Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Fossano

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FossanoSituata sull'altopiano Famolasco è come un grande terrazzo che si affaccia sul profondo incassato corso della Stura di Demonte. Fossano fu fondata il 7 dicembre 1236 come presidio contro Asti, da una Lega di città guelfe e divenne presto un libero Comune. Nel 1238, Fossano si dichiara ghibellina, sotto l'egida imperiale di Federico II, fino al 1250 quando perse l'appoggio imperiale ed iniziò un periodo conflittuale ed instabile. Partecipando alla guerra contro Carlo I d'Angiò subì una breve occupazione angioina.
Nel 1304 la popolazione giurò fedeltà ai Marchesi di Saluzzo e passò nel 1314 nei domini dei principi d'Acaja con Filippo I d'Acaja. Nel 1365, Fossano è coinvolta nel conflitto tra Giacomo d'Acaia e il marchese Federico di Saluzzo. Nel 1418, estintasi questa casata degli Acaja, Fossano entrò definitivamente nei possedimenti sabaudi. Nel 1521, Fossano fu colpita da una terribile pestilenza.
Nel 1566, il duca Emanuele Filiberto la eleva al rango di città, a riconoscimento della fedeltà durante le invasioni francesi del XV secolo; infatti il motto della città è Fidelitatis in signia e nel 1536, anche se Fossano è occupata dai francesi, questi non riescono a conquistare il castello.
Fossano divenne sede vescovile nel 1562. Come altre città piemontesi anch'essa risultò stremata dopo il saccheggio dei francesi durante la battaglia di Staffarda nel 1690.
Vi nacque l'Architetto Giovenale Boetto nel 1604, mentre la nascita del pittore Ambrogio da Fossano detto il Bergognone (XV-XVI sec) non è mai stata documentata. Vi nacque anche Sansone Valobra inventore dei fiammiferi e il Generale Bava Beccaris, di tragica memoria.
Il nome Fossano potrebbe essere la trasformazione dell'appellativo locus o fundus faucianus, dal nome personale romano Faucius, oppure derivare dalla parola fossato da cui gli abitante del fossato. Molto più discutibile la teoria che il nome derivi "fons sana", ad indicare la presenza nelle vicinanze di una sorgente di acqua potabile.
Per raggiungere il centro cittadino di Fossano, posto nella parte più alta, passo davanti all'antica Chiesa di Sant'Antonio, che si trova fuori le mura di Porta Romanisio. La chiesa, ora in restauro dopo un periodo in cui è stata adibita a deposito è un interessante opera del XVIII secolo in stile Barocco piemontese, interamente intonacata, eccezion fatta per il campanile.
Arrivato nel centro storico, parcheggiata l'auto, mi affaccio da Piazza Vittorio Veneto, a quello che è un grande balcone che mi permette di ammirare le colline delle Langhe, le Alpi e una sterminata pianura.
Mi sovvengono gli scritti del canonico Pietro Paserio, che nella prima metà del XIX secolo in “Notizie storiche sulla città di Fossano”, così descriveva la città: «Quasi nel centro del Piemonte e in bellissima posizione sorge la città di Fossano posta sopra agevole poggio. Dolcemente essa guarda al levante un delizioso teatro di sparse e ben svariate collinette e una vasta pianura. La vista si spazia per un'ampia zona di terra fino alle più remote Alpi elvetiche avendosi, alla sinistra, le nevose balze del saluzzese con il Re di Pietra Monviso e, a destra, le ubertose pendici dell'Appennino».
La mia visita comincia dalla Chiesa della Trinità o dei Battuti Rossi, che proprio si prospetta su una bella piazzetta, leggermente arretrata dalla via Maestra, creando una magnifica scenografia. La confraternita dei Battuti Rossi, dal colore del loro saio, era dedito all'ospitalità de pellegrini, l'aiuto ai mendicanti ed alle attività ospitaliere.
Questa chiesa fu progettata dell'Architetto Francesco Gallo e fu eretta a Fossano tra il 1723 ed il 1728 in uno stile Barocco. L'edificio è interamente in cotto e presenta una facciata concava, suddivisa in due ordini e tripartita. Le sue colonne e lesene sembrano voler sorreggere un grande timpano anch'esso concavo e coronato da fiaccole. Di grande e bella armonia è il campanile fortemente slanciato verso il cielo. Il suo interno a navata unica, è uno scrigno di tesori, conservati tra un sfavillio di marmi policromi delle cappelle con colonne e lesene alleggerite da capitelli corinzi ed arricchiti da stucchi. La Pala d'altare raffigura la “Crocefissione” ed è datata 1738, opera di Michele Antonio Milocco. Molto bella anche l'opera scultorea, in legno rappresentante la Trinità di Andrea Andora del 1710. Contiguo alla Chiesa si erge l'Ospedale Civile, anch'esso realizzato dall'Architetto Gallo. Anche l'Ospedale è rivestito esternamente in cotto nella caratteristica architettura barocca piemontese.
