Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Ribordone

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RibordoneMentre risalgo la valle Orco, ripasso mentalmente la storia del borgo che oggi voglio visitare. La strada percorsa è tanta, ma ancora molti chilometri mi aspettano e non saranno certamente agevoli. I primi riferimenti storici su Ribordone risalgono al 1300 in quanto è citata la Parrocchia di San Michele Arcangelo con il suo primo Rettore, un certo Padre Nicolino. Dobbiamo aspettare il 1338 per avere qualche dato storico più certo, ossia in un documento relativo al tuchinaggio, che fu la rivolta popolare dei canavesani contro i feudatari, alla quale anche Ribordone partecipò attivamente. Posso però affermare che precedente a tali date, è il castello di Pertica, di cui oggi restano soltanto alcuni ruderi e che fu costruito verso la fine del IX secolo dal Re Arduino. Il territorio di Ribordone fu feudo prima dei Conti di San Martino e poi dei Conti di Valperga.
Ma i grandi avvenimenti storici sono lontani da Ribordone, anche se subì il passaggio di molte soldataglie. Certamente gli avvenimenti del XX secolo non passarono nascosti e anche questa piccola comunità vide spargere il sangue dei suoi concittadini durante le due guerre mondiali e soprattutto durante la guerra di liberazione dal nazifascismo. Ormai ho lasciato la comoda strada che corre lungo la valle del torrente Orco per percorrere una stretta, tortuosa ed irta strada che corre lungo la valle del "Rio Bordone", affluente dell'Orco in corrispondenza del Comune di Sparone.
L'origine del nome Ribordone non è molto chiara; secondo alcuni deriverebbe da un "Riba" ossia riva più il nome Gabardone, e questo da "gaba" cioè via o piazzale incavato. Altri ritengono che il toponimo derivi da un "Rivus" cioè rio con "bordone", da "Burdo" che sarebbe un nome personale longobardo. Ribordone è un piccolo Comune posto parzialmente nel Parco Nazionale del Gran Paradiso e il suo territorio varia da un altezza compresa tra i 774 metri ed i 3270 metri raggiunti dal monte Gialin.
Raggiungo così il Capoluogo del Comune di Ribordone che è posto in località Gabbadone. Parcheggiato l'auto vado a fare un giro per il borgo e non ci trovo nessuno in giro tra le case; anche il palazzo comunale e la chiesa sono chiuse. Sull'edificio comunale, che ospita anche l'ufficio postale, sono poste diverse lapidi, tra le quali vi è quella che ricorda i ribordonesi caduti durante la prima guerra mondiale. Un altra lapide ricorda che la strada che ho percorso da Sparone fino a Gabbadone fu realizzata a partire dalla seconda decade del XX secolo, rendendo più agevole le comunicazioni che fino allora avvenivano solo attraverso mulattiere. Proprio nei pressi del municipio vi è un bellissimo ponte romanico, realizzato in pietra e che presenta un'unica arcata, posto su un incredibile orrido sul rio Bordone. Questo ponte fino al 1913 era l'unica via d'accesso a Gabbone e che metteva in comunicazione l'abitato con la valle Orco e Soana. Salgo per una irta salita che dalla piazza intitolata al filantropo Aurelio Ceresa che mi conduce al sagrato della chiesa parrocchiale.
Lungo la salita, su un vecchio edificio fa ancora mostra di se un insegna dipinta che ricorda che un tempo ospitava l'osteria dell'Africano. Strano nome per un esercizio commerciale di un paese alpino; sicuramente vi è qualche interessante e curiosa motivazione che non conosco. La Chiesa Parrocchiale di San Michele si eleva tra le case del capoluogo, sia per le sue dimensioni che perché posta in posizione rilevata dalla piazza del Municipio. La sua facciata intonacata è in stile barocco. Su un lato vi è la torre campanaria realizzata in pietra e che conserva tracce di meridiana. Il suo sagrato è un bel prato fiorito con tante piccole margherite. L'attuale Parrocchiale risale all'inizio XVII secolo, ma si ritiene che la sua origine sia risalente al XIII- XIV secolo. Rientrato verso l'auto, mi soffermo davanti alla lapide che ricorda i partigiani Palumbo Giuseppe detto Ceresetta, Petri Ezio detto Omar e Peradotto Vittorio, tutti appartenenti alla VI divisione alpina di Giustizia e Libertà. Peradotto Vittorio nacque l'11/07/1921 a Valperga già Sottotentente carrista, poi comandante di distaccamento, morì il 22/09/1944 all'età di 23 anni a seguito di ferite riportate durante uno scontro a fuoco con una pattuglia della X MAS. Anche Petri Ezio che nacque il 14/08/1920 a Torino, appartenente 6° DIV G.L., morì il 06/08/1944.
