Blog di Dante Paolo Ferraris

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Bergamo (V parte)

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BergamoPosso così girare intorno alla Basilica di Santa Maria Maggiore, soffermarmi a osservare un tondo scolpito tra i tanti fregi presenti posto sull'abside principale. Si narra che il volto barbuto rappresentato sia quello del Magister Fredo o Frodo, progettista e architetto. Non si ha certezza di nulla, tanto meno si conosce l'origine di questo Magister, si ipotizza fosse un maestro comacino.
Prima di iniziare la mia passeggiata su Via Arena, sosto un attimo davanti alla fontana di Antescolis che si trova vicino alla porta posteriore della Basilica, detta appunto della Fontana, posta in Via Arena. Questa era uno degli antichi lavatoi risalente probabilmente al XII secolo. Importante sapere che un tempo le fontane cittadine erano chiuse da una cancellata ed avevano precisi regolamenti d'uso. Ad esempio era vietato l'utilizzo di secchi che non fossero di rame, dovevano rimanere chiuse negli orari notturni ed erano protette da grate. Questo perché un tempo le città erano sovente infettate dalla peste e da altre forme virali mortali, le sorgenti e le fonti andavano protette per limitare i contagi, per questo motivo era vietato svolgere attività nelle vicinanze che potessero inquinarne l'acqua.
Inizio a percorrere Via Arena, già contrada di Santa Grata, questa è una strada di Bergamo che unisce Piazza Padre Reginaldo Giuliani, ossia la piazza posta sul retro della Basilica di Santa Maria Maggiore con il Vicolo muro di Santa Grata ove termina davanti al seminario vescovile. Questa strada ha la pavimentazione in ciottolato con marciapiedi pedonali in pietra posti su entrambi i lati ed è chiusa al traffico automobilistico se non per i residenti.
In Via Arena 3, sotto il porticato di una casa d'angolo con la Piazza Rosate, trovo un sarcofago o meglio un Arca. Questa fu ritrovata sotto la pavimentazione della Basilica di Santa Maria Maggiore nel gennaio del 1950. Scoperta che comunque era già stata segnalata nel 1651 da Padre Donato Calvi e che scrisse che il ritrovamento fu casuale. La mancanza di particolari indicazioni sul sarcofago, ma la presenza all'interno di ossa con un bastone di comando, una spada e un dado in avorio fece presumere, erroneamente che ci si trovasse davanti alle spoglie del Capitano Bartolomeo Colleoni. Le spoglie del "cavaliere misteriose" furono poi riposte in un urna di ebano e zinco ricollocate nuovamente sotto la Basilica di Santa Maria Maggiore, mentre sul sarcofago fu incisa l'errata abbreviazione di "Cap. B. Coll." dovuta all'erronea intitolazione. Il sarcofago fu poi spostato sotto il porticato di questo stabile, detta anche Casa del Fornaio e poi del Priore della Basilica.
Ma una bellissima sorpresa, un vero gioiello Romanico, lo trovo proprio alle spalle della Basilica di Santa Maria Maggiore. Si tratta di un piccolo edificio religioso della prima metà dell'XI secolo realizzato tutto in pietra arenaria bruna. Si tratta della più antica Chiesa di Bergamo, purtroppo non visitabile, di cui le prime notizie risalgono al 1133 identificata come "cappella episcopi". La sua particolare posizione, chiusa tra la Basilica e i palazzi della curia, ne hanno per secoli salvaguardato l'aspetto.
L'esterno, si presenta in due ordini sovrapposte, la parte inferiore quadrilobata, divisa da lesene che si intercalano ciascuna da tre archetti. Mentre la parte superiore, a forma ottagonale, presenta finestre rettangolari, che sicuramente sostituiscono delle bifore preesistenti.
Nella cantina di Casa Angelini, un bel Palazzo del XIII secolo ma ampliato e ristrutturato, sito in via Arena 18, sono stati ritrovati durante i lavori di ristrutturazione del 1963 importanti resti archeologici di abitazione romana. Casa romana, probabilmente abitata tra il I e IV secolo d.C che fu ribattezzata Domus di Lucina, dal nome inciso su una terrina d'argilla ivi ritrovata. I materiali recuperati, coppe, tegami, terrine e gli affreschi, sono conservati nel civico museo archeologico di Bergamo.
Sopra questi resti di abitazione romana fu edificato nel Medioevo la Torre dei Migliavacca dei Rivola, successivamente l'abitazione divenne nel XV secolo l'Hospitium ossia l'Ospedale di Santa Maria Maggiore. Passato poi a sede della Scuola Musicale di Johann Simon Mayr frequentata da Gaetano Donizetti. Un'epigrafe posto sulla facciata ricorda questo evento, ora l'edificio è un abitazione privata.
Al civico 10 trovo l'edificio della Domus Magna, sede della Fondazione MIA. Questa Fondazione sorse a Bergamo nel 1265 come Congregazione della Misericordia Maggiore, con scopo caritativo ed assunse l'attuale intitolazione nel 2004. I locali della Congregazione nel 1506 furono anche luoghi di educazione con scuole pubbliche e relativo convitto che poi dal 1566 venne denominata Accademia Mariana che aveva come scopo primario la formazione di chierici per la Basilica di Santa Maria Maggiore. Nei suoi ambienti si conservavano anche i generi alimentari e il foraggio per le famiglie indigenti. Un tragico fatto avvenne durante la carestia del 1629, i suoi locali furono assaliti dai bisognosi in attesa della distribuzione gratuita del pane, e nella ressa morirono soffocate decine di persone.