La mia passeggiata prosegue dapprima per la medioevale Via dell'Ospedale, ove piccoli portici nascondono diverse attività commerciali, e poi per Via Lancimano, dove alcune belle edicole votive s'affacciano, benché poco curate. Svolto solo per un attimo in Via Giovanni Negri, per vedere la Chiesa della Misericordia o dei Battuti Neri, ma il cui nome ufficiale è Chiesa di Sant'Agostino, e l'adiacente Palazzo Righini che un tempo ospitava il convento degli Agostiniani.
La chiesa edificata a partire dal 1618 presenta una semplice ed austera facciata tripartita da lesene ed è suddivisa in due ordini, con un semplice timpano triangolare. Un semplice portale, abbellito da una cornice modanata e lunetta, ne permette l'accesso a quello che oggi è un Auditorium.
Il nome Misericordia deriva dalla Confraternita della Misericordia o di San Giovanni Decollato, più conosciuta come “Battuti Neri” per il colore del saio. Costoro si occupavano soprattutto dell'assistenza ai condannati a morte e dei carcerati ospitati nel Castello.
L'interno è a tre navate, con pilastri quadrangolari e struttura voltata. Non posso accedervi in quanto la trovo chiusa, ma mi dicono conservi ancora importanti Pale d'altare rappresentanti San Vincenzo Ferrari e la Trinità, la Madonna e le anime del Purgatorio, un prezioso coro in stile Barocco, e molto altro è conservato nel museo diocesano.
Palazzo Righini di San Giorgio, invece ha mantenuto tutte le sue fattezze aristocratiche e l'impianto dell'ex convento agostiniano con i suoi portici e logge. Oggi Fossano si articola su due livelli: Fossano alta che include Borgo Piazza e Borgo Vecchio, che costituiscono il centro storico, con Borgo Salice e Borgo Nuovo, quartieri nati nel dopoguerra e Fossano bassa, divisa in Borgo San Bernardo e Borgo Sant'Antonio.
Raggiungo il castello, questo è il monumento più rilevante per la storia della città. Lo splendido Castello dei Principi d'Acaja si affaccia imponente sulla omonima piazza. Il castello venne eretto nel 1324 a scopi difensivi per volontà di Filippo I. Quando la casata degli Acaja si estinse, sia la città che il castello passarono nella mani del duca Amedeo VIII di Savoia. In questo periodo il maniero venne sottoposto alla trasformazione da fortezza a palazzo signorile.
Nei primi anni del XVI secolo fu abitato dalla duchessa Bona di Savoia, vedova di Gian Galeazzo Sforza; una leggenda vuole che all'interno del castello si aggiri il fantasma della duchessa.
Per tutto il Cinquecento fu abitato costantemente dalla famiglia Savoia, tanto che nel novembre 1562 Emanuele Filiberto, alla presenza del Cardinale di Lorena, del Vescovo d'Orléans, firmò il Trattato di Fossano, che chiuse le ostilità con i francesi, dopo che il castello nel 1536 resistette per oltre un mese all'assalto dei francesi stessi.
Nel XVII secolo vi trovò rifugio Madama Cristina di Francia, prima che il castello venisse trasformato in carcere, dove vi furono rinchiusi anche i Valdesi oppressi per motivi religiosi. Fu nel 1689, che circa 2000 Valdesi della Val Pellice vi furono imprigionati e quasi tutti morirono di stenti stipati negli spazi angusti delle torri, si parla anche di bambini dati alla luce in prigionia e che periranno in gran parte insieme ad altre decina di fanciulli di età inferiore ai 15 anni.
Il Castello divenne poi caserma, ne seguì un periodo di degrado in cui fu utilizzato fino al 1943 come reclusorio e caserma. Nel dopoguerra divenne rifugio per gli sfollati ed i senzatetto.
Ormai di proprietà comunale il fortilizio, è stato ultimamente restaurato e riportato alla sua bellezza originaria. Oggi ospita la sede della biblioteca civica e dell'archivio storico. Una sala polivalente è utilizzata per manifestazioni culturali e mostre d'arte e dove il sottoscritto organizzò anche alcuni convegni.
Il Castello, s'affaccia su una grande piazza e la sua imponenza e maestosità ne fa uno dei manieri fortificati più belli del Piemonte.
La sua forma è quadrata con quattro torri d'angolo disposte diagonalmente e un cammino di ronda che corre lungo tutta la cortina muraria. Un largo fossato lo circonda tutt'intorno, rendendo fiabesco l'antico maniero.
