Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Ailoche

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AilocheLa giornata è splendida, ormai i fiori hanno invaso i campi, non c'è più traccia dell'inverno se non un venticello marzolino. Stamattina sono partito presto, il mio dito sulla vecchia cartina geografica mi ha indicato un piccolo paese nel cuore della Valle Sessera, posto al confine nord orientale della provincia di Biella. Con la l'auto percorro queste zone magnifiche zone del biellese, che ancora oggi raccontano dell'operosità delle genti impegnate nelle diverse manifatture tessili. Ailoche è un borgo adagiato su un territorio prevalentemente montano suddiviso in diverse borgate che oggi mi propongo di visitare. Infatti Ailoche possiede oltre al capoluogo le frazioni di Venarolo, Lora, Piasca, Vacchera, Peiro, Ponte Strona, Gabbio, Giunchio, per un totale di pochissimi residenti, circa 320 abitanti che tendono a raddoppiare durante il periodo estivo in quanto zona di villeggiatura.
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Il mio Piemonte: Vinadio

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VinadioMi rendo conto che quest'anno il lavoro è stato molto stressante e che ho bisogno di staccare con il mondo, devo rifugiarmi in quale luogo a me sconosciuto e darmi alla sua scoperta. Decido di scappare dalla routine quotidiana e di rifugiarmi nella Valle Stura di Demonte sulle Alpi Marittime, lungo il fiume Stura. La mia scelta cade su Vinadio che mi promette belle passeggiate e molte scoperte.
Il viaggio anche se lungo è piacevole, sia per la musica che ascolto sull'autoradio sia per gli splendidi panorami che trovo appena imbocco la valle Stura. Ho prenotato una stanza in uno chalet, la cui direzione è nel bar del paese. Il parcheggio è centrale, comodo e gratuito e questo è importante per me e chi non si fissa programmi a lungo termine. Sono arrivato comodamente con la strada statale 221 del colle della Maddalena. Intorno alla piazza vi sono tutti i servizi necessari per un breve soggiorno. Dopo aver ricevuto la chiave della stanza, acquistato una guida della vallata vado a depositare i bagagli nella stanza. È piccola ma linda, carina e la finestra con il balcone si affaccia sul borgo e rimango subito impressionato dalle imponenti mure del suo forte che circondano quasi tutti l'abitato.
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Il mio Piemonte: Aisone

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AisoneLa giornata mi permette di raggiungere una piccola e caratteristica località della valle Stura nelle Alpi Marittime. Superato Borgo San Dalmazzo il panorama cambia e l'aria di montagna con il caldo sole mi accompagneranno nella giornata di visita ad Aisone.
Il toponimo ha due versioni in merito al nome di Aisone. La prima vuole che in prossimità del concentrico esistesse un tempietto dedicato alla Dea del destino, Aisa. Invece la seconda versione, che forse è la più probabile, vorrebbe che il toponimo derivi dall'antica consuetudine di coltivare la canapa che veniva fatta macerare in pozze d'acqua dette "Isou”. Ciò ci indica quanto sia antico il borgo che voglio visitare. Infatti a monte del concentrico sono state rinvenute in alcune grotte naturali, tracce di presenze umane risalenti al periodo neolitico. Il primo atto che ricorda questo borgo fu stipulato a Vinadio nel 1165 con il quale il marchese di Saluzzo, Manfredo I, fece pace e restituì ogni diritto ai signori del luogo. Infatti già nell'XI secolo Aisone faceva parte dei possedimenti dei marchesi di Busca e conti di Loreto. Successivamente venne riscattato dal marchese Bonifacio del Monferrato che lo cedette poi al figlioccio Bonifacio, marchese di Saluzzo.
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Il mio Piemonte: Castellazzo Novarese

