Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Gavazzana

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GavazzanaLa bellezza della primavera sta nel suo equilibrio e stamattina sta dando il meglio di se. Il fresco venticello accompagna dolcemente la giornata, pare una piacevole carezza e sono sicuro che con il trascorrere del giorno mi offrirà panorami incredibili. Tra sole e nuvole questo giorno sarà luogo di una passeggiata in compagnia di Andrea.
Avevo avuto modo di leggere alcuni appunti e poi un libro di Gian Carlo Vaccari sulla storia del piccolo borgo di Gavazzana, ciò mi spinge a soddisfare alcune mie curiosità, ed eccoci a bordo dell'automobile che ci conduce nel piccolo borgo della marca Obertenga.
Lasciato l'abitato di Cassano Spinola, la strada s'inerpica sui dolci rilievi collinari, e seguito per un tratto il rio Predasso, dove prati e colture collinari s'alternano a ciuffi di alberi che sembrano apparire dal nulla, troviamo ligustri, forsixie e ginestre che colorano le siepi insieme ai primi fiori primaverili che dipingono come una tavolozza i prati. Dopo diverse curve iniziano a vedersi i primi boschi, la strada è costeggiata da case padronali e da sontuose ville con piscine.
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A zonzo con il calessino (IV parte)

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CalessinoVarchiamo il ponte sul Terdoppio, un torrente che scorre in Piemonte e in Lombardia ma che possiamo dividere in due torrenti non più contigui l'uno con l'altro; il Terdoppio novarese e il Terdoppio lomellino, infatti il primo corre parallelo al torrente Agogna. In origine il torrente scorreva dalla sua sorgente, attraversando il medio e basso novarese e la Lomellina, fino a confluire nel Po. In epoca medioevale, molto a sud del ponte tra Oleggio e Momo, a sud-est di Novara, il torrente fu deviato per scopi irrigui, creando un'interruzione a metà del suo corso naturale.
Transitiamo per la frazione Castelletto di Momo, anticamente posta su un rilievo denominato Monteggio; questo insediamento, certamente preromano era posto a controllo del guado sul Terdoppio. Qui vi fu edificato un castello, documentato nel 1337, collocato di fianco alla chiesa di Santa Maria Assunta.
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Un'estate in pantaloncini corti

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pantalonciniQuesta estate, la maggioranza dei maschi ha lasciato a casa i pantaloni lunghi. Perfino in montagna, dove fa un po' più fresco che nella piatta pianura mandrogna, giovani e meno giovani hanno lasciato i jeans negli armadi. Floriana, una collega di lavoro, vedendomi un giorno che ero a spasso in ferie per la città mi ferma è mi fa una lunga filippica sull'eleganza dell'uomo in bermuda e ciabatta, criticando così il mio modo di abbigliarmi nelle torride estati alessandrine.
Nulla è servito spiegare che la maggioranza degli uomini va anche a cena e a far la spesa con i bermuda o i calzoncini corti. Certamente se dovessi andare in ufficio non li metterei mai, non ritenendo scandaloso usarli in ufficio ma sicuramente poco dignitoso.
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A zonzo con il calessino (III parte)

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CalessinoIl primo centro abitato che incontriamo con i nostri rimbombanti Calessini è Oleggio in provincia di Novara. Il passaggio da Lombardia a Piemonte si nota anche dal cambiamento dal materiale costruttivo dei fabbricati, dove il laterizio prende il posto ai materiali prefabbricati e l'organizzazione dei centri abitati mi pare più regolare. La vegetazione che ci circonda è prosperosa e lussureggiante, i campi coltivati sembrano disegnati da antichi agrimensori. Le coltivazioni sono diverse a alternate. Le cascine, che dalla strada possiamo ammirare, evidenziano come l'allevamento bovino da latte sia molto sviluppato. Il centro storico è posto su un modesto rilievo collinare, già anticamente abitato da una tribù degli Insubri, di quella civiltà che oggi gli esperti definiscono di Golasecca.
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Il mio Piemonte: Solonghello

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SolonghelloLasciata la strada che corre lungo la Stura del Monferrato, con Andrea ci arrampichiamo in auto, attraverso un falso piano in cui scorre il rio Ormea verso Solonghello. Sulla dorsale collinare alla nostra destra intravediamo la frazione Cignale, entriamo così, attraverso una tortuosa e ripida salita, nell'antico borgo di Solonghello. Giunti sulla piazza principale, parcheggiamo l'auto vicino al salone dedicato a Vittorio Emanuele III, ora sede di un bar-giornalaio. Sull'intero borgo troneggia imponente il suo castello, che sembra voler gareggiare con il campanile del borgo dell'antica parrocchiale dedicata a Sant'Andrea.
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Il mio Piemonte: Cavour

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Rocca di CavourDopo una nottata serena, il grigio si è impossessato del cielo, ma non mi arrendo e decido che oggi il mio piccolo viaggio per il Piemonte lo voglio fare.
L'auto corre veloce sull'autostrada, la musica con le canzoni di Tiziano Ferro mi tengono compagnia. Anche il cielo pare abbia finito di fare le bizze. Un timido raggio di sole mi accompagnerà nella mia escursione.
Da diverso tempo volevo visitare il borgo di Cavour, che divenne famoso più per il conte Camillo Benso che per la sua importante storia. Infatti citando Cavour, spesso s'intende molto spesso l'illustre personaggio che dal borgo prende il titolo nobiliare.
Raggiungo facilmente l'antica cittadina, disteso su una vasta pianura, dominato dall'imponente mole della rocca che si erge nella piana del torinese, quasi fosse un foruncolo su una candida pelle fatta di prativi e di ricchi coltivi. Riesco a parcheggiare vicino alla piazza del Municipio, dotato di macchina fotografica m'avvio a caso per le vie del centro cittadino.
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Il Dopo: 28 dicembre 2010 - 7 febbraio 2017 ore 18.06

