Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Casalino

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CasalinoL'idea di andare a vedere Casalino mi arriva da Maurizio che mi chiede informazioni su un personaggio di Ponzana, frazione di Casalino che fondò nel 1922 la Croce Verde di Gorizia.
Come esco dall'autostrada imbocco la strada provinciale 11 Padana superiore in direzione Novara e mentre mi dirigo verso Orfengo, prima frazione di Casalino ne ripercorro brevemente la storia. Le origini di questa borgata sono antiche e lo testimoniano il ritrovamento nel suo territorio testimonianze di epoca romana. Invece sono ben note le vicende risorgimentali che la videro scenario di due scontri armati. Il primo avvenne il 7-8 aprile, durante i moti liberali del 1821.
La storia ci racconta che dopo che il principe Carlo Albero fu sconfessato dal Re Carlo Felice per aver concesso la Costituzione, avvenuta dopo l'abdicazione di Vittorio Emanuele I, costui fu obbligato a lasciare Torino e portarsi a Novara sotto la protezione degli austriaci. Ma la macchina insurrezzionalista era partita sia per l'aderenza della borghesia che di alcuni ufficiali del regio esercito sabaudo. Proprio ad Orfenfo le poche truppe costituzionaliste, comandate dal generale Regis, vengono sconfitte dalle soverchianti truppe austriache. Il secondo episodio è del 22 maggio 1859 quando Orfego divenne sede di un "posto di sicurezza" dove gli austriaci comandati dal colonnello Ceschi inviava drappelli di soldati a "saggiare" la presenza di truppe piemontesi lungo il fiume Sesia e in Vercelli.
Durante uno di queste ricerche, il reggimento galiziano "Ulani" si scontro contro il 2° squadrone Nizza Cavalleria costringendo gli austriaci a ripiegare su Orfengo. Un piccolo monumento collocato davanti alla chiesa parrocchiale di San Donato, in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia ricorda questi episodi. Proprio prospiciente alla strada provinciale si erge la chiesa Parrocchiale intitolata a San Donato, risalente al XV secolo anche se della sua storia si conosce ben poco. Certamente la chiesa, nel tempo, ha subito numerosi rimaneggiamenti, soprattutto nel corso del XVII secolo e lo dimostra pienamente il prospetto privato del portico anteriore che è della seconda metà del XIX secolo.
La facciata, è assai armonica nelle proporzioni, ma purtroppo è priva di sagrato occupato strada. A fianco della facciata, leggermente arretrato, si erge il campanile con una bella cella campanaria sormontata da un tiburio e copertura piramidale. Percorro il borgo le strade del borgo, dove le case sono ben conservate ed è difficile immaginarle come furono in epoca medioevale, ossia in laterizio con tetti in legno e paglia. Alcuni gatti controllano il mio vagare per Orfengo per nulla disturbati dall'abbaiare dei cani chiusi nei cortili. Lunga la strada provinciale trovo una lapide che ricorda il partigiano Ezio Roncaglione che diciottenne perse la vita nell'eccidio di Casalino. Nella lapide Ezio Roncaglione è definito Studente Garibaldino. La cascina della Pizzotta con la sua chiesetta posta tra i campi di riso di Orfengo mi riservo di vederla sulla strada del rientro. Riprendo l'auto e mi dirigo verso Ponzana. La prima cosa che voglio vedere in quest'altro borgo è il Giardino delle farfalle.
Raggiungo l'ex piccolo cimitero di Ponzana in disuso da diversi decenni e che è stato trasformato in un piccolo giardino per farfalle ed uccelli. Al posto delle lapidi vi sono piante ed arbusti che producono frutti per gli uccelli e fiori che attirano le farfalle. Purtroppo fa troppo caldo per poter trovare delle farfalle e mi accontento di guardare un pannello illustrativo che descrive le farfalle che di solito frequentano il giardino, come il Macaone, le Cavolaie, la Vanessa compresa quella del cardo e quella Atalanta, ma anche la Licena delle palude vista la vicinanza delle risaie, la crocea e la bellissima Sfinge del Galio e la Podalirio. Del vecchio cimitero sono rimaste le mure esterne della cappella cimiteriale, con la sua facciata con 4 colonne che ne ingentiliscono il prospetto. Edificio che è stato inoltre privato dal tetto. Raggiungo la chiesa Parrocchiale di Ponzana risalente al XVII secolo, dopo aver lasciato il transito a mietitrebbie e trattori che si dirigono in aperta campagna.