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Castellazzo NovareseStamattina mi avventuro nella verdeggiante campagna novarese per raggiungere il piccolo borgo di Castellazzo Novarese. Questo paese ebbe origine nel periodo medievale, anche se negli anni 50' del secolo scorso, sono stati ritrovati reperti del I secolo d.C. tali da far pensare ad un insediamento di età romana. Il toponimo, è un diminutivo e dispregiativo di castellum, inteso come castello, testimoniata da un'antica fortificazione di cui la massiccia mole del castello è arrivato fino ai giorni nostri.
Castellazzo Novarese ha avuto origine nel periodo medievale ed il nome del luogo pare essere stato era stato Camodeia, nome dei signori del luogo, Da Camodeia. Questa fu una potente famiglia della zona tra il Duecento e il Trecento e che aveva edificato il castello. Il centro abitato si sviluppò attorno alla antica chiesa ormai scomparsa, intitolata a Santa Maria. Sotto il dominio del Comitato di Pombia prima, divenne in seguito un possedimento di numerosi casate: gli Scazzosi di Biandrate, i signori di Asigliano, i Tizzoni, i Caccia di Mandello che acquisirono il feudo nel 1667.
Raggiungo così il borgo, il sole è già alto e i suoi raggi creano particolari giochi di luce specchiandosi nelle risaie allagate che circondano il borgo. Sono molto poche le persone che trovo in giro, d'altra parte gli abitanti sono poche centinaia ed è un giorno feriale. Il castello si erge monumentale al centro del paese, quasi da fare ombra alle poche case del borgo. Parcheggiata l'auto nei pressi del Municipio, un lungo e bell'edificio che ospita il locale ufficio postale e sulla cui facciata una lapide ricorda i militari caduti nelle guerre mondiali.
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Il mio Piemonte: Fresonara

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FresonaraLa giornata si presenta luminosa e tiepidina nonostante sia ancora inverno. Oggi non vado tanto lontana da casa. Mi reco in un borgo piccolino ma interessante per la sua storia. Parcheggio l'auto nel centro del paese per meglio girovagare nelle sue strade. Fresonara ha una storia assai antica infatti nel 951 fu parte della dote di Adelaide di Susa, sposa in seconde nozze dell'imperatore Ottone I. Il borgo era considerato una "corte" e ciò indica la presenza di un castello e di una chiesa. Ma la vicinanza dell'antica Via Emilia Scauri sicuramente avalla la tesi dello storico locale Pietro Vernetti che sostiene l'esistenza di primi insediamenti in epoca romana, attribuendo il toponimo alla famiglia romana dei Fresus, rifugiatasi in questi luoghi durante la persecuzione di Nerone. Ma è solo una tesi in quanto altri ipotizzano il suo toponimo derivato da Frisinaria come corruzione di Frassinaria da bosco di frassini, alberi che anticamente occupavano il territorio. Infatti il territorio era ricco di boschi e acquitrini citata come facente parte della Silva Urbe dal narratore Paolo Diacono che lo definiva come luogo preferito dagli imperatori longobardi che vi svolgevano l'attività venatoria.
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Il mio Piemonte: Mandello Vitta

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Mandello VittaGiorno dopo giorno. il mattino guadagna qualche grado di calore al freddo dell'inverno. Il sole è già alto ed illumina la mia strada che corre tra le risaie del novarese. Raggiungo così Mandello Vitta precedentemente denominato solo Mandello fino al 1863. Il borgo sorge sul luogo di un più antico insediamento longobardo, come lasciano supporre alcuni ritrovamenti di resti di un sepolcreto e di una coppa di vetro, del IV secolo.
Il paese prende il nome dal podestà novarese Robaconte da Mandello, milanese ma originario di Mandello del Lario, che nei primi anni del 1200 vi organizzò un borgo franco sull'antica arteria medievale, denominata "strada Biandrina", che univa Biandrate a Romagnano Sesia e alla Valsesia. Il borgofranco di Mandello fu un importante centro di controllo di questa arteria stradale ed era dotato di una Torre, che ancora oggi posso ammirare nel paese. Nei pressi della torre, fu in seguito costruita la residenza della famiglia dei Caccia, già presente sul territorio dai primi anni del XVI secolo. I Caccia tennero in feudo Mandello fino al XVIII secolo. In seguito ne fu investita la famiglia Vitta, che molto si prodigò per il borgo, tanto che dopo l'Unità d'Italia, nel 1863, il Comune mutò la propria denominazione in Mandello Vitta. Nel 1928 Mandello Vitta fu unito a quello di Vicolungo per formare un nuovo comune con capoluogo e denominazione Vicolungo; assetto amministrativo che durò fino al 1954.
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Il mio Piemonte: Casalino

