Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Castelletto d'Orba

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Montagne di morbide nuvole bianche sembrano passeggiare davanti ai miei occhi e superare la mia auto che corre tra le colline dell'Alto Monferrato. Il sole intanto distende i suoi raggi tra le foglie degli alberi che costeggiano la boscosa strada. Raggiungo così Castelletto d'Orba.
Il Borgo ha occupato un posto di rilievo per l'interesse turistico e naturalistico per molti decenni.
Castelletto d'Orba è uno dei più ridenti paesi dell'Alto Monferrato ovadese e della Valle Orba; situato su un alto colle è posto abbastanza lontano dalle strade di grande comunicazioni, ma comunque ben collegato, sia con il resto del Piemonte, che con la Liguria, preservandola così da una eccessiva urbanizzazione.
La sua posizione collinare, degradante verso la Valle del torrente Orba e del torrente Albedosa è da sempre un importante centro agricolo, soprattutto vitivinicolo ma anche termale.
La località, fino a qualche decennio fa era assai conosciuta quale centro di villeggiatura estivo-invernale, grazie al clima fresco e ventilato, immerso nel verde e ricca di fonti di acque curative e da tavola. Erano molti, ormai scomparsi, gli alberghi che ospitavano una moltitudine di turisti che venivano a Castelletto d'Orba a fare “la cura delle acque”.
Le diverse sorgenti erano particolarmente indicate per la cura delle malattie dello stomaco, del fegato, dell'apparato digerente, dei reni e per altre diverse virtù terapeutiche.
Le sorgenti principali, a cui anch'io quando posso attingo volentieri le acque sono: la fonte San Rocco, sulfureo-salso-solfato-magnesiaca; le fonti Lavagello con proprietà lassativa; la fonte Aurora da tavola; la fonte Sant'Anna, salso-solfato-alcalina; le fonti Sovrana e Augusta da tavola; la fonte Cannona e la mia preferita la fonte Feja, salso-clorurata-magnesiaca.
Purtroppo molte di questi fonti non sono più disponibili o sono ridotte le quantità di erogazione, come ormai ruderi sono gli antichi alberghi. Presso le fonti Feja, un tempo, era presente uno stabilimento d'imbottigliamento. Gli alberghi più vicini alle fonti, disponevano di strutture d'intrattenimento con pista da ballo, giochi di bocce e varie attività sportive.
Vicino alla fonte Lavagello esisteva una delle più grandi sale da ballo e discoteca, il Paradiso In. Ora esiste solo un divertente parco acquatico e la redazione di Radio City e Telecity.
Lascio l'auto vicino al Palazzo Comunale e mi dirigo verso la Chiesa di San Lorenzo. Con la sua bellissima facciata e l'ingresso anticipato da un maestoso scalone, la Chiesa è un capolavoro del Barocco. L'attuale Chiesa è stata ricostruita nel XVIII secolo su un precedente edificio religioso medioevale in stile romanico e che era affiliata al Monastero ligure di San Fruttuoso. La Chiesa si presenta a tre navate, conserva una bella statua della Madonna del Rosario, opera del Maragliano. Contiene inoltre le urne dei martiri Faustino e Teodora.
Visito con accuratezza la bella Chiesa, segno di devozione e di grande attenzione a così importante bene culturali.
Lentamente risalgo per le strette strade del Borgo che conducono al ricetto. Le case sono molto antiche, presentano splendidi portali, ricchi di decorazioni scolpite nella pietra o realizzate in cotto, peccato per l'asfalto che ha sostituito quello che doveva essere lastricato in pietra.
Raggiungo la Casa del Marchese, un bell'edificio bisognoso non solo di restauri, ma anche di vedere cancellate le moderne brutture che hanno sostituito i più antichi infissi. L'edificio conserva belle finestre a sesto acuto con pregevoli formelle in cotto che le decorano.
Questo edificio del XII secolo, era come afferma la tradizione orale, la residenza estiva del Marchese del Monferrato, ma di certo appartenuta ad un nobile. L'edificio si affacciava sulla porta d'accesso al Borgo detta dell'Olmo, ormai scomparsa e posta sull'adiacente guado sul torrente Albara.
