Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Castel Rocchero

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Castel RoccheroMentre le nuvole dormono e gli ombrelli sono stati chiusi da poco, con la mia auto sono in viaggio tra le splendide colline dell’Alto Monferrato. Il percorso è affascinante, tra filari di vigne che disegnano antiche architetture e verdi prati da foraggio, interrotti da piccoli corsi d’acqua in fondo valle con alti alberi di noci, roveri, roverelle e macchie arbustive. Dopo una curva, s’innalza davanti ai miei occhi la grande Torre Vinaria, simbolo di queste terre. Un inconfondibile richiamo al lavoro dell’uomo che da tempi immemori cura queste terre e trasforma i grappoli delle viti di Barbera Dolcetto, Moscato o Brachetto in splenditi vini. Questa Torre fu costruita nel 1956 su progetto dell’enotecnico Emilio Sernagiotto ed è una delle ultime tre Torri Vinarie ancora esistenti in Italia. La sua forma tonda e alta si riconosce anche da molto lontano ed ancora oggi assolve egregiamente la sua funzione di contenitore del nettare di bacco, con la sua capacità di 17.850 hl di vino.
Sono ormai una manciata i chilometri che mi separano da Castel Rocchero, giusto il tempo per ripercorrere la storia del luogo. Pare accertato che Castel Rocchero abbia la sua origine come presidio militare, posto a guardia e difesa della via di comunicazione che da Acqui conduce in Valle Belbo. Questa strada è da sempre importante perché unisce i maggiori centri collinari e della pianura, con il mare. Già percorsa in epoca romana non cadde mai in disuso, neppure durante le invasioni e scorribande barbariche. La strada era facilmente controllabile dal castello (castrum), che sorgeva sul punto più alto e scosceso della collina Un tempo il castello era interamente circondato da possenti mura, le cui ultime tracce scomparvero a metà Ottocento.
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A zonzo con il calessino (XXXVII parte)

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CalessinoI calessini corrono ormai verso Pavia e transitiamo attraverso diversi comuni come Ferrera Erbognone. Questo borgo è antichissimo e lo testimoniano alcuni reperti della tarda età del bronzo risalenti al 1300-1200 a.C lungo il corso del torrente Erbognone.
La nascita del borgo comunque si fa risalire all'epoca romana. Infatti il suo toponimo deriverebbe dal latino Ferraria, ossia miniera di ferro, dovute al ritrovamento di ferro presenti nel sottosuolo, almeno così pensano alcuni storici. Altri invece, sostengono che Ferrera derivi da Giove Feretrio, divinità del mondo romano che qui sarebbe stata adorata con particolare intensità. Molto spesso il paese è identificato anche come Ferrera Lomellina, come testimoniato ancora oggi dalla stazione ferroviaria della linea Pavia-Torre Beretti-Valenza-Alessandria, inaugurata nel 1862.
Il borgo si è sviluppato nella tarda età imperiale in quanto a nord dell'abitato correva la via di comunicazione che collegava Ticinum (Pavia) ad Augusta Taurinorum (Torino) nei secoli dell'Impero romano. In epoca longobarda Ferrera Erbognone seguì le sorti di Lomello.
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Il mio Piemonte: Bra

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BraLa giornata è splendida per avventurarsi per le antiche vie del centro storico di Bra, l'occasione mi offre una visita ad amico che da molto tempo non vedo.
Mentre cerco di raggiungere questa cittadina posta all'inizio dei primi rilievi collinari del Roero, faccio un ripassino di storia locale. Le origini e gli insediamenti umani nella zona di Bra sono antichissimi, tanto che la presenza antropica è accertata fin dall'era neolitica. Posta lungo la valle del Tanaro, la città romana di Pollentia l'attuale Pollenzo, che venne fondata alla fine del II secolo a.C., fu un importante centro di traffico commerciale tra i porti liguri e la pianura piemontese. Dopo la battaglia di Pollenzo del 402, quando le truppe romane comandate da Stilicone vinsero e misero in fuga i Goti di Alarico, iniziò la decadenza di Pollentia e i suoi abitanti furono costretti a spostarsi verso l'altopiano dell'odierna Bra, ritenuto più sicuro.
Il nuovo borgo iniziò a prendere consistenza dall'inizio del V secolo d.C. intorno agli edifici religiosi di Sant'Andrea "Vecchio" e di San Giovanni "Lontano".
Bra fu assoggettata ai Savoia nel XII secolo dove signoreggia la famiglia De Brayda che prende il nome dal borgo. Mentre il nome del borgo Brayda dovrebbe derivare dal longobardo che indica una masseria con annessi terreni.
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A zonzo con il calessino (XXXVI parte)

