Blog di Dante Paolo Ferraris

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Il dolore dello stretto (Messina ottobre 2009)

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AltoliaVi ripropongo alcuni pensieri che di getto scrissi a fine del 2009 in una mia epistola, ma che sono sempre attuali e qui pubblico con la stessa enfasi.
Questa volta vorrei descrivervi una mia personale esperienza vissuta con il cuore e con la pancia, sicuramente non condivisibile ma fortemente significativa.
Per studio e volontariato ho trascorso alcuni giorni nella terra messinese e sui monti peloritani nelle aree recentemente devastate dal nubifragio del 2009.
Non voglio con voi ripercorrere la storia dell'evento o della catastrofe "denunciata": lo farò forse poi con calma in altri racconti
Per la prima volta invece, ho preso parte ai funerali delle vittime: non avevo mai partecipato a funerali di Stato a seguito di una tragedia, anche se professionalmente ne ho viste tante, forse tutte.
Sabato, quel sabato 10 ottobre, mi sono preso un giorno di riposo, ho posato carta e penna, ho tolto il fango dagli scarponi, mi sono recato la mattina presto in piazza Duomo a Messina.
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Baghdad: una missione apparentemente impossibile (III parte)

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Missione Baghdad La guerra è iniziata il 21 marzo 2003 ed è proseguita con una serie di attacchi aerei su Baghdad e alle principali vie di comunicazione, per impedire che all'esercito iracheno si affiancassero altri arabi, richiamati dalla "guerra santa".
Il Pentagono definisce i bombardamenti "chirurgici" e indispensabili a diffondere paura e sgomento. L'entrata in Iraq delle truppe di terra di combattimento è iniziata con i carri armati Abraham M1A1 e blindati trasporto truppe
Ci fermiamo per delle brevi soste in mezzo al deserto, in improvvisati distributori di benzina costituiti da camioncini ricolmi di taniche che vendono la loro benzina. Ne approfittiamo tutti per scendere dalle auto, per sgranchirci le gambe. Accanto a noi nel frattempo compaiono alcuni iracheni, probabilmente arrivati dai villaggi vicini, ci guardano come si può guardare un marziano rosa.
Il viaggio è infinito, e nessuno in cabina ha più la forza di dire una parola, non che prima si parlasse molto, ma qualche parola stemperava lo stato d'animo.
Il paesaggio e assolutamente costante, la sabbia giallastra è compatta, nulla interrompe la visione piatta davanti ai nostri occhi, tutto sembra immobile intorno a noi, come morto.
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Commiato dal Comitato Regionale CRI Piemonte

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CRIQuesta è la mia lettera di commiato. Sono stati questi ultimi cinque anni, per me, veramente entusiasmanti, ho conosciuto molte persone, tanti volontari e dipendenti di questa Associazione operosi e onesti, ho altresì conosciuto persone con cui mi sono confrontato anche intensamente, ma dal cui confronto è nata stima e considerazione. Ho conosciuto persone che non avrei voluto conoscere, ma anche tante persone che avrei voluto conoscere meglio.
Insieme a questi, abbiamo dato una nuova veste alla nostra Associazione a livello regionale, abbiamo costruito insieme momenti aggregativi di discussione e di svago, con voi abbiamo rilanciato un'immagine di una associazione attenta e vicino al bisogno, insomma tanto è stato fatto ma altresì tanto si deve ancora fare.
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Baghdad: una missione apparentemente impossibile (II parte)

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Missione BaghdadMi ritrovo a camminare per la via della mia città, appena risvegliata dall'inverno con un tiepido sole, con la gente che esce di casa a passeggio per goderselo tutto.
Ma io cosa conosco dell'Iraq? Sarò davvero in grado di svolgere tale compito? Non posso scontentarli e rendermi indisponibile. Devo prepararmi a dire di Si e a capire come muovermi in un ambiente che non conosco.
Passo le ore successive a studiare tutto il possibile sull'Iraq. Faccio approfondite ricerche antropologiche sulle popolazioni, e sull'aspetto geopolitico attuale, ripercorro tutta la storia e la tragedia della prima guerra del golfo.
Ora mi sento un poco più pronto, attendo la chiamata di M.S. per confermargli che va bene; non voglio starci a lungo in missione questa volta, sento la necessità di riposo.
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Cronaca di un tipico disastro italiano.

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Il Mattino: 25/11/1980In questi giorni ricorre il trentesimo anniversario del terremoto in Irpinia; era il 23 novembre di quell’ormai lontano 1980. La mia TV era ancora in bianco e nero, i TG delle poche reti RAI di allora davano poche e sparute notizie, più legate al bradisismo del napoletano che della tragedia che solo in piena notte darà' voce alla vera drammaticità.
Passano pochi giorni ed io, ancora minorenne, parto con degli amici a portare il mio contributo di solidarietà, solo le mie braccia saranno l’aiuto che potevo offrire.
Ho cercato tra i miei ricordi, tra le mie "scartoffie", ed ho ritrovato ingiallite fotografie di quei tragici giorni: ho ritrovato gli appunti nel mio diario, scritti con calligrafia e mano insicura, ma ancora traspirava il sentimento di un adolescente prono davanti a tanta sofferenza.
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Baghdad: una missione apparentemente impossibile (I parte)