Tra le tante borgate che compongono il comune di Ribordone ricordo quelle di Romborgogno con l'interessante cappella dedicata alla Madonna della Neve; Verlucca con la cappella dedicata a Santa Maddalena e Ceresa con la cappella dedicata a Sant'Anna. Romborgogno passò tragicamente alle cronache quando il 29 febbraio del 1888 una valanga colpì la frazione e la distrusse completamente, provocando la morte di almeno otto persone.
In auto continuo la mia salita verso il santuario di Prascondù, e subito al primo tornante, ancora nella borgata di Gabbadone, trovo dapprima un monumento dedicato a tutti i caduti di tutte le guerre, si tratta di un elegante piccolo obelisco con iscritti i nomi dei caduti ribordonesi. Subito dopo vi è il monumento in ferro e legno dedicato alle truppe alpine italiane. Sono diverse le frazioni che trovo lungo la mia strada che è costeggiata da lussureggianti verdi prati, alternati a boschi di latifoglie. Così alla Frazione Crosa trovo la Cappella di San Vito ed a Foggi, affacciata sulla strada vi è la bella chiesa della beata Madonna Vergine delle Grazie. Questo è un bell'edificio con tetto a capanna, un piccolo campanile e facciata intonacata. La presenza di tante chiese è un evidente segno di antico fervore religioso, spesso legata a riti arcaici quali la benedizioni di cose ed animali, ma queste tradizioni, ora in molti casi un ricordo, ci sono tramandate da queste chiesette, cappelle, edicole e piloni votivi che andrebbero conservati anche per la storia che ci consegnano.
Raggiungo così Talosio, una frazione che ha saputo conservare le sue antiche caratteristiche rendendo la borgata un importante richiamo turistico. Le antiche case sono restaurate con i loro tetti in legno, i loro balconi fioriti e le strette stradine che rendono la borgata assai particolare, In questa borgata esiste ancora l'antico edificio che era utilizzato come scuola. Erano sostanzialmente aule pluriclassi, con stanze piccole, panche di legno per gli alunni, costretti d'inverno a portarsi un pezzo di legna per scaldarsi con la stufa della stanza. Anche la Cappella di Talosio è ben conservata ed è dedicata alla Santissima Trinità. Un edificio dalle fattezze assai semplici, tetto a capanna, facciata intonacata, un unico ingresso affiancata da due finestre e una grande vetrata centrale a lunetta posta sopra la porta d'accesso. Dopo aver percorso le piacevoli stradine di Talosio, dove squadre di muratori sono intente a sistemare e restaurare le antiche case, raggiungo il Santuario della Madonna di Prascondù. Questo e il monumento certamente più significativo di Ribordone posto a 1321 m slm ed edificato nel 1620, le cui origini sono legate ad un evento miracoloso. La tradizione vuole il 27 agosto 1619 Giovannino Berardi, un giovane di Ribordone che aveva perso la parola, ebbe la visione della Madonna.
