Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Casanova Elvo

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Casanova ElvoLa stagione estiva volge al termine, il riso è quasi pronto da essere trebbiato, la vendemmia è iniziata da qualche giorno. Sono i pensieri che mi hanno accompagnato stamattina, nel viaggio alla scoperta di un nuovo borgo. Da poco ho lasciato Olcenengo che già mi trovo a Casanova Elvo. Il toponimo del borgo che mi sono promesso di visitare è composto dal sostantivo casa, inteso come casa massaricia, ossia podere a conduzione familiare e dall'aggettivo nuova. Casanova era già attestato nel secolo IX è fu accompagnato successivamente dall'idronimo del torrente Elvo. Popolarmente invece, si collega il nome al fatto che gli abitanti siano stati costretti molte volte a ricostruirsi le proprie abitazioni a causa delle alluvioni provocate dal torrente che vi scorre nei pressi. Devo ancora entrare in paese che già mi fermo con l'auto per osservare e fotografare l'Oratorio di San Rocco, posto nei pressi del torrente Elvo. Questo edificio risale al 1852 ed è di semplice fattura, molto alto, con detto a capanna, triparto da la leggere lesene. Presenta un unica porta d'accesso affiancate da due finestre. Sopra la porta è presente un ampia finestre rettangolare. Osservo con meraviglia un bellissima altorilievo con la figura del Santo in ceramica, collocato nel timpano del frontespizio.
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Il mio Piemonte: Pallanzeno

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PallanzenoArrivo con Stefano a Pallanzeno dopo una mattinata di girovagare per la bassa valle Ossola. Parcheggiato l'auto vicino alla chiesa sostiamo brevemente sotto il viale della Rimembranza e ripercorriamo la storia del borgo. Pallanzeno è posto sulla riva destra del fiume Toce. Il toponimo deriva dal celtico palanz, traducibile come un luogo d'incontro o luogo di mercato. Quindi è facile ipotizzare come in questo luogo avvenissero scambi commerciali e che pertanto abbia una storia antichissima. Abitato dapprima dai Leponzi, l'Ossola passò poi sotto il controllo romano. La storia del villaggio seguirà le vicende di Roma e la sua successiva decadenza. Arrivarono i Goti e poi i Longobardi e il villaggio di Pallanzeno come tutta l'Ossola dipendette dal duca longobardo che risiedeva sull'isola di San Giulio sul lago d'Orta. Dopo il periodo di dominazione franca, tutta l'Ossola diventò feudo del Vescovo di Novara. Iniziò un periodo di conflitti tra gli uomini fedeli al Vescovo, i conti di Castello e di Biandrate. Pallanzeno nel 1307 insorse insieme con altri centri abitati, contro il Vescovo di Novara, Uguccione de Borromei che si era opposto alla costruzione della fortificazione della città di Domodossola. In quell'anno, il nobile Guglielmo di Petrazzano che possedeva beni terrieri a Pallanzeno a Villa e Trontano, con un gruppo di Ossolani attentò alla vita del Vescovo. Il gruppo armato assalì la casa del vicario del Castellano di Mattarella uccidendolo insieme a tre notabili, mentre il vescovo Uguccione si salvò mettendosi in fuga. Il Vescovo reagì lanciando un interdetto su Domo e scomunicò Guglielmo da Petrazzano e i suoi uomini.
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Il mio Piemonte: Pomaro Monferrato

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Pomaro MonferratoOggi passo la mattinata poco lontano da casa, voglio raggiungere un Borgo che sorge su di un piccolo colle, ultimo baluardo delle colline del Monferrato e dal quale si può ammirare oltre la pianura valenzano-casalese anche quella della Lomellina.
Del borgo di Pomaro non si conosce la data di fondazione, ma di certo è intorno all'Anno Mille. Da lontano il borgo si identifica con il suo castello. Sono diverse le versioni che ne fanno derivare il nome, da quello comune latino pomarium ossia pometo luogo con piantagioni di frutta ed in Italia sono diverse le località che lo portano; ma anche pomerium ossia sinonimo di perimetro quindi di confine. Altri lo voglio identificato da pomerium ossia zona intorno alle mura delle città romane consacrato alla religione in cui non si può costruire o abitare. Da questa ultima tesi c'è chi lo vorrebbe già esistente come accampamento romano. Da quanto appreso è certo che il nome compare per la prima volta in un editto di Federico Barbarossa nel 1156. Il colle, ove sorge è lambito dal torrente Grana, al margine della vasta e scoperta pianura rendendo assai fertile il suo territorio.
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Perché alcune ragazze giovani desiderano uomini più "maturi"?