Infatti Castelletto disponeva di due cinte murarie, la più esterna ancora immaginabile nella sua forma con le adiacenti case e i suoi portini d'accesso. Le porte d'accesso, un tempo al Borgo di Castelletto erano tre, rimane ancora quella del XV secolo detta la Gagliarda, restaurata nel 1889 da Alfredo d'Andrate, mentre la porta dell'Ajres andò distrutta nel 1600.
Continuo a inerpicarmi per le strette stradine, ai lati si notano le scritte dipinte sui diversi muri che ricordano come un tempo fosse ricca di alberghi e trattorie, ora ne rimane solo il ricordo negli anziani del paese. Anche l'intitolazione di strade e scalinate ricorda come un tempo vi fossero molte attività commerciali e artigianali.
Raggiungo così la porta d'accesso al Borgo la Torniella, antico ricetto ai piedi del castello.
L'antica porta è denominata della Berlina, a memoria dell'antico strumento di punizione e prigione, a cui erano sottoposti i malviventi e che era collocata vicino alla porta. L'antico ricetto era circondato da possenti mura al cui interno erano appoggiate le case che non potevano avere apertura sulla mura esterne. Oggi non più, anzi l'antico Municipio e Pretura aveva proprio l'accesso dal muro di cortina.
Il Borgo della Torniella è proprio un piccolo scrigno d'arte, cultura, storia e umanità con le sue case addossate e i piccoli cortili. Le sue strade, che si annodano in un circolo rotondo la rendono molto caratteristica. Il Borgo sembra proprio il dominio dei Gatti che sornioni osservano l'andirivieni delle persone, nascosti dietro grate di antiche stalle e magazzini.
Lo stato, un po' decrepito delle facciate delle case, stride con la vivacità dei colori dei panni stesi. Sono molteplici le decorazioni, per lo più affreschi che ornano le piccole stradine intorno al castello; sono riproduzioni degli affreschi presenti nelle varie chiese e cappelle di Castelletto d'Orba e il suo territorio. Come ad esempio le riproduzioni degli affreschi della Chiesa di Sant'Innocenzo o quelle di San Rocco, ma anche della chiesa dell'Assunta di Ovada o della chiesetta del mulino di Silvano d'Orba. Vi sono anche fregi copiati dalla chiesa di Sant'Antonio. Molti anche i proverbi dipinti sui muri delle case e rigorosamente scritti in dialetto.
Il Maniero prepotente si erge sul Borgo con le sue fattezze quadrangolari e l'imponenza massiccia è ingentilita solo da due ordini di bifore che corrono tutt'intorno e una coronatura di merli ghibellini. Una piccola porticina d'accesso, dalla parte del ricetto, è anticipata da alcuni scomposti e grandi gradini in pietra. Dietro l'antica porta gotica vi è il giardino, nascosto dalle mura quasi volesse celare chissà quali segreti e meraviglie.
Il Castello fu di proprietà dei Marchesi del Monferrato fino al XIV secolo, nonostante che per volontà della popolazione, nel 1169 il Borgo fu tra i possedimenti del comune di Alessandria. Diventò feudo di Opizzino Spinola nel 1312 per investitura dell'Imperatore Enrico VII. Nel 1481 fu acquistato dagli Andorno di Genova e per un breve periodo il Borgo si chiamò Castelletto d'Andorno. Ma i Signori di Castelletto in vari periodi furono anche i Doria, gli Spinola e i Trotti.
Pochi sono i castellettesi che hanno potuto ammirare gli interni del castello, e quei pochi mi raccontano di magnifiche stanze affrescate con ricche collezioni d'arte e di antiche armi.
Anche le diverse guerre e le molteplici invasioni, soprattutto durante la guerra di successione spagnola non modificarono l'impianto difensivo del Castello e del Borgo della Torniella.
