Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Sambuco

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SambucoLa giornata mi si presenta con un sole caldo e luminoso, anche se la strada è lunga mi pare scorrevole grazie alle note delle canzoni dei miei cantanti preferiti che ascolto dall'autoradio. Come imbocco la valle Stura che divide le Alpi Cozie da quelle Marittime, lo scenario si fa più suggestivo grazie ai frondosi boschi che ricoprono le montagne.
Oggi voglio visitare il Comune di Sambuco il cui toponimo si presume derivi molto all'omonima pianta che è presente in queste zone, ma anche dalla sambuca, un'antica arpa pastorale di forma triangolare usata in cerimonie religiose o addirittura dallo Stambecco in lettura nella forma costipata sottraendo la T. Sambuco è un Paese di lingua occitana con tradizioni e storia antichissime.
Citato per la prima volta in un documento del 1165 tra le ville possedute dai Procardi e Berardi signori di Vinadio, sotto il dominio dei Marchesi di Saluzzo.
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Bergamo (IX parte)

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BergamoAttraverso nuovamente la bella piazza Vecchia di Bergamo alta, che insieme ad un tratto di via Gombito si è riempita di turisti. I locali sono pressoché tutti pieni di avventori. Lascio via Gombito e percorro brevemente via san Lorenzo fino a raggiungere Piazza del Fieno. Come indica il toponimo in questa piazza si svolgeva,un tempo il mercato del fieno e non è difficile immaginare i carri carichi di paglia e fieno, trainati dai buoi, fermi su questa bella piazza al posto delle auto parcheggiate, come è immaginabile sentire il vociare dei mercanti nelle taverne delle antiche case medioevali che ancora vi si affacciano.
Fanno bella mostra di sé anche alcune case torri. Tra l'altro, nelle cantine di alcuni edifici privati, sono stati trovati resti riconducibili alle terme romane. La piazza è in ciottolato di fiume, ciò la rende maggiormente caratteristica, circondata dalle antiche case in pietra. Su un palazzo trovo una lapide che ricorda che vi abitò Giuseppe Milesi che nacque nel comune bergamasco di San Giovanni Bianco nel 1915 e morì a Roma nel 200.
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Il mio Piemonte: Castello di Redabue

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RedabueOggi il bello del sole maggengo è che prima o poi ti aspetti che esca. Infatti mentre il sole inizia a far capolino dopo una mattinata nascosto tra le nuvole, in auto mi sto già arrampicando sul lungo viale alberato che mi conduce a Redabue. Attenderò con ansia Giuseppina che oggi mi permetterà di visitare uno dei castelli e borghi meglio conservati del territorio alessandrino.
Redabue è adagiato alle pendici di un piccolo rilievo, nei pressi del fiume Tanaro tra Masio e Oviglio. Il Borgo e il Castello di Redabue rientrano nel territorio del Comune di Masio, Paese che ha origini antiche; infatti il suo nome dovrebbe derivare da Maxius che sembra indicare l'origine del termine Masio dal latino Maxius - Mansum - Masum ossia "dimora, cascinale". Il Paese di Masio e il vicino Borgo di Redabue sono sempre stati un importante crocevia di scambi, transiti e commerci, già attestati dall'XI secolo.
Raggiunto il piazzale antistante la Chiesa e il Castello mi rendo conto che Redabue sorge in un luogo protetto da un bosco fiabesco, con ampi prati erbosi ed è costituito anche da un gruppo di poche ma eleganti case. Tutto il Borgo è proprietà privata, con un accesso chiuso da un moderno cancello ed è tutto ben conservato.
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Redipuglia

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RedipugliaVi Sono passato migliaia di volte di fronte, viaggiando in autostrada e ogni volta mi dicevo che prima o poi mi devo fermare a ammirare questa immensa architettura di marmo e commemorare ciò che rappresenta per l'Italia intera.
Quel momento è arrivato e dal casello autostradale al Sacrario di Redipuglia la strada è breve.
La giornata si sta concludendo, ma ho ancora il tempo di viaggiare con la memoria nella storia che raccontano tutti quei giovani che qui sono sepolti, e ricordare il loro sacrificio.
Il sacrario fu inaugurato alla presenza di Benito Mussolini il 18 settembre 1938, alla presenza di più di 50.000 veterani e contiene le spoglie di oltre 100.000 soldati italiani caduti durante la prima guerra mondiale. Il sacrario è luogo di commemorazione per tutti i 689 000 soldati morti durante questa tragico conflitto.
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Il mio Piemonte: Passerano Marmorito

