Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Viù

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ViùLa pioggia scroscia generosa e il vento la porta dove vuole. L'autunno ci sta per lasciare, gli alberi abbandonano le foglie. L'alba è strapazzata da un cielo che porta tempesta ma man mano che salgo verso la montagna le nuvole sembrano abbandonarmi. Supero Lanzo, porta delle Alpi Graie, ed immerso nel verde inizio ad arrampicarmi per la Valle di Viù. Sinuosamente la strada segue il percorso delle montagne mentre nel fondovalle corre impetuoso lo Stura di Viù.
La sua storia è antica infatti il territorio fu abitato sin dall'età preistorica, come attestano alcuni reperti neolitici e da alcune incisioni rupestri. Tra il VI e V sec a.C. alle popolazioni di stirpe ligure, che vivevano nelle Alpi occidentali, si sovrapposero quelle Celtiche formando così delle tribù celto-liguri, tra cui quella dei Garocaeli o Graiocaeli, che popolò la Valle di Viù. La presenza dei Romani in valle è testimoniata dal ritrovamento negli scavi effettuati nei pressi del Castello di parecchie monete romane. E se la Valle di Viù faceva parte del regno di Cozio ai tempi di Giulio Cesare, questo fu assorbito completamente dall'Impero Romano sotto l'Imperatore Nerone. La valle, viste le difficoltà di collegamento, non fu oggetto di incursioni barbariche ma tuttavia fu sottomessa ai Burgundi e ai Franchi.
Fu feudo dei signori di Baratonia poi Giusti di Susa, i Provana di Carignano e di Leinì, gli Arcour, ecc... Dal 1345 i feudatari che hanno amministravano le terre di Viù furono dipendenti ai Savoia, dapprima gli Acaja ed in seguito ad Amedeo VII, il Conte Rosso. Lo spopolamento della valle di Viù iniziò fin dal XVII, inizialmente verso Torino, ma anche la Francia e poi le Americhe. Nel 1633 il territorio passò sotto la guida di Ottavio Provana che diventò il primo conte di Viù. All'inizio del XVIII secolo iniziò ad essere frequentato dalla nobiltà torinese diventandone sede di villeggiatura ma il suo vero sviluppo avvenne soprattutto dopo il 1842, anno della costruzione della strada carrozzabile.
Alla metà del 1800 risalgono la costruzione di molte delle importanti ville disseminate sul territorio comunale, tra le quali la celeberrima Villa Franchetti. Viù fu sede di villeggiatura di ospiti illustri come Silvio Pellico, Massimo d'Azeglio, Vincenzo Gioberti, degli scrittori Davide Bertolotti e Michele Lessona, del pittore Carlo Thermignon, ancora di Benedetto Croce, Giacomo Puccini, Guido Gozzano, Eleonora Duse, il ministro del terzo Reich Goering e il re Umberto II di Savoia. Come tutta l'area alpina anche Viù subì una nuova ondata di spopolamento a fine XIX secolo e proseguito negli anni del boom industriale; fortunatamente attualmente si è fermato e la popolazione stanziale ricomincia a risalire.
Nel corso della seconda guerra mondiale il fenomeno della resistenza fu molto attivo e il territorio comunale fu teatro di duri scontri tra I partigiani e le forze nazifasciste. Oggi l'economia valligiana si basa sul turismo, allevamento e agricoltura di montagna, ma anche imprese artigiane del legno e casearie. Ciò grazie anche al patrimonio naturalistico fortunatamente ancora incontaminato. Il Comune di Viù, comprende trentaquattro frazioni, perlopiù abitate e vederle tutte sarà impossibile anche se cercherò di visitarne il più possibile. La prima borgata in cui mi soffermo è Fubina; le sue case si estendono in maggioranza lungo la strada provinciale n° 32 e sono quasi tutte ben conservate, molte con bei giardini ancora fioriti nonostante la stagione autunnale avanzata. Sempre lungo la strada si erge la Cappella dell'Addolorata e di San Michele Arcangelo.
Si tratta di un bell'edificio interamente intonacato con tetto a capanna e slanciato campanile. Presenta un solo ingresso frontale in robusto legno intagliato e affiancato da due rettangolari finestre protette da spesse grate. La facciata e affrescata a trompe-l'oeil con l'immagine di Cristo, della l'Addolorata e con l'Arcangelo Michele. Riesco nonostante la porta sia chiusa a sbirciare dentro e intravedere un aula unica con le pareti tinteggiate di fresco; tutto ben curato. Proseguo nel mio viaggio in auto e trovo lungo la strada un altra cappella, mi rendo conto quanto la religione abbia contribuito a creare uno stretto rapporto tra uomo, natura e fede. Questa cappella intitolata a San Giovanni Battista è collocata nella località conosciuta come le "Porte di Viù".
Ha modestissime dimensioni e pianta rettangolare ad aula unica e termina con abside semicircolare. La facciata è a capanna con paraste angolari presenta due finestre rettangolari che affiancano la porticina ed in asse a questa si trova un'apertura reniforme. Sulla facciata vi erano presenti affreschi, oggi non in splendide condizioni, uno raffigura Sant'Agostino, l'altro Sant'Antonio, mentre al centro del timpano è raffigurata la Madonna col Bambino. Un piccolo campanile si eleva sul lato sinistro dell'edificio. L'edificio versa in cattivo stato di conservazione e presenta anche rattoppi cementizi.
Proseguo fino a raggiungere l'abitato di Mondrezza. Anche questa borgata è simile quella precedente con belle case e grandi giardini e vi è anche un lavatoio in pietra posto lungo la strada principale a ridosso della Cappella intitolata a Santa Lucia e San Lorenzo. Questa cappella come la precedente è ottimamente conservata ma invece di un campanile ha una cella campanaria a vela posta sul culmine del tetto che si presenta a capanna con manto di copertura in lose. La finestre laterali all'unica porta d'accesso sono piccole e arcuate.
Sopra la porta vi è un tondo affrescato con raffigurata Santa Lucia. Anche qui l'interno ha navata unica a pianta rettangolare con abside poligonale. Anche questo edificio è di epoca barocca, databile tra la metà del XVII e la metà del XVIII secolo. Faccio una breve deviazione e mi arrampico su una stretta strada fino a raggiungere la borgata Oldrì. Qui le belle case sono per lo più sparse sulle pendici della montagna immerse nel verde dei prati e dei boschi. Nel nucleo più densamente edificato si erge la Cappella della Conversione di San Paolo. Questo edificio è in stile eclettico neo-gotico edificato alla fine dell'Ottocento. L'accesso alla cappella è preceduta da un portico anticipato tre gradini e colonne e paraste corinzie in granito con capitelli corinzi.
La porta d'accesso è affiancato da due strette finestre ad arco acuto. Il tetto a capanna ha la copertura in lose e sull'abside si erge un piccolo campanile a vela in mattoni. Un anziana signora è intenta a pulire l'interno della chiesa e mi permette l'accesso. L'edificio internamente ha un'aula a pianta quadrata con copertura a volta a crociera costolonata. Gli interni sono caratterizzati dalle linee neogotiche e l'altare maggiore è in marmo. Sulla parete dell'abside è collocata centralmente una pala ogivale raffigurante la Madonna della Neve; sulle pareti laterali sono presenti le tele raffiguranti la Madonna col Bambino e San Paolo e un altra raffigurante una Madonna col Bambino.