Appena fuori dal ricetto, si erge maestosa, prospiciente su una piccola piazza, la Chiesa di Sant'Antonio Abate. Alcuni gradini ne anticipano il sagrato che è decorato con ciottoli di fiume bianchi e neri che compongono dei bei disegni. La chiesa risale al XV secolo e l'impianto dell'edificio, sia interno che esterno è in stile Barocco. La facciata della chiesa è tripartita da lesene e modanature, divisa a sua volta in due ordini. Sulla facciata, in quattro nicchie sovrapposte sono poste statue di Santi, mentre nella parte centrale, nell'ordine superiore una grande vetrata colorata permette l'accesso alla luce. Nella cripta della Chiesa, assai luminosa e grande è conservato il corpo di Sant'Innocenzo. Questo corpo non è da confondersi con quello del più famoso Papa. Il corpo di Sant'Innocenzo è quello di un soldato appartenente alla famosa legione Tebea o tebana, ossia alla I legio maximiana. Secondo la tradizione, la mitica legione “fulminante”, così chiamata per i grandi prodigi militari compiuti in Oriente ed era composta da un migliaio di uomini, altri dicono seimila per lo più originari dell'Egitto e più precisamente della zona della Nubia, della Tebaide da cui il nome Tebea, ma anche dell'Etiopia. Le terre di provenienza dei legionari erano stato da tempo evangelizzate e i militari erano quasi tutti cristiani. Addirittura si racconta che il Primicerius, ossia Comandante in capo cioè San Maurizio accettasse nelle sue fila solo cristiani. Per arginare le numerose incursioni celtiche ai confini tra Gallie e l'Italia, la legione fu spostata sulle Alpi nel 286 d.C., sotto il comando di Marco Aurelio Massimiano Erculeo.
Secondo una versione storica, attraversato il passo del Gran San Bernardo e giunti a Octodurum, ora Martigny, prima di affrontare la battaglia, fu ordinato loro di offrire sacrificio agli Dei; ma costoro per lo più si rifiutarono. Al Comando di Maurizio i dissidenti si allontanarono stabilendosi a Saint Maurice, all'epoca Augaunum. Costoro furono seguiti dalla truppa fedele a Massimiano che ne ordinò la flagellazione e decapitazione.
Un'altra versione vuole che la legione si fosse rifiutata di combattere contro delle popolazioni cristiane e pertanto furono decapitati dalle truppe fedeli a Massimiano.
Successivamente, alcuni corpi dei legionari, per volontà popolare furono trasferiti a Roma e in seguito le loro reliquie furono distribuite in vari paesi. I pochi sopravvissuti si sparsero per le Alpi, divenendo a loro volta evangelizzatori.
La tradizione castellettese vuole che la storia delle reliquie di Sant'Innocenzo inizi nel cimitero di Siriaca a Roma. Il corpo, nel 1693, accompagnato da Don Casella, arciprete di Castelletto, raggiunse dapprima la casa della Principessa Altieri, nobile romana per esserne venerato. Imbarcato su una nave, il corpo raggiunse Genova, nel cui porto arriverò il 27 Ottobre 1693, venne ispezionato dal vicario Generale Monsignor Giovanni Stefano Pastoris che ne autorizzò il culto.
Il 12 novembre, con le necessarie autorizzazioni pontificie, il corpo del Santo venne consegnato ai prelati castellettesi.
Il corpo riposò inizialmente nella navata di destra della Chiesa di Sant'Antonio per essere poi spostato nella cripta. Curioso sapere che le sue spoglie si trovano anche ad Aosta e che una sua reliquia è conservata nella Certosa di Calci a Pisa. Ma è anche venerato a Grassano in Lucania dove è il Santo patrono. Ciò mi fa ben pensare che Sant'Innocenzo un miracolo lo fece certamente, moltiplicando le sue spoglie.
Uscito dalla cripta, percorro Via Roma per raggiungere la Porta del XIV secolo della “Gagliarda” restaurata nel 1889 da Alfredo d'Andrade. Varcata la Porta, trovo la Torre Buzzi costruita in stile tardo Gotico agli inizi del X secolo, nel luogo dove si ipotizza sorgesse il primo castello di origine Obertenga, abbattuto nel XVI secolo. Questa è realizzata in solida pietra, posto su uno sperone di roccia, circondato da un antico muro. La torre mi pare un grande dito rivolto al cielo.
Percorro Via San Sebastiano, che prende il nome dalla scomparsa cappella dedicata al Santo, fino a raggiungere il bivio con Via Montesanto dove posto sull'angolo vi è una moderna cappelletta votiva, sicuramente sostitutiva di una più antica.
