Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Castelletto d'Orba

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Castelletto d'OrbaMontagne di morbide nuvole bianche sembrano passeggiare davanti ai miei occhi e superare la mia auto che corre tra le colline dell'Alto Monferrato. Il sole intanto distende i suoi raggi tra le foglie degli alberi che costeggiano la boscosa strada. Raggiungo così Castelletto d'Orba.
Il Borgo ha occupato un posto di rilievo per l'interesse turistico e naturalistico per molti decenni.
Castelletto d'Orba è uno dei più ridenti paesi dell'Alto Monferrato ovadese e della Valle Orba; situato su un alto colle è posto abbastanza lontano dalle strade di grande comunicazioni, ma comunque ben collegato, sia con il resto del Piemonte, che con la Liguria, preservandola così da una eccessiva urbanizzazione.
La sua posizione collinare, degradante verso la Valle del torrente Orba e del torrente Albedosa è da sempre un importante centro agricolo, soprattutto vitivinicolo ma anche termale.
La località, fino a qualche decennio fa era assai conosciuta quale centro di villeggiatura estivo-invernale, grazie al clima fresco e ventilato, immerso nel verde e ricca di fonti di acque curative e da tavola. Erano molti, ormai scomparsi, gli alberghi che ospitavano una moltitudine di turisti che venivano a Castelletto d'Orba a fare “la cura delle acque”.
Le diverse sorgenti erano particolarmente indicate per la cura delle malattie dello stomaco, del fegato, dell'apparato digerente, dei reni e per altre diverse virtù terapeutiche.
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A zonzo per Pisino

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Pisino-PazinEssere in Istria e non andare a visitare il cuore di questa regione è impossibile per chi come il sottoscritto ha una curiosità esuberante. Mentre percorro le belle strade che questa regione offre, sempre costeggiate da verdi prati e da lussureggianti colture agricole o da boschi, ripercorro sommariamente la storia di Pisino o Pazin in croato. Questa cittadina la si trova menzionata per la prima volta nel 983 come fortezza di Pisino "castrum Pisinum", anche se sicuramente come insediamento esisteva già molto prima.
In questo documento, l'Imperatore Ottone afferma la donazione della fortificazione Castrum Pisinum ai vescovi di Parenzo. Costoro cedettero il borgo e la fortezza nel XII secolo al loro conte advocatus Majnard von Schwarzenburg. Fino ad allora intorno al castello vi era un fossato a protezione del Borgo fortificato, al quale si accedeva attraverso cinque porte con ponti levatoi. Alla morte di Majnard, per un breve periodo amministrò il feudo sua figlia Matilde che era soprannominata la contessa di Pisino, per poi passare, con il matrimonio con il conte Engelbert, ai conti di Gorizia. I conti di Gorizia da allora furono indicati come i conti di Gorizia e d'Istria e per un certo periodo risiedettero a Pisino dove ebbero il proprio palazzo.
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Bergamo (IV parte)

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BergamoLa Basilica di Santa Maria Maggiore fu edificata nella seconda metà del XII secolo, l'esterno conserva le linee architettoniche romanico-lombarde originarie, mentre l'interno è decorato in stile Barocco (tra 1600 e 1700). Era in origine la Chiesa battesimale della Cattedrale di San Vincenzo, sorta accanto al complesso della curia vescovile di Bergamo. I bergamaschi sono particolarmente legati a questa Basilica, sicuramente anche perché legati alla storia della sua edificazione. Infatti si narra che nel 1133 tutto il territorio orobico fu colpite da una grave siccità, ne seguì dapprima la carestia e poi la peste. La popolazione di Bergamo rivolse le proprie preghiere alla Vergine a chiederne la sua intercessione per dar fine a questa martoriata terra. Conclusa l'epidemia venne deliberata nel 1135 l'erezione di una chiesa quale voto di ringraziamento. Raccolti gli oboli dei cittadini, il 15 agosto 1137 il Vescovo di Bergamo Gregorio benedisse la prima pietra della Basilica di Santa Maria Maggiore. Il nuovo edificio religioso fu eretto sul sito di una preesistente chiesa dell'VIII secolo dedicata alla Vergine. La chiesa inizialmente fu progettata in stile Romanico dell'epoca, ma arricchito di influssi con provenienza architettonica diverse, come quella renana. In origine disponeva di cinque absidi, oggi di quelle originarie possiamo contarne due, quella centrale e quella a sud-ovest. Una fu demolita nel 1472 da Bartolomeo Colleoni, per far posto alla Cappella della propria sepoltura, un'altra fu parzialmente abbattuta per far posto al campanile edificato tra il 1436 e il 1459 e la terza nel 1485 fu sostituita con una Sacrestia. Ma è proprio in quelle superstiti che si notano la presenza di due ordini architettonici: uno a finestre strombate e un secondo, il superiore, realizzato come una galleria a giorno.
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Il mio Piemonte: Staffarda

