Blog di Dante Paolo Ferraris

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La terra degli dei (VIII parte)

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greciaIl nostro tour nella Grecia antica continua con una visita alle vestigia di Epidauro, un comune sempre dell'Argolide. Questa zona è conosciuta principalmente per il suo santuario dedicato ad Asclepio e per il suo teatro, ancora oggi utilizzato.
Visitiamo il teatro in una giornata caldissima, pare che anche il capellino che indosso sia trafitto dai raggi del sole. Mentre i miei compagni di viaggio s'aggirano tra gli enormi spazi del teatro, quasi volessero impersonificare gli antichi attori, io mi siedo sulle gradinate ad ammirare le grandi spazi che occupa. Il teatro fu realizzato nel 350 a.C. su progetto dell'architetto Policleto il Giovane. Si racconta che nessun teatro avesse uguali per perfezione e armonia di proporzioni architettoniche e per l'eccezionale acustica. Infatti dalla mia posizione della curvatura della cavea (koilon), ossia le gradinate dove prendevano posto gli spettatori per assistere alle rappresentazioni, ai giochi, o ad altri intrattenimenti, l'acustica è perfetta, tanto da sentire perfettamente i chiacchiericci di chi sta nell'area destinata al palcoscenico (logeion).
Il teatro era per i greci uno spettacolo di massa, molto sentito e vissuto dai cittadini di ogni classe sociale. Era quasi un rituale di grande rilevanza religiosa e sociale, non come una semplice occasione di divertimento e svago, ma piuttosto come un luogo dove i cittadini della polis (città-stato) si riuniva per celebrare le antiche storie dei miti, quali patrimonio comune. Il teatro, proprio per questo suo carattere collettivo, assunse la funzione da amplificatore per le idee, i problemi e la vita politica e culturale della democrazie di alcune città-stato.
Continuiamo il nostro tour nel santuario di Epidauro che fu il centro per eccellenza dedicato al culto di Asclepio, divinità del pantheon greco, che guariva i fedeli che vi si recavano in pellegrinaggio durante le feste in suo onore, denominate Asclepiei.
Sembra che il santuario ad Asclepio, figlio di Apollo sia stato edificato sulle rovine di un precedente tempio dedicato ad Apollo. Il luogo è inserito in una natura incontaminata. Il santuario di cui rimangono pochi resti possedeva un recinto quadrato, un tempio e una stoà (passaggio coperto da portici per uso pubblico). Il nucleo dell'Asclepeion (la stoà e il tempio) vennero successivamente inglobati in una basilica paleocristiana. Qui vi scorreva una fonte sacra considerata curativa. In questo luogo dovevano trovarsi anche tutta una serie di costruzioni deputate a scopi sacri ben precisi, ma anche alloggi per i sacerdoti, per i malati oltre all'immancabile palestra, terme ecc. Mentre vago tra i ruderi, immagino l'arrivo di pellegrini e di malati che accorrevano da ogni parte della Grecia, fiduciosi di trovare un rimedio al loro stato di salute. Sono stati ritrovati attestati di guarigioni ottenute che ci fanno capire che c'erano medici e chirurghi altamente qualificati. Per lo più si somministravano medicine naturali e gli interventi chirurgici che si eseguivano erano riservate ai casi particolarmente gravi.
Le guarigioni dei fedeli avvenivano in un edificio detto (àbaton, "impenetrabile"), ma prima di accedervi il pellegrino doveva aver compiuto le lustrazioni di purificazione necessarie che dovevano superare un periodo di tre giorni. Queste operazioni di purificazione erano esterne ed interne, fatte di digiuni e preghiera. Se poi venivano valutati degni, venivano introdotti nel misterioso Abaton. Qualcuno mi raccontò che forse dovevano versare o sacrificare un gallo, sacro al dio guaritore.
