Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Alpette

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AlpetteIl sole si specchia sulle finestre delle case e crea strani giochi di luci colorate, quasi un arcobaleno che osservo in silenzio in questo fresco mattino. L'alba ha da tempo svegliato la natura e i fiori hanno già volto il capolino verso il sole. Mentre in strada mi godo gli ultimi momenti di silenzio prima che il fervore di coloro che dovranno recarsi al lavoro renda tutto più frenetico e chiassoso, sono già pronto per la mia nuova scoperta di viaggio.
Il viaggio benché lungo è accompagnato dalla piacevole note musicali dei miei musicisti preferiti.
Il Comune di Alpette Alpette è nel canavese ed è un grazioso Borgo posto all'inizio della Valle Orco ad un altitudine di circa 1000 metri s.l.m.
Dopo essermi lasciato alle spalle l'abitato di Cuorgnè mi inoltro su strade che si snodano su per la montagna, il mio ultimo tratto di percorso è accompagnato da macchie di betulle, verdeggianti prati, piccole borgate e fitti castagneti.
Raggiungo così Alpette e parcheggio in piazza Goglio proprio di fronte alla Chiesa Parrocchiale.
Prima di iniziare la mia escursione in cerca di piacevoli scoperte, ripassiamo velocemente la sua storia. L'area di Alpette era già abitata in epoca celtica e le sue vicende storiche del medioevo lo vedono sotto la giurisdizione dei conti di Valperga, condividendo le vicende storiche con Pont Canavese da cui dipendeva. Un tempo il collegamento con gli altri centri abitati del fondovalle avveniva solo con mulattiere, ciò rese Alpette sempre un Borgo povero e isolato ma contemporaneamente lo preservò dai troppi repentini mutamenti. Una leggenda popolare, racconta che l'Imperatore Federico Barbarossa distrusse e incendiò un convento di monaci in località Canavis, forse vi sono tracce di fondazioni di questo convento.
Alpette cercò alla metà del sedicesimo secolo di rendersi autonomo dal comune di Pont Canavese e diventare paese autonomo o almeno unirsi a Cuorgnè, cittadina con cui aveva maggiori rapporti anche commerciali. Ovviamente Pont non intendeva acconsentire a questo distacco, tanto che nel 1622 il consiglio comunale pagò alla Camera Ducale 200 Ducatoni perché ciò non avvenisse. Invece la chiesa aveva concesso l'autonomia parrocchiale il 26 luglio 1609 dal Vescovo di Ivrea. Il 15 ottobre del 1773, Alpette ottenne finalmente l'autonomia da Pont ma dovette rimborsargli i 200 Ducatoni spesi nel 1622.
Il maggior problema di Alpette era appunto l'isolamento e ciò avvenne solo nel 1889 quando una strada carrozzabile venne realizzata. Strada ancora oggi esistente e che nel 1964 venne ampliata e modernizzata.
Alpette anticamente era chiamata "terra dei mastri ramai" in quanto in quasi tutte le case del paese si sentiva il tintinnio dei martelli che realizzavano paioli per la polenta, secchi o caldaie per il latte, contenitori per la panna, padelle, ecc… Infatti ad Alpette come in altri luoghi della Valle dell'Orco e Soana, vi erano delle miniere di rame. Estratto il rame, portato nelle varie fucine della zona e fuso veniva poi lavorato e sagomato. Verso la fine del XIX secolo i mastri ramai emigrarono a Torino, come batti-lamiere e carrozzieri presso le nascenti case automobilistiche. A ricordare questo antica professione dei maestri ramai, ad Alpette è stato realizzato un ecomuseo del Rame nato su iniziativa del Comune. Si è voluto così ricordare il lavoro umile di questi mastri ramai, i "Magnin" secondo il linguaggio locale, che insieme al laboratorio del rame rappresenta un importante pezzo di storia locale. In questo laboratorio si tengono corsi per la lavorazione del rame, secondo l'antica tradizione locale e imparando tecniche antichissime.
Ma sono anche tante le leggende che circolano in questo antico borgo come la storia di Tonio. La tradizione racconta che Tonio dopo una giornata di lavoro si incamminò, lungo il sentiero che da Pont andava ad Alpette come abitualmente faceva, quando lungo il percorso, nei pressi di una grande pietra dove era solito fermarsi a riposare, vide due monaci seduti su una pietra. Questi avevano il cappuccio abbassato per nascondere il viso, dopo un primo stupore offrì ai monaci una parte del poco pane che aveva. I monaci ringraziarono e spiegarono che loro in realtà erano delle masche (streghe) dei Bardanjj e che se non si fosse fermato ed offerto loro il poco pane che aveva non lo avrebbero fatto passare. Tonio, spaventato e impaurito si avviò verso Alpette felice di aver superato quel difficile momento.
Altre leggende vanno dal passaggio dei soldati di Re Arduino diretti alla roccaforte del Castelletto, a fiabe sulle streghe che si riunivano in cerchio presso i loro luoghi di incontro, chiamati "Reü", ove celebravano i loro Sabba.
