Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Bozzole

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BozzoleLa giornata non è ancora calda, il sole è alto ed illumina la strada che mi permetterà di raggiungere Bozzole. Il toponimo si presta a varie interpretazioni, dalla derivazione dal bosso, un arbusto perenne sempreverde delle Buxacee, oppure dalla derivazione dialettale piemontese boza, bosa con significato di piccola pozza o luogo allagato. Altri lo fanno derivare dalla voce bozolus, che significa rovo di macchia di rovo di siepe. Quest'abitato fu più volte ricostruito in zone diverse a causa delle continue inondazione del vicino fiume Po, che costrinsero gli abitanti a spostarsi. Ciò non toglie che il territorio fosse già abitato nel 1149 come traspare dai documenti dell'archivio capitolare di Vercelli. Presenze romane dapprima e longobarde poi, sono segnalate non molto distanti da Bozzole.
La storia di Bozzole risulta ovviamente legata al periodo feudale, tra i quali il Comitato di Lomello, poi alla famiglia dei Conti di Cavaglià, dai Marchesi di Monferrato e nel 1214 i del Carretto, stirpe aleramica, ne furono investiti con titolo signorile. Diverse altre casate si susseguirono nel corso dei secoli.
Nel 1688 troviamo Ottaviano Ardizzone diventare il primo marchese di Bozzole. Quando si estinse la casata con Lelio morto nel 1745, la figlia di costui, Angela, sposò il marchese Alfonso Rolando dalla Valle di Pomaro, portò in dote Bozzole. Bozzole fu occupato nel maggio 1859 dalle truppe piemontesi, mentre il Re Vittorio Emanuele II poneva il proprio quartier generale a San Salvatore, in attesa dell'esercito francese che sarebbe giunto via mare a Genova, per dare avvio alla Seconda Guerra d'Indipendenza italiana.
Parcheggiata l'auto in Piazza del Municipio, inizio ad aggirarmi per il Borgo. Sulla Piazza si affaccia il Municipio. Un bell'edificio in stile Neoclassico che ospita oltre gli uffici comunali, altri servizi. L'edificio anche se mi pare edificato tra la fine XIX secolo e i primi anni del XX secolo, ospita una municipalità assai più antica, infatti il Comune fu istituito nel 1497.
Raggiungo così la Chiesa Parrocchiale, i cui lavori cominciarono nel 1717 e si conclusero nel 1727 e successivamente ingrandita. La Chiesa precedente fu sommersa e devastata dall'esondazione del fiume del 1684. La Chiesa è intitolata alla Visitazione di Maria Vergine, presenta una facciata Neoclassica con tetto a salienti, realizzata con mattoni a vista, è tripartita da lesene con capitelli ionici sorreggono trabeazione e il frontone. La facciata presenta un del portone affiancato da due nicchie con le statue rappresentanti le virtù di Speranza e Fede, sopra il portone vi è una lunetta con un altorilievo con la Madonna con il Bambino, tra la porta e la lunetta vi è la scritta incisa "Dei parae Vergini" Al corpo centrale sono affiancate due piccole ali con tetto spiovente, che hanno portoncini intagliati. Da vecchie foto che ebbi modo di vedere, la facciata della chiesa era un tempo interamente intonacata e affrescata e non presentava le nicchie con le statue e nemmeno la lunetta. Nella foto una statua raffigurante un soldato della Prima Guerra Mondiale campeggiava sul sagrato, ora scomparsa. Su un lato della facciata trovo una lapide in marmo, con inciso un tratto orizzontale e una scritta indicante l'altezza raggiunta dalle acque durante l'alluvione del fiume Po del 22 ottobre 1857, che mi pare quasi a tre metri dal selciato del sagrato.
Entrato in Chiesa, la trovo ad aula unica, lateralmente si aprono varie cappelle intercomunicanti che costituiscono una sorta di doppia navatella laterale. Non posso che osservare il bel altare maggiore marmoreo del 1814 ornato di un medaglione scolpito a rilievo raffigurante la Visita di Maria a Elisabetta e i santissimi Giuseppe e Gioachino. Ma anche l'artistica balaustra in marmi policromi, dell'altare maggiore, datata 1766, e i due bei altari consacrati a Santa Dorotea ed alla Madonna del Rosario. Presenti anche cappelle dedicate a Santa Rita, Madonna di Lourdes, Sacro Cuore e San Giovanni Bosco.
La Chiesa ha un massiccio e imponente campanile che invece di concludersi a guglia piramidale, pare indossare un cappello frigio.