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StaffardaStaffarda è una frazione del comune Revello, in provincia di Cuneo ed è conosciuta per la Abbazia di Santa Maria, fondata dai monaci Cistercensi sui terreni pianeggianti vicino al fiume Po, donati dal Marchese di Saluzzo nel 1135, per migliora la produzione agricola e così ed onorare il Signore, come si usava un tempo dire e scrivere. I monaci cistercensi, provenivano dall'Abbazia ligure di Tiglieto, una dei primi insediamenti cistercensi della penisola. Il complesso monastico fu edificato, forse, sopra o nei pressi di precedenti costruzioni, risalenti ad epoca romana e poi longobarda. Ciò è testimoniato da un epigrafe sepolcrale che venne dissotterrata nel 1811 a Staffarda sotto il pavimento di una stalla e recita:
[Hi]c requiescit [in] sonno pacis b(onae) m(emoriae) [Ho]norata qui vix[it]
in speculo a[nnos]
pl(us) m(inus) XL defunct[a]
sub rege Adlowa[ldo]
anno XVIII regni e[ius]
indic(tione) VIII VIII idus f[ebruariuas]
die mer si quis hunf[c tu]
molum violare tem[ta]
verit iram D(e)ii incul[rat]
et anathematus [set].

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Bergamo (III parte)

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BergamoRaggiungo così la Cattedrale di Sant'Alessandro dedicata al Santo patrono di Bergamo. L’edificio è posto sul fianco al Palazzo della Ragione e nei pressi della Basilica di Santa Maria Maggiore. Inizialmente la Cattedrale era dedicata a San Vincenzo, cambiò il suo titolo quando la Chiesa di Sant'Alessandro, reputata il luogo del martirio del Santo, nel 1561 venne distrutta ad opera dei veneziani per la costruzione delle mura cittadine.
La storia della Chiesa è assai antica, solo con recenti scavi archeologici è stato possibile ritrovare resti risalenti all'età romana, ed hanno inoltre accertato la presenza di un primo luogo di culto paleocristiano, risalente al V secolo.
Il culto a San Vincenzo pare sia dovuto ai prigionieri romani cristiani di origine orientale, che erano condannati a lavorare nelle miniere di ferro e sassi della Val Seriana. Divenuti liberi e create una comunità anche a Bergamo, edificarono San Vincenzo di Saragozza Martire, la propria chiesa.
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Il mio Piemonte: Monleale

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MonlealeLa giornata si presenta luminosa tanto da invitarmi a fare un "giro fuori porta", non devo andare molto lontano ma solo sulle prime propaggini dei colli tortonesi. Così ben presto mi trovo ad arrancare verso Monleale Alto. Ho passato da poco Monleale Basso, posto lungo la strada provinciale 100 della Val Curone. È lo stesso torrente Curone a dividere l'abitato di Monleale Basso dal comune di Volpedo. I servizi più importanti ormai sono collocati a Monleale Basso, compreso il Palazzo Comunale e il famoso Mercato Ortofrutticolo.
Il nome, in dialetto Mulia, pare derivare dal termine dialettale Molia, che significa "luogo acquitrinoso" e dovrebbe fare riferimento a vallette poste tra Monleale e Berzano.
Raggiungo così Piazza Capsoni e dopo aver parcheggiato, ripercorro la storia del Borgo.
Tutto ha inizio il 7 novembre 1172, quando con un Instrumentum, il monte già detto "della Forca" in cui sorge oggi Monleale viene donato da Marinaro del fu Dodone di Volpedo con i figli e fratelli al Vescovo di Tortona, Oberto e ai consoli di Tortona, "affinché si edifichi un castello con la villa con fossati e munizioni". Monleale allora non era altro che una "forca", vale a dire un passaggio, ossia un valico, poi soprannominato Monslegalis. Il luogo che venne poi restituito in feudo ai donatori.
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Un viaggio a Ozalj

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OzaljA volte capita che anche il tempo si alzi con la luna storta. Il cielo sbuffa il suo venticello che aggroviglia le foglie sui rami degli alberi in fiore. C'è il sole che vuole scaldare ma che le nuvole zuzzerellone vogliono giocare con lui; ma alla fine vincerà il sole e la giornata sarà splendida.
Passato a prendere in auto, l'amica Edita, costeggiamo il fiume Kupa. Le case dei villaggi sembrano di marzapane con le loro persiane colorate, i giardini frontali con magnifici fiori e le recinzioni in legno dipinto con tinte vivaci.
Le auto per strada non sono molte in queste ore di prima mattina, di un luglio esploso di profumi e colori.
Il sole ha vinto e le nuvole che volevano minacciare qualche scherzo hanno abbandonato il campo di disputa. Lentamente saliamo su per colline tondeggianti, dove qua e là, in cima dominano i campanili delle chiese dalle cuspidi a cipolla, mentre ai lati, quasi come soldatini vi sono lunghe distese di filari di vite e alberi da frutta.
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Il mio Piemonte: Galliate

