Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Lemie

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LemieLa sveglia ha suonato che era ancora buio, un caffè nero, caldo e senza zucchero. Un pezzo di focaccia la comprerò strada facendo perché la mia meta, oggi è tutt'altro che vicina. L'auto sembra mangiare rapidamente l'asfalto. Dopo una breve sosta dopo Torino già vedo le Alpi Graie e sono pronto a salire per la Valle di Viù. Voglio visitare Lemie e il suo territorio. Il toponimo secondo alcuni deriverebbe dal latino lamiae, "luogo delle fate o streghe"; questa interpretazione è supportato dalle numerose leggende sulle streghe che popolano la vallata. Altri invece lo fanno derivare dal latino, ma da limes, confine, con il significato di "luogo ai confini", probabilmente località di confine in cui stazionavano le truppe romane di frontiera.
La mia prima tappa è il ponte di Forno che può a ragione considerarsi uno dei maggiori tesori della Valle. Questo caratteristico ponte in pietra si trova leggermente fuori la borgata di Forno e attraversa il torrente Stura. Fu edificato probabilmente nel 1477 in sostituzione di un precedente ponte, danneggiato durante l'alluvione del 7 agosto 1469. E' costituito da due arcate disuguali a schiena d'asino in pietra: la maggiore è caratterizzata da un'edicola centrale, un tempo decorato con affreschi. Sul ponte transitava la mulattiera proveniente da Viù. Il ponte sembra essere stato eretto per volontà dei fratelli Goffi, titolari della concessione per lo sfruttamento delle miniere di ferro e di rame e per questo è anche detto ponte Goffi.
Dal ponte per raggiungere la Cappella del Truc devo fare una bella passeggiata su un sentiero nei boschi per circa 20 minuti. Indossati gli scarponcini da trekking e le bacchette da nordic walking inizio la mia salita. Il paesaggio è splendido e il ponte in pietra è inserito ottimamente in questo contesto storico naturalistico. Il sentierino si snoda da rocce emergenti e tra boschi di betulle, faggi e castagni. Ormai intravedo la sagoma della chiesetta e devo francamente dire che lo sforzo fatto mi è ripagato dal panorama. La cappella del Truc o della Consolata si trova a 941 metri s.l.m. ed ha origini settecentesca. Ha una forma tondeggiante con un portico anteriormente all'ingresso.
Il sentiero prosegue per Pessinea frazione di Viù, ma io devo tornare indietro fino al ponte di Forno a 840 metri s.l.m. Riprendo l'auto e raggiungo il borgo di Forno dopo poche centinaia di metri. La sua visita la faccio a piedi tra antiche case in pietra dai tetti in losa, attraverso strette sentieri in pietra. Alcune case hanno dei bellissimi vasi fioriti sui davanzali. Il nome della borgata di Forno deriva dai forni utilizzati per la fusione dei metalli estratti dai monti circostanti, in quanto gli abitanti si occupavano dell'estrazione dell'argento, ferro e del rame, attività praticata fin dal Tardo Medioevo e fiorente fino al XIX secolo.
La borgata di Forno fu fondata con ogni probabilità da persone provenienti dalla Val Sesia e dal Bergamasco, nel secolo XIV, maestranze esperte nell'arte mineriaria; infatti già a partire dal 1370 gli abitanti erano soprannominati "Bergamascus". Il borgo mantenne la sua autonomia municipale fino al 1810, quando passò a far parte del comune di Lemie. Raggiungo la sua chiesetta, sita quasi al centro del villaggio. Il suo sagrato è un prato che funge anche da piazza del paese. La chiesetta è dedicata a San Rocco si presenta con una facciata intonacata e affrescata. Presenta un tetto a capanna con copertura in lose e cella campanaria.
L'impianto è a base rettangolare ad aula unica, su due campate. Presenta una piccola porta d'accesso affiancata da due finestre rettangolari dotate di grate. Ha le grate anche l'apertura semiovale posta sopra la porta. Sono presenti degli affreschi, compreso nel timpano, tra cui quello del santo titolare e  l'Annunciazione. Il primo edificio fu quasi certamente edificato nel XIV secolo  e poi ricostruito nel XVIII secolo Prima di lasciare la borgata di Forno mi soffermo sotto la tettoia dell'antico lavatoio, oggi in cemento. Faccio ancora qualche centinaia di metri e parcheggiato nuovamente l'auto, m'inerpico per un breve sentiero sterrato fino a raggiungere l'antica cappella di San Giulio. Edificata nel XV secolo è semplicente descrivibile come il gioiello della borgata Forno.