L'attuale chiesa Parrocchiale è collocata all'inizio dell'abitato, ove un tempo sorgeva l'oratorio di San Martino. L'antica parrocchiale, risalente all'anno Mille circa ed è ormai scomparsa, era collocata fuori dal centro abitato. L'attuale chiesa edificata in luogo dell'oratorio e del vecchio cimitero fu edificata nella seconda metà del XVIII secolo e venne eretta a spese dell'Ospedale Maggiore della Carità e del Nobile Collegio Caccia già signori in Ponzana. L'edificio venne consacrato dal vescovo Balbis Bertone il 13 maggio 1786 che lo dedicò a Maria Vergine Assunta e a San Martino vescovo, ricordando in questo modo l'antico oratorio intitolato al Santo sul cui luogo la nuova chiesa venne costruita. La chiesa necessitante urgenti restauri si presenta con una facciata in stile architettonico tardo barocco, già con influssi neoclassici. Questa ha in facciata quattro lesene con capitelli corinzi, sormontati dal frontone, con al centro un accenno di un affresco che un tempo raffigurava la Vergine, ora quasi scomparso. La Parrocchiale costituita da una navata e da due cappelle laterali,fu abbandonata nella seconda metà del '900 per le sue pessime condizioni.
Accanto alla chiesa c'è una piccola cappella in stile barocco, forse edificata precedente alla costruzione della chiesa o comunque coeva. La cappella fu intitolata alla Madonna di Lourdes ed attualmente versa in pessimo stato di conservazione. Un contadino che incontro mentre osservo la chiesa mi informa che nel 2003 durante i lavori per la costruzione di una casa situata a dietro questa chiesa furono rinvenuti degli affreschi che pare risalire al XIV secolo, forse appartenenti all'antico oratorio di San Martino, anche se mi dice che essendo proprietà privata non è mai stato possibile vederli. Mentre mi dirigo verso il castello ripasso velocemente la storia del borgo.
Ponzana è una piccola località posta lungo la linea ferroviaria Torino – Novara. Le origini di questo insediamento sono quasi certamente molto remote essendo collocato in un'area in cui vi furono ritrovamenti di epoca romana. La sua storia la vuole facente parte del Comitato di Bulgaria, al vescovo di Vercelli ed una moltitudine di feudatari che vi eressero anche il castello. Fu anche possedimento del Comune di Vercelli e poi di Novara. Vi sono edifici molto belli ed enormi cascinali, alcuni riportano ancora scritte in cui si ricorda la proprietà all'Ospedale Maggiore di Novara ricevuti soprattutto per lasciti testamentari. È assai triste vedere esercizi commerciali chiusi ormai da tempo, li ricordano le serrante arrugginite e le insegne al neon ormai rotte. Entrando nelle corti di alcuni cascinali vi trovo ancora alcune finestre in puro stile gotico che evidenziano come questa borgata sia stata un importante centro residenziale e militare oltreché agricolo. Raggiungo così il castello datato XI secolo. Il castello oggi si presenta molto ristrutturato e appare molto difficile riconoscere la struttura originale, mentre ben identificabile quella quattrocentesca. Un tempo il castello era circondato da un fossato ed aveva cappella castrense dedicata a San Silvestro, di cui mi si dice che se ne sono perse le tracce. Dalla fine del quattrocento il castello diventa proprietà della famiglia Caccia di Novara ed ora l'intero complesso è parte del patrimonio del nobile collegio Caccia di Novara. Il castello si presenta come un blocco rettangolare e con due corpi di fabbrica sporgenti con finestre gotiche e segni dell'antica merlatura.
