Blog di Dante Paolo Ferraris

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Loreto: centro storico

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LoretoLa giornata è soleggiata ma non afosa, tempo ideale per una visita turistico-storica ma anche spirituale nel bel centro storico del borgo di Loreto. Questa cittadina sorge sulla sommità del Monte Prodo, una verde collina circondata da un'ampia campagna caratterizzata dalle coltivazioni dell'olivo. Già in lontananza vedo la sagoma della cupola e del campanile della Basilica mariana sulla cui cima si trova la figura della Madonna. La città si è sviluppata dall'incrocio di vie di passaggio intorno all'importante Basilica che ospita la "Santa Casa" di Nazareth dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria nacque, visse e dove ricevette l'annuncio della nascita di Gesù.
Parcheggiato l'auto in un grande piazzale posto a poche decine di metri dal Palazzo apostolico, inizio il mio tour. Sotto ad un grande e rotondo bastione mi accoglie un particolare monumento. Si tratta di un aereo Aermacchi MB-339, delle PAM, la nostra pattuglia acrobatica che ricorda che la Madonna lauretana è la patrona dell'Aeronautica.
Su questa importante via d'accesso al centro storico, intitolata a Papa Sisto V, vi è un bel gruppo scultoreo, un importante opera d'arte rappresentante "La Visitazione", ossia la visita che Maria Vergine fece alla sua parente Elisabetta dopo avere ricevuto l'annuncio che sarebbe diventata madre di Gesù per opera dello Spirito Santo e che Elisabetta avrebbe concepito un bambino nonostante la sua sterilità e anzianità. Il monumento è di notevole impatto figurativo e oltre alle due protagoniste è raffigurata sant'Anna cioè la madre di Maria Vergine.
Della cittadina, sviluppatesi prevalentemente in funzione del santuario, colpiscono soprattutto l'imponenza della cinta delle mure e dei suoi bastioni cinquecenteschi. Il palazzo che conserva il museo pontificio della Santa Casa di Loreto, è imponente, pare un muro di protezione con i suoi spessi contrafforti, se non vi fossero 5 fila di finestre e un portone che lo collega alla piazza della Madonna. Davanti al palazzo vi è un grande e bel monumento a papa Giovanni XXIII voluto dalla cittadinanza lauretana a ricordo del pellegrinaggio del papa nel 1962. La piazza della Madonna, antistante la basilica è gremita di pellegrini ed è ricca di suggestioni.
Mi soffermo un attimo ed è meraviglioso osservare l'effetto scenografico che il Palazzo Apostolico con il suo bel porticato e loggiato, la facciata della chiesa con la sua bella cupola e il particolare campanile ed il palazzo Illirico. Questo palazzo fu edificato nel 1556, su suggerimento del cardinal Carpi, protettore della Santa Casa di Loreto, per ospitarvi i gesuiti. Sotto il pontificato di Gregorio XIII l`edificio fu adibito anche a collegio per gli studenti provenienti dalla Dalmazia e dall'Albania assumendo così la denominazione di Illirico. Si tratta di un edificio realizzato in mattoni a vista su quattro piano.
Mentre nel mezzo della piazza si erge l'elegante seicentesca fontana Maggiore attribuita a Carlo Maderno e Giovanni Fontana, alla quale nel 1622 furono aggiunti aquile, putti, draghi alati,tritoni cavalcanti delfini, stemmi e belle opere in bronzo. Il palazzo apostolico dalla caratteristica forma a "L", poiché mancante del braccio meridionale, progettato e mai realizzato, fu costruito a partire dalla fine del XV secolo. Si sviluppa su due ordini, il primo corrispondente al porticato, in ordine dorico; il secondo, corrispondente al loggiato o piano nobile, di ordine ionico.
Fu iniziato dal Bramante, continuato dal Sangallo il giovane, da Alghisi Galasso, da Rainero Nerucci, da Giovanni Boccalini e dal Vanvitelli. Attualmente è sede dell'Amministrazione della Santa Casa, dal Museo-Pinacoteca. Invece la Basilica, uno dei maggiori monumenti d'Italia presenta una facciata che fu progettata da Giovanni Boccalini nel 1571, sotto il pontificato di papa Pio V e venne portata a termine nel 1587 da Lattanzio Ventura. Presenta forme tardo-rinascimentali realizzata in pietra d'Istria ed è a due ordini.
