Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Cannero Riviera

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Cannero RivieraLa giornata è propensa per una gita al lago, voglio tornare in un luogo in cui diversi anni addietro passai una bella giornata. Un piccolo Borgo ricco di tradizioni e storia, ma anche con belle spiagge. Un Paese situato tra montagna e lago, da sempre meta turistica anche di importanti personaggi della storia Italiana.
Raggiungo così Cannero Riviera, il cui centro più importante è adagiato alla foce del Rio Cannero.
Trovo rapidamente parcheggio, considerato che oggi è infrasettimanale e non è ancora il momento dell'assalto dei turisti ai luoghi di villeggiatura.
Il suo toponimo è forse legato all'acqua, dal celtico "Cenn in ar" ossia punta sull'acqua, oppure dal latino "Canore o Canerum" ossia canneto. Invece “Riviera" fu aggiunto nel 1947 propri per il suo particolare clima mediterraneo.
Cannero compare per la prima volta in un documento nel 985, quando Aupaldo Vescovo di Novara donò ai canonici della cattedrale novarese la piccola corte di Canore sul lago Maggiore e la "Villa" di Oglon, ossia l'odierna frazione Oggiogno insieme a un vasto territorio agricolo, con annessi servi. I canonici di Novara nel 1211 vendettero le terre ad alcuni acquirenti di Cannero e di Oggiogno, a condizione che venisse data libertà ai servi, detti oldoni.
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Bergamo (III parte)

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BergamoRaggiungo così la Cattedrale di Sant'Alessandro dedicata al Santo patrono di Bergamo. L’edificio è posto sul fianco al Palazzo della Ragione e nei pressi della Basilica di Santa Maria Maggiore. Inizialmente la Cattedrale era dedicata a San Vincenzo, cambiò il suo titolo quando la Chiesa di Sant'Alessandro, reputata il luogo del martirio del Santo, nel 1561 venne distrutta ad opera dei veneziani per la costruzione delle mura cittadine.
La storia della Chiesa è assai antica, solo con recenti scavi archeologici è stato possibile ritrovare resti risalenti all'età romana, ed hanno inoltre accertato la presenza di un primo luogo di culto paleocristiano, risalente al V secolo.
Il culto a San Vincenzo pare sia dovuto ai prigionieri romani cristiani di origine orientale, che erano condannati a lavorare nelle miniere di ferro e sassi della Val Seriana. Divenuti liberi e create una comunità anche a Bergamo, edificarono San Vincenzo di Saragozza Martire, la propria chiesa.
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Il mio Piemonte: Monleale

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MonlealeLa giornata si presenta luminosa tanto da invitarmi a fare un "giro fuori porta", non devo andare molto lontano ma solo sulle prime propaggini dei colli tortonesi. Così ben presto mi trovo ad arrancare verso Monleale Alto. Ho passato da poco Monleale Basso, posto lungo la strada provinciale 100 della Val Curone. È lo stesso torrente Curone a dividere l'abitato di Monleale Basso dal comune di Volpedo. I servizi più importanti ormai sono collocati a Monleale Basso, compreso il Palazzo Comunale e il famoso Mercato Ortofrutticolo.
Il nome, in dialetto Mulia, pare derivare dal termine dialettale Molia, che significa "luogo acquitrinoso" e dovrebbe fare riferimento a vallette poste tra Monleale e Berzano.
Raggiungo così Piazza Capsoni e dopo aver parcheggiato, ripercorro la storia del Borgo.
Tutto ha inizio il 7 novembre 1172, quando con un Instrumentum, il monte già detto "della Forca" in cui sorge oggi Monleale viene donato da Marinaro del fu Dodone di Volpedo con i figli e fratelli al Vescovo di Tortona, Oberto e ai consoli di Tortona, "affinché si edifichi un castello con la villa con fossati e munizioni". Monleale allora non era altro che una "forca", vale a dire un passaggio, ossia un valico, poi soprannominato Monslegalis. Il luogo che venne poi restituito in feudo ai donatori.
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Bergamo (II parte)