Secondo alcune fonti, occorreva poi sdraiarsi a dormire sulla pelle del gallo sacro nell'Abaton in cui venivano messi i malati a dormire il sonno sacro. Si racconta che durante la notte il dio Asclepio, anche sotto forma di serpente, apparisse in sonno e prescriveva ai malati le cure necessarie per debellare la malattia. Al mattino ne parlava con il sacerdote-medico del tempio, il quale interpretava il sogno e aiutava il paziente a curarsi. In alcuni casi il dio operava direttamente sul malato che si risvegliava guarito. I racconti di tutti i miracoli compiuti dal dio venivano poi trascritti dai fedeli su delle tavolette di argilla e disposte lungo le pareti interne della dell'abaton, a ricordo dell'avvenuta guarigione da parte del dio Asclepio.
Le modalità della cura vera e propria si sono mantenute segrete, rimanendo fedele al culto misterico della propria tradizione, infatti, i dettagli delle guarigioni che avvenivano non sono state tramandate. Cosa accadesse veramente in quella notte e come sia possibile che una malattia si curasse in una notte mi rimane come un grande enigma. Sicuramente gli Asclepiadi facevano uso di cure fitoterapiche ma sono convinto anche di suggestione oltre che di grandi saperi nell'arte medica.
Ma non tutti i pellegrini dovevano farsi curare, taluni venivano in pellegrinaggio soprattutto in primavera per festeggiare Asclepio, questi trascorrevano la notte in un altro edificio, il katagogion. Esso era formato da quattro cortili su cui si affacciavano delle stanze, nelle quali i pellegrini potevano riposare e consumare i pasti. Si racconta che i pellegrini erano talmente numerosi che la gran massa dei fedeli dormiva nelle tende disposte fuori dal recinto del tempio.
Mentre attendo che i miei compagni di avventura mi raggiungano, mi siedo sotto un pino d'Aleppo, in ricerca di un po' d'ombra e così la mia mente viaggia nei ricordi scolastici e di letteratura su Asclepio o Esculapio per i Romani. Questo semidio nella mitologia greca è figlio di Apollo e di Arsinoe secondo Esiodo, oppure di Apollo e Coronide per Pindaro. Omero diceva che questo semidio fosse dunque uomo mortale e che fosse stato istruito nella medicina dal centauro Chirone, o che avesse ereditato tale proprietà dal padre Apollo. Elevato poi a dio della medicina, al pari di suo padre, in quanto benevolo con gli infermi. Asclepio era considerato anche capace di riportare in vita i morti, tale presunta dote lo rendeva difatti anche il dio invocato dai negromanti.
Secondo il mito, Apollo si invaghì di Coronide, figlia di Flegias, re dei Lapiti, mentre ella faceva il bagno in un lago. I due innamorati consumarono la loro passione, poi il dio andò via, lasciando un corvo bianco a guardia della fanciulla. Coronide successivamente decise di sposarsi con Ischys, nonostante fosse incinta del figlio di Apollo. Il corvo volò da Apollo per informarlo. Il dio decise di punire il corvo, tramutandogli le piume da bianche in nere, poiché non aveva impedito l'unione tra Ischys e Coronide. Artemide, sorella di Apollo, per vendicare il fratello disonorato uccise Coronide trafiggendola con un dardo. Apollo volle comunque salvare il piccolo che Coronide aveva in grembo, figlio di Ischys e chiese ad Ermes di prenderlo dal corpo della madre. Apollo successivamente diede al piccolo il nome di Asclepio. Un'altra versione del mito racconta che Apollo stesso uccise Coronide e, compreso il suo errore, estrasse il feto e lo portò dal centauro Chirone.
Sempre secondo la mitologia il semidio Asclepio ricevette dal centauro Chirone le conoscenze in medicina e dalla dea Atena il dono di cambiare il suo sangue con quello di Medusa la Gorgone. Da allora il sangue che sgorgava dalle vene del suo fianco sinistro era velenoso e portatore di sventure, ma quello del fianco destro aveva il potere di guarire qualsiasi malattia e persino di fare risorgere i morti, ciò fece arrabbiare sia Zeus che Ade, poiché l'afflusso dei morti dell'oltretomba diminuiva.
