Blog di Dante Paolo Ferraris

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Un'estemporanea in tre santuari torinesi

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Tre santuari torinesiLa giornata si presenta serena, con il sole già alto in cielo e un leggero venticello che la rende meno afosa permettendoci una piccola ma interessante gita. Con Matteo mi reco alla stazione ferroviaria per prendere il primo treno utile per Torino.
Da tempo volevamo andare a visitare tre importanti santuari torinesi. Non siamo colti da misticismo, ma da senso di rispetto e curiosità e poi non in tutti i santuari si va a pregare.
A Matteo il viaggio in treno proprio non piace, il teletrasporto, se esistesse, sarebbe il suo mezzo di trasporto preferito.
La nostra prima meta, dopo poco più di un oretta di viaggio, si trova nel quartiere di Borgo Nuovo.
La chiesa, a ridosso dei Giardini Cavour e dell'aiuola Balbo, venne realizzata in gusto tardo-neoclassico fra il 1845 e il 1853 su sollecitazione degli abitanti del nuovo quartiere. Fu realizzata da Carlo Sada su disegno di Giuseppe Leoni.
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Chiaroscuri nella città eterna (I parte)

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RomaUn nuovo viaggio in treno, direzione Roma. Viaggio che avrei dovuto fare in simpatica compagnia e che invece, per motivi indipendenti dalla volontà del mio compagno d'avventura, realizzo in solitaria. Ciò mi porta ad adattare il programma turistico che avevamo organizzato, trasformandolo in un breve tour romano per vedere cose che non avevo mai visto oppure solo viste in forma fuggevole.
Mi fa sempre piacere tornare nella capitale d'Italia, la città non è solo uno scrigno di bellezze, ma anche di ricordi piacevoli e talvolta anche di memorie negative.
Il viaggio sul freccia bianca da Torino a Roma, è regolare e senza particolare problemi, ascolto curioso i discorsi dei viaggiatori che sono seduti sulle poltroncine poste di fianco alla mia, sono sempre discorsi ameni, spesso pettegolezzi e per ciò divertenti. La pletora di viaggiatori che compone la mia carrozza può essere tranquillamente trasferita in un atlante mondiale geografico-antropologico, gli abbigliamenti sono i più vari, i bagagli che si portano appresso sono tanto differenti quanto gli stessi proprietari. Se non ascolto i loro discorsi, leggo su internet diversi blog e notizie dei giornali online. Incredibile pensare che nel XXI secolo le gallerie ferroviarie italiane non siano ancora coperte da rete telefonica.
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Luci ed ombre a Torino (XVII parte)

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Olympe MaximeRaggiungo la chiesa della Madonna degli Angeli, una chiesa sita all'angolo delle vie Cavour e Carlo Alberto, a pochi passi dall'abitazione di uno dei più straordinari personaggi del Risorgimento Italiano.
La chiesa fu originariamente costruita sui resti di una chiesetta più piccola, su iniziativa dei frati minori Riformati che la gestivano. I lavori ebbero inizio il 2 maggio 1625 e si conclusero nel 1650.
Grazie al favore goduto dai frati presso l'aristocrazia torinese il convento, consacrato nel 1654, s'ingrandisce ma con l'occupazione napoleonica del 1802 ne viene demolita una parte. Nel 1834 la chiesa diventa sede di parrocchia ma la sua situazione economica non è florida. Solo nel 1873, con la vendita all'asta di parte dei numerosi beni del convento si ha qualche miglioramento, tanto che si inizia a pensare anche ad un restauro generale dell'edificio che venne poi affidato nel 1901 a Carlo Ceppi. Il restauro diventa un rifacimento che cancella quasi del tutto l'immobile originario seicentesco, realizzato su progetto di Amedeo di Castellamonte.
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La caccola

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baby caccolaTi è sicuramente capitato, magari da protagonista, di trovarti fermo al semaforo e guardarti intorno per capire chi sono i tuoi compagni di sosta, magari con uno sguardo fuggevole per non essere troppo invadente nella privacy dell’auto altrui. Per me è un attività normale, forse sono troppo curioso e indiscreto.
Trovi chi guarda avanti contando i secondi per lo scattare del verde, chi cerca qualcosa sul sedile affianco, chi chiacchiera con il suo/a compagna di viaggio, chi osserva gli altri conducenti.
Un senso di schifo però ci assale, non perché sei diverso, quando il conducente dell'auto in sosta al tuo fianco, s'infila le dita nel naso. Se si accorge di essere osservato, come colto in flagrante in un delitto contro la morale, interrompe bruscamente il suo lavorio nasale, cercando di nascondere il corpo del reato: la caccola.
Strano pudore il nostro; il dito scelto non è ovviamente mai il pollice, qualcuno usa il mignolo come se fosse più delicato, quasi alla francese, il dito entra leggermente nella caverna della narice prescelta, ed inizia a cercare il suo tesoro, strofinandosi contro le pareti interne con lenti e dolci movimenti circolari.
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Luci ed ombre a Torino (XVI parte)