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CasalinoL'idea di andare a vedere Casalino mi arriva da Maurizio che mi chiede informazioni su un personaggio di Ponzana, frazione di Casalino che fondò nel 1922 la Croce Verde di Gorizia.
Come esco dall'autostrada imbocco la strada provinciale 11 Padana superiore in direzione Novara e mentre mi dirigo verso Orfengo, prima frazione di Casalino ne ripercorro brevemente la storia. Le origini di questa borgata sono antiche e lo testimoniano il ritrovamento nel suo territorio testimonianze di epoca romana. Invece sono ben note le vicende risorgimentali che la videro scenario di due scontri armati. Il primo avvenne il 7-8 aprile, durante i moti liberali del 1821.
La storia ci racconta che dopo che il principe Carlo Albero fu sconfessato dal Re Carlo Felice per aver concesso la Costituzione, avvenuta dopo l'abdicazione di Vittorio Emanuele I, costui fu obbligato a lasciare Torino e portarsi a Novara sotto la protezione degli austriaci. Ma la macchina insurrezzionalista era partita sia per l'aderenza della borghesia che di alcuni ufficiali del regio esercito sabaudo. Proprio ad Orfenfo le poche truppe costituzionaliste, comandate dal generale Regis, vengono sconfitte dalle soverchianti truppe austriache. Il secondo episodio è del 22 maggio 1859 quando Orfego divenne sede di un "posto di sicurezza" dove gli austriaci comandati dal colonnello Ceschi inviava drappelli di soldati a "saggiare" la presenza di truppe piemontesi lungo il fiume Sesia e in Vercelli.
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Il mio Piemonte: Strevi

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StreviLa giornata inizia con i raggi solari che attraversano i vetri della finestra e mi invitano a uscire rapidamente da casa alla scoperta di un altro piccolo borgo.
Coglierò l'occasione per andare a trovare il mio amico Paolo, noto produttore vitivinicolo e a scoprire il borgo di Strevi.
Strevi è un piccolo borgo che sorge alla base, ed alla sommità, di un contrafforte che si affaccia sulla sinistra del fiume Bormida. Lo raggiungo agevolmente e prima di incontrare Paolo voglio fare due passi per i due borghi, quello Superiore ed Inferiore che ne costituiscono il nucleo principale.
Inizio da quello Inferiore che più semplicemente gli Strevesi, lo indicano come di Sotto (Borg ad suta )
Dopo aver parcheggiato l'auto, inizio a scendere delle strette stradine fino a raggiungere il Borgo inferiore, che probabilmente fu il primo agglomerato urbano di Strevi in quanto situato nella zona pianeggiante. Il borgo oggi si presenta con un agglomerato di case, con fattezze rurali e qualche importante palazzo storico con fattezze signorili, costruite intorno all'oratorio dell'Angelo Custode o della Santissima Trinità. Nel borgo inferiore insistono importanti case vitivinicole, la Pro Loco, la stazione ferroviaria e gli impianti sportivi. L'oratorio presenta una facciata senza particolari pregi architettonici, fatto salvo un affresco posto sopra la porta centrale.
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Il mio Piemonte: Denice