Il Borgo ha altre due chiesette, non molto distanti dalla chiesa parrocchiale, una posta su Via Vittorio Emanuele e l'altra in Vicolo della Chiesetta. Di entrambe non sono riuscito a scoprire molto, nemmeno scrivendo in Municipio. La prima era intitolata alla Natività della Vergine. Ora di proprietà comunale, fu già della confraternita omonima dei Disciplinanti e dal 1684 al 1726 fu utilizzata come parrocchiale. Questa Chiesa è interamente intonacata, presenta un campanile che si erge sulle case quasi a volerle proteggere ed ha una semplice facciata con tetto a capanna, il prospetto è limitato da due lesene che reggono la trabeazione e un frontone triangolare. Ha unico accesso e in facciata non vi sono finestre. L'interno, da quel poco che ho potuto vedere è a navata unica, rettangolare stretta e allungata. L'altra poco distante, posta in Vicolo della Chiesetta, al numero civico 13, presenta ancora accenni di intonaco su mattoni a vista, sembra in stato di abbandono. Questo edificio si presenta molto alto, in stile tardo Barocco, con facciata mossa, suddiviso in due ordini da un marcapiano, ha paraste agli angoli, un solo accesso e una finestra rettangolare al centro per ordine. La Chiesa è sconsacrata ed adibita a uso civile.
Raggiungo così il Monumento ai Caduti che si trova vicino al viale che conduce al cimitero. Il Monumento, realizzato in marmo su cui sono incisi i nomi dei bozzolesi caduti durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, ma anche quelli morti in conseguenza della guerra, presenta una protezione realizzati con bossoli di cannone e catene.
Sono incisi anche i nomi di Giuseppe Libero che fu soldato del 76° reggimento fanteria, durante la Prima Guerra Mondiale e decorato con medaglia d'argento al valor militare. Costui cadde al Bois du Petit Champ (Francia). Ma anche di Marcello Rota. Costui fu capitano del 157° reggimento fanteria della Brigata Liguria, medaglia d'argento al valor militare, caduto sul monte Nero il 15 giugno 1915 dove nel corso di un violento bombardamento nemico durato quasi ininterrottamente per tre giorni consecutivi, tenne il comando della propria compagnia, resistendo validamente a tutti gli attacchi al suo reparto.
Ritornando sui miei passi, percorro Via Carlo Noè, strada intitolata ad un importante bozzolese natovi nel 1812. Costui fu architetto e scienziato e studiò ingegneria idraulica a Torino. A Noè fu affidato il progetto di un grande canale che si sarebbe dovuto costruire sulla riva sinistra del Po, presso Crescentino, i cui lavori iniziarono nel 1863 alla presenza di Umberto I. Ma grande notorietà acquisì quando progettò l'allagamento del vercellese, operato sfruttando le acque dei canali demaniali, sistema che contribuì a frenare l'avanzata austriaca nel 1859: fu infatti dietro suo consiglio che Cavour ordinò di aprire le chiuse. Mi piacerebbe trovare l'edificio che ospitava l'Hotel Trombetta, citato da Giuseppe Nicolini nel suo libro "A zonzo per il Monferrato", edito nel 1877.
Raggiungo così l'argine de fiume Po, corso d'acqua che ha da sempre dominato e condizionato l'ambiente e la vita dei bozzolesi. su questo fiume s'incentrava la vita locale dei pescatori e dei taglialegna. Corso d'acqua che donava la vita grazie alle sue risorse, ma anche le segnava con tragedie e morti con le sue frequenti alluvioni. Infatti è bene ricordare ad esempio che il Borgo scelse per proteggersi dalle terribili piene del grande fiume, come santo patrono San Gregorio, vescovo taumaturgo perché egli col suo bastone arrestò le piene del fiume Lico nel Ponto.
Proprio a ridosso dell'argine sorge una alta colonna con la Madonna dell'Argine posta sul suo culmine. Anche questa colonna votiva è tristemente collegata ai dannosi straripamenti del fiume che distruggeva l'abitato. Qui fu realizzata una cappelletta dopo che il fiume Po nel 1684, invase l'abitato provocando la distruzione di un terzo delle case, compresa la parrocchia. Gli abitanti, con le macerie della chiesa, costruirono nel punto in cui le acque irruppero in Paese la cappelletta dedicata alla Vergine Assunta. Con le alluvioni successive la cappelletta fu pesantemente danneggiata, ora la statua della Madonna dell'Argine è posta su un alta colonna di granito collocata su un bel basamento in granito, ove è inciso che il marchese Giuseppe Rolando Dalla Valle volle realizzare questo Monumento, consacrato nel 1858 dopo che fu devastata la cappelletta a seguito di un alluvione.
Lascio così Bozzole, appagato della breve ma interessante visita a questo Borgo.