Il XVII secolo vide la necessità di ampliare il fabbricato per poter ospitare gli studenti del collegio Mariano che necessitavano di alloggio. L'immobile, chiuso tra Via Arena e Via San Salvatore, obbligò i costruttori ad ampliare l'edificio in altezza. Il fabbricato presenta una grande ala barocca così come lo scalone con le decorazioni che porta ai piani superiori. Bellissimo il loggiato che si affaccia sul cortile, presente un bell'orologio del 1784.
Curiosa una storia che si narra su questo fabbricato. Si dice che a meta del XV secolo il fabbricato necessitasse una importante ristrutturazione, ma subito iniziarono problemi con il confinante Antonio Bonghi che era un noto giurista ed esecutore testamentario di Bartolomeo Colleoni, il quale venne brutalmente assassinato nel marzo del 1484. Costui pare fosse stato assassinato da Davide Brembati e dal conte Trentino Paride da Lodrone, rispettivamente figlio e genero del conte Bartolomeo Brembati. Quest'ultimo era l'allora presidente del consiglio della Fondazione MIA. La cosa venne tenuta segreta per non mettere in cattiva luce la Congregazione e le sue attività benefiche, da qui la leggenda che l'assassinio si sia perpetrato ad opera di ebrei provenienti dal Trentino.
Invece Palazzo Morandi, posto al civico 26 è la sede dell'Istituto delle Suore di Santa Orsola delle figlie di Santa Angela Merici. L'edificio presenta un grande portale Cinquecentesco. Sulla via s'affaccia anche la Chiesa di Santa Grata in Columnellis, comunemente chiamata Chiesa di Santa Grata che fa parte del monastero benedettino claustrale omonimo. L'antico nome Columnellis riporta alle colonne del porticato esterno presente nella originale chiesa. Il monastero di Santa Grata è il più antico di Bergamo, si fa risalire la sua fondazione nel IV secolo, ad Adelina, moglie di Lupo, duca di Bergamo, e mamma della stessa Santa Grata. Questa Santa fu una matrona cristiana vissuta tra III e IV secolo a Bergamo; ebbe in questa città una devozione tanto viva da far edificare due chiese a lei dedicate, quella chiamata Santa Grata inter Vites, dove avvenne la sua sepoltura, e questa posta in Via Arena. Sulla parete esterna alla Chiesa, quella che si affaccia sulla strada, sono visibili sei archi a sesto acuto e due capitelli corinzi murati a testimonianza di un antico porticato poi murato.
Invece è del 1649 il bel portale del monastero composto da due piedritti laterali che terminano con due grandi telamoni che pare sorreggere la trabeazione e un grande frontone spezzato curvilineo con volute. In una nicchia posta centralmente sopra il portone sono presenti le due statue di sant'Alessandro e Santa Grata, al centro la Madonna con il Bambino. Ovviamente l'accesso è interdetto ma l'interno della chiesa si presenta a un'unica navata, con tre cappelle su entrambi i lati.
Raggiungo così il Seminario Vescovile posto in fondo a Via Arena sul colle San Giovanni ed è intitolato al bergamasco Papa Giovanni XXIII. L'edificio del Seminario, ristrutturato nel XX secolo, si presenta con un grande e magnifico edificio. Dalla strada ammiro una bella statua a grandezza naturale di Papa Giovanni XXIII benedicente ed è collocata sopra l'ingresso principale dell'istituto. Lasciato Via Arena mi inoltro in Via San Salvatore. Fin da subito trovo una bella lapide con ampi decori e volute con un medaglione in rilievo che raffigura l'immagine della contessa Paolina Grismondi Secco Sguardio. Costei fu una poetessa nata a Bergamo l'11 marzo 1746 in questa casa ed era conosciuta come Lesbia Cidonia all'interno dell'Accademia della Arcadia. Il letterato, accademico e matematico Lorenzo Mascheroni le dedicò un Invito a Lesbia Cidonia, anch'egli facente parte dell'accademia dell'arcadia con il nome di Dafni Orobiano Ma apprezzamenti li ricevette anche da Voltaire e da Giuseppe Parini.
Poco distante vi è la Chiesa del Santissimo Salvatore o San Salvatore o meglio ancora Chiesa dei disperati o dei casi disperati. All'esterno della Chiesa, trovo ai lati dell'ingresso due grandi statue di angeli opera di Giuseppe Siccardi che precedono una bella cancellata in ferro. Una bella scalinata anticipa l'ingresso coperto. L'interno è a un'unica navata con la pareti dipinte a damasco. Mi soffermo a osservare la preziosa tela di Giambattista Tiepolo "San Giuseppe col Bambino" posto sull'altare di destra. Invece sulla parete di sinistra è conservato un dittico del XV secolo raffigurante la Madonna con Bambino e San Pantalone vescovo di Nicomedia, protettore dei medici. Anche questa Chiesa racconta una storia che sta tra verità e leggende. Infatti si narra Effemeride sacra profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo del 1676 del monaco Donato Calvi che le origini della Chiesa sia dovuto a Lupo duca di Bergamo, convertito al cristianesimo dalla figlia Santa Grata e che donò nel 299 il terreno per la costruzione di una chiesa dedicata al santissimo Salvatore, che sarebbe diventato il luogo della sua sepoltura. Altri raccontano invece che l'edificazione della Chiesa sia voluta dai longobardi scesi in Italia nel 569. Di certo c'è che i restauri del 1910-1911 riportarono alla luce un'epigrafe incisa sull'arcata tra la navata e il presbiterio che recita. Divo Lupo/Structum anno salutis 299/Refectum 826/Sumpibus Viciniae Parochialis Di certo si sa solo che la Chiesa abbia una storia molto antica, ma poi il resto si confonde tra fantasia e realtà.



Fine V parte.