Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Valprato Soana

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Valprato SoanaLa primavera è volata via in un attimo tra la voglia di godersi il sole e la necessita di ferie. Così arriva l'estate con il sole mattutino luminoso e i pomeriggi brucianti che spopolano le vie delle città, per riempirle di nuovo quando le ombre si allungano. La giornata la cercherò in un luogo fresco, all'ombra di qualche montagna piemontese. In auto mi dirigo verso le Alpi Graie, percorro il Canavese ed in particolare mi inoltro in valle Orco, fintato che trovo il cartello stradale che mi porta alla meta scelta. Inizio a risalire, lungo una strada stretta e tortuosa, ma il panorama che si apre davanti ai miei occhi mi fa dimenticare la stanchezza. La strada è coronata da boschi di betulle, faggi, castagni, i prati sembrano dipinti da pittori espressionisti. Prima di entrare a Valprato Soana, faccio una breve sosta al Santuario della Natività di Maria Vergine in località Iornea. Debbo fare qualche centinaia di metri in salita, lungo un bel sentiero per visitarlo. Il Santuario è caratterizzato da una struttura di forma ottagonale. Il suo ingresso a è preceduto da un pronao d'ingresso porticato e voltato a crociera con l'affresco dell'Annunciazione posta sopra la porta d'accesso. L'edificio ha la caratteristica copertura montana "a lose". Il suo interno è decorato con affreschi ben conservati. Questo edificio fu costruito nel 1731 sulla base di una cappella preesistente. Dal sagrato con giardino del Santuario osservo lo scorrere tumultuoso delle acque del torrente Soana e la verdeggiante vegetazione di conifere che le fanno da corona. Mentre mi riposo scorro rapidamente la storia del borgo che sto per visitare.
Per quanto il borgo di Valprato Soana vanti origini antichissime, non vi sono documenti che riportino ad un periodo preciso di fondazione, anche se il ritrovamento di alcuni manufatti di epoca romana sembrerebbe ricondurre la presenza umana già in tale epoca, anche se sono convinto che la vallata fosse già abitata da tribù celtiche dei Salassi. Di sicuro c'è, che la comunità di Valprato si lega alla tradizione religiosa locale che vuole che, proprio nei monti attorno a Valprato, sia stato martirizzato San Besso, venerato in tutta la Val Soana. San Besso era un soldato romano appartenente alla legione Tebea al seguito dell'imperatore Massimiliano, cerco rifugio nel Vallese quando l'Imperatore inizio le persecuzioni contro i soldati cristiani che non intendevano abiurare la propria fede. Besso iniziò a evangelizzare le popolazioni che abitavano le montagne della val Soana che era prevalentemente costituita da pastori. La tradizione vuole che i soldati lo avessero trovato e gettato da un alta rupe che oggi porta il suo nome. Nei primi anni del VI secolo, l'abitato venne interessato dalle predicazioni di Sant'Orso di Aosta. Gli abitati non passarono sicuramente indenni alle dispute tra i conti di Valperga e ai San martino, fino a poi passare ai Savoia. In epoca medievale, l'abitato di Valprato venne interessato dal passaggio di diversi eserciti in particolare di quello francese. Nel periodo della seconda guerra mondiale fu sede di reparti partigiani e subì distruzioni durante accaniti combattimenti. Dopo la seconda guerra mondiale Valprato Soana fu oggetto di spopolamento per la pessime condizioni di vita in cui la popolazione era sottoposta. Se nelle migrazioni precedenti gli uomini andavano a fare i "magnin", ossia stagnini e calderai, dopo la guerra cercarono impiego nelle città della vallata come muratori e carpentieri ma soprattutto carrozzieri nelle fabbriche di automobili del torinese.