Nel primo ordine è tripartita da due coppie di lesene entro cui si aprono tre bei portali con tre porte bronzee volute dal Card. A.M. Gallo. Quella di sinistra fu realizzata da Tiburzio Vergelli nel 1596; la centrale è opera di Antonio Lombardo (1610); e quella di destra è di Antonio Calcagni (1600). Il portale mediano, più grande, ha un pregevole architrave ed è sormontato da un timpano semicircolare spezzato e sopra vi si erge in una nicchia una statua bronzea della Vergine con il Bambino che fu realizzata da Girolamo Lombardo nel 1583.
Le ali laterali trovano sopra le più due modeste porte una finestra quadrangolare con timpani semicircolari come le sottoposti architravi dei due portali. L'ordine superiore ha più alto il corpo centrale, aperto da un nicchione con finestra e sormontato da un frontone reggente due candelabri bronzei. Le ali hanno due eleganti volute raccordate da pinnacoli laterali che recano due orologi, uno all'italiana e l'altro astronomico.
A sinistra della facciata si eleva l'elegante campanile realizzato da Luigi Vanvitelli ispiratosi al campanile di Sant'Andrea delle fratte a Roma. Invece la cupola rinascimentale della Basilica è la terza in Italia per grandezza, dopo quelle di San Pietro in Roma e Santa Maria del Fiore a Firenze. Presenta un tamburo ottagonale è stato elevato fino al cornicione da Giuliano da Maiano, compiuto nella calotta da Giuliano da Sangallo e terminata nel maggio 1500.
Prima di accedere all'interno della basilica voglio ricordare i passaggi più importanti della storia della Basilica e lo faccio sull'ampia scalinata che dalla piazza conduce alla basilica e sopra la quale si erge una bella statua con papa Sisto V benedicente seduto sulla sedia gestatoria. Opera di Antonio di Bernardino Calcagni con la collaborazione di Tiburzio Vergelli a fine del XVI secolo. Nella base ottagonale in pietra d'Istria sono ricavate delle nicchie con all'interno le statue in bronzo e lapidi ad altorilievo raffiguranti la Carità, Ingresso di Cristo a Gerusalemme, la Pace, la Fede, La cacciata dei profanatori del tempio e la Giustizia.
È il momento di entrare nel Santuario Della Santa Casa e appena vi accedo sono come colpito da uno strano senso di meraviglia. Prima di fare il giro dell'edificio e cercando di non disturbare i tanti pellegrini in preghiera, faccio un alto nella storia e nella leggenda che lega il santuario con la santa casa di Nazareth.
Secondo la leggenda, quando i crociati furono espulsi dalla Palestina durante l'invasione dei Turchi nel 1291, gli angeli trasportarono in volo la dimora della Vergine per salvarla dal saccheggio e distruzione, inizialmente la posarono a Tersatto, oggi un rione della città di Fiume, in Croazia, dove rimase per tre anni. Qui però, oltre a non essere oggetto di considerazione alcuna, fu continuamente preda di furti e razzie. Gli angeli decisero, quindi, di spostarla la notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294, nuovamente attraverso il mare fino al territorio di Recanati e la posero su un colle di proprietà di una donna chiamata Loreta. Da quel momento la casa rimase in questo territorio e divenne meta di tantissimi pellegrinaggi, tanto che intorno ad essa si sviluppò anche l'attuale borgo di Loreto.
Meno leggenda è invece la tesi che la Santa Casa sarebbe stata smontata e riassemblata in loco dai Crociati. Ciò ovviamente durante i fatti storici che vedono la conquista della Terra Santa da parte dei mamelucchi e poi la lenta penetrazione dei Turchi nella penisola balcanica, dopo la caduta di Costantinopoli. Ma l'ipotesi attualmente più accreditata è quella che l'abitazione della Vergine sia giunta nelle Marche, trasportata in blocco via nave, per iniziativa della nobile famiglia Angeli che regnava sull'Epiro.
Quel che è certo è che l'edificio è originario nei suoi materiali, rocce sono provenienti dalla galilea, il taglio della pietra si può far risalire all'arte manifatturiera del popolo palestinese dei Natabei e la malta che unisce ancora le pietre è quella originaria che si usava in Palestina. La casa era costituito solo da 3 muri: l'abitazione, infatti, era di tipo ipogeo, cioè costruita in grotta con il quarto muro rappresentato da una parete in nuda roccia.
A meta XV secolo, papa Giulio II fece costruire intorno alle mure originarie un rivestimento marmoreo realizzato su disegno del Bramante. E se la storia del Santuario inizia il 10 dicembre 1294, con l'arrivo della casa di Nazareth, dove la Madonna avrebbe ricevuto l'annuncio della nascita di Gesù. Dapprima la questa reliquia venne coperta da una volta, per poi venire circondata da portici, quindi da una chiesetta e infine dall'attuale Basilica.
