Blog di Dante Paolo Ferraris

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Un treno di sbuffi

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trenoStamane apro il giornale locale e trovo un nuovo elenco di tagli di linee ferroviarie, definite impropriamente minori o ancor peggio etichettate come "rami secchi".
Ciò mi rende nervoso, non solo perché le linee ferrate sono parte integrante della storia del nostro paese, ma anche perché sono state uno strumento fondamentale per creare l'unione nazionale, permettendo di unire rapidamente il nord e il sud, l'ovest e l'est della nostra neonata nazione, avendo così anche un ruolo per il sociale. Sono state il mezzo di viaggio di molti immigrati alla ricerca di miglior fortuna e sono ancora oggi il mezzo di trasporto di migliaia di lavoratori e studenti costretti al pendolarismo e vederle soppresse, sospese, tagliate e mandate in malora mi rende ancora una volta più contrariato.
E' irritante pensare che si tagliano le linee che univano piccoli centri abitati ai grandi centri di produzione, benché i pendolari fossero costretti a viaggiare su treni gelati d'inverno, con vagoni trasformati in piccoli forni d'estate e i viaggi quotidiani fossero fatti su carrozze sgangherate, sporche e maleodoranti, consentiva ad un nutrito numero di persone di recarsi al lavoro e di fare amicizie. Ogni treno o meglio ogni vagone era ormai una pagina del proprio libro della vita.
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All'ombra di Napoleone (XV parte)

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ParigiAccelero il passo sotto la pioggia che ormai mi ha intriso i vestiti, mentre penso che sarebbero molte le visite che vorrei fare sostando davanti a tanti illustri personaggi del passato, ma posso solo dare un occhiata sfuggente. Il timore che R&S siano in pensiero per me, visto il mio ritardo sui tempi concordati, non mi permette di dilungarmi più di tanto.
Raggiungo per una brevissima sosta la tomba di Jean de La Fontaine (Château-Thierry, 8 luglio 1621 - Parigi, 13 aprile 1695), scrittore e poeta francese, autore di celebri favole con intenti moralisti. La Fontaine condusse una vita piuttosto oziosa entrando sotto la protezione di diversi nobili.
Frequentò letterati del calibro di Jean Racine, Molière e Madame de La Fayette. Fu anche eletto membro dell'Académie Française nel 1683.
Lui stesso si definì «anima inquieta e ovunque ospite di passaggio» e per tutta la sua vita oscillò tra la pace della campagna e la seduzione della vita mondana parigina. Nonostante le scarse qualità oratorie, frequentò i migliori salotti parigini e grazie al suo temperamento amabile era in grado di farsi ben volere dal protettore di turno.
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All'ombra di Napoleone (XIV parte)

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ParigiLa pioggia si fa più insistente e non posso soffermarmi troppo tra le tombe dei miei napoleonici e così, protetto dalla cartina del cimitero che ormai si sta sfaldando, passo velocemente e soffermandomi per poco tempo davanti alle tombe di Ney, Suchet, Murat, Victor e Kellerman, che qui ricorderò brevemente prima di raggiungere le tombe di La Fontaine e Molière. Come ultima tappa quella di Jm Morrison, dove reincontrerò R & S.
Ney, o meglio Michel Ney, duca di Elchingen, Principe della Moskowa, ufficialmente morto a Parigi il 7 dicembre 1815, ma sulla cui fine aleggiano diverse leggende, è stato un generale francese, Maresciallo dell'Impero con Napoleone Bonaparte. Anch'esso di umili origini (figlio di un mastro bottaio), studiò nel collegio degli agostiniani e lavorò in gioventù per qualche anno presso un notaio. Il 12 febbraio 1787 si arruolò come volontario in un reggimento di Ussari dell'esercito regio.
E' ricordato soprattutto per i suoi notevoli successi militari. Fu nominato Maresciallo dell'Impero il 19 maggio del 1804, con la Grande Armée Ney riuscì vittorioso ad Elchingen, il che gli valse il titolo di duca di Elchingen. Partecipò alla battaglia di Jena, e pure al grande successo della battaglia di Friedland il 14 giugno 1807, sbaragliando l'ala sinistra dell'esercito russo (in quel momento lo stesso Napoleone commentò l'azione di Ney al maresciallo Mortier con l'esclamazione «Quell' uomo è un leone!»). Fondamentale fu il suo comando nell'azione della difesa della retroguardia della Grande Armée durante la Campagna di Russia; tale comportamento gli valse il soprannome di "prode dei prodi" e il titolo di Principe della Moscowa.
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Un paese di spaghetti, mandolini e sberleffi