Questa chiese al giovane di compiere un pellegrinaggio a Loreto ottemperando ad un voto fatto in precedenza dal padre. Il ragazzo fece il pellegrinaggio e sulla strada del ritorno riacquistò l'uso della parola nei pressi di un pilone votivo. I ribordonesi venuti a conoscenza del miracolo iniziarono la costruzione di una cappella presso il luogo dell'apparizione. Successivamente una valanga si abbatté su questo cappella distruggendola; venne costruita una nuova chiesa posta in un sito sicuro e che assunse il titolo di "Santuario" dotandolo di un bel complesso di fabbricati. Purtroppo la chiesa è chiusa e custodisce una seicentesca icona in legno raffigurante la Madonna di Loreto alla quale è dedicata. La facciata di questa chiesa si presenta a capanna, tripartita da lesene con capitelli che sorreggono una ampia trabeazione su cui è posta un grande frontone. Sul culmine del frontone è posta la statua della Vergine con ai piedi, in preghiera il giovane Giovannino Berardi. La porta, incorniciata da preziosi marmi è anticipata da una bella e ampia scalinata. Ai lati del portale due grandi finestre su cui sopra sono collocate nicchie con statue. Mentre sopra il portale vi è una grande lapide incisa e una grande finestra ad arcella.
Nei fabbricati a due piani che costituiscono il complesso religioso ha sede l'ecomuseo della religiosità popolare, una struttura espositiva multimediale creata del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Una grande lapide posta su uno di questi fabbricati, ricorda che in questa zona e in questi edifici avevano trovato, rifugio, assistenza, cure e ospitalità i partigiani: " Corpo Volontari della Libertà – tra queste montagne e tra queste genti, giovani ribelli contro ogni dittatura, raccolti sotto il simbolo di Giustizia e Libertà, ebbero sostegno alle loro speranze, cure alle loro ferite, sepoltura ai loro morti – settembre 1943 – aprile 1945….", altre lapidi ricordano i benefattori del santuario. Ma non mancano anche altri eventi drammatici che accaddero al santuario e nei suoi dintorni, oltre alla già citata valanga. Infatti nel 1885 un altra valanga si abbatte sul Pian delle Masche, distruggendo parte dei caseggiati e parte del santuario di Prascondù, fortunatamente senza fare vittime ed ancora nella notte del 26 agosto 1895, un incendio bruciò il rifugio-dormitorio del santuario di Prascondù, dove erano ricoverati circa 200 pellegrini e vi furono quattordici vittime.
Prima di lasciare Prascondù, ossia "il prato nascosto", sosto ancora davanti alla grande statua dedicata al Montanaro posta ai piedi del santuario. Davanti alla riproduzione di un montanaro intento ad andare a lavorare nei campi con la zappa, tranquillamente pascolano una piccola mandria di mucche. Godono di un verde prato, macchiato da diversi colori di una moltitudine di fiori. Prima di lasciare questo suggestivo angolo delle Alpi Graie mi godo la tranquillità, interrotta solo dallo scrosciare delle acque dei torrenti e dallo scampanellio allegro dei campanacci delle mucche.
Ormai mi dirigo verso la Frazione Schiaroglio che tra le case con i tetti in losa, conserva all'altitudine di 1400 m slm la Cappella di San Pietro in Vincoli. Ormai si è fatto tardi e non riesco ne a vedere cappella di San Lorenzo, la Cappella del Crou-Duncet e la Cappella di Santa Maddalena, sparse tra le diverse borgate, ne tanto meno il castello di Pertia, o Pertica, o ciò che ne rimane. La leggenda vuole che la roccaforte in pietra sia appartenuta a re Arduino e che fosse collegata alla Rocca di Sparone. Si vuole che Re Arduino, si fosse qui rifugiato nel 1002, durante l'assedio del castello di Sparone ad opera dell'Imperatore Enrico II. Il castello, o forse casaforte fu distrutto e saccheggiato durante la dominazione francese e spagnola del XVI secolo.
Ormai scendo sulla scenografica strada che mi ricondurrà a Sparone, ma devo ricordare che Ribordone è noto per essere il paese delle "masche", donne dai poteri soprannaturali o streghe. Vogliono i racconti popolari che queste i radunassero per i loro incontri diabolici, sullo spartiacque tra la Valle di Ribordone e il Vallone di Forzo, dove vi è il Piano delle Masche. Lascio così questo bellissimo angolo di paradiso.