Inizio a chiacchierare con l'anziana signora che mi racconta che questa cappella sostituisce un più antico edificio Seicentesco anticamente intitolata alla B.V. della Neve. Inoltre scopro che le cappelle presenti nel territorio di Viù sono tantissime presenti in tutte le frazioni anche più di una. Vengo così anche a sapere che tra la metà del Seicento e la metà del Settecento furono edificate nuove cappelle e ricostruite altre. Non riuscirò a vederle tutte del lungo elenco che l'amichevole signora mi ha fornito ma debbo quasi obbligatoriamente proseguire su sua sollecitazione fino a Salvagnengo a vedere la borgata con la sua chiesetta. La frazione di Salvagnengo è piccola ma caratteristica Faccio un rapido giro tra le poche case, sotto osservazioni di alcuni gatti che tengono sotto controllo l'intero borgo.
Per le strade non incontro nessuno ma le case sono abitate. Raggiungo così la cappella che ha pianta rettangolare ad aula unica. L'edificio in pietra locale è interamente intonacato con il tetto a capanne con struttura lignea e manto di copertura in lose. La facciata con l'ingresso è preceduta da ampia scalinata. Il portone è affiancato da due finestre rettangolari, sormontato da una piccola apertura quadrilobata. La cappella è intitolata a San Barnaba Apostolo ed ha un piccolo campanile, a base quadrata che si eleva al di sopra della falda del tetto. Il portone, in legno a due battenti e chiuso e dalle due finestre rettangolari, munite di grate non riesco a intravedere il suo interno. Daterei l'intero edificio alla seconda metà del XVII. Discendo sulla strada provinciale per accedere al paese do Viù. Il nome potrebbe derivare da "vicus" ossia villaggio, ma anche via di passaggio per attraversare le Alpi.
Parcheggio in piazza del mercato, posta all'ingresso del paese, dominato dall'altura di una rocca ove è collocata la chiesa parrocchiale, intorno alla quale si stringono le case del paese. Sulla strada si affaccia un antica, quanto vetusta edicola. Sempre sulla piazza è situata la cosidetta Pietra delle Madri; questa è una roccia scolpita con tre figure antropomorfe, uno dei rarissimi esemplari esistenti in Italia. Alcuni ritengono che risalga all'Età del Ferro e rappresenti delle divinità ancestrali femminili. Inizio a girovagare per il paese, tra belle case restaurate con finestre abbellite da ricamate tende. Molte espongono alcuni presepi, segnale di vivacità e fede nel prossimo Natale che è alle porte. Raggiungo così, attraverso strade pulite e decorose la scalinata che mi conduce alla chiesa parrocchiale dedicata a San Martino Vescovo. Questo complesso parrocchiale è costituito dalla chiesa parrocchiale, col suo imponente campanile e dalla cappella della Confraternita del SS. Nome di Gesù ad essa integrata nel perimetro del complesso architettonico.
La grande e bella facciata della chiesa, anticipata da una grande scalinata è ad due ordini sovrapposti, conclusa con timpano triangolare. Il primo ordine è tripartito da coppie di lesene lisce, con basamento in pietra e capitelli. Nell'ordine superiore tra il doppio ordine di lesene centrale vi è una grande finestra reniforme. Il tetto è a falde con copertura in lose ed ha in facciata diversi pinnacoli in pietra a forma di pigna che si ergono a coronamento delle lesene del secondo ordine. Nel primo ordine vi sono tre portali, il centrale ha dimensioni maggiori, sormontato da timpano triangolare; i due laterali sono sormontati da un piccolo aggetto e da due dipinti raffiguranti rispettivamente San Martino e San Biagio. Vi accedo e trovo una chiesa a pianta rettangolare con tre navate. Le navate sono suddivisa in cinque campate da archi e pilatri. In una campata di testata, ai lati del presbiterio vi è la Grotta della Madonna di Lourdes. Questa Grotta fu voluta dalla popolazione a riconoscenza di un miracolo, come lo considerano i vincesi.
La storia ci riporta al 9 marzo del 1944, non lontano dalla festa della Madonna di Lourdes, quando truppe tedesche arrivarono in forze in valle in cerca dei partigiani. Avevano piazzato un grosso cannone in frazione Versino di Viù, puntandolo verso le frazioni di Pessinea, Brendo e Balma, ove si nascondevano molti giovani partigiani. L'effetto sorpresa nazifascista fu vanificato a causa un errore di manovra facendo finire in un fosso il carrello trasportatore dei cannone. Quando il cannone sparò, un colpo fu fatale per Giovanni Romanetto e un secondo colpo ferì gravemente Edoardo Baietto. Mentre erano in corso le operazioni i Tedeschi insieme a truppe fasciste della decima MAS, tennero sotto minaccia di rappresaglia molti abitanti, tutte ammassati contro la recinzione dell'adiacente villa Dubosch. Nelle prime ore del pomeriggio, cosa assai rara a Viù per il mese di marzo, calò una nebbia fittissima, che impedì la prosecuzione delle operazioni di cannoneggiamento.
I vincesi attribuirono la loro salvezza, portata dalla nebbia, ad un evento miracoloso, avvenuto grazie all'intercessione della Madonna di Lourdes, in onore della quale venne fatta appunto erigere, nella Parrocchiale di Viù, la grotta. Le pareti interne sono interamente affrescate con decorazione della seconda metà dell'Ottocento. L'altare maggiore della chiesa è in muratura rivestito di marmi policromi. La pala d'altare, affiancata da due statue di angeli, raffigura la Madonna con Bambino in gloria d'angeli musicanti, con ai suoi piedi San Martino e San Biagio. Nella navata sinistra sono collocati l'altare del Santo Suffragio, di San Giuseppe, di San Francesco d'Assisi. Nella navata di destra vi sono l'altare della Beata Maria Vergine del Rosario, del Sacro Cuore di Gesù, della Sacra Famiglia, del Crocifisso. Il primo documento che fa cenno della chiesa, risale al 1011 ma nel corso dei secoli ha subito molte trasformazioni proprio a partire dal 1781, come la posso osservare oggi. In una nota datata agosto 1390 si legge che la chiesa è intitolata ai SS. Martino e Nicolò.
Ancora nel 1769 il cimitero era tutto intorno alla vecchia chiesa come attesta una visita pastorale del Vescovo che ne dispone lo spostamento del camposanto sul lato meridionale dell'altura su cui sorge l'edificio religioso. Così anche la "Porta dei Morti" venne chiusa prima del 1843; si trovava in corrispondenza della terza campata ed è ancora individuabile il suo tamponamento. Sotto la finestra della prima campata è presente una settecentesca meridiana dalle linee semplici e senza decorazioni. Il campanile presenta pianta a base quadrata ed è realizzato in pietra a vista. Nel complesso vi è anche la nuova casa parrocchiale eretta tra il 1863 e il 1865 sul luogo dove sorgeva l'antica cappella di San Rocco. Accanto alla Parrocchiale, sul lato cimitero vi è la Cappella della Confraternita del Santissimo Nome di Gesù. Questa cappella è già citata in un documento del 1594. All'interno mi hanno poi detto che vi è una volta decorata della seconda metà del XIX secolo. Vi è anche una bella pala raffigurante la Vergine Immacolata.