Fu nel 1468, per volontà del vescovo di Recanati, Nicolò dall'Aste, cominciarono i lavori per la costruzione del grande tempio anche per accogliere la gran folla di pellegrini sempre crescente. La tradizione lauretana, relativa al trasporto della casa di Maria, per opera di angeli da Nazareth all'antica Illiria nel 1291 poi in territorio 1294 fu la suggestiva scelta della Madonna di Loreto quale patrona degli Aviatori. Fu Papa Benedetto XV che proclamò la Madonna di Loreto nel 1920, "Aeronautarum Patrona".
L'interno si presenta come una grande aula goticizzante su una complessa pianta a croce latina. Il corpo principale longitudinale è diviso in tre navate suddiviso da 12 pilastri quadrati che reggono archi gotici e volte a crociera costolonate. Nelle due navate laterali vennero aperte dal Bramante, agli inizi del secolo XVI, una serie di Cappelle laterali, sei per lato che furono decorate e abbellite con pale settecentesche e dipinti nei secoli successivi. La cupola copre lo spazio ove c'è il Sacello della Santa Casa e fu affrescata tra il 1610 e il 1615 l da Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio.
Con il passare dei secoli quegli affreschi deperirono e restaurati nel XIX secolo e nuovamente dipinta dal senese Cesare Maccari, tra il 1895 e il 1907 con la Storia del dogma dell'Immacolata e delle Litanie Lauretane. Tutt'intorno al transetto che ospita la Santa Casa corre un deambulatorio dal quale si aprono in successione nove grandi Cappelle e quattro Sagrestie. Oggi la maggior parte delle cappelle portano i nomi delle nazioni o popolazioni che nei primi anni del Novecento contribuirono al loro restauro e al rifacimento della decorazione. Le sacrestie invece sono dedicate ai Quattro Evangelisti.
Nel transetto di destra le tre absidi sono la Cappella di San Giuseppe o Spagnola, fu restaurata decorata fra il 1886 e il 1890 con le offerte dei cattolici spagnoli; Cappella Svizzera o dei Santi Gioacchino e Anna, mentre la Cappella dei Duchi di Urbino è l'unica rispettata nel suo aspetto originale cinquecentesco.
Il braccio dell'abside conserva le Cappelle del Coro o Tedesca, la Cappella del Sacro Cuore o Polacca e la Cappella dell'Assunta o Americana che era anticamente dedicata a San Giovanni Battista. Invece il braccio destro sinistro del transetto conserva la Cappella del Crocifisso che ospita il Crocifisso ligneo scolpito da Frà Innocenzo da Petralia nel 1637, la Cappella del Santissimo Sacramento o Francese e la Cappella Slava o dei Santi Cirillo e Metodio, decorata con i contributi dei fedeli soprattutto croati.
Le tele e gli affreschi, anche cinquecenteschi che erano presenti in queste Cappelle sono ora conservati prevalentemente nel Museo del Palazzo apostolico. Dal transetto sinistro si accede alla monumentale Sala del Tesoro, voluta da Papa Clemente VIII per accogliervi i doni votivi; il Tesoro è stato più volte spogliato e depredato, in particolare da Napoleone nel 1797. Sotto la cupola vi è la Santa Casa di Nazareth, cuore religioso del Santuario. Mi metto in coda, in doveroso silenzio mi dirigo verso il luogo dove, secondo la tradizione devozionale, la Vergine Maria ricevette l'Annunciazione. Infatti la Casa è formata da tre pareti, prive di soffitto e fondamenta, anche se ci si può soffermare poco osservo la tipica edilizia nabatea e nazarena, la tradizione vuole che fossero addossate a una grotta, quella che oggi si trova nella Basilica dell'Annunciazione a Nazareth.
Fino a un'altezza di tre metri, la Santa Casa non presenta elementi che possano far pensare a rifacimenti, nella loro parete minore si apre una piccola finestra, detta dell'Angelo dalla quale, secondo la narrazione cristiana, la Madonna ricevette l'Annunciazione. Le parti superiori della casa invece sono in mattoni aggiunti nel XIII secolo, mentre la volta è del 1536.