La sua dedicazione a San Giulio è legata presumibilmente ai valsesiani che lavoravano nelle miniere. La cappella di San Giulio è stata realizzata sempre grazie alla generosità della famiglia Goffi. La Cappella è molto semplice e costituita da un presbiterio quadrato con volta a botte, cui venne aggiunto in un secondo tempo un atrio in cui i fedeli potevano raccogliersi in preghiera. L'intera costruzione è in pietra squadrata con tetto a capanna ricoperta da lose. Vi è in facciata una semplice porta affiancata da due finestrelle con grate e un oculo semi circolare sopra la porta. Ma il vero gioiello sono gli affreschi conservati all'interno. Infatti il presbiterio è decorato con notevoli affreschi quattrocenteschi, tardo gotici che si fanno risalire forse addirittura un membro della famiglia Jaquerio.
Questo pittore sconosciuto che viene detto "maestro di Forno di Lemie". Sulla parete di fondo è raffigurata al centro la Madonna col Bambino seduta su un imponente trono, Gesu' bambino colpisce l'immaginario perche ha posato su una spalla un uccellino con le ali aperte e al collo porta una collana di corallo; alla sua sinistra Santa Lucia e il Beato Amedeo IX di Savoia, mentre sulla destra San Giulio sembra presentare alla Vergine i tre personaggi che la sottostante iscrizione in caratteri gotici aiuta a riconoscere nei committenti, ossia i tre membri della famiglia Goffi. Sulla parete di sinistra sono dipinti su due fasce, a partire dall'alto, le figure di san Michele Arcangelo, san Sebastiano, san Giovanni Battista, santa Cristina e santa Caterina.
Sulla parete destra vi sono sant'Antonio Abate e san Giorgio che trafigge il drago e salva una damigella piangente rappresentante la fede. Riprendo l'auto e percorro brevemente la strada provinciale 32 fino a trovare un bivio per la borgata Borgialetto. La strada si fa più stretta e s'innerpica sulla montagna tra una splendida cornice di verdi alberi. La borgata è piccola ma con case in pietra ben conservate. Dopo qualche centinaia di metri tra le case della borgata Sant'Antonio trovo l'omonima cappella. La cappella di Sant'Antonio si colloca esattamente in localita Vertedlaj. L'edificio si trova in posizione isolata rispetto agli edifici circostanti. La facciata è a capanna, delimitato da lesene angolari e timpano triangolare.
La porta di ingresso è affiancata da due finestre rettangolari. Al centro del prospetto, sotto al timpano, è posta ulteriore apertura di forma rettangolare. Un campaniletto in muratura intonacata si eleva dalle falde del tetto. La cappella ha pianta rettangolare, ad aula unica. L'edificio risale al XVI - XVII secolo e ricostruita nel XVIII secolo. La strada diventa più stretta e sterrata, e non proseguo ma se lo potessi fare raggiungerei il santuario della Madonna degli Angeli. Questa è collocato in posizione panoramica a 1890 metri slm sul passo che unisce la Val di Viù con la Val di Susa. Fu costruita sul luogo dove nel XVII secolo sorgeva un pilone votivo, inglobato dalla cappella costruita nel 1705 per volontà di Gian Battista Giorgis, di Forno di Lemie, poi abbattuta per edificare l'attuale santuario, che fu eretto fra il 1870 e il 1905. Il Santuario è sempre stato meta di pellegrinaggi.
Mentre torno sulla strada provinciale verso il capoluogo fino a raggiungere la borgata di Villa, mi sovviene che nel bosco in borgata Molar, sopra la borgata Borgialetto sorge nel nucleo abitato la cappella di Santa Maria Maddalena. La cappella è in precario stato di conservazione e non è più officiata. La costruzione dell'edificio può essere ricompresa tra le cappelle alpine costruite in vallata tra il XVI e il XVII. A Villa, parcheggio l'auto nei pressi del monumento in pietra al soldato Bernardi Giuseppe, appartenente al 5° Reggimento Minatori, nato in questa borgata nel 1894 e morto in guerra il 23 settembre 1915 a Medana, oggi in territorio sloveno.
Entro tra i vicoli stretti della borgata Villa che un tempo era denominata borgata Purcili. Un tempo la frazione era divisa in due parti, quello abitato era posto verso il declivio di un torrente, l'altro lato era destinato oggi ai porcili. Dopo un alluvione avvenuta nel Quattrocento che cancello il centro abitato, questo fu ricostruito dove c'era i porcili, da qui l'antico nome di Purcili e gi abitanti i Mogni. Questa frazione, più grande del comune di Lemie, è formata da diversi rioni, e m'aggiro per quello più centrale detto Piassa. E in questo rione che vi è la chiesa di San Giuseppe che sorge isolata tra le abitazioni. L'edificio è in un discreto stato di conservazione, il suo prospetto è a capanna. La porta è sormontata da un affresco raffigurante la Sacra Famiglia.