Proprio per questi poteri, Zeus decise di fulminarlo perché temeva che il particolare potere che Asclepio possedeva e condivideva con gli uomini poteva diventare una minaccia alla fede degli uomini negli dei. Apollo però, irritato per il trattamento severo riservato a suo figlio si vendicò uccidendo i tre Ciclopi che forgiavano le folgori di Zeus. Per placare Apollo, Zeus rese Asclepio immortale facendolo diventare un "dio minore", tramutandolo il corpo ormai senza vita in una costellazione.
Nell'Iliade si attribuiscono a Asclepio tre figli maschi e sei femmine avuti con la ninfa Epione: Macaone, che combatté a Troia e fu ucciso da Euripilo, Podalirio che fu medico e combatté a Troia insieme al fratello, e per ultimo Telesforo, dio della convalescenza. Tra le figlie: Iaso, che impersonifica la guarigione; Igea dea della salute, Panacea, è, invece, la personificazione della guarigione universale e onnipotente, ottenuta per mezzo delle piante; Acheso, che sovrintendeva al processo di guarigione; Egle, madre delle Grazie; Meditrina, la guaritrice.
Si racconta che Asclepio riuscì a resuscitare Ippolito figlio di Teseo, su richiesta di Artemide. In ogni tempio dedicato ad Asclepio erano ospitati dei serpenti, che provenivano dal santuario di Asclepio ad Epidauro, in quanto si credeva che fossero animali sacri per la divinità, poiché simbolo del rinnovamento. Uccidere un serpente di un tempio di Asclepio era considerato un sacrilegio. Asclepio infatti viene spesso raffigurato con in mano un bastone sacro con un serpente attorcigliato divenuto poi il simbolo internazionale del soccorso medico. Secondo il mito il bastone di Asclepio aveva poteri terapeutici, era capace di guarire ogni tipo di malattia.
I Romani, in seguito, lo assimilarono ad Esculapio (Aesculapius) che mantenne le stesse caratteristiche (291 a.C.). A Roma, secondo una leggenda, colpita dalla peste, ci si rivolse ad Epidauro, chiedendo ai sacerdoti di poter dare uno dei loro serpenti sacri o un simulacro del dio, che avrebbero operato la guarigione dalla malattia. Una nave si recò ad Epidauro per portare a Roma il sacro rettile ma quando la nave, al ritorno fu nei pressi dell'Isola Tiberina, il serpente discese dalla nave e si rifugiò sull'isola. Ritenendolo un segno divino, su di essa si eresse un santuario dedicato ad Esculapio e un "ospedale". Infatti ancora oggi sull'isola Tiberina ha sede un ospedale e, sulle rovine del santuario, è sorta la chiesa di San Bartolomeo.
Secondo altre versioni, Asclepio era un semplice uomo mortale, che si era guadagnato la fama di un dio per le capacità di medico. Dai due figli maschi: Macaone e Podalirio sarebbero nate due stirpi di medici, gli Asclepiadi, dai poteri taumaturgici tramandati di padre in figlio. Da quelli discendenti di Podalirio vi è il famoso Ippocrate, considerato il "padre della medicina" perché il primo ad adottare metodi "scientifici" per capire causa e quindi la terapia per la cura delle malattie.
Vengo raggiunto dai miei compagni di viaggio, anche loro stremati dal possente caldo. Mentre ci allontaniamo, alla ricerca di un po' di fresco e soprattutto di bevande rinfrescanti, l'occhio cade sul Thyemele o Tholos, un l'edificio a forma circolare con mura concentriche e labirintiche, la cui funzione forse era quella di ospitare i serpenti sacri. Dopo essersi abbeverati e riposati in un chiosco nei pressi del complesso monumentale, siamo pronti per un'altra scoperta nell'antica Grecia classica.



Fine VIII parte.