Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Castelletto Molina

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Castelletto MolinaBasta qualche raggio di sole per restituire un po' di azzurro e dare un senso al grigio che ancora resta in questa mattinata autunnale. Come il cielo diventa un affresco da ammirare, inizia il mio viaggio nell'astigiano. La strada non è molta e mi gusto anche l'arietta fresca e spumeggiante che mi sembra di sorseggiarlo. Il mio obiettivo è un piccolo borgo incastonato sopra i colli tra il rio Cervino e il rio Casalasco. I panorami sono splendidi, i colli monferrini si distendono come una coperta arruffata dopo una calda notte.
Distese di vigne, ormai prive delle sue uve corrono in filari dritti. I suoi frutti staranno già bollendo dentro le botti per creare il nettare di Bacco. Ma anche boschetti di nocciole e prati ancora verdi accompagnano il mio vagolare. Castelletto Molina deve il suo Il toponimo per la prima parte, dal latino "castelletum", ossia piccolo castello, mentre Molina potrebbe essere un riferimento al cognome maggiormente diffuso in paese. Di certo, grazie al ritrovamento di reperti archeologici, le sue origini le origini risalgono all'epoca romana. Il borgo fu poi possesso dei longobardi e successivamente dei franchi. Con l'Imperatore Ottone I, le terre passarono al Marchese del Monferrato nel 967.
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Il mio Piemonte: Gamalero

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GamaleroUn sole rosso si mostra a una mattinata silenziosa e assetata. Il fresco della notte sorprendentemente all'alba lascia il posto a una giornata assolata. L'estate è nel pieno della sua forza, la strada asfaltata davanti a me pare bagnata ma è solo un miraggio, i campi che mi circondano sono stati da poco mietuti e le stoppie rendono i panorama quasi lunare. Raggiungo così Gamalero, piccolo borgo della bassa Valle Bormida. La prima notizia certa su Gamalero è riportata nel diploma del 978 dell'imperatore Ottone II in cui conferma la Pieve di Gamalero al vescovo di Acqui Terme. Pertanto il centro abitato doveva già esistere.
Dai documenti vediamo citato Gamalero con diversi toponimi, da Scamilaria, Camilaria, Gamelaria, Gamalerium e infine Gamalero. Ma forse il luogo era già abitato in epoca romana come fanno supporre il ritrovamento in un campo del San Lorenzo di reperti di epoca romana. Con la fondazione della città di Alessandria, avvenuta nel 1168, Gamalero ne seguì sostanzialmente le vicissitudini. Durante la guerra tra guelfi e ghibellini, nel 1240 Gamalero passò sotto i marchesi di Occimiano e con il passaggio di Alessandria sotto la giurisdizione dei Visconti, anche Gamalero entrò a far parte del ducato di Milano.
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Un virus che sconvolse il XX secolo

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spagnolaUn vero e proprio flagello scoppio nel biennio 1918- 1919, con tre ondate in meno di dodici mesi, mentre ancora l'Europa era in fiamme con la "grande guerra" o prima guerra mondale. Fu denominata erroneamente "la spagnola",in quanto si credeva che i primi casi e il focolaio maggiore si fosse sviluppato nella penisola iberica, invece l'origine era forse cinese dove i primi focolai erano dagli inizi del 1918 tra le truppe giapponesi e nord americane. Si sviluppo nel nord America anche per la manovalanza giunta soprattutto dall'Asia orientale.
In in Europa arrivò con le truppe nord-americane e questo virus trovò le condizioni favorevoli per lo diffusione, purtroppo anche grazie alle misere condizioni di vita della popolazione e ai militari costretti a vivere ammassati in trincee, caserme e campi. Prima di comparire in Spagna nell'aprile del 1918 questo morbo influenzale era già comparsa in Francia appunto con l'arrivo delle truppe nordamericane. Nella sola penisola iberica colpì oltre otto milioni di persone, molti uffici pubblici chiusero al pubblico e anche i tram a Madrid si fermarono.
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Il mio Piemonte: Viù

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ViùLa pioggia scroscia generosa e il vento la porta dove vuole. L'autunno ci sta per lasciare, gli alberi abbandonano le foglie. L'alba è strapazzata da un cielo che porta tempesta ma man mano che salgo verso la montagna le nuvole sembrano abbandonarmi. Supero Lanzo, porta delle Alpi Graie, ed immerso nel verde inizio ad arrampicarmi per la Valle di Viù. Sinuosamente la strada segue il percorso delle montagne mentre nel fondovalle corre impetuoso lo Stura di Viù.
La sua storia è antica infatti il territorio fu abitato sin dall'età preistorica, come attestano alcuni reperti neolitici e da alcune incisioni rupestri. Tra il VI e V sec a.C. alle popolazioni di stirpe ligure, che vivevano nelle Alpi occidentali, si sovrapposero quelle Celtiche formando così delle tribù celto-liguri, tra cui quella dei Garocaeli o Graiocaeli, che popolò la Valle di Viù. La presenza dei Romani in valle è testimoniata dal ritrovamento negli scavi effettuati nei pressi del Castello di parecchie monete romane. E se la Valle di Viù faceva parte del regno di Cozio ai tempi di Giulio Cesare, questo fu assorbito completamente dall'Impero Romano sotto l'Imperatore Nerone. La valle, viste le difficoltà di collegamento, non fu oggetto di incursioni barbariche ma tuttavia fu sottomessa ai Burgundi e ai Franchi.
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Il clima cambia intorno a Noi