La sua corte interna pare angusta, ma presenta un bel portico rinascimentale su tre lati con colonne in granito, nei cui capitelli, nel XV secolo furono scolpiti gli stemmi del casato regnante.
Il cortile è in ciottoli di fiumi, ed è spesso utilizzato per la celebrazione di matrimoni. Sempre nel corso del XV secolo venne costruita l'aula magna o sala del trono, la stanza del principe, la cappella, le cantine.
Fu verso la fine del XVI secolo che Carlo Emanuele e la consorte Caterina d'Asburgo nel modificare il castello, chiamano a decorarlo il pittore fiammingo Giovanni Caracca, decorazioni che sono ancora parzialmente visibili in una volta dipinta a grottesche.
Sono invece un aggiunta del 1860, le torrette semicircolari addossate alle torri, volute per consentire l'accesso alle celle.
Il castello dei Principi d'Acaja che si staglia maestoso nell'omonima piazza della cittadina, da sempre caratterizza lo skyline della città divenendone il simbolo. Proseguo la passeggiata inoltrandomi per Via Cavour o meglio Camillo Benso Conte di Cavour, non prima di aver osservato la Porta di San Martino. Questa è l'unica Porta rimasta; le altre, ossia la Porta del Salice, la Porta del Romanisio e la Porta Sarmatoria furono distrutte insieme alle mura urbiche intorno al 1850.
Raggiungo così Palazzo Celebrini di San Martino, posto Via Cavour 30. Il Settecentesco palazzo, appartenuto alla nobile famiglia fossanese, mi si dicono abbia conservato una bella scala a quattro rampe.
Giungo così in Via Roma, che attraversa l'intero centro storico, che un tempo univa la Porta del Romanisio con Porta del Salice. Percorro Via Roma, l'antica Via Maestra, interamente e nei due sensi di marcia. La strada è larga e spaziosa, pavimentata in pietra e porfido ed è percorsa da entrambi i lati da antichi portici.
Visito il Duomo di Fossano, dedicato a San Giovenale che mi si prospetta difronte, insieme a Piazza Beppe Manfredi già Piazza Palazzo di Città. Il Duomo di Fossano che ha la dignità di Basilica minore, è dedicato a Santa Maria e San Giovenale, patrono della città ed è situato sul fianco a Piazza Manfredi.
Questa Chiesa fu costruita tra 1778 e 1791 dall'Architetto Mario Ludovico Quarini, sull'area di una preesistente Collegiata duecentesca. La sua facciata è monumentale, in stile Neoclassico, interamente realizzata in cotto piemontese con quattro colonne binate che reggono un grande frontone con un fasciglio di fiaccole in asse alle colonne. L'adiacente campanile è chiaramente di stile differente, databile tra 1395 e 1420, mentre venne modificato nel XVII su disegno del Boetto, con l'aggiunta di una cuspide ottagonale particolarmente raffinata.
Entro all'interno della Basilica realizzata a croce latina a tre navate con volte a botte e dove sono presenti numerosi dipinti e affreschi, opere di artisti come il Claret e il Boetto ed affreschi ottocenteschi di Luigi Hartman, Davide Ortori, Emilio Morgari e Domenico Mossello. Particolarmente interessante è la Pala d'altare raffigurante “San Giovanale e il Beato Odino che implorano la Vergine” di Giuseppe Rossetti.
Il Duomo custodisce al suo interno le reliquie del Santo patrono della città: San Giovenale. Costui nacque nel 338 e giunse in Italia dall'Africa, forse da Cartagine, fu consacrato vescovo nel 369 e destinato alla comunità di Narni. Secondo la tradizione morì il 3 maggio del 376, solo sette anni di episcopato all'età di 38 anni. Il suo corpo fu sepolto a Narni, ma forse nel 1223 il corpo fu trafugato da un canonico di Tolosa, che avendo assistito a miracolose guarigioni, decise di portare le relique con sé in Francia. Giunto a Villamirana, il canonico si ammalò e morì, i suoi servi tentarono di proseguire il viaggio ma arrivati a Fraschea non riuscirono a proseguire e seppellirono il prezioso cofanetto nella chiesa della Madonna del Lago con i documenti che ne spiegavano il contenuto e un mattone con inciso "Hoc est corpus Iuvenalis confessoris C". Scoperto il cofanetto con le reliquie, i canonici di Romanisio, in processione, le trasferirono nella Colleggiata e successivamente nella nuova chiesa. La nuova chiesa che in un primo momento era dedicata a Santa Maria di Piazza fu poi intitolata a Santa Maria e San Giovenale. Ma non solo gli fu intitolata la nuova chiesa, ma San Giovenale sostituì San Giorgio nel patronato della città.
