Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il casino generazionale

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Gatto ArturoSono nato nel periodo in cui il televisore era in bianco e nero e i canali televisivi nazionali erano due. Il secondo canale era entrato in programmazione nel 1962 e per il terzo dovevo aspettare fino al 1979. I canali TV privati erano ancora lontani ad entrare nelle case delle famiglie. Il 6 maggio 1971 inizia a diffondere le sue trasmissioni in Italia TV Capodistria, in lingua italiana e Tele Montecarlo, emittente televisiva privata di lingua italiana del Principato di Monaco, attiva dal 1974 al 2000. Costoro furono negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, la principale alternativa ai canali televisivi della RAI. Con grande fortuna, già fanciullo, potevo andare a vedere al pomeriggio, nella sala TV dell'albergo davanti a casa mia, il Napoleon, la TV Svizzera italiana che aveva già iniziato la produzione di programmi televisivi a colori. Ero cresciuto in anni in cui i programmi per bambini iniziavano alle 16 e finivano alle 18 e obbligatoriamente dopo Carosello bisognava andare a dormire.
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Il mio Piemonte: Acceglio

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AcceglioAttraverso gli antichi caratteristici borghi, fermandomi ad ammirare spettacolari paesaggi, strette gole e ampi campi che fanno dell'alta Valle Maira un ambiente da libro di favole. Dopo un lungo viaggio raggiungo Acceglio, l'ultimo comune della Valle Maira prima che le vette delle Alpi Cozie ci separino dalla Francia come uno spartiacque.
Acceglio è composto da più borgate, il cui capoluogo prende il nome di La Villa. Il torrente Maira divide in due l'abitato che tra capoluogo e frazione non arriva a 200 residenti.
Secondo gli esperti il toponimo deriverebbe dal latino ad Cilium o da forme preceltiche come oscelum od ocelum, il cui significato dovrebbe essere "posto in alto". Lo troviamo citato con il nome di Cilio in un documento del 1028 nell'elenco delle terre donate della Valle Magrana dal marchese di Susa, Olderico Manfredi al monastero di Caramagna.
Il territorio, entrato a far parte nel XIII secolo dei possedimenti del marchese di Saluzzo, è integrato nella Comunità della Valle Macra superiore. Una comunità che, pur riconoscendo la protezione del marchese a cui pagava regolarmente il loro tributo, godeva di franchigie ed alcune libertà.
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Il mio Piemonte: Nonio

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NonioIl caldo comincia ad abbandonarci e le finestre iniziano a rimanere chiuse per tenere il freddo fuori casa. Al mattino quell'alito di fresco che trovo in questa fine stagione mi piace e poi stamattina c'è anche quel cielo azzurro pieno di luce ed energia che mi annuncia una splendida giornata. È mia intenzione andare a fare il girovago in un piccolo comune che si affaccia sul lago d'Orta in compagnia di una vecchia conoscenza che non vedo da tantissimi anni. Conobbi Cristian, tanti anni or sono, militavamo in un sodalizio della nostra città. Aveva già allora un piglio e un carattere intraprendente, fortemente empatico e con l'aspirazione di diventare un grande parrucchiere, il termine coiffeur non mi è mai piaciuto. Ricordo che arrivava a fare il turno notturno quando finiva gli studi e il lavoro a Milano e vi ritornava subito finito il turno notturno.
Dopo anni di lavoro nella grande mela italiana, Cristian aprì una sua attività artigianale nella grande mela americana. È rientrato da poco da New York per tornare a lavorare a Milano, ma insieme abbiamo deciso che qualche borgo piemontese andremo a visitarlo insieme. Ormai in auto viaggiamo verso il lago d'Orta e durante il viaggio mi racconta della vita e delle abitudini newyorchesi. Il lago si presenta davanti a noi, con il suo vestito più bello. Il sole inizia a scaldare la giornata, i riflessi dei suoi raggi sembrano creare tanti luminosi specchietti. La corona di colli intorno rendono quest'angolo del Piemonte da favola. Ma anche il borgo che visiteremo può essere un'ottimo scenario per molti racconti di fantasia. Nonio si trova tra le pendici del monte Cregno e quelle del Pizzo. Il borgo con le sue case addossate l'una all'altra e le strette viuzze è molto suggestivo.
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Il mio Piemonte: Ribordone

