Blog di Dante Paolo Ferraris

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Dietro le quinte di Cuba (VI parte)

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Cuba (04/2010)Passiamo la giornata con una visita con la famiglia di Wilmer a Sancti Spiritus, la strada è un ampio viale bellissimo, bordato di flamboyant, alberi dai fiori rossi, che generano una esplosione di rosso e verde che si staglia su un cielo azzurro, sfrutterò questa giornata per curiosare tra i negozietti della cittadina alla ricerca di qualche regalino da portare a casa agli amici più stretti.
La giornata scorre tranquilla, impegnati a fare i veri turisti per negozi e a far fotografie vicino alle statue di illustri personaggi cubani. Yanelis si presta volentieri ha farmi da damigella in posa per le mie fotografie.
I negozi vendono essenzialmente prodotti nazionali ma si può trovare anche merce asiatica o sud americana.
Sono alla ricerca di una Guayabera che mi piacerebbe regalare al mio amico Roberto che la vorrebbe aderente per mettere in evidenza il suo fisico ma la Guayabera è una camicia a manica lungha o corta, caratterizzata da pieghettature verticali (alforzas) e dotate di due o quattro tasche. E' molto popolare in America Latina ed è anche utilizzata come camicia nuziale in Messico, sopratutto diffusa per i matrimoni celebrati in spiaggia per la combinazione di stile e comfort.
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Bestemmia umanitaria

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guerra umanitariaIn questi giorni sentiamo di nuovo parlare di Guerra Umanitaria, come se ci fosse qualcosa di umano nella Guerra, forse si, ma il volto umano della guerra è la sofferenza, la morte, il dolore, lo strazio della perdita dei propri cari, la scomparsa di una civiltà a favore di un'altra, la recrudescenza di antichi dissapori ed in questo caso tribali, ma anche la fuga, il rifiuto, la dignità negata, questo è il volto di una guerra umanitaria.
Nell'epoca della globalizzazione dove tutto è immediato, dove la comunicazione diventa strumento di propaganda, sono ancora le armi a determinare il vincitore e non la Ragione.
Ma nel Nord Africa ciò che stato una rivolta di popolo è diventato rapidamente un conflitto internazionale, dove la volontà di cambiamento si è trasformato in nuove forme di egemonia, mascherando il nuovo colonialismo in intervento umanitario.
Tale propaganda, tali azioni militari in difesa di popolazioni inermi li troviamo oggi in Libia ma non in Siria, Nigeria o Sudan ecc… e tutto ciò avviene nella più totale indifferenza mediatica.
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Viaggi pruriginosi (I parte)

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misexNon vorrei scandalizzare i miei lettori ma questa volta mi addentro in un argomento "scottante" o quantomeno che i benpensanti potrebbero considerare scandaloso, certamente è uno scritto leggero e forse frivolo.
Però ho ritenuto che questo breve racconto dovesse comunque essere scritto in virtù di alcune considerazioni: la prima sta nel mio non accettare più quel falso moralismo ormai imperante nella nostra società, la seconda sta nella ricerca di un‘etica in tutte le cose e per ultima ma non per questo meno importante nel voler affrontare una ricerca su un mondo fino ad oggi per me quasi sconosciuto.
Fatte queste considerazioni posso tranquillamente invitare il lettore che condivide i miei presupposti a proseguire nella lettura, gli altri a cambiare blog o a passare ad altro post.
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Esistono i fantasmi?

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fantasmiÉ sorprendente, ma sembra che appaiano più fantasmi di persone vive che non di persone morte. Gli esperti chiamano questi fantasmi viventi "apparizioni critiche", perché molti appaiono quando la persona di cui sono il fantasma si trova in pericolo o quando la coscienza di chi ha la visione non è molto limpida.
Sinceramente sono un po' dispiaciuto, anche a me piacerebbe vedere un fantasma, questa entità astratta che veleggia, mi piace l'idea di un "fantasmino buono" come il celebre CASPER della Paramount. Certo che se vedere il fantasma di una persona vivente significa che questa è in pericolo, mi dispiacerebbe un po', ma non ho altre visioni.
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Dietro le quinte di Cuba (IV parte)

