Blog di Dante Paolo Ferraris

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Un salto nel buio

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Corno d'AfricaIn una domenica qualunque del mese di agosto, dopo essermi stiracchiato per bene, dolente per il mal di schiena, mentre la caffettiera cerca il suo sbuffo di un caffè caldo e profumato, mi avvicino allo specchio del bagno per radermi e partire per una nuova giornata che nelle promesse della sera prima dovrebbe presentarsi esaltante.
Lo specchio mette in evidenza le mie prime rughe, il color castano dei capelli mistifica il capello bianco che qua e là inizia a presentarsi. Il rito del radermi mi accompagna ormai da decenni e solo dopo una profonda rasatura riesco a sentirmi pulito ed in pace con me stesso.
Ma oggi no! La mia mente corre rapida come il pennello, appena imbevuto del bianco sapone da barba a quanto letto ieri sui giornali, ovviamente non in prima pagina.
Sui maggiori rotocalchi italiani veniva scritto della necessità di un intervento umanitario nel corno d'Africa, colpito da una grande siccità che ha aumentato gli immensi spostamenti di popolazioni da un lato all'altro di queste nazioni già di loro con grandi problemi politici ed economici.
L’area colpita dalla carestia è governata da un regime islamista legato a gruppi terroristici, capeggiato da Al-Shabaab e da altri leader locali. La siccità ha messo l’intera area in ginocchio ma è lo stato di sfacelo totale della diplomazia internazionale a parer mio ad avere grandi responsabilità nello scoppio di questa nuova crisi.
I giornali ricordano come le milizie legate alle corti islamiche attacchino i campi di questi migranti e rifugiati, li depredino delle poche cose che hanno, uccidendo senza pietà, e rinnovano gli appelli umanitari lanciati dalle maggiori organizzazioni internazionali sulla necessita di raccogliere fondi per l'invio di alimenti e generi di conforto.
Molti video sono stati prodotti da diverse O.N.G. e lanciate sui maggiori socialnetwork, alcune sono riuscite anche a produrre video televisivi che vengono diffusi nelle ore di minor ascolto dei canali italiani.
La mente, mentre il rasoio sfida i peli con una corsa in "contropelo", mi porta alla memoria di quanto letto anni addietro e parliamo di vent'anni fa sui medesimi problemi nel corno d'Africa, ma anche ai rotocalchi di quando l'Italia era impegnata in una operazione militare "umanitaria" in Somalia (operazione IBIS) e dove la nostra immagine usci distrutta dalle violenze gratuite che furono inferte contro questa popolazione da alcuni nostri militari nel 1997, (rimando a Repubblica 13 aprile 2000, accuse comunque caduti in prescrizione con sentenza della corte d’appello di Firenze). Il rasoio si sofferma d'improvviso anche quando mi sovvengono alla memoria il nome di una crocerossina: S.lla Maria Cristina Luinetti caduta in servizio mentre svolgeva un importante lavoro umanitario, in un paese ove la guerra fratricida tra bande e tribù rivali aveva messo in ginocchio l’intera Somalia, e se non erro altri 11 militari perirono durante l’operazione IBIS, ma negli anni successivi altri collaboratori (dipendenti) di diverse O.N.G. morirono in quelle sperdute e lontane terre.
La Somalia è una nazione che da diversi anni da quei fatti non ha ancora trovato pace.
Oggi il mio rasoio è rabbioso e sfida quei peli più infingardi che non vogliono farsi strappare pensando che ieri come oggi la comunità politica mondiale pone l'attenzione su questa drammatica situazione che continua da anni e che pare ora abbia un picco nella scala dei morti e delle disgrazie (11 milioni di persone che rischiano di morire di fame) solo per poter dire "io c'ero!".
La domanda che mi pongo e che non trova risposta è molto semplice, perché in questi 20/30 anni non è stato fatto un piano di intervento politico, economico e se necessario militare per evitare il proseguire il disastroso percorso sociale di questi paesi che li ha portati ad un passo dal baratro umanitario?
La comunità internazionale ha preferito fare interventi "spot" lasciando questo compito alle O.N.G. e alle Agenzie umanitarie internazionali, occupandosi di guerreggiare in altre parti del mondo anziché prendere di "petto" il "problema" una volta per tutte.
E cosa dire del nostro bel paese, dopo la pessima figura del 1997 oggi ci limitiamo a mandare qualche cargo aereo con aiuti umanitari, foraggiare qualche associazione che potrà aggiungere un nastrino di campagna sulle divise dei suoi operatori, anziché farsi promotore di un piano internazionale di stabilizzazione e ricostruzione dell’area.
Il problema del corno d'Africa è un problema storico che va risolto alla radice con accordi internazionali che se necessario vadano anche a ridisegnare la carta geografica.
Un intervento ONU non solo militare se serve a difesa dei civili, ma sopratutto amministrativo e politico. Oggi il più grande problema è la fame, ma una volta sfamati se non gli si da terra da coltivare, istruzione, sanità, ecc. ritroveremo altre migliaia di disgraziati che scapperanno da una nuova carestia e nuovi predatori locali, che nuovamente per una manciata di riso saranno pronti a sgozzare donne e bambini.
Senza poi dimenticare che gran parte dei migranti che arrivano sulle nostre coste sono proprio del corno d'Africa e che tali sbarchi possono essere limitati aiutando quella gente nel proprio paese, anche ricostruendolo.
Ma anche la nuova pirateria dei mari trova lungo le coste dei paesi del corno d'Africa un luogo ideale per catturare navi mercantili, depredarle e chiederne il riscatto.
La comunità internazionale e l'Italia cosa fanno?, mandano qualche cargo un gruppo di operatori a mettere una bandiera, a lanciare un appello per poter dire "io c'ero!". Come non è chiaro quanto denaro serva effettivamente per sfamare queste vittime di un sistema internazionale incapace di prendere decisioni, lasciandoli in mano alle guerre tribali e barbarie locali, l’Oxfam chiede ai governi 200 milioni l’UNICEF 131 milioni di euro e la Croce Rossa ne chiede 109 milioni per fronteggiare i prossimi mesi. Ma quale sarà il costo finale sia economico e sociale veramente è difficile stabilirlo.
Finisco di farmi la barba, mi sciacquo abbondantemente consapevole di essere uno dei tanti milioni di abitanti di questo paese che può solo arrabbiarsi e aspettare il lunedì per mandare il suo piccolo contributo a Medici senza frontiere. Un'organizzazione che invece da anni lavora in quei territori in silenzio senza farsi propaganda e farsi utilizzare come strumento in mano ai vari governi occidentali in continua ricerca di rifarsi la faccia del "buono".
La caffettiera finalmente sbuffa, l'aroma del caffè riempie la mia piccola casa e ricomincia per me una nuova giornata.