Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Roccaverano

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RoccaveranoLa mattinata promette bene, in cielo il sole sembra prendere per mano qualche bianca nuvola per una passeggiata nell'azzurro. La strade che oggi mi sono ripromesso di percorrere è lunga e tortuosa ma voglio raggiungere con la mia autovettura il più alto colle astigiano dove l'abitato di Roccaverano vi è adagiato.
In molti considerano Roccaverano come la capitale della Langa Astigiana. Posto sulla grande collina che divide le due valli Bormida di Spigno e la Bormida di Millesimo è famoso soprattutto per gli aspetti culinari. Si suppone che il paese esistesse già in età romana, di cui il nome deriverebbe dalla vicina presenza del torrente Ovrano, incassato nei calanchi verso Mombaldone e dalla sua posizione arroccata. Alcuni studiosi però fanno derivare il toponimo da Rupes e da Veprius o da Vibrius, gentilizi romani, altri dal dio delle tribù liguri Averanus, protettore delle alture. Qualunque sia l'etimologia giusta è attestato come Rochaevrano nel 1227 e Rocha Ovrani nel 1304, anche se nel X secolo un diploma dell'imperatore Ottone I, che concedeva il dominio del luogo ad Aleramo, riporta la dizione Ruspaverano, da cui si ottenne poi l'attuale Roccaverano.
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Appunti di una passeggiata per Vigevano

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VigevanoIl viaggio in treno è tranquillo, porto con me tra le mani la trilogia di Lucio Mastronardi, sono proprio le letture dei suoi racconti che mi hanno convinto ad andare a visitare Vigevano. Il più famoso è sicuramente "Il maestro di Vigevano" ma anche "Il calzolaio di Vigevano" e "Il meridionale di Vigevano". Raccontano storie dove Vigevano mostra i suoi vizi e le sue virtù, dove ad esempio nel "Il calzolaio di Vigevano", edito nel 1962, Padron Bertelli, padrone di due fabbriche va al lavoro in bicicletta con la moglie e i suoi figli appena sposati; invece Mario Sala, detto il Micca, la fabbrica non ce l'ha, ma vuole anche lui diventare padrone di un calzaturificio e per questo motivo lavora giorno e notte per mettere da parte i soldi necessari. Il Micca ci riesce mettendosi in società con il Lelo Pelagetta e come quest'ultimo vuole avere una bella casa con ricchi arredi. Anche quando il Micca deve partire per la guerra e la moglie gli cambia il socio in affari, con Netto di cui diviene l'amante, la voglia di sentirsi "padrone della fabbrica" continua ad essere il life motiv del romanzo.
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A zonzo con il calessino (XXII parte)

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CalessinoAccediamo nella prima corte con una imponente doppia fila di fabbricati che per tre lati incorniciano il cortile. I fabbricati sono ornati da archi e portici, sono stati concepiti con un senso pratico. I loggiati e gli ampi portici, consentono ai pellegrini, anche nelle giornate piovose, di porsi al riparo. Nel primo cortile, attraversata la cancellata, troviamo subito l'ufficio accoglienza del Santuario. Mentre Gian e Lele s'intrattengono amichevolmente con le due ragazze dell'ufficio, con Stefano mi aggiro attonito tra i negozi di souvenir, bar, ristoranti e l'ufficio postale.
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Il mio Piemonte: Canonica di Vezzolano

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VezzolanoAi piedi della collina di Albugnano, nel basso Monferrato, ai confini dei possedimenti del marchese del Monferrato ma soprattutto, all'epoca della sua fondazioni la Canonica di Vezzolano era nella diocesi di Vercelli posta a breve distanza da quella di Torino e Asti e non lontano da quella di Ivrea. Fu anche inclusa nella diocesi di Casale Monferrato quando questa fu istituita nel 1474, divenne parte della diocesi di Torino dal 1805 fino ad essere inclusa in quella di Asti nel 1817.
Il paesaggio in cui è immerso il complesso canonicale è fatto di verdi prati, ricchi di filari di vigneti e boscosi versanti collinari. Placide acque corrono lungo la valletta, dove è da un millennio che rinfrescano il grande complesso religioso.
La Canonica regolare è anche più nota come Abbazia di Santa Maria di Vezzolano, uno dei più pregevoli monumenti religiosi medioevali del Piemonte. L'ecclesia di Vezzolano, sorge sul finire dell'XI secolo come Canonica dell'ordine regolare di Sant'Agostino, su una precedente chiesa. Secondo fonti leggendarie, mai provate e forse di fantasia, la fondazione della prima chiesa risalirebbe a Carlo Magno, quando nel 773 al tempo della sua prima discesa in Italia e durante una battuta di caccia, gli sarebbero apparsi tre scheletri, usciti da una tomba, provocandogli grande spavento.
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A zonzo con il calessino (XXI parte)