In Duomo sono conservate anche le reliquie dei Santi Alverio e Sebastiano, poste in un altare marmoreo settecentesco di Ludovico Quarini. Le loro spoglie furono riportate alla luce nei pressi della chiesa campestre di San Martino. Secondo "la Sacra Historia....della Legione Thebea" costoro, sfuggiti al massacro della legione di Agauno nel IV secolo, con altri soldati tebei, vennero poi martirizzati in diverse località. Le loro spoglie furono trasferite prima nella collegiata di Santa Maria e successivamente nell'attuale Duomo.
Invece un altare marmoreo dell'Architetto Bernardo Vittone, proveniente dalla chiesa conventuale di Santa Chiara, è posto nella cappella del Beato Oddino Barotti. Costui nacque Fossano nel 1344 e fu canonico della Collegiata che diventerà Cattedrale nel 1582, quando sarà costituita la diocesi fossanese. A 24 anni, nel 1368, Oddino diventò parroco e nel 1376, fù pellegrino in Terrasanta, dove venne imprigionato dagli ottomani. Rientrato a Fossano visse rigorosamente in povertà seguendo la regola del Terz'Ordine di San Francesco d'Assisi. Costui fu colui che si adoperò per la realizzazione della Colleggiata e del suo campanile, quello attuale che posso ammirare. Durante il periodo in cui in Piemonte imperversò la peste si adoperò per rinnovare e ingrandire l'ospedale. Nel 1400, morirà colpito egli stesso dal morbo della peste, contagiato mentre si spendeva da infermiere per i malati. Nel 1808 è proclamato Beato da Pio VII.
Tornato su Via Roma mi trovo difronte il Palazzo Comunale, eretto nel 1790 dall'Architetto Quarini su una costruzione più antica che aveva una torre (la bicocca), bruciata alla fine del XVII secolo. Il palazzo realizzato in mattone piemontese presenta una facciata, benchè importante, molto leggera e snella. Interamente porticata al primo piano, presenta leggeri balconcini con ringhiere in ferro battuto, sopra la porta del balcone centrale un grande stemma in pietra del Comune e poi un ultimo piano con una corsa di finestre. Lo stemma del Comune è uno scudo fasciato di nero e argento orizzontalmente, caricato al centro con l'arma del duca Emanuele Filiberto. Lo stemma è circondato da due rami d'alloro, passanti nella corona comitale sormontata dal motto "Fidelitas Insignia".
Posso così continuare la mia passeggiata sotto i portici di Via Roma, per scoprire altri interessanti palazzi come Palazzo Pittatore posto in via Roma angolo via Falletti, Questo edificio risalente al XVI secolo fu molto modificato nei secoli successivi. Il complesso originario era composto da due palazzi divisa da una rittana, ma il palazzo vero e proprio è quello verso Via Falletti. Vi abitava Giuseppina Falletti, ma era anche la casa degli eredi dei Barotti, imparentati coi Falletti. In facciata vi è un affresco rifatto con l'immagine del Beato Oddino.
Sempre in Via Roma, angolo Via San Giovanni Bosco, c'è il seicentesco Palazzo Derege di Donato ex Bonino di Robassonero, che conserva dei balconcini originali. Nel suo cortil, sulla destra, c'è un pozzo e la leggenda narra che da lì si scendeva fino a un passaggio segreto per una galleria sotterranea che portava al Castello ed era usato in tempo di assedio.
Un altro palazzo presente è Palazzo Santa Giulia; questo edificio di origine quattrocentesca è però stato rimaneggiato molte volte, l'ultima alla fine del XIX secolo in stile Gotico. Il Palazzo in questione necessita di un profondo restauro, presenta al piano nobile diverse stanze con pregiati stucchi, che vanno dalla metà del XVI alla metà del XVII secolo. Il loggiato del modesto cortile è trilobato ed è di fine XVI secolo.
Anche Palazzo Daviso o dei Conti Bava di San Paolo, situato in Via Roma angolo Via MerloGrosso è del XVIII secolo, anche se la struttura è molto più antica. Dopo la morte del Conte Emanuele Bava, il Palazzo fu acquistato dai Conti Daviso ed ha due bei cortili di cui uno cinquecentesco.
