Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Tagliolo Monferrato

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Tagliolo MonferratoLa mattina si presenta fredda e umida, però il mio intento di iniziare a fare un breve giro per le colline ovadesi non viene meno. Cerco di proteggermi il più possibile e munito di attrezzatura antipioggia, inizia la mia giornata di esplorazioni.
In questa periodo che porta la natura ad abbandonare i colori autunnali a quelli più rigidi e monotoni dell'inverno, il panorama ha un espressione diversa; sembra che il pittore che sta dipingendo questi colli con le sue ordinate file di vigne abbia pochi colori a disposizioni ma con migliaia di tonalità. Ormai l'uva è stata raccolta ed è già stata pigiata, in qualche cantina lungo la strada che percorro il mosto starà già fermentando.
Raggiungo così Tagliolo Monferrato, posto a pochi chilometri da Ovada, su uno sperone roccioso.
Il Borgo trae il proprio toponimo da Taliolus, Talliolus o Taiolus ad indicare forse una zona di intenso disboscamento. Tagliolo è ricordato nelle cronache del Medioevo con varie denominazioni come castrum taloni o caroli, o anchr Taiolae. Fu concesso nel 976 in feudo agli Aleramici dall'Imperatore Ottone I, fu possedimento di vari feudatari come i Del Bosco, Malaspina di Cremolino, Cattaneo della Volta, gli Spinola, i Doria. Si racconta che durante il periodo medioevale fu sede del monastero femminile di Santa Maria di Bano, alcuni resti sono ancora oggi visibili sul Monte Colma, presso l'omonima località.
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Il mio Piemonte: Villaromagnano

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VillaromagnanoLa giornata si presenta luminosa, il sole è già alto ed è esuberante avendo cacciato tutte le nubi che ieri sera volevano farla da padrone. Con l'auto raggiungo Villaromagnano, questo Comune collinare posto nella bassa valle del torrente Ossona, affluente del torrente Scrivia, quasi alle porte di Tortona, ha una struttura economica prevalentemente agricola, ed è costituito dall'unione di diversi nuclei abitati.
I toponimi delle varie borgate rimandano ha origine molto antiche. Con Romagnano oggi si indica un piccolo borgo, sicuramente un tempo accastellato sul limitare di una area collinare, ma non vi è certezza dove esistesse l'antico abitato di Romagnano. La derivazione del suo nome ha diverse versioni, chi lo indica come un aggettivo prediale derivato da Romanius. Un altra borgata è il Ridotto da Reductum, anche sinonimo di Ricetto, nome che ricorda un luogo in cui i contadini ricoveravano i prodotti della campagna durante i periodi di guerra o delle scorribande di armati ed ancora l'abitato di Fonti che è la principale frazione del Comune. Villa invece è il capoluogo, ma dobbiamo aggiungerci gli abitati della Rampina e il Molinotto o Monteghellino.
Il borgo della Villa, ora funge da cuore dei servizi per la popolazione dell'intero Comune, "La Villa di Romagnano" era questo il nome fino al primo Ottocento. Con l'arrivo del cattolicesimo furono erette due chiese a San Michele e San Giovanni. Il Medioevo e i secoli successivi fu anche per questi borghi un periodo di guerre, pestilenze con conseguente spopolamento.
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Parenzo

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ParenzoL'Istria è una regione verde e blu, ospitale, misteriosa e discreta. Terra ricca di storia e di leggende che narrano di boschi, insenature marine, spiagge ghiaiose e borghi che sembrano disegnati con le loro antiche forme su fiordi, isole e colline.
Parenzo o Poreč dal latino Parentium e il suo territorio ne sono un esempio. L'antica città romana è una dei centri abitati dell'Istria tra le più turistiche e rinomate della Croazia.
I romani conquistarono l'area nel II secolo a.C e vi costruirono un accampamento su una penisola che corrisponde all'odierno centro cittadino.
Dell'antico insediamento, l'attuale Parenzo conserva molti tratti e caratteristiche come l'organizzazione viaria del centro storico con il Decumano e del Cardo romano con il sue bel selciato in pietra levigato.
Durante il regno dell'Imperatore Augusto, nel 12 a.C divenne municipio ed entrò a far parte della X Regio Venetia et Histria.
Nel I secolod.C fu poi elevata a colonia con il nome di Colonia Iulia Parentium.
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Il mio Piemonte: Demonte

