Blog di Dante Paolo Ferraris

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Bergamo (VI parte)

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BergamoPercorro tutta Via San Salvecchio, ove in uno slargo che prende il nome di Piazza Zavadini si affaccia il Rettorato dell'Università di Bergamo. Via San Salvecchio si conclude incrociando Via Colleoni. Il Rettorato è ospitato nell'ex-Palazzo Quattrini. Questo edificio storico risale alla prima metà del XVII secolo e dista a pochi metri da Palazzo Grumelli Pedrocca già Medolago che ho appena visto di sfuggita in Via San Salvatore e che risale alla fine del XVIII secolo.
Raggiungo Via Colleoni che percorro in entrambi i sensi di marcia, strada che i bergamaschi familiarmente chiamano Corsarola e che rappresenta il luogo di passeggio preferito per chi va in Città Alta. Chiusa al traffico è sicuramente la passeggiata perfetta per chi vuole immergersi nel passato, quando Bergamo sorgeva solo sulla parte collinare.
È un passeggio sempre molto affollato dove s'incontrano studenti universitari, turisti, massaie ma anche molti residenti che frequentano i negozi, i bar e i ristoranti presenti lungo la via. Non posso non sostare davanti alle vetrine a curiosare sulle delizie gastronomiche locali come lo Strachitunt, formaggio a pasta cruda tipico della Val Taleggio, come ovviamente il più noto formaggio Taleggio a pasta molle. Altri formaggi bergamaschi a marchio sono il Bitto, il Formai de Mut. Voglio ricordare i casoncelli, una specie di ravioli di pasta fresca, ripieni di carne macinata, amaretto, uva sultanina e uova, obbligatoriamente conditi con burro, pancetta, salvia e formaggio grana. La tradizione per eccellenza per i secondi piatti è data dagli "oselì scapacc", cioè involtini di carne farciti con lardo e salvia. Mi allontano da questa vetrina che è tentatrice e riprendo la mia passeggiata.
In questa strada che segue il tracciato dell'antico decumano romano, ai numeri civici 9-11 sorge l'abitazione del Colleoni, ora sede del Luogo Pio della Pietà, istituzione benefica privata fondata dal condottiero. Il fabbricato era originariamente di proprietà della famiglia Suardi, passato poi al Colleoni che ne fece la sua residenza estiva. Il condottiero che non aveva avuto figli maschi, fondò nel 1475 l'ente caritatevole della Pietà assegnando la sua residenza come sede, con l'obbligo di non alienazione. L'istituto Luogo Pio assegnò alle giovani donne povere in età da marito, o con la devozione monacale, la dote necessaria. I fondi erano ricavati dagli affitti dei beni immobili e diritti sulle acque di proprietà del condottiero. L'ente continua a essere attivo ma nel 1975 ha modificato la modalità della sua donazione, abolendo il diritto alla dote e sostituendolo con un aiuto economico assegnato alle donne che per vari motivi sono emarginate e private dalla dignità sociale. Non posso accedervi ma si racconta di splendidi saloni affrescati con preziosi soffitti a cassettoni.
La storia dell'antico decumano è raccontata all'interno di un negozio, che conserva antiche vestigia romane, si tratta di un pavimento a mosaico il cui motivo decorativo sono piccole tessere bianche e nere. Vi è anche la testimonianza storica medioevale di una fontana, detta di Sant'Agata, risalente al XII secolo che rimase nascosta perché successivamente murata e poi recentemente riportata alla luce. Un'altra curiosità della "Corsarola" è la presenza nel trecentesco edificio detto "La Casazza" di alcune sculture, creazioni artistiche in bronzo recenti che sembrano voler uscire dalla scura pietra dell'edificio. Rappresentano la terra, l'aria il fuoco e l'acqua, ma al fianco dei quattro elementi naturali vi sono anche il Sole e la Luna. Il nome "Casazza" indica un palazzo particolarmente grande, come lo volle nel 1357 Balduino Suardi per manifestare la grandezza del proprio casato. Costui divenne parente dei Visconti in quanto il figlio Giovanni sposò la figlia di Bernabò Visconti.