Percorso un buon tratto di strada, raggiungo il cimitero del Borgo. Sul colle ove si erge il cimitero, vi è l'antica chiesa dedicata a Sant'Innocenzo che domina le valli sottostanti.
Questa Chiesa è la chiesa più antica di Castelletto d'Orba, fu edificata tra il 314 e il 342 sui resti di un antico tempio pagano, forse dedicato alla dea Demetra, protettrice degli agricoltori e dei campi. La chiesa venne eretta in Parrocchia sotto il pontificato di Alessandro III (1159 – 1181 ) con il titolo di Sant'Innocenzo vescovo.
Colpisce subito la sua bella facciata che come il resto del fabbricato è in arenaria locale. La facciata presenta un tetto a capanna con un unico accesso con lunetta e archivolto con motivi vegetali, sormontato da una monofora strombata del VII - VIII secolo. Accedo al suo interno, ormai disadorna, si presenta a navata unica e priva di abside. Rimangono dell'antico splendore degli affreschi del XV-XVL secolo. Tra gli affreschi presenti sulla pareti di destra si riconosce Sant'Andrea, Sant'Innocenzo e Santa Caterina d'Alessandria. Molto interessanti anche le decorazioni presenti nel transetto con San Giovanni Evangelista, San Bernardo, Sant'Innocenzo, San Giovanni Battista e San Sebastiano.
Sopra questo grande affresco, è dipinta l'Annunciazione di Cristo in trono e la Crocifissione. Molti altri sono gli affreschi da poter ammirare ed esco dalla Chiesa, dopo aver respirato un po' di storia medioevale. Dovrebbe essere in questa Chiesa che prima fungeva da Parrocchiale per Castelletto d'Orba, ora sostituita dalla Barocca Chiesa di Sant'Antonio, che il 16 marzo 1169 fu stipulato l'atto in cui alcuni signori di Castelletto d'Orba donano agli alessandrini il Borgo, ossia il castrum e la villa di Castelletto.
Attraversato la strada provinciale, mi inoltro nel Viale della Rimembranza, dove piccole iscrizioni poste su ogni albero, ricordano i nomi dei caduti durante il primo conflitto mondiale del 1915-1918. Il viale è ben conservato, come la sua alberatura, segno di una particolare attenzione e rispetto verso coloro che hanno versato il proprio sangue per la nostra Italia.
Costeggio così il muro del Castello, rientro nel borgo inferiore di Castelletto d'Orba, e prima di prendere l'auto per fare un giro nei dintorni, faccio una sosta davanti all'Oratorio della Purificazione posto nei pressi della Parrocchia di San Lorenzo per ammirarne la semplicità.
Con l'auto raggiungo, poco distante dal parcheggio la fonte della sorgente Cannone con la sua grande vasca in pietra. Questa è probabilmente la più antica fonte di acque pubbliche di Castelletto. L'acqua sgorga da rocce arenacee, posta di fronte al colle ove si erge castello, esattamente dalla parte opposta del Rio Arbara, ed un tempo fuori dalle antiche mura e dalla porta detta dell'Olmo. La fontanella è posta all'interno del lavatoio coperto e costruito nel 1879. La sua acqua è limpida e fresca, ed ha gradevole sapore. Poco distante vi è la diruta Chiesa di San Defendente, un interessante edificio che se restaurato, potrebbe svolgere molteplici funzioni. Sempre in auto raggiungo la piccola chiesetta di San Rocco, dopo essere passato di fronte alla fontana della sorgente della Volpe di cui porto ricordo di un acqua limpidissima e freschissima. La chiesetta di San Rocco, che si presenta a navata unica, ricorda la protezione invocata dagli abitanti del Borgo a protezione della pestilenza. Nei sui pressi vi è l'abside, ciò che rimane dell'antica chiesetta di Santa Limbania, protettrice dei mulattieri, distrutta per far spazio alla strada. Subito vicino vi è collocata un'altra fonte e sorgente d'acqua detta di Santa Limbiana, trasformata in fontanella all'interno di un piccolo parco giochi.