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CalessinoSchioppettanti entriamo in Lomello, piccolo e caratteristico borgo della Lomellina. Il borgo ha vecchie origini, infatti l'antica Laumellum fu un importante centro romano, forse preceduto da un insediamento preromano. Si racconta che Laumellum derivi da Laevum mellum, ossia dai Levi, antica tribu Ligure e fondatori di Pavia e ai Marici un popolo celtoligure stanziato nell'alessandrino. In epoca romana Laumellum fu noto soprattutto perché vi transitava la strada che da Piacenza, per Pavia, portava a Torino e ai valichi alpini alle Alpi Cozie. In epoca longobarda il luogo diviene importante perché vi avvenne, nel novembre del 590, il matrimonio tra la regina Teodolinda ed il duca di Torino Agilulfo. In epoca franca, nell'847, Lomello divenne sede di Comitato (contea) e i suoi conti, nel 1001, divennero conti palatini e poi anche conti di Pavia.
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Il mio Piemonte: Castellania Coppi

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CastellaniaLa giornata è uggiosa ma l'auto corre già verso i colli tortonesi, le strade su per la valle sono strette e tortuose e molti sono i ciclisti che la percorrono. Il percorso, benché accidentato, è reso molto suggestivo da una campagna verdeggiante e dagli splendidi panorami che solo queste valli sanno offrire. Sono certamente posti in cui, un tempo, era difficile sopravvivere e dove solo la campagna e il piccolo allevamento poteva offrire qualche sostentamento. Difficile immaginare queste strade a quei tempi, "bianche" e sterrate vie diventavano ardui percorsi da fare in bicicletta. Sicuramente tempravano lo spirito e formavano una buona muscolatura.
Non a caso questa terra ha dato i natali a dei campioni del ciclismo su strada e su pista come Fausto Coppi e suo fratello Serse.
Raggiungo così, lontano dal Borgo, posta isolata su un altura e in compagnia del cimitero, la Chiesa di San Biagio. La Chiesa Parrocchiale fu edificata nel corso del Cinquecento nelle vicinanze di una precedente costruzione intitolata a San Marziano. Castellania era già sede di parrocchia dal 1432 e della primitiva Chiesa rimangono alcuni tratti della costruzione nella Chiesa Parrocchiale e nelle sue immediate vicinanze.
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A zonzo con il calessino (XXXV parte)

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CalessinoI nostri calessini entrano chiassosi nell’abitato di Semiana. Dovremo attraversare per intero il piccolo borgo, fatto di basse case, per lo più dotate di ampi cortili e giardini. Le insegne ormai consunte, su saracinesche ormai chiuse segnala che un tempo vi fosse una florida attività commerciale. Il paese è attraversato dalla Strada Provinciale pavese n. 5 possiede le caratteristiche dei piccoli centri agricoli della Lomellina che hanno visto diminuire drasticamente la propria popolazione nel corso della seconda metà del secolo scorso. L’attività economica principale è comunque di tipo agricola, principalmente dedicata alla coltivazione del riso.
Il toponimo di questa località è di etimologia molto incerta. Alcuni lo fanno derivare da un luogo appartenente alla romana “Gens Salvia”, altri forse dal nome proprio latino Similius da cui l'aggettivo Similiamus, altri ancora dall'antica Salvania, fondata dai Salvi, popolazione proveniente dalla Provenza. Sta di fatto che il primo nome che compare su un atto del XII secolo, vede il borgo indicato come Samignana e manterrà lo stesso nome fino al XVIII secolo. Il luogo fu comunque abitata da tempi molto lontani, visti i ritrovamenti in bronzo risalenti al XII - X secolo a.C. Sicuramente fu abitata dai romani, come tutta la Lomellina e poi con la caduta dell’Impero Romano, fu invasa dalle diverse tribù barbare.
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Il mio Piemonte: Costa Vescovato