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BergamoLa mattina si presenta calda e luminosa, dopo una buona colazione ricomincio la mia passeggiata dove l'ho abbandonata ieri sera; torno così in Piazza Vecchia da secoli il fulcro del potere politico di Bergamo e ancora oggi è il "salotto buono" dove ci si incontra nel tempo libero.
La Piazza fu realizzata ove un tempo sorgeva l'antico foro romano, divenendo già in epoca medioevale, punto nevralgico della città. La Piazza Vecchia come esiste oggi assume questa forma solo dopo l'innalzamento del Palazzo della Ragione, infatti prima si estendeva fino ad Duomo.
Al centro di Piazza Vecchia mi soffermo ad ammirare la fontana Contarini, donata alla città nel 1780 dal Podestà Alvise Contarini, voluta durante la dominazione veneziana, sia per ragioni di abbellimento del centro della città, sia per scopi pratici come fornire una fonte per dissetare i viandanti, bevendo dalle sue bocche che rappresentano delle sfingi. Curiosamente venne sostituita a fine del XIX secolo da una statua dedicata a Giuseppe Garibaldi, ma fu poi ripristinata nella sua forma originaria nel 1922.
Sulla Piazza si affacciano maestosi edifici tanto da far dire a Le Corbusier: "non si può più toccare neppure una pietra, sarebbe un delitto". Tra questi vi è il Palazzo della Ragione, che risale alla fine del XII secolo e rappresenta la più antica sede comunale esistente di tutta la Lombardia.
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Collegno

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CollegnoRaggiungo quindi Collegno, chiamata in origine denominata Collegium Ad Quintum perché posta a cinque miglia da Augusta Taurinorum lungo il tracciato della strada romana delle Gallie. Collegium Ad Quintum, poi Ad Quintum scomparve lasciando posto a Collegium che divenne infine Collegno; infatti la storiografia ufficiale fa risalire la nascita di Collegno a duemila anni fa quando, in epoca romana, costituiva una tappa mansio, cioè una stazione di fermata per i viaggiatori diretti verso la Gallia.
Il primo insediamento a cui risale l'attribuzione di Collegium sorse all'incirca nell'80 d.C forse ove oggi è situata la Chiesa di San Massimo. E sempre tra quest'area e Rivoli avrebbe avuto luogo la sanguinosa battaglia tra gli eserciti di Massenzio e Costantino nel 312 che vide la morte di 100.000 uomini.
Successivamente, sempre in questa zona, si insediò nel VI secolo una "fara" longobarda, ossia un villaggio. Nel 950 Collegno e il suo territorio passò sotto il controllo dei Marchesi di Susa e poi nel 1046 divenne feudo dei Savoia e da questo momento ne seguì le sorti.
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Bergamo (I parte)

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BergamoIl viaggio in treno per raggiungere Bergamo dalla mia città è stato tutt'altro che comodo e veloce. Ho dovuto cambiare tre treni regionali e viaggiare su carrozze che forse sono più anziane del sottoscritto e con tutti gli acciacchi dell'età, della manutenzione in economia e della scarsa educazione dei viaggiatori, sono effettivamente fatiscenti.
La stazione di Bergamo mi accoglie con un bel sole e subito mi si presenta una città ordinata e decorosa.
Il mio alloggio per qualche giorno è nella Città Alta che dalla stazione ferroviaria non è vicinissima ma che comunque voglio percorrere a piedi per iniziare ad orientarmi e assaporare i profumi bergamaschi.
Raggiungo così la stazione della funicolare infatti Bergamo è conosciuta soprattutto per la particolarità dei suoi due nuclei urbani: la Città Alta, ossia il borgo antico circondato dalle mura venete che si trova sulla collina, e la Città Bassa, collocata ai piedi dell'altura, che rappresenta la parte moderna.
Queste due realtà sono collegate fin dal 1887 da una funicolare, inizialmente concepita per collegare la Città Alta con la città bassa e per fronteggiare lo spopolamento dovuto dalla crisi economica avvenuta dopo il trasferimento delle principali attività amministrative nella zona Bassa che era in continuo sviluppo. Furono numerosi i progetti presentati e dopo lunghi dibattiti, fu accettata l'idea dell'ingegnere Alessandro Ferretti di costruire una funicolare che collegava viale Vittorio Emanuele con piazza Mercato delle Scarpe.
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Il mio Piemonte: Volpiano

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VolpianoLa giornata si presenta con un bel sole, il viaggio che voglio intraprendere è verso il torinese a trovare il mio figlioccio, ma lungo il percorso voglio fermarmi per fate un giro per Volpiano.
L'autostrada è scorrevole e raggiungo agevolmente Volpiano.
L'origine del nome del Borgo deriva probabilmente da Vicus (villa) e Ulpianus da Ulpius: nome di una gens romana. Questa ipotesi rimane però priva di riscontri.
Parcheggio l'auto in Piazza Madonna delle Grazie e ripercorro brevemente la storia di questo particolare Borgo.
In epoca celtica e romana (100 a.C.-500 d.C.) il luogo ricoperto da boschi, ossia dalla selva Vulpia o Vulpiana, altra ipotesi per il toponimo ed è abitata dai Salassi, popolazione di origine germanica. Il territorio viene conquistato Intorno al 140 a.C. dall'Impero Romano. Con la caduta dell'Impero Romano sul territorio si susseguono invasioni di popolazioni barbariche. Ai Longobardi, forse si deve il primo insediamento fortificato sulla Vauda. Ciò che è chiamato Vauda è un area caratterizzata da un'ampia zona pianeggiante punteggiata di stagni e laghetti.
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San Vito al Tagliamento