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DemonteLa giornata comincia presto, voglio andare a visitare Demonte, cittadina della Valle Stura nel cuneese che per la sua posizione e storia mi ha sempre incuriosito. Mi sarebbe piaciuto fare questa visita con Matteo, un mio amico, ma purtroppo oggi non poteva accompagnarmi.
Prima della colonizzazione di Demonte e della valle Stura da parti dei romani, questi luoghi erano abitate dai liguri montani, come è testimoniato dal ritrovamento di alcuni reperti. Il ritrovamento nel 1925 di un'anfora con delle monete risalenti agli anni 253-305 testimonia invece la presenza romana sul territorio.
Dopo la caduta dell'Impero romano la località vide la presenza dei Goti di Teodorico, dei Bizantini, dei Longobardi ed infine dei Franchi. In epoca longobarda vi operarono i monaci dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio da cui dipese l'Abbazia di San Dalmazzo di Pedona.
Demonte subì l'invasione dei saraceni che vi giunsero dalla Provenza. Questi furono vinti nel 950, ma il territorio risultò pesantemente danneggiato. Nel 998 la valle Stura fu data in feudo al vescovo di Torino che vi rimase fino al 1150 circa.
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Il mio Piemonte: Casapinta

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CasapintaLa mattinata è splendida, il sole si erge alto e la strada che devo percorrere è assai lunga. Devo raggiungere il biellese e un piccolo Borgo che ha un territorio poco esteso immerso nel verde, incuneato tra Masserano e Strona e la sua valle. Ad attendermi due amici che mi faranno da guida per Casapinta e il suo territorio.
Il Comune di Casapinta, il cui toponimo deriva dal latino domo picta, ovvero casa dipinta, ha anche il territorio poco esteso, infatti è meno di 3 km², ma i suoi abitanti, oltreché nel capoluogo, si distribuiscono in varie frazioni e cantoni, quali: Benzio, Bassetti, Guardia, Riva, Bosco, Scalabrino, Nicola, Rondo e Fantone, Campalvero, Broglio, Brovetto, Gallo.
Trovo le mie guide nella Piazza centrale di Casapinta, ove si erge maestosa la Chiesa Parrocchiale e il Monumento ai Caduti.
La Chiesa è assai particolare come la storia del Borgo. Infatti Casapinta fino al 1627 era parte del Comune di Mortigliengo, insieme a Mezzana, Strona, Crosa e Soprana, seguendone la sua storia. Il Mortigliengo restò sotto la giurisdizione dei Vescovi di Vercelli fino al 1243, data in cui divenne territorio del Comune di Vercelli, passò poi dal 1351 al 1373 sotto la Signoria dei Visconti di Milano.
Tutto il territorio di Mortigliengo e quindi anche Casapinta nel 1379 passò sotto il dominio dei Savoia. Ancora nel 1619, il Duca Emanuele I, elevò Mortigliengo insieme a Trivero a Marchesato, che durò solo un secolo, diventando in seguito Contea a favore di Gian Giacomo Audiffredi di Torino, direttore generale della Gabella.
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Pizzighettone: il luogo natio di mio padre