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il dopoSono passati 2292 giorni dall'inizio della pena infinita, forse di più, dove bugie e false storie si sono spesso accumulate. In quel lungo periodo ho dovuto cambiare modo di vivere, pensare, angosce e paure mi hanno accompagnato nelle mie notti buie. Persone che conoscevo da anni cambiavano marciapiedi pur di non incontrarmi e fare almeno un finto saluto.
Impossibilitato ad organizzare la mia vita, ho perso tempo prezioso e occasioni per costruire il mio futuro, i miei viaggi, i miei progetti e tutto è rimasto un mero elenco di desideri. Ma sono stati anche momenti di crescita, ho trovato nuovi amici, ho perso amicizie e ciò vuol dire che lo erano solo per opportunità. Ho scoperto nuovi mondi, ho compreso cosa avevo perso correndo appresso a cortigiani. Ho potuto e saputo mantenere un ideale per il quale ho costruito e impegnato buona parte della mia esistenza. E se invidie, gelosie, malevolenze hanno costruito dubbi e rancori, ho vinto la battaglia con la schiettezza, la caparbietà e l'umiltà di uno che non ha mai ceduto a compromessi.
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Il mio Piemonte: Balzola

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BalzolaEd eccolo il sole e con lui il caldo, è arrivata la primavera. Si vedono in lontananza i profili dei monti imbiancati dalla neve, mentre il verde degli alberi torna brillante, incorniciato da un cielo azzurro. Pochi ingredienti per far sorridere gli occhi ed elevare l'umore. Raggiungiamo con Andrea il confine tra le province di Alessandria e Vercelli, tutt'intorno a noi i campi allagati, dove da decenni viene coltivato il riso. La nostra strada pare una striscia asfaltata davanti a noi, che vuol tagliare questa grande laguna fatta a quadretti e solcata da profondi canali. Il sole crea incredibili rifrazioni di luce con le poche costruzioni che si ergono sopra le acque. Il nostro borgo d'arrivo pare un isola lambita dalle placide acque delle risaie.
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Il mio Piemonte: Portula

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PortulaSpalancate le palpebre, aperte le finestre, il sole che ha da poco fatto capolino sta già ruggendo, la mente non è ancora totalmente sincronizzata, ma basterà un caffè per riallineare tutti i pensieri. La caffettiera sbuffa già, l'aroma del caffè inonda la cucina. La domenica è il giorno migliore per cambiare aria ed andare visitare luoghi sconosciuti. Voglio farmi spingere dal vento e raggiungere la Val Sessera il prima possibile, per gustarmi con gli occhi splendidi panorami e magari fare anche due passi tra i prati in fiori.
Non usando nessun navigatore satellitare, debbo aggiustarmi con le cartine stradali, ma questo non mi impedisce di raggiungere Portula.
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A zonzo con il calessino (II parte)

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CalessinoCarichiamo i bagagli e l'incateniamo con un grande lucchetto sul piccolo portabagagli, consegnatoci i documenti, ricevute alcune istruzioni e un cappellino rosso di paglia, tipo trilby, con una fascia bianca che lo circonda su cui è scritto #viviamopositivo, siamo pronti a partire. Il nostro mezzo di locomozione è uno splendido restyling di un automezzo concepito nel 1948 come veicolo commerciale. A partire dagli anni 50 del secolo scorso, l'Ape calessino lo ritroviamo in versione trasporto persone, protagonista in molti scatti fotografici, mentre ospita noti attori e cantanti americani in vacanza nel nostro bel paese, come Capri, Ischia, Portofino o la Versilia ed altre località di vacanza famose. Schiere di "paparazzi" fotografano personaggi come Charlie Chaplin, immortalato da uno scatto a bordo di un Ape Giardinetta ad Anacapri nel 1956.
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Il mio Piemonte: la Panissa e le mondine dell'appennino

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panissaMontagne di morbide nuvole bianche sembra di poterci passeggiare sopra. Il sole distende i raggi sulle foglie ormai ingiallite degli alberi. Mi dirigo pigramente verso una vallata della mia provincia, sono curioso di comprendere come è stato possibile organizzare la sagra della Panissa in un paese sperduto degli appennini piemontesi.
La Panissa è un tipico piatto vercellese a base di riso e legumi. Trovo ad attendermi nell'ameno paesino, diverse donne intente a cucinare. Un'anziana signora è seduta su uno sgabello di legno, prona in avanti, a pulire il riso dalle eventuali impurità; mi rivolge un timido saluto senza alzare la testa. È mingherlina, le mani hanno dita lunghe e quasi scarnificate dal tempo e dal duro lavoro nei campi. Indossa un abitino azzurrino con piccoli disegni di fiori, uno di quei vestiti che usava anche mia madre per i lavori di casa.
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