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Irma PincePer raggiungere Piazza Bodoni sono transitato in via dei Mille 20, proprio sotto la lapide posata in memoria di Pietro Fortunato Calvi (1817-1855), distintosi nei moti rivoluzionari del Cadore e per l'Unità d'Italia, qui posta nel 1885 sulla facciata della residenza Torinese presso la quale il patriota visse come esule, a pochi passi da quella che ricorda Kossuth.
Pietro Fortunato Calvi, anche noto come Pier Fortunato Calvi, è stato un patriota italiano, un personaggio purtroppo dimenticato dai torinesi, uno dei Martiri di Belfiore. Nacque il 15 febbraio 1817 a Briana di Noale, allora in provincia di Padova, figlio di un commissario di polizia e fedele suddito dell'Austria. Nel 1830 fu ammesso a frequentare i 6 anni di corso della importante e prestigiosa accademia militare degli ingegneri di Vienna e dopo il periodo in accademia iniziò la sua carriera militare nell'esercito imperiale. Venuto a contatto con le correnti patriottiche mentre era di stanza a Venezia, segretamente frequentò diversi circoli rivoluzionari e massoni.
Nell'aprile del 1848 si dimise dall'esercito austriaco e raggiunse Venezia per unirsi alla Repubblica di San Marco entrando nella milizia rivoluzionaria con il grado di capitano.
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A Lisbona con Pessoa (XVIII ed ultima parte)

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LisbonaMentre ci dirigiamo lentamente verso praça dos Restauradores, una pubblicità della Coca Cola mi scorre davanti, posta sulla fiancata di un autobus di linea. Subito mi sovviene la storia che lega Pessoa alla nota azienda che produce questa bevanda; è una storia poco nota, raccontata in un lungo articolo della rivista peruviana Etiqueta Negra.
La nota bevanda iniziò a essere diffusa fuori dai confini statunitensi alla fine degli anni Venti. In Italia vi giunse nel 1927. Quando volle aprire il proprio mercato in Portogallo, la Coca-Cola si rivolse a una ditta di Lisbona che deteneva l'esclusiva per i prodotti provenienti dagli Stati Uniti, la Moitinho de Almeida. In questa azienda lavorava Fernando Pessoa, che si occupava della traduzione delle lettere commerciali e della contabilità. L'azienda chiese a Pessoa di trovare uno slogan commerciale per la nuova bevanda per il lancio pubblicitario della Coca-Cola. La reclame diceva "Primeiro estranha-se, depois entranha-se". All'incirca tradotto significa: "Prima ti stupisce, poi ti entra nelle viscere". Il messaggio promozionale non piacque al ministero della Sanità portoghese, che anzi mostrava diffidenza verso quella bevanda che poteva indurre dipendenza in coloro che decidevano di berla. Il lancio promozionale secondo i funzionari ministeriali portoghesi sembrava puntare proprio sulle caratteristiche di "assuefazione e dipendenza" che la Coca Cola era in grado di stimolare nei consumatori. Comunque sia, il Portogallo – governato dalla dittatura di Salazar – dopo poco avrebbe interrotto l'importazione di Coca-Cola. Questa storia non compare nelle molte biografie di Pessoa, fino a quando nel 1992 un erede della famiglia Moitinho de Almeida non raccontò la vicenda durante un'intervista.
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Zagreb (II parte)

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ZagrebAssolutamente imperdibile è il mercato della frutta e della verdura, se Trg Josip Jelačića è il cuore della città, Dolac è il suo ventre, dove i contadini portano i loro prodotti per essere venduti direttamente al pubblico. Qui ti accoglie, quasi a venirti incontro, la statua di "Kumica Barica", con la quale la città di Zagabria ha voluto rendere omaggio al duro lavoro delle contadine, che a piedi dalle campagne circostanti portavano al mercato i prodotti della loro terra, in un cesto posto sopra la testa. Barica è il diminutivo del nome Barbara, mentre kumiza era il nome con cui le "signore" di Zagabria identificavano le contadine, vestite in costumi nazionali, che portavano i viveri in città. Una tavolozza di colori e profumi inebrianti, difficile, se non quasi impossibile, raccontare l'enorme quantità dei prodotti agricoli, posti in composizioni ordinate, quasi disegnate da un architetto e dipinte dai migliori pittori rinascimentali. Vi sono anche piccoli produttori di formaggi e altri prodotti caseari con banchi che emanano profumi che stimolano la fame e che ti fanno assaggiare le loro gustose specialità e i delicati prodotti innaffiandoli con miele campestre.
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Dagli appennini verso il mare (I parte)

