Blog di Dante Paolo Ferraris

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Pillole di storia: Atatürk

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Kemal AtatürkAlla fine della prima guerra mondiale, la Turchia era un paese vinto e occupato dagli alleati dall'Intesa, determinati a smantellare l'impero ottomano. Le condizioni imposte dall'armistizio erano durissime: l'Impero ottomano doveva rinunciare alle province meridionali; Instanbul e gli stretti dei Dardanelli finivano sotto controllo straniero e anche l'Anatolia rischiava di essere smembrata. Infatti il territorio dell'impero ottomano venne spartito fra le potenze europee attraverso il sistema dei mandati. L'obiettivo era quello di annientare l'identità della Turchia.
Il sistema dei mandati era la soluzione trovata dalla Società delle Nazioni per risolvere il problema di un così vasto territorio come quello ottomano; era una nuova forma di amministrazione territoriale. Il mandato prevedeva l'affidamento temporaneo ad una grande potenza degli Stati e dei suoi popoli "non ancora in grado di reggersi da se". Sostanzialmente era un ampliamento dei domini coloniali a tutto vantaggio della Gran Bretagna e della Francia. L'unica nota positiva del sistema dei Mandati che si differenziava dal colonialismo era, almeno in teoria, il riconoscimento del diritto dei popoli extraeuropei all'autogoverno e indicava le responsabilità e i limiti per le potenze mandatarie.
La Gran Bretagna ottenne l'amministrazione di importanti territori in Medio Oriente (Iran, Iraq, Palestina), mentre la Francia ottenne la Siria, il Libano e l'ex colonia tedesca del Camerum. Il sultano Maometto VI e i suoi ministri si rassegnarono alla sconfitta e si sottomisero alla volontà dei vincitori. Ma i ministri dell'Intesa avevano fatto i conti senza il generale Mustafà Kemal, che con grande determinazione evitò al suo paese una sorte funesta.
Le voci in favore di una Turchia unita e libera si raccolsero intorno alle associazioni patriottiche. Anche nell'esercito si contavano numerosi ufficiali contrari alla politica servile del governo, succube delle potenze dell'Intesa e fra questi ufficiali vi era Mustafà Kemal.
Nel clima di disfatta, il 15 maggio 1919, i Greci sostenuti dagli alleati, occuparono la città di Smirne. Per i turchi questa fu un affronto terribile e provocò l'indignazione di tutti i cittadini. L'evento coincise con la partenza di Kemal per l'Anatolia: il generale era destinato a Samsun per sovrintendere al disarmo delle truppe ottomane, come prevedevano le clausole dell'armistizio. Il sultano non avrebbe mai immaginato che un suo ufficiale gli si sarebbe rivoltato contro, organizzando tra le fila dell'esercito imperiale la resistenza al governo. Kemal si propose ai nazionalisti come loro capo, incoraggiando il riscatto del popolo umiliato.
Ormai dimissionato dall'esercito, Kemal insorse contro lo smembramento annunciato del suo paese. Le parole d'ordine della resistenza furono: indipendenza completa e sovranità della nazione. Nel marzo 1920, Kemal installò il suo quartier generale ad Ankara e riunì un Assemblea nazionale di cui divenne il primo presidente. C'erano ormai due poteri in Turchia: quello del sultano, dinastico e religioso, ma sotto il controllo degli stranieri e quello di Ankara che rappresentava la sovranità nazionale.
Mustafa Kemal nacque a Salonicco, oggi in territorio della Grecia il 19 maggio 1881, la sua  famiglia era musulmana, di lingua turca e di classe medio-bassa. Nel 1893 entrò in una scuola militare di Salonicco, e tre anni dopo in un collegio militare. Uscì nel gennaio 1905 dall'accademia militare dell'esercito, e subito si unì a una piccola società rivoluzionaria segreta di ufficiali riformisti, chiamata Vatan ve Hürriyet ("Patria e libertà"). Aderì nel 1908 al movimento dei "Giovani Turchi", ufficiali che volevano modernizzare le forze armate. Nel 1912 prese parte alla guerra italo-turca, combattendo e venendo ferito in Tripolitania. Partecipò nel 1912 alla prima guerra balcanica, prendendo parte allo sbarco anfibio a Bulair, sulla costa della Tracia, benché questa offensiva fu poi respinta durante la battaglia di Bulair. Nel giugno 1913, durante la seconda guerra balcanica, prese parte alla riconquista di Dimetoka ed Edirne (Adrianopoli, ex capitale dell'Impero Ottomano tra il 1365 e il 1453 ). Nel 1913 fu nominato addetto militare ottomano presso tutti gli stati balcanici con ufficio a Sofia, in Bulgaria e nel marzo 1914 fu promosso al grado di Caimacam (colonnello) e posto al comando di un reggimento. Durante il primo conflitto mondiale comandò la 19ª Divisione della Quinta Armata durante la campagna di Gallipoli. Fu quindi assegnato al comando del XVI Corpo della Seconda Armata e inviato nella campagna del Caucaso, dopo che l'offensiva russa aveva conquistato le principali città dell'Anatolia nordorientale, dove ottenne successi militari, riconquistando Muş e Bitlis; per questo il 1º aprile del 1916 fu promosso pascià (generale). Nel 1918 combatté in Palestina al comando della 7ª Armata.
