Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il mio Piemonte: Vistrorio

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VistrorioTornare in Valchiusella, vuol dire per il sottoscritto rimembrare tanti ricordi di gioventù. Raggiungo così Vistrorio dopo aver seguito il corso del torrente Chiusella. Il territorio si presenta tipicamente collinare con ampie zone coltivate ma con un richiamo montano. Vistrorio è situato nella Bassa Valchiusella, a circa 480 metri d'altezza e conta poche centinaia di abitanti.
Il toponimo Vistrorio deve la sua origine a "Vicus Subterior" che indicava fino al XIV secolo il paese distinguendolo da "Vicus Superior", l'attuale Vico Canavese. Le prime notizie storiche di insediamenti in questo territorio risalgono al V secolo a.C., quando nel Canavese si stabilì la tribù celtica dei Salassi, successivamente sconfitti dalle legioni romane. Le terre valchiusellesi, divennero in seguito facile preda di longobardi e poi dei Franchi.
Dopo un periodo di dominio di Arduino d'Ivrea le terre furono spartite e l'alta Valchiusella, o Valle di Brosso, passò sotto il dominio dei conti di San Martino, distintisi per essere dei tiranni e il borgo non passò indenne nemmeno dalla rivolta dei Tuchini contro i signori del tempo. La Valchiusella passò sotto il dominio sabaudo, dopo una lunga trattativa di pace conclusasi nel febbraio del 1387 firmata nella piazza di Vistrorio, alla presenza dell'intera popolazione.
All'inizio del XVI secolo anche il Canavese, divenne campo di battaglia tra Francesi e Spagnoli e trovò la pace con il trattato Cherasco, firmata da Vittorio Amedeo I, dopo la quale Vistrorio divenne definitivamente possedimento sabaudo. Vistrorio segue poi la storia dei Savoia prima e dell'Italia poi. Fu parte solo della "Rivolta degli zoccoli" una lite tra i comuni nel XVIII secolo.
Lasciata l'auto nella piazzetta del paese, inizio la mia passeggiata per il borgo. È un intrico di viuzze strette che corrono fra le caratteristiche le case contadine e palazzi padronali. Sugli edifici sono collocate diverse opere d'arte. Sembra un museo a cielo aperto di opere in pietra, legno, rame e ferro. Sono sculture realizzate da artigiani durante la manifestazione Pietra Legno e Ferro iniziata negli anni 2009 e 2010. Rimango particolarmente in ammirazione di una altorilievo in legno dell'artista Celeste Bellardone del 2011, dove scolpisce il lavoro in miniera. Sempre in legno ammiro altresì il Cercatore di funghi del 2010 di Bruno Presbitero.
In piazza, sul signorile settecentesco palazzo Petitti un iscrizione ricorda che fu sede della prima farmacia della valle nel 1740. D'altra parte a Vistrorio nacque nel XVI secolo Adriano Giuseppe che fu studioso dell'arte medica. Raggiungo così in mezzo al paese la trecentesca chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo, rimaneggiata pesantemente nei secoli successivi in particolare nel XVI XVII secolo. La facciata è anticipata da un ampio sagrato ed è tripartita da coppie di lesene. Presenta un solo portone con 4 gradini per accedervi. Nelle ali laterali due strette finestre sono protette da grate. Mentre sopra il portone in posizione centrale vi è un grande affresco con la Madonna tra santi. Un frontone triangolare chiude la parte centrale della facciata mentre sulle ali vi sono delle volute. L'interno è diviso in tre navate in cui si trovano cinque altari del XVII– XVIII secolo.
Interessante la tela del primo altare, a destra dell'ingresso, raffigurante la Madonna, San Sebastiano e San Francesco di Sales con gli angeli, ma di artista ignoto. Tornato sulla piazza della chiesa osservo come svetta verso il cielo il campanile romanico che presenta alcune bifore ornate da archetti pensili; ai cinque piani originari ne fu aggiunto uno per collocarvi la cella campanaria e il sottostante orologio. Dietro la chiesa si trovano i resti della sei-settecentesca cappella di San Sebastiano, purtroppo in completo abbandono, presenta una facciata in forme barocche. Mentre torno verso la piazza principale ricordo Domenico Gazzena natovi nel 1697 che fu Sacerdote e letterato, che tradusse dal latino e dal francese diverse opere sacre e religiose.