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Passerano MarmoritoLa giornata è splendida ed in auto mi dirigo verso Passerano Marmorito, luogo reso celebre dal personaggio di Carlino nel programma Drive In, interpretato dal compianto Giorgio Faletti, artista e scrittore astigiano. La battute più celebri di Carlino era: "Io sono di Passerano Marmorito, il paese è piccolo...la gente mormora!". Ma è anche il luogo di nascita di Leo e Calliope, due magnifici gatti che da qualche tempo accompagnano le mie giornate.
Il nome di Passerano è attestato dal 1001 come Passerianus, ed era probabilmente un prediale derivante da un fundus di un'antica famiglia. Il toponimo compare per la prima volta nei diplomi imperiali del 1164, quando il Barbarossa, assegnò territori di Passerano, Schierano e Primeglio, gli ultimi due sono ex Comuni soppressi ed aggregati nel 1929 in un unico Comune insieme a una parte di Marmorito, a Guglielmo marchese del Monferrato. Da allora assunse il nome di Passerano Marmorito.
Nel 1186, l'Imperatore Enrico VI, affidò i territori di Cocconato, Capriglio, Marmorito, Primeglio, Schierano, insieme ad altri ai Radicati di Cocconato.
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Bergamo (VIII parte)

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BergamoMi appresto cosi a salire sulla Funicolare San Vigilio per visitare il colle di San Vigilio e le sue attrazioni.
La funicolare di San Vigilio copre una lunghezza di 630 metri e un dislivello di 90, con una notevole pendenza e mi permette di ammirare attraverso le sue vetrate un vasto panorama volto sui colli e sulla pianura della provincia bergamasca. La storia di questa funicolare è assai antica e risale al 1907 e fu realizzata interamente da maestranze bergamasche. Lasciata la stazione di arrivo della funicolare, mi ritrovo immerso in un altro mondo, dove lo sguardo spazia veramente sull'intera città. La giornata è splendida, vi è molta gente a passeggio; sono tante anche le persone sedute ai tavoli dei bar. Inizio così aggirarmi lungo la strada che conduce alla chiesa di San Vigilio o meglio di San Vigilio sul Monte.
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Aquileia: 28 ottobre 1921 - 4 novembre 2021 (II parte)

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AquileiaAlzo gli occhi per poter ammirare il bel campanile che è osto sul lato sinistro della basilica; raggiunge la ragguardevole altezza di 73 metri. Il campanile risale all'XI secolo ed è attribuito alla volontà del patriarca Poppone. La robusta torre a base quadrata si eleva verso l'alto, è suddiviso da marcapiani ed è sormontato da un tamburo ottagonale con coronamento conico.
Collocato in piazza Capitolo e pèosto all'ombra del campanile, ammiro il monumento della Lupa Capitolina, copia di quella romana che fu donata dalla città di Roma nel 1919, come ricorda l'iscrizione, in occasione del ventunesimo centenario della fondazione della colonia romana.
Ciò avvenne nell'ambito di un clima nazionalistico favorito dalla vittoria italiana nella prima guerra mondiale, volendo così rappresentare un segno tangibile della riconquistata italianità di Aquileia e dell'intero territorio del Friuli. Il monumento della Lupa Capitolina è sorretta da un frammento di architrave, da un fusto di colonna su un altrettante antica base.
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7 Novembre 2021

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Matteo, Marco e AntoninoStamattina ho voluto recarmi a Quargnento per partecipare ad una pubblica manifestazione. Tendenzialmente non partecipo mai a questo tipo di eventi, non perché non ci credo o perché sono contrario a questo tipo di eventi. Semplicemente perché mi sento fuori luogo, non degno, se volete, a parteciparvi. Ma in settimana ho ricevuto dall'amica Paola, sindaco dell'importante borgo alessandrino l'invito ad essere presente. Silenziosamente e per quanto possibile defilato vi ho partecipato. Mentre il cappellano dei Vigili del fuoco officiava la SS Messa nella Basilica di San Dalmazzo, mi sono tornate alla mente tante cose. Anche il trillo del mio telefono che quella notte tra il 4 e 5 novembre del 2019 mi sveglia di soprassalto. Una voce concitata di una centrale operativa mi chiede di inviare rapidamente delle unità cinofile da ricerca su macerie a Quargnento in via San Francesco. Iniziò una terribile nottata, le notizie erano frammentate e il telefono non smise un attimo di suonare, mentre cercavo di adempiere al meglio le richieste giuntemi.
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Aquileia: 28 ottobre 1921 - 4 novembre 2021 (I parte)