Mentre ritorno a prendere l'auto noto come vi siano ancora dipinti sulle mura di alcune grandi cascine gli slogan di propaganda pronunciati da Mussolini. Ma soprattutto mi domando in quale casa vi nacque illustre personaggio che mi ha condotto fino a Casalino e Ponzana e che è stato purtroppo dimenticato. Lelio Baggiani vi nacque il 7 luglio 1885, fu un militare, arruolato nel 1915 come ufficiale nell'arma del Genio, congedandosi come Capitano. Dopo la prima guerra mondiale si stabilì a Gorizia e nel 1922 vi fondò la Croce Verde, ma anche un associazione di donatori di sangue e il " Bollettino di Assistenza ed igiene sociale". Durante la seconda guerra mondiale fu richiamato alle Armi con il grado di Maggiore. A guerra finita, nell'aprile del 1945, Lellio Baggiani, venne prelevato in piena notte nella sua casa e imprigionato e insieme ad altri goriziani trasportato a Chiapovano. Da quel momento se ne perdono le trace. Il suo nome compare oggi su un lapidario nel Parco della Rimembranza fra I 665 deportati da Gorizia. Al comune di Casalino la sua morte è registrata il 31 maggio 1945 in Jugoslavia.
Riprendo l'auto e tra le risaie mi dirigo verso Cameriano. Il riso la fa da padrone in quest'area del novarese. La produzione di questa pianta a ciclo annuale, probabilmente fu introdotta già dagli Sforza nel XVI secolo, ma il suo sviluppo lo si deve sicuramente al XIX secolo con l'importante rete irrigua voluta da Camillo Benso anche con il canale Cavour. Raggiungo così Cameriano, frazione con il maggior numero di abitanti del comune di Casalimo che è posto sulla strada Padana Superiore che collega Vercelli a Novara In questa frazione vi ha sede di caserma dei carabinieri. Anche l'area di Cameriano come la vicina Ponzana fu abitata già in epoca romana, ciò testimoniato dal ritrovamento di urne cinerarie e di monete. La località è citata dalla fine del X secolo in alcuni documenti. Attorno all'anno Mille vi esisteva un "castrum" e alcuni documenti raccontano che vi si coltivava cereali ma vi erano anche vigne. Nel 1362 Cameriano come Casalino erano sotto il controllo delle truppe di Giovanni II il Paleologo, successivamente passò sotto il dominio visconteo che durò fino alla morte di Gian Galeazzo. Nel 1442, il duca di Milano diede Cameriano in dote a Bianca, figlia di Lancillotto Visconti e vi rimase infeudata fino all'avvento degli spagnoli nel XVI secolo. Parcheggio vicino alle scuole comunali, un bell'edificio a due piani realizzato tra XIX e XX secolo.
Sulla scuola vi è affissa la lapide che ricorda I caduti di Cameriano e Ponzana della prima e seconda guerra mondiale, compresi I dispersi e il partigiano Roncaglione Ezio a cui è anche intitolato l'edificio scolastico Le aiuole antistanti le scuole hanno bei monumenti ma io mi dirigo da subito verso la chiesa di Santo Stefano del XVI secolo. La chiesa è interamente intonacata compreso il suo massiccio campanile. La chiesa è anticipata da un sagrato in pietre di fiume e presenta un tetto a capanna con un bel frontone nel cui timpano vi è una cornice in stucco con all'interno vi sono tracce di un affresco. La chiesa ha un solo accesso in facciata, anticipato da un piccolo portico al fianco del quale vi sono due nicchie vuote. Sopra il portico vi è un marcapiano, interrotto da una finestra rettangolare incorniciata da stucchi elaborati. Anche nel secondo ordine vi sono due nicchie vuote. Vi accedo e trovo una chiesa a navata unica assai ricca di tesori d'arte. La chiesa fu consacrata dal vescovo Carlo Bascapè il 28 febbraio 1604 come testimoniato da un iscrizione nella contro facciata. L'altare maggiore è in marmo risalente al XVIII secolo. Vi sono tre affreschi, forse più antichi della attuale chiesa che raffigurano due episodi della vita di Gesù ed il Martirio di Santo Stefano. Rimango colpito dalla bellezza di un crocifisso in legno, probabilmente di fine cinquecento. Gli altri altari sono intitolati alla Madonna del Rosario con un dipinto che raffigura i Misteri del Rosario, la cappella dedicata a Sant'Antonio da Padova. L'altare intitolato a Santo Stefano con la statua dedicata a lui dedicata fu realizzata nei primi decenni del XX secolo. Vi sono anche due dipinti raffiguranti il Cuore di Maria ed il cuore di Gesù di Achille Lampugnani.