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RibordoneMentre risalgo la valle Orco, ripasso mentalmente la storia del borgo che oggi voglio visitare. La strada percorsa è tanta, ma ancora molti chilometri mi aspettano e non saranno certamente agevoli. I primi riferimenti storici su Ribordone risalgono al 1300 in quanto è citata la Parrocchia di San Michele Arcangelo con il suo primo Rettore, un certo Padre Nicolino. Dobbiamo aspettare il 1338 per avere qualche dato storico più certo, ossia in un documento relativo al tuchinaggio, che fu la rivolta popolare dei canavesani contro i feudatari, alla quale anche Ribordone partecipò attivamente. Posso però affermare che precedente a tali date, è il castello di Pertica, di cui oggi restano soltanto alcuni ruderi e che fu costruito verso la fine del IX secolo dal Re Arduino. Il territorio di Ribordone fu feudo prima dei Conti di San Martino e poi dei Conti di Valperga.
Ma i grandi avvenimenti storici sono lontani da Ribordone, anche se subì il passaggio di molte soldataglie. Certamente gli avvenimenti del XX secolo non passarono nascosti e anche questa piccola comunità vide spargere il sangue dei suoi concittadini durante le due guerre mondiali e soprattutto durante la guerra di liberazione dal nazifascismo. Ormai ho lasciato la comoda strada che corre lungo la valle del torrente Orco per percorrere una stretta, tortuosa ed irta strada che corre lungo la valle del "Rio Bordone", affluente dell'Orco in corrispondenza del Comune di Sparone.
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Il mio Piemonte: Castelnuovo Bormida

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Castelnuovo BormidaLa mattinata è fredda, la galaverna ricopre alberi e campi intorno alla strada che con l'auto percorro. Sono certo però che il sole non tarderà a vincere ed a riscaldare la giornata.
La mia meta è quella di un piccolo borgo edificato alla destra del fiume Bormida. Raggiungo facilmente la meta, posta nelle pianure alle pendici dell'acquese e parcheggio nei pressi del suo castello: Calstelnuovo Bormida; anche se poste lungo il percorso della via Emilia le sue storie documentate risalgono al decimo secolo, quando il vescovo Primo ottenne dall'imperatore Ottone III di Sassonia la conferma dei possedimenti e l'estensione sui castelli e territori di Cavatore, Terzo, Strevi e Cassine, compreso il territorio dove oggi insiste Castelnuovo Bormida. Ma prima di entrare nel borgo, provenendo da Sezzadio facciamo una breve deviazione lungo la strada dei Preisi, detta la Sergenta, dove all'angolo con la via Aemilia Scauri, antica strada romana che univa Vado Ligure (Vada Sabatia) a Tortona (Dertona), trovo la cappelletta dedicata a santa Maria, a cui i castelnovesi sono molto devoti in quanto elevata dopo la pestilenza del 1714 per aver salvato il loro bestiame. Una tradizione vuole anche che venga denominata la cappella della Sergenta perché posta nel luogo in cui un sergente dell'esercito napoleonico, dispersosi insieme ai suoi uomini, ricevette da una donna indicazioni sulla strada da seguire, riuscendo così a mettersi in salvo e a raggiungere il resto dell'esercito. L'edificio si presenta molto elegante e in condizioni ottime, segno di una devozione popolare mantenuta nel tempo, il santuario in laterizio intonacato e granito ha un ingresso ad arco, sorretto da due colonnine in pietra con capitelli. Sopra di essa una lapide in pietra incisa con la scritta che recita: "O passegger che passi da questa via inchina il capo a salutar Maria B.V.M."
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Il mio Piemonte: Giarole