Il 10 agosto 1920 il sultano firmò l'umiliante trattato di Sèvres che definiva la spartizione dell'Impero, che fu ridotto alla sola penisola anatolica e privato della sovranità sugli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, posti sotto il controllo internazionale. Adrianopoli passò ai greci insieme con il territorio di Smirne che era stato promesso agli italiani ma che si dovettero accontentare di conservare le isole dell'arcipelago del Dodecaneso. Il conflitto divenne inevitabile e fu contemporaneamente una guerra civile tra nazionalisti di Kemal ed i governo del Sultano ma anche una guerra contro gli stranieri invasori (Greci, Inglesi, Francesi).
Il 29 ottobre 1923 in Turchia venne proclamata la repubblica. Kemal ne divenne il presidente e la capitale fu trasferita ad Ankara. Il prestigio di Kemal era immenso. Aveva restituito la speranza al suo popolo: in questo senso era veramente Atatürk, il "padre dei Turchi" come presto verrà chiamato. Il neo presidente non perse tempo: iniziò subito un inteso programma riformatore per "fare entrare la Turchia nella civiltà", come lui stesso disse. Sin dal 1922 aveva soppresso il sultanato, nel 1924 abolì il califfato; questo era un titolo che significava "vicario o successore di Maometto" e che si distingueva da quello politico militare del Sultanato. Nella sostanza in pochi anni edificò uno Stato nuovo sulle rovine dell'impero ottomano. Nel 1925 il potere di Mustafà Kemal era già abbastanza solido per avviare il suo programma di riforme, fece approvare la costituzione riscrivere i codici civile, penale ecc.., avviò anche un intenso programma di industrializzazione del paese sotto il diretto controllo dello Stato. Ma il progetto più radicale era quello di trasformare la cultura e l'identità turca e per farlo puntò anche sull'immagine e incentivò ogni tipo di arte. Atatürk mise mano in ogni settore: istruzione, diritto, religione, istituzione, costume, vita quotidiana. La sua azione si basava su alcune idee-forza: nazionalismo, populismo, repubblicanesimo e statalismo. Secondo Atatürk, uno Stato civilizzato è innanzitutto uno Stato laico. Ciò significava liberare la Turchia dall'islam che considerava in parte responsabile del ritardo della modernizzazione del paese.
Atatürk chiuse le scuole religiose e le comunità monastiche a cui confiscò i beni. La legge religiosa venne abbandonata per una legislazione di tipo occidentale. Nel 1928 la dicitura "l'Islam è la religione di Stato" fu eliminata dalla costituzione e nel 1937 venne inserito il principio laicità. A questa iniziativa si accompagnò uno sforzo per laicizzare la società e la cultura. Soppresse la poligamia, introdusse il divorzio e assicurò alle donne l'uguaglianza completa di materia ereditaria. Le donne potevano così accedere alle stesse scuole e alle stesse professioni degli uomini. Nel 1934 le donne ottennero il diritto di voto e molte entrarono in Parlamento. Venne vietato agli uomini di indossare il fez e il turbante, simboli dell'antico Oriente. Inserì tra i criteri di selezione dei nuovi funzionari l'abitudine a vestire all'occidentale e a non portare la barba e i baffi alla turca per i militari.
L'insegnamento religioso scomparve a poco a poco dal sistema educativo controllato dallo Stato. Infine Atatürk, sostituì il calendario dell'egira con quello gregoriano; il giorno di riposo settimanale divenne la domenica al posto del venerdì mussulmano.
Vietò il velo islamico nei locali pubblici, insomma vennero adottate delle norme contenenti l'uso di un abbigliamento alla occidentale. Lo stesso stile di vita di Mustafà Kemal diventò un manifesto del suo ideale di modernità e si mostrò volentieri a fotografi anche nei momenti di relax, ai ricevimenti o in compagnia di signore; non ebbe figli ma adottò 7 ragazze. Infranse il veto islamico, facendosi costruire una serie di monumenti che lo ritraevano.
Kemal intendeva amalgamare le diverse popolazioni che vivevano nel territorio dello Stato, costruire un identità nazionale: insomma voleva "inventare" la Turchia.