Nelle vicinanze della chiesa vi è il castello di Cameriano. Le prime testimoniante dell'esistenza del castello risalgono al 989 ed era abitato da Sendico, figlio del salico Winigiso e di Adilia. Agli inizi del Quattrocento il castello, divenne un'importante fortezza, fu controllato ed abitato dal marchese Teodoro di Monferrato, passò poi a diversi altri feudatari. Il castello seguì poi la storia d Cameriano subendo diversi rimaneggiamenti e modifiche in quanto tra le sue mura e fossati vi era il ricetto, il cimitero e la chiesa parrocchiale. Oggi rimangono pochi resti delle più antiche fortificazione ma sono riconoscibili le merlature, le finestre strobate gotiche e soprattutto dagli scassi dei bolzoni inseriti nella torre d'accesso al castello. È giunto il momento di ripartire in auto per andare a vedere anche se non vi potrò accedere alle antiche cascine poste in mezzo alle risaie e mi dirigo dapprima verso verso la cascina Isola di Poltrengo. La località di Peltrengo attualmente è una grande azienda agricola, luogo abitato già in epoca romana e vide poi la presenza di abitanti che seguivano la legge longobarda. La località era denominata "Palterigum", il cui toponimo è connesso al corso d'acqua denominato Paltelengana che vi transita nei suoi pressi.
Il luogo era già in antichità fortificato. Fortilizzio che subì danni e ricostruzioni con i passaggi delle diverse armate, compreso la distruzione attuata dai Visconti, per arginare l'avanzata delle truppe mercenarie dei Gonzaga, poi ricostruita in epoca sforzesca. Il complesso ha la forma quadrangolare del maniero quattrocentesco, isolato e circondato un tempo da un fossato pieno d'acqua. Mi soffermo ad osservare la torre che sormonta l'ingresso carraio, ove vi sono i bolzoni del ponte levatoio e della pusterla. Vi era un tempo al suo interno anche un mulino. Oggi conserva nella sua corte una villa ottocentesca oltre a nuove abitazioni e locali ad uso agricolo. All'interno delle sue mure vi è una cappella intitolata all'Annunciazione di Maria Vergine, che risale almeno agli inizi del XVII secolo decorata con dipinti raffiguranti vari episodi della vita della vergine Maria. Lascio questa cascina - fortezza e torno verso Cameriano per dirigermi successivamente, sempre tra le risaie verso la Cascina Graziosa risalente presumibilmente al XVI secolo. Il nome deriva dai suoi antichi proprietari, fa famiglia novarese Graziosi vissuti in questa terra dal XVI secolo. Comprende diverse corti e la casa padronale con il suo giardino sono di pregevole fattura.
Un tempo era dotata di una chiesetta settecentesca, demolita dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma sono venuto fin qui per vedere soprattutto i luoghi dove sono stati girati nel 1956 le scene esterne del film "La Risaia", di Raffaello Matarazzo e che aveva come attori Folco Lulli, Elisa Marinelli, Rik Battaglia, Michael Auclair, Lilla Brignone, Liliana Gerace, Edith Jost e Vivi Gioi. Mi dirigo così verso Casalino, non senza una sosta al Parco della Pace che ricorda l'eccidio dei Sette Martiri. Luogo posto lungo la strada provinciale 10 in mezzo alle risaie interrotte solamente da filari di alberi, dagli argini e da qualche canale di irrigazione. Il Parco ricorda i partigiani Comelli Severino di 17 anni, De Stefano Francesco di 18 anni di Reggio Calabria, Gatta Domenico di 22 anni bresciano, Lazzaroni Francesco 18 anni bresciano, compaesano di quest'ultimo anche Manenti Giuseppe di 25 anni ma residente a Casalino, Poletti Giovanni di 21 anni di Cressa in provincia di Novara e Roncaglione Ezio diciottenne di Orfengo. Era il 30 marzo 1945 e un centinaio di militi della Legione autonoma mobile Ettore Muti, un corpo militare della Repubblica Sociale Italiana con compiti di polizia politica antipartigiana, insieme ad una decina di SS iniziarono a perquisire le case di Casalino. In una tasca di Severino Comelli vennero scoperti dei volantini che inneggiavano la prossima liberazione dal nazifascismo. Dopo essere stato percosso, il ragazzo confessò di aver ricevuto i volantini dal fratello che si trovava in località Quarti di Cameriano. Ai Quarti era stanziata provvisoriamente anche la pattuglia della "Volante Loss" che aveva trovato rifugio nei cascinali. Gli otto partigiani garibaldini vennero così presi alla sprovvista e solo due riuscirono a fuggire mentre gli altri caddero falciati dalle raffiche dei mitragliatori e con loro venne assassinato anche il Severino fin lì trascinato da Casalino.