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GiaroleColgo l'occasione in una bella giornata soleggiata per visitare un piccolo borgo della mia provincia. Vi sono passato innumerevoli volte, ma sempre senza prestargli quel minimo di attenzione che merita; ero solo colpito dalla maestosità del castello.
Il borgo è posto nella pianura casalese a pochi chilometri dal fiume Po. In lontananza si vede la collina di Pomaro, ove si erge il borgo con il suo castello, invece Giarole è circondato da campi coltivati a risaia.
Il borgo è attraversato dal torrente Grana che pare un rio insignificante, ma quando si arrabbia, si gonfia d'acqua e fa apparire le case che si affacciano sulle sponde quasi una piccola Venezia monferrina.
Vi arrivo dalla strada che giunge da San Salvatore Monferrato, attraversando il cavalca-ferrovia i cui binari uniscono Valenza a Casale Monferrato e purtroppo scarsamente utilizzati dai treni.
Agli onori della cronaca, la stazione ferroviaria di Giarole, poco più di un casello già inutilizzato da tempo, fu scenario nel 1967 della rocambolesca cattura della banda Cavallaro che vi aveva trovato rifugio dopo una rapina a mano armata in una banca di Milano e aver seminato il terrore per le strade ambrosiane uccidendo tre persone e ferendone ventidue.
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Il mio Piemonte: Momperone

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MomperoneRaggiungo il borgo di Momperone, citato per la prima volta in un documento del 1220, dove viene confermata la potestà giurisdizionale dei vescovi di Tortona, che assegnarono il territorio in feudo alla famiglia Malaspina.
Tortona, da cui dipendeva il feudo di Momperone faceva parte dell'impero e giurava fedeltà all'Imperatore e intorno al XII° secolo la città si costituì in Comune di tipo feudale, succedendo, nei diritti e nei doveri feudali, al Vescovo Conte. Così Momperone continuò ad essere enumerato tra i luoghi del Contado di Tortona, insieme a Volpeglino, Monleale, Castellar Guidobono, Brignano, San Sebastiano, Gremiasco, Dernice, Vigoponzo, Garbagna e Montacuto.
Ecco perché Momperone, castello dei Tortonesi nel 1220, Federico II rinnovando i privilegi concessi a Tortona da suo nonno Federico I e da suo padre Enrico IV lo confermava alla città con ogni diritto.
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Il mio Piemonte: Villadeati

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VilladeatiQuesta mattina la sveglia ha suonato presto, Leo e Calliope, i miei magnifici felini, compagni di vita, al suo trillo hanno iniziato a movimentare la camera. Con gli occhi ancora impiastricciati dal sonno e la mente forse ancora legata ad un sogno che già non ricordo più, inizio una nuova giornata alla scoperta del mio Piemonte. Dopo neanche un ora, il tempo di prendere un caffè nel bar sotto casa e sono in auto. Per raggiungere Villadeati non ci sono autostrade e superstrade ma solo un bel percorso che si snoda tra le dolci colline del basso Monferrato. La stagione calda è ormai avanzata ed il sole gioca con i campanili dei tanti borghi che trovo sulla strada, che slanciati sembrano voler bucare il cielo con i loro guglie acuminate.
La strada che taglia la valle Cerrina, o meglio segue il corso del torrente Stura del Monferrato, mi prospetta in lontananza colle o bricco San Lorenzo dove svetta ormai da decenni l'alta torre della telefonia. Pensare che proprio su questo bricco, un tempo vi era una torre edificata dal longobardi, chissà forse già dai romani visti i ritrovamenti di monete e suppellettili proprio ai suoi piedi. Ove c'era la torre dei Longobardi ora c'è questa colata di cemento e questa alta torre cilindrica che da molto lontana si fa notare. Subito dietro si manifesta, nascosta tra alti alberi, su un altro bricco, il culmine del belvedere di Villa Feltrinelli. Supero il ponte sul torrente Stura del Monferrato e seguo una sinuosa strada, dove affronto i diversi tornanti, mentre ripasso la storia di questo ameno luogo.
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Alluvione Germania Agosto 2002

