Blog di Dante Paolo Ferraris

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A zonzo con il calessino (XII parte)

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CalessinoLa strada che decidiamo di fare, passa attraverso la Serra Canavese.
Il primo centro abitato che incontriamo è Mongrando, per meglio raggiungerlo abbiamo superato il ponte sul torrente Elvo. Questo torrente nasce dal Monte Mars sulle Prealpi biellesi ed è il principale tributario del torrente Cervo.
Mongrando si sviluppa sulle ultime pendici della collina della Serra, la particolare posizione sull'asse stradale Biella-Ivrea ne fece in passato un luogo di importanza strategica, anche per il controllo dei passi della Serra, ossia la morena che separa il biellese dal canavese.
Il suo nome, può derivare da diverse ipotesi; una prima lo vuole in contrapposizione della borgata Monticello, una delle attuali tredici frazioni o cantoni che compone il Comune di Mongrando. Un'altra teoria vuole che derivi dal celtico magus che vorrebbe significare prato o valle, caratteristica di questo territorio.
La storia di Mongrando segue quella del biellese e del vercellese con tutti i suoi chiaroscuri dei conflitti tra guelfi e ghibellini, tra gli Avogadro e i Tizzani. Passata ai Visconti di Milano nel 1349, fu occupata dal marchese del Monferrato nel 1404 e poi ceduta a Amedeo VIII di Savoia nel 1407.
La peste di manzoniana memoria del 1631 non risparmia Mongrando, uccidendo intere famiglie. I campi della Bessa ospitarono due lazzaretti.
Mongrando torna alla ribalta nel febbraio del 1945 quando nel quadrilatero delimitato dagli abitati di Mongrando, Bornasco, Sala Biellese e Torrazzo ebbe luogo lo scontro tra le brigate partigiane 75ª e 76ª e una colonna di militari nazifascisti. Le cronache lo ricordano come la "Battaglia di Sala", si concluse con la vittoria dei partigiani che subirono una sola perdita.
In frazione Ceresane, posto in zona pianeggiante, ha la sua parrocchia dal 1737, dedicata a San Rocco, grazie al permesso ottenuto dal Vescovo e dal Re Carlo Emanuele III. La popolazione del borgo di San Lorenzo, che era contraria alla separazione, protestò vivacemente: ne seguirono liti che soventemente sfociavano in sassaiole.
In borgo di San Lorenzo ritroviamo l'impianto del castrum romano, interessante anche la sua parrocchia dedicata a San Lorenzo, costruita nel XVIII secolo. Rilevante anche l'oratorio di Sant'Agostino del 1614, che sorge davanti alla chiesa parrocchiale. L'oratorio era sede della Compagnia dei Disciplinati. Da vedere anche l'antico villaggio di Plesso oggi San Michele già citato in un documento del 1150. La chiesa di San Michele nel 1661 fu ricostruita sui resti della preesistente mantenendo il campanile originario romanico dell' XI secolo, a pianta quadrangolare, con due piani bifore con colonnine di pietra, capitelli a stampella e archetti pensili. Interessante l'oratorio di Santa Maria delle Grazie, posto lungo la strada che conduce a San Michele e Ruta; la piccola chiesa ha origini risalenti al 1400 circa e ultimata nella seconda metà del 1600. Risale invece al XVII secolo la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta di Curanuova. Il borgo un tempo era denominato d'Oltraque, quando fino al 1600 per adempiere i loro doveri religiosi di battesimi, matrimoni, sepolture gli abitanti si dovevano recare fino alla chiesa parrocchiale di San Lorenzo a Mongrando, mentre per la Messa festiva avevano la possibilità di recarsi presso le chiese di San Pancrazio o di Santa Maria della Croce. Queste ultime due chiese erano poste a nord del torrente Ingagna, ed in certi periodi dell'anno a causa delle forti piogge erano irraggiungibili per gli abitanti. Ciò spinse gli abitanti della frazione a demolire nel 1603 la vecchia Chiesa di Santa Maria della Croce e a costruirne una nuova e più capiente, detta appunto Curanuova. Già nel 1606 per la nuova chiesa venne ufficializzata la richiesta degli abitanti del cantone di trasformare l'oratorio in Parrocchia. Mentre a Canton del Gallo vi è l'oratorio barocco dedicato all'Immacolata che risale a fine XVI secolo, ma che fu ricostruito nel 1775. Questo oratorio a pianta quadra conserva bellissimi affreschi attribuiti a Bernardo Galliari.