Al centro del prospetto è collocata una finestra quadrilobata. Il campanile è inglobato nella struttura portante dell'edificio, anch'esso in muratura di pietra. La chiesetta è ad aula unica a pianta rettangolare. Sopra Villa, tra i boschi vi sono diverse borgate con le loro cappellette. Borgate anche disabitate come Moias di Lemme che è raggiungibile solo attraverso una mulattiera. Isolata, in mezzo al bosco, in stato di abbandono vi è la Cinque-Seicentesca chiesetta di San Pietro Apostolo. Proseguo verso il capoluogo e prima dell'abitato di Chiandusseglio salgo sul versante si sinistra del torrente Stura per raggiungere la borgata di Villaretti. Si tratta di una bella borgata che nella stagione estiva deve essere assai vivace. Le case sono perlopiù restaurate e al centro del borgo si erge la chiesa di San Grato. La chiesa è stata edificata tra il XVII e il XVIII secolo ha impianto a base rettangolare, a navata unica, a cui è addossato il campanile a base quadrata. La facciata ha il tetto a capanna e presenta lesene angolari. Sull'asse centrale sono collocati l'ingresso, affiancato da finestre rettangolari, oltre a una nicchia sagomata in cui è presente dipinto murale raffigurante San Grato.
Due oculi, ovoidale il primo, rotondo il secondo sono posti in asse verticale Il secondo è posto nel centro del timpano. Rientrato sulla strada provinciale, entro finalmente in Lemie capoluogo e vado a parcheggiare nei pressi del palazzo comunale. Il palazzo municipale è un moderno edificio con due lunghe balconate ai piani superiori, al sui interno vi sono diversi servizi pubblici, tra cui l'ufficio postale. Di fronte al Municipio si erge un monolite in pietra e marmo in cui sono incisi i nomi dei caduti delle due guerre mondiali e i dispersi in guerra. Un piccolo cartello posto vicino al monumento ricorda anche i caduti senza gloria.
Poco distante, all'inizio della lunga e bella scalinata che conduce al grande sagrato della chiesa parrocchiale vi è un bel monumento in bronzo dedicato agli alpini. Salgo la lunga scalinata e raggiungo la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo. Questo edificio fu riedificato tra il 1689 e il 1701 in stile barocco piemontese sopra la precedente costruzione trecentesca. Mi si presenta con prospetto assai sobrio ma armonico. Invece il campanile è stato ricostruito nel 1808. L'antica costruzione risaliva tra XIV ed inizi  XIV inizi ma fu demolita nel 1689 per far fronte ad un edificio ben più grande.
La facciata è interamente intonacata e tinteggiata, si presenta tripartita da leggere lese e suddivisa in due ordini, oltre al timpano triangolare alla sommità. Si presenta con un solo portone di ingresso, in legno a doppio battente, sormontato dalla scritta "D.O.M." e da un timpano semicircolare. Nel ordine superiore è presente un'ampia finestra rettangolare corredata di una vetrata artistica raffigurante San Michele Arcangelo. Al centro del timpano vi è posizionata un'apertura circolare. Su un lato della chiesa vi è un antica meridiana.
Internamente l'edificio si presenta a pianta rettangolare, a tre navate con un bell'apparato pittorico, tra cui la tela di Luigi Morgari con l'iconografia di San Giuseppe Cottolengo sullo sfondo di Lemie, ai lati la rappresentazione dei Santi Rocco e Sebastiano. Invece la pala dell'altare maggiore, rappresentante la Vergine e il Bambino tra San Michele e San Lorenzo. Di fronte alla chiesa parrocchiale vi è il cinquecentesco oratorio o chiesa della Confraternita del Santissimo Nome di Gesù e mi si dice decorato da un ciclo di affreschi voluti dagli abitanti di Forno. La chiesa parrocchiale è situata sulla sommità di una rupe e domina tutto il fondo valle e guarda verso la vetta del monte Rocciamelone con sua caratteristica punta ad uncino e o suoi 3588 metri.
Mi godo lo spettacolo del paesaggio che mi circonda; infatti il territorio di Lemie si estende sulla sinistra del contrafforte idrografico con il monte Ciarm di 1862 metri e della piramide della torre d'Ovarda orientale, il Monte Lera con i suoi 3355 metri impone la sua presenza come il monte Civran con i suoi 2302 metri e la forma trapezoidale.
