Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Caresana

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CaresanaLe mattine dopo piogge e temporali sfoggiano un cielo sempre più blu. Il fresco buongiorno e un giallo sole che presto scalderà la giornata mi accompagnerà nella giornata, mentre in auto mi dirigo a Caresana. La strada è scortata ai lati da distese di risaie allagate, ove presto cresceranno ogni tipo di riso, coltura tipica della zona.
Si intravedono le prime case di Caresana, che oggi una circonvallazione ne abbandona il percorso per il suo centro storico. Posso così solo tentare di riconoscere a debita distanza il tozzo campanile della Chiesa Parrocchiale di San Matteo apostolo, più difficile vedere il piccolo campanile della Chiesa di San Rocco e della Chiesa di Santa Maria Assunta, mentre la bella Chiesetta della Confraternita di San Giorgio, mi si prospetta innanzi.
Scelgo di lasciare qui l'auto e di percorrere le strade del Borgo a piedi. La Chiesetta di San Giorgio mi si presenta linda ed in ottimo stato di conservazione con il suo tetto a capanna e il bel campanile. L'accesso alla navata unica è anticipato da un porticato, sul quale si eleva una alta parete ottimamente affrescata, come è bello l'affresco che riproduce San Giorgio e il drago, dipinto nel timpano del frontone semicircolare della chiesa. Sopra il portico sono affrescati San Grato e San Cataldo. La chiesa è di probabile origine longobarda, fu ricostruita dopo il terremoto del 1117. Il portico fu rifatto nel 1632, ma le forme attuali risalgono all'Ottocento. L'edificio è citato per la prima volta nel 1118 e fu ripetutamente utilizzata come lazzaretto.
Dalla Chiesa parte annualmente la festa di San Giorgio e la corsa dei buoi. Un evento di grande richiamo turistico, soprattutto per la competizione dei buoi, una delle manifestazioni più antiche e popolari d'Italia. Infatti sulla strada sono ancora disegnate le righe che indicano la partenza dei 4 carri trainati dai buoi.
La gara parrebbe avere un'origine incerta. Sembra che abbia avuto inizio da un voto del 1630 o del 1637, fatto durante una pestilenza. Altri affermano però, che la gara abbia origini più remote legate a un voto del 1236. Inizialmente la corsa non era altro che il ritorno in paese della processione che aveva accompagnato San Giorgio dal centro del Borgo alla Chiesa intitolata al patrono. La processione era formata anche da quattro carri che trasportavano il pane che veniva benedetto, e che presto divenne una competizione tra gli stessi carrettieri dando così origine alla competizione dei buoi. Ne nacque una gara del tutto spontanea ed estranea alle celebrazioni ufficiali per San Giorgio, che ripetendosi ogni anno, incontrò il favore della popolazione, divisa a parteggiare per l'una o per l'altra coppia di buoi. Dopo aver cercato di ammirare il suo interno da una delle due finestre che affiancano la porta d'accesso. Mi avvio verso il centro, percorrendo la lunga e larga strada che è anche il percorso di gara dei buoi. Sulle facciate delle abitazioni non è raro trovare affrescate delle immagini sacre, come la Crocifissione e San Sebastiano.
Ripercorro così brevemente la storia del Borgo. Il toponimo di Caresana discenderebbe dal nome gentilizio Caresius. L'abitato di Caresana ha storia molto antica, anche se non era collocata dove è ora, ma si pensa che l'insediamento si trovasse in regione Marcova, posto a sud dell'attuale collocazione.
Possedimento della Chiesa di Vercelli tra il III ed il IV secolo ma le prime notizie certe e documentate si hanno solo nell'anno 882, quando, l'Imperatore Carlo il Grosso, con proprio atto rinnovò il dominio del Paese ed il suo territorio alla Chiesa di Vercelli.
Documentata la presenza nel 961 nel territorio di Caresana dei Saraceni, che forse distrussero l'antico Borgo in regione Marcova, inducendo gli abitanti a stabilirsi a ridosso del Castello. Il maniero era di mole imponente e comprendeva una vasta area racchiusa da muraglia e da fossato che pressappoco corrisponde gli attuali isolati del centro del Borgo.
Di tale costruzione non rimane pressoché nulla e alla scomparsa delle rimanenti vestigia ci pensò il violentissimo terremoto che nel 1117 modificò profondamente la fisionomia urbana. Caresana passò in mano a diverse famiglie gentilizie e nel 1254 venne eretta in Borgo Franco.
Infeudata dopo il 1500 agli Avogadro di San Giorgio, subì durante la guerra di successione del Monferrato, diversi saccheggi e nel 1614, Caresana fu data alle fiamme dai tedeschi all'ordine del Governatore di Milano. Nel 1637 Caresana fu occupata dagli Spagnoli che assediavano Vercelli. Nel secolo XVIII cambiò spesso signoria e fu più volte teatro delle lotte fra Vercellesi e Casalesi. Invece durante la Guerra d'Indipendenza del 1859 fu occupata dapprima dalle truppe austriache che vessarono la popolazione, poi dalle truppe sarde e dalle truppe francesi.
Raggiungo così il Palazzo Municipale, un sobrio edificio a tre piani con un semplice balcone al primo piano e ringhiera in ferro battuto e sopra di esso un altorilievo con lo stemma comunale.
Sul fianco del Palazzo Comunale si erge la Chiesa Parrocchiale di San Matteo, anticipata da un bel sagrato.
La chiesa è già citata nel 987 con il titolo dei Santi Simone e Giuda, fu riedificata in stile gotico-lombardo verso il 1750 e più volte modificata.