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Cuba (04/2010)Mi sveglio la mattina presto e preparo una sacca con un po' di indumenti per cambiarmi nei prossimi giorni e carichiamo l'auto con gli acquisti fatti da Wilmer per la madre e la sorella.
Sono proprio curioso di conoscere i suoi familiari. Probabilmente incontrerò anche il padre (divorziato) che fa l'infermiere ma è sempre in giro per il centro america con l'organizzazione ALBA.
Già per uscire da Matanzas con l'auto è un avventura, i cartelli stradali sono pochi e le strade sono malmesse, ampi buchi sull'asfalto ti costringono a fare degli slalom ed a procedere non troppo velocemente.
Dobbiamo raggiungere l'autopista nacional, una specie di autostrada che negli intendimenti doveva collegare Pinan del Rio a Santiago de Cuba e Guantanamo ed invece termina a Jatibonico.
Un'opera inconclusa in tante parti, non vi sono guardrail, segnaletica, reti di protezione, incroci a raso ovunque, insomma 650 km circa di asfalto disseminata di crateri che la rendono molto pericolosa.
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06:15 AM

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risveglioVi faccio una confessione: a chi di noi non piace stare nel letto la mattina appena svegliati, girarsi sotto sopra, rannicchiarsi in posizione fetale, stirarsi per il lungo, e poi rannicchiarsi nuovamente, tirarsi su le coperte per assorbire quel calore che solo il proprio caldo letto ti offre, giocare con le lenzuola cercando di rimetterle in ordine dopo una nottata di riposo, cercando di riordinarle come si cerca di riordinare le proprie idee.
Girarsi su un fianco a cercare chi ha fatto con te il viaggio per tutta la notte, ma che è passata in un battibaleno, invidiare il suo continuare a riposare, leggere la soddisfazione del meritato sonno ristoratore su dei lineamenti sereni e distesi ma ancora spenti, mentre le labbra gia appaiono lanciare un timido sorriso.
Aprire e chiudere gli occhi, con pigrizia sfregarseli cercando di affermare che l'ora è giunta, ed è passato da un po' di tempo il trillo della nefasta sveglia che ti richiama agli obblighi domestici.
E allora si!, ti rendi conto che la vita è una merda, che devi lasciare quel letto che per una notte ti ha ricordato il calore e l'ospitalità del ventre materno, ed ora devi prendere il coraggio, quello di tutti i giorni, superare il freddo del primo momento, alzarti e ricominciare ad attendere che torni sera, per trovare rifugio nel nido del tuo letto con te stesso e le tue meraviglie, accolto da Morfeo che rimane li ad attenderti.
Metti le ciabatte, ti stiracchi un po la schiena che ti duole e ricomincia una nuova giornata mentre cerchi di raggiungere la caffettiera.
 

Baghdad: una missione apparentemente impossibile (VI ed ultima parte)

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Missione BaghdadSi può dire che la guerra sia ancora in corso, che già gli iracheni mettono in circolazione Dinari falsi e ciò ci spinge ad essere maggiormente attenti. Intanto che continuo a verificare i possibili fornitori per i generi alimentari, materiale elettrico, carpenteria, servizi di pulizia e interpretariato, i colleghi ottengono le necessarie autorizzazioni dal governo provvisorio e della I.R.C.S. (Iraq Crescent Society)
I direttori sanitari dei due ospedali si dimostrano particolarmente disponibili e felici del nostro arrivo mentre gli unici a mostrare una certa ostilità sono i ginevrini che temono invasioni di campo, ma per noi questo è un problema politico tra Roma e Ginevra
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Dietro le quinte di Cuba (V parte)

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Cuba (04/2010)Entriamo a Jatibonico, piccola cittadina della Provincia di Sancti Spiritus che prende il nome dall'omonimo fiume. La strada centrale, che porta il maestoso nome di calle MACEO, è linda e non ci sono i soliti segni delle moderne città occidentali. Porta il nome di Antonio Maceo Grajales, generale e politico cubano, eroe della guerra di indipendenza dell'isola dalla Spagna combattuta a più riprese tra il 1868 e 1898. Maceo è considerato con Maximo Gomez il più importante condottiero militare della guerriglia condotta contro la potenza colonizzatrice che occupava l'isola dal 1492.
Si occupò delle attività del padre, commerciante di prodotti venezuelani e agricoltore ed in seguito aderì alla massoneria cubana che era influenzata dai principi della rivoluzione francese.
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Baghdad: una missione apparentemente impossibile (V parte)