Il borgo di Lemie sorge, all'imbocco del vallone dell'Orsera, ricco di faggi, castagni e conifere e tra i verdi boschi posso immaginare i tanti ameni sentieri che con itinerari appaganti dal punto naturalistico e storico culturale li rendono bucolici. Inizio a vagare tra le stradine del borgo, tra case con balconate in ferro battuto e tetti in lose. Sono case ben conservate con le loro tendine in pizzo alle finestre e vasi colorati sui balconi e finestre. Le strade sono perlopiù in pietra e in ciottoli di fiume. Da dietro le finestre alcuni gatti guardano il mio vagolare, mentre l'abbaiare dei cani avvisa gli altri animali del mio arrivo.
Raggiungo così la cappella della Santa Sindone. Infatti vi è l'ipotesi del passaggio della Sindone in Val di Viù e a sostegno di questa ipotesi sono i numerosi reperti sparsi in vallata che sembrano inoltre fornire una traccia di itinerario. Unica cosa certa è che nel 1578 la Sindone venne definitivamente trasportata a Torino da Chambery per volere di Emanuele Filiberto, nuovo duca di Savoia, che aveva deciso di trasferire la capitale e con essa la Santa Reliquia. Forse il fatto che la strada più comoda e diretta era l'alta Val di Susa e che era percorsa dagli Ugonotti e la Valle d'Aosta minacciata dai Calvinisti, la scelta potrebbe effettivamente ricadere sulla Val di Viù, attraversando il Colle dell'Autaret.
La struttura risale probabilmente al XVII secolo e non contiene affreschi. Si racconta che un tempo le pareti interne ne fossero ornate anche con un dipinto che raffigurante la Sindone. La cappella della Santa Sindone è situata lungo la strada provinciale che conduce a Usseglio, poco prima del ponte sul rio d'Ovarda. Si tratta di un piccolo edificio avente pianta rettangolare, in muratura di pietra intonacata. Il tetto è a doppia falda con manto in lose di pietra. La porta d'ingresso è affiancata da due finestre ad arco.
L'edificio si trova in un buono stato di conservazione. Vista la sua posizione strategica presso il ponte dell'Ovarda, passaggio obbligato dell'antica mulattiera di fondo valle, la cappella venne utilizzata come sede logistica dei partigiani durante la Seconda Guerra Mondiale. La cascata d'Ovarda si forma dalle acque dei rii Ru ed Ovarda, raggiungibile a piedi da Lemie, imboccando Via Villaretti, una stradina acciottolata che sale nell'abitato. Da qui, seguendo i cartelli indicatori, in meno di 10 minuti si raggiunge la bellissima cascata.
Riprendo l'auto e superato il borgo di Lemie proseguo seguendo il vallone d'Ovarda per raggiungere le frazioni di Fontana e Inversigni. Il bivio si trova poco prima dell'abitato di Chiandusseglio. Mi piacerebbe vedere la Pin Neir, mi hanno raccontato che vi è un orrido con una bellissima cascata non lontana da borgata Fontana. Proseguo fino a Inversigni, una piccola ma bella borgata, sicuramente molto più abitata d'estate che nei mesi autunnali o invernali. Posto a monte rispetto alle abitazioni di questo borgo montano si erge la sua cappella intitolata a San Vito. L'edificio è raggiungibile a piedi da mulattiera. L'edificio ha una pianta quadrata, ad aula unica, coperta da volta a botte unghiata. Il tetto è a due falde con copertura in lose.
La facciata a capanna ha una semplice porta di ingresso affiancata da due aperture rettangolari, al di sopra delle quali è posta una cornice modanata che si interrompe nella parte centrale del prospetto. Un campaniletto si eleva dalle falde di copertura sull'asse centrale della facciata. L'edificio si presenta un cattivo stato di conservazione e credo non sia più officiata. Se in auto proseguissi verso la cima della montagna raggiungerei la Cappella di San Bartolomeo, ma preferisco tornare a valle e visitare Chiandusseglio. La Cappella di San Bartolomeo si trova a quota 1377 m di altitudine, di poco sotto al Masso di Barma Frè.
L'edifico che sorge isolato è a base rettangolare, ad aula unica, con abside rettangolare. La parte più antica di questo edificio dovrebbe essere seicentesco. Tornato all'incrocio della strada provinciale 32, mi trovo subito alle spalle della cappella di Sant'Anna, proprio posta ai margini del centro abitato. La raggiungo facilmente a piedi accompagnato da due simpatici cagnolini che m'accompagnano. La cappella oltre a Sant'Anna è intitolata anche a Santo Stefano, il quale veniva invocato dalla popolazione locale a protezione dalle frane e dalle cadute di mass.