La facciata è ottocentesca e il campanile è ciò che resta della ricostruzione del 1748. Il tetto è a falde e la facciata è tripartita da leggere coppie di lesene. Nonostante l'imponenza della facciata, ha un solo ingresso, mentre i due ingressi laterali sono tamponati. Il portale d'accesso presenta un breve ma maestoso protiro, con colonne e frontone spezzato, mentre le finte porte laterali presentano anch'essi un portale con frontone. Queste 2 finte porte hanno sopra il frontone due oculi. Solo nella parte centrale, nel secondo ordine è presente un rosone affrescato con San Matteo con l'Angelo. Chiude la facciata un grande frontone.
L'interno della parrocchiale è a tre navate in stile Neoclassico, la volta, presenta decorazioni del De Marchi di inizio XX secolo. Sono presenti importanti tele e decorazioni nelle navate laterali come nell'abside.
M'incammino per Corso della Libertà fino a raggiungere la Chiesa di Santa Caterina, anche questa strada è assai larga, tanto da permettere ai bambini di giocare in parziale sicurezza. Raggiunta la bella Chiesa che presenta un porticato che gli corre per tutta la lunghezza della facciata vi sosto un attimo per ammirarla. La Chiesa ha un tetto a falde e presenta un frontone semplice. Su lato destro si eleva il bel campanile con cupola a cipolla. Questa chiesa risalente al XVI secolo ha tre piccole navate, non presenta particolari affreschi o decorazioni al suo interno. Fu sede della confraternita dei disciplinati che indossavano una cappa bianca.
Proseguo la mia passeggiata per Caresana e per strada incontro poche persone, fino ad arrivare alla Chiesa di San Rocco. Ho così modo di ricordare qualche personaggio illustre di Caresana, come il Mastro da muro et inzignero, Aloisio da Caresana vissuto XV-XVI secolo. Costui verso la fine del 1494 si trasferì in Russia su invito del principe Ivan III e lavorò alla fortificazione del Cremlino a Mosca, ma gli sono attribuiti anche chiese e palazzi. Ma anche Arnoldo Da Caresana, vissuto tra il 1100 e 1200 che in qualità di architetto militare realizzò le mura difensive di Vercelli. Raggiungo la Chiesa di San Rocco, che è in Via Canonico Bertolone ed è del XVI secolo; presenta una facciata molto semplice, con tetto a capanna. Interamente intonacata, ha una sola porta d'accesso con due finestre quadrate ai lati. Nel secondo ordine, vi è al centro una grande finestra rettangolare. Sul fronte 3 pinnacoli e sul timpano è affrescato San Rocco. Al suo interno si trova un paliotto in stucco a intarsi policromi del 1747. Poco distante, vicino al cimitero vi è la Chiesa di Santa Maria. Questo edificio sacro fu menzionata nel 1024, dove viene chiamata de castro ossia del castello. La chiesa fu completamente ricostruita nell'Ottocento in forme neoclassiche. Presenta una bellissima e lunga scalinata che mi conduce fino al grande portico colonnato, sotto il quale vi si apre una semplice porta con due quadrate finestre laterali. Possiede un grande frontone con iscrizione dedicatoria nel timpano. La chiesa presenta un piccolo campanile. Nei suoi pressi si trova il Parco della Rimembranza. Sempre a piedi, mi reco sul piazzale delle scuole elementari ad ammirare un importante monumento ai 68 caduti della Prima Guerra Mondiale. Voglio qui ricordare Mario Abbiate natovi nel 1872 da una famiglia agita. Costui divenne avvocato e fu membro della Federazione Nazionale delle Società di Mutuo Soccorso e della Lega Nazionale delle Cooperative, del Consiglio Superiore del Lavoro e segretario generale della Federazione internazionale delle Mutue. Fu eletto deputato nel 1909 e nel 1919 divenne senatore del Regno e nel 1920 Ministro dell'Industria e del Commercio, quindi Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale. Ma è ricordato soprattutto come oppositore del regime fascista, infatti fu uno dei tre senatori che denunciarono in parlamento le responsabilità di Mussolini per l'omicidio Matteotti. A lui sono stati intitolati la Scuola Elementare e Media e l'Asilo infantile.
Raggiungo così il Monumento ai Caduti in Piazza Cesare Battisti; ideato dallo scultore genovese Edoardo De Albertis. Questo monumento fu inaugurato nel 1926. Si presenta come un alto faro, delimitato da quattro cippi, è formato da una tozza colonna in laterizio. Il basamento in pietra con due gradini che regolano l'accesso al monumento. La parte centrale con tre bassorilievi fusi col bronzo dei cannoni nemici a Genova raffiguranti la Partenza, la Glorificazione e il Sacrificio. La parte alta in mattoni a vista è ornata da quattro corone in cemento. Il monumento accomuna i caduti della Prima con quelli della Seconda Guerra Mondiale.
Mentre torno all'auto ricordo ancora Antonio Sella detto Nino natovi nel 1909 e deceduto nel 994. Costui fu Ciclista professionista dal 1933, ottenne alcune vittorie in corse italiane e di alcune tappe del Giro d'Italia.
Un altro personaggio che diede lustro a Caresana fu Andrea Conti vi nacque nel 1921 e morì nel 2012 a Vercelli. A costui si devono gli affreschi in varie Chiese del Basso Vercellese e nella Parrocchiale di San Matteo. Mentre lascio Caresana penso a quando, cioè fra il 1886 e il 1935, la località era servita da una fermata della tranvia Vercelli-Casale ed ora raggiungibili solo per strade asfaltata.
Lascio così questa piccola perla di Borgo vercellese.