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Prinicipe AzzurroÈ una storia vecchia come il mondo, avere una compagna molto giovane è sempre stato il sogno di tanti uomini maturi. Un tempo era un sogno che raramente si avverava e spesso si etichettava malamente sia l’uomo che la giovane ragazza. Oggi invece pare tutto più facile di un tempo. Cosi si può dedurre guardando le coppie che tranquillamente passeggiano mano nella mano. Le giovani fanciulle preferiscono accompagnarsi a uomini più grandi, anche di qualche "lustro", con buona pace dei coetanei, giudicati troppo infantili.
Che l’uomo preferisca le più giovani è cosa risaputa già ai tempi dell’ateniese Aristofonte, un esponente famoso della politica dell’antica Grecia ma è altresì ricordato perché amava frequentare giovanissime fanciulle. Il suo nome è tornato in auge in questi anni proprio per questa sua predilezione ma la novità è che, se prima erano soprattutto gli uomini a cercare questo tipo di relazione, oggi sono proprio le giovanissime a volere uomini molto più grandi di loro e soprattutto a prendere l’iniziativa.
Ovviamente la mia curiosità deve in qualche modo essere appagata, con l’aiuto di alcune giovani amiche e di internet voglio comprendere di più e soprattutto cosa e dove ho sbagliato. Infatti ho purtroppo passato l’età per essere abbordato da "Signore panterone" per essere il loro ToyBoy e non ho gli strumenti per essere oggetto di ricerca di giovani fanciulle.
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Il mio Piemonte: Rocca Grimalda

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Rocca GrimaldaBentornato sole, oggi le nuvole giocheranno con lui, i profumi di primavera stanno annunciandosi nonostante che il freddo sia pungente.
Colgo l'occasione della festa per andare a visitare questo antico borgo.
Voglio visitare il paese prima che inizi la manifestazione della Lachera per potermela poi guardare con calma.
Parcheggio l'auto in un parcheggio realizzato sotto il colle su cui si erge Rocca Grimalda. Al paese si accede da una sola strada che si inerpica verso la cima di questo sperone roccioso che domina la riva destra del torrente Orba.
Arrivo all'ingresso del paese, attraverso un sentiero e una scaletta, mentre la strada asfaltata come una biscia sale verso il castello. Sulla strada vi è un uomo accompagnato dal suo cavallo che tiene per le briglie; a cavalcarlo comodamente seduto sulla sella c'è il suo amico cane che sobbalza al suo passo come se tra i due ci fosse un mutuo accordo.
La camminata mi permette di fare un breve ripasso della storia di Rocca Grimalda.
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Il mio Piemonte: Pietraporzio

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PietraporzioLa giornata si apre con un sole che già dal mattino presto ci dona caldi raggi; l'estate è una di quelle stagioni che deve essere goduta pienamente
La strada per la valle Stura è assai trafficata, sono per lo più auto di turistiche che si muovono dalle diverse località di villeggiatura, di cui la vallata è dotata.
La tradizione vuole che il nome di Pietraporzio derivi da un pretore romano della famiglia Porzia, fondatore del primitivo nucleo ed infatti sullo stemma comunale vi è la scritta "Petra Portici Romani". Tra l'altro una leggenda vuole che il proconsole trovò riparo in una fredda notte, sotto un grande masso posto all'accesso del paese, mentre vi transitava con l'esercito romano. C'è chi invece fa derivare il nome dall'occitano "Peiropùorc" pietra del cinghiale in riferimento alla forma di un grosso promontorio roccioso assomigliante alla sagoma della schiena di questo animale o più semplicemente alla presenza di questi animali in zona.
Certamente in questo luogo, già in epoca romana esisteva una strada, che conduceva alle Clusae, un luogo fortificato che diventerà famoso nella storia militare del Piemonte, oggi conosciuto come le Barricate.
Il borgo fu possesso dei marchesi di Saluzzo fino al 1267, quando Carlo I d'Angiò, conte di Provenza, occupò la Valle Stura. Gli Angiò domineranno la vallata fino alla fine del XV secolo, quando arriveranno i Savoia. Del periodo angioino si ricorda in particolare ciò che riguarda la regina Giovanna.
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Il mio Piemonte: Grazzano Badoglio

