Blog di Dante Paolo Ferraris

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Un'estate in pantaloncini corti

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pantalonciniQuesta estate, la maggioranza dei maschi ha lasciato a casa i pantaloni lunghi. Perfino in montagna, dove fa un po' più fresco che nella piatta pianura mandrogna, giovani e meno giovani hanno lasciato i jeans negli armadi. Floriana, una collega di lavoro, vedendomi un giorno che ero a spasso in ferie per la città mi ferma è mi fa una lunga filippica sull'eleganza dell'uomo in bermuda e ciabatta, criticando così il mio modo di abbigliarmi nelle torride estati alessandrine.
Nulla è servito spiegare che la maggioranza degli uomini va anche a cena e a far la spesa con i bermuda o i calzoncini corti. Certamente se dovessi andare in ufficio non li metterei mai, non ritenendo scandaloso usarli in ufficio ma sicuramente poco dignitoso.
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Il mio Piemonte: Balzola

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BalzolaEd eccolo il sole e con lui il caldo, è arrivata la primavera. Si vedono in lontananza i profili dei monti imbiancati dalla neve, mentre il verde degli alberi torna brillante, incorniciato da un cielo azzurro. Pochi ingredienti per far sorridere gli occhi ed elevare l'umore. Raggiungiamo con Andrea il confine tra le province di Alessandria e Vercelli, tutt'intorno a noi i campi allagati, dove da decenni viene coltivato il riso. La nostra strada pare una striscia asfaltata davanti a noi, che vuol tagliare questa grande laguna fatta a quadretti e solcata da profondi canali. Il sole crea incredibili rifrazioni di luce con le poche costruzioni che si ergono sopra le acque. Il nostro borgo d'arrivo pare un isola lambita dalle placide acque delle risaie.
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Il mio Piemonte: Portula

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PortulaSpalancate le palpebre, aperte le finestre, il sole che ha da poco fatto capolino sta già ruggendo, la mente non è ancora totalmente sincronizzata, ma basterà un caffè per riallineare tutti i pensieri. La caffettiera sbuffa già, l'aroma del caffè inonda la cucina. La domenica è il giorno migliore per cambiare aria ed andare visitare luoghi sconosciuti. Voglio farmi spingere dal vento e raggiungere la Val Sessera il prima possibile, per gustarmi con gli occhi splendidi panorami e magari fare anche due passi tra i prati in fiori.
Non usando nessun navigatore satellitare, debbo aggiustarmi con le cartine stradali, ma questo non mi impedisce di raggiungere Portula.
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A zonzo con il calessino (II parte)

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CalessinoCarichiamo i bagagli e l'incateniamo con un grande lucchetto sul piccolo portabagagli, consegnatoci i documenti, ricevute alcune istruzioni e un cappellino rosso di paglia, tipo trilby, con una fascia bianca che lo circonda su cui è scritto #viviamopositivo, siamo pronti a partire. Il nostro mezzo di locomozione è uno splendido restyling di un automezzo concepito nel 1948 come veicolo commerciale. A partire dagli anni 50 del secolo scorso, l'Ape calessino lo ritroviamo in versione trasporto persone, protagonista in molti scatti fotografici, mentre ospita noti attori e cantanti americani in vacanza nel nostro bel paese, come Capri, Ischia, Portofino o la Versilia ed altre località di vacanza famose. Schiere di "paparazzi" fotografano personaggi come Charlie Chaplin, immortalato da uno scatto a bordo di un Ape Giardinetta ad Anacapri nel 1956.
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Il mio Piemonte: la Panissa e le mondine dell'appennino

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panissaMontagne di morbide nuvole bianche sembra di poterci passeggiare sopra. Il sole distende i raggi sulle foglie ormai ingiallite degli alberi. Mi dirigo pigramente verso una vallata della mia provincia, sono curioso di comprendere come è stato possibile organizzare la sagra della Panissa in un paese sperduto degli appennini piemontesi.
La Panissa è un tipico piatto vercellese a base di riso e legumi. Trovo ad attendermi nell'ameno paesino, diverse donne intente a cucinare. Un'anziana signora è seduta su uno sgabello di legno, prona in avanti, a pulire il riso dalle eventuali impurità; mi rivolge un timido saluto senza alzare la testa. È mingherlina, le mani hanno dita lunghe e quasi scarnificate dal tempo e dal duro lavoro nei campi. Indossa un abitino azzurrino con piccoli disegni di fiori, uno di quei vestiti che usava anche mia madre per i lavori di casa.
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Il mio Piemonte: Murisengo

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MurisengoDopo una notte piovosa, il grigio si è impossessato del cielo, ma non mi arrendo e decido che oggi il mio piccolo tour mi porterà a nord, ai confini della provincia di Alessandria, dove le colline appaiono come morbidi rilievi decorati da vigneti e boschi, le piccole vallate sono campi coltivati a prato. Un piccolo torrente corre per tutta la lunghezza della Valle Cerrina è il torrente Stura del Monferrato. Murisengo, luogo in cui mi reco stamattina è un antico borgo arroccato in sponda destra del torrente Stura del Monferrato. Diverse sono le frazioni che accompagnano il capoluogo, San Candido, Corteranzo, Sorina, Bricco e Casa Battia. Proprio a San Candido, lungo la strada provinciale Casale Monferrato - Torino, sosto prima di inerpicarmi su per il colle di Murisengo. Qui nella piana si erge la chiesa della frazione, e come vuole il nome della frazione è dedicata a San Candido. Costui fu martire della Legione Tebea proveniente dalla Grecia e, nel II° sec. D.C., transitò per la Val Cerrina diretto in Gallia. La legione, che comprendeva circa 3.000 uomini, comandata da Maurizio si rifiutò di abiurare il cristianesimo, da Roma giunse l'ordine di decimare l'intera legione e durante il passaggio per Murisengo. Candido, secondo le storie locali, che ne era un comandante fu decapitato. Una Sua reliquia sarebbe conservata nella chiesa del borgo.
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A zonzo con il calessino (III parte)

