Blog di Dante Paolo Ferraris

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Un cubano in Mandrogna (II parte)

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WilmerIl viaggio in autostrada verso Torino è costellato di mille domande che Wilmer mi pone su tutto ciò che vede. Pare essersi svegliato nel paese dei balocchi, le auto, i palazzi, che per lui sono tutti grattacieli, i camion, i cartelli pubblicitari, diventano oggetto di curiosità. Una breve sosta in autogrill per il pieno di gasolio e un caffè e dopo un attimo eccolo li, girare tra gli scaffali con gli occhi sgranati di un bambino alla ricerca di un gioco nuovo.
Entrando a Torino ecco che mi viene posto un'inusuale domanda al casello autostradale sul "perché si paga la strada?", ovvero l'autostrada. non ha idea ancora del costo della vita in Italia ma presto se ne renderà conto.
La città di Torino è un enorme parco giochi, poche cose non lo attraggono come il rumore incessante del traffico che lo disturba; d'altra parte chi conosce i Caraibi sa il perché!
Si pranza da Roby e Sergio, qui la prima lezione di cosa si mangia in Italia è affidata a Roby che deve anche spiegargli l'ordine delle portate. Ovviamente trova tutto buono, sarà la fame, sarà il viaggio, sarà la curiosità, ma è splendido leggergli negli occhi la felicità.
Comincia da Torino la sua conoscenza dell'Italia, dopo essersi sistemato a casa ed avergli comprato qualche capo di abbigliamento lo devo lasciare per qualche giorno alle premurose cure di Paola e Roby, in quanto mi devo assentare per qualche giorno per lavoro fuori dall'Italia. Per Wilmer un ottima occasione per socializzare con altri Italiani, scoprire cos'è Facebook e la posta elettronica (che diventerà il mio tormentone durante tutta la sua permanenza in Italia), ma soprattutto conoscere Torino e le città che gli fanno da corona. Ci metterà qualche giorno, direi settimane, a regolare il suo orologio biologico, addormentato di giorno e sveglio di notte.
Io a dormire, e lui a giocare con fb, a scrivere al mondo di notte e viceversa, con la testa piegata dal sonno di giorno sul sedile dell'auto mentre io gli faccio da chauffeur per fargli visitare una parte d'Italia.
La cosa sconvolgente è la velocità di apprendimento: molto curioso ed attratto dall'informatica, dalla musica, dalla televisione (rigorosamente in Italiano) e poco dalle città d'arte, che io mi sforzo di fargli vedere.
Le prime città che gli faccio vedere sono oltre Torino, Genova e Milano. Di Milano aveva sentito parlare e qualche cosa aveva visto per televisione, la cosa che di Milano gli rimase impressa è stata sicuramente la frenesia della gente, questo stato di ansietà che colpisce i milanesi in ogni cosa che fanno,dal comprare il giornale a fare la coda in un negozio. Tutto esattamente contrapposto ai ritmi caraibici tipici di Wilmer. Il viaggio nella ressa del metro, la galleria Vittorio Emanuele fatta tutta con il naso all'insù, le foto scattate davanti al Teatro della Scala in posa da ballerino classico, la visita al castello sforzesco, lo sfarfallio degli occhi davanti ai negozi di via Montenapoleone e il timore di entrarci per evitare di essere calpestato dalla calca di persone che entrano ed escono.
Vana la ricerca di una tshirt manica lunga con ampio scollo a V che voleva acquistare.
Genova è stata la città che più lo ha affascinato, sarà forse per il mare, diverso sicuramente da quello azzurro dei carabi, sarà per i suoi carruggi, ma Genova ha un suo fascino particolare. L'acquario ed un giro per la città vecchia, il Duomo, piazza De Ferrari, Palazzo Ducale e mille scatti fotografici.
Le giornate scorrono tranquille tra le visite alle città che ci circondano e gli incontri con amici e famigliari.
Wilmer si accasa dai miei anziani genitori, quasi come un nuovo figlio, trova subito la complicità con mio padre nel nascondersi a fumare, scambiandosi le sigarette cubane con quelle italiane. Ogni qualvolta che andiamo a pranzo o cena dai miei, mio padre cerca di fargli trovare un piatto diverso per fargli conoscere la cucina italiana.
molte sono le scoperte di nuovi frutti, nulla di diverso di quando sono stato io nel suo paese. Chissà se avevo lo stesso sguardo meravigliato nell'assaggiar nuove tipi di verdure, frutta o condimenti. La sua più grande aspettative era quella di assaggiare le fragole, tanto decantate a Cuba ma non facili da reperire, forse solo all'Havana.
Molte frutta nostrana, deliziosa per il nostro palato, non ha trovato in Wilmer condivisione di gusto, come l'albicocca, la prugna e la pesca. Ma anche sulle fragole aveva un aspettativa diversa, come per le ciliegie. Allora mele, angurie e meloni e quelle nostre strane banane così gialle e grandi, quasi tondeggianti. Come non dargli ragione, le banane cubane strappate direttamente dai caschi portati al mercato sono più piccole e dolcissime, anche se sembrano verdi e poco mature. Poi il "platanido" verde e quasi quadrata... davvero un gusto diverso.



Fine II parte.