Blog di Dante Paolo Ferraris

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Con il pensiero verso Haiti (I parte)

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Una croce nera, messa li da mano compassionevole, sta ad onorare e ricordare la tragica fine di tanta morte lì giunta. Questo è un luogo lacerato dalle disgrazie.
Medici, ma anche artisti di strada cercano di rendere meno crudo l'inferno dantesco che si presenta agli occhi di chiunque giunga in queste località.
Nei postimedici, la gente fa lunghe e interminabili file per ricevere qualche aiuto sanitario o farsi vaccinare contro difterite, tetano, rosolia, pertosse ecc...
La dottoressa Gladis Tapanes, ho letto qualche giorno fa su un giornale cubano, dichiarava che ad Haiti la salute è in ferie, come non dargli ragione. I centri medici volanti della brigata Medica Internazionalista Henry Reeve, fanno centinaia di prestazioni sanitarie al giorno.
In un accampamento vivono almeno 3000 persone con una percentuale di donne incinte altissima e quasi un decimo degli abitanti sono bambini. La donna si sposa giovanissima e inizia subito dopo l'adolescenza a fare figli spesso nell'immaturità più totale.
Quando il tempo è inclemente, soprattutto dopo una giornata assolatissima, la notte porta acqua in quei poveri pagliericci dei precari attendamenti e baraccopoli spontanee, rendendo l'atmosfera così più grigia.
Ciò accade mentre nell'aria la tristezza è rotta dal suono di una chitarra che da lontano suona una litania accompagnato da un tamburo, la loro musica sembra invocare la speranza di un domani migliore. Una tromba si unisce e nella tristezza del luogo si affaccia la voglia di rivivere.
Nelle improvvisate tende, costruite con teli e resti delle povere case, fa bella mostra un piccolo tempietto improvvisato, dove non esiste una risposta naturale vince il soprannaturale.
Lunghe litanie, riti ancestrali, amuleti e collane ricordano come la vera religione dell'Isola sia il VUDU, anche se la religione di Stato è il cattolicesimo, ( il Vudu nel 2003 è stato riconosciuto legalmente dallo Stato haitiano).
Gli haitiani hanno smesso da poco di piangere dalla disperazione e per i loro morti, ora li trovi a crocchi, davanti alle povere abitazioni provvisorie a ballare, suonare e pregare, tutto è utile per ingraziarsi gli spiriti.
Il Vudù non è come si crede. Feticismo immotivato o magia nera, non trovi nelle tende le bamboline da trafiggere con gli spilloni, immagine hollywoodiana che ha portato il Vudù ad essere considerato un rito negativo.
E' una vera propria religione con tanto di cerimonie, templi e oggi improvvisate congregazioni.
I veri protagonisti di questa religione sono i voduns, divinità antropomorfe, forze della natura da rispettare in cambio della protezione. Ci sono gli spiriti della terra, del mare, dei morti, della fertilità degli uragani ecc, i loro offertori sono come i nostri, solo che offrono cibo o animali, le loro litanie sono come i nostri rosari.
Cambiano i colori, cambiano le parole, ma il Vudù è rimasta la religione dei loro avi che dalla lontana Africa furono portati in schiavitù sulle isole caraibiche, come noi ci rivolgiamo ai nostri santi protettori loro si rivolgono ai loro vuduns.
Raggiungere Haiti in questi giorni è la cosa più semplice e più costosa del mondo, basta prendere un aereo con destinazione Santo Domingo, in quanto l'aeroporto di Port Prince è chiuso per i voli per persone normali, solo i vip possono atterrare. Compri un esoso biglietto se parti dal continente americano o dal vecchio continente, alcune linee aeree europee come la Iberia hanno sempre il tutto esaurito di passeggeri e tutti a prezzo pieno, ti salvi se arrivi con voli interni dei Caraibi. I soliti visti di transito e poi cerchi un mezzo che ti porti nella capitale Haitiana, ci sono gli autisti di sgangherate vetture, improvvisati taxisti che ti lasciano al confine, i bellissimi pullmangialli della Caraiben, con autista dominicano e tanto di hostess per un viaggio comodo di 10 ore e quelli haitiani, scassati, rumorosi con le tendine ai vetri e i il tubo di scarico che sembra uuna ciminiera. L'abbigliamento consigliato è quello locale, nulla che ti possa far sembrare un europeo o peggio un soccorritore, parlare male lo spagnolo a Santo Domingo e male il francese ad Haiti, niente zaini o borse appariscenti ma un piccolo zainetto di marca cubana, brasiliana o comunque centro sud America, magari una borsa di nailon è meglio.