Il Comune di Valprato Soana è costituito da tre centri dell'alta Val Soana, tutti di notevole importanza turistica, ossia Valprato, Campiglia e Piamprato. Il territorio fino 1928 era diviso in due, quello di Campiglia Soane e quello di Valprato, assumendo all'unione l'attuale denominazione di Valprato Soana. Questo Comune interessa la parte terminale della Val Soana ed all'altezza del capoluogo, sito in località Corzonera a 1100 metri s.l.m., la vallata si biforca nelle vallate di Campiglia e Piamprato. Raggiungo così il capoluogo, dove vicino al palazzo municipale e al monumento ai caduti sorge la chiesa Parrocchiale di San Silverio. Le prime notizie di questa chiesa risalgono al XVII secolo, l'attuale edificio è settecentesco. Forse il precedente edificio andò distrutto dalla violente alluvioni e frane che sconvolsero la vallata con tutti i suoi abitati nel 1653. La Chiesa si presenta raccolta, con piccolo protiro sulla facciata e porticato laterale. Possiede un piccolo sagrato con una caratteristica statua rappresentante Cristo benedicente con la croce, sotto la quale è presente un esempio di quadrato palindromo detto di Sator. L'interno della chiesa ha forme semplici con un affresco raffigurante San Besso sull'altare maggiore, gli altari laterali sono dedicati a Sant'Antonio da Padova e l'altro dedicato alla Madonna del Carmelo. La abitazioni di Valèrato sono ben conservate, presentano le caratteristiche balconate in legno o in ferro battuto, ivi compresi gli antichi alberghi, anche se qualcuno è ormai in stato di abbandono con le loro insegne dipinte sui muri. Una lapide ricorda la visita del Re Umberto I, il 1 agosto 1898 a Valprato. Dopo aver fatto due passi per Corzonera m'avvio verso Chiapeto, sempre posto alla destra orografica del torrente Soana ma su un altura da cui si domina la vallata.
Il borgo è immerso nelle conifere e presenta molte case di villeggiatura, molte anche antiche ma ben restaurate e ammodernate. Per andare verso Campiglia devo riattraversare Corzoneri, mi inoltro per la valle del torrente Campiglia che da il nome alla borgata. Sulla mia destra trovo una strada che mi conduce a Chiesale che decido di visitare.
Parcheggiata l'auto, trovo subito il guardiano del borgo che disteso al sole mi osserva con sguardo vigilante e come m'inoltro per l borgo mi segue con il suo passo felino. Il suo pelo è di un bel arancione con striature rosse. Il borgo è completamente restaurato ma ha mantenuto tutte le sue caratteristiche di villaggio di montagna. I balconi come le aiuole sono colme di bei fiori colorati, dove hanno trovato rifugio delle lucertole che fanno capolino incuriosite. Non trovo nessuna persona all'interno del borgo che è raccolto e ben curato. Salgo fino alla cappelletta dedicata a Santa Liberata, che si presenta ben conservata e da dove si gode una bellissima vista sul borgo e sul corso del sottostante torrente. La cappelletta di inizio XIX° secolo, presenta un bel campanile, non posso vedere il suo interno perché è chiusa, ma avevo letto che conserva un quadro raffigurante la Visitazione di Maria a Santa Elisabetta. Il bel gattone che mi ha accompagnato mi attende in fondo alla salita alla chiesa, si fa accarezzare e mi ringrazia con le sue fuse. È ben pasciuto e docile, mentre mi riaccompagna all'auto mi fa venire in mente una leggenda proprio su Chiesale e i gatti. Si narra che in questa borgata vivessero delle donne dagli strani poteri, tanto da spaventare la gente del luogo e dei paesi vicini. Tra i poteri che avevano, vi era quello di tramutarsi in gatto. Ciò permetteva loro controllare tutti e sapere tutto di tutti, senza essere riconosciute. Sembra che queste streghe del Chiesale, la mahca in lingua locale, lo facessero in modo da essere rispettate e temute in tutta la valle. Quando qualcuno di notte si imbatteva in un gatto, aveva per lui atteggiamenti affettuosi, oppure si allontanava velocemente. Una sera un uomo, incredulo su quanto si raccontava, catturò un gatto e atrocemente gli spezzo una zampa, dopodiché lo liberò per dimostrare a tutti che le storie delle streghe-gatto erano una stupida superstizione. Il mattino successivo si vide in giro per la borgata una donna con un braccio spezzato e dopo qualche giorno, a colui che aveva rotto la zampa al gatto accadde un grave incidente. Da qual momento più nessuno osò sfidare e provocare le streghe di Chiesale.
Salutato il mio nuovo amico, riprendo la mia strada e tornato sulla strada per Campiglia, noto un cartello della sentieristica che mi indica il sentiero per raggiungere Andorina, borgo situato a 1453 metri di quota. Non posso purtroppo recarmici seguendo in questa borgata che è abitata ormai solamente d'estate. Ad Andorina c'è una chiesetta a cui la popolazione è molto legata. La costruzione di questa chiesetta è legata alla leggenda del bambino benedetto. Si racconta che un giorno di giugno un bimbo di appena cinque anni, mentre era al pascolo nei campi intorno alla borgata, fu avvicinato dal diavolo, il baraino secondo la lingua locale, sotto le vesti di un uomo che gli raccontò di essere un mago. Costui convinse il bambino a seguirlo in un luogo isolato, dietro ad alcune rocce, ma, quando cercò di toccarlo, si accorse che il bimbo era protetto da una barriera invisibile. A proteggere il bambino era una medaglietta di sant'Antonio che portava al collo. Il diavolo cercò di convincere il bambino a togliersi la medaglietta, ma senza risultato. Ad Andorina intanto erano iniziate le ricerche del bambino che fu trovato piangente ma incolume. Il bambino raccontò del suo incontro con questo fantomatico mago. I paesani, per lo scampato pericolo, decisero di festeggiare e ringraziare il loro santo protettore. Nacque così la festa di sant'Antonio all'Andorina.