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accise carburantiStamani il commercialista mi ha presentato il conto: il mio stato d'animo da una condizione di clima sereno si è trasformato improvvisamente in un cielo plumbeo, a carattere temporalesco e mi è parso di sentire goccioloni d'acqua correre lungo la schiena, però non era il temporale nato dalla mia immaginazione ma il sudore di uno stato di sgomento che improvvisamente mi ha scosso.
Sono tante le immagini e le domande che la mia mente ha iniziato a creare in un tornado di paure, dubbi e perplessità, tutte con un comune denominatore: l'incazzatura.
Ora è giusto che ognuno di noi paghi le tasse ed è altresì giusto che ognuno le paghi proporzionalmente a quello che possiede e che guadagna, ma non è giusto che sconti e agevolazioni diventino strumenti per i soliti furbetti.
Mi sento fiero di essere italiano e una condizione emotiva di gioia mi pervade ogni qualvolta sento l'inno nazionale; benché io sia stonato, è l'unico motivo che riesco a cantare, ma oggi mi sento schifato da uno stuolo di politicanti ridicoli e opportunisti che dicono di rappresentarmi.
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Siamo tutti Pinocchio

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pinocchioSeduto sul mio trono, spesso mi trovo a pensare a piccoli fatti della vita quotidiana che mi accadono o mi circondano. Amo spesso dire che sono trasparente e che non dico mai bugie, ma una frase di una poetessa milanese come Alda Merini che dice "chi è corto di bugie non può salvarsi", mi fa riflettere anche sulle mie affermazioni, rendendomi conto che anche quella è una bugia.
Spesso le bugie vengono dette per coprire situazioni che, se riferite, potrebbero esplodere in situazioni irrimediabili. Si dice che queste bugie sono dette a fin di bene, per evitare lunghe ed interminabili discussioni che potrebbero rompere affetti ed amicizie o perché certe verità potrebbero essere scomode.
Tutti noi abbiamo detto o diciamo bugie, magari piccole o infantili, e spesso le diciamo perché vi è il timore legato al confronto, al giudizio e al conflitto; cerchiamo, attraverso la bugia, di sfuggire alle difficoltà di rapporto e alle proprie responsabilità.
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All'ombra di Napoleone (XIII parte)

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ParigiLa pioggia si fa più intensa, fastidiosa e gli indumenti si sono fatti fradici, lo stesso cappellino che indosso ormai è inzuppato. Le goccioline d'acqua della pioggia cadute sugli occhiali mi impediscono di vedere limpidamente ciò che mi circonda e la stessa mappa del cimitero è bagnata e si sta sbriciolando da quanto è umida.
I vialetti del Père Lachaise non sono stati disegnati da Hassman, sono tortuosi e ben poco rettilinei e gli appezzamenti di terreno che accolgono le sepolture dell'800 sono piccoli e le stesse tombe sono addossati l'un l'altro, creando disordine e difficoltà nella ricerca del tuo obiettivo. Fra gli stessi monumenti sepolcrali devi cercare di leggere con attenzione le incisioni con i nomi dei sepolti, sia perché i graniti consumati dal tempo li ha parzialmente cancellati, sia per la scarsa manutenzione offerta a queste pietre sepolcrali, certamente i miei occhiali bagnati ed appannati non facilitano la ricerca e la lettura.
Il primo incontro che mi emoziona è certamente con André Masséna, in italiano Andrea Massena, duca di Rivoli, principe di Essling (Nizza, 6 maggio 1758 - Parigi, 4 aprile 1817), generale francese, Maresciallo dell'Impero con Napoleone Bonaparte e Pari di Francia. Fu anche definito "il figlio prediletto della vittoria" per la sua scaltrezza tattica e militare.
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La forza di vivere

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danteFermarsi un attimo e guardare indietro è una cosa che mi sono ripromesso di non fare mai, ma per guardare avanti occorre ogni tanto fare i conti con se stessi; guardarsi dentro e verificare cosa finora si è costruito.
Analisi non facile ma ogni tanto necessaria, che devo fare tra me e me, con l'ineluttabilità ogni tanto di uscire allo scoperto e manifestare il mio stato d'animo.
Mi capita sovente di "guardarmi dentro" quando sono solo, quando mi guardo allo specchio, quando ascolto le parole di una canzone o anche dopo aver letto un paragrafo di un libro che mi porta a riflettere.
Chissà perché nei miei pensieri e nelle mie "riflessioni dentro" cerco di mettere sempre in evidenza ciò che non ho fatto o ciò che ritengo di aver fatto male o dove ho sbagliato, poi alla fine mi accorgo che spesso gli sbagli sono indotti da altri. Sono consapevole che una base di egocentrismo e solipsismo mi ha portato talvolta ad aver sbagliato amicizie o legami, ma ciò mi capita sopratutto perché voglio apparire sicuro di me: forse, se volete, è anche presunzione.
Così ogni tanto mi capita di chiedere scusa a chi ho tradito o offeso, anche se alla fine non ho mai tradito nessuno, mi affliggo nel considerare tradimento ciò che spesso è una bugia, e offesa ciò che in fondo era verità detta. Talvolta anche una scrollata di spalle mi permette di mandare "affanculo" ogni nemico o falso amico. Ciò mi aiuta molto e un grande sentimento di soddisfazione mi pervade.
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Il mio happy hour