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PizzighettoneFinalmente dopo tanti anni riesco ad andare a Pizzighettone, era un desiderio di mio padre tornare a vedere il suo luogo natio. Vi era nato ma non l'aveva mai vissuta o vista; i suoi genitori si erano trasferiti in questa cittadina per motivi di lavoro e dopo la nascita di mio padre erano rientrati a Castelceriolo. Solo mia zia Mirella, la sorella maggiore si ricordava di Pizzighettone ed ogni tanto mi raccontava qualcosa. Negli ultimi anni della sua vita, più volte mio padre mi chiedeva di portarlo a Pizzighettone, ma ogni volta che si poteva andare, il giorno prima rimandava il viaggio. Posso così oggi andare a visitare questa cittadina, anche in memoria di mio padre.
Prima del viaggio di poche ore, mi leggo un po' di storia di Pizzighettone, proprio per comprendere le tradizioni e cosa potrò andare a visitare.
Pizzighettone è attraversata dal fiume Adda, che divide i quartiere di Gera dal centro storico. La sua storia è strettamente legata alle sue mura difensive. La cittadina di qualche migliaio di abitanti presenta infatti l'unica cerchia di mura pressoché integra in provincia di Cremona. Questo è un raro esempio d'architettura militare degli inizi del Rinascimento e successivamente modificato per adeguarla ai più moderni sistemi di difesa.
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Bergamo (VII parte)

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BergamoSupero la porta della torre della Campanella ed entro così nel cortile della Cittadella. Questa era una Cittadella fortificata, posta nel punto più centrale di Bergamo, costruita sia per difendersi dagli attacchi nemici, ma anche come presidio in caso di insurrezione popolare. Sicuramente era un ottimo deterrente per ricordare ai sudditi che chi li governava era la famiglia Visconti, che era a capo del Ducato di Milano e dominatrice di Bergamo dal 1332 al 1428.
La Cittadella viscontea è uno spazio dalla forma quadrata racchiuso da fabbricati. La struttura formata da diversi corpi di fabbrica che subirono diversi rimaneggiamenti nei secoli e che oggi ospita la sede del Museo Civico Archeologico e del Museo di Scienze Naturali "Enrico Caffi"
Della Cittadella del periodo visconteo in Bergamo non rimane pressoché nulla; le cronache raccontano che questa aveva undici torri, ponti levatoi e relativo fossato. Una parte fu demolita anche per fare spazio alla costruzione del grande complesso del seminario.
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Il mio Piemonte: Motta de'Conti

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Motta De'ContiLa giornata è splendida, vi sono poche auto in strada, la primavera è scoppiata, tutt'intorno la vegetazione è un festival di colori. L'obiettivo è visitare Motta de Conti nel vercellese.
Sulla mia strada che da Villanova Monferrato mi conduce in questo Borgo agricolo, incontro tra le risaie la cappella dedicata a Santa Maria Assunta, già attestata nel 1570. La cappelletta è localmente individuata come la "Giesietta", ed ogni anno meta di una processione solenne. Mi soffermo con l'auto a riva strada per poterla ammirare. È assai piccola con tetto a capanna e un bel portico anteriore Dall'ottimo stato di conservazione comprendo quanto è alta la sua devozione popolare. Al suo interno una bella riproduzione della Assunzione di Maria.
Prima di entrare in Paese faccio una piccola deviazione per poter ammirare la chiesetta dedicata a San Giovanni Evangelista, risalente al 1682. È un piccolo edificio con tetto a capanna, ben curato sia internamente che esternamente. Vicino alla porta d'ingresso vi è una bella statua in bronzo raffigurante San Pio da Pietrelcina.
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Bergamo (VI parte)

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BergamoPercorro tutta Via San Salvecchio, ove in uno slargo che prende il nome di Piazza Zavadini si affaccia il Rettorato dell'Università di Bergamo. Via San Salvecchio si conclude incrociando Via Colleoni. Il Rettorato è ospitato nell'ex-Palazzo Quattrini. Questo edificio storico risale alla prima metà del XVII secolo e dista a pochi metri da Palazzo Grumelli Pedrocca già Medolago che ho appena visto di sfuggita in Via San Salvatore e che risale alla fine del XVIII secolo.
Raggiungo Via Colleoni che percorro in entrambi i sensi di marcia, strada che i bergamaschi familiarmente chiamano Corsarola e che rappresenta il luogo di passeggio preferito per chi va in Città Alta. Chiusa al traffico è sicuramente la passeggiata perfetta per chi vuole immergersi nel passato, quando Bergamo sorgeva solo sulla parte collinare.
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Il mio Piemonte: Argentera