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Costa VescovatoIl cielo oggi sembra un prato azzurro in cui le piccole nuvole, gonfie come la lana delle pecorelle, sembrano correre gioiose. L'occasione è ghiotta per recarmi sui colli tortonesi a visitare un altro ameno borgo del Piemonte.
In auto, percorro strette strade costeggiate su e giù da verdi e lussureggianti colli, attraverso piccoli corsi d'acqua, da ogni lato apprezzo vigne e prati in fiore fino a raggiungere Costa Vescovato.
Già il toponimo indica la posizione geografica del borgo, posto sul crinale spartiacque formato dal corso del torrente Ossona e del torrente Cornigliasca, ma anche la secolare appartenenza all'episcopato di Tortona.
Per raggiungere Costa Vescovato, devo passare da Montale Celli, dove sono obbligato a fermarmi ad osservare sia la piccola località, la sua chiesa, che le belle colline che la circondano, dove i vigneti sono carichi di uve bianche.
Montale Celli è un piccolo centro abitato afferente a Costa Vescovato, già citato nel 1247 come Monte di Cellore e ancor prima, forse, nel 1183 in un documento del comune di Tortona in cui si afferma che i luoghi di Celeri, Ceglie e Cornegliasca, quest'ultima oggi afferente al Comune di Carezzano, dovessero pagare il fodro. Il fodro in epoca medievale era un'esazione in natura, sotto forma di cibo e foraggio, che i privati cittadini o l'intera comunità erano tenuti a versare al feudatario o al Comune.
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Orsera

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OrseraRaggiungo Orsera in croato Vrsar nel mio girovagare è un comune dell'Istria croata. Avevo letto che è famosa per le sue spiagge e le coste frastagliate, ed è circondata da numerose isolette e subito mi accorgo che è anche meta di un turismo internazionale.
La sua storia è molto antica, addirittura risalente all'epoca del bronzo. Infatti vi sono stati ritrovamenti di tre Castellieri dell'Età del Bronzo Medio ed i primi secoli dell'Età del Ferro.
Il suo nome pare derivi da Ursaria che significa sorgente, infatti Vrsar è conosciuta per le fonti d'acqua. Abitata dagli Histri, gli antichi abitanti della penisola istriana, che furono sconfitti dai Romani nel I sec a.C.
Il suo territorio fu abitato in epoca romana e resti di ville, di un molo e di una basilica paleocristiana del IV secolo lo testimoniano. In quel periodo Orsera fu un importante centro commerciale in cui vivevano ricchi aristocratici romani e con la diffusione del cristianesimo nel IV secolo, Orsera divenne un importante centro del primo Cristianesimo. Infatti è stato recentemente scoperto un mosaico policromo pavimentale tardo-antico realizzato nella seconda metà del IV secolo. Le sue dimensioni sono di circa 70 m² di superficie, apparteneva ad un complesso residenziali rurale romano. Si tratta di un mosaico, con tessere di ceramica, di pietra e di pasta vitrea multicolore con raffigurazioni di animali domestici e selvatici, inseriti in un paesaggio di pascoli e boschi. Infatti, oggi come ieri il territorio attorno a Orsera è coltivate a vite ed olivo.
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Il mio Piemonte: Nizza Monferrato