Curiosa invece la storia del castello di Santa Maria in frazione Ceresane. Questo luogo, ormai nascosto dalla vegetazione, nasconde i ruderi di un piccolo castello, una chiesetta e una torre. Il "Castrum Montisgrandis" viene nominato per la prima volta nel 1164, quando il conte Guido di Biandrate, feudatario del luogo dal 1152 per volontà dell'imperatore Federico Barbarossa, lo cede al Comune di Vercelli. I Biandrate, pentiti della cessione si rimpossessano del castello. La contesa per il possesso del castello con i vercellesi finì nel 1201, quando Rainero, Ottone e Gaslino di Biandrate lo consegnano al comune di Vercelli venendone contemporaneamente investiti quali feudatari. Ma quando nel 1254, Vercelli erige a Mongrando a borgo franco, per creare una rete difensiva contro il marchese del Monferrato, si riaprono i contrasti con i Biandrate che si risolvono nel 1286 con un trattato di pace che assegna Mongrando e il castello al Vescovo di Vercelli Ajmone.
I Visconti occuperanno Mongrando nel 1349. posseduto poi dal Marchese del Monferrato, viene dallo stesso ceduto al conte verde, Amedeo di Savoia. I Visconti provano a riconquistare il castello nel 1407 con una sanguinosa battaglia tra le loro truppe, comandate dal capitano di ventura Facino Cane e quelle sabaude agli ordini del conte palatino Pietro Bertodano, in cui nella battaglia perde il figlio Ludovico. Dal 1407 inizia una lunga storia di passaggi e infeudazioni, passando da Reghino di Valperga agli Scaglia, a Francesco Dal Pozzo nel 1550 che lo cedono agli Avogadro di Cerrione. Questi ultimi nel 1629 lo cederanno a Paolo Loyra di Poirino. Nel 1649 il castello verrà gravemente danneggiato dagli spagnoli durante la guerra contro la Francia. Ancora infeudato nel 1724 a Giovanni Battista Casotti e da allora l'importanza del castello e della sua chiesa viene sempre più scemando. Nell'inventario ecclesiale del 1819 si legge che la chiesa di Santa Maria di Castelvecchio non esiste più. Però i ruderi saranno ancora oggetto di una battaglia i1 febbraio 1945, che vedrà il reparto partigiano "Leslie Parker" combattere contro i nazifascisti.
Altra frazione è Aralgrandi, situata in cima ad una collina, caratterizzata da una piccola chiesa del 1700, nota come oratorio della Madonna Addolorata e dei Santi Bernardo e Brigida.
Nel cuore della Bessa invece si trova il Castelliere, un sito archeologico di origini preromane, forse di origine celtica.
Grazie alla ricchezza di acqua, proveniente dal torrente Ingagna e Viona e dai rii Tenerello, Omara, Graffera e Vobbia, il territorio di Ongrando fu sempre considerato un importante e ricco centro agricolo, grazie anche alla presenza di mulini, magli e fucine. Fu ancora l'energia idraulica a favorire l'insediamento dell'industria tessile e metallurgica di produzione di attrezzi agricoli. Nel XVII secolo a Mongrando esistevano diverse fucine per la produzione di armi. Ancora oggi l'acqua la fa da principe, con la diga sul torrente Ingagna, costruita negli anni ottanta del secolo scorso per scopi civili ed agricoli. La diga ha una capacità di 8 milioni di metri cubi, raggiungendo una profondità anche di 50 metri, luogo particolarmente amato dai pescatori.
Mentre con i calessini corriamo, arrampicandoci sulla Serra, ricordiamo solo che Mongrando diede i natali al produttore, regista e attore cinematografico Vittorio Capellaro, natovi nel 1877 e morto a Rio de Janeiro nel 1943.
