Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Morano sul Po

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Morano PoLa giornata merita un uscita fuori porta, colgo l'occasione per andare a visitare il paese di Morano sul Po, dove ad aspettarmi c'è Luca, il sindaco di questo borgo monferrino. Morano è un centro agricolo - industriale della pianura casalese. Sorge alla sinistra del fiume Po, a valle della confluenza del torrente stura del Monferrato. Il Comune confina con la provincia di Vercelli.
Morano sul Po farebbe pensare ad un borgo costruito in mezzo al fiume, ma è solo un retaggio del passato la definizione "sul Po", infatti la riceve nel 1862 con Regio decreto di Vittorio Emanuele II per distinguerlo da omonimi altri paesi recentemente uniti al regno d'Italia, ossia Morano calabro in provincia di Cosenza e Morano frazione di Perugia.
Anche il toponimo Morano ha diverse, forse leggendarie origini. C'è chi vuole che la prima denominazione derivi dai "mori", ossia dagli schiavi provenienti dall'Africa e utilizzati per setacciare le sabbie aurifere del Po. Altri lo vogliono far derivare dalla coltivazione dei "Muron" o Moro, il nome dialettale del Gelso e del suo frutto. Però ricordiamo che il Gelso proviene dall'Asia. Pare che il Morus Nigra ossia il Gelso nero, originario dell'Asia minore sia stato introdotto in Italia nel cinquecento, mentre il Morus Alba, mentre il Gelso bianco proveniente dall'Asia minore sia di poco prima importazione, ciò rende assai difficile l'attribuzione del toponimo al "Muron". Invece credo che sia molto più credibile il prediale in anus dal nome di persone romana Maurus diffuso nella pianura padana. Di certo Muranus è citato per la prima volta in un diploma dell'Imperatore Ottone III in data 19 luglio 992 come concessione a favore dell'abbazia di Novalesa.
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Il mio Piemonte: Ingria

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IngriaLa giornata si presenta calda ed afosa, ma in soccorso oggi arriverà la montagna e la bellissima val Soana. Dopo un viaggetto in auto e una bella arrampicata in auto lungo il corso del Soana arrivo a Ingria. Il cielo è limpidissimo, di un azzurro incredibile, mi ricorda il mantello del principe di Biancaneve nel film animato di Walt Disney.
Questo comune ha un territorio assai grande che si distende su i due versanti boscosi che corrono lungo il corso del torrente Soana. Su questo distesa verde di boschi di latifoglie, principalmente castagni e faggi, nascosti tra alberi ci sono molte frazioni che con i campanili delle loro borgate che fanno fatica a trovare spazio in questa lussureggiante selva ombrosa. Albaretto, Albera, Arcavut, Bech, Beirasso, Belvedere, Bettassa, Borgognone, Camprovardo, Cavagnole, Ciuccia, Fenoglia, Ghiaire, Mombianco, Monteu, Querio, Reverso, Rivoira, Salsa, Villanuova, Viretto sono i nomi di alcune frazioni o borgate, per lo più disabitate o abitate durante la bella stagione. Infatti il comune di Ingria fatica a raggiungere i 50 abitanti. Non riuscirò a visitarli tutti ma cercherò di vederne i maggiori. Secondo alcuni studiosi il nome di Ingria deriverebbe da un patronimico tedesco Ingrich, ipotizzando un dominio longobardo sulla zona. I primi documenti storici che parlano di questo centro risalgono all'XI secolo quando Ingria che è posto all'inizio della val Soana con tutta la valle fu feudo dei conti di Valperga. Di certo si sa che i suoi abitanti parteciparono alla rivolta dei turchini e che furono domati solo nel 1435, dopo quattro anni di accanita resistenza, dalle truppe del duca di Savoia. La popolazione della vallata e della valle Orco era duramente provata dalla carestia, dalle pestilenze e dagli onerosi tributi
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Il mio Piemonte: Momo