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happy hourNon è solo un drink, è molto di più. Prendere un aperitivo è come andare ad un appuntamento, un incontro festoso, un meeting con amici nel quale si presenta anche l'opportunità per fare nuove conoscenze. Bere qualcosa, "mangiucchiare" in compagnia, magari ascoltare un po' di musica.
Un momento di rara libertà, quasi furtivo, tra il dopo lavoro e la cena, per farti stuzzicare l'appetito e, perché no, scaricare una bella dose di stress accumulato sul lavoro, dimenticare i rimbrotti del capo e spolverarsi dalle malignità dei colleghi.
Alle 19 circa i bar cambiano aspetto, quasi cambiano arredo. Da luogo di un veloce caffè di mezza mattinata o di un marocchino con brioche della colazione, (io preferisco la focaccia o in alternativa la "Luisona" di Stefano Benni, memoria dal suo romanzo "Bar sport" - Si tratta di un dolcetto di pasta arrotolata con uvetta) questi si trasformano in salotti d'incontro ove sul bancone puoi trovare piccole sfiziosità, che ingurgiti con il tuo drink, non solo più le patatine che da bambino compravi nei sacchetti del bar (cosa che invece il mio barista Beppe, del bar più scrauso della città continua a propinarmi nella pausa di mezzogiorno, mentre mi rinfresco con una birretta), sono patatine arricchite con gusti di tendenza (peperoni, pomodori, rosmarino o patatina rustica) o le squallide ma sempre golose noccioline americane (arachidi).
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Un cubano in Mandrogna (VIII ed ultima parte)

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WilmerLa preparazione delle valigie è un momento di tristezza per tutti, mentre cerchiamo di far stare tutto in meno valige possibile e di stare dentro al peso previsto dalla compagnia aerea per quanto riguarda il bagaglio. Abbiamo già dovuto smontare la bicicletta ed impacchettarla secondo le istruzioni fornite dalla compagnia aerea.
Sono ore in cui da un lato c'è l'allegria per il rientro a casa con il desiderio di riabbracciare la mamma e la sorella, dall'altro la malinconia per l'allontanamento da un amico e il rientro alla dura vita quotidiana.
Riusciamo con non poche difficoltà a chiudere tutte le valigie, a pesarle sulla bilancia e constatare che tutto rientra nella norma.
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L’altalena della vita quotidiana

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altalenaLe ginocchia sbucciate da piccoli fanno male ma i coglioni rotti da grande sono decisamente peggio, mi verrebbe da urlare. Non uso quasi mai termini scurrili ma talvolta ci vuole. Fare un'analisi oggi della situazione sociale, lavorativa ed economica del mio bel Paese non è facile. Da bambino riuscivo a sognare, sognavo un raggiante futuro, di poter avere tutto ciò che desideravo, una bella casa, una grande famiglia, una bella auto, dei bei vestiti, dare grandi feste nella mia casa di campagna con piscina invitando gli amici più cari. Quando mi svegliavo mi ritrovavo nel mio letto, con la mamma che mi continuava a chiamare per far colazione e facevo poi tutto di corsa per non perdere il pullman che mi conduceva a scuola, ma ero certo che il sogno così bruscamente interrotto lo avrei ritrovato ad aspettarmi la notte successiva, magari arricchito di nuovi particolari. Se ti sbucciavi le ginocchia cadendo dalla bicicletta, trovavi la mamma a consolarti dopo aver nascosto due lacrimucce, ma alla fine tornavi in sella. Oggi non sogno più, vado a letto per dimenticare le rotture di coglioni della giornata, per incontrare Morfeo speranzoso che mi condurrà nel mondo dei sogni. Ma ciò non accade quasi mai, mi sveglio senza ricordare i sogni, riposato ma già stanco. Mi rimetto alla ricerca dei sogni perduti ma ad occhi aperti, ascolto il mio oroscopo alla radio, sapendo che intanto le prospettive buone che ti annunciano non si verificheranno mai. Ma sono un esasperato ottimista e so che quello che non trovo oggi lo troverò domani e che se i coglioni oggi sono rotti , so che una nuova rivoluzione mi aspetta e certamente sarò in prima fila.
 

Né micio né macho

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Non vi è mai capitato di acquistare o leggere una di quelle riviste patinate di qualche mensile italiano dedicato al benessere e alla cura del corpo maschile in cui vengono trattati temi come sessualità, salute, alimentazione, hobby, sport, gossip e argomenti pseudo culturali?
Sono letture che se prendi per il verso giusto e cioè divertendoti ti mettono ansia, con tutte quelle immagini di machismo di uomini con spalle larghe, alti, fianchi stretti, tartarughe addominali, contornate da splendide fanciulle, vestiti all'ultima moda, con auto di lusso e inseriti in ambienti glamour.
Ma l'esaltazione del modello Maschio come noi lo vediamo oggi ha avuto storicamente periodi diversi nella storia del mondo del fascino e del bello ad ogni costo.
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