In auto giungo così, dopo aver passato diverse fonti solforose indicate come di San Rocco e percorso una lunga, irta e stretta strada coronata da alti alberi, la borgata Bozzolina. Questo piccolo, gruppo di case immerse nel verde posta su una collina prospiciente Castelletto d'Orba pare uno smeraldo luminoso. La manciata di case sono dominate dalla chiesetta di Santa Maria Ausiliatrice costruita a fine del XVIII secolo. Questo Borgo settecentesco nacque per lo spostamento di due famiglie numerose dal centro di Castelletto d'Orba. La Bozzolina, il cui toponimo dovrebbe derivare da Bosso o biancospino, inoltre custodisce uno dei più antichi torchi presenti in Piemonte che serviva per creare l'olio dalle noci. Il torchio è datato 1716.
La borgata pare sia nata nella prima metà del XVIII secolo, quando alcuni abitanti si spostarono da Castelletto per venirci ad abitare. Visitata la Chiesa, il museo del Torchio e visto il forno comune, rientro verso l'abitato di Castelletto.
Mi soffermo alla fonte di San Rocco, anche detta dello zolfo, proprio per le sue proprietà, questa sgorga sulla destra del Rio Arbarola, poco a monte della confluenza nel Rio Arbara.
Una lapide in marmo ricorda che essa è di proprietà Tacchino, ma i castellettesi hanno diritto di fruizione, ciò in ottemperanza ad una antica consuetudine trasformatosi poi in atto formale del 1943.
Poco distante dalla Fonte San Rocco, al di là della strada, vi è la Fonte Punta che prende il nome dalla famiglia già proprietaria del terreno ed è oggi questa sorgente minerale di proprietà del Comune di Castelletto.
L'acqua fuoriesce da due tubicini inseriti in una caratteristica costruzione a cilindro in cemento, posta sotto il piano di campagna raggiungibile da una breve e comoda scalinata. Quest'acqua ha odore e sapore solforose, ma era considerata "ferruginosa" fino a non molto tempo fa.
Dopo essermi dissetato ad una delle fonti di San Rocco, poste lungo un bel viale alberato, un tempo costeggiato da importanti alberghi, oggi inghiottiti dalla vegetazione che ne nascondono ormai le forme, dirigo l'auto verso la Chiesa della Madonnina.
Sono anche molto dispiaciuto di non poter andare a visitare la chiesetta campestre di Santa Caterina, immersa nel verde delle colline e rivolta verso l'antico Borgo, ma è raggiungibile solo a piedi e il sentiero è purtroppo impercorribile per la folta vegetazione che lo ricopre.
Raggiungo la Chiesetta della Madonnina o di San Bernardo che si trova lungo la Strada provinciale 175, appena fuori dall'abitato di Castelletto d'Orba, in direzione della strada provinciale 155. Questo edificio si presenta con un bel porticato posto davanti all'ingresso, la sua facciata è tripartita da leggere lesene che sorreggono un semplice, ma elegante frontone triangolare. La Chiesetta ha sulla facciata un'ampia finestra quadrilobata che ne garantisce la luminosità interna. L'interno è semplice ma decoroso ed è a navata unica. Si racconta che sul luogo si fosse fermato, per predicare, il Santo senese.
Poco distante sorgeva la Chiesetta di Santa Maria delle Vigne, ormai scomparsa, ma fortunatamente i preziosi affreschi che custodiva sono stati staccati e conservati, uno di questo, rappresentante Santa Maria delle Vigne è custodito nella sala consigliare di Palazzo Ghilini, sede della Provincia di Alessandria.
Se dovessi percorrere tutta la S.P.175 fino all'incrocio con la S.P. 155 troverei la cascina Sant'Agata con l'omonima chiesetta, poco discosta dall'ingresso principale ed immersa in un piccolo boschetto di Acacie. Un tempo questo era un insediamento monastico dipendente dal Monastero di San Fruttuoso.
Anche questa chiesetta campestre, è ben conservata e sicuramente fu oggetto di attenta venerazione nelle diverse rogazioni campestre. Invece con l'auto, prendo la strada che conduce a Castelvero e che transita sul fianco del parco acquatico Lavagello e agli studi televisivi Telecity di 7 Gold e RadioCity.