Invece il vicino Palazzo Alessi di Canosio o "del comandante", ora adibito a sede principale della Cassa di Risparmio di Fossano è posto accanto alla Cattedrale e la sua costruzione risale al XVII secolo ed è in stile Barocco. Alla sua realizzazione intervennero architetti di fama come Nicolis di Robilant e Bertola di Exiles. Questo edificio, un tempo proprietà della famiglia Forti, ma il cui nome deriva dal fatto che fu la sede del comandante della fortezza di Fossano. Ovviamente fino a che il centrourbano fu munito di mura. Ma anche Palazzo Asinardi San Marzano, Palazzo Davisio di Charvensod e Palazzo dei Cavalieri di Malta poi Bava Beccaris. In questo ultimo edificio percorse i primi passi il futuro generale Fiorenza Bava Beccaris, noto per aver guidato la sanguinosa repressione dei moti di Milano del 1898, episodio che fu anche causa del regicidio per vendetta di Umberto I nel 1900 a opera di Gaetano Bresci.
Anticamente, il centro storico era diviso nei terzieri del Borgovecchio, del Salice e del Romanisio e nel 2008 sono state affisse delle targhe indicanti le vecchie denominazioni delle strade del centro storico e il terziere di appartenenza. Proprio seguendo questi cartelli proseguo la mia visita per la città.
Percorsa tutta Via Roma proseguo la mia visita da Piazza del Salice, uno dei luoghi storicamente più significativi di Fossano, qui si trova il Monumento ai Caduti realizzato nel 1963 dallo scultore Adriano Alloati e dell'Architetto Carlo Mollino, realizzato al posto della vecchia scalinata del Di Robilant.
Qui si trovava anche la vecchia Porta Salice. Il bastione Nord ancora esistente ricorda che Fossano era completamente circondata da mura perimetrali erette a partire dal 1550. Fu Carlo V, nella prima metà del XVI secolo, a volere la costruzione del Bastione per strategie militari. Il Bastione a difesa dell'entrata Nord, fu realizzato dall'architetto Savona, lo stesso che aveva lavorato per il castello Sforzesco di Milano. Il Bastione, recentemente restaurato, trova nelle sue vicinanze il grandioso Monumento ai Caduti, scultura bronzea opera dell'Architetto Carlo Mollino e dallo scultore Adriano Alloati.
Prima di inoltrarmi nel terziere del Salice, occorre che faccia due passi in quello di Romanisio per vedere, in Via dell'Annunziata, la Chiesa del Monastero delle suore Cistercensi, già presente nel Convento dei Minori Osservanti, dal 1825.
Nel silenzio della clausura, vi visse la Serva di Dio, Donna Angela Veronica Bava. Costei nacque a Fossano, il 20 maggio 1591, da una delle più nobili famiglie della città, a quindici anni scelse la strada della clausura, mentre il suo mondo aristocratico le offriva una vita brillante. Morì il 14 aprile 1637 all'età di 47 anni in fama della sua santità.
La facciata di questa Chiesa è molto semplice, tripartita da leggere lesene con capitelli elaborati ed una unica porta di accesso. Il portone è incorniciato da piedritti che sorreggono un sovraporta elaborato. Una grande rosone a conchiglia sovrasta la porta d'accesso. Percorro anche via Celebrini della Predosa, sempre nel terziere del Salice, alla ricerca del palazzo della nobile famiglia di cui porta in nome di cui poi trovo tracce nei sui pressi.
Tornato al Bastione, vado nella Piazza Luigi Bima dove si prospetta la Commenda del Salice o Salice Vecchio. La Chiesa della Madonna del Salice, ridotta in gran parte a rudere è stata recentemente restaurata, conserva solo la facciata gotica a salienti con pinnacoli. La facciata tripartita presenta un'unica porta, le parti laterali presentano una rettangolare finestra, mentre due sono poste in quella centrale, collocate sopra la porta d'ingresso. La facciata è affrescata a bande rosso mattone e color pagliarino chiaro.
Raggiungo così Via San Giovanni Bosco già Via Santa Caterina, in cui all'angolo Via gen. Ancina, già ospedale vecchio c'è Palazzo Bollini della Predosa. Questo settecentesco edificio, costruito con pietre di recupero, oggi è molto trascurato ma possiede un bellissimo portale.
Percorrendo tutta Via San Giovanni Bosco, all'angolo di Via Bava San Paolo vi è l'omonimo palazzo nobiliare e costeggiato il carcere, un tempo Monastero Santa Caterina, arrivo fino al Vescovado per visitare, almeno esternamente, la Chiesa di San Giovanni, posta in via Garibaldi già via Borgo Vecchio nell'omonimo terziere.
La Chiesa di San Giovanni Battista fu eretta nel XIII secolo, edificata dalla famiglia Operti. Fu per secoli la chiesa della nobiltà fossanese ed era in origine un edificio in stile medievale romanico con annesso campanile che fu alzato gradatamente fino al XVIII secolo. In seguito ai numerosi danni subiti durante le guerre del XVI e XVII secolo si decise di demolirla e ricostruirla.