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CalessinoIl primo centro abitato che incontriamo con i nostri rimbombanti Calessini è Oleggio in provincia di Novara. Il passaggio da Lombardia a Piemonte si nota anche dal cambiamento dal materiale costruttivo dei fabbricati, dove il laterizio prende il posto ai materiali prefabbricati e l'organizzazione dei centri abitati mi pare più regolare. La vegetazione che ci circonda è prosperosa e lussureggiante, i campi coltivati sembrano disegnati da antichi agrimensori. Le coltivazioni sono diverse a alternate. Le cascine, che dalla strada possiamo ammirare, evidenziano come l'allevamento bovino da latte sia molto sviluppato. Il centro storico è posto su un modesto rilievo collinare, già anticamente abitato da una tribù degli Insubri, di quella civiltà che oggi gli esperti definiscono di Golasecca.
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Il mio Piemonte: Solonghello

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SolonghelloLasciata la strada che corre lungo la Stura del Monferrato, con Andrea ci arrampichiamo in auto, attraverso un falso piano in cui scorre il rio Ormea verso Solonghello. Sulla dorsale collinare alla nostra destra intravediamo la frazione Cignale, entriamo così, attraverso una tortuosa e ripida salita, nell'antico borgo di Solonghello. Giunti sulla piazza principale, parcheggiamo l'auto vicino al salone dedicato a Vittorio Emanuele III, ora sede di un bar-giornalaio. Sull'intero borgo troneggia imponente il suo castello, che sembra voler gareggiare con il campanile del borgo dell'antica parrocchiale dedicata a Sant'Andrea.
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Il mio Piemonte: Cavour

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Rocca di CavourDopo una nottata serena, il grigio si è impossessato del cielo, ma non mi arrendo e decido che oggi il mio piccolo viaggio per il Piemonte lo voglio fare.
L'auto corre veloce sull'autostrada, la musica con le canzoni di Tiziano Ferro mi tengono compagnia. Anche il cielo pare abbia finito di fare le bizze. Un timido raggio di sole mi accompagnerà nella mia escursione.
Da diverso tempo volevo visitare il borgo di Cavour, che divenne famoso più per il conte Camillo Benso che per la sua importante storia. Infatti citando Cavour, spesso s'intende molto spesso l'illustre personaggio che dal borgo prende il titolo nobiliare.
Raggiungo facilmente l'antica cittadina, disteso su una vasta pianura, dominato dall'imponente mole della rocca che si erge nella piana del torinese, quasi fosse un foruncolo su una candida pelle fatta di prativi e di ricchi coltivi. Riesco a parcheggiare vicino alla piazza del Municipio, dotato di macchina fotografica m'avvio a caso per le vie del centro cittadino.
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A zonzo con il calessino (I parte)

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CalessinoLa sveglia che ho appuntato per il mattino mi ha perseguitato tutta la notte, per la paura di non sentirla. Non ho avuto il tempo di chiudere gli occhi che è già tempo di alzarsi.
Il cielo visto dalla finestra oggi sembra morbido ed il sole ha appena fatto capolino.
Forse il cielo non sarà splendente questa mattina, ma non sempre le nuvole offuscano la volta celeste.
La valigia è già pronta e tra poco sarò sul treno, direzione Milano.
Intanto che il treno corre verso la sua meta, osservo fuori dal finestrino e lo sguardo, anche oggi, scivola lontano. Mentre il sole sbarazzino, si nasconde dietro a qualche nuvola, la luce dei suoi raggi si riflette sui vetri del finestrino, ma anche sui tetti delle case che trafiggono le chiome degli alberi che sembrano esplodere.
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Il mio Piemonte: Frassineto Po

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Frassineto PoFare due passi per Frassineto Po è un piacere, sia per i suoi beni architettonici, sia perché stimola la fantasia. Prima di arrivare al centro dell'antico borgo decido di fare una capatina a vedere degli antichi oratori.
Il primo che incontro arrivando da Borgo San Martino è l'oratorio di San Rocco. Ancora oggi questo oratorio è posto ai limiti del territorio urbanizzato. Infatti, quelli dedicati a San Rocco, venivano generalmente costruiti prima degli accessi al centro abitato, in quanto il santo era invocato contro la peste e le malattie epidemiche e quindi in grado di fermare le malattie alle porte delle città e paesi. In certe zone era considerato protettore dei contadini e pregato per la difesa delle malattie epidemiche degli animali. Parcheggio vicino all'auditorium di San Rocco; un anziano contadino è impegnato a potare un contorto albero di fichi. Dalla scale, su cui è salito, mi lancia un incuriosito sguardo e poi si volta verso il ramo che deve recidere. Il cappello di paglia consunto che indossa, non ha potuto nascondere uno sguardo fiero e le rughe su un viso segnato e consumato dal tempo.
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