Blog di Dante Paolo Ferraris

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La città patavina di Antenore (III parte)

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Tomba di AntenoreEntriamo nello storico Caffè Pedrocchi che grazie alla sua posizione centrale e alla vicinanza con la sede dell'Università divenne ben presto punto di riferimento della vita culturale della città e ritrovo di studenti, artisti e letterati quali Nievo, Fusinato e Stendhal che affermò: «C'est à Padoue que j'ai commencé à voir la vie à la vénitienne, les femmes dans les cafés. L'excellent restaurateur Pedrocchi, le meilleur d'Italie.», ossia: «È a Padova che ho cominciato a vedere la vita alla maniera veneziana, con le donne sedute nei caffè. L'eccellente ristoratore Pedrocchi, il migliore d'Italia ». Anche D'Annunzio, Eleonora Duse e il futurista Martinetti hanno frequentato in tempi diversi i tavolini dello storico caffè.
Conosciuto anche come il "Caffè senza porte" perché rimaneva aperto giorno e notte fino al 1916, l'edificio ha una forma strana a pianta approssimativamente triangolare. A realizzarla fu l'ingegnere e architetto veneziano Giuseppe Jappelli, esponente di spicco della borghesia cittadina che già frequentava la precedente "bottega del caffè" di proprietà della famiglia Pedrocchi. Jappelli progettò un edificio eclettico ma con un impianto in stile neoclassico, con una architettura luminosa e dai canoni innovativi, affermerei illuministi, creando quello che è uno degli edifici-simbolo della città di Padova.
Entrando non possiamo non ammirare le tre sale principali del piano terra: la Sala Bianca, la Sala Rossa e la Sala Verde, così chiamate dal colore delle tappezzerie realizzate dopo l'Unità d'Italia nel 1861.
La Sala Rossa è quella centrale, dove vi è l'antico bancone scanalato di marmo, come progettato da Jappelli, dietro al quale vi sono due giovani camerieri in giacca e camicia bianca con papillon nero pronti a raccogliere le ordinazioni e a passarle al personale di servizio che prepara le ordinazioni. Di fianco alla sala Rossa vi è la Sala Verde, che per antica tradizione era destinata a chi voleva accomodarsi e leggere i quotidiani senza obbligo di consumare e pertanto luogo di ritrovo preferito degli studenti squattrinati. Si dice che risalga a questa consuetudine il modo di dire essere al verde, benché io non vi creda. Invece la Sala Bianca conserva in una parete il foro di un proiettile sparato nel 1848 dai soldati austro-ungarici contro gli studenti in rivolta verso la dominazione asburgica. Una targa affissa alla parete ricorda l'evento che portò, attraverso il ferimento di uno studente universitario, all'inizio dei moti risorgimentali padovani; era l'8 febbraio 1848.
Nel locale, al piano terreno, vi sono inoltre la Sala Ottagona o della Borsa, destinata originariamente alle contrattazioni commerciali.
L'edificio termina da un lato con una loggia sostenuta da colonne doriche, affiancata dal corpo neo-gotico del cosiddetto "Pedrocchino". Invece dall'altra parte dell'edificio si trovano due logge nello stesso stile e dinanzi a queste si trovano quattro leoni in pietra scolpiti, simili a quelli che ornano la cordonata del Campidoglio a Roma.
Caratteristica è invece tra queste due ultime logge la terrazza delimitata da colonne corinzie.
All'interno delle sale non possiamo non notare quanti padovani ma anche quale numero turisti si siedano ai tavolini a leggere uno dei numerosi giornali a disposizione nella Sala Verde, sorseggiando un caffè e degustando le varie delizie della pasticceria, discutendo di politica e di vita quotidiana ma comunque immersi in atmosfere di tempi passati.
Oggi il caffè Pedrocchi è di proprietà del Comune di Padova avendolo ricevuto in donazione nel 1891. La storia del prestigioso caffè comincia nel 1772, quando il bergamasco Francesco Pedrocchi apre la "bottega del caffè" in un punto strategico di Padova, a poca distanza dall'Università, dal Municipio, dai mercati, dal teatro e dalla piazza dei Noli (oggi Piazza Garibaldi), da cui partivano diligenze per le città vicine, e dall'Ufficio delle Poste, oggi sede di una banca. Occorre ricordare che tra il Settecento e l'Ottocento il consumo del caffè è ormai ampiamente diffuso in Italia sopratutto nei circoli della borghesia e della nuova intelligenza illuministica. Sopratutto diventa costume per realizzare momenti d'incontro all'aperto, in contrapposizione alla dimensione privata dei salotti nobili e lontano dalle osterie destinate alle categorie meno abbienti. In particolare a Padova, grazie alla presenza di studenti universitari, degli alti comandi militari e a un grande sviluppo del commercio, l'uso del caffè diventa rapidamente uno status symbol.