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Grazzano BadoglioLa nebbia stamattina è solo un maldestro tentativo di nascondere il sole, eppure tra non molto uscirà e scalderà la mia giornata che trascorrerò in Monferrato.
Le colline del Monferrato astigiano e casalese sono bellissime in questa stagione, sembrano tanti verdi panettoni in cui le brume mattutine rendono il paesaggio delle cartoline animate. Le strette strade corrono su percorso di saliscendi, tra belle vigne e antichi cascinali in tufo e mattoni. Arrivo così a Grazzano Badoglio il cui toponimo deriva dal latino Gratianum, che, a sua volta, deriva dal nome proprio Gratis. Grazzano era probabilmente un fundus di proprietà di un certo Gratus. Il Comune dal 1868 al 1939 fu denominato Grazzano Monferrato e poi dal 1939 Grazzano Badoglio.
Si fa risalire la fondazione di questo borgo intorno al 180 d.C., anche se è quasi certa la presenza di tribù Liguri, poi soggiogati dai Romani. Con la decadenza dell'impero romano, anche nel Monferrato arrivarono le popolazioni barbariche, dai Goti ai Visigoti, Longobardi e poi i Franchi. Si racconta che anche i Saraceni devastarono le campagne monferrine costringendo gli abitanti ad arroccarsi in località più elevate e sicure. Infatti tutti i centri più antichi del Monferrato sono tutti costruiti sulla cresta dei colli. Ed anche Grazzano è raccolto attorno al suo castello, ora chiesa, ed era, un tempo circondato da mura con una serie di porte che venivano chiuse in caso di pericolo.
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La voglia di riuscire

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Sebastiano MazzaLo scenario è spettacolare, in questo caso proprio da favola, come la storia che è stata raccontata a passo di danza a Biella. Un teatro ottocentesco da far invidia a tante metropoli, una città che si risveglia dal torpore in cui da anni è immersa, ed abbraccia uno dei suoi più giovani virgulti.
La storia inizia non in città, ma nella campagna biellese. Un minuto ragazzo, dallo sguardo attento e risoluto sta ballando insieme ad altri sul terrazzo del castello di Bric Zumaglia. È una scena di uno spettacolo realizzato da Teatrando, una compagnia teatrale biellese che da anni porta in giro sul territorio il teatro. La scena interpretata dal biondo ragazzino insieme ai suoi amici, colpisce anche il sottoscritto, ormai avvezzo a tanti spettacoli. La determinazione e il loro impegno richiamano l'attenzione sul balletto, oscurando il castello e il panorama scenografico che si estende sotto il colle, ove si erge il piccolo maniero.
Dopo lo spettacolo, incontro Sebastiano vicino al grande camino della sala nobiliare. Chiacchiera con gli amici, osserva e analizza come è andata la sua esibizione davanti ad un piccolo pubblico. Nonostante la sua giovane età, appena adolescente, il suo sguardo emana la fierezza, la voglia di crescere e di sfidare il mondo. Vuole diventare un bravo ballerino, uno di quelli "arrivati", è pronto a grandi sfide, avventure e sacrifici. Sa che la piccola provincia non può offrirgli di più, tanto meno la notorietà. Ma nel parlarmi, trovo un uomo e non un ragazzino in pantaloncini. Gli auguro ogni fortuna, consapevole di quanto sia difficile il mondo della danza in Italia.
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Il mio Piemonte: Rocchetta Ligure

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Rocchetta LigureLa giornata sembra primaverile, benché siamo in autunno inoltrato. I colori della campagna prima e dei boschi poi, mentre inoltro sugli Appennini liguri hanno ormai sfumature incredibili, ancor più esaltate da un timido sole. Mi inoltro in Val Borbera, costeggiando l'omonimo torrente, fino a superalo ed entrare in Rocchetta Ligure, proprio dove il Borbera si beve il torrente Sisola. Anticamente l'insediamento medievale di Rocchetta sorgeva sulla sponda sinistra del Torrente Sisola, con un castello di modeste dimensioni, ossia la 'Rocchetta' con annesso, nei suoi pressi un piccolo borgo. Nel 1235 risulta tra le proprietà già amministrate per conto dei vescovi-conti di Tortona. Quando nel 1313 Opizzino Spinola, famiglia genovese degli Spinola di Luccoli, ottenne dall'Imperatore del Sacro Romano Impero Enrico II, l'investitura del Castello di Cremonte, e il diritto il controllo su tutti i castelli posti sulla riva sinistra del Borbera. Con questo atto fu riconosciuto sostanzialmente il controllo spinolino in buona parte della Val Borbera.
Rocchetta come molti altri territori nel corso dei secoli entrano a far parte Oltregiogo di Genova, controllati dalle maggiori casate genovesi, quali gli Spinola, i Fieschi, i Doria, i Pallavicini e i Botta Adorno.
Genova infatti, pur essendo una Repubblica senza imposizioni feudali, aveva nelle casate genovesi di fatto dei feudatari, eredi dei disgregati marchesati Aleramici e Obertenghi.
Nel 1607 Stefano Spinola, ottiene dall'Imperatore Rodolfo II, re di Boemia e arciduca d'Austria la licenza di imporre, a Rocchetta, i pedaggi sulle merci in transito.
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Il mio Piemonte: Frassineto