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ArgenteraL'estate è tornata, il sole scalda la mattinata e in auto, accompagnato dalle musiche dei 2Cellos mi dirigo nel cuneese lungo la Strada Statale 21 del Colle Maddalena, stamattina mi pare lunga, ma sono accompagnato da uno splendido panorama che man mano che salgo verso i 1996 metri s.l.m. cambia sempre colori, tutti splendidi.
Di questo Comune abbiamo scarse notizie storiche, anche se vi sono testimonianze di epoca romana quando in questa vallata scorreva una via militare. Infatti, sono stati ritrovati nei pressi dell'abitato di Argentera un tratto di antica strada romana, ma furono ritrovate sul territorio, mi hanno raccontato, anche un'iscrizione riguardante una statua eretta in onore dell'imperatore Antonino Pio e una lapide di un prefetto delle Alpi Marittime che accenna agli effetti curativi delle acque della zona.
Argentera e la sua vallata sono state teatro nella storia di diverse battaglie proprio per la presenza del valico alpino, nonché di noti attraversamenti dello stesso Colle della Maddalena. Fu in quest'area che il console romano Marco Fulvio Flacco sconfisse i Vagienni nel 125 a.C. e pochi anni dopo, nel 76 a.C. Pompeo il Grande o Magno, passò da questo valico per recarsi in Spagna a combattere il ribelle Sartorio.
Argentera è citata per la prima volta in un documento del settembre 1204 in riferimento al collum Argenteriae. Il suo territorio fu sotto il dominio dei Marchesi di Saluzzo fino al 1267, quando passò sotto il controllo degli angioini per poi finire sotto il dominio sabaudo nel 1388.
Il toponimo dell'abitato mi induce a pensare che in passato, nella zona vi fossero delle cave d'argento.
Raggiungo così questo territorio molto vasto, occupato da boschi di conifere, larici e pino montano, con moltissimi pascoli ed è coltivato a prato stabile ed a orti. I monti che circondano gli abitati hanno alte cime, tra le quali l'Oserot con i suoi metri 2860, l'Enchestraye che raggiunge i 2995 metri e la Rocca dei Tre Vescovi con i suoi 2867 metri.
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Bergamo (V parte)

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BergamoPosso così girare intorno alla Basilica di Santa Maria Maggiore, soffermarmi a osservare un tondo scolpito tra i tanti fregi presenti posto sull'abside principale. Si narra che il volto barbuto rappresentato sia quello del Magister Fredo o Frodo, progettista e architetto. Non si ha certezza di nulla, tanto meno si conosce l'origine di questo Magister, si ipotizza fosse un maestro comacino.
Prima di iniziare la mia passeggiata su Via Arena, sosto un attimo davanti alla fontana di Antescolis che si trova vicino alla porta posteriore della Basilica, detta appunto della Fontana, posta in Via Arena. Questa era uno degli antichi lavatoi risalente probabilmente al XII secolo. Importante sapere che un tempo le fontane cittadine erano chiuse da una cancellata ed avevano precisi regolamenti d'uso. Ad esempio era vietato l'utilizzo di secchi che non fossero di rame, dovevano rimanere chiuse negli orari notturni ed erano protette da grate. Questo perché un tempo le città erano sovente infettate dalla peste e da altre forme virali mortali, le sorgenti e le fonti andavano protette per limitare i contagi, per questo motivo era vietato svolgere attività nelle vicinanze che potessero inquinarne l'acqua.
Inizio a percorrere Via Arena, già contrada di Santa Grata, questa è una strada di Bergamo che unisce Piazza Padre Reginaldo Giuliani, ossia la piazza posta sul retro della Basilica di Santa Maria Maggiore con il Vicolo muro di Santa Grata ove termina davanti al seminario vescovile. Questa strada ha la pavimentazione in ciottolato con marciapiedi pedonali in pietra posti su entrambi i lati ed è chiusa al traffico automobilistico se non per i residenti.
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