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AquileiaLa città di Aquileia mi ha sempre attratto, soprattutto per la sua storia che l'ha vista protagonista per secoli. Quest'anno sono attratto in modo particolare proprio per un anniversario di una vicenda storica che non solo mi ha incuriosito ma ha stimolato passione ed emozione. Ed eccomi in auto a macinare molti chilometri per finalmente visitare Aquileia.
Giunto nella cittadina, pregna di storia, ove antico e moderno si contaminano come le sue mille storie che in queste poche ore cercherò di fare mie.
Aquileia fu Colonia romana fondata nel 181 a.C., fu altresì capitale della X regione augustea e metropoli della chiesa cristiana.
I primi coloni furono 3500 fanti romani con le rispettive famiglie che facevano parte dell'esercito comandati dai triumviri romani Lucio Manlio Acidino, Publio Scipione Nasica e Gaio Flaminio, mandati dal Senato a sbarrare la strada ai barbari che minacciavano i confini orientali d'Italia. La città dapprima crebbe quale base militare per le campagne contro gli Istri, i Carni e di altri popoli per poi diventare importante crocevia per l'espansione romana verso il Danubio.
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Il mio Piemonte: Frugarolo

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FrugaroloOggi non mi allontano molto da casa; come sempre si tende a conoscere meglio i luoghi lontani dal proprio luogo di residenza, piuttosto che ciò che si ha intorno.
Il borgo di Frugarolo, anche se non sembra, ha una storia antica e interessante, perfettamente inquadrata in quelle che sono gli accadimenti della pianura alessandrina. Il suo toponimo documentato nel 943 come Filigarolis, Felegariolus, Felegarolius, Fregarolus, Fragarolus deriverebbe dal latino Filex ossia felce. Altri lo farebbero derivare invece da da Frugum olla, col significato di "poco terreno e molto produttore di biade".
Si racconta che il luogo, come molte borgate della Fraschetta, ossia la zona a sud del fiume Bormida, fosse abitata dal popolo dei Marici che poi passò sotto il dominio romano.
Dal 477 al 966, il territorio di Frugarolo fu sotto la giurisdizione di Gamondio, oggi Castellazzo Bormida. Dopo questa data passò sotto il controllo di Bosco Marengo, cui fu unito dal 967 al 980 per volontà dell'Imperatore Ottone I, il quale decise, l'anno seguente, di donare Bosco e Frugarolo al monastero di San Salvatore di Pavia.
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Il mio Piemonte: Cartosio

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CartosioLa mattina si presenta un po' freddina, ma il sole è già dietro a delle nuvole che presto scompariranno, rendendomi questo sabato luminoso. Sono partito presto per raggiungere un Paese di collina dell'Alto Monferrato, che sorge a 236 metri s.l.m. Mentre percorro la Strada Provinciale 334 del Sassello, superato Acqui Terme, la carreggiata si fa meno trafficata e un po' più sinuosa. Anche il panorama cambia, dai campi coltivati ai pendii irti e boscati, dove anche i prati sembrano a scivolare.
Raggiungo così agevolmente il territorio di Cartosio. Il luogo fu abitato fin dai tempi più remoti, forse dal Neolitico. Sicuramente fu abitato dai Liguri Statielli, popolazioni autoctone che erano divise in tribù. Si pensa che tra Cartosio e Ponzone, in una località chiamata Caristia, vi fosse l'insediamento ligure di Caristo, altri pensano sia identificabile con Acqui Terme, luogo certamente a quell'epoca già abitato. I Liguri Statielli avevano come centro di rifermento "l'oppidum di Caristo" ma abitavano anche vari "oppida minori". Caristo è importante per la battaglia, citata da Tito Livio, avvenuta nel 173 a. C. quando i Romani inviarono in questi territori il console Marco Popilio Lenate. In tale cruenta battaglia i Romani vinsero i Liguri Statielli, distrussero la città di Caristo, e le popolazioni locali furono trasferiti a forza oltre il Po. Successivamente il Senato romano deliberò che i Liguri Statielli fossero rimessi in libertà e risarciti dei danni sofferti per il trattamento riservato ai vinti.
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