Dopo aver seguito una bella e suggestiva strada arrivo a Campiglia. Parcheggio l'auto vicino al monumento ai caduti ed inizio il mio girovagare per questo borgo. Le case sono tutte ben restaurate, alcuni muratori sono intenti in lavori edili in alcune abitazioni, vi sono anche diversi alberghi, ancora chiusi in quanto la stagione turistica non è al momento iniziata. A Campiglia sorge la più antica chiesa della valle risalente all'anno1000 che raggiungo attraversando le stradine borgo. La chiesa parrocchiale è dedicata oltre che a San Giovanni, anche a Sant'Orso, patrono di Aosta. Non a caso, Campiglia e Cogne, unite da antichi sentieri e valichi hanno in comune il culto di Sant Orso e San Besso. La chiesa ha un prospetto semplice con tetto a capanna. La facciata è tripartita da lesene e con un bel protiro sul fronte d'accesso. La chiesa di Sant'Orso ha il campanile isolato su una roccia posta poco distante. Il borgo, nella parte più antica presenta diversi affreschi votivi dipinti sulle case, poco distante dalla chiesa parrocchiale di Sant'Orso vi è la Cappella di Sant'Antonio da Padova, raggiungibile dopo aver percorso un breve tratto di strada. Un altro edificio religioso interessante è la chiesa di San Giovanni Battista.
Il paesaggio di questa vallata, molto stretta è caratterizzato da una vegetazione lussureggiante, mi piacerebbe andare alla scoperta dei boschi di latifoglie, costituiti principalmente dal castagno e dal faggio percorrendo i numerosi sentieri che da Campiglia partono. Infatti percorrerei volentieri la strada reale di caccia voluta dai reali per raggiunge il Pian dell'Azaria, che fu definito dallo scrittore Rigoni Stern "il posto più bello del mondo", ma non posso purtroppo farlo. Campiglia si trova all'interno del Parco del Gran Paradiso e le strade sterrate non possono essere percorse dalle auto per motivi turistici e quindi devo rinunciare ad una parte della visita. Lungo questa strada vi sono molte persone che s'avviano per le loro escursioni, magari raggiungeranno Pian dell'Azaria, dove c'è il Santuario dell'Azaria o la chiesa del Sacro Cuore dell'Azaria. Questa chiesa è situata a 1573 metri di altezza s.l.m. ed è di origini antichissime ed annualmente vi hanno luogo diversi manifestazioni a carattere religioso. Se avessi più tempo e sopratutto non fossi solo mi sarebbe piaciuto raggiungere il santuario di San Besso, ma con i miei problemi alla schiena non mi arrischio a fare una così lunga escursione. Il Santuario di san Besso sorge ai piedi del monte Fantono, a quota 2019 metri, ed è raggiungibile in circa un'ora e mezza di cammino. Si tratta di un luogo di culto assai antico, ai piedi di una rupe che potrebbe essere stata oggetto di culto già in epoca precristiana basate pratiche ed usanze ancestrali sul potere energetico della pietra e del luogo. Il Santuario è stato costruito appoggiando tutta una fiancata laterale al Monte Fautenio, un immensa roccia monolitica. Il santuario fu costruito nel XVII secolo e completato nel 1669 sul luogo del suo martirio. Del suo martirio esistono diverse versioni oltre a quella già narrata. Quella riportata da documenti in possesso della diocesi di Ivrea, vuole che Besso, invitato da alcuni montanari di bestiame ad un banchetto e accortosi della provenienza furtiva della carne di pecora che gli era stata offerta, abbia severamente deplorato il fatto, Costoro, adirati, lo scaraventarono giù dal Monte Fautenio, trovato ancora in vita fu raggiunto e trucidato dai legionari romani rimasti sulle sue tracce. Una leggenda vuole che le spoglie mortali del santo che nel IX secolo, dopo esser state trafugate dal luogo del martirio da alcuni ladri di sacre  provenienti dal Monferrato, esse siano ritrovate, grazie all'intervento di un oste capace di smascherare i rapinatori, ad Ozegna, nel luogo ove ora sorge la Chiesa di San Besso. Sempre la leggenda vuole che le reliquie, con l'eccezione di un dito rimasto ai fedeli ozegnesi, siano state trasportate verso l'anno 1000 nella cripta del Duomo di Ivrea, ove trovarono degna collocazione in un antico sarcofago romano. San Besso ebbe fama di grande santo taumaturgo, autore di innumerevoli miracoli, protettore dei soldati contro i pericoli della guerra. La devozione verso il santo si esprime ancor oggi in diverse feste e pellegrinaggi, sicuramente la più nota è quella celebrata il 10 agosto dove si ritrovano i fedeli provenienti dal Canavese e dalla Valle d'Aosta. Infatti il santuario è raggiungibile con sentieri da Cogne e Champorcher, che attraversano rispettivamente dal Colle dell'Arietta e da quello della Balma.