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DeniceUna distesa di nuvole galleggia nel cielo. L'alba è arrossita davanti al giorno che è avanzato. La strada per raggiungere il borgo che oggi voglio visitare non è molta.
Denice è un piccolo borgo, uno dei paesi di confine, dove l'Alto Monferrato si sposa con la Langa astigiana. Mi ha particolarmente attratto il suo centro storico che risulta tra i meglio conservati, con la sua caratteristica di essere di forma pressoché circolare. Infatti le case creano un recinto chiuso che all'epoca delle incursioni saracene ma le anche per continue guerre feudali, fungeva da protezione della popolazione. Per raggiungere questa borgata di poche centinaia di abitanti sono salito da Montechiaro d'Acqui e mi sono fermato un attimo in località Piani ad ammirare la chiesa Madonna delle Grazie. Si tratta di un semplice edificio, interamente intonacato e tinteggiato di giallino.
La sua caratteristica è di avere un portale a capanna come il tetto della costruzione. In facciata nessuna finestra se non un piccolo oculo posto sotto il culmine del tetto. Strano è il campanile posto sul latro sinistro dell'abside, con le sue caratteristiche lunghe aperture a punta. La chiesa ha la porta chiusa, ma non è difficile ipotizzare che sia a navata unica.
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Il mio Piemonte: Montecastello

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MontecastelloUna distesa di nuvole sembra galleggiare in cielo, ma non fanno paura perché il sole pare volerci giocare a nascondino. In auto raggiungo agevolmente Montecastello che si trova a soli 10 km da Alessandria.
L'abitato, pare essere stato un antico insediamento già abitato durante il paleolitico superiore. Il primo insediamento romano assume un generico nome di Villaro, divenne poi Pontianum dal patronimico Pontius di una famiglia latina insediatasi in loco. L'attuale toponimo deriva dal latino Mons castrum, ossia monte fortificato e compare nei documenti ufficiali tra il 1190 e il 1200 con varie dizioni: Castello di Ponziano, Montecastello di Ponzano, Villaforte di Montecastello. Per raggiungerlo devo costeggiare il corso del fiume Tanaro fino alla sua confluenza con il fiume Bormida. Il borgo, edificato nel corso dei secoli, sembra un lungo biscione che dalle rive del fiume sale verso la cima del colle ove si erge il castello. Infatti, sulla collina anticamente si ergeva un'antica torre saracena adibita a colombaia.
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Il mio Piemonte: Pont Canavese

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Pont CanaveseIl vento sbeffeggia l'autunno, ma lui non se ne preoccupa, tanto il suo percorso è ancora lungo prima di incontrare l'inverno. Il cielo intanto è azzurro e luminoso e la strada che percorro è sgombra, sarà perché è sabato ed è mattina presto. Per visitare questo importante borgo del canavese dovrò fermarmi a dormire almeno una notte. Mentre sono in viaggio ripercorro brevemente la storia di Pont Canavese.
Si racconta che i primi abitanti del luogo vi vissero a partire dal 3500 a.C. Abitavano presso il Monte Oliveto, in caverne e utilizzavano le grotte naturali per ripararsi. Per i Salassi, il territorio fu denominato Rondilitegna, che significa "passaggio a due valli". Quando Pont fu occupato dai Romani fu indicato come "Ad duos pontes". Ciò è dovuto perché l'abitato si trova alla confluenza dei torrenti Orco e Soana. Il nome di Pont lo si trova per la prima volta in un documento storico nel 1110. Ossia quando quando l'Imperatore Enrico I, in un diploma conferiva ai Conti del Canavese tra le altre terre, anche Pont. Infatti Pont divenne capoluogo del feudo denominato "Pont e Valli", comprendente le valli dell'Orco e del Soana, sotto il dominio dei De Canavise. Però una leggenda popolare vuole che le torri e i castelli di Pont siano stati costruiti da Re Arduino intorno
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