Blog di Dante Paolo Ferraris

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Bergamo (XVI parte)

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BergamoM'incammino lentamente su questa ampia via ed incontro subito il bel palazzo della Provincia di Bergamo. Questa costruzione è del XIX secolo in stile rinascimentale, fu la prima opera pubblica realizzata a Bergamo dopo l'unità d'Italia. È la sede della Provincia e della Prefettura. Il palazzo ha degli splendidi giardini in cui sono conservate opere d'arte di artisti bergamaschi o che raccontano la storia cittadina. Via Torquato Tasso è il prolungamento naturale del "sentierone" con i suoi ampi marciapiedi e molte attività commerciali. In fondo ad essa vi è la chiesa di Santo Spirito, situato nell'omonima piazza.
La chiesa, del XVI secolo, fu edificata in stile rinascimentale, su un edificio preesistente risalente al 1311 a cui era annesso monastero, ma subì comunque diversi rimaneggiamenti ed ampliamenti come quello di fine XIV secolo che lo ampliò a tre navate. Sulla facciata della chiesa che non fu mai terminata, risalta la scultura bronzea di Francesco Somaini realizzata nel 1972 raffigurante la discesa dello Spirito Santo. Al suo interno trovo pregevoli e preziose tele.
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Pensieri sotto la doccia

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docciaLa giornata è stata lunga e pesante, mi ritrovo ad andare a riposare per una notte ristoratrice molto presto.
Mi sovviene una telefonata ricevuta da Paola qualche tempo addietro, con delle notizie su alcune persone conosciute che mi hanno turbato profondamente.
Ancora sotto la doccia, i pensieri corrono su alcuni di loro, ho dovuto imparare a proteggermi da chi, mentre tradiva la mia amicizia mi diceva: "fidati".
Eppure con costoro avevo trovato affinità, ma ho poi riscosso delusioni che forse non avrei dovuto avere, ho subito dolori che forse non avrei dovuto soffrire.
Non mi sono comunque mai pentito di avere fatto del bene a queste persone che si sono allontanate da me.
Hanno confuso la mia educazione con la debolezza, la mia umiltà con l'ignoranza. Difficile comprendere che l'amicizia non si forza ma si condivide, che il rispetto si merita e non si compra, che il sentimento non si controlla, che la fiducia non è un atto dovuto e che tutto ciò si conquista.
Non voglio pensare di aver conosciuto persone che non avrei dovuto conoscere, perché la vita è una prova continua.
L'acqua scorre, la schiuma del sapone è scivolata via come i miei pensieri.
La vita non mi ha fatto perdere degli amici, mi ha fatto solo capire chi sono quelli veri.
Non tardo a chiudere gli occhi perché l'anima è serena e l'alba che mi aspetta sarà certamente ricca di nuovi incontri e avventure.
 

Il mio Piemonte: Ronco Canavese

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Ronco CanaveseOggi il sole pare essere svogliato ma sono fiducioso che nel corso della giornata tornerà ad essere vivace indossando il suo vestito più bello. Con questa aspettativa sono partito assai presto da casa per raggiungere Ronco Canavese. Il suo toponimo deriva dal latino runcus, terreno incolto, una denominazione molto diffusa in Piemonte e nell'Italia Settentrionale, da cui l'aggiunta del determinante per distinguerlo da luoghi omonimi. Ronco è il centro di maggiore importanza della valle Soana, valle che non a casa è denominata "fantastica" non solo per le sue bellezze naturali, ma anche per le sue tipicità come la lingua franco-provenzale e l'uso di un dialetto arcaico, parlato anche dai più giovani, ma anche le ataviche tradizioni, oltre ai prodotti tipici. Mentre in auto percorro dapprima in tratto della valle Orco e poi Soana, faccio un piccolo ripasso sulla storia del luogo, prima di andarne alla sua scoperta. I primi abitanti del territorio forse vi arrivarono tra X e XI secolo, ossia da quando si iniziò a dissodare la terra ed ad avere le prime coltivazioni e ad allevare il bestiame nei pascoli della zona. La prima citazione di Ronco risale però al 1457. Di certo nell'Alto Medioevo il borgo era parte della Signoria di Pont, dominio indiviso sia dei guelfi San Martino che dei Valperga che erano ghibellini, che ricevettero l'investitura delle loro terre dagli imperatori Enrico nel 1110 e Federico nel 1163.
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Il mio Piemonte: Sparone