Quasi al termine di via Colleoni vi è l'antica Chiesa di Sant'Agata del Carmine, questo edificio religioso, ancora intitolato solamente a Sant'Agata, venne sconsacrato durante l'occupazione napoleonica del 1797, poi riconsacrata nel 1799 con la nuova intitolazione: Chiesa del Carmine, in onore dei padri carmelitani del monastero adiacente. Il monastero carmelitano, attivo dal 1391, fu chiuso a fine Settecento con la piccola Chiesa di Santa Maria Annunciata.
Questa Chiesa era già presente prima dell'anno Mille e fu ricostruita nel 1357 dagli Umiliati, passò poi all'ordine dei carmelitani. Nel 1450 e ancora nel 1489 e 1627 venne ampliata. Negli anni dal 1719 al 1730 venne compiuto un nuovo grande ampliamento, acquistando le proprietà private e realizzando più ampie cappelle e rafforzando i piloni di sostegno oltreché il tetto. La facciata è invece è del 1883 ed è di fattura molto semplice. Divisa in due ordini presenta nel primo un rivestimento in pietra arenaria e in pietra di Zandobbio. Il secondo ordine è suddiviso da quattro lesene con capitelli corinzi dove poggia il timpano triangolare, con una grande finestra ad arco a tutto sesto posta centralmente. La facciata presenta tre ingressi, uno centrale con arco in pietra e lunetta e due minori laterali. La Chiesa internamente si presenta a un'unica navata con cinque grandi finestre laterali. Le cappelle cinque laterali per lato, contengono dipinti dei miglior artisti bergamaschi del XVI e XVII secolo e una bellissima ancona lignea intagliata di scuola veneziana del XV secolo. Sicuramente la più importante e imponente è la Cappella dedicata alla Madonna del Carmine, che ospita un pregiato altare Barocco realizzato su disegno del famoso architetto Filippo Juvarra. È impressionante la pulizia e l'ordine che esiste in queste antiche strade e piazze dai selciati in pietra, eppure la gente che vi transita è moltissima, ma anche tante sono le presenze discrete della locale Polizia Municipale
La via termina in Piazza Mascheroni, la 'Piazza Nuova', importante per il mercato che aveva luogo nel XVI e XVII secolo, sulla quale affacciano il settecentesco palazzo Roncalli e la torre dell'Orologio o della Campanella di origine trecentesca che dà accesso alla Cittadella. La Piazza che oggi è dedicata a Lorenzo Mascheroni, insigne matematico e letterato della seconda metà del XVIII secolo, venne realizzata nel Cinquecento dai veneziani e fu denominata Piazza Nuova per distinguerla dalla Piazza Vecchia. Fu voluta come luogo per il mercato e per le contrattazioni, secondo lo schema che i veneziani andavano realizzando in tutte le città come piazze delle erbe. Realizzata in stile rinascimentale fu il cuore commerciale di Bergamo per molto tempo. Fintanto che con la costruzione delle Mura Venete i commerci si spostarono fuori dalla città-fortezza. Il mercato dei grani aveva luogo tre giorni alla settimana, fino al 1676.