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CalessinoAttraversata Ivrea, ci accoglie Bollengo. Siamo nuovamente alle pendici dell'anfiteatro morenico eporediese. Il comune si divide equamente tra il colle e il piano.
La zona ricca di stagni avalla la possibilità che il nome derivi dalla voce celtica di bola, ossia palude. Fu luogo di confine tra le influenze di Vercelli ed Ivrea. Anticamente quando fu sottoposto al controllo di Ivrea fu edificato un castello e un ricetto, terminato nel 1250, per ostacolare la politica espansionistica di Vercelli, rendendo così Bollengo un borgo franco.
Accorsero ad abitare il nuovo borgo gli abitanti di Paerno e Pessano, villaggi che rimasero abbandonati. Di quegli antichi villaggi non rimangono che le vestigia. Di Paerno una suggestiva torre campanaria, svettante solitaria su un pianoro tra i boschi della Serra. Il campanile apparteneva alla chiesa romanica San Martino, atterrata per volere del vescovo nel 1733, in quanto versava in pessime condizioni. Di Pessano rimane la chiesa romanica dei Santi Pietro e Paolo, posta sul percorso della via Francigena canavesana.
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Il mio Piemonte: Sagliano Micca

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Sagliano MiccaIl vento ha passato la notte ad ululare, mentre ora pare bisbigliare. Ha allontanato le nuvole che di prima mattina, hanno accompagnato il mio viaggio verso la valle Cervo. Ora lo stesso vento pare accarezzare i tetti e un cielo limpido senza confini è pronto ad accogliere il sole, che può fare quello che vuole. La strada è come sempre lunga, ma sono accompagnato dalle canzoni dei miei cantanti preferiti. Da tempo mi ero ripromesso una visita a questo borgo, e questa domenica mi sembrava la più ideale. La strada verso la montagna si fa più tortuosa, ma l'ho già percorsa altre volte e non mi spaventa. Parcheggio la mia auto nella grande piazza posta di fronte al nuovo e moderno municipio. Sulla piazza si innalza il monumento dedicato al più illustre personaggio di Sagliano, ossia Pietro Micca. È stato proprio la sua storia a volermi portare sui luoghi natii, che tradizione vuole abbia permesso di cambiare la storia del mio Piemonte e forse anche la storia d'Italia.
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Il mio Piemonte : Collobiano

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CollobianoColgo l'occasione di una visita al mio amico Stefano a Biella per fermarmi a visitare Collobiano, tante volte ho attraversato questo minuscolo paese immerso nelle risaie vercellesi mentre mi recavo a trovare amici e sempre mi sono ripromesso una sosta per vedere il castello, il ricetto e la sua parrocchiale.
Collobiano è situato fra il torrente Cervo e l'Elvo e il suo toponimo il cui significato sarebbe Colobianum ossia "fondo di proprietà di Colobio", risale al gentilizio latino Colubius.
Collobiano fu menzionato per la prima volta nel 1023, in un atto in cui Ottone del fu Gotescalco donò vari appezzamenti di terreno, tra cui Collobiano, alla Cappella di Sant'Emiliano costruita nella chiesa di Sant'Eusebio a Vercelli.
Con l'auto sosto proprio nella piazzetta dove di affaccia la bella parrocchiale dedicata a San Giorgio e il palazzo Municipale. Mi soffermo ad osservare l'immensa facciata di una chiesa molto grande per la minuta popolazione del borgo che ammonta a un centinaio di abitanti.
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Il mio Piemonte: Carentino

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CarentinoUscendo di casa decido che non devo curarmi troppo del cielo di oggi e devo farmi scivolare addosso questa giornata uggiosa per le nuvole grigie che nascondono il cielo. Da domani il sole spazzerà sicuramente via questa coda d'inverno e anche per il sottoscritto, devo comportami come diceva Čechov, "la gente non si accorge se è estate o inverno quando è felice". Oggi non devo fare tanta strada in auto per raggiungere il Paese di Carentino che sorge nella valle del fiume Belbo. Mentre in auto percorro la strada per raggiunger il piccolo borgo dell'alessandrino, faccio un rapido percorso storico nella mia mente per ricordarmi gli eventi più salienti accaduti a Carentino.
Anche se il circondario di Carentino era già abitato nell'età neolitica, come testimoniano alcuni oggetti, forse armi di pietra rinvenute durante la costruzione della linea ferroviaria Alessandria-Acqui (nella seconda metà del XIX secolo), la storia del borgo è molto più recente. A proposito Carentino aveva una fermata ferroviaria posta sulla linea Alessandria-Cavallermaggiore, purtroppo chiusa da quando è stata sospesa la tratta ferroviaria nel 2012.
I primi documenti scritti che citano Carentino risalgono alla seconda metà del XII secolo, ossia al tempo in cui il marchese Alberto d'Incisa, di ritorno dalla Puglia diede origine al suo piccolo Marchesato come «Carentinum», attestato dal 1180.
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Una veloce passeggiata per Senigallia