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Missione Baghdad Tutta la delegazione incontra il generale Blaunt (U.S. Army) al Palestine, Hotel nel centro Baghdad, diventato sede del comando alleato.
Davanti all'albergo, circondato da filo spinato, carri armati e nidi di mitragliatrici ovunque, una moltitudine di persone si accalca alla ricerca di chissà quale permesso o favore da chiedere.
Ci avviciniamo, strappando ogni centimetro a questa moltitudine di persone, tutti iracheni o quasi. Stringo forte i documenti e nel tentativo di raggiungere l'ingresso mi sento sfilare dalla tasca chiusa il portafoglio. Mi giro di scatto, fortemente irritato e gesticolo con chi era vicino a me, ma tutti alzano le mani scuotendo la testa dimostrando di aver compreso l'accaduto, ma non riesco a recuperare il portafoglio. Una grande rabbia mi assale, intanto mi sento impotente, i colleghi ormai sono avanti e non riesco a farmi sentire da loro, ma poi anche se mi sentissero cosa possono fare?: NULLA, NULLA, sono migliaia intorno a me, non esiste uno Stato, c'è la guerra e non esiste una polizia, almeno come possiamo immaginarla noi occidentali.
La rabbia non è per il furto dei soldi e dei documenti (cosa mi sono portato da fare la carta di credito, in un paese in guerra!), ma perché mi sono fatto fregare come un "pollo", io fiero del mio essere mandrogno. Cerco con rassegnazione di raggiungere i colleghi dentro il Palestine.
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Humanity

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humanityL'idea della cooperazione internazionale nasce intorno al 1960 quando molti Stati, soprattutto quelli africani, raggiungono l'indipendenza rappresentando sostanzialmente la fine dell'epopea del colonialismo europeo.
Circa 400 anni di colonialismo lasciano nelle ex colonie un territorio sfruttato, dove spesso l'imposizione di norme e leggi dei paesi colonizzatori hanno profondamente leso l'impianto di tradizioni radicate da millenni nelle popolazioni locali.
Se aggiungiamo a tutto ciò la grande piaga della schiavitù e lo sfruttamento smodato delle risorse naturali nei secoli di dominazione abbiamo un quadro esaustivo della situazione attuale.
Sono ormai 50 anni che il mondo occidentale ha avviato progetti di aiuto per lo sviluppo ed è forse il momento di fermarsi e riflettere sui passi compiuti per valutarne l'efficienza e l'efficacia dei risultati. Un modo per sostenere o ripagare gli ex territori sottomessi o come io credo per sentirsi come Ponzio Pilato e così lavarsi la coscienza.
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Baghdad: una missione apparentemente impossibile (IV parte)

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Missione BaghdadÈ consuetudine degli abitanti vendere taniche di benzina e bombole del gas ai lati della strada, in improvvisate bancarelle, ovviamente a prezzo maggiorato. Le bombole del gas fanno veramente impressione solo a guardarle da quanto sono mal messe, ammaccate in ogni lato e sembrano essere pronte ad esplodere in qualunque momento.
Gli ospedali a Baghdad sono tanti, generalmente sono specialistici e il maggior numero di essi è concentrato in un unico quartiere; gli ospedali specialistici sono privi di pronto soccorso, qualcuno è anche privato, gestito generalmente da ordini religiosi, come il Saint Raphael, a cui facciamo visita.
È un ospedale con diverse specialità, ortopedia, ginecologia, oftalmologia e chirurgia generale ed è dotato di un bel gabinetto radiologico. Ha subito anch'esso durante questi duri anni di embargo momenti difficili sopratutto per il reperimento di medicinali anche comuni. È molto ben arredato, pulito e simile agli standard europei, di cui ne è sostanzialmente un'emanazione.
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