Telecity è una storica emittente televisiva privata del Piemonte fu fondata nel 1977 per iniziativa dell'imprenditore Giorgio Tacchino. Anche l'emittente radiofonica RadioCity nasce per opera di Giorgio Tacchino nel 1976. Un tempo vi era anche una grande e famosa discoteca “Paradiso IN” ormai chiusa da tempo e dove vi suonarono tra i più importanti complessi musicali degli anni Settanta e Ottanta.
Lungo la strada vi è la Fonte Lavagello, un tempo fu anche imbottigliata come acqua minerale ma le sue caratteristiche solforose non ne consentirono l'uso come acqua da tavola. In base alla prima analisi la sorgente era considerata salso-solfatoalcalina-terrosa e prescritta nelle malattie gastro-intestinali, urinarie e del ricambio.
Arrivato a Castelvero, ove ora sorge il Resort Villa Carolina con annesso campo da Golf, mi soffermo a pensare che proprio qui vi furono ritrovamenti dell'antico periodo di dominazione romana, che fa pensare ad un antico insediamento. Qui vi sorge un elegante palazzo signorile edificato nel 1779 da Anton Giulio Raggi che restauro i più antichi edifici e la chiesetta di San Marzano. Infatti qui vi esisteva una grangia cistercense con la chiesa dedicata a San Marziano, facente parte del Monastero di Tiglieto. Raggiungo la località Passaronda, dove all'incrocio della strada comunale per questo piccolo Borgo si prospetta una piccola chiesetta, dedicata a Santa Maria delle Grazie, decorosamente conservata e abbellita da vasi di fiori. Salgo così per la borgata Passaronda, dove antiche case e nuove abitazioni si confondono. Le grandi corti ricordano come l'attività principale sia l'agricoltura. Attraversata la borgata e salito sulla collina lungo la strada comunale della Bicocca, raggiungo, dopo un tratto a piedi tra un bellissimo paesaggio fatto di filari di vigne, un piccolo boschetto, ove al colmo, protetto dai frondosi alberi vi è la chiesetta dedicata a Sant'Anna. Nonostante sia lontana dalle case e la strada per raggiungerla non sia confortevole, è in ottime condizioni. La chiesetta a navata unica e tetto a capanna ha una facciata in pietra e mattoni con un'unica porta d'accesso, affiancata da due finestre rettangolari. Due panche in pietra sono poste sotto le finestre. Una grande apertura vetrata quadrilobata è posta sopra la porta d'accesso. Non ha un campanile o una cella campanaria ma una piccola campana posta nei pressi dell'accesso esterno alla sacrestia.
Poco distante, sull'adiacente colle c'è il Borgo dei Crebini –Cazzuli, due borgate unite da un'unica Chiesa Parrocchiale dedicata a San Francesco d'Assisi e che raggiungo agevolmente. Storica la rivalità campanilistica fra le due comunità, dove gli aneddoti tra il vero e il faceto non mancano e che ne fanno ancora oggi narrare le antiche rivalità. Anche questo Borgo si distende sulla cresta di un verdeggiante colle, dove file di ordinate vigne ne disegnano arabeschi campestri. Si erge tra le due borgate la chiesa e la scuola materna intitolata a Pio XI. Davanti alla scuola materna si erge un alto monumento che raffigura l'arcivescovo Monsignor Andrea Cassulo, opera del prof Berti Fiorentino. L'arcivescovo nacque a Castelletto d'Orba il 30 novembre 1869; Compiuti gli studi classici presso gli Scolopi di Ovada e nel Collegio San Giorgio di Novi Ligure, e quelli teologici nel Seminario vescovile di Chiavari, si laureò nel 1898, presso l'Angelicum di Roma. Fu prima prelato a Pontremoli fino al 1899 poi, fino al 1911, a Firenze, sede cui divenne canonico della cattedrale metropolitana di Santa Maria del Fiore nel 1904 e poi nel 1911, venne nominato vicario generale dell'arcidiocesi di Firenze. Nominato vescovo nell'aprile del 1914 da Papa Pio X, prese possesso, nel settembre 1914, della diocesi, nella quale rimase per oltre sei anni, fino al 25 gennaio 1921, quando Benedetto XV lo promosse arcivescovo titolare di Leontopoli di Augustamnica e lo nominò delegato apostolico in Egitto ed Arabia. Nel maggio 1927 fu inviato nell'America Settentrionale, quale delegato apostolico nel Canada e Terranova, dove rimase fino al 14 giugno 1936 quando ricevette la nomina a nunzio apostolico in Romania.