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MomoLa mattinata è iniziata con il segno meno davanti ai numeri che indicano il freddo. Il riscaldamento dell'auto è acceso e l'aria calda sta tentando di sbrinare i vetri. Rimpiango per un attimo il letto da cui da poco sono uscito e dove ero protetto con un soffice piumone. Ma la voglia di uscire era tanta, forse era una necessita ed è sicuramente solo un passo verso la primavera che è ormai alle porte. Ma sono sicuro che un timido sole mi accompagnerà un questo mio girovagare per il Piemonte.
Lasciata l'autostrada e percorso comode strade, già illuminate da un impacciato sole che fatica a scaldare, entro nell'abitato di Momo. Questo Comune del novarese è posto ai confini del terrazzo fluviale del torrente Agogna. Il primo insediamento umano conosciuto in questo luogo è sicuramente di epoca preromana e potrebbe essere di origine celtica, ma fu la sua eccezionale posizione geografica, posta all'incrocio tra la via "Settimia" poi "Francisca" che da Novara, attraverso il Cusio, conduceva ai passi alpini e la medioevale strada pedemontana che collegava il porto sul Ticino di Oleggio con il guado sul Sesia a Carpignano a favorirne lo sviluppo. In epoca romana, quest'area del terrazzo fu soggetta a centuriazione con il frazionamento dei terreni che favori l'insediamento di nuove famiglie e lo sviluppo agricolo. Da questi insediamenti può derivare il toponimo del borgo, forse dal nome gentilizio Mummio, Console romano.
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Il casino generazionale

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Gatto ArturoSono nato nel periodo in cui il televisore era in bianco e nero e i canali televisivi nazionali erano due. Il secondo canale era entrato in programmazione nel 1962 e per il terzo dovevo aspettare fino al 1979. I canali TV privati erano ancora lontani ad entrare nelle case delle famiglie. Il 6 maggio 1971 inizia a diffondere le sue trasmissioni in Italia TV Capodistria, in lingua italiana e Tele Montecarlo, emittente televisiva privata di lingua italiana del Principato di Monaco, attiva dal 1974 al 2000. Costoro furono negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, la principale alternativa ai canali televisivi della RAI. Con grande fortuna, già fanciullo, potevo andare a vedere al pomeriggio, nella sala TV dell'albergo davanti a casa mia, il Napoleon, la TV Svizzera italiana che aveva già iniziato la produzione di programmi televisivi a colori. Ero cresciuto in anni in cui i programmi per bambini iniziavano alle 16 e finivano alle 18 e obbligatoriamente dopo Carosello bisognava andare a dormire.
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Il mio Piemonte: Momperone

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MomperoneRaggiungo il borgo di Momperone, citato per la prima volta in un documento del 1220, dove viene confermata la potestà giurisdizionale dei vescovi di Tortona, che assegnarono il territorio in feudo alla famiglia Malaspina.
Tortona, da cui dipendeva il feudo di Momperone faceva parte dell'impero e giurava fedeltà all'Imperatore e intorno al XII° secolo la città si costituì in Comune di tipo feudale, succedendo, nei diritti e nei doveri feudali, al Vescovo Conte. Così Momperone continuò ad essere enumerato tra i luoghi del Contado di Tortona, insieme a Volpeglino, Monleale, Castellar Guidobono, Brignano, San Sebastiano, Gremiasco, Dernice, Vigoponzo, Garbagna e Montacuto.
Ecco perché Momperone, castello dei Tortonesi nel 1220, Federico II rinnovando i privilegi concessi a Tortona da suo nonno Federico I e da suo padre Enrico IV lo confermava alla città con ogni diritto.
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Il mio Piemonte: Villadeati

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VilladeatiQuesta mattina la sveglia ha suonato presto, Leo e Calliope, i miei magnifici felini, compagni di vita, al suo trillo hanno iniziato a movimentare la camera. Con gli occhi ancora impiastricciati dal sonno e la mente forse ancora legata ad un sogno che già non ricordo più, inizio una nuova giornata alla scoperta del mio Piemonte. Dopo neanche un ora, il tempo di prendere un caffè nel bar sotto casa e sono in auto. Per raggiungere Villadeati non ci sono autostrade e superstrade ma solo un bel percorso che si snoda tra le dolci colline del basso Monferrato. La stagione calda è ormai avanzata ed il sole gioca con i campanili dei tanti borghi che trovo sulla strada, che slanciati sembrano voler bucare il cielo con i loro guglie acuminate.
La strada che taglia la valle Cerrina, o meglio segue il corso del torrente Stura del Monferrato, mi prospetta in lontananza colle o bricco San Lorenzo dove svetta ormai da decenni l'alta torre della telefonia. Pensare che proprio su questo bricco, un tempo vi era una torre edificata dal longobardi, chissà forse già dai romani visti i ritrovamenti di monete e suppellettili proprio ai suoi piedi. Ove c'era la torre dei Longobardi ora c'è questa colata di cemento e questa alta torre cilindrica che da molto lontana si fa notare. Subito dietro si manifesta, nascosta tra alti alberi, su un altro bricco, il culmine del belvedere di Villa Feltrinelli. Supero il ponte sul torrente Stura del Monferrato e seguo una sinuosa strada, dove affronto i diversi tornanti, mentre ripasso la storia di questo ameno luogo.
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Il mio Piemonte: Locana