Giunto il tempo di vistare il Borgo, comincio subito dalla Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. Questa chiesa fu edificata nel 1864 sulle basi di una chiesa dell'XI secolo. L'edificio presenta tre navate e al suo interno conserva diversi affreschi databili al 1514 e al 1537, attribuiti rispettivamente a Gaudenzio Ferrari e a Fermo Stella da Caravaggio. Interessante è la settecentesca fonte battesimale. La facciata della chiesa è molto semplice, con tetto a capanna la parte centrale e a pioventi quelle delle navate laterali. Presenta un sola porta d'accesso con un bel portale e una ampia lunetta sotto il frontone. I due corpi delle navate laterali sono arretrati rispetto al corpo centrale della chiesa.
Nei pressi della chiesa è collocato un bel monumento ai militari caduti di Alpette nelle due guerre mondiali, ed anche alla lotta di liberazione. Sulla piazza si affacciano antiche case, dove al pianterreno sono ospitati degli esercizi commerciali. La piazza è intitolata a Battista Goglio nato nel 1894 e soprannominato "Titala", fu fondatore e comandante Partigiano, prima della 50° poi della 77° Brigata Garibaldi, cadde l'11 agosto 1944 nella battaglia di Ceresole.
Inizio a vagare per il Borgo, dapprima su Via Sereine, una bella strada lastricata in porfido sulla quale si affacciano delle casette restaurate ed abbellite di balconi e sulle finestre da tanti vasi di fiori colorati, soprattutto gerani. Anche gli esercizi commerciali presenti lungo la strada sono ottimamente conservati con le loro antiche insegne. In fondo alla strada, trovo la borgata San Rocco, localmente chiamata Sereine con la Cappella di San Rocco. Questa chiesetta risale al XVI secolo, è a navata unica, ottimamente conservata al suo interno. La facciata, semplice con tetto a capanna e campanile a vela presenta degli affreschi raffiguranti dei Santi, uno dei quali è San Rocco, mentre è anche presente un Cristo sovrastato da una corona. Continuo il mio vagare tra le stradine di Alpette. Spesso seguito con sguardi interrogativi di anziane signore che mi osservano da dietro le tende delle finestre di casa.
Alpette fu considerato già dal XIX secolo luogo di villeggiatura, infatti vi soggiornarono le regine d'Italia Elena e Margherita e anche Emilio Salgari,ma anche la poetessa Ada Negri, che scrisse di Alpette: «De le casette rustiche/ disperse a gruppi sul montano fianco/ narra il profilo bianco/ tutto un passato di squisita pace». Raggiungo così il Municipio e il Polo Astronomico. Questo polo astronomico "Don Giovanni Capace" è costituito dall'osservatorio e dal planetario. L'osservatorio astronomico fu costruito in un primo tempo, ossia nel 1972, sul tetto della casa Parrocchiale e nel 1987 venne spostato sul tetto dell'edificio sede delle scuole elementari e del Municipio. Mentre il planetario si trova a poca distanza da esso, nella piazzetta adiacente. Trovo nel Municipio due gentili impiegate che mi forniscono molte informazioni su Alpette e le numerose frazioni poste tra il verde dei boschi e dei pascoli. Apprendo che il toponimo di Alpette pare derivi dalla forma plurale del diminutivo celtico "alp" pascolo d'alta montagna con abitazioni di pastori e ricoveri di mandrie secondo le fonti di studiosi locali.
Seguendo le indicazioni delle due impiegate, torno a prendere l'automobile ed inizio a recarmi nelle diverse frazioni. Aggirandomi tra le strette stradine comprendo come la bellezza del luogo che alterna piacevoli altopiani erbosi a suggestivi boschi possano aver trasformato questo luogo da un Borgo dove era intensa l'emigrazione a un importante centro di villeggiatura, complice i magnifici panorami. Così visito la borgata Getta, la borgata Nero, borgata San Giacomo e/o Ceritti ossia Srii nel linguaggio locale con la sua piccola chiesa dedicata a San Giacomo e la bella borgata Trione (Triun) con le sue case ristrutturate e i suoi folti boschi di latifoglie.
Lascio Alpette per raggiungere Sparone e percorro una bella strada, stretta e tortuosa ma costantemente incorniciata da bellissimi boschi; lungo la quale trovo la caratteristica chiesa dell'Immacolata Regione Serai. Mentre percorro la strada provo a ricordare la leggenda che le impiegate del Comune mi hanno da poco narrato.
Si racconta che solo con l'intervento di San Martino fu posto termine alle liti tra Cuorgnè, Alpette e Canischio, stabilendo i limiti dei pascoli oggetto delle contese. Fu collocata una croce alle rocche, che da allora ne portano il nome di Rocche di San Martino, altra croce fu eretta sulla sommità della montagna denominata Calmia creando dei punti fissi e limiti certi per i pascoli comuni, prima molto contestati. Lascio così questo ameno luogo, soddisfatto di aver scoperto un altro angolo del mio Piemonte.