Durante i difficili anni della Seconda Guerra Mondiale, si adoperò a favore degli ebrei. Nel 1944, quando il Paese fu occupato dalle truppe sovietiche e, all'inizio del 1946, dopo essere stato dichiarato persona non grata, rientrò a Roma.
Nel giugno 1947 fu inviato a Istanbul come delegato apostolico in Turchia, nonché amministratore apostolico sede vacante del vicariato apostolico di Costantinopoli. Ricoprì questi incarichi fino alla morte, avvenuta, ad oltre 82 anni, ad Istanbul, il 9 gennaio 1952. Le sue spoglie trovarono sepoltura nella Chiesa Parrocchiale della frazione Crebini-Cazzuli, suo paese natale, in una tomba sormontata da una riproduzione della Pietà di Michelangelo.
La chiesa di San Francesco d'Assisi è la terza Parrocchiale di Castelletto d'Orba. La prima pietra di questo edificio venne posata nel 1924. Nel 1949 si decise di ampliare l'edificio, dato il crescente numero di fedeli, modificandone la facciata con timpano in stile toscano. La nuova facciata rende imponente l'edificio, anche grazie alla maestosa scala che vi si prospetta anteriormente.
Mentre mi aggiro nella borgata, un piccolo meticcio cane, silenziosamente mi scorta, quasi a seguire le mie orme e controllare ciò che vado ad osservare, proprio un piccolo sceriffo di borgata.
Raggiungo cosi la piccola e moderna cappelletta della Madonna dell'Immacolata Concezione indicata localmente come cappella della Madonna della noce, perché un tempo sorgeva un albero di noci nei suoi pressi.
Ripresa l'auto, sempre seguito dal cagnolino sceriffo, che si allontana solo dopo che ho messo in moto il veicolo, raggiungo così lungo la strada che conduce al paese di San Cristoforo un altro antico edificio religioso, posto anch'esso su un colle, circondato da alti alberi che non lo rendono visibile dalla strada. Si tratta della Chiesetta di Santo Stefano a cui la devozione popolare deve essere abbastanza fervente, viste le ottime condizioni in cui la trovo. Anch'essa è a tetto a capanna, realizzata in pietra squadrata. Con un bel portale d'accesso in pietra con sopra in una lunetta un Cristo risorto realizzato in terra cotta smaltata, protetto da una carina tettoia in legno. Sopra un bell'oculo strombato con una vetrata raffigurante un santo, forse Santo Stefano.
Rientro verso il centro abitato di Castelletto d'Orba per raggiungere lungo la strada che conduce a Montaldeo un ultima interessante chiesetta, quella di San Bernardo. Ma prima di raggiungerla, proprio ai piedi della borgata Crebini e Cazzuli, lungo la S.P. 176 mi soffermo in località Feja, alla fonte Sovrana, che sgorga sulla sinistra dell'Albedosa per riempirmi una tanica di fresca e limpida acqua medio minerale naturale. Un tempo qui vi sorgeva lo stabilimento di imbottigliamento Fonti Feja, purtroppo ora chiuso. Raggiungo così la piccola Chiesetta di San Bernardo, che si prospetta su un rilievo lungo la strada principale. Le sue piccole forme, risaltano grazie alla bianca intonacatura in mezzo al lussureggiante verde che la natura mi offre in questa stagione. Questo piccolo edificio religioso è molto semplice nelle sue forme con tetto a capanna, una piccola porta d'accesso e due quadrate finestre laterali; possiede un oculo nel timpano del frontone. Anche il suo interno è molto semplice.
Sono particolarmente lieto di aver oggi percorso le strade di questo antico Borgo, ove mi sono immerso nella storia e nella tradizione locale, elementi che fanno unici questo meraviglioso territorio.