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Nizza MonferratoLa giornata, calda e soleggiata, mi vede di buon ora già in strada in viaggio per le colline del Monferrato. Voglio raggiungere e visitare con calma Nizza Monferrato.
Mentre salgo e scendo per i dolci panettoni che sono le colline monferrine con i suoi filari distesi, dove i grappoli di uve ancora acerbe si godono il sole tra pampini e viticci, che cercano di aggrapparsi ai loro stessi tralci, ripercorro brevemente la storia del borgo che vado a visitare.
Così come quella francese, anche la Nizza monferrina ha avuto probabilmente origine etimologica da una proprietaria di fondi chiamata Nice o Nicia, denominazione a sua volta derivata dalla dea greca Nike (Vittoria), anche se l'origine del nome è ancora incerta.
Dal XVI secolo Nizza e per tutto il periodo medioevale, il nome è stato caratterizzato dal determinante Palearum viene citata come Nicea Palearum o della Paglia, per via dei tetti delle case che anticamente venivano costruiti con paglia intrecciata con steli erbacei e cannucce essiccate, presenti negli allora terreni paludosi posti alla confluenza dei torrenti Nizza e Belbo, o forse solo per la presenza di queste erbe ed arbusti. Ancora oggi è popolarmente chiamata "Nissa dla Paja ". In alcune abitazioni antiche, come in molte zone della frascheta, luogo ove io abito e dove si possono ancora trovare case fatte in quel modo.
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Il mio Piemonte: Masio

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MasioForse non sarà splendente questo sabato mattina, ma le nuvole non copriranno per tutto il giorno il cielo.
Raggiungo con la mia piccola autovettura il borgo di Masio, posto sulla destra orografica del fiume Tanaro, posto ai confini con l'astigiano.
L'abitato sorge su un rilievo collinare, supero agevolmente il ponte sul torrente Tiglione prima di entrare in Paese.
Sulla mia destra trovo una chiesetta campestre, oggi quasi incorporata nel centro abitato, è la chiesa è dedicata a San Rocco, che sicuramente è stata edificata con la peste seicentesca, è certo che questa chiesetta fungesse da cappella del lazzaretto. Infatti San Rocco e San Sebastiano venivano spesso invocati per proteggersi dalle pestilenze. Mi soffermo per ammirare la sua semplice facciata con una piccola porta d'accesso, nessuna finestra, lesena se non quelle angolari, risulta così priva di ogni ornamento. L'unico vezzo in facciata è nella porzione superiore con un timpano ad arco tutto sesto e un terreo colore rosa e grigio nelle lesene angolari e nelle leggere cornici dell'arco della facciata. In questa cappellania, ancora nel XVII secolo, il cappellano era tenuto a coadiuvare il Prevosto in qualità di vice curato e doveva fungere da maestro di scuola.
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Diversamente giovane

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Giovani e anzianiVoglio tentare di affrontare con Voi il tema dell'adolescenza e del disagio adolescenziale, lungo un percorso che va dai comportamenti a rischio, tipici dell'età, ai comportamenti devianti. Lo faccio come mero osservatore e senza nessuna base scientifica se non quella della cronaca e di qualche articolo specializzato, fatta da uno spettatore occasionale che a voce alta esprime il suo pensiero, proprio perché vede ancora un'Italia con un cuore giovane.
Particolare attenzione è da sempre prestata all'abuso di sostanze psicoattive nei più giovani, ma ritengo che anche altre forme di devianze quali bullismo e altro siano da considerare.
Permettetemi pertanto di fare dei paragoni, cosa forse sbagliata, con i giovani di ieri, un'osservazione quindi antropologicamente personale, ma che potrebbe aprire una discussione.
Molte volte ho sentito dire: "i giovani sono il nostro domani", quindi mi sembra ovvio pensare che i giovani hanno un cammino davanti più lungo del nostro, ma solo perché l'abbiamo già percorso, oppure sono il Futuro? La domanda è banale ed è facile rispondere con un'altra banalità "sono il presente", mi pare naturale che sono al presente, cioè ad oggi, ma ciò non risolve il problema delle problematiche comportamentali
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