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SavonaUn giovedì qualunque di un agosto qualunque, la giornata si presenta calda ed afosa, la sveglia suona come tutte le mattine alle ore 6.20. Anche se sono in ferie, svolgo le solite attività di tutte le mattine, poi mi ritrovo in stazione, davanti al tabellone degli orari ferroviari. Il primo treno in partenza è diretto a Savona, faccio rapidamente il biglietto, mi porto sui binari in attesa che questo treno regionale arrivi a caricare una decina di persone che mi accompagneranno per il viaggio. Il treno timidamente arriva sul binario 11, poche carrozze, vecchie ma pulite, con l'impianto di condizionamento non funzionante, ma il mio viaggio non è lunghissimo.
Mi siedo vicino al finestrino, prendo la rivista che avevo comprato poco prima dal giornalaio, la sfoglio svogliatamente, non vi è alcun articolo che sia degno di essere letto interamente, il mio interesse si rivolge alla fine a qualche gossip sui prossimi film in uscita e all'oroscopo. Leggo l'oroscopo sapendo che si avvererà esattamente il contrario di quello che vi è scritto; ultimamente la mia vita è una gimcana tra avvenimenti poco piacevoli. Le altre pagine su cui mi soffermo sono quelle delle pubblicità, talvolta più interessanti delle altre.
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Zagreb (I parte)

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ZagrebDi Karlovac ho già scritto tanto e tanto ancora scriverò, la ritengo la mia seconda città, in quanto racchiude molti miei affetti. Della sua capitale Zagabria ho scritto invece poco e merita una mia maggiore attenzione.
Diverse volte ho avuto modo di visitarla ed ho apprezzato il suo stile di vita, la trovo una città romantica, non meno delle più famose Parigi e Venezia, ma anche affascinante e intrigante come Praga o Roma, giovanile e gioviale come Barcellona o Berlino e trasgressiva come Amsterdam o Milano ed inoltre è proprio una città Mitteleuropea che mi piace, piccola, che si può girare a piedi, piena di storia, a misura d'uomo.
È bello perdersi per le sue stradine e vicoli in ciottolato che spesso fanno un percorso annodato, una città che parte dal fiume e sale in collina dopo aver percorso un bel tratto di pianura. Zagabria si presenta al turista come una città dinamica, vivace, ricca di storia rivelata dai suoi molteplici musei, una città d'arte con le proprie architetture che sembra vogliano gareggiare con le stelle e testimoniata dalle innumerevoli gallerie d'arte, dai suoi caffè letterari e dai suoi circoli più esclusivi.
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Caravella Italia

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nave in tempesta"Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello", Dante Alighieri, Purgatorio, Canto VI, un triste canto, che drammaticamente richiama e fotografa la politica italiana, ben oltre la metafora a 700 anni di distanza. Ormai è un ventennio che la caravella Italia viaggia a vista, persa nel mare dell'oblio, dove gli antichi principi di Libertà e democrazia sono copertine di libri contabili, scritti da banchieri e da faccendieri.
Sostituito il nocchiero alla guida della caravella con capitani di ventura, si viaggia in mare aperto senza meta, alla ricerca dell'isola che non c'è. Ogni tanto incrociamo la rotta di un altro vascello con cui scambiamo cannonate o vagheggiamo improbabili arrembaggi.
Il libro di bordo, la nostra costituzione, viene evocata quale libro del cielo, ma sempre pronti a modificarne i contenuti o darne proprie interpretazioni ogni qualvolta non ci aggrada la sua sentenza, allora diventa vetusta, logora e da cambiare.
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Luci ed ombre a Torino (XV parte)

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Poppy ChipsPiazza Cavour, dedicata allo statista piemontese, è un perfetto esempio dell'edilizia signorile della Torino ottocentesca. L'area verde della piazza fa parte del Giardino dei Ripari, come vengono ancora chiamate dai torinesi le tre aree verdi di Piazza Maria Teresa, piazza Cavour e aiuola Balbo.
Il Giardino dei Ripari era nato durante il periodo della Restaurazione dopo la demolizione delle mura di difesa cittadine. Il giardino Cavour, detto anche delle "Montagnole", è così chiamato perché edificato su un terreno irregolare che era l'antico sito dei bastioni della città. In questo giardino sono presenti alcune collinette artificiali di terra con brevi ma affascinanti percorsi pedonali tra alberi maestosi che fanno ombra ad alcune panchine sulle quali trovi spesso giovani innamorati impegnati nelle loro effusioni. La piazza, caratterizzata da questi giardini a collinette alberate, è circondata su tre lati da palazzine ottocentesche tra cui Palazzo Biscaretti di Ruffia e il Convento delle Monache Sacramentine.
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