Il figlio Antonio, ereditata la fiorente attività paterna già nel 1800, investe i cospicui guadagni acquistando dei locali contigui alla bottega originaria e nel giro di circa 20 anni diventa proprietario dell'intero isolato. È un'area quasi a forma triangolare delimitata dalla via della Garzeria (attuale via VIII febbraio), da via della Pescheria Vecchia (oggi vicolo Pedrocchi) e dall'Oratorio di San Giobbe (oggi piazzetta Pedrocchi).
Nell'agosto del 1826 Antonio Pedrocchi presenta alle autorità comunali un progetto per la trasformazione del fabbricato in uno stabilimento, comprendente locali destinati alla torrefazione, alla preparazione del caffè, alla "conserva del ghiaccio" e alla mescita delle bevande.
L'antica bottega del caffè Pedrocchi era già stata demolita in precedenza insieme all'intero isolato. La prima parte dell'edificio fu ultimata nel 1831, mentre nel 1839 venne realizzato un corpo aggiunto in stile neogotico denominato "Pedrocchino", destinato ad accogliere l'offelleria (pasticceria).
L'evento di maggiore importanza che rende il caffè Pedrocchi famoso in tutta Italia ha luogo in occasione del "IV Congresso degli scienziati italiani" nel 1842. Va considerata l'importanza dell'avvenimento e sopratutto il titolo significativo, visto che Padova si trovava ancora sotto la dominazione austriaca quando si inaugurarono le sale del piano superiore del caffè che, secondo il gusto dell'epoca, erano state decorate in stili diversi creando un singolare percorso storico attraverso le varie civiltà dell'uomo. Le sale del piano superiore erano destinate a incontri, convegni, feste e grandiosi spettacoli di carnevale ma purtroppo noi non siamo riusciti a vederle. Oggi ospitano il Museo del Risorgimento e possiamo solo immaginare le sue decorazioni e i suoi grifi che ornano le balaustre dei terrazzi. Occorre anche ricordare la Sala greca, la Sala etrusca, la Sala romana, la Sala pompeiana o ercolana, la Sala egizia, la Sala affrescata in stile rinascimentale, la Sala moresca e la Sala napoleonica o Sala Rossini, destinata alle feste.
Vi sono inoltre il cosiddetto "stanzino barocco" e, nel corpo superiore del Pedrocchino, la Sala medioevale. Antonio Pedrocchi si spense il 22 gennaio 1852 e lasciò il caffè ad una persona di fiducia, Domenico Cappellato, il figlio di un suo garzone, che aveva adottato. costui si impegnò nel dare continuità all'impresa ricevuta in eredità.
Alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1891, il caffè passa al Comune di Padova per volontà testamentaria del Cappellato che volle lasciare lo stabilimento ai suoi concittadini.
Come in tutte le città universitarie, anche per gli studenti padovani esiste una superstizione, dovuta probabilmente agli avvenimenti del 1848 che videro il ferimento al suo interno di uno studente universitario, secondo la quale non si deve entrare al Caffè Pedrocchi prima di essersi laureati, pena l'impossibilità di conseguire la laurea stessa. Quei moti del Risorgimento italiano sono ancora oggi ricordati nell'inno ufficiale universitario: "Di canti di Gioia".
Dopo aver bevuto il nostro caffè raggiungiamo il centro medievale della città; ci ritroviamo in Piazza della Frutta, una delle due piazze su cui si prospettano le due lunghe facciate del Palazzo della Ragione. Sull'angolo della piazza svetta la Torre degli Anziani. Al contrario di quello che si pensa, la piazza della Frutta in orario di mercato è occupata dai venditori di vestiario ed è anche conosciuta come piazza del Peronio. Anticamente vi era un tendone a protezione delle attività commerciali sorretto da colonne delle quali una è ancora presente e sui quattro lati del suo capitello sono distinguibili dei bassorilievi che rappresentano frutta e derrate. La colonna è conosciuta come del Peronio, nome che deriva dal latino perones, infatti sotto il tendone vi erano vendute le calzature in cuoio. La colonna, dopo essere stata posta in Prato della Valle per quasi un secolo, a metà anni novanta del secolo scorso è stata riportata nella sua posizione originale ed è nota a tutti come il Peronio. Sulla piazza si affaccia il Palazzo della Ragione, il cui salone è raggiungibile dal lato della piazza della frutta da due grandi scale, quella delle erbe e quella degli uccelli (Scala degli osei). Vicino a quest'ultima, nell'angolo conosciuto come "cantòn delle busìe", luogo d'incontro degli anziani padovani, sono scolpite le misure padovane del 1277.
