistici ed economici. Lo ha fortemente dimostrato la volontà dello Zupano (presidente) di Karlovac e il Sindaco di Ozaly. Quest'ultima splendida cittadina industriale ma con un Borgo e castello arroccato e dove le vigne la fanno da padroni. Ahimè anche un altro gemellaggio fu firmato, questa volta dal sottoscritto, ma il disinteresse o meglio i diversi interessi lo hanno sopito da anni. In questo caso solo l'amico Stefano Falco di Biella e pochi che stanno facendo di tutto per mantenere vivi i rapporti. Spero che le nuove generazioni politiche, economiche e sociali sappiano tenere stretti dei rapporti d'amicizia profonda, nati ancora quando i confini erano ben chiusi o la guerra imperversava. Io posso solo andare trovare veri amici come Edita Gojak , Branka Hastor, Anita Vuletić ecc... e stare con loro davanti ad una Pivo . Con loro e con una nuova conoscenza Maja Cvjeticanin vogliamo ora realizzare in centro culturale italiano. Inizia così una nuova sfida che già mi appassiona.
 

Il mio Piemonte: Novalesa

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NovalesaColgo l'occasione di un viaggio in Val Susa per chiedere al mio collega Andrea, una breve deviazione per raggiungere un borgo situato nella val Cenischia, il cui nome Novalesa compare per la prima volta nel 726 nell'atto di fondazione della celebre abbazia. I primi secoli di vita del borgo si svolsero all'ombra di questo monastero, ma già nel 1279 gli abitanti di Novalesa ottenevano dal priore Amedeo una lunga serie di franchigie con quell'atto li rendeva di fatto padroni dei loro beni privati.
La storia e lo sviluppo del borgo sono legati alla presenza della strada reale che risalendo il corso del fiume Doria Riparia e poi del Cenischia permetteva di varcare le Alpi sul Colle del Moncenisio, uno degli itinerari più frequentati per raggiungere la Francia.
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A zonzo con il calessino (XIII parte)

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CalessinoA Sala Biellese, oltre alla già citata Abbazia dei Santi Salvatore e Giacomo della Bessa, è possibile visitare vicino alla Badia il Santuario della Madonnina, struttura risalente al XVII secolo che custodisce un pregevole affresco del 1494 "l'Annunciazione". Nella Chiesa Parrocchiale di San Martino, ricostruita nel settecento sul sedime della preesistente struttura medievale in stile romanico, si possono ammirare diversi suppellettili barocchi, come i candelieri, i pregevoli paramenti e argenterie.
A Bornasco unica frazione di Sala Biellese vi si trova l'oratorio di San Giuseppe e della Madonna della Neve, realizzata agli inizi del XIX secolo. Mentre in rione Mombello è presente l'oratorio di San Rocco oggi sconsacrato.
Interessante la massiccia torre campanaria. Sala era famosa per le attività tessili, soprattutto, per le lavorazioni della canapa che si effettuava nelle scrigne, locali seminterrati o cantine in cui l'umidità concorreva a migliorare la qualità del filato.
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Il mio Piemonte: Pasturana

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PasturanaDalla piazza del municipio, dove ho parcheggiato l'auto, passo subito ad ammirare la facciata del palazzo comunale con lo stemma della comunità affrescato insieme a quello del suo gonfalone.
A pochi passi la seicentesca parrocchiale di San Martino e sulla sua sinistra l'oratorio della Santissima Trinità. Il piccolo borgo, posto sulle alture, subito a ridosso di Novi Ligure ha origini molto antiche.
Infatti già nel 969 Pastoranium è menzionata nella sua donazione della regina Adelaide, moglie dell'imperatore Ottone I, al monastero di San Salvatore di Pavia, donazione confermata nel 981 da parte dell'imperatore Ottone II.
Il 15 agosto 1172, Alberto marchese di Gavi e gli alessandrini si obbligarono a difendere Pasturana ed altri borghi e castelli, come Tassarolo, Montaldeo, Montalto (Montadeo), Gavi, Aimero (borgo scomparso nell'alta val Lemme). Successivamente dal 1192, Pasturana passa sotto il dominio della Repubblica di Genova, ma sono alterne le sue vicende storiche, che la vedono coinvolta nei conflitti tra i marchesi di Gavi, gli Spinola e i marchesi del Monferrato fino al 1313, quando Enrico VII di Germania concede il borgo e altri luoghi della valle Lemme a Opizzino Spinola di Luccoli.
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Il Mio Piemonte: Graglia

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Santuario di GragliaMi ritrovo così a Graglia, non potevo visitare il suo Santuario e non fare due passi per il vecchio borgo. Parcheggio nella piazza della chiesa e lentamente salgo la salita che conduce all'ingresso della chiesa parrocchiale. Secondo alcuni studiosi il toponimo di Graglia avrebbe origine dal tardo latino Gradalia, derivazione di Gradus, ossia gradino, a causa della sua fisionomia scoscesa del luogo dove sorge l'abitato.
Mi ritrovo davanti alla maestosa chiesa intitolata alla Santa Croce. La sua facciata è in un barocco rimaneggiato, intonacato e affrescato. La chiesa al suo interno è a navata unica, ricca di decori barocchi, dove fa bella mostra un grande organo oltre ad importanti tele della scuola del Tiepolo. Attira subito la mia attenzione una grandiosa statua lignea della Madonna con bambino, posta sotto un ricco baldacchino e l'altare maggiore in marmi policromi.
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A zonzo con il calessino (XI parte)

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CalessinoEntriamo strombazzando con il clacson in Candelo, un centro agricolo e industriale posto in una vasta area su un terrazzamento pianeggiante che prende il nome di Baraggia o Baraggione. Alcune case poste in via Santa Croce, Mazzini e San Sebastiano conservano sulle facciate notevoli affreschi. La chiesa, dedicata a Santa Maria Maggiore, già attestata nel 1182 e poi trasformata nei secoli, dimostra l'antica storia del borgo.
Lo dimostrano anche gli antichi affreschi quattrocenteschi, i capitelli gotici e il notevole pulpito seicentesco. Mentre la chiesa rettoria di San Lorenzo è stata realizzata tra il 1675 e il 1696, contenente una grande icona in legno scolpito raffigurante il martirio di san Lorenzo del XVI – XVII secolo. La chiesa è stata interamente ricostruita su una precedente chiesa edificata intorno all'anno 1000. Anche la chiesa di San Pietro crollò a fine seicento; la sua ricostruzione si protrasse praticamente fino al XX secolo.
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