Oggi si presenta con una facciata in mattoni a vista, tripartita da lesene, suddiviso in due ordini. Un bel marcapiano modanato sorregge il grande timpano sempre in cotto. Nel primo ordine, nelle fasce laterali, insistono due nicchie vuote, mentre la porta al centro è incorniciata da piedritti, architrave e timpano sovraporta in pietra.
Via Garibaldi è una strada molto lunga e tortuosa, decido di tornare su Via Bava San Paolo, non prima di aver visto la Chiesa di San Filippo posta nella vicina Via Arendt Hannah.
Ove oggi sorge l'imponente chiesa di San Filippo Neri, un tempo sorgeva una ben più modesta cappella intitolata alla Visitazione di Maria, realizzata nel 1635. Nel 1651 l'edificio fu rinnovato da Giovenale Boetto. Ad inizio XVIII secolo si dovette ampliare la Chiesa per contenere la sempre più folta schiera di fedeli e nel giugno 1706 i Padri Filippini posero nel Borgovecchio, la prima pietra della Chiesa di San Filippo Purtroppo ad oggi non si conosce l'autore del progetto del nuovo complesso. Del convento rimane oggi solo la parte del porticato sul lato sinistro, mentre la Chiesa domina l'intero Borgo Vecchio costituito da basse abitazioni. La slanciata facciata dell'edificio è caratterizzata da un paramento in cotto, movimentato da coppie di colonne binate che sorreggono in alto un timpano curvilineo e ribassato. La gradevole e mossa facciata divisa in due ordini e tripartita dalle colonne; all'esterno delle colonne hanno sede due nicchie vuote che un tempo contenevano le statue lignee dei santi Pietro e Paolo. Il portale principale è sormontato da un affresco settecentesco con'immagine della Vergine e di San Filippo.
Entrato in chiesa, colpiscono subito la ricchezza che conserva in stucchi, sculture lignee policrome, intarsi dorati, decorazioni ad affresco, un trionfo del Barocco. L'edifico è a navata unica, e con le cappelle laterali comunicanti. La moltitudine di affreschi con le diverse architetture sono opera dei fratelli Pietro Antonio e Carlo Pozzo e di Michele Antonio Milocco, databili tra la seconda e terza decade del XVIII. Costoro lavorarono quasi in contemporanea nella Confraternita dei Battuti Rossi. Sulla volta centrale è affrescato San Filippo Neri in gloria e su quella del catino del presbiterio dell'abside l'Assunzione della Vergine. Mentre la pala dell'altare maggiore è una seicentesca Visitazione di Maria, opera di Sebastiano Taricco, già presente nella precedente Chiesa. Sempre sull'altare maggiore sono collocati quattro seicenteschi busti reliquiario. Degno di nota il suggestivo crocefisso ligneo realizzato tra la fine XVII e inizio XVIII secolo. Ma anche i matronei in legno scolpito e laccato chiaro e, in controfacciata, la balconata della cantoria sono mirabili opere d'arte d'intaglio di un eccellente minusiere. Le cappelle laterali presentano monumentali ancone in marmo e stucco conservanti statue lignee di pregevole fattura rappresentanti San Filippo Neri, Sant'Anna con Maria Bambina, la Madonna del Rosario e San Giuseppe.
Per raggiungere Via Bava attraverso Via Boetti, dove al civico 64 trovo il seicentesco Palazzo Boetti. Giovenale Boetto ristrutturò questa casa, che apparteneva alla sua famiglia, arricchendola con preziosi affreschi. Raggiungo così Via Bava San Paolo già Vùia Contrada dai Nobili e la percorro ripetutamente per vedere i palazzi Tettù di Camburzano, Palazzo Costaforte, Palazzo Burgos di Pomaretto o Pomaré, Palazzo Bava San Paolo, Palazzo Alliaga di Ricaldone.
Il bel Palazzo Burgos di Pomaretto fu rifatto alla fine del XVIII secolo e in precedenza fu convento francescano e conserva importanti dipinti a trompe l'oeil di fine Settecento e Ottocento. Mentre Palazzo Tettù di Camburzano è un edificio seicentesco dalla struttura semplice e lineare; il suo portone, anch'esso di fine XVII secolo, è incorniciato da un portale di mattone e stucco con due bei mascheroni. Palazzo Alliaga di Ricaldone risale alla fine del XVII secolo e, dopo un periodo di residenza nobiliare, fu destinato ad edificio scolastico. Mentre all'angolo con via Garibaldi c'è il seicentesco Palazzo Costaforte, edificato su un precedente edificio medioevale appartenuto a Giovenale Costaforte, giurista del XVI secolo.