Nel secolo XIV le parti non originali furono rivestite da affreschi. La parete mancante, quello che sarebbe stato rivolto verso la bocca della Grotta, fu chiusa con la parete dell'altare, dove è custodita la venerata statua della Madonna Nera, ricoperta dalla caratteristica "dalmatica", una ampia veste ingioiellata. La statua è realizzata in legno di cedro ed ha sostituito un'antica scultura di legno di abete rosso distrutta insieme a tutta l'iconostasi dall'incendio della notte del 22-23 febbraio 1921. Da una parete pende una palla di cannone, offerta da Papa Giulio II che ne rimase incolume durante l'assedio di mirandola.
Appena uscito, non posso che soffermarmi ad ammirare il rivestimento marmoreo della Santa Casa che è un elemento spettacolare, sicuramente il capolavoro più imponente del Santuario. Si tratta di una scultura cinquecentesca che fu disegnato da Donato Bramante nel 1509 ma realizzato solo anni dopo da Gian Cristoforo Romano, Andrea Sansovino, Raniero Nerucci e Antonio Sangallo il giovane. Questo scrigno marmoreo è decorato anche con statue, bassorilievi, festoni, putti e teste leonine.
Mi soffermo ancora davanti alla bellissima tela di Lorenzo Lotto che raffigura San Cristoforo con il Bambino, San Rocco e Dan Sebastiano, si tratta di un olio su tela di grandi dimensioni databile nella prima metà del Cinquecento. Lentamente mi allontano dalle navate, vi sono molte persone in preghiera, interi gruppi di pellegrini. Infatti sono tante le lingue che si sentono, dallo spagnolo sud americano a francese, portoghese ecc… Uscito sul sagrato della chiesa, il sole sembra accecarmi, complice il riflesso sui grandi palazzi che coronano la piazza.
Inizio percorrere la strada che corre lungo il lato destro della basilica, se non fosse che sono appena stato nel suo interno, potrei pensare che non siano le mura della basilica ma mura difensive di un castello. Infatti è definita chiesa fortificata; fu concepita come fortezza proprio a protezione della Santa Casa ed è dotata da un camminamento di Ronda coperto e sospeso su beccatelli sporgenti aggettanti lungo tutto il perimetro dell'edificio.
Raggiungo Porta Marina, prima di passarci sotto e raggiungere la terrazza panoramica. Mi soffermo nel bel parco della rimembranza addossato alle antiche mura difensive nel bastione circolare a est di Loreto, il Parco è dedicato a tutti i caduti in guerra e sono ricordati tutti con il loro nome incisi su una grande lastra di marmo posto su un muro nel bel giardino fiorito. La bandiera italiana garrisce permanentemente al vento ed è posta tra due finte colonne in mattoni con grandi imitazione di capitelli decorati con volute e foglie d'Acanto. Attraverso Porta Marina che è l'ingresso ad est alle antiche mura, chiamata così perché affaccia sul mare Adriatico. Fu edificata fra il 1523 e il 1534, e successivamente abbellita fra il 1617-24. Ammiro le belle mura difensive, volute da Leone X per proteggere la "Villa di Santa Maria in Loreto" dall'assalto dei Turchi.
Le mura sono caratterizzate dalla presenza di due grandi bastioni circolari e due pentagonali cinquecenteschi. Dal piazzale antistante porta Marina vi è un grande piazzale con un belvedere. Sul piazzale vi è il monumento a San Giovanni Paolo II, mentre si gode di un bellissimo panorama e si vede un tratto della Scala Santa nacque e fu ed è usata fin dalla metà del secolo scorso dai pellegrini che giungevano a Loreto in treno in quanto via diretta alle porte del centro della città. Oltre alla funzione di collegamento, la Scala Santa è un percorso devozionale in quanto si possono osservare le bellissime targhe di bronzo raffiguranti i misteri del Rosario. Inoltre, è solo tramite la Scala Santa che si accede al Cimitero Polacco.
Si tratta di un vero e proprio monumento con le tombe dei soldati polacchi caduti durante la seconda guerra mondiale Sono 1.112 le tombe degli appartenenti al Corpo d'Armata polacco, comandato dal generale Władysław Anders. Torno verso i miei passi fino a superare nuovamente piazza della Madonna e iniziare la mia passeggiata su corso Boccalini. Questa bella strada è fiancheggiata da antiche case, bei palazzi ma soprattutto è ricco di negozi, trattorie e alberghi. Corso Traiano Boccalini chiamato fino al 1889 ‘Via dei Coronari', la cui antica denominazione era dovuta alla presenza di coronari lungo la via, cioè di artigiani, prevalentemente anziane donne, che inanellavano gli acini dei rosari sedute fuori dalle loro botteghe.