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WeesensteinIl viaggio è lungo e tutt'altro che comodo. I nostri tre Land Rover corrono, si fa per dire, in direzione Monaco di Baviera. La squadra di soccorso è composta dal sottoscritto, da Flavio e Pier Enrico e dai volontari Gualtiero, Marco, Giovanni, Franco e Giuseppe. Abbiamo avuto poche ore a disposizione da quando il T.H.W. ha accettato la nostra offerta di aiuto per fronteggiare l'alluvione che sta devastando la Germania.
Agosto 2002, una serie di alluvioni e inondazioni, dopo una settimana di piogge intense e ininterrotte, colpisce l'Europa Centrale. I paesi coinvolti sono molteplici; Austria, Slovacchia, Polonia, Ungheria, Romania, Croazia e soprattutto Germania e Repubblica Ceca.
Le alluvioni iniziarono nei primi giorni di Agosto nelle Alpi Orientali a seguito di piogge intense che causarono inondazioni anche nell'Italia settentrionale. In Germania, i maggiori corsi d'acqua, Danubio e l'Elba, si riempirono rapidamente anche per il grande afflusso di acqua dei loro affluenti. Le conseguenti alluvioni causarono vittime e danni; le città maggiormente colpite furono Dresda in Germania e Praga nella Repubblica Ceca. Nel 2000 il THW ossia Bundesanstalt Technisches Hilfswerk, l'Agenzia federale per il soccorso tecnico tedesco, composto da altri 80 mila volontari e 850 dipendenti, scese in Italia con le unità della Baviera, ad aiutarci ad affrontare l'alluvione del fiume Po, in particolare a Casale Monferrato, Morano sul Po e Balzola, che avevano subito ingenti danni. Questi volontari offrirono un aiuto incredibile a risollevare le diverse comunità che avevano perduto tutto.
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Bergamo (XVII ed ultima parte)

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BergamoCome inizio a percorre via San Tomaso trovo l'oratorio di San Lupo, edificio di culto ora sconsacrato che viene gestito dalla Fondazione Adriano Bernareggi per mostre espositive d'arte moderna. Non mi è possibile conoscere la data esatta di costruzione dell'oratorio. La struttura dell'edificio con i matronei settecenteschi rendono l'edificio unico di indubbio valore artistico e architettonico. Di certo nel 1734 l'edificio fu modificato e riedificato, continuando ad avere funzioni cimiteriali legato alla adiacente parrocchia di sant'Alessandro.
Dalla metà del XVIII secolo la chiesa fu sede della congregazione dei giovani Figlioli. Congregazione di laici che recitava le litanie alla Madonna durante le funzioni ecclesiastiche. Il prospetto principale dell'edificio che si affaccia su via San Tommaso è particolarmente imponente con le sue quattro alte colonne in mattoni stuccati di grandi dimensioni in stile neoclassico. Le colonne reggono la trabeazione dove vi è la scritta a caratteri cubitali: Divo Lupo Bergomatum Duci, antica dedicazione al santo che viene indicato come duca.
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Il mio Piemonte: Cavaglià

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CavagliàStamattina mi dedico alla visita di Cavaglià, un borgo del biellese posto ai piedi delle colline moreniche che circondano il lago di Viverone. L'ipotesi principale sull'origine del nome di Cavaglià è Cabaliaca da Caballius poiché forse un tempo vi era una stazione di cambio cavalli. Altre varianti al nome possono essere Cabanaca o Cabaliate. Invece secondo lo studioso Rondolino, l'etimologia del toponimo andrebbe cercata nella voce celtica caula, ossia "cavità naturali formate da colli isolati e da catene di colli a guisa di valli o convalli", in quanto il nome primitivo sarebbe stato anche Caulliaca, vale a dire luogo delle valli o convalli. Ma il suo stemma araldico è un cavallo rampante col motto "non medu sed vi" (non paura ma forza).
Cavaglià sorge in un'area popolata sin dall'epoca preistorica, sicuramente abitato da popolazioni celtiche che diedero nome a diverse regioni intorno all'abitato principale. Il primo documento scritto da cui si apprende l'esistenza del luogo, formato dall'unione di più case o cascinali, è una donazione del 961, quando il borgo era dominio del monastero di Santo Stefano di Vercelli, dal quale nel 963 passerà tra i possedimenti del conte di Cavaglià, Aimone.
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