Vorremmo transitare sotto il Palazzo della Ragione per quello che è conosciuto come il passaggio coperto tra Piazza delle Erbe e Piazza dei Frutti, detto il Volto della Corda. Il nome deriva dai "tratti di corda" che lì venivano dati nel Medioevo ai commercianti che imbrogliavano sulle misure. La pena consisteva nel sollevare il reo per i polsi legati dietro la schiena fino a 3–4 m e poi lasciarlo ricadere. Purtroppo non ci riusciamo e accediamo direttamente a Piazza delle Erbe, l'altra delle due piazze simbolo della Padova mercantile. Piazza delle erbe, già delle Biade, ospita il mercato ortofrutticolo che si svolge quotidianamente, mentre alla sera è affollata principalmente da giovani studenti universitari che si incontrano all'ora dell'aperitivo per bersi uno spriz. L'aperitivo è da sempre un "rito" tradizionale per i padovani di tutte le età e una volta si consumava nelle osterie sotto al Palazzo della Ragione.
Facciamo un ampio giro tra le bancarelle della piazza, ammirando la frutta e la verdura posta in cassette in bell'ordine. Tra l'altro rimaniamo meravigliati dalla ampia scelta dei funghi presenti oltreché dalla gran quantità di frutta e verdura. Ci fermiamo ad ammirare il palazzo della Ragione, chiamato anche semplicemente il Salone, che ebbi modo di visitare in una precedente visita nella città patavina e che volentieri avrei voluto rivedere. Era l'antica sede dei tribunali cittadini e fu eretto a partire dal 1218 e sopraelevato nel 1306 e fu allora che prese la caratteristica copertura a forma di carena di nave rovesciata. Il piano superiore è occupato da una grandissima sala pensile, detto "Salone" (misura 81 metri per 27 ed ha un'altezza di 27 metri). Il soffitto è decorato con uno dei più grandi cieli astrologici esistenti. Alcuni affreschi decorano le pareti ma purtroppo gli originali, attribuiti a Giotto, andarono distrutti nell'incendio del 1420. Nella grande sala è conservato un gigantesco cavallo ligneo, copia rinascimentale di quello del monumento al Gattamelata di Donatello. Sono presenti anche due originali sfingi egizie giunte a Padova nell'800 e sotto il Salone vi sono numerose e caratteristiche botteghe.
Al grande salone si accedeva attraverso quattro scalinate che prendevano il nome dal mercato che si svolgeva ai loro piedi: la Scala degli uccelli (Scala degli osei) al Volto della Corda, dei ferri lavorati, la Scala del vino, sempre in Piazza delle Erbe, e delle frutta nell'omonima piazza.
Il 17 agosto 1757 un furioso turbine sconvolse il grande edificio distruggendone il tetto e scoperchiandolo. La ricostruzione fu affidata a Bartolomeo Ferracina, un orologiaio e ingegnere della Serenissima, famoso per la costruzione dell'orologio di Piazza San Marco a Venezia. II Salone fu aperto per grandi riunioni popolari, ricorrenze e feste a partire dal 1797 quando furono trasferiti i tribunali.
Ricordo che nel Salone è conservata la pietra del Vituperio, su cui i debitori insolventi erano obbligati a battere per tre volte le natiche dopo essersi spogliati (la pratica è all'origine dell'espressione restar in braghe de tea).
Sulla Piazza, posto di fronte al Palazzo della Ragione sorge il Palazzo delle Debite, un tempo collegato al Salone stesso da un passaggio sopraelevato tramite il quale venivano tradotti dal Salone al palazzo stesso i debitori condannati, poiché il Palazzo delle Debite era appunto la prigione dei debitori insolventi.
A prima vista il Palazzo della Ragione può apparire rettangolare, ma in realtà la pianta è decisamente irregolare e i 4 angoli sono diversi fra loro, ma lo si nota bene solo delle immagini satellitari.
Procediamo a passo più sostenuto verso via San Francesco.



Fine III parte.