Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Precettoria di Sant'Antonio di Ranverso

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Sant'Antonio di Ranverso.Da tempo mi ero ripromesso di andare a vedere l'antica Precettoria di Sant'Antonio di Ranverso; con l'auto m'avvio in autostrada mentre in cielo, nuvole dai colori incerti vogliono annunciare la prossima fine dell'estate. Ma il sole non intende arretrare e con lui il caldo e nonostante ciò siamo ai "coriandoli" di un estate che passa, ma rimango fiducioso che mi accompagnerà per tutta la giornata.
Raggiungo così il breve viale alberato d'accesso al complesso religioso e parcheggio l'auto nei pressi muro dell'antico ospedalino e a pochi passi dal lungo braccio metallico del peso pubblico che ancora oggi orna la strada.
Il complesso comprendente chiesa abbaziale, ospedale e aziende agricole, fu fondato nel XII da Umberto III di Savoia e dato in uso ai canonici regolari di Sant'Antonio di Vienne, gli Antoniani, con l'intento di creare un punto di assistenza per i pellegrini e un ospedale per coloro quali erano afflitti dal "fuoco di sant'Antonio", ossia l'herpes zoster, comunemente anche chiamato "fiamme di Satana". Questa è una malattia virale a carico della cute e delle terminazioni nervose e nel medioevo l'herpes zoster, anche detto "fuoco sacro" o "male degli ardenti" era una malattia che spesso volgeva a morte il malcapitato, soventemente anche tra incredibili allucinazioni.
Con l'avvento dell'epidemia di peste della seconda metà del XIV secolo, la Precettoria ospitò anche gli affetti da questa terribile malattia. L'isolamento per evitare l'espandersi dell'infezione e la cura delle piaghe infette avveniva attraverso il grasso dei maiali che era spalmato sulle pelle ferita. Infatti nell'iconografia, Sant'Antonio Abate, appare sempre avanti negli anni, mentre incede a piedi scuotendo un campanello, accanto ad un maialino. Il maiale divenne simbolo taumaturgico del potere di guarigione, mentre il bastone da pellegrino che termina spesso con una croce a forma di tau, che si ritrova spesso sia affrescato che scolpito sulle pareti della Precettoria. Il tau ornava l'abito degli antoniani, formata da una veste e da un manto neri, con una croce di sole tre braccia di colore azzurro, cucita sopra il cuore, e per questo erano anche chiamati i cavalieri del tau. Gli antoniani avevano ottenuto il permesso di allevare maiali all'interno dei centri abitati e questi animali erano nutriti a spese della comunità. Inizialmente il complesso era costituito da una sola casa colonica, poi nel 1156 vi fu eretta un primo edificio religioso con una aula absidata. Nei secoli successivi fu sempre maggiormente ampliata e rimodellata alterandone fortemente la forma originale. Comprendeva inizialmente un ospedale, di cui rimane solo una facciata, la Precettoria e la chiesa. La chiesa stessa appare oggi nello stile gotico-lombardo, nel rifacimento dei secoli XIV e XV. L'Ente godette sempre della protezione dei Savoia e, alla soppressione dell'ordine ospedaliero antoniano fu inglobato in quello di Malta nel 1775, L'immobile passò, per volontà di papa Pio VI, all'Ordine Mauriziano, a cui ancora oggi appartiene. Il complesso era una importante tappa di transito e di fermata della Via Francigena nei due percorsi provenienti sia dal valico del Moncenisio che da quello del Monginevro, prima dell'entrata nella città di Torino.