La strada è costeggiata da alberi ad alto fusto, mentre il sottobosco è intensamente fiorito, l'aria si fa più fresca e con la ridotta velocità dovuta alla irta salita posso quasi sfiorare con le mani l'erba sul ciglio della strada.
Gian, coglie l'occasione della ridotta velocità per raccontarmi della Bessa. La Bessa è un area pietrosa su un altopiano tra i 300 e i 450 metri s.l.m. ed è larga dagli 800 ai 1700 metri. Delimitata a nord dai resti di una morena del pleistocene inferiore e dalle alluvioni del torrente Elvo. A sud è delimitata da una seconda morena della stessa fase glaciale e dalla valle del torrente Olobbia.
La Bessa fu giacimento aurifero da quando le legioni romane di appio Claudio conquistarono il territorio. L'estrazione aurifera impiegava fino a 5000 uomini contemporaneamente. Gian mi racconta la leggenda che vuole che gli antichi romani sfruttassero come manovalanza gli abitanti locali per raccogliere l'oro della Bessa. Ma venne il giorno in cui, stanchi di non essere pagati, iniziarono a prelevare poco per volta delle quantità d'oro. Alla fine lo fusero e ne realizzarono una statuetta a forma di cavallo. Si racconta che il cavallo d'oro sia ancora nascosto tra i sassi della Bessa. Comunque di certo c'è che l'area già in precedenza era abitata o frequentata. Lo dimostrerebbero le varie incisioni rupestri presenti sui massi della Bessa.
I calessini arrancano e ogni curva della stretta strada offre l'occasione per far suonare lo stridulo clacson aggiustato dal meccanico di Cossato.
Raggiungiamo Sala Biellese; il suo territorio è posto nell'anfiteatro morenico d'Ivrea e si trova su un lungo pendio morenico, ai piedi delle Alpi Biellesi a poco più di 600 s.l.m. Le origini di Sala sono antichissime, sicuramente anteriori all'anno mille. L'etimologia del nome e la presenza dell'antica chiesa dedicata a San Martino farebbe pensare che fosse stata abitata dai Longobardi e poi dai Franchi. Di certo c'è che le prime notizie documentate risalgono all'XI secolo, epoca della fondazione dell'abbazia dei santi Salvatore e Giacomo della Bessa. Unica abbazia benedettina sorta nel biellese. I resti di questo antico edificio posto sulla strada che da Zibiena conduce a Sala, conservano affreschi del XII secolo.
Territorio posto nella contea di Ivrea, la sua storia fu in particolare legata al casato degli Avogadro di Cerrione, anche quando nel 1404 entrò nei possedimenti di casa Savoia. Gli Avogadro lo tennero in feudo fino al 1783.
Si dice che il carattere dei suoi abitanti sia abbastanza vivace e ribelle, talvolta con risvolti traumatici. Come quando nel 1289, una cinquantina di abitanti vengono condannati per aver sequestrato e percosso un monaco dell'abbazia. Ma anche quando nel 1896 con la rivolta delle tessitrici, causata dalla tassa "pesi e misure" imposta dallo Stato sui telai a mano, assoggettando le loro attività alla tassazione come si trattasse di una attività industriale.
La rivolta sfociò con l'uccisione di tre uomini e la morte di crepacuore di una tessitrice. I responsabili della rivolta, processati furono assolti presso la Corte d'Assise di Torino. Inoltre durante la seconda guerra mondiale, Sala fu scenario della già citata "battaglia di Sala", lo testimoniano le numerose lapidi presenti sul territorio e un museo della Resistenza. Luogo emblematico della Libertà, fu qui che venne installata la stazione di "radio Libertà". La radio iniziò a trasmettere il 14 dicembre 1944; inizialmente le trasmissioni avvenivano da Collobiano nel vercellese, poi a seguito della minaccia nazifascista fu spostata a Sala, dove dal gennaio 1945 continuò a trasmettere fino a dopo il 25 aprile 1945.



Fine XII parte.