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SparoneStamattina il paesaggio che vedo, mentre la mia auto corre sull'autostrada è ovattate da una nebbiolina persistente, è il regalo dell'autunno con le sue particolari ed affascinanti tinte
Il sole è sorto prima ma le giornate mi sembrano più corte. In alcune case di campagna dai comignoli esce già il fumo dei camini e delle stufe dove scoppiettano i ciocchi di legno per scaldare le case. Sono certo che comunque la sole spunterà e mi regalerà un altra splendida giornata. Raggiungo così il canavese e la valle Orco e l'abitato di Sparone. La mia prima meta sono i ruderi dell'antica Roccaforte di Arduino d'Ivrea.
Ai piedi della collina su cui si ergono i resti della rocca vi è la chiesa della Confraternita dei Disciplinati della SS.ma Croce e San Giovanni Battista. Su questo stesso luogo vi era una prima chiesa che venne fondata nel 1619 dai Disciplinati della SS.ma Croce, sodalizio attivo fino all'inizio del '900, caratterizzato dall'abito proprio di colore bianco che indossavano durante le funzioni religiose. Ma già l'8 luglio 1654, a causa di una inondazione del vicino torrente Ribordone la chiesa venne distrutta. Questa terribile alluvione oltre a portare devastazione e rovina provocò la morte di 22 persone. La chiesa fu ricostruita tra il 1660 e il 1670 e successivamente, tra il 1750 e il 1760 fu ampliata ed abbellita. Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso la chiesa venne abbandonata. Solo dopo vent'anni e grazie ad alcuni volontari furono avviati diversi interventi di restauro.
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Il mio Piemonte: Cuorgnè

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CuorgnèIl cielo è più pigro di me e fa fare alle nuvole quello che vogliono. Il sole, stamattina fa il vergognoso e si nasconde dietro alle grandi nubi bianche che sembrano batuffoli di cotone. La giornata mi concede una temperatura freschina nonostante l'estate galoppi. Ma mi aspetto prossimamente un cielo azzurro e luminoso, è sempre e solo questione di tempo.
Il mio ritorno a Cuorgnè avviene dopo circa una decina di anni; in quell'occasione anche se mi fermai un paio di giorni, poco ebbi modo di vedere e conoscere, se non la storica manifattura che domina lo skyline della cittadina.
Arrivato a Cuorgnè e superata la rotonda di Piazza della Resistenza con il suo bel Monumento realizzato con una colonna spezzata, mi avvio verso il centro. Il Monumento, appena sorpassato, mi riporta al 29 giugno 1944. In quel giorno, dopo un attacco alla caserma Pinelli a Cuorgnè, da parte dei partigiani appartenenti formazioni Garibaldi, Matteotti e G.L., la 1a Brigata Matteotti togliendo il posto di blocco al Pedaggio, ossia in questi pressi, venne attaccata da una colonna nazista e fascista che era arrivata in rinforzo ai nazifascisti presenti nella caserma cittadina. Vennero uccisi il comandante Italo Rossi, di Casale Monferrato, Ruffatti Sebastiano di 22 di Salto, vice comandante di brigata oltre ai partigiani Beltramo Quarto di 30 anni di Salto, Malano Giovanni Battista di 22 di Borgiallo, Perono Borella Francesco di 33 anni di Salto, Perono Garoffo Ludovico di 23 di Salto; Reggino Alessio di 29 anni di Salto e Viano Domenico, 22 anni di Rivarolo.
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Il mio Piemonte: Castelmagno