Il viaggio è sempre lungo, gli odori che sono sullo sgangherato pullman sono incredibili, per lo più carico di trafficanti di merce di contrabbando o Haitiani emigrati che vogliono tornare ad Haiti a cercare i famigliari o parenti, L'unica cosa utile è dormire. Alla dogana si scende tutti, l'ordine era stare nel mucchio vociante e spintonante degli Haitiani, il carico dei disperati e controllato velocemente, senza guardare nemmeno i documenti, mentre il bel pullman giallo è controllato per bene e c'è la lunga fila per entrare pagando alla dogana la tasse d'ingresso.
I poveri bagagli del carico dei viaggio dei disperati è per lo più fatto di sacchi dell'immondizia neri o borse di tessuto, la sbarra si alza velocemente e via...
Alcuni amici sono già da giorni ad Haiti e raccontano che non sono mai riusciti ad uscire dall'aerea a loro destinata all'interno del campo, molte sono anche le notizie di rapimenti di occidentali che giravano senza protezione per la città, la tecnica è semplice, vieni invitato a vedere un caso particolare e ti ritrovi bloccato, ti prendono il documento di identità, mandano un bambino al tuo campo con il documento, chiede per riscatto una manciata di dollari, poi il rilascio.
La Polizia, quella poca che c'è non sa come muoversi, le truppe americane sono troppo impegnate a fare le scorte, quelle della MINUSTAH (Missione ONU per la stabilizzazione di Haiti).a girare tra i campi, guardando con occhio non benevolo le truppe USA.
Come arrivi nella capitale Haitiana sei già stufo di vedere macerie di palazzi, grandi o piccoli,, attendamenti provvisori, il caos è totale, i locali girano in bicicletta, sulle moto e a piedi oppure su quello che rimane di un auto, sono più i camion carichi di persone che quelli che trasportano aiuti.
A contraltare fanno bella figura i grandi fuoristrada, quasi tutti bianchi con grandi adesivi ai lati, (si vedono meglio) o anche grandi bandiere legate sull'antenna, delle varie organizzazioni internazionali. Pare il salone del Fuoristrada, tutti con i vetri chiusi, di quelli leggermente oscurati, con l'aria condizionata a manetta. Trovi il Toyota Land Cruiser delle UN (Nazioni Unite), i Nissan Pathfinder della Caritas, il Toyota Hilux di MSF (almeno questo è sporco), i Mercedes dell'Unicef (grigio), gli Hyunday Santa Fè della Croce Rossa, poi una moltitudine i fuoristrada con sigle di ONG americane, presente anche CARE con un bel Pajero.
I bianchi in giro sono pochi, e quelli che girano sono autoctoni. L'odore maggiore che arriva dalle improvvisate tendopoli è quello dell'urina, le tendopoli sono ovunque ci sia uno spazio aperto non ancora ricoperto da cumuli di macerie.
Quello che resta delle case è ancora lungo la strada, obbligando il viandante a gimcane tra macerie e crateri. I fili da stendere i panni sono le poche cose rimaste a questo popolo di disgraziati, sono legati alle armature d'acciaio piegato delle case, costruite con misero calcestruzzo.
Pozze di Gasolio, immondizia in decomposizione, povertà sono la ghirlanda di benvenuto.
Il devastante terremoto che ha colpito Haiti in gennaio ha radicalmente modificato la vita della popolazione, nonché mobilitato l'impegno della Comunità internazionale, miliardi di dollari sono annunciati dai governi e dalle donazione dei privati. Tuttavia milioni di persone sono ancora alla disperata ricerca di acqua, cibo, riparo e protezione anche dallo sfruttamento di ogni tipo, già esistente prima del terremoto e ora incentivato dalla ulteriore difficoltà economica.
Il pensiero va a quando si apre il rubinetto d'acqua a casa nostra e questa scorre, quando schiacci l' interruttore la luce si accende, quando non stai bene il medico ti indica i farmaci da prendere, tutto ciò ad Haiti è puro ricordo.
Un giornale titolava: "Benvenuti ad Haiti, il paese più povero dell'emisfero occidentale e fino al recente terremoto, probabilmente il meno visibile". Quanto è vero! Pochi conoscevano questo martoriato pezzo di isola caraibica fin tanto che le immagini hanno riempito i nostri salotti buoni, nell'ovvio telegiornale dell'ora di cena. Questo ci ha lasciato un vuoto dentro, mentre ci riempivamo di lasagne. Quelle immagini per quanto "forti", non lo sono quanto la realtà!
La Brigata Medica cubana è impegnata nei soccorsi, assistenza e tanta prevenzione; nessuno meglio di loro sa cosa sia la dengue o il colera, hanno grande esperienza in questo campo, soprattutto nella lotta alla dengue.
Camminare tra questa disordinata aggregazione di attendamenti provvisori, lo puoi fare solo se accompagnato o ben mimetizzato, il caldo è allucinante, quanto i miasmi che escono dagli improvvisati bagni campali.
I capelli si sentono stopposi come paglia, ogni parte del corpo è coperto di sudore, dallo sporco e dalla polvere, trascorrendo la notte tra starnuti e colpi di tosse.
Questo è un paese martoriato da sempre, la storia ce lo racconta e anche gli abitanti lo sanno.

Fine I parte.