Introdusse nel 1934 anche l'uso dei cognomi fino ad allora inesistenti ed ogni cittadino maschio dovette sceglierne uno per la propria famiglia. Mustafà Kemal, si riservò per sé quello di Atatürk, già assegnatogli dall'Assemblea nazionale e divenne così il padre dei turchi, ormai oggetto di un vero culto della personalità.
Avviò una politica di unificazione: uniformò l'insegnamento, il diritto, i pesi e le misure, impose l'uso della lingua turca alle minoranze, istituì un "islam laico" accettabile da sunniti e sciiti. Infatti la riforma più eclatante arrivò nel 1928 e riguardava la lingua e la scrittura, convocò una commissione per studiare un nuovo alfabeto latino che permettesse la trascrizione del turco senza ricorrere alle complesse lettere arabe. L'uso dell'arabo venne vietato anche nella preghiera e il corano fu tradotto in turco.
Unì il paese anche attraverso le vie di comunicazione con una rete ferroviaria di 2500 chilometri. In Turchia bisognava porre fine all'arretratezza economica e avviare una politica di industrializzazione. Le poche industrie erano perlopiù di proprietà straniera; inoltre le distruzioni, le perdite umane di due guerre ( la prima guerra mondiale e la guerra d'indipendenza) e l'indebitamento dello Stato compromettevano la ripresa economica. Il 13 settembre 1922 a Smirne, quattro giorni dopo che le forze turche avevano ripreso il controllo della città, ponendo in pratica fine alla guerra greco-turca,  i turchi al comando di  Nureddin Pascià, pur ignorando gli ordini di Kemal Ataturk, (così venne poi detto), appiccarono il fuoco al quartiere cristiano sterminando i greci e gli armeni che abitavano la città sin dalla sua fondazione. L'evento viene ricordato come "Incendio di Smirne", detto anche "genocidio dei greci d'Asia Minore".  Migliaia furono i morti e più di un milione i profughi che fuggiranno alla volta di Atene. Sempre a Smirne nel 1923 Kemal convocò un congresso economico per definire una strategia di sviluppo. Gli esperti indicarono una politica liberista, che tuttavia prevedeva un contributo dello Stato all'industria. Venne fondata la Banca d'affari che doveva fornire crediti alle imprese. Questa politica si rilevò deludente e la crescita economica restò debole. La crisi del 1929 colpì un economia ancora fragile. I dirigenti kemalisti cambiarono allora orientamento, indirizzandosi al protezionismo, accentuando sensibilmente l'intervento dello Stato nelle vicende economiche dello industrie. La Turchia adottò così un piano quinquennale che le consentì effettivamente di divenire meno dipendente dall'estero.
Le numerose riforme realizzate dal presidente turco suscitarono resistenze nella società e si formò un opposizione in Parlamento; in Anatolia scoppiò una rivolta curda, in nome della difesa dell'Islam. Kemal ne approfittò per imporre il controllo della stampa, la repressione dei centri religiosi applicando una giustizia sommaria nei tribunali. Fino al 1929 si contarono fino a 7500 arresti, 600 esecuzioni. Alla fine degli anni Venti non c'era più alcuna opposizione organizzata. Si evince che il regime d Mustafà Kemal era senza dubbi una dittatura, se si considera l'estensione del potere e la brutalità usata con le opposizioni ma siamo comunque lontani dal totalitarismo.
Atatürk attuò una forma di governo all'insegna del nazionalismo e del culto del capo, ma non cercò di irregimentare la società, tipico del fascismo e nazismo. Per sfiducia nelle masse, Atatürk non cerco mai i grandi assembramenti popolari, né instaurò organizzazioni giovanili, né milizie. Le riforme entusiasmarono i paesi occidentali che si affrettarono a stringere relazioni diplomatiche con la nuova Turchia.
Atatürk fu un assiduo fumatore e consumatore di alcool; nel 1937 cominciarono a manifestarsi i primi segni di una salute che andava via via peggiorando. All'inizio del 1938, durante un viaggio a Yalova, ebbe un malore e fu ricoverato ad Istanbul, dove gli fu diagnosticata la cirrosi epatica. Morì il 10 novembre 1938, all'età di 57 anni, nel Palazzo di Dolmabahçe, situato sulla riva del Bosforo a Istanbul. Al suo funerale parteciparono le delegazioni di 17 paesi.
Le sue spoglie riposano nell'Anıtkabir, mausoleo appositamente costruito per lui ad Ankara, capitale dello Stato repubblicano che egli contribuì in modo decisivo a creare. La Turchia era entrata nella società delle nazioni e il kemalismo diventò il pilastro della sua nuova società.