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San Vito al TagliamentoIl viaggio comincia in tarda mattinata, con Gian e Lele che ho raggiunto a Castelletto Cervo; siamo diretti a San Vito al Tagliamento. Per me è un felice ritorno in terre in cui qualche decennio fa svolsi il servizio di leva obbligatoria. Infatti ero accasermato nella vicina Casarsa della Delizia al 232° Btg Fadalto.
Il viaggio scorre veloce, il sole alto scalda la giornata e i suoi raggi illuminano la verdeggiante campagna che circonda l'autostrada. I cartelli stradali delle diverse uscita evocano ricordi e le letture di grandi autori che vi nacquero. Dopo qualche ora di viaggio lasciamo l'autostrada e ci immergiamo nella pianura veneto-friulana. Accanto a vaste estensioni di campi biondeggianti di granoturco, vi sono ampie distese di verdi coltivazioni sia di frutteti che vigne, nonché distese di prati da foraggio. Segno di un attività agricola tradizionale che ha saputo adattarsi alle attività industriali che hanno reso il pordenonese un centro manifatturiero di primaria importanza. Anche il suo fiume, il Tagliamento che scorre tra i biancheggianti ghiaieti ha favorito l'insediamento di centri abitati fin dai tempi più antichi. A San Vito al Tagliamento il territorio ha restituito testimonianze risalenti anche al Mesolitico ed al Neolitico.
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A zonzo per Novigrad

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NovigradForse non sarà splendente la mattinata, le nuvole che erano cariche di pioggia, ora sembrano creare un disegno bianco su un velo azzurro. Trovo un parcheggio vicino al porto. I pescherecci sono già tutti ormeggiati, al molo hanno scaricato il loro carico di pesce.
Il Borgo è invaso da turisti: chi si avventura nelle piccole spiagge, speranzoso che il sole faccia capolino, chi si addentra tra i vicoletti alla ricerca del piacere della scoperta.
Le strette stradine intorno al porto sono ricolme di persone che curiosano nei negozietti che si affacciano sulla via, qualcuno esce con gli acquisti, chi si limita a chiedere i prezzi. Sono tante le carrozzine con bimbi piccoli spinte dai genitori. Le strade principali, anch'esse assai strette, sono decorate con colorati ombrelli multicolore appesi su fili che attraversano la strada. Infatti ogni tanto incontri persone con il naso all'insù a scattare foto agli ombrelli aperti in cielo.
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Eremo Sant'Alberto di Butrio

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Eremo Sant'Alberto di ButrioSono passati trent'anni dall'ultima volta che avevo percorso queste strette strade che si snodano tra le colline sulla sponda destra del torrente Staffora.
La strada è la stessa di allora, tortuosa e affascinante, il paesaggio intorno è lo stesso, verdi campi si alternano a boschetti e le case sembrano incollate ai dolci crinali delle colline.
Proprio qualche giorno fa, mi era tornata alla memoria questo posto e mia sorella mi aveva sollecitato a ritornarci, ricordandomi che proprio quell'ultima volta fu la data e il luogo del suo matrimonio. L'unica cosa che trovo cambiata è l'area adiacente all'Eremo di Sant'Alberto di Butrio, risistemata, più accogliente e scenografico, un luogo già di per sé magico.
Il grande cortile ospita una serie di tavoli e panche, poste all'ombra sotto frondosi alberi, dove pellegrini, devoti e turisti si riposano, rinfrescati da una leggera brezza che si è alzata.
Anch'io prima di accedere all'Eremo mi godo nel silenzio del luogo il panorama e ripercorro con la mente la storia dell'Eremo e del suo importante abitante: Sant'Alberto.
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Il mio Piemonte: Coniolo

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ConioloConiolo anticamente chiamato Ponte de Cuniolo, ha il suo territorio che si estende sulle due rive del fiume Po. Il territorio sulla sponda destra è collinare e sull'altra totalmente pianeggiante. Il centro abitato è tutto in zona collinare, compresa la frazione Bricco e Coniolo nuovo.
Fu feudo dei marchesi del Monferrato e ne seguì le sorti e le sue vicende storiche. Durante il periodo fascista il comune fu soppresso e incorporato da Pontestura, ma tornò indipendente nel 1848.
L'attuale centro del paese è edificato sulla costa del rilievo collinare, in posizione molto panoramica. Un tempo il capoluogo era invece posto su un rilievo più basso, più vicino al fiume Po su cui insisteva, oltre le case, la chiesa e il castello, tutto ormai scomparso. Del castello restano oggi alcuni ruderi della cinta fortificata.
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