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CastelmagnoParto da casa che ancora la rugiada decora come diamanti l'erba dei prati, ma tra poco il calore dei raggi solari la farà scomparire. Il tragitto oggi non è breve, ma la voglia di scoprire un altro borgo piemontese rende il viaggio assai tranquillo.
La Valle Grana sulle Alpi Cozie, è una vallata meravigliosa e man mano che la strada, sempre più stretta sale, inerpicandosi fino ai 1761 m s.l.m. che è la mia meta iniziale, mi permette di ammirare paesaggi incredibili e una vegetazione rigogliosa.
Raggiungo così il Santuario di San Magno, dopo aver avuto un piccolo contrattempo con l'auto, per aver sbagliato la percorso, sono rimasto bloccato su una strada sterrata fintanto che con l'aiuto di due giovani ragazzi locali sono riuscito a raggiungere il mio primo obiettivo.
Il Santuario di San Magno, si trova a monte delle borgate ancora abitate del paese, isolato su un colle, circondato da splendidi prati fioriti. L'edificio costruito nella forma attuale tra il 1704 e il 1716, conserva al proprio interno documenti artistici precedenti di notevole interesse. Il Santuario dedicato al culto di San Magno martire, protettore del bestiame e dei pascoli, da sempre principale fonte di sostentamento della popolazioni locali. San Magno, secondo la tradizione, era uno dei compagni di San Dalmazzo appartenente alla Legione Tebea, morto nel 772, secondo altri era un monaco benedettino di San Gallo in Svizzera, il cui culto, attraverso il Tirolo, si diffuse nel nord Italia ed in Piemonte dall'XI secolo, favorito dalle strutture monastiche benedettine. Ma la tradizione locale lo vuole martire della Legione Teba insieme a San Maurizio, San Costanzo, San Ponzio, San Chiaffredo, San Dalmazzo, San Pancrazio.
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Il mio Piemonte: Benna

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BennaLa ghiotta occasione per fare un giro a Benna me la offre Stefano che ha organizzato la festa per il suo compleanno in un vicino paese del biellese. Raggiungo così comodamente l'altipiano della Baraggia su cui Benna si adagia percorsa dal rio Ottina e dalla roggia Marchesa, un tempo sicuro letto del torrente Cervo.
Centro molto antico, possesso dei Vescovi di Vercelli è infeudato da questi agli Avogadro di cui si originò il ramo appunto detto di Benna, estinto nel XVII secolo. Il nome del borgo pare derivi dal celtico "benna", ossia cesta o capanna, ancora oggi nel dialetto piemontese, in alcune zone montane, mantiene lo stesso significato. Nei primi documenti del 999 il borgo è chiamato Bayna, in questo diploma di Ottone III, imperatore del Sacro Romano Impero, infeuda il luogo a Leone, Vescovo di Vercelli; diventa Benae in latino con Federico Barbarossa, la definizione viene usata alternativamente per decenni. Nel 1583 compare come Bena per diventare Benna nel 1774.
Fu una zona contesa tra molti casati, Facino Cane, nel 1402 ne distrugge il castello e il territorio nel 1404 passa in possesso di Amedeo VIII di Savoia. Il castello fu riedificato nel 1479 dalla Ferrero Fieschi che ne divennero i feudatari; ma anche di questo castello rimane poco da vedere se non un eloquente porticato a doppio ordine di archi, benché snaturato da diverse modifiche succedutesi nei secoli. Altri fabbricati del castello sono entrati a far parte di case coloniche che ne hanno pressoché modificato l'impianto originale benché presenti belle finestre incorniciate in cotto e murature romaniche con ciottoli posti a spina di pesce.
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Bergamo (XV parte)

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BergamoRaggiungo così chiesa di Santa Maria Immacolata delle Grazie che si trova sul viale Papa Giovanni XXIII. Questo edificio è in stile neoclassico è si presenta assai maestosa già ad un primo impatto visivo. La facciata si presenta a forma convessa, suddivisa da colonne e lesene con capitelli compositi, alternate da altorilievi. L'ingresso è anticipato da un alto protiro con colonne e lesene. Il protiro presenta un frontone triangolare con incise nel timpano l'intitolazione della chiesa. Anche nella trabeazione del frontone vi è una frase dedicatoria. In testa alla facciata corre una balaustra, solo interrotta nella parte centrale, sopra il frontone ove è collocata un complesso statuario di angeli che sorreggono una croce. Sopra la porta ingresso vi è una lunetta affrescata con l'immagine della Vergine. La chiesa si presenta a croce greca, con un grande tamburo, suddiviso a peristilio di sedici colonne, ed è sovrastato da una grande cupola culminate con una statua dorata della Madonna. L'attuale chiesa venne edificata tra il 1857 e il 1875 su progetto dell'architetto Antonio Preda, che realizzo un edificio con una particolare e attrattivo disegno architettonico.
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18 novembre 1991 - 18 novembre 2021 a trent'anni dalla tragedia di Vukovar