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Missione BaghdadUna giornata di sole, si era presentata cosi già alle prime ore del mattino, si sentiva l’aria di primavera e la pasqua era ormai alle porte.
Come tutte le domeniche ero seduto alla mia scrivania in ufficio. Avevo da poco pranzato a casa dei miei genitori, insieme a mio nipote a mia sorella e suo marito.
Durante il pranzo guardavamo con apprensione le immagini che scorrevano sullo schermo della TV, dove a farla da padrone era il conflitto da poco iniziato in IRAQ tra gli uomini di SADDAM e la coalizione guidata dagli Stati Uniti d’America.
Stavo al solito controllando alcuni documenti, quando una telefonata sul cellulare, mi risveglia bruscamente da quel torpore primaverile, era il Commissario Straordinario, che con voce decisa mi stava dicendo che dovevo partire per una missione valutativa in Iraq, insieme ad una Delegazione del Ministero degli Esteri.
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Un viaggio in Masovia tra Plock e Varsavia

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PoloniaLa mattinata mandrogna inizia presto, la sveglia suona prima del canto del gallo della vicina cascina, veloce doccia e colazione, un occhio alla valigia preparata la sera prima, controllo del biglietto aereo, documenti ecc... e già suona alla porta Emilio che mi condurrà all'aeroporto.
Passiamo a prendere Matteo in ufficio e ci dirigiamo al casello autostradale.
Dopo una serie di peripezie stradali, chiacchiere al vento con i miei compagni di viaggio, ci giunge la telefonata dall'aeroporto che ci comunica che il nostro volo per Varsavia è annullato.
Visi oscurati da mille domande, sembra che la sfiga voli in aereo con me. Giungiamo all'aeroporto, le gentilissime e interessanti hostess della LOT, ci promettono un imbarco sul volo della sera.
Abbiamo la giornata destinata al "cazzeggio", tanto il volo è per le 19.00. Malpensa non è cosi grande come si pensa e poco dopo siamo già stanchi di vedere vetrine con mille cose inutili, di commentare le passanti, di leggere riviste, meno male che posso passare il mio tempo con l'Ipad.
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Dani pivo Karlovacka - viaggio tra i castelli della krajina

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karlovacTornare a Karlovac è come andare nella casa di campagna di famiglia. Gli oltre 650 km di distanza dalla mia abitazione, benché pesanti per le ore di guida, sono ampiamente ripagati dalla serenità dei luoghi, ma soprattutto dalla splendida amicizia che mi lega ai suoi abitanti da molti anni.
Torno per l’annuale festa della birra, la dany karlovacko pivo. Sono anni che ci vengo per passare una serata in compagnia, bere della buona birra e mangiare il succulento maialino allo spiedo.
Quest’anno sono accompagnato da alcuni amici, Stefano, Luca ed Enza, solo Stefano è un veterano della festa della birra.
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Dietro le quinte di Cuba (II parte)

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Cuba (04/2010) Più passeggio per Matanzas più mi mi appare una cittadina tristemente dimenticata, un gigante di 120 mila abitanti, ricoperta dalla polvere del tempo, lontana dal suo antico splendore di metà ottocento.
Tanti gli artistici ponti su San Juan e sul rio Yamuri, le case in stile coloniale e le chiese in quello neoclassico, sono tutte scrostate, pare vogliano raccontarmi con tristezza la ricchezza dei tempi passati, ma gli fa da contraltare la gioiosità della gente, si salutano, si fermano in crocchi a parlare, anche i bambini con le madri che li tengono stretti per mano e fanno la coda al carretto del venditore di zucchero filato trasmettono giocosità e ordine
Della Atene cubana, Matanzas ha i teatri in perenne restauro, della vitalità culturale ha certamente gli artisti di strada che vendono le loro opere artigianali, la musica e soprattutto il ballo che la fa ancora da padrona.
Mi raggiunge seduto al bar in plaza della Vigia, una anziana signora che per una manciata di CUC (moneta turistica) mi vende i suoi versi scritti in forma di poesia “Quise las floras del mar y se fueron a lo profundo yo te dejare de amar cuando se acabe este mundo” e alta, magrissima, vestita con abiti consunti e senza cortesia di colore.
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Il corvo di casa

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Un giorno ho trovato sulla mia strada una corvo ferito, o almeno credevo fosse un corvo.
Lo portai a casa e con tanta tenerezza lo curai.
Si riprese, il suo piumaggio divenne presto bello e lucido, gli insegnai tante cose, anche a parlare, divenne uno di casa, entrava e usciva dalla finestra della cucina quando voleva, come se avesse le chiavi.
Il suo gracchiare e la sua presenza riempivano le mie giornate. Ero fiero di quel corvo.
Un giorno usci dalla finestra e non fece più ritorno.
Ci rimasi molto male, lo chiamai ripetutamente, quando finalmente lo ritrovai, mi guardo, si girò su se stesso e volo via senza voltarsi, senza gracchiare un timido saluto.
Il mio corvo era una cornacchia che ogni tanto mi fa trovare sul balcone qualche indesiderato regalo, lasciato da lui o da qualche suo simile.
Ho imparato la lezione: per tanto tu voglia fare per un animale selvatico, questo rimarrà tale fino alla fine dei suoi giorni.
 

Dietro le quinte di Cuba (I parte)

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Cuba (04/2010) Come arrivo all’aeroporto Jose Martì, mi adatto subito al ritmo lento lentissimo che ha la popolazione caraibica nel sangue.
Mi attendono all’ingresso dell’aeroporto Maria e Wilmer; cambio qualche soldo nella valuta dei turisti e con un taxi mi faccio accompagnare fuori dall’area dell’aeroporto, ove mi attende con la sua auto Maria e Wilmer che mi segue.
Difficile per un cubano dare un passaggio ad uno straniero senza essere fermato dalla Polizia.
La strada che mi porterà a destinazione è lunga, ormai è notte fonda e mentre percorriamo la Via Blanca, discutendo amabilmente con gli amici, assaporo i profumi dei caraibi.
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