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Kyoto Protocol 2005Fa caldo. La temperatura sulla terra è cresciuta in cento anni di 0.74 gradi Celsius, con una vistosa impennata a partire dagli anni ‘70 ma potrebbe ancora salire. È l'allarme dell'IPPC, la Commissione O.N.U. sul cambiamento climatico, che si ripete ormai come un mantra.
Le conseguenze dei cambiamenti climatici si materializzano oggi attraverso un numero crescente di eventi metereologici estremi (tifoni, siccità, uragani, alluvioni), nell'innalzamento dei livelli del mare e nello scioglimento dei ghiacciai ritenuti perenni solamente quando io andavo a scuola.
Bisogna equilibrare il problema dei cambiamenti climatici con il diritto allo sviluppo sostenibile dei popoli. A soffrirne sono soprattutto le popolazioni che vivono in povertà e che non subiscono solo l'effetto del mutamento climatico, ma molti altri effetti, quali scarsità di cibo e acqua: sono attese nel mondo ulteriori crisi umanitarie.
Con estremo cinismo, il cambio climatico sta facendo già pagare il prezzo più alto ai paesi più poveri; il maggior numero di eventi climatici estremi si trova nel sud del mondo: Sri Lanka, Honduras, Bangladesch, India, ecc..
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Il mio Piemonte: Pozzol Groppo

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Pozzol GroppoÈ ancora grigio il cielo con nuvole anche oggi avare di pioggia e quell'aria calda che si fa sempre meno impertinente, quasi dolce. Oggi è comunque un bel giorno e sono certo che i colori riempiranno la mia giornata. Apparentemente non vado molto lontano ma la strada per raggiungere il territorio del mio girovagare non è né facile né agevole. Sono strade anche strette e tortuose che s'inerpicano sulle prime propaggini dell'Appennino tortonese. Anche la storia di questi borghi che visiterò non è facile delineare. Il territorio ha borghi sparsi e unificati sotto un unico Comune solo nel 1928. I due borghi principali si trovano rispettivamente sulla cresta di una collina che separa le valli Curone e Staffora, ossia San Lorenzo quasi in cresta e Biagasco in fondovalle sulla sinistra del torrente Staffora. Sono tredici le borgate e gli agglomerati di case che formano il comune di Pozzol Groppo, dominate dal castello dei Malaspina.
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Il mio Piemonte: Formigliana

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FormiglianaLa giornata è uggiosa e in auto corro su strade costeggiate da risaie ancora verdi e ricche d'acqua. Raggiungo così Formigliana, un piccolo borgo della pianura vercellese posto alla destra del torrente Cervo. Il luogo è menzionato in un diploma dell'imperatore Carlo il Grosso dell'882 a donò di alcuni territori, tra i quali Formigliana con le proprie dipendenze alla chiesa vercellese, anche se qualcuno mette in dubbio l'autenticità del documento, essendo pervenuto solo in copia del XIV secolo.
Di certo il luogo aveva visto la presenza dei romani, lo testimonierebbero il ritrovamento di alcune anfore nelle vicinanze della chiesa di San Vittore ma anche di un'ascia databile all'età del bronzo, due collari d'oro d'origine gallica e una moneta d'oro del II-I secolo a.C. Comunque le donazioni citate in ogni caso sono confermate a favore del vescovo di Vercelli, da due successivi diplomi di Ottone III del 999 e dell'anno 1000 e ancora da diploma di Federico Barbarossa datato 17 ottobre 1152. A partire dal XII secolo Formigliana appartenne, unita in feudo con Collobiano, alla famiglia Avogadro che lo conservarono fino alla soppressione della feudalità.
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Il mio Piemonte: Occhieppo Superiore