Rientro così verso Corzoneri, dove risalgo il corso del Soana in direzione Piamprato e subito incontro le borgate Picatti e Cugnone, la prima sede di un'antica casa signorile ad archi chiamata il Castello, la seconda con una bella la chiesetta. Il "castello" è un bell'edificio con grandi loggiate per piano e uno grande stemma nobiliare sulla facciata; è in fase di ristrutturazione e uno dei muratori presenti mi racconta che conserva delle belle sale interne affrescate. Un tempo questo edificio era la sede del Municipio di Valprato. Mentre la chiesetta, mi racconta una Signora che trovo intenta a curare il giardino è intitolata alla Madonna del Carmine e allo Spirito Santo. La cappella con tetto a capanna, intonacata e affrescata sulla facciata è raggiungibile dalla strada percorrendo una stretta e lunga scaletta. Continuando la mia salita, passo la borgata di Masonassa e di Salzetto, entrambe con belle case restaurate, con i caratteristici balconi. A Balme, mi fermo per andare a vedere la piccola cappella intitolata a San Michele. La cappella dalle fattezze assai semplici come il suo campanile. Un restaurata fontana, zampillante acqua freschissima è posta nei suoi pressi. Sono presenti in questa piccola borgata case restaurate ed altre purtroppo ridotte a ruderi. Superato anche Fontanetta con la chiesetta dedicata a Sant'Anna, arrivo a Pianetto. In questa grande borgata vi è la chiesa di San Giacomo. Questo edificio si presenta con tetto a falde, in facciata tripartito da lesene e con tre portali d'accesso. La porta centrale è anticipata e coperto da un pronao. In facciata sono raffigurati in affresco la Madonna con Bambino, San Pietro, Santa Caterina e San Besso. Anche il suo interno, ampio e spazioso, presenta tre navate.
Sul sagrato, molto grande fa bella mostra di se il monumento ai caduti delle guerre e poco discostato, ma in una verde aiuola vi è il monumento che ricorda la caduta di due aerei inglesi della South African Air Force. Infatti nel 1944, nelle fasi terminali della seconda guerra mondiale, in questa località, si schiantarono due aerei, mentre portavano dei rifornimenti ai partigiani presenti sui monti locali. Perì tutto l'equipaggio e i loro nomi sono ricordati sul movimento. Proseguo la mia strada, fino ad incontrale il Santuario del Beirano. Il Santuario della Madonna della Neve a Beirano è posto in posizione sopraelevata al piano stradale e si presenta con un facciata a capanna, con tetto in "lose" ed è dotato di un bel protiro a protezione dell'ingresso. La chiesa è assai frequentata, segno di una fervida devozione. Dopo una breve sosta al santuario, ove sul suo sagrato erboso ho trovato delle belle orchidee selvatiche che mi sono fermato a fotografare, proseguo per Pianprato.
Raggiunta questa località turistica, che si distende su un ampio pianoro con le belle montagne che la cingono inizio il mio girovagare a piedi. Pianprato ha belle settentesche case in pietra. Nella grande piazza mi soffermo ad osservare il Monumento agli stagnini che ricorda quanti abitanti di questo borgo emigrarono per fare gli stagnini e ramai. Anche qui, sull'antico edificio che era la scuola della borgata, una targa ricorda il contributo che Re Umberto I diete per la scuola di Pianptrato nel 1897. All'ingresso del borgo fa bella mostra di sé la Cappella di San Grato.
Questa chiesa costruita nel Settecento, venne eretta in adempimento ad un voto. Essa si presenta con le caratteristiche tipiche dell'architettura di montagna in pietra, con un tetto a doppia falda in legno e copertura a "lose".
Piamprato, a quota 1551 metri d'altitudine, dispone un impianto di risalita per lo sci da discesa, un anello per lo sci di fondo, una palestra di roccia. Dopo una sosta per una buona merenda con un tagliere di tome e salumi locali, rientro verso casa, felice di aver potuto visitare un borgo incantevole.