In fondo a Via Bava San Paolo all'incrocio con Via Craveri e Via del Peso Pubblico c'è la chiesa del Gonfalone o dei Battuti Bianchi. Questa Chiesa fu sede della confraternita fossanese dei battuti Bianchi, dal colore del saio che indossavano gli adepti impegnati a raccogliere somme di denaro per riscattare i cristiani fatti prigionieri dai Mori.
L'attuale edificio ha subito varie modifiche apportate nei secoli soprattutto nel XIV e nel XV secolo; infatti originariamente era una cappella appartenente alla chiesa di San Francesco.
La prima chiesa del XVI secolo venne ampliata, mentre la facciata, il portico e il campanile risalgono alla fine del XVII secolo, infatti la facciata ha caratteri tardo-manieristici, con linee sobrie. L'interno è ad una sola navata con volte a botte, conserva un Cristo in croce risalente alla prime edificazione cinquecentesca.
Nella vicina Via del Merlo c'è Palazzo Aliberti di Beinasco; tornato verso la Chiesa del Gonfalone, in Via Craveri trovo la Chiesa della Confraternita di Sant'Eligio. Questo è un edificio semplice, con facciata a capanna, con due lesene angolari che pare sorreggere un bel timpano con occhio quadrilobato centrale. L'unica porta è affiancata da due piccole quadrate finestre, queste ultime hanno un timpano semicircolare decorativo, mentre un timpano triangolare corona la porta d'accesso. La confraternita di Sant'Eligio è particolarmente attiva nel ricordare il santo patrono del lavoro artigianale dei fabbri.
Proseguendo per Via Craveri raggiungo la Chiesa di San Giorgio e nei suoi pressi Palazzo Thesauro o "del Senato". Questo edificio, appartenne alla nobile famiglia dei Tesauro, conti di Salmour. La sua struttura ha un impianto medievale ed è realizzato interamente in cotto. È anche detto "del Senato" perché nelle sue sale affrescate, si svolsero alcune sedute ufficiali del senato ducale nella prima metà del XVI secolo. Fu anche sede della Pretura come ancora oggi indica una insegna dipinta sulla facciata. Emanuele, il più illustre esponente della famiglia Tesauro, nacque a Torino nel 1594; gesuita, fu al servizio dei principi di Carignano e della corte ducale per oltre tre decenni. Costui fu considerato "primo letterato d'Europa" e la "maggior gloria della corte e della città di Torino".
La vicina Chiesa di San Giorgio, è forse la più antica chiesa di Fossano, che fu eretta in onore al primo patrono della città ad inizio del XIII secolo. Dell'originario edificio rimangono alcuni affreschi quattrocenteschi. I primi lavori di rimaneggiamento dell'edificio del XVI secolo resi necessari alla distruzione dovuta dalla guerra nel 1536, che francesi e spagnoli combatterono sul territorio fossanese. Altre modifiche avvennero a più riprese nel XVIII secolo, quando la Chiesa fu allargata occupando il terreno che in precedenza era il cimitero. Fu realizzata la splendida facciata Barocca in laterizio, che ancora oggi posso ammirare.
Agevolmente arrivo in Piazza XXVII Marzo 1861, anche conosciuta come "Piazza delle uova" perché fu sede del mercato del pollame, che conserva ciò che rimane delle mura perimetrali meridionale della duecentesca Chiesa di San Francesco, demolita nell'Ottocento.
In Piazza è altresì presente una pensilina in ferro battuto realizzata nei primi anni del Novecento. Era da questa Piazza che si poteva accedere attraverso una porta al burgus veteri, ossia il primitivo borgo medievale, che si snoda in un ricettacolo di vie e vicoli, di bassi porticati che in parte ho percorso.
Mi ritrovo così dietro il Duomo, dove nei suoi pressi vi è il seminario vescovile, quest'ultimo probabilmente progettato a meta XVIII secolo dall'architetto Quarini, complesso che possiede un bel portale, con atrio circolare su via Vescovado, dove si trova anche il Palazzo del Vescovo. Questo è un edificio che fu ampliato nei secoli e che ultimamente ha assunto l'aspetto Neoclassico.
Nota di attenzione è anche la canonica del Duomo, posta sempre in Via Vescovado con un bel cortile porticato, frutto di interventi settecenteschi.
Sulla Piazza del Duomo si prospetta Palazzo Thesauro di Meano, uno dei palazzi più antichi di Fossano, dove all'ultimo piano le colonnine testimoniano un antico loggiato. Si racconta che conteneva splendide volte e sovrapporte, ma che il tempo e l'incuria hanno devasto e che solo un accurato restauro ha ridonato all'antica gloria del XIV secolo. Questo edificio, come molti palazzi fossanesi, hanno soffitti lignei a cassettoni Diversi edifici sovente sono caratterizzati da meridiane, antiche o moderne, o da edicole sacre e votive, ma anche di stemmi nobiliari, rendendo con le loro facciate affrescate Fossano una città unica e una scoperta continua.