Lungo la strada incontro diversi negozi che propongono oggettistica religiosa, ceramiche, creazioni tessili e prodotti enogastronomici tipici della Regione Marche. Mi soffermo davanti ad un bel palazzo del XV secolo che un cartello turistico indica come Palazzo Municipale. La facciata realizzata da Giuliano da Maiano è in mattoni a vista ed al suo interno è ospitato il Museo Storico Aeronautico. Questo Museo è una raccolta unica di centinaia di equipaggiamenti da Volo, Uniformi dalla nascita della Regia Aeronautica ad oggi.
In fondo a Corso Boccalini, a poca distanza da Porta Romana vi è piazza Garibaldi. Si tratta di una piccola piazzetta su cui si affacci al Palazzo del Municipio, un altrettanto bell'edificio in mattina a vista, con la torre civica. L'edificio ingloba il grande torrione rotondo che ho ammirato esternamente al mio arrivo a Loreto. Sulla piazzetta vi è al centro il monumento con busto di Giuseppe Garibaldi. Tra le tante lapidi affisse ai muri del palazzo vi è quella che ricorda la visita di Papa Giovanni XXIII nel 1962, la lapide a ricordo del sacrificio del Vicebrigadiere Salvo D'Acquisto, ai caduti sul lavoro, ai donatori di sangue dell'A.V.I.S, ma anche ai suoi caduti nelle diverse guerre 1935-36, 1937-39, - 1940-45 con il suo lungo elenco di morti in combattimento o in prigionia, un altro lungo elenco di caduti in guerra è quello riferito al conflitto 1915-18. Ma anche ai mazziniani Oreste Gentili e Ubaldo Pasquali, ancora ad alcuni loretani che combatterono a Mentana nel 1867 e vi perirono, Lapidi a ricordo anche di altri loretani morti nelle guerre del 1849 e il garibaldino Melchiore Giostra morto nel Tirolo al ponte di Cimego combattendo contro gli austriaci.
A ricordare la guerra d'Africa sui campi di Adua vi è il nome Zacconi Pietro ivi caduto, seguono i giovani Paolo e Bruno Brancondi uccisi nel 1944 dai nazi-fascisti, e il partigiano Alfeo Brandimarte, medaglia d'oro al valore militare trucidato dai t tedeschi il 3 giugno 1944. Ma vi sono tante altre lapidi che ricordano i tanti conflitti armati e illustri visite nella città lauretana. Oltrepasso la bella Porta Romana posta ad ovest della città e che fu costruita da Pompeo Floriani a fine XVI secolo. Il suo nome è dovuto al fatto che è rivolta verso la strada che conduce a Roma. Al suo interno mi soffermo a guardare un alto rilievo dedicato alla Coronaria. Invece sulla bianca facciata esterna vi sono oltre a tre stemmi e la scultura della Santa Casa protetta dalla Madonna, anche due statue rappresentanti Profeti.
Sull'antistante piazza Leopardi, meglio conosciuta come Piazza dei Galli, si erge una bellissima fontana con vasca marmorea decorata con dei galli da cui il nome fontana dei Galli. La fontana è dei XVII secolo in bronzo opera dei fratelli Jacometti per volontà del Cardinale Antonio Maria Gallo. La fontana fu ricostruita nel 1889. Su un lato vi è un bel palazzetto con un lungo loggiato. Sono tante le fontane che potrei andare a vedere a Loreto, come le chiese. Infatti le fontane più importanti sono la fontana della Buffolareccia, la fontana della Costa d'Ancona, la fonte del Carpine, la Fonte delle Bellezze e la fontana della Via della Croce.
Devo fare poche centinaia di metri per recuperare l'auto e prima di lasciare Loreto vado ancora a visitare la Chiesa della Banderuola, che la Tradizione vuole sia il luogo dove si fermò la Santa Casa della Madonna prima di arrivare sul luogo dove oggi sorge. Questa chiesa si trova sulla strada per Scossicci, verso il mare e il suo nome deriva dal fatto che, per indicare questo luogo sacro ai marinai, pescatori e viandanti, in origine venne posta una bandiera (banderuola) sulla piccola chiesa costruita nel XVI secolo. Questa chiesetta si trova tra i campi nel territorio di Porto Recanati. La struttura attuale risale alla prima metà del XX secolo, realizzata in mattoni rossi con tetto a capanna e campanile a vela posta sul culmine del tetto. L'attuale edificio è costruito su una più antico edificio del XVI secolo della quale resta un muro eretto.
Ormai sono in direzione Conero per un momento di distrazione culinaria.