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VukovarHo passato tre bei giorni con Stefano Falco in Croazia a trovare comuni amici. In quegli stessi giorni si svolgevano le manifestazioni commemorative del 30° anniversario dell'eccidio di Vukovar. Mi sono tornate alla mente tante cose, per me sembra ieri e 30 anni mi sono sembrati tanti per rivedere, riprovare certe emozioni e stati d'animo. Non fui subito presente, dopo l'eccidio e la successiva liberazione della città ma qualche tempo dopo. La città era distrutta quando arrivai, le case segnate e crivellate dai colpi di kalashnikov, mortai, ecc.
Erano solo sgombrate le strade dalle macerie delle case distrutte. Mi ricordo che mi aggirai tra i poveri banchi di un mercato di frutta e verdura, dove anziane contadine cercavano di vendere i loro pochi prodotti della terra per racimolare qualche soldo. Pensai al rischio che avevano corso nell'avventurarsi nei campi che erano stati oggetto di scontri armati e quasi sicuramente minati. Pochi erano gli uomini che si aggiravano tra le strade della cittadina, martirizzata da assedi rappresaglie, bombardamenti e violenza. Le piccole finestre degli scantinati erano ancora protette da sacchi di sabbia e da scudi di legno e ferro.
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Bergamo (XIV parte)

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BergamoInizio il mio girovagare per piazza Matteotti, che ha da cornice diversi bei palazzi ottocenteschi e conserva tra le fiorite aiuole anche interessanti monumenti che mi accingo ad andare a vedere, almeno qualcuno. Il primo che trovo è il monumento ai fratelli Calvi, collocato quasi a ridosso dell'ingresso della sede municipale. Questo monumento, posto nel cuore di Bergamo Bassa fu inaugurato nel 1933, ed è dedicato alla memoria dei quattro fratelli Calvi, alpini bergamaschi, che nel corso della Prima guerra mondiale si distinsero per aver compiuto alcuni atti di eroismo. Il monumento, ricorda gli steli monumentali dell'età imperiale romana ed è alto più di cinque metri, presenta su quattro lati le effigi bronzee dei fratelli e sul quinto l'immagine della vittoria realizzate dallo scultore bergamasco Giacomo Manzù. Costoro, ossia Natale, noto anche con lo pseudonimo di Nino, Attilio, Sante detto anche Santino e Giovanni Battista noto anche con lo pseudonimo di Giannino, furono tutti chiamati alle armi durante la prima guerra mondiale; solo Natale aveva già scelto la carriera militare, diventando ufficiale degli alpini e aveva già combattuto in Libia.
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Il mio Piemonte: Ceresole Reale

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Ceresole RealeRaggiungo Ceresole Reale, dopo un lungo viaggio tra splendidi panorami e interessate borgate. Questo borgo occupa l'alta Valle Orco incuneata tra il massiccio del Gran Paradiso e le Levanne ed è posto a oltre 1500 metri s.l.m. La strada 460 di Ceresole è l'unica strada asfaltata che mi permette di raggiungere il bel Comune montano, il cui centro urbano principale costeggia l'omonimo lago. Sempre con questa strada voglio poi raggiungere il Colle del Nivolet, passando per i laghi artificiali Serrù e Agnel.
Mentre cerco di raggiungere il Grand Hotel in borgata Prese, mi sovvengono alcune frasi del poeta Giosuè Carducci che vi fu ospite nel 1890 e vi scrisse l'Ode "Piemonte":
"Su le dentate scintillanti vette/ salta il camoscio, tuona la valanga/ da' ghiacci immani rotolando per le/ selve croscianti:/ma da i silenzi de l'effuso azzurro/esce nel sole l'aquila, e distende
in tarde ruote digradanti il nero/ volo solenne./Salve, Piemonte! A te con melodia
mesta da lungi risonante, come /gli epici canti del tuo popol bravo,
scendono i fiumi. /Scendono pieni, rapidi, gagliardi, /come i tuoi cento/ battaglioni, e a valle/ cercan le deste a ragionar di gloria/ ville e cittadi."

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