Blog di Dante Paolo Ferraris

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Bergamo (X parte)

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BergamoLa Rocca di Bergamo si trova sul colle di Sant'Eufemia, da cui domina la città bassa e la pianura circostante e sguardo arriva fino alla corona delle Alpi Orobie. Questa fortificazione di origine trecentesca, ha ancora oggi un evidente funzione militare che la contraddistinse nel corso dei secoli. Le sue mura, il suo camminamento di ronda e il fabbricato dei bombardieri, raccontano i mutamenti della città, soprattutto le trasformazioni della città tra Ancien Regime e Unità d'Italia.
La costruzione della rocca iniziò nel 1331 per volere di Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia e proseguirono con i Visconti, furono ultimati nel 1336. In particolare Azzone Visconti volle creare opere di fortificazioni non solo a difesa di nemici esterni ma anche contro ogni velleità di ribellione bergamasca. Insomma funse sia come difesa ma anche come strumento di repressione e di controllo del territorio. Nel 1428 alla signoria viscontea successe la Repubblica di Venezia che portò a nuove opere di fortificazione. Al mastio della Rocca furono aggiunti i torrioni circolari, di cui uno ancora oggi lo caratterizza, al suo interno vi è un fabbricato che è la cosiddetta scuola dei Bombardieri ossia la caserma degli artiglieri.
La Rocca mantenne la sua funzione militare anche durante il breve periodo napoleonico, 1797-1814, e poi nuovamente sotto la dominazione austro-ungarica, dal 1814 al giugno 1859, fino alla conquista delle truppe garibaldine. Atmosfera risorgimentale che ancora si respira tra le sue mura in cui rivivono le storie dei 180 bergamaschi facenti parte dei Mille che si unirono a Garibaldi nell'eroica impresa. Nella seconda metà del XIX secolo fu utilizzata come carcere, fino agli anni Venti del secolo scorso quando il complesso passo al Comune di Bergamo. Fu da allora che è soprattutto utilizzato come monumento celebrativo della storia risorgimentale bergamasca.
Accedo attraverso salita e supero l'antica porta dove ancora si possono vedere gli scassi dei bolzoni di un antico ponte levatoio. Sulle mura di questa porta vi sono due lapidi con il lungo elenco dei caduti bergamaschi nelle ultime guerre. Accedo cosi al parco delle Rimembranze posto ai piedi Rocca di Bergamo. Il parco conserva lapidi e memoriali di numerosi corpi militari come Carabinieri, Avieri, Marinai e molti altri che hanno combattuto nelle due guerre mondiali.
Tra gli ex mezzi militari esposti di maggiore interesse c'è un carro armato semovente 75/18. Vi sono anche semplici lapidi, cippi e steli con i nomi di partigiani, di caduti della prigionia e di internamento, così come dei dispersi in Russia. Vi è anche una lapide che ricorda il sacrificio dei bergamaschi morti nella battaglia di Dogali avvenuta il 26 gennaio 1887 e un'altra che ricorda le vittime bergamasche della repressione austriaca del 1848/1849.
Tra cipressi, cedri, pini, abeti, tassi, ortensie, cerri, carpini e lecci sono esposti pezzi di artiglieria usati nelle due guerre mondiali. Ma il rombo del loro cannone oggi è fortunatamente silente e racconta il mesto dolore di tante madri e mogli che non videro tornare a casa i lori cari. Mi concedo un attimo di pace e di riflessione in questa Rocca che ha perso quel suo tetro aspetto cupo di gendarme per far posto ad ammonimenti contro le mostruosità delle guerre, assumendo un ruolo di richiamo storico ad imperitura memoria.
Nella Rocca, oggi, c'è la sede del Museo storico dell'Ottocento a ricordo del un ruolo primario che Bergamo ebbe nelle guerre di indipendenza e, in particolare, con la spedizione garibaldina "dei Mille". Scendo verso piazza delle Scarpe, oggi ho pranzato con un panino che ho mangiato durante la mia visita a Bergamo alta, ma ora il mio stomaco reclama il suo dovuto compenso.
Trovo con facilità una trattoria che ben presto mi presenta un menù tradizionale, ricco e gustoso. Il locale non è molto grande, i tavoli sono imbanditi con tovaglie a grandi quadri rossi e bianchi, alle pareti sono appese vecchie foto di Bergamo alta. L'arredo pare d'altri tempi ma il servizio è rapido e preciso. Il cameriere che chiamerò, visto l'ambiente oste e a cui chiedo di mangiare piatti della cucina di Bergamo pare lieto di consigliarmi un menù famigliare ma ricco.
Inizio con un tagliere di salumi ed insaccati. Qualche fetta di salame di Montisola, un insaccato tipico del Lago d'Iseo, il prosciutto crudo chiamato "il botto" della Val Seriana. Mi gusto così i casoncelli, il classico raviolo bergamasco dalla forma allungata, ripieno di carne di maiale o di manzo, che mangio condito con burro e con erbe e spezie locali come da consiglio del mio oste. Seguo con polenta Taragna preparata con di grano saraceno con l'aggiunta in ultimo di generosi pezzi di formaggio di Bitto, consumata in accompagnamento a un buon stracotto di manzo. Chiudo con la Torta Donizetti, una fetta di una ciambella morbida, fatta con il classico impasto di farina, uova, zucchero, burro e lievito con l'aggiunta di ananas e albicocche candite, accompagnata da una salsa alla vaniglia e maraschino: un golosità semplicemente sublime!
Posso così felicemente chiudere la mia giornata.



Fine X parte.