Notizia che ho raccolto grazie all'informazione di un anziana signora che trovo nei pressi della cappella. L'edificio è conservato assai bene e presenta un campaniletto a vela posto centralmente del culmine del tetto a capanna della chiesa. Sopra l'ingresso della chiesa vi è un tondo dipinto e raffigurante Sant'Anna. Chiandusseglio si trova a 965 metri slm. Dopo essermi aggirato tra le case della borgata che come il resto degli altri centri abitati del comune deve il suo sistema economico basato essenzialmente sull'attività agricola, a prevalente indirizzo agro-pastorale e sul turismo estivo. All'altro capo del borgo, superato il torrente Stura e percorso un breve tratto di strada sterrata tra faggi e castagni, trovo la Chiesa di Nostra Signora di Lourdes.
La chiesetta si trova in posizione isolata presenta un bel prato davanti al suo ingresso. Non è molto antica, infatti fu edificata nel 1914 per volontà della famiglia Pereno-Negro originaria di Lemie. La popolazione locale ha dato l'appellativo di Santuario alla chiesetta. Un edificio semplice, interamente intonacato con piccolo campanile. Presenta una grande porta d'accesso con due piccoli oculi posti ai lati superiori sotto il timpano triangolare. E' ora di tornare indietro e riprendere l'auto per continuare la mia visita alle borgate di Lemie. Raggiungo cosi dopo pochi chilometri la chiesa della Natività di Maria Santissima, comunemente detta degli Olmetti.
Questo edificio fu costruito nel 1721, ampliato nel 1848, e fu eretto sul sito di un pilone votivo, pare come omaggio alla Madonna in conseguenza di una guarigione miracolosa. La tradizione vuole che nel 1701 Giambartolomeo Bovero Castagnole, di Germagnano, invocò la Madonna, davanti a un'immagine mariana, dipinta sul pilone votivo, per i suoi due figlioletti gravemente malati. La loro repentina guarigione fu considerata miracolosa e iniziarono a raccogliersi numerosi fedele davanti al pilone, intorno al quale fu edificato il santuario. La denominazione "degli Olmetti" è legata ai boschetti di olmi che crescevano nei dintorni.
Sempre ad essa è collegata la leggenda della processione dei morti che scendendo dalle montagne attraversavano il ponte sulla Stura per raggiungere la chiesa nella notte dell'8 settembre, festa della natività di Maria. Il santuario è situato in un luogo molto appartato, anche se lungo la strada provinciale ed essendo in un luogo molto buio di notte, non bisogna pertanto stupirsi se vi sono nate tante strane e cupe leggende con protagoniste le streghe. Si racconta che molti viandanti che sostavano sotto i portici costruiti sui lati dalla chiesa percepivano di notte strane ombre e presenze, soprattutto sul lato rivolto a verso il torrente e da qui la nascita di molte storie fantasiose. La facciata è organizzata in due ordini con lesene angolari e timpano triangolare sommitale.
Sull'asse centrale, nel registro inferiore, è collocata la porta di ingresso a due battenti, sormontata a sua volta da timpano triangolare, mentre nel registro superiore è presente apertura ovale, corredato da grata in ferro, affiancata da due affreschi. Dietro la chiesa parte la strada che superato il ponte sulla stura mi condurrà a Chiampetto. Questa è un altra piccola borgata dotata di una sua chiesetta collocata nel concentrico del borgata ed è intitolata a San Giacomo e a Nostra Signora del Soccorso. Anche questo edificio, che è in ottime condizione risale al XVI-XVII secolo. La dedicazione alla Madonna del Soccorso è avvenuta dopo un voto fatto dalla popolazione di Chiampetto durante una terribile epidemia. Anche questo è un edificio molto semplice con tetto a capanna, ma ha una massiccia e alta torre campanaria.
Devo tornare sulla strada provinciale per visitare l'ultima borgata, ossia Saletta. Quest'ultima borgata si stringe intorno alla strada provinciale che corre sul fianco della seicentesca chiesetta di San Marco. Anch'essa ha fattezze molto semplici, tetto a capanna, facciata intonacata e tinteggiata. Sono presenti in facciata due affreschi raffiguranti San Marco e San Rocco. Se dovessi proseguire lungo la strada provinciale raggiungerei l'abitato di Usseglio. Purtroppo è il momento di iniziare a rientrare, considerato quanta strada devo fare, ma posso affermare che ne valeva la pena scoprire quest'angolo di Piemonte.