Continuo a girare per il borgo e trovo molte belle fontane realizzate in pietra. In piazza Vittorio Veneto si affaccia il moderno palazzo municipale. Questo edificio fu costruito su quella che era in precedenza la casa parrocchiale che fu venduta al Comune. Molto belle sono le più antiche case con i ballatoi in legno e i tetti in losa che rendono molto caratteristico il borgo. Una serie di negozi che vanno dalla farmacia alla gastronomia, alimentari, abbigliamento e articoli sportivi, panetteria, edicola, cartoleria, biblioteca, veterinario, macelleria oltre a diversi locali di mescita e ristorazione dimostrano la vitalità del borgo che con tutte le sue 34 frazioni raggiungano poco più del migliaio di abitanti che durante i periodi turistici si moltiplicano. Mi soffermo nella macelleria e gastronomia per farmi preparare dei panini da consumare per pranzo. Da via Chiaberge raggiungerei la riva del Torrente Stura e potrei ammirare sia il ponte medioevale che la cappella di San Felice da Cantalice, purtroppo non potrò non posso recarmici.
Il Ponte romanico in pietra sulla Stura fu parzialmente distrutto dall'alluvione del 2000, venne poi restaurato e collega il capoluogo con la zona dei Mulini dove si trovano I ruderi di due mulini per cereali ed edifici per la torchiatura delle noci e della canapa Mentre la piccola Cappella risalente a XVII secolo mi dicono sia purtroppo in stato di abbandono. Raggiungo così piazza Schiari, dove tra belle case con diversi lucernari vi è la Chiesetta della Madonna della Neve. Questa cappella è collocata nel centro del paese, nel cuore della località di Pascheretto, uno dei due nuclei abitativi originari di Viù. Benché la cappella sia di modestissime dimensioni è assai bella e ben conservata. Ha un tetto a capanna con manto di copertura in lose. La struttura è in pietra locale, interamente intonacata. In facciata la porta centrale è affiancata da finestre rettangolari, sormontata da una finestra polilobata. La parte posta sotto il culmine del tetto della facciata è caratterizzata da un affresco contemporaneo, assai bello e intensamente colorato.
Al di sopra del tetto, in posizione centrale sulla muratura di facciata, è posto un piccolo campanile a vela Sempre in piazza Schiari vi è un'imponente palazzina barocca che fu sede dell'antico Ufficio di Insinuazione, ossia del Registro. Su questa piazza si affacciava anche l'antica sede municipale con le carceri. In paese ci sono molte belle ville come la storica Villa Franchetti con annesso parco, sicuramente la dimora più spettacolare e sontuosa di Viù. Fu costruita nel 1861 dal barone Raimondo Franchetti senior per soggiornarvi con la moglie Sara Luisa Rotschild. Questa villa nella sua costruzione fu ispirata al modello dei grandi chalet svizzeri ed ospitò illustri personalità, tra cui l'attrice Eleonora Duse e il compositore Giacomo Puccini. Altra interessante è Villa Schiari che fu dimora del conte Giovan Battista Schiari celebre magistrato del Regno di Sardegna, nonché membro della Corte d'Appello di Torino. Questo edificio ospitò Silvio Pellico, segretario della Marchesa di Barolo, che fu una benefattrice di Viù insieme con il marito.
Il conte fece costruire all'interno del parco della villa, a seguito della prodigiosa guarigione della figlia Camilla un Santuario intitolato alla Madonna della Salette. La villa e il santuario furono donati ai Padri Oblati di Maria Vergine dalla stessa figlia del conte Schiari. Il Santuario è in stile neogotico e conserva bei dipinti, tra cui una tela del Morgari, raffigurante appunto l'apparizione della Madonna e diverse statue. Il vialetto che conduce al santuario è arricchito da alcuni gruppi statuari in bronzo che raffigurano appunto i vari momenti dell'apparizione della Madonna della Salette. Vicino all'ingresso del parco della Villa vi è un restaurato lavatoio in pietra con belle vasche e una tettoia a proteggere dalle intemperie le donne che erano impegnate a lavare I panni. Torno a prendere l'auto per proseguire verso Alpe Bianca, Tornetti, Asciutti, Polpresa e Corgnolero.
Prendo così la SP32 diramazione 1 e inizio a salire verso Polpresa, subito dopo una curva vi è una scalinata che conduce a due cappelle. Una è intitolata all'Annunciazione della Beata Vergine Maria e sorge isolata, nel mezzo di un prato che si apre sull'altura. Questa chiesetta ha pianta rettangolare con due navate e con portico antistante; la navata principale è divisa in due campate e termina con abside semicircolare. Un campaniletto a pianta quadrata ed è collocato al di sopra del culmine della facciata. Anche questo edificio è in pietra, intonacata con tetto è a falde e manto di copertura in lose. In facciata è affrescata l'Annunciazione. L'edificio fu costruito nel 1823 e il suo interno presentano decorazioni ottocentesche. L'altra a poche decine di metri è la cappella nuova dell'Annunciazione. Anch'essa ha pianta rettangolare ad aula unica, proceduta da portico.
Gli interni sono sobri, con superfici tinteggiate di bianco con pavimento in Luserna. Una primitiva cappella era costruita sul luogo in cui si trovava il castello di Viù, tanto da essere la cappella castrense. Era anche usata come posa dei defunti provenienti dai Tornetti e dalle borgate vicine. Quasi completamente diroccata, la cappella viene ricostruita dal Gruppo Alpini e inaugurata il 26 luglio 1987 ed ancora oggi è chiamata la cappella degli Alpini. Queste cappelle sono in regione Versino. Costeggio piccoli boschi e verdeggianti prati, diverse sono le ville e le case che trovo lungo il percorso, tutte ben conservate. Prendo una piccola deviazione sulla mia sinistra per Laiolo; un'altra piccola borgata dalle caratteristiche e moderne villette e antiche case restaurate.
Nei prati circostanti alcuni cavalli al pascolo. In un campo sotto la strada in un verdeggiante prato si erge piccolina ma veramente interessante artisticamente la chiesetta dedicata a Sant'Andrea apostolo. L'edificio è realizzato in pietra è interamente intonacata con un tetto a doppia capanna e manto di copertura in lose. La facciata è ha due ordini i, scanditi da quattro lesene e conclude con timpano triangolare. In posizione centrale la porta, in legno ad un battente, affiancata da due finestre rettangolari, protette da grate. Nell'ordine superiore sono presenti 2 finestre tamponate e una nicchia vuota in posizione centrale. Al di sopra della porta è dipinta la data 1806, ma la chiesa è citata già durante visita pastorale del 1674, pertanto la sua costruzione è precedente.
In posizione centrale si eleva il campanile, alto e snello, con base quadrata. Sbirciando da una finestra posso solo capire che ha un aula rettangolare e pavimento in pietra. L'edificio presenta buono stato di conservazione. Proseguendo la strada raggiungo il minuto gruppo di case della borgata Molartessier, verso il fondo della strada del Laiolo. Anche qui vi è una semplice chiesetta dedicata a San Giuseppe ed ivi era già presente nel 1674. Ripreso l'auto ritorno sulla strada provinciale 32 dir e riprendo a salire, tornante dopo tornante. Supero così l'ospizio del Cottolengo. Raggiungo e attraverso la piccola borgata di Corgnolero con le sue case dai tetti di losa e la Cappella del Sacro Cuore di Maria. Superatela raggiungo il borgo di Polpresa inferiore, un gruppo di case chiuse a gomitolo con al centro la chiesetta di San Lorenzo e Conversione di San Paolo. Faccio due passi per questa borgata raggiungendo la chiesetta che presenta una facciata con tetto a capanna. Presenta due ordini sovrapposti e paraste angolari e timpano triangolare.