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SenigalliaL'occasione è ghiotta, un viaggio a Senigallia per un importante convegno, che mi permetterà di vedere una bella città ricca di storia. Mi reco in questa bel centro marchigiano in treno e in compagnia di Stefano. Coglierò ogni attimo utile per fare una passeggiata e visitare la città.
Alloggiamo in un bell'albergo con vista mare a pochi passi della Rotonda, dove si svolgerà il convegno.
Già in treno abbiamo ripercorso la storia della città che la tradizione vuole fondata da un mitico "Brenno", condottiero dei Galli. Fu la prima colonia romana sull'Adriatico. Subito dopo subì un profondo periodo di decadenza e la sua rinascita avvenne intorno alla metà del XV secolo, quando Sigismondo Pandolfo Malatesta la fortifica e ripopola il suo territorio.
Dopo un periodo di conflitti armati tra le varie Signorie diventa possedimento di Federico da Montefeltro e la città viene data in vicariato ad Antonio Piccolomini dal Papa Pio II e, ancora con alterne vicende è concessa da Sisto IV a suo nipote, Giovanni Della Rovere, destinato a sposare Giovanna, figlia di Federico da Montefeltro al quale il pontefice conferirà, in quello stesso anno, il titolo di duca. Giovanni Della Rovere diventa altresì Prefetto di Roma e Duca di Sora ricevuto in eredità dal cugino Leonardo.
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Venzone: un viaggio alla ricerca dell'Orcolat

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VenzoneLa sveglia ha suonato già di prima mattina. Il vento ha passato tutta la notte ad ululare ed ha ha strappato tutto quel velo di nuvole che ieri sera, all'arrivo in albergo ricopriva tutta la Carnia. Stamattina sopra le nostre teste, distese azzurre senza confini e un sole che sicuramente renderà più illuminante la nostra giornata. Il viaggio che ci ha condotti in questa parte della Carnia è stato lungo ma piacevole. Un comodo alloggio e una ristoratrice cena a base di piatti tipici, ci ha messo in condizione di affrontare questo particolare giornata di studio. Il nostro cuoco ci ha preparato per cena: un cestino di frico con patate, fatto con formaggio stagionato, patate, cipolle e pancetta affumicata, funghi e selvaggina hanno poi riempito i nostri piatti. Il tutto di innaffiato da una bella bottiglia di vino, come il Refosco dal peduncolo rosso.
Non è la prima volta che vengo in queste lande, a parte aver svolto il servizio militare di leva a poche decine di chilometri da qui. Vi ero giunto con occhi diversi, pochi anni or sono per vedere con sguardo attento le capacità di ricostruzione dell'uomo dopo gli eventi calamitosi del 1977 che oggi non guardiamo con il dovuto merito.
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A zonzo con il calessino (XX parte)

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CalessinoRaggiungiamo così Borgofranco d'Ivrea, antico ricetto del XIII secolo che conserva l'architettura regolare delle sue strade, con i suoi edifici a due piani e un antica torre medievale che funge anche da campanile, sembra che osservi dall'alto le antiche case, quasi a volerne essere la guardia.
La parrocchiale della Madonna del Rosario e dei Santi Maurizio e Germano fu eretta nel 1663 e restaurata nel 1792. La chiesa realizzata dalla confraternita del Rosario è a tre navate con arredi in stile barocco. Prima di questo edificio religioso, la parrocchiale fu l'antica chiesa medioevale di Santa Marta, ampliata e modificata nel 1691 su volontà del marchese Claudio Morini, ciambellano del re di Francia e ambasciatore presso i Savoia, di cui fu feudatario di Borgofranco dal 1623.
L'edificio storico di maggior pregio è proprio Palazzo Marini; imponente costruzione, le cui parti più antiche possono essere datate tra il 1200 e il 1300. Intensamente affrescato e decorato all'incirca fra il 1625 e 1650, con richiami al mito di Proserpina e altri molteplici allegorie.
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