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GalliateDopo un'oretta di viaggio, in una giornata afosa, dove neanche il vento esce da dietro le nuvole, raggiungo Galliate.
Ad aspettarmi ci sono Francesco e Mattia, due amici di vecchia data con i quali ho passato splendidi momenti. Francesca è magrolino con due occhi castani come i suoi lunghi capelli che tiene sempre raccolti, Mattia che fa l'infermiere è un ragazzo di equilibrata corporatura, i suoi occhi chiari sono incorniciati da una folta e lunga capigliatura e barba lunga di color castano chiaro. Saranno le mie guide nella loro città.
Cominciamo subito con raggiungere a pochi chilometri dal centro cittadino, collegato con una strada costeggiata da un viale di tigli e valicato un canale di derivazione del canale Cavour e denominato "di Vigevano", il Santuario del Varallino come è comunemente chiamata la Chiesa di San Pietro in Vulpiate.
L'attuale edificio che ricorda in scala ridotta il Sacro Monte di Varallo Sesia, sorge ove un tempo si trovava la piccola cappella campestre con l'immagine della "Vergine Maria nell'atto di porgere una pera al Bambino Gesù". Questo affresco, ritenuto miracoloso, è tutt'ora conservato all'interno della chiesa nella zona absidale.
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Il mio Piemonte: Cannero Riviera

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Cannero RivieraLa giornata è propensa per una gita al lago, voglio tornare in un luogo in cui diversi anni addietro passai una bella giornata. Un piccolo Borgo ricco di tradizioni e storia, ma anche con belle spiagge. Un Paese situato tra montagna e lago, da sempre meta turistica anche di importanti personaggi della storia Italiana.
Raggiungo così Cannero Riviera, il cui centro più importante è adagiato alla foce del Rio Cannero.
Trovo rapidamente parcheggio, considerato che oggi è infrasettimanale e non è ancora il momento dell'assalto dei turisti ai luoghi di villeggiatura.
Il suo toponimo è forse legato all'acqua, dal celtico "Cenn in ar" ossia punta sull'acqua, oppure dal latino "Canore o Canerum" ossia canneto. Invece “Riviera" fu aggiunto nel 1947 propri per il suo particolare clima mediterraneo.
Cannero compare per la prima volta in un documento nel 985, quando Aupaldo Vescovo di Novara donò ai canonici della cattedrale novarese la piccola corte di Canore sul lago Maggiore e la "Villa" di Oglon, ossia l'odierna frazione Oggiogno insieme a un vasto territorio agricolo, con annessi servi. I canonici di Novara nel 1211 vendettero le terre ad alcuni acquirenti di Cannero e di Oggiogno, a condizione che venisse data libertà ai servi, detti oldoni.
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Il mio Piemonte: Volpiano

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VolpianoLa giornata si presenta con un bel sole, il viaggio che voglio intraprendere è verso il torinese a trovare il mio figlioccio, ma lungo il percorso voglio fermarmi per fate un giro per Volpiano.
L'autostrada è scorrevole e raggiungo agevolmente Volpiano.
L'origine del nome del Borgo deriva probabilmente da Vicus (villa) e Ulpianus da Ulpius: nome di una gens romana. Questa ipotesi rimane però priva di riscontri.
Parcheggio l'auto in Piazza Madonna delle Grazie e ripercorro brevemente la storia di questo particolare Borgo.
In epoca celtica e romana (100 a.C.-500 d.C.) il luogo ricoperto da boschi, ossia dalla selva Vulpia o Vulpiana, altra ipotesi per il toponimo ed è abitata dai Salassi, popolazione di origine germanica. Il territorio viene conquistato Intorno al 140 a.C. dall'Impero Romano. Con la caduta dell'Impero Romano sul territorio si susseguono invasioni di popolazioni barbariche. Ai Longobardi, forse si deve il primo insediamento fortificato sulla Vauda. Ciò che è chiamato Vauda è un area caratterizzata da un'ampia zona pianeggiante punteggiata di stagni e laghetti.
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San Vito al Tagliamento

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San Vito al TagliamentoIl viaggio comincia in tarda mattinata, con Gian e Lele che ho raggiunto a Castelletto Cervo; siamo diretti a San Vito al Tagliamento. Per me è un felice ritorno in terre in cui qualche decennio fa svolsi il servizio di leva obbligatoria. Infatti ero accasermato nella vicina Casarsa della Delizia al 232° Btg Fadalto.
Il viaggio scorre veloce, il sole alto scalda la giornata e i suoi raggi illuminano la verdeggiante campagna che circonda l'autostrada. I cartelli stradali delle diverse uscita evocano ricordi e le letture di grandi autori che vi nacquero. Dopo qualche ora di viaggio lasciamo l'autostrada e ci immergiamo nella pianura veneto-friulana. Accanto a vaste estensioni di campi biondeggianti di granoturco, vi sono ampie distese di verdi coltivazioni sia di frutteti che vigne, nonché distese di prati da foraggio. Segno di un attività agricola tradizionale che ha saputo adattarsi alle attività industriali che hanno reso il pordenonese un centro manifatturiero di primaria importanza. Anche il suo fiume, il Tagliamento che scorre tra i biancheggianti ghiaieti ha favorito l'insediamento di centri abitati fin dai tempi più antichi. A San Vito al Tagliamento il territorio ha restituito testimonianze risalenti anche al Mesolitico ed al Neolitico.
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