Nel parco si erge un obelisco e sette croci che ricordano il terribile eccidio. Raggiungo così Casalino e subito mi dirigo verso la romanica chiesa di San Pietro del XI secolo. Questa fu la vecchia chiesa Parrocchiale di Casalino entrata nella storia quando il 25 maggio 1194, qui vi fu stipulato un trattato di pace fra I novaresi e vercellesi, più comunemente chiamata la pace di Casalino e che fissò il confine tra i rispettivi territori sul fiume Sesia. Ma è bene ricordare che Casalino fu abitata fin dall'epoca romana e che ebbe una storia travagliata essendo stata ripetutamente devastata durante la guerra tra i Visconti e i marchesi del Monferrato a metà del XIV secolo. Nel 1417 passò al duca di Milano Filippo Maria Visconti, che la diede in feudo a Luca Crotti. Dopo vari passaggi ereditari il feudo passò nel 1720 ai conti Leonardi, che lo mantennero fino all'abolizione dei feudi nel 1797. La chiesa romanica di San Pietro subì nei secoli diversi restauri e rimaneggiamenti. Al momento della mia visita è chiusa è posso così ammirarne solo l'esterno e per l'interno far riferimento a quanto apprendo dai cartelli turistici. La facciata è con il tetto a salienti, purtroppo interamente intonacato nel XIX secolo. La facciata è tripartita, con paraste e una decorazione con archetti pensili di diversa ampiezza. Presenta una sola porta in facciata con due finestre laterali e una più grande posta sopra la lunetta affrescata e datata 1479. L'affresco o ciò che ne rimane raffigura san Pietro tra due angeli. Anche il lato destro visibile è decorato con archetti, interrotti da parasite e vi è una porta d'accesso. Anche l'esterno della navata centrale è decorato
sotto il tetto parzialmente con archetti. L'interno è a tre navate e fu decorata con affreschi nella seconda metà del Quattrocento. All'interno, oltre all'altare maggiore, si trovano due altari uno dedicato a Sant'Antonio da Padova, l'altro al Crocifisso. Sono fortunatamente visibili ancora all'esterno la muratura in cotto posti spina di pesce che si alternano a filari di mattoni. Prima di andare in centro del paese voglio andare a vedere il sacrario dei 7 martiri partigiani al cimitero. Dopo aver visto questo sacrario, rimodernato ultimamente e realizzato interamente in marmo e granito, colgo l'occasione per vedere la chiesa cimiteriale. Questo edificio, di notevoli dimensioni, necessita di urgenti opere di restauro. Si tratta di un alto edificio, impossibile non vederlo, realizzato in stile neogotico con ampio rosone e portale in pietra e formelle di cotto. Un peccato vederlo in questo stato, ancor peggio l'interno. Raggiungo così il centro del paese e parcheggio nei pressi del palazzo comunale. Un bell'edificio, sotto i cui portici vi è collocata la targa che ricorda I militari morti di Casalino e Orfengo nella prima e seconda guerra mondiale e i due partigiani vittime dell'eccidio che risiedevano in questo borgo. Inizio a girare per il paese e subito trovo un bel lavatoio e alcuni tratti della roggia che corre tra le case di Casalino.