Un altro importante religioso fu il teologo Guglielmo Norri (XVI secolo) che laureatosi nel 1562 scrisse di Nuovi casi di coscienza, in latino. Per recarmi a visitare la Cappella di San Rocco e Marco ripasso davanti al moderno palazzo municipale e qui mi sovviene Alessandro Favero (1890-1934) che fu anche Sindaco di Vistrorio. Costui, poliglotta, filosofo, teologo, letterato, fu autore di saggi di carattere storico e filosofico e animatore del movimento cattolico pacifista torinese. Laureatosi in legge nel 1914 a Torino e poi nel 1929 in lettere a Milano, fu docente alla Università di Cluj in Romania. Mi avventuro lungo un sentiero che dopo un percorso prativo s'inoltra in un boschetto, ove piccoli e scroscianti torrentelli rendono favoleggiante il luogo.
Ogni tanto trovo ruderi di antiche costruzioni in pietra, chissà se erano abitazioni, mulini o depositi di attrezzi agricoli. Raggiungo così immerso nel bosco, poco a ridosso dal torrente Chiusella la Cappella di San Rocco e Marco. Si tratta di un edificio di discrete dimensioni con un sagrato in prato, rialzato dal piano di campagna. La costruzione della Cappella dovrebbe risalire al 1762, ma altri storici ritengono sia più antica essendo stata adibita a lazzaretto durante la peste del 1630. Ritengo personalmente che essa sia settecentesca ma dovuta ad un ampliamento di una più antica cappella.
Poco distante dalla Cappella verso il torrente Chiusella si trovano i resti di un ponte romanico, sito in uno spazio prativo e arbustivo, ciò indica il cambiamento del corso del torrente nei secoli. Il ponte era inizialmente a tre arcate, ora ne restano ancora due, purtroppo il ponte non è in buone condizioni in quanto sovrastato dalla vegetazione boschiva. Rientro verso l'abitato e mi reco a guardare un altra piccola cappella posta ai margini dell'abitato e di cui non conosco l'intitolazione. Si tratta di un edificio con tetto a capanna, interamente intonacata ma necessitante di cure. Due lesene angolari in mattoni, visibili per i distacchi dell'intonaco, aggraziano la facciata. Presente un bel sopra porta ad arco sagomato e architrave decorata.
La porta è una lamiera di spesso ferro che impedisce l'accesso al piccolo edificio. Due finestre poste ai lati sono protetti da spesse grate, il frontone è triangolare con diverse lineari decorazioni in stucco. Mentre torno a prendere l'auto per raggiungere il cimitero del piccolo borgo penso come dovevano essere intensamente coltivati un tempo i campi intorno al borgo, magari piccoli appezzamenti anche dedicati al pascolo. Certamente vi era una equilibrata rotazione dei terreni e una coltivazione di alberi da noci per la produzione dell'olio. A questa attività di allevamento e coltivazione agricola si affiancava la coltivazione della canapa e la sua tintura, grazie anche alla presenza delle acque del torrente Chiusella.
Raggiunto il cimitero mi soffermo a osservare il bel monumento ai caduti delle due guerre mondiali di Vistrorio, si tratta di una spessa lapide in granito con un altorilievo scolpito raffigurante militari nell'alto sacrificio della vita per la patria. Mentre mi allontano da Vistrorio per tornare verso casa mi ricordo di aver letto la storia di un altro vistroiese ossia di Favaro Borgo Giambattista che infatti compare tra i dispersi del Piroscafo Oria. Questa fu altra tragica pagina di tragica guerra italiana. Costui nacque il 21 gennaio 1912, militare con altri 3999 compagni si rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, fu imbarcato a Rodi sul piroscafo norvegese Oria per essere deportato nei campi di concentramento.
Il 12 febbraio 1944, il piroscafo fu colto da una tempesta ed affondò presso Capo Sunion davanti all'isola Patroklos, all'epoca possedimento italiano come Goidano. I soccorsi resi difficili dalle condizioni meteo permisero di salvare solo 37 italiani, 5 tedeschi, 1 greco e 5 uomini di equipaggio del piroscafo. I militari italiani erano chiusi nel piroscafo con i boccaporti sigillati e non ebbero scampo. I cadaveri che si poterono recuperare, circa 250 furono dapprima sepolti nei cimiteri della costa pugliese e poi traslati nel Sacrario dei caduti d'Oltremare a Bari.
La giornata si conclude felicemente, contento di aver visto e apprezzato un altro piccolo borgo del canavese.