Nel cominciare la mia passeggiata mi soffermo nel viale fronteggiante la chiesa, dove a destra vi si affaccia l'Ospedaletto. La facciata di questo stabile a corte presenta una facciata quattrocentesca con ghimberga in cotto riccamente decorata, come la cornice della porta d'accesso e le finestre. Decori in cotto con richiami a frutti come le pere, ghiande e fogliami. Dall'altro lato della strada su cui si affaccia l'Ospedaletto si prospetta il lungo stabile della Precettoria e delle cascine annesse al complesso. Realizzati in cotto e pietra sono stabili parzialmente restaurati. Su ogni finestra del prospetto sulla strada compare il tau, simbolo degli antoniani, probabilmente venne scelto perché, oltre a ricordare la croce, rappresentava la stampella usata dagli ammalati e alludeva alla parola "thauma", che in greco antico significa "prodigio". Altri affermano che essendo la lettera tau l'ultima dell'alfabeto ebraico, essa indicava le cose ultime a cui il grande santo taumaturgo rivolgeva le sue attenzioni.
Raggiungo così la chiesa, il cui sagrato è protetto da una cancellata in ferro con colonnine in pietre di granito. Impossibile non rimanere estasiati davanti a questa incredibile facciata. Anche la chiesa, così come l'Ospedaletto, è dotato di una facciata con tre ghimberghe che si alzano sui tre portali a sesto acuto, che permettono l'accesso al portico, Le ghimberghe sono munite di coronamento con formelle in terracotta con richiami a vari tipi di frutta come pere ed uva e ghiande. A coronamento delle ghimberghe dei piccoli pinnacoli in cotto viziano l'occhio alzandole ancor più verso cielo. Un grande rosone sovrasta la parte centrale della porta principale, la cui ghimberga lo copre parzialmente, infatti per permettere l'accesso alla luce di entrare nella chiesa il relativo pinnacolo e leggermente scentrato. Tra le ghimberghe due piccole finestre a tutto sesto. Nella ghimberga centrale è dipinto lo stemma dei Savoia. La chiesa è a capanna con tettoia a sbalzo sulla cui sommità e ai lati estremi s'innalzano tre alti pinnacoli in mattone. Sul lato sinistro si leva il campanile gotico con tre piani di bifore e con cuspide ottagonale.
Accedo al pronao dove la pietra scura dell'edificio, forse anche per l'usura del tempo, rende lo spazio cupo nonostante sia ampio e alto. Tra gli elementi artistici di pregio del pronao, oltre alle già citate ghimberghe in cotto, meritano attenzione le chiavi di volta, i capitelli e le mensole variamente figurate con teste umane e animali sempre con richiami a ghiande e frutta. L'atrio conserva resti di affreschi quattrocenteschi come quella nella lunetta mediana raffigurante Madonna con bambino, angeli e santi. Altri affreschi arricchiscono e nobilitano il pronao come quelli legati alla vita di Sant'Antonio Abate: "Trasporto delle reliquie di Sant'Antonio nel delfinato". Alcuni affreschi risultano tagliati dalle nuove volte costruite nel Quattrocento sull'impianto duecentesco, rimangono però sulla antica facciata affreschi come la "Guarigione miracolosa operata da Sant'Antonio" e "l'Apparizione di figure demoniache a San Giuseppe e alla Madonna". Pagato il biglietto d'accesso, l'ingresso alla chiesa avviene attraverso una porta laterale che da sull'antico chiostro, ormai in pessimo stato di manutenzione. Anche il chiostro conserva qualche sorpresa, come alcune volte a crociera nervate, la scala a chiocciola in cotto che un tempo conduceva al loggiato superiore un tempo utilizzato come coro.