Dopo un bel giro tra le belle case del borgo raggiungo la grande piazza dove si affacciano la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, l'oratorio dell'Annunziata e una bella villa con ingresso in stile barocco. Il grande sagrato della chiesa ha un selciato in sassi di fiume circondato da una catenella con pilastrini in granito. La chiesa Parrocchiale dei SS Pietro e Paolo è del XVIII secolo ed è in stile neoclassica con un grandioso pronato costruito da quattro colonne di granito rosso con capitelli in stile dorico. Sul fianco della parrocchiale si erge la cappella dell'Annunziata che conserva ciò che rimane della vecchia parrocchiale, in parte demolita per far posto alla chiesa attuale dei SS Pietro e Paolo. Qui nel settembre del 1995 sono venuti alla luce due cicli di affreschi della seconda metà del XV secolo, tanto da essere indicata come Parete dei santi. Gli affreschi divisi in due registri in quello superiore sono raffigurati:San Sebastiano; una crocefissione con la Vergine Maria, Maria Salome e Maria di Cleofe a e la Maddalena; ancora la Regina Lactans ossia la Madonna in trono che allatta il Bambino e chiude il registro superiore il quarto riquadro che rappresenta un'Assunzione. Nel registro inferiore nei riquadri sono raffigurati: Santa Marta, Santo Stefano, San Rocco, San Pietro da Verona, San Bernardino da Siena, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista. La trovo aperta è quindi posso ammirarne l'interno che la trovo raccolta ma necessitante un restauro per deumidificare le pareti.
Uscito dalla chiesa trovo un monumento con un busto in bronzo raffigurante il conte Luigi Leonardi posto su un alta colonna quadrata in marmo. Costui nacque a Novara il 19 giugno 1829 e morì nel 1891 fu militare che prese parte alle campagne del 1848-1849, Crimea 1855 ed ancora 1859-1860 e 1866, fu anche Sindaco di Casalino dal 1869 al 1890. Altri personaggi illustri di Casalino furono il conte Michelangelo Leonardi, figlio di Luigi che fu Capitano di vascello e morì nel 1916 mentre dirigeva la difesa di Venezia, ma partecipò anche alla guerra di Libia e. un altro personaggio illustre fu il generale Marcello Prestinari che prese parte alla guerra di Abissinia e morì durante la prima guerra mondiale, comandante della Brigata Etna, sull'altopiano di Asiago nel 1916. Raggiungo facilmente l'ingresso del castello di Casalino che è recitato da un alto muro, ciò mi permette di vederne solo l'ingresso attraverso il cancello.
Il castello di Casalino risale probabilmente alla metà del XIV secolo e dal Settecento fino a pochi anni fa appartenne alla nobile famiglia novarese dei Leonardi e ancora attualmente è di proprietà privata. Sopra alla porta principale è ancora visibile la sede del bolzone dello scomparso ponte levatoio. È un imponente edificio in mattoni e si notano i diversi lavori di adattamento che nei secoli ne hanno fatto un prestigioso edificio residenziale. Prima di riprendere l'auto e recarmi all'Oratorio della Madonna della Pizzotta, voglio fare una sosta al Circolo dei Sette Martiri per riposare un poco e dissetarmi. Anticamente il circolo si chiamava "Casa del Lavoratore" ed era il punto di ritrovo dei braccianti. Nel 1926 il regime fascista lo chiuse e ne requisì i locali. Il circolo fu ricostituito nel dopoguerra e assunse la nuova intitolazione. Ripreso l'auto prendo la strada Comunale 2 che è sterrata e raggiungo così l'ultimo mio obiettivo, ossia l'oratorio Madonna della Pizzotta. Questa chiesetta del XVI secolo è parte integrante della Cascina della Pizzotta ed è intitolata alla Madonna. La cascina è nel territorio della frazione Orfengo ed è immersa tra le risaie. Mi si racconta che fu edificata a ringraziamento di numerose grazie ottenute per intercessione di un'immagine miracolosa della Madonna che qui si trovava. L'edificio è semplice, tetto a capanna, facciata tripartire da paraste, una sola porta d'accesso con due finestre ai lati e una terza posta sopra la porta d'accesso. Interno a navata unica possiede un altare, mensa e tabernacolo, tutto in marmo. Ripreso l'auto mi ritrovo ad Orfengo, lungo la strada che collega Novara a Vercelli. Lascio queste campagne, ricche di tesori, di storia e di sacrifici e rientro verso casa.