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LocanaMi aspetta un giorno stropicciato e raffreddato. Il vento ha rubato agli alberi le foglie e ora un tappeto di color bruno è ai loro piedi. Ciò non mi spaventa e anche se questo è un giorno intriso d'autunno. Oggi mi dirigo nel canavese, voglio visitare un grazioso paese collocato nella stretta e verdeggiante valle del torrente Orco.
Locana è posta ai piedi del Parco Nazionale del Gran Paradiso fra pascoli e boschi centenari. Il Comune di Locana è il più esteso dell'intero territorio torinese, infatti è esteso per 132,8 km², comprendente i due versanti montani, ciò ne fa un territorio con moltissime borgate, 92 per la precisione, molte disabitate, sparse dai circa 600 m del fondovalle e giunge fino ai piedi della Torre del Gran San Pietro alta circa 3692 metri. Ovviamente cercherò di visitare qualche borgata. Parte del territorio comunale è compreso nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Sul toponimo vi sono diverse ipotesi, di certo è che Locana, nella lingua occitana è Lucana, che potrebbe derivare dal latino lucis, lucentis ossia splendente o dal gallico leuc o leuko cioè chiarore o biancore, forse per il colore biancastro di alcuni filoni di roccia, ma potrebbe semplicemente derivare da lucus ossia bosco, radura nel bosco con il suffisso pregallico – ana. Di certo il territorio era abitato fin dai tempi più antichi. Le prime notizie certe, su Locana si hanno per la prima volta nel 1185, quando durante il periodo del feudalesimo, la valle fu assegnata ai Signori di San Martino ed ai Valperga. Tra loro fu subito disputa per possedere interamente questa ricca e popolosa plaga della vallata del torrente Orco.
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Il mio Piemonte: Maggiora

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MaggioraLa mia visita al borgo di Maggiora è una buona scusa per ritrovare dei vecchi amici, inoltre percorrerò le antiche strade che ha calpestato il grande architetto Alessandro Antonelli. Mentre attendo l'arrivo di Francesca e Mattia parcheggio la mia auto proprio vicino al monumento che ricorda Antonelli. L'architetto nacque a Ghemme il 14 luglio 1798 dal dottor Costanzo e da Angiola Bozzi. La famiglia Antonelli era però originaria di Maggiora. Alessandro era il secondogenito, mentre il fratello maggiore Antonio, stimato avvocato, dovette presto abbandonare l'attività forense per la prematura scomparsa del padre, per occuparsi delle proprietà della famiglia.
Ercole, terzogenito, fu uno stimato medico, primario di chirurgia all'ospedale di Novara, mentre Giovanni divenne geometra e Francesco un importante avvocato. Alessandro studiò al liceo e al ginnasio di Milano. Sempre a Milano, iniziò a studiare disegno all'Accademia di Brera e privatamente meccanica, matematica e geometria. Laureatosi ingegnere-architetto nel 1824, iniziò a lavorare negli uffici del demanio di Torino e collaborò a costruire la Curia Massima. Recatosi a Roma per un corso di perfezionamento in architettura, studiò gli antichi monumenti.
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Il mio Piemonte: Acceglio