Sulla Piazza si affaccia la torre della Campanello che da accesso alla Cittadella, eretta nel XIV secolo per scopi difensivi. La torre oggi è interamente intonacata ed è arricchita da un originale affresco dipinto nell'Ottocento nel periodo di dominazione di Bergamo da parte austroungarica. Oltre all'aquila bicefala, simbolo della dominazione asburgica, nell'affresco sono presenti gli stemmi delle due grandi signorie che hanno caratterizzato la storia di Bergamo: il biscione con un uomo fra le sue fauci, simbolo dei Visconti, e il leone alato, stemma dei veneziani che dominarono Bergamo per oltre tre secoli e mezzo, dal 1428 al 1797. Un tempo vi erano affrescate le raffigurazioni dei Santi Fermo e Rustino ormai scomparse. All'interno del sottopassaggio della porta, in una nicchia vi è la raffigurazione della Madonna benedicente con il Bambino con una aureola luminosa, un San Cristoforo dalla veste rossa con il Bambino sulla spalla, forse raffigurazioni realizzate quali ex voto nel XVI secolo. Alla sommità della torre vi è una cella campanaria che per la presenza di una campana dà il nome alla stessa, ossia "Torre della Campanella", sotto la quale vi è un grande orologio. La Torre presenta una porta ogivale che collega Piazza Mascheroni al cortile della Cittadella. Sopra questa bella porta vi è un originale balconcino con ringhiera in ferro. Sulla piazza si affaccia anche Palazzo Roncalli realizzato in stile settecentesco, ma su una antica loggia mercantile cinquecentesca incorporata nelle successive ristrutturazioni. La famiglia Roncalli che commissionò l'edificazione dell'edificio era originaria della Valle Imagna e si stabilì a Bergamo nel XIV secolo, infatti erano una famiglia di commercianti affermati. Il Palazzo subì nel tempo varie modifiche, volute dalle diverse famiglie che ne furono i proprietari, come i Sonzogno, gli Albani e i Benaglio.
L'edificio è a pianta poligonale irregolare ed è composto da più fabbricati, si presenta su tre piani più il mezzanino, con il tetto a più falde, e con un cortile all'interno a forma irregolare. Però la parte che si affaccia su Via Mascheroni è invece simmetrica, al piano terra vi è un bel portale ad arco a tutto sesto, con due colonne laterali che sorreggono un balconcino. Sulle facciate sono presenti diversi affreschi, sono raffigurate due teste leonine, un giovane con uno scettro, una Venere sfortunatamente molto danneggiata, un suonatore di flauto, e due garzoni che spostano sacchi di granaglie. Quest'ultimo fu oggetto di particolare discussione in quanto, a causa di una parte mancante proprio sul viso dei due giovani, uno sguardo non attento può vedere con l'immaginazione un bacio passionale tra due personaggi, e non la vicinanza di due giovani che spostano sacchi di granaglie.
Sostando sulla Piazza osservo che i turisti l'attraversano velocemente, come se non percepissero la sua presenza e i suoi tesori. Ma se si fermassero qualche minuto e si guardassero intorno scoprirebbero tanti piccoli segreti di una Bergamo affascinate. Decido di oziare qualche minuto seduto su una panchine, ombreggiata dalle fronde degli alberi. Posso così osservare da una posizione comoda e privilegiata la vera di un pozzo, detta anche puteale, si tratta di balaustra di protezione chiusa attorno al foro di un pozzo. Questa vera è di forma ottagonale ed è realizzata in marmo e fu costruita nel Settecento per estrarre l'acqua dall'enorme cisterna che si trova sotto la Piazza, una riserva d'acqua. Pozzo particolarmente importante durante l'epoca veneziana. Un tempo era alimentata da una piccola sorgente che sgorgava nei pressi della Cittadella ma anche alimentata dagli scoli dalle acque piovane. Tra l'altro mi sovviene che avevo letto da qualche parte che in questa Piazza i veneziani organizzavano degli eventi taurini, soprattutto il Giovedì Santo, corride anche con una dozzina di tori.
Riprendendo la mia passeggiata il mio sguardo corre fugace sulla Porta del Pantano inferiore, insieme a quella Superiore, ora scomparsa, costituiva uno degli accessi principali alla città. La torre conserva affreschi del Cinquecento e del Seicento che ne decorano la facciata. Vicino a questa porta vi è la moderna scultura di Torus. Si tratta di un grande anello di acciaio realizzato da David Harber che venne realizzata nel 2018 durante l'edizione dell'evento "I Maestri del Paesaggio". L'opera fu talmente apprezzata che si decise di mantenerla nella sua collocazione anche dopo la fine della manifestazione.



Fine VI parte.