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FrassinettoUn caldo mattino mi ha svegliato, il fresco sfila via piano piano e il sole che sussurra all'alba convincendola che è arrivata la primavera. Sono già in auto in corsa verso la mia meta e davanti a me vi è un cielo azzurro così limpido che da tempo non vedevo. Oggi vado in Valle Orco e precisamente voglio visitare Frassinetto. L'origine del suo nome potrebbe derivare della presenza di frassini sul suo territorio, altri affermano che derivi dal toponimo Fraxinetum derivante dall'arabo "Farakhshanit" che significa luogo fortificato, pensando ad un antico insediamento arabo, durante le scorrerie saracene attorno all'anno Mille. Personalmente sono convinto che deriva dall'abbondanza di frassini sul suo altopiano. Non ho trovato tante informazioni sul suo territorio, forse in antichità il territorio era abitato dal popolo dei Salassi che per sfuggire all'avanzata romana, nel I secolo a.C. trovò rifugio su questi monti. Qualcosa di più si conosce dell'epoca medioevale, quando condivise le sue vicende con Pont Canavese, essendo assoggettato ai medesimi feudatari, ossia i conti di Valperga e i conti di San Martino. La lotta tra le due diverse fazioni dei nobili del luogo, non lasciarono indenni la popolazione di Frassinetto fra il XIII ed il XIV secolo. Inoltre è certo che anche la sua popolazione partecipò alla famosa rivolta dei Tuchini nel 1386. Subì nel 1399 l'occupazione delle truppe del conte Amedeo VIII di Savoia inviate a sedare gli ultimi centri della ribellione e per far pagare un conto assai salato agli abitanti di Frassineto e di Pont Canavese, pari a 1135 ducati per ottenere il perdono dei Savoia. La storia di Frassinetto segue poi le vicende del canavese e della dinastia dei Savoia, fatte anche di guerre, carestie ed epidemie. Ma soprattutto la storia di Frassinetto è fatta di vicende legate alla faticosa vita dei contadini di montagna con le loro tradizioni.
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Il mio Piemonte: Cameri

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CameriLa giornata è appena iniziata, in auto corro già sull'autostrada verso il novarese. Oggi voglio visitare il territorio comunale di Cameri che confina con la Lombardia, ed è percorso dal fiume Ticino e dal torrente Terdoppio oltreché attraversato dai canali Regina Elena e Cavour.
Questo borgo ha origini molto antiche quasi coevo di Novara, fondato dai Liguri, primi abitatori dell'Italia Settentrionale. Ai Liguri si sovrapposero i Vertecòmari o Còmari che darebbero origine al toponimo di Cameri (Còmari, Càmeri) secondo alcuni storici, altri hanno opinioni molto diversificate.
Anche Cameri come Novara divenne colonia Romana. Alcuni ritrovamenti archeologici in località Bornago e Argine provano gli antichi insediamenti dell'epoca romana imperiale.
Successivamente in un documento del 912 Berengario I, su richiesta del vescovo di Pavia Giovanni e del conte e marchese Olderico, concesse al vassallo regio Leone, di costruire castelli in alcuni suoi possedimenti, tra cui Cammari e Bornago. Il territorio passò poi ai Conti di Biandrate. La sua storia segue dapprima, quella del Comune di Novara ed era il 28 luglio 1358 quando Galeazzo Visconti, entrato vittorioso a Novara fece distruggere i castelli non fedeli, fra cui quello di Cameri. Nel 1441, Cameri con il novarese divenne un feudo degli Sforza. Il territorio subì ripetute occupazioni, distruzioni dei vari eserciti che tra il XVI-XVII secolo vi passarono e vi combatterono. La popolazione fu decimata anche dalla peste che sconvolse ampie parti d'Italia nella terza decade del XVII secolo.
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