L'interno è a due navate ripartiti da pilastri polistili. Le volte sono a crociera e cordonate. Sulla sinistra vi sono tre ampie cappelle affrescate, dedicate rispettivamente alle Tre Marie, a Sant'Isidoro e la cappella della Madonna. Sull'ingresso della cappella della Madonna vi si può leggere l'affresco con un Cristo benedicente fra i simboli degli evangelisti, mentre nel registro inferiori vi sono sei apostoli, Mentre sull'ingresso della cappella delle tre Marie si vede ancora bene un affresco riproducente la Madonna con bambino tra San Bernardino da Siena e Sant'Antonio Abate. Le decorazioni più antiche sono risalenti alla fine del XII secolo, si trovano sulla parete sinistra della navata principale. All'interno dello stesso ambiente vi sono altri affreschi risalenti al XIV e XV secolo. Raggiungo così il presbiterio della navata centrale, in cui i muri sono interamente decorati con numerosi affreschi a partire dal XIII secolo, alcuni dei quali dipinti da Giacomo Jaquerio agli inizi del Quattrocento. La sua opera pittorica maggiore fu iniziata a partire dal 1406 che ha lasciato la propria firma al di sotto dell'affresco raffigurante la Madonna in trono sito nel presbiterio. Sulla stessa parete l'Arcangelo Gabriele e i santi vescovi Nicola e Martino, nel registro inferiore sette figure di re e profeti dell'Antico Testamento. Negli sganci dei finestroni della parete sinistra del presbiterio come nelle cappelle, sono dipinti alcuni Santi, purtroppo le ragnatele vincono sulle figure decorate. L'affresco nel presbiterio di destra della navata centrale rappresenta episodi della vita di Sant'Antonio Abate e in basso tra la processione degli offerenti, in cui si evince chiaramente che il Santo è il protettore degli animali, vi è Cristo che si erge dal suo sepolcro tra i simboli della passione. Accedo cosi attraverso due piccole porte in quello che oggi è chiamata la sagrestia, ma che un tempo forse era una cappella dedicata al transito. Vero e proprio capolavoro del maestro è il ciclo della Passione, affrescato nella sacrestia, nel quale Jaquerio unisce elementi del gotico fiorito ad espressioni di intenso realismo. Sulla volta sono rappresentati i quattro Evangelisti, su una parete di sono effigiati i Santi Pietro e Paolo mentre sulle altre tre pareti vi sono scene di episodi della vita di Maria e Gesù: dall'Annunciazione, alla salita al monte Calvario, alla preghiera nell'orto degli ulivi. Sono tutte magnifiche e fortemente realistiche, mi soffermo in particolare ad osservare "la salita al Calvario", dove la resa appare nettamente più realistica ed impressionante, quasi cinematografica, con quelle lance, picche. alabarde e labari minacciosi che danno profondità all'affresco e alle pie donne in atteggiamenti struggenti e dolenti. Un rude verismo che sicuramente serviva per impressionare e rendere maggiormente drammatico l'evento anche attraverso l'impressionante rappresentazione delle espressioni dei truci volti dei carnefici e dolenti dei credenti. Sui quattro spicchi del registro superiore sono rappresentati i miracoli di Sant'Antonio Abate, con il bambino liberato dalla spina, Sant'Antonio e gli animali, e i cattivi barcaioli nella parabola di San Biagio. Prima di uscire voglio soffermarmi davanti alla bel polittico dell'altare maggiore dipinto da Defendente Ferrari. Quest'opera fu eseguita dal pittore chivassese nel XVI secolo e fu un dono degli abitanti di Moncalieri alla Precettoria nel 1531 come ringraziamento per essere stati liberati dalla pestilenza. Nello scomparto centrale del polittico è rappresentata la Natività tra Sant'Antonio Abate e San Rocco, ma vi sono anche San Sebastiano e San Bernardino da Siena. Nella predella sono rappresentati sette episodi della vita di Sant'Antonio Abate.
Esco soddisfatto dalla chiesa, contento di questo viaggio mistico nella storia medioevale. Mi soffermo solo un attimo davanti al masso erratico posto in prossimità della chiesa, dove sopra si erge una colonna in pietra sulla quale è inciso il simbolo del tau, per secoli richiamo e faro per tanti viandanti, pellegrini e ammalati bisognosi delle cure degli antoniani.
Mi sovviene altresì che alcune scene del film di Dario Argento "La terza madre" siano state girate negli esterni del complesso della Precettoria.
Riprendo la mia auto per continuare un viaggio in borghi in cui la storia trasuda dalle pietre delle costruzioni che sapenti e antiche mani hanno saputo edificare. Ancora una volta meravigliato di questo fantastico Piemonte.