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AcceglioAttraverso gli antichi caratteristici borghi, fermandomi ad ammirare spettacolari paesaggi, strette gole e ampi campi che fanno dell'alta Valle Maira un ambiente da libro di favole. Dopo un lungo viaggio raggiungo Acceglio, l'ultimo comune della Valle Maira prima che le vette delle Alpi Cozie ci separino dalla Francia come uno spartiacque.
Acceglio è composto da più borgate, il cui capoluogo prende il nome di La Villa. Il torrente Maira divide in due l'abitato che tra capoluogo e frazione non arriva a 200 residenti.
Secondo gli esperti il toponimo deriverebbe dal latino ad Cilium o da forme preceltiche come oscelum od ocelum, il cui significato dovrebbe essere "posto in alto". Lo troviamo citato con il nome di Cilio in un documento del 1028 nell'elenco delle terre donate della Valle Magrana dal marchese di Susa, Olderico Manfredi al monastero di Caramagna.
Il territorio, entrato a far parte nel XIII secolo dei possedimenti del marchese di Saluzzo, è integrato nella Comunità della Valle Macra superiore. Una comunità che, pur riconoscendo la protezione del marchese a cui pagava regolarmente il loro tributo, godeva di franchigie ed alcune libertà.
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Il mio Piemonte: Nonio

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NonioIl caldo comincia ad abbandonarci e le finestre iniziano a rimanere chiuse per tenere il freddo fuori casa. Al mattino quell'alito di fresco che trovo in questa fine stagione mi piace e poi stamattina c'è anche quel cielo azzurro pieno di luce ed energia che mi annuncia una splendida giornata. È mia intenzione andare a fare il girovago in un piccolo comune che si affaccia sul lago d'Orta in compagnia di una vecchia conoscenza che non vedo da tantissimi anni. Conobbi Cristian, tanti anni or sono, militavamo in un sodalizio della nostra città. Aveva già allora un piglio e un carattere intraprendente, fortemente empatico e con l'aspirazione di diventare un grande parrucchiere, il termine coiffeur non mi è mai piaciuto. Ricordo che arrivava a fare il turno notturno quando finiva gli studi e il lavoro a Milano e vi ritornava subito finito il turno notturno.
Dopo anni di lavoro nella grande mela italiana, Cristian aprì una sua attività artigianale nella grande mela americana. È rientrato da poco da New York per tornare a lavorare a Milano, ma insieme abbiamo deciso che qualche borgo piemontese andremo a visitarlo insieme. Ormai in auto viaggiamo verso il lago d'Orta e durante il viaggio mi racconta della vita e delle abitudini newyorchesi. Il lago si presenta davanti a noi, con il suo vestito più bello. Il sole inizia a scaldare la giornata, i riflessi dei suoi raggi sembrano creare tanti luminosi specchietti. La corona di colli intorno rendono quest'angolo del Piemonte da favola. Ma anche il borgo che visiteremo può essere un'ottimo scenario per molti racconti di fantasia. Nonio si trova tra le pendici del monte Cregno e quelle del Pizzo. Il borgo con le sue case addossate l'una all'altra e le strette viuzze è molto suggestivo.
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Il mio Piemonte: Ribordone

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RibordoneMentre risalgo la valle Orco, ripasso mentalmente la storia del borgo che oggi voglio visitare. La strada percorsa è tanta, ma ancora molti chilometri mi aspettano e non saranno certamente agevoli. I primi riferimenti storici su Ribordone risalgono al 1300 in quanto è citata la Parrocchia di San Michele Arcangelo con il suo primo Rettore, un certo Padre Nicolino. Dobbiamo aspettare il 1338 per avere qualche dato storico più certo, ossia in un documento relativo al tuchinaggio, che fu la rivolta popolare dei canavesani contro i feudatari, alla quale anche Ribordone partecipò attivamente. Posso però affermare che precedente a tali date, è il castello di Pertica, di cui oggi restano soltanto alcuni ruderi e che fu costruito verso la fine del IX secolo dal Re Arduino. Il territorio di Ribordone fu feudo prima dei Conti di San Martino e poi dei Conti di Valperga.
Ma i grandi avvenimenti storici sono lontani da Ribordone, anche se subì il passaggio di molte soldataglie. Certamente gli avvenimenti del XX secolo non passarono nascosti e anche questa piccola comunità vide spargere il sangue dei suoi concittadini durante le due guerre mondiali e soprattutto durante la guerra di liberazione dal nazifascismo. Ormai ho lasciato la comoda strada che corre lungo la valle del torrente Orco per percorrere una stretta, tortuosa ed irta strada che corre lungo la valle del "Rio Bordone", affluente dell'Orco in corrispondenza del Comune di Sparone.
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