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Occhieppo SuperioreStamattina il vento invita le nuvole a scivolare via e il sole si convince a guadagnare il suo posto in cielo apparendo sempre più splendente. Gli occhi, mentre l'auto corre raccolgono le sfumature degli alberi e della campagna che questa luce pare dipingere. Così, pennellata dopo pennellata raggiungo la bassa Valle Elvo. Oggi visiterò Occhieppo Superiore e il suo territorio.
Il territorio è delimitato dall'Elvo e dalle colline di Sordevolo e di Pollone e lo sguardo si perde sui contrafforti del Monte Mucrone e del Monte Muanda. Dubbia l'etimologia del toponimo che potrebbe derivare dal nome romano Octavius, collegato a sua volta a Aucus e Aucius secondo alcuni, mentre per altri potrebbe essere un nome composto da Aucus e clapus mucchio di pietre, e a clapos che designa un moto a luogo. Ciò avvalorerebbe la tradizione locale che vuole che il borgo sia di origine romana e che ospitasse i locali in cui risiedevano gli schiavi e i prigionieri che lavoravano nelle cave della Bessa. Infatti Plinio il Vecchio e Strabone scrissero che in epoca romana esistevano delle cave d'oro, che veniva estratto anche dai fiumi. Altre versioni sul toponimo sono legate alla tradizione locale sull'esistenza di carceri romane nel territorio di Occhieppo Superiore, il cui nome potrebbe derivare dal latino cippus (ceppo), con cui veniva impedita la fuga dei prigionieri. Invece Goffredo Casalis nel suo Dizionario geografico afferma che il nome Occhieppo potrebbe essere derivato dall'espressione "occhio, vigilanza ai ceppi".
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25 Aprile

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25 AprileCome sono cambiati i tempi, le idee e i sentimenti legate alla festa della liberazione.
Da bambino mi ricordo che a scuola vi erano dei concorsi di disegno per i più piccoli, temi per i più grandi, sulla liberazione e sul sacrificio di tanti partigiani: erano definiti patrioti e martiri della libertà. Si arrivava al fatidico giorno, dopo aver sentito racconti e letto pagine di storia. Addirittura ci portarono a vedere la casa dei fratelli Cervi e alla Benedicta dove i martiri della libertà si immolarono in un sacrificio estremo.
Poi la mattina del 25 aprile, davanti al monumento dedicato ai partigiani del mio paese, ci si ritrovava in tanti. Gli anziani con il foulard tricolore insieme ai tanti bambini con i genitori ascoltavamo un oratore che ripercorreva quei tragici fatti dal 1943 al 1945. Non capivamo la differenza tra partigiani bianchi o rossi, ma sapevamo che il nazismo e il fascismo erano il male.
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Il mio Piemonte: Ponzano Monferrato

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Ponzano MonferratoLa giornata primaverile si annuncia luminosa e la mia meta stamattina saprà dare il meglio di sé perché il borgo sulle colline del Monferrato casalese che visiterò è un "comune fiorito" e "paese del giardino diffuso".
Supero i binari della linea ferroviaria Castagnole-Asti-Mortara a binario unico con la vicina sua Stazione abbandonata di Ponzano Monferrato che era una semplice fermata. La linea purtroppo fu soppressa nel 2003. La fermata fu inaugurata il 12 luglio 1870 contestualmente all'apertura della linea ferrovia. La linea era gestita Società per le Ferrovie dell'Alta Italia il cui esercizio fu ceduto dallo Stato nel 1905 dopo diversi passaggi di proprietà. La linea fu soppressa nel 2010 a causa di cedimenti strutturali della galleria presso Ozzano Monferrato. L‘origine del borgo di Ponzano risale all'epoca tardo-romana, quando si insediarono i legionari premiati con la concessione di terre. Successivamente divenne insediamento longobardo come lo testimonia il toponimo frazione Salabue di chiara derivazione longobarda, ossia"Sala" da magazzino fortificato per gli uomini e bestiame. Entrata poi in possedimento al marchese di Monferrato Guglielmo V "Il Vecchio" da parte di Federico I Barbarossa. Nel 1390 il borgo di Ponzano è tra I possedimenti di Bernardo Saliceto. Passa poi in diversi mani.
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Il mio Piemonte: Ailoche

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AilocheLa giornata è splendida, ormai i fiori hanno invaso i campi, non c'è più traccia dell'inverno se non un venticello marzolino. Stamattina sono partito presto, il mio dito sulla vecchia cartina geografica mi ha indicato un piccolo paese nel cuore della Valle Sessera, posto al confine nord orientale della provincia di Biella. Con la l'auto percorro queste zone magnifiche zone del biellese, che ancora oggi raccontano dell'operosità delle genti impegnate nelle diverse manifatture tessili. Ailoche è un borgo adagiato su un territorio prevalentemente montano suddiviso in diverse borgate che oggi mi propongo di visitare. Infatti Ailoche possiede oltre al capoluogo le frazioni di Venarolo, Lora, Piasca, Vacchera, Peiro, Ponte Strona, Gabbio, Giunchio, per un totale di pochissimi residenti, circa 320 abitanti che tendono a raddoppiare durante il periodo estivo in quanto zona di villeggiatura.
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