Il centro storico fossanese non è solo ricco di palazzi medievali, rinascimentali e barocchi, caratterizzati da lunghi portici, che affiancano interamente Via Roma e si sviluppano anche lungo altre strade del centro, ma la città fu sede, dal XVI secolo fino alla Seconda Guerra Mondiale, di una fiorente comunità ebraica. Di essa rimangono poche tracce in alcuni edifici del vecchio ghetto, situato in Via Falletti e in Via IV Novembre; anche la Sinagoga fu demolita nel 1960.
Riprendo la mia auto, ma non posso lasciare Fossano senza una visita al Santuario Madre della Divina Provvidenza situato in frazione di Cussanio. La zona su cui sorge il Santuario un tempo era disabitata e malsana.
La Chiesa fu costruita, secondo la tradizione, in seguito alle apparizioni della Madonna, l'8 e l'11 maggio del 1521, a Bartolomeo Coppa, donandogli la vista e la parola e invitando la popolazione alla penitenza. Dopo una pestilenza venne costruita una prima cappella, successivamente ampliata in una chiesa ad una navata, ad opera dei frati agostiniani; infine nel 1875 il Vescovo Emiliano Manacorda, diede inizio alla costruzione dell'edificio attuale, abbellito da due navate laterali con numerosi altari e sculture.
L'interno fu decorato tra il 1656 e il 1657 dal pittore fiammingo Giovanni Claret, celebre la tela “La Madonna del Miracolo” collocata sopra l'altare maggiore e “La Madonna col bambino, San Giuseppe e Sant'Agostino” invece collocata nella navata destra. Nella meta del XVIII secolo, anche il celebre pittore Giovanni Francesco Beaumont, vi lascia la preziosa tela a olio raffigurante “La Madonna col Bambino e San Francesco da Sales”.
Con la rivoluzione francese il Santuario conobbe un periodo di decadenza e di abbandono a seguito della chiusura del convento degli Agostiniani adiacente alla chiesa; solo nel 1872 si avviarono lavori di restauro con l'elevazione della maestosa cupola e la ricostruzione dell'intera facciata.
Vorrei andare fino a San Lorenzo di Fossano a vedere la casa natale del Beato Giacomo Alberiore, ma il tempo è tiranno, posso solo ricordarlo, insieme ad altri illustri personaggi che hanno fatto “grande” Fossano.
Don Giacomo Alberione nacque nel 1894 a cascina delle Nuove Peschiere in frazione San Lorenzo.e costui fu il fondatore della Famiglia Paolina, delle Edizioni Paoline e di alcuni dei più diffusi periodici cattolici, tra cui Famiglia Cristiana. Morì a Roma nel 1971 e venne beatificato da Giovanni Paolo II nel 2003.
Altro illustre personaggio fu il farmacista Giovanni Battista Fuseri che progettò, emulo di Leonardo da Vinci, l'ornitottero o orto-elicottero, un velivolo ad ali battenti. Dopo aver fondato nel 1908 a Fossano la “Società anonima italiana per l'esperimento dell'ortoelicottero Fuseri”, si spostò a Torino, ed in Via Legnano 9, insieme all'ingegnere messinese Franz Miller, costruì l'ornitottero; l'audace velivolo, però, non riuscì mai prendere il volo.
Invece il chimico Sansone Valobra, considerato come l'inventore dei fiammiferi, nacque a Fossano, trasferitosi a Livorno vi aprì una fabbrica di saponette; entrato nella Carboneria dovette fuggire esule a Napoli dove si dedicò a studi sul fosforo e, in una miscela con clorato e gomma, ne ideò l'applicazione su un bastoncino di legno che, con lo sfregamento, si accendeva. Morì a Napoli nel 1883.
Chiudo il mio viaggio con un pensiero a Bona di Savoia, duchessa di Milano, Costei nacque ad Avigliana nel 1450 e ne ho accennato durante la visita al castello. Bona era la quattordicesima dei diciotto figli di Lodovico di Savoia e di Anna Lusignano di Cipro. A diciotto anni andò in sposa a Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano. Quando nel 1476, il marito venne assassinato, ella assunse la reggenza in attesa della maggiore età del figlio Gian Galeazzo. La storia ci racconta come il cognato, Ludovico il Moro, riuscì a cacciarla da Milano nel 1480. La duchessa si trasferì nel 1500 nel Castello di Fossano, assegnatole in rendita dal duca Filiberto II di Savoia, suo nipote e vi morì il 17 novembre del 1503.
Lascio così Fossano, di cui tutto non ho potuto vedere ed ammirare con attenzione, ma che mi riprometto di tornarci.