Nell'ordine inferiore si apre il portone d'ingresso, in legno a due battenti, affiancato da due finestre rettangolari. Nel secondo ordine superiore centralmente vi è una finestra reniforme, affiancata da due riquadri affrescati con le immagini di di San Lorenzo e di San Paolo. Il campanile, unica parte visibile dalla strada è collocato in posizione frontale alla cappella. Questo presenta una pianta quadrata e muratura di pietra, lasciata a vista alla base ed intonacata nella parte superiore. Il suo tetto è a quattro falde, con manto in lose. Il primo edificio fu costruito tra la metà XVII secolo e la prima metà XVII secolo e successivamente restaurata e rimaneggiata. Poco pochi tornati incontro la borgata Polpresa superiore. Vi sono oltre case in fase di restauro, tante belle abitazioni. Lasciato l'auto incontro un muratore intento a sistemare un muretto di una moderna abitazione che mi fornisce anche qualche utile informazioni su questo gruppo di case al cui centro, mi spiega, vi sia un'importante cappella molto venerata dalla popolazione locale. M'avvio tra le strette vie del borgo alla ricerca alla cappella intitolata a San Bernardino da Siena. Tra gli sguardi incuriositi di alcuni gatti e l'abbaiare di un cagnolino raggiungo la cappella che è di modeste dimensioni; tetto a capanne in lose e realizzata in pietra locale intonacata. Come tutte le altre piccole cappelle viste finora, ha porta centrale affiancata da due finestre rettangolari ed e sormontata da un oculo. Un campaniletto a vela è posto centralmente alla muratura di facciata, al di sopra del tetto. Ai lati della porta sono presenti due sedute in pietra. Sul lato destro, riquadrata, è dipinta la scritta indicante il Comune e la frazione. Il muratore mi aveva detto che nella cappella è custodito un ex voto assai antico, scoprirò poi che risale al 1689, pertanto la chiesetta doveva essere preesistente ed ipotizzo della metà del XVI secolo. Tornando indietro incontro nuovamente il muratore con cui scambio ancora qualche parola e così apprendo che lungo un sentiero che congiunge Polpresa con i Tornetti sorge in un contesto isolato la seicentesca chiesetta della Decollazione di San Giovanni Battista. Ripresa l'auto, continuo ad inerpicarmi e ricordo che nell'ottobre 1944 a Polpresa fu data alle fiamme Villa Collamarini dai fascisti, luogo dove aveva soggiornato il comandante partigiano "Laghi", ossia Giulio Bolaffi. Proseguo per la mia strada, vorrei prendere il bivio che trovo sulla mia destra per andare in borgata Asciutti a 1300 metri di altitudine e a Pian degli Asciutti, ma il tempo è tiranno e vorrei vedere il più possibile. In queste borgate che sono di montagna avrei potuto godere del bel panorama caratterizzato da grandi pianori e diversi alpeggi. Qui durante la seconda guerra mondiale gli Alleati americani effettuavano lanci ai partigiani di aiuti e rifornimenti. Sempre ad Asciutti è ricordata con una lapide il patriota Lorenzo Beccuti, secondo alcuni caduto durante un rastrellamento nazifascista del marzo 1944. La chiesetta della borgata è dedicata a Cappella di San Bartolomeo. Fa meno freddo di quando stamattina presto sono partito, ora il cielo ha lasciato spazio al sole che vispo, rispecchia nelle sottostanti vallate, il profumo di autunno avanzato e degli ultimi sfalci d'erba invade l'auto. Arrivo in frazione Cramoletti e vi sosto per qualche minuto per girovagare tra le case, In questa frazione, ove nell'ottobre del 1944, a villa Benisso avevano trovato per lungo tempo sicuro rifugio armi, munizioni i partigiani, i fascisti l'incendiarono durante un rastrellamento. I partigiani ivi nascosti scamparono a morte certa grazie a Don Domenico Manassero che salendo a celebrare messa avvisò i ragazzi. La cappella è collocata a margine dell'abitato della frazione è pertanto oggetto di mia visita, ed è immaginabile provare il terrore che in quelle ore i fedeli di Cramoletti provassero, rifugiatesi nella cappella mentre Don Domenico officiava la messa. La cappella è di modeste dimensioni ed è intitolata alla Madonna delle Grazie, ha pianta pressoché quadrata ad aula unica. L'edificio è in pietra intonacata con tetto a capanna, struttura lignea e copertura in lose. Sul fronte è presente un ampio portico, mentre sul lato destro dell'edificio si colloca la sacrestia. In facciata, la porta è affiancata da due finestre rettangolari. Sempre in facciata sono presenti dipinti murali raffiguranti la Madonna e persone in adorazione. Un piccolo campaniletto si eleva in posizione centrale al di sopra del tetto. Una strada mi condurrebbe nella frazione di Cramoletti inferiore, una piccola borgata con la sua chiesetta dello Spirito Santo anch'essa piccolina e ciò dimostra la vivacità villegiana e la loro incredibile fede nella religione cristiana. La sua costruzione è ricollocabile nella metà del XVII secolo. La mia tappa finale in questa prima parte di viaggio in valle di Viù e Tornetti che raggiungo subito dopo Cramoletti, seguendo una sinuosa strada tra bei panorami di alpeggi e boschi. Tornetti viene per la prima volta citata in un lascito testamentario del 1383 e si trova a 1170 metri slm. Questo fu un antico centro residenziale, famoso per i suoi Benal, particolari fienili in pietra e paglia di segale. La borgata è posta centro di un bell'anfiteatro naturale tra a prati e alpeggi e permette di godere la vista della Rocca Sapai di 1.364 m,slm. Questo caratteristico roccione è sede di diverse vie di arrampicata ed è sormontato da un pilone votivo. Ora che vi sono arrivato comprendo perché la conca dei Tornetti sia così apprezzata per la sua bellezza paesaggistica, essendo circondata da un anfiteatro di belle vette e imponenti pareti rocciose. In questa borgata, che visito lentamente vi è Villa Scioldo, un'elegante palazzina in stile svizzero costruita nel 1880 da Grato Scioldo originario dei Tornetti. Costui emigrò giovanissimo a Torino, lavorò in una tipografia che in seguitò acquistò. Ma Tornetti è anche famosa per essere stata sede del comandante partigiano "Laghi" che vi risiedette per diverso tempo e vi costituì la brigata partigiana Stellina. Fu sempre rifugio del Comandante, in quella che viene chiamata Truna di Bolaffi, ossia grotta di Bolaffi quando dovette cercare riparo e cure per delle terribile piaghe ai piedi che lo colpirono nei freddi e gelati inverni. Ai margini della bella borgata si erge la chiesetta di San Grato raggiungibile tramite sentiero. La facciata è a capanna e anticipata da un portico sorretto da due pilastroni a base quadrata. La porta centrale affiancata da due finestre rettangolari e sormontata da apertura ovale. Una bella passeggiata, anche se lunga, che mi piacerebbe fare è quella per raggiungere la Cappella della Beata Vergine degli Angeli immersa nel bosco. Questo edificio sorge in posizione isolata è di modestissime dimensioni, realizzata in pietra locale con il classico tetto è a doppia falda, con struttura lignea e manto di copertura in lose. Mi raccontano che non versa in buone condizioni ma che vi è un interesse al suo restauro. La cappella fu costruita nel 1716 e fu sempre oggetto dai valligiani di frequentazione. La borgata è assai estesa e costellata di ville ottocentesche e nuove costruzioni ma conservanti lo stile del borgo montano in pietra e legno. Se fosse stata una stagione diversa avrei sicuramente trovate delle mandrie di mucche al pascolo, mentre trovo un impianto di risalita a seggiovia. In questa borgata è ambientata la leggenda che narra che tanti anni fa vivesse una fanciulla che aveva il potere di trasformarsi in capra. Un giorno, un giovane innamorato della fanciulla, trovò una capra che lo seguiva e la chiuse in una stalla per tutta la notte. Ignorando che si trattasse della sua amata che aveva assunto le sembianze animali. Al mattino al posto della capra trovò legata alla corda la sua ragazza, disgustato l'accusò di stregoneria. La borgata ha anche una bella cappella posta lungo la strada principale dedicata all'Assunzione. Da lontano infatti ho visto la torre campanaria che è collocata sul lato sinistro dell'edificio. Il campanile ha base a pianta quadrata e suddivisa in tre registri. La torre campanaria realizzata in pietra ha superfici intonacate e tinteggiate di bianco e grigio. Devo girare intorno all'ex casa canonica per vedere l'accesso alla chiesetta. Anche questo edificio è costruito in pietra intonacata. Come tutti gli altri edifici religiosi il tetto è a falde con manto di copertura in lose. La facciata si conclude con timpano triangolare e in posizione centrale si apre la porta d'ingresso a due ante, sormontata da finestra reniforme. Internamente ha pianta costituita da una navata principale e una navatella laterale. La sua edificazione è collocabile nella metà del XVII secolo. Dopo aver goduto di splendidi paesaggi, respirato aria salutare e frescolina, conosciuta una borgata che è diventata un importante centro di villeggiatura, scendo verso Viù e proseguo verso Versino. Parcheggio difronte alla chiesetta dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Questo piccolo edificio con tetto a capanna si affaccia su una piccola piazzetta d'angolo alla strada provinciale 32. Le sue fattezze sono semplici con porta affiancata a due finestre e un ovale dipinto raffigurante San Pietro sotto il culmine del tetto. Sopra la porta vi è una apertura quadrilobata. Sul lato destro della chiesetta si eleva il campanile a pianta quadrata. Si fa risalire la sua costruzione alla metà del XVII secolo. Inizio a vagare per questa frazione che ha molte belle case come Villa Fino, questo è un edificio seicentesco sito nei pressi delle rovine dell'antico castello ed è circondato da un vasto parco. Intorno al 1920 iniziarono degli scavi archeologici che portarono alla luce le selci neolitiche, resti romani e le rovine dell'antico castello edificato presumibilmente intorno al 1200 e distrutto nel 1551, dalle truppe mercenarie del maresciallo di Brissac. Una leggenda vuole che il castello non fosse stato distrutto dai Francesi ma dai Vincesi, stanchi delle angherie dei masnadieri al servizio dei feudatari del momento. A ricordo di questa leggendaria liberazione il 25 marzo di ogni anno nei pressi della Cappella dell'Annunziata vengono accesi dei falò che illuminano la valle. Un altra importante abitazione presente nella frazione di Versino è la medioevale Casa Coatto, caratterizzata da decorazioni ottocentesche anche se rimaneggiate sulla facciata. Si tratta di uno degli edifici più antichi di Viù. Vi sono tante storie ed ipotesi su questa casa. Una vuole che il termine "Coatto" indichi che la dimora fu sede di un comando militare di retroguardia, i "coactores" che erano preposti a evitare tradimenti e diserzioni da parte dei militi. La presenza dello scudo sabaudo affrescato al di sopra di una delle finestre neogotiche, per alcuni attesterebbe la presenza e l'utilizzo dell'edificio dai duchi di Savoia per le attività venatorie. L'ampio porticato fa pensare anche all'utilizzo come stazione di posta per il cambio dei cavalli. Lascio questa bella borgata che ha anche un campeggio e tante belle case con bei giardini e balconate che d'estate devono essere assai fiorite. Lungo la strada provinciale vi è una lapide che ricorda un evento accaduto la mattina del 21 luglio 1931 quando un aereo militare pilotato dal sottotenente pilota dell'Aeronautica Mario Mezzini, con a bordo il tenente degli Alpini Mario Curati, sorvolando la Valle di Viù precipitava andando a infrangersi contro un pendio di Versino. I due ufficiali perirono nell'incidente. Ad Assistere al disastro aereo ci furono gli alunni della Colonia estiva di Torino che colpiti dalla tragedia offrirono spontaneamente i loro pochi risparmi affinché i nomi dei due caduti fossero ricordati con una lapide. Alla sottoscrizione parteciparono anche i "Balilla" di Viù e su interessamento di Padre Fulgenzio Del Piano vi contribuì anche il Ministro dell'Aeronautica, Italo Balbo. Giunto appena fuori la borgata, prima della sede della Croce Rossa italiana di Viù, prendo la strada comunale che mi conduce a Venera, Rocchettiera, Brondo e Balme. La strada è assai stretta e tortuosa e incorniciata da fitti boschi, ogni tanto un piccolo ruscello rumoreggia nelle sue piccole cascate, schiumando. La prima borgata che incontro e Venera. Vi è un piccolo parcheggio e lasciato l'auto mi inoltro tra le strette stradine pedonali in un continuo saliscendi. Le case sono ben conservate, in pietra con tetto in losa. Alcune sono abitate tutto l'anno e lo si capisce dai panni stesi sui balconi o nei giardini ben conservati. Belli e caratteristici i fienili e i balconi in legno. Trovo anche una cabina telefonica, ormai pezzo d'antiquariato, funzionava con monete in lire e carte telefoniche. Quasi al centro trovo la chiesetta intitolata alla Santa Sindone e San Silvestro. La chiesetta si affaccia sulla piccola piazzetta di Venera ed è di modeste dimensioni ma ottimamente conservata. La struttura è in pietra intonacata con tetto a doppia falda e la classica copertura copertura in lose. La facciata a capanna con una semplice porta a un battente, affiancata da due finestre rettangolari ed è sormontata da finestratura quadrilobata. L'intonaco di facciata è tinteggiato in giallognolo, mentre tutte le aperture sono riquadrate da cornice di colore grigio. Un piccolo campanile si eleva sul lato sinistro della cappella, in continuità con la facciata. Osservando da una finestra vedo solo che la chiesetta è ha pianta rettangolare ad aula unica. La prima citazione di questa compare nella visita pastorale del 1674, quando era intitolata solo a San Silvestro, periodo in cui sicuramente fu costruita, mentre il campanile è della prima metà del XIX secolo. Mentre torno verso l'auto una anziana signora con lo scialle sulle spalle e uno chignon tra I capelli mi osserva, ci scambiamo un cenno di saluto. Mi piacerebbe percorre un pezzo di mulattiera che conduce a Venera per vedere un antico ponte storico in pietra sul Torrente Viana ma purtroppo non ne ho il tempo e devo proseguire il mio girovagare. Riprendo l'auto e dopo aver percorso un bel tratto di strada costeggiato da frondosi alberi, alcuni ancora con le foglie benché ormai secche, intravedo appena sotto la scarpata stradale una cappella. Si tratta del piccolo edificio religioso di Santa Croce e della Madonna della Neve. Rallento con l'auto, intanto non vi è traffico veicolare, per osservare la cappella. Questa è di modestissime dimensioni con pianta pressoché quadrata ad aula unica. Anche questa è in pietra con tetto è a doppia falda e copertura in lose. Riesco a vedere che in facciata ha porta centrale affiancata da due piccole finestrelle quadrangolari. L'edificio è in stato di abbandono e in cattivo stato di conservazione, con evidenti crepe. Raggiungo cosi, in una curva a gomito la strada che mi conduce alla borgata Rocchiettera. Proseguo a piedi, non vi trovo nessuno aggirandomi tra le case in pietra ma vi trovo anche qui una cappella intitolata a San Maurizio. L'edificio seicentesco è simile esternamente a quello della borgata di Venera solo che invece del campanile a torre il suo è a vela ed collocato sopra al tetto in facciata, sul lato destro. A differenza dell'altro, questo edificio si presenta cattivo stato di conservazione. La visita e breve e torno verso l'auto scalciando cumuli di foglie secche che si sono ammonticchiate a terra sul selciato della strada. La strada in auto si fa più tortuosa e in alcuni tratti anche più stretta ed è sempre in salita fino a raggiungere la borgata di Brendo. Anche qui mi aggiro tra le strette strade a piedi dopo aver lasciato l'auto in uno slargo. Anche qui non trovo nessuno ma alcune case sembrano abitate ed anche qui nel mezzo dell'abitato di Brendo vi è un edificio religioso intitolato a Sant'Antonio da Padova e anche questo dovrebbe risalire al XVIII secolo. L'edificio si trova prospiciente una piccola area verde ove si trovano anche i lavatoi della borgata. Presenta le stesse caratteristiche della maggioranza delle altre, senonché presenta finestre rettangolari in facciata e una finestra ovoidale al centro. Ai lati della porta sono presenti sedute in muratura e un piccolo campaniletto a vela in muratura collocato al di sopra del tetto.
L'edificio presenta discreto stato conservativo. In alcuni vasi esposti su alcuni muretti vi sono dei gerani e vista la stagione credo che il clima in alcune esposizioni della montagna sia meno rigido. Qui il giro è stato breve, posso così raggiungere il mio prossimo obiettivo che è una borgata raggiungibile dopo aver percorso una strada che decisamente si inerpica verso la montagna, tornante dopo tornante. Raggiungo così Balma posta a a 1205 metri sul livello del mare. Si tratta di una bellissima località turistica, molte sono le case ristrutturare pur mantenendo le caratteristiche del borgo alpino. Le stradine tra le case sono per lo più in stato erboso ben conservato. Le auto parcheggiate fuori dal piccolo centro urbano sono molte, segno di vitalità. A monte della borgata vi è la chiesetta della Natività di San Giovanni Battista. Questa è conservata ottimamente e ben curata, la sua facciata con tetto a capanna mantiene le caratteristiche delle altre chiesette e la sua costruzione si fa risalire a metà del XVII secolo. Al centro si apre il portone, affiancato da due finestre rettangolari ed è sormontato da una finestra quadrilobata. Nella parte alta della facciata è presente un affresco raffigurante San Giovanni Battista.
Il suo piccolo campanile si eleva dalla copertura della vicina sacrestia. Salendo su una strada sterrata si arriva in località Pianas posta a 1450 metri sul livello del mare ma anche località Cima, un piccolo gruppo di case abitate nel periodo estivo. Rientro lentamente verso la strada principale e mi avvio verso Fucine. Parcheggio l'auto vicino ad un bellissimo ponte romanico che unisce le due parti della Frazione Fucine. Località questa famosa per i fabbri e per la loro qualità di produzione di chiodi. Si pensa che il ponte sia stato edificato successivamente al 1469, quando una terribile alluvione distrusse ben tredici ponti e dieci fucine nella zona. Il ponte è realizzato interamente in pietra, con una sola grande arcata ed è una notevole attrazione storica e turistica. Le case della borgata come le strette strade in ciottolato sono ben conservate e assai caratteristiche. Si affaccia sulla strada provinciale, quasi all'incrocio con la strada provinciale 197 del colle del Lys, la chiesa di San Giacomo Maggiore Apostolo edificata a metà del XVII secolo.
La strada provinciale 32 passa proprio sull'ingresso della chiesa, un edificio assai più grande di quello viste nelle altre borgate. La chiesa è a capanna organizzata in facciata con due ordini sovrapposti, scandita verticalmente da quattro paraste e conclusa con un timpano triangolare. Il portone, è sormontato da un timpano triangolare; con due finestre rettangolari ai lati. Nell'ordine superiore, in asse al portone, si apre una finestra reniforme. Ma la cosa che mi è piaciuta maggiormente in questa borgata è la quantità e diversità di balconi lignei, assai antichi con diverse tipologie di ringhiere sempre lignee. Proseguo lungo la strada provinciale 32 in direzione Usseglio fino a trovare una stretta strada sulla mia destra che mi condurrà a Vernai. Anche questa borgata è caratteristica; i prati da fieno la circondano con diverse piante da frutta e ai bordo strada vi sono cumuli di legna già tagliata e spaccata, pronta per essere utilizzata nei camini. Anche questa borgata ha la sua chiesetta, intitolata a San Mattia Apostolo, collocata al centro della frazione. Dopo aver fatto un breve tour tra le case e chiacchierato amichevolmente con un anziana signora che trovo intenta a spazzare sull'uscio di casa.
Rientrato sulla strada provinciale, la prima piccola borgata che incontro è Guicciardera. Poche case, alcune costeggiano la strada provinciale, altre sembrano incollate ai versanti della montagna e circondati dal verdeggiare dei boschi. A sfidare il nastro d'asfalto della strada principale c'è una piccola cappella intitolata a San Marco. L'edificio si presenta in pessimo stato di conservazione, con crepe su pareti e intonaci parzialmente mancanti. Il traffico veicolare sicuramente non ha giovato alla piccola costruzione. Al di sopra del culmine del tetto in posizione centrale, è collocato un campaniletto a vela, in pietra a vista con leggero strato di intonaco. L'edificio dovrebbe risalire al XVII secolo. Proseguo il mio viaggio fino a raggiungere il bivio per le borgate Trichera e Pessinea. Dopo poche centinaia di metri attraverso Trichera, una piccola borgata abitata. Da Trichera se dovessi percorrere un sentiero in mezzo al bosco, raggiungerei una cappella isolata, edificata tra alti alberi. Questa settecentesca cappella è intitolata alla Madonna del Carmine ed è in una località indicata come Bodisciera località di Trichera superiore. Salendo sempre in auto raggiungo Pessinea e parcheggio l'auto ad inizio paese.
Anche questa borgata è abitata, lo dimostrano non solo le auto parcheggiate ma anche i panni stesi sulle lunghe balconate in legno. Le strette strade del borgo sono un continuo saliscendi, percorribili solo a piedi. Qualche cane abbaia da dietro I cancelli al mio passaggio. I balconi sono ancora fioriti, dalle finestre delle case con belle tende di pizzo escono i profumi del pranzo appena servito. Ciò mi ricorda che anch'io devo fare sosta per un lauto pranzo. Ci penserò quando avrò finito di visitare questo simpatico borgo. Mediante un sentiero che si snoda tra le abitazioni, verso l'estremità della frazione è collocata la chiesa di San Matteo. L'edificio ha una struttura portante in pietra, intonacata internamente e in facciata. La facciata è delimitata da paraste angolari, sormontate da trabeazione e timpano triangolare ed è divisa in due registri: nel registro inferiore si aprono il portone d'ingresso e due finestre rettangolari munite di grate, in quello superiore una finestra circolare. Il portone è sormontato da trabeazione e piccolo timpano triangolare, al cui interno è dipinta la data 1958. Anche questa costruzione è databile nella metà del XVII secolo. In fondo al paese trovo una bellissima fontana ottocentesca. Si tratta di lunghi vasconi in pietra scavata ove sgorga acqua freschissima da tre cannelle. Riesco a rinfrescarmi prima di rientrare verso l'auto.
Un cappello di nuvole ora non solo soffoca l'azzurro ma rende la giornata umida e afosa. L'ombrello comunque è pronto all'uso in auto. Intanto il venticello che si era alzato ora si è placato. Torno verso I miei passi e in auto torno verso Fucine, sulla destra del torrente Stura dovrebbe esserci tra i folti alberi anche un'altra cappellina intitolata a San Domenico. Dalla guida che avevo letto mi raccontava che questa cappellina fosse raggiungibile tramite una strada sterrata posta tra Trichera e Forno e che dipartiva da lungo la strada provinciale. La seicentesca cappella con campanile a vela avevo saputo che era stata recentemente restaurata internamente ed esternamente. Supero il ponte che attraversa la Stura di Viù. Cerco lungo la strada provinciale del Colle del Lys, uno slargo per parcheggiare e consumare il pasto al sacco che mi ero fatto preparare dal negozio di macelleria e salumeria di Viù. Il mio pasto è composto per oggi di panini con affettati salumi e formaggi di alpeggio e alcune buonissime paste di meliga. Tra l'altro ho acquistato un golosissimo salame di turgia, tipico delle Valli di Lanzo, è un prodotto a base di carne di vacca, lardo e pancetta suina, sale, pepe, aglio, vino rosso e spezie di montagna.
La parola turgia indica in dialetto una vacca sterile, giunta a fine carriera riproduttiva. Raggiungo subito dopo l'abitato di Mollar che sorge a 780 metri sul livello del mare. Questa località avrà all'incirca un centinaio di abitanti e le case sono assai moderne pur conservando lo stile di montagna che caratterizza Viù. Anche Mollar ha la sua chiesetta ed è intitolata ai Santi Rocco e Sebastiano. Questo edificio è tardo seicentesco, collocato nel mezzo dell'abitato ed è assai ben conservato ed è la piazzetta in cui si affaccia il luogo di ritrovo degli abitanti della borgata. Da Mollar inizio a percorrere il lato destro del torrente Stura per visitare le diverse borgate che vi sono state edificate. La prima è Tuberghengo con la sua chiesa intitolato alla Madonna del Carmine e Sant'Antonio Abate. Questa chiesa ha una facciata con tetto a capanna con due paraste accoppiate a tutta altezza poste ai lati. Queste sembrano sorreggere la trabeazione e timpano triangolare. Al centro si apre un portone in legno riquadrato da cornice in pietra e sormontato da timpano triangolare. In asse al portone si apre una finestra circolare. La facciata è intonacata e tinteggiata di colore rosa, mentre le paraste sono di colore grigio.
La borgata si stringe a grappolo intorno alla chiesa. Mentre mi dirigo vero Chiaberge osservo I boschi di frassini e faggi che si alternano a prati verdeggianti. La borgata di Chiaberge è assai piccola ma non manca la sua chiesetta intitolata a San Bartolomeo Apostolo. Dopo aver fatto un rapido giro per il borgo raggiungo Aires. Si tratta di un altra piccola borgata dove sulla piazzetta della frazione si affaccia la sua chiesetta intitolata a san Pancrazio. Continuo il mio viaggio in auto su una strada sterrata fino a raggiungere un altro piccolo gruppo di case, borgata Crotti e qui vi è una piccola cappella intitolata alla Beata Vergine della Consolata; questa fu edificata XIX secolo. Tra I boschi raggiungibile solo attraverso un sentiero potrei raggiungere la cappella campestre, ormai in stato di abbandono mi dicono, intitolato La santa. Trattandosi di un percorso assai lungo e immerso nei boschi non posso permettermi di andarci. Preferisco rientrare verso Mollar e proseguire per il Colle del Lys. La strada provinciale sale lentamente, tornante dopo tornante con un alternarsi di boschi e prati stabili. Lungo la strada si affacciano bellissime case e nei prati stabili sicuramente fino a poco tempo frequentate da mandrie bovine.
Poco distante dal ciglio della strada supero la Cappella di San Bernardino. Giunto a bivio per Richiaglio seguo i cartelli stradali che lo indicano. Anche questa strada è stretta e tortuosa. Ad accogliermi nella piccola borgata sono i ruderi della chiesa di San Giacomo Maggiore Apostolo. Purtroppo l'edificio seicentesco che doveva essere assai grande è crollato nel 1972. Rimane in piedi la facciata con il suo portone ligneo e due finestre ai lati e la grande finestra reiniforme sotto il frontone. La torre campanaria non è crollata e si presenta massiccia e su base quadrata. Rientro sulla provinciale e continuo a salire fino a raggiungere la borgata di Colle San Giovanni. Questa borgata fu comune autonomo fino al 1927. La località si sviluppa prevalentemente lungo la strada provinciale, ove si erge il monumento ai caduti e la chiesa di San Giovanni Battista e Sebastiano. Edificio questo che ha una storia antica e travagliata; infatti già nel X - XI secolo in questo luogo vi era edificata una primitiva chiesa e lo dimostrano le fondazioni ed i pavimenti emersi durante gli innumerevoli rifacimenti dell'edificio. Addirittura nel 1959/1960 fu demolita la facciata e la prima campata della chiesa da parte della Provincia di Torino per allargare la strada provinciale 197.
Avevo avuto modo di leggere in un libro sulle Valli di Lanzo dei fratelli Giovanni e Pasquale Milone del 1911, il toponimo di Col San Giovanni pare che debbasi a dei coloni del Vescovo di Torino, ivi trasferitisi, in quanto San Giovanni Battista è il patrono di Torino, ma è anche affermato che probabilmente il nome derivi da San Giovanni Vincenzo, arcivescovo di Ravenna, che nel X secolo si ritirò in queste lande a vita romitica. Attraverso la borgata e non incontro nessuna persona nel mio vagare. Avrei voluto chiedere conferma di su una leggenda che avevo letto in un libro di storia partigiana e che narrava che nel laghetto collocato alle falde del Civrari fosse nascosto un grande tesoro, ma che il luogo fosse protetto dal diavolo e dalle masche, tanto che annualmente il parroco di San Giovanni lo raggiungeva per benedire lo specchio d'acqua per impedire al diavolo e le masche di riunirsi nei loro sabba.
Raggiungo Colletto e il bivio per Ambrosinera e Miciotera, mi inoltro lungo questa stretta strada tra bei prati e villette residenziali, supero Miciotera fino a raggiungere la località Ambrosinera, dove in mezzo ad un prato si erge solinga la chiesetta che dovrebbe essere intitolata a San Giovanni Battista. La cappella è di piccole dimensioni, ha pianta rettangolare ad aula unica, la facciata è preceduta da un portico chiuso sui lati. L'edificio è sicuramente antecedente il XVIII secolo. Tornato sulla strada provinciale proseguo tra boschi e tappeti d'erba verdissimi, devio verso la località Bertesseno, borgata Crue, Torretta. Raggiungo Bertesseno, piccola borgata di una cinquantina di case, ben ristrutturate e dai balconi fioriti. Anche qui si erge una chiesa intitolata a San Sebastiano Martire. Questo edificio dalla facciata assai alta è ripartita orizzontalmente sul cui cornicione s'imposta un frontone curvilineo. Presenta in facciata, sopra alla porta d'accesso una finestra reiniforme. Sono tuscaniche le paraste che tripartiscono la facciata e pare sorreggano il cornicione.
La chiesa è in ottimo stato di conservazione ed è citata già nella visita pastorale del 1674. Negli anni ha subito diversi ampliamenti e ristrutturazioni e nel 1888 fu eretta a parrocchia poi soppressa nel 1986. A Bertesseno vi sono le numerose fontane, un tempo, utilizzate anche per abbeverare gli animali, ma sopratutto vi è un teatro di 72 posti a sedere che ospita spettacoli nei mesi estivi quando la borgata rivive grazie al turismo. Questa borgata è anche famosa perché un tempo, insieme a Ricchiaglio, vi erano una rinomata produzioni di canestri e gerle. Non proseguo per le altre località per mancanza di tempo, avrei voluto visitare nella borgata Gatto, raggiungibile solo attraverso un sentiero che diparte dalla località Torretta, ove vi è la cappella di San Bartolomeo. Sempre da Torretta e lungo un sentiero è raggiungibile la località Biolai ove insiste la la cappella del Santo Sudario e di San Giuseppe; borgate che credo ormai siano disabitate. In località Torretta vi è anche un ponte in pietra e a schiena d'asino che supera il Rio Richiaglio. Tornato sulla provinciale raggiungo la località Niquidetto. Il borgo si presenta con belle case restaurate e molte di nuova costruzione. Al centro della parte alta della borgata vi è la chiesa di San Rocco. Anche questo edificio sacro è seicentesco. Proseguo per la strada provinciale fino a raggiungere il bivio per Airetta, indicata con un cartello in legno.
Proseguo lungo la provinciale ma se avessi potuto un occhiata a questa borgata con la sua chiesetta intitolata a Sant'Anna che si trova tra i boschi di questa località, l'avrei fatta. Arrivo al colle del Lys a 1311 m.s.l.m., parcheggiato l'auto nel grande parcheggio mi avvio a vedere il monumento partigiani. Infatti la zona ha avuto notevole importanza durante la seconda guerra mondiale, proprio per una forte presenza di partigiani. In particola tra il 1 e il 2 luglio 1944 il colle e la zona circostante fu oggetto di una durissima battaglia tra i partigiani della Brigata Garibaldi "Felice Cima" e le truppe nazifasciste. Questi ragazzi si immolarono per la libertà; nove giovani partigiani furono uccisi in combattimento e ventitré catturati che trovarono la morte dopo terribili torture. Nella vicina ex casa cantoniera vi è un piccolo museo che racconta la loro storia. A poca distanza, dopo un breve percorso in un bosco si erge la chiesa di San Lorenzo. La cappella sorge isolata, sopra dell'altura posta tra il piazzale del Col del Lys e le sciovie. Questa pianta rettangolare ad aula unica con coperta da tetto a capanna a spiovente. Lungo le pareti. La struttura portante è in cemento armato, con tamponamenti in muratura.
La facciata, sul colmo del tetto è posizionata una croce. Il moderno edificio, risalente agli anni 60 del secolo scorso si presenta discreto stato di conservazione, ma è una riedificazione di una più antica cappella già esistente nel XVII secolo e crollata negli anni '50 del Novecento. Rientro verso Viù, faccio sosta nel capoluogo per alcuni acquisti e riparto verso Lanzo e Torino, ma prima di lasciare la vallata voglio ancora vedere, anche se brevemente gli abitati di Toglie e Maddalene e Mombasso. Questi si trovano sulla destra del torrente Stura superabile da un ponte dopo l'abitato del Dazio, in cui toponimo indica un posto ove si riscuoteva un imposta sulla circolazione di beni che in passato era tra un Comune e un altro. Questa strada provinciale ha una storia particolare, fu voluta dal Comune di Viù come strada carrozzabile da Germagnano a Viù in sostituzione di una mulattiera e fu realizzata tra il 1838 e il 1842. Costò al comune circa 400.000 Lire, anticipate senza interessi dal marchese tancredi Falletti, anzi alla sua morte per volontà del marchese fu condonato il resto del capitale prestato e non ancora restituito. Al marchese fu intitolata una via del paese, un ponte e una lapide che ebbi modo di vedere nella chiesa parrocchiale di Viù. Lasciata la strada provinciale e il ponte, supero diversi agglomerati di case tra cui Falcheria fino a raggiungere Toglie. Il luogo è molto bello, tra boschi e verdi prati.
Anche questa borgata è assai piccola con antiche case, come tutte le altre ha la sua cappella. Questa si colloca ai margini della piccola borgata ed è intitolata ai santi Filippo e Giacomo. Difficile dire se sono più antiche le case o la chiesetta, comunque quest'ultima è certamente a cavallo del XVII secolo. L'edificio ha pianta rettangolare a due navata. La navata principale, suddivisa in due campate con volta a crociera. L'edificio come le altre case è in muratura e pietrame locale; il tetto è a due falde asimmetriche. Avevo saputo che conserva all'interno una bella pala d'altare raffigurante la Madonna col Bambino con San Giacomo Minore, Michele Arcangelo, San Filippo e San Grato Vescovo. Il suo campanile si eleva in adiacenza alla cappella ed ha pianta quadrata e struttura in pietra a vista. La cella campanaria presenta monofore ad arco, entro riquadrature rettangolari.
Se proseguissi raggiungerei la borgata Siltiera ma lascio questa bella borgata e superato il ponte e presa la strada provinciale verso Lanzo, risupero lo stura fino a raggiungere la borgata Maddalene. Questa è una bella borgata quasi interamente ristrutturata con tante abitazioni. Sulla piazzetta principale si affaccia la cappella intitolata a Santa Maria Maddalena. Quest'edificio è della prima metà del XVII secolo. La facciata è interamente intonacata e tinteggiata, presenta due paraste angolari ed è divisa in due registri. Nel primo vi è la porta centrale affiancato da due finestre rettangolari protette da grate. Sopra il portone vi è un timpano triangolare con all'interno la scritta "D.O.M."
Nel registro superiore si apre centralmente una finestra reiniforme. Invece al centro del timpano vi è una piccola statua raffigurante la Madonna. Mi aggiro rapidamente per il borgo per gustarmi anche gli ultimi sprazzi di sole prima di rientrare verso casa. Se proseguissi la mia visita, andrei in regione Monbasso, ultima borgata raggiungibile proseguendo la strada della borgata Maddalene. Anche qui vi troverei una piccola borgata con una piccola cappella, questa intitolata a San Pancrazio. Sono tante le località che non ho potuto vedere, come regione Freida, una piccola borgata raggiungibile dalla strada che collega la frazione di Cramoletti con quella dei Tornetti. Ove anche qui vi è una chiesetta intitolata alla Beata Vergine Consolata. Lasciò Viù e la sua vallata, certo di tornarci presto a vedere altri splendidi borghi. Gustare